Riceviamo e pubblichiamo: Forli, la polis che vorremmo
La città che desideriamo è moto dell’anima, è aspirazione profonda dell’individuo e perciò è idea stessa di progresso in cui è possibile rispecchiarsi.
Per queste motivazioni diventa espressione dell’Essere, singolare e plurale, palestra prima dell’esercizio democratico.
La nostra città, riassume in sé caratteristiche e condizioni che potrebbero consentire ai suoi cittadini di eleggerla a luogo ideale.
Invece Forlì rappresenta l’emblema della “città invisibile” – come ebbi già modo di sottolineare in interessanti iniziative ed articoli sulla città (Istituto Gramsci e rivista “Il Melozzo”) - perché raccoglie presenze ed energie spesso straordinarie che restano sotterranee, quasi per prassi, inespresse nella loro potenzialità .
Il momento presente non lascia più margini a ricerche incerte della sua identità, il processo di innovazione deve avviarsi senza alcuna indecisione.
Orientare la sua trasformazione per salvaguardarne le sue peculiarità più importanti implica la consapevolezza che il cambiamento deve riguardare sia il suo aspetto fisico, quello delle attività, della sua economia, ma anche quello della sua stessa Comunità.
Così dobbiamo interrogarci ancora sul significato che è ancora possibile affidare al termine “PUBBLICO INTERESSE”, come riprendere i contatti con “IL SENSO COMUNE”, come interpretare e far contare i processi di formazione della “OPINIONE PUBBLICA”.
Ora non è più sufficiente, anche se indispensabile, riqualificare la sua fisicità, il suo ambiente e le sue funzioni primarie, non basta renderla più accessibile, accogliente, solidale, più inclusiva e più aperta al mondo della cultura.
Progettare il futuro della nostra città significa progettare in primo luogo il modo per innescarne i meccanismi in grado di trasformarla.
Soprattutto occorre aprire l’agenda degli obiettivi futuri alla creatività, alla progettualità.
L’ascesa di una fase creativa riesce a determinare effetti a doppio senso: la città può contribuire a creare le condizioni per lo sviluppo del potenziale creativo delle persone che vivono lavorano e studiano sul suo territorio, nel contempo in questo modo mettere in moto circoli virtuosi di sviluppo e trasformazione urbana: ed i soggetti principali di questo processo devono essere soprattutto le giovani generazioni.
Sul tema dei piani urbanistici di riqualificazione di intere parti di città quello che era uno degli obiettivi principali, l’integrazione dei diversi settori d’intervento che possono influire sulla qualità urbana, si sta realizzando solo parzialmente: uno dei motivi va di certo ricercato nella carenza del processo partecipativo che, anche se richiesto dagli strumenti attuativi regionali, non si è tradotto in una efficacia concertazione pubblica delle proposte ed in una condivisione allargata delle scelte.
Anche la recente attività promossa dall’Amministrazione comunale riguardante il territorio del Centro Storico, pur meritevole nelle sue finalità, sta mostrando però per le medesime ragioni tutti i suoi limiti metodologici legati ai criteri di approccio, purtroppo inadeguati rispetto agli importanti obiettivi dichiarati.
E’ ormai di tutta evidenza che non sono possibili semplificazioni che evitino una attività attenta, continua, coerente, di lungo respiro e quindi molto impegnativa, per superare le nostre difficoltà.
Lo sguardo deve volgersi con attenzione alle questioni territoriali di Forlì senza però mai perdere di vista quelle del proprio territorio di appartenenza, area più vasta che la integra e la completa.
Per la città democratica che in tanti desideriamo, nuova Polis del XXI secolo, deve prendere vita uno strumento finalmente adeguato di ricucitura fra le Istituzioni e la società civile, da modellare sulle esigenze del momento:
- luogo permanente di analisi e di approfondimento delle tematiche urbane, aperto al mondo della cultura, della ricerca universitaria e dei giovani;
- rete e collegamento delle diverse materie e discipline attraverso un coinvolgimento efficace degli strumenti di rappresentanza democratica decentrati già presenti sul territorio;
- contenitore adatto all’elaborazione delle idee e delle soluzioni su questioni interdisciplinari, utile alla loro divulgazione;
- momento aperto di partecipazione e di confronto dei cittadini riguardanti il futuro del proprio territorio, utile anche alla composizione dei conflitti;
- supporto indispensabile all’Amministrazione Pubblica per decidere correttamente; vetrina utile per la promozione di se stessa.
Può servire anche per Forlì ciò che viene definito, là dove già da molti anni funzionano (in Italia e in grandi città europee e americane) “casa per la città”, anche “laboratorio urbano”, oppure “urban center”.
Questa modalità si configura certamente come la prima delle “Buone Pratiche di Cittadinanza”, perché può costituirne il forum ideale per elevarle a metodo costante di lavoro.
Se pensiamo che sia necessario seguire questo percorso, abbiamo l’obbligo di riflettere sui meccanismi che lo devono sovrintendere per renderlo efficace e non velleitario.
Il laboratorio democratico deve articolarsi su tre principali soggetti: il cittadino che vive la sua città, gli esperti capaci di interpretare le istanze utilizzando al meglio l’ingegno tecnico del sapere, l’Istituzione rappresentante della Comunità in grado di cogliere le proposte meritevoli d’interesse generale e trasformarle in atti di governo.
Così la Comunità può ritornare attrice delle scelte strategiche attraverso un’azione diretta dell’Amministrazione pubblica negli ambiti di maggiore rilevanza, senza delegare impropriamente le sue prerogative principali.
Ma soprattutto può ripartire il processo di ricomposizione del vivere comune, indispensabile per ogni percorso di progresso reale e durevole.
La politica deve ora assumersi la responsabilità di scegliere, per determinare un modo rinnovato di governare: la candidatura di Roberto Balzani alle primarie del PD per le prossime elezioni del nuovo Sindaco ed il movimento che la stessa candidatura ha determinato in seno alla società civile forlivese e nel partito di cui Balzani fa parte, danno finalmente corpo e speranza concreta a questa prospettiva attesa a lungo.
Non ci resta che aprire fin da subito la nostra “OFFICINA PER FORLI’ ”, così forse la città invisibile potrà rendersi evidente anche ad ogni sguardo incredulo.
Tonino Gardini (Direttivo Circolo PD Centro storico – componente Assemblea Comunale PD)
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PER UNA CITTA’ A MISURA DI BAMBINO
“Less aesthetics, more ethics”: così si intitolava la Biennale d’Architettura di Venezia del 2000, dedicata alla città, una Città meno estetica e più etica. Titolo profetico, si dirà; non si può infatti non concordare su questa necessità se pensiamo alle differenti tipologie “estetiche” che in questi ultimi decenni hanno “sepolto” ogni progettualità urbana e paesaggistica a Forlì, trasformando la città in una grande rotonda (metafora dell’infinita cementificazione o dell’impossibilità di uscire da un certo tipo di politica?).
E’ sempre più necessario pensare e dimostrare di essere in grado di legare valori collettivi con esigenze urbane, di legare il disegno di una piazza o di un parco con la realtà degli insediamenti abitativi, di ridisegnare le ex aree industriali e i territori della periferia in un appropriato rapporto con il verde urbano, di recuperare il centro storico valorizzando il suo portato interculturale e non negandolo.
Ora dobbiamo ripensare il vivere la città in senso etico: quindi una nuova etica per la città o una nuova città etica? Ripensare la città a misura di bambino è l’unica programmazione urbanistica accettabile: piste ciclabili continue, percorsi pedonali sicuri e senza barriere architettoniche, una città slow che ripensi i propri tempi e spazi in senso ecologico anche con una funzionale rete di trasporti eco-compatibili. La dimensione bambino è l’unica a cui far riferimento; la città deve accompagnarne la crescita e non può crescere ed essere efficiente a prescindere.
Allora una dimensione etica di città può contemplare anche una dimensione estetica, si può comprendere la bellezza dentro l’etica? Forse sì, poiché l’una compenetra l’altra.
Occorre modificare le politiche di gestione dell’ “ecosistema città” assumendo le bambine e i bambini come indicatori della qualità urbana e le esigenze e i bisogni dell’infanzia come parametri per la promozione di uno sviluppo sostenibile. E’necessario studiare innovative soluzioni per promuovere processi di trasformazione dell’ambiente urbano, anche attraverso forme di partecipazione, espressione ed intervento di tutti i cittadini; in modo tale da definire una identità collettiva di città e per superare l’idea di un’urbanistica legata a filo doppio solo con politiche imprenditoriali e commerciali, che hanno come unico parametro l’efficienza economica.
Non vi può essere una città “amica delle bambine e dei bambini” se non si costruisce una città “amica della donna e dell’uomo”, cioè una città che promuova lo sviluppo armonico di ogni persona, che consenta ritmi di vita meno frenetici, che dia spazio ad occasioni per sviluppare relazioni interpersonali meno anonime e banali, che promuova la riqualificazione e l’utilizzo nei quartieri di spazi da destinare alla socializzazione: il tutto in un’ottica ambientalista di distretto ecologico.
Una città senza cemento con la persona al centro, appunto: con Roberto Balzani sindaco si può.
Vi aspettiamo tutti alla Vecchia Stazione domenica ore 18,30.
bella questa iniziativa sulla città!
DA ROMAGNA OGGI
Forlì, Pinza: “La sfida è coniugare giustizia sociale e sviluppo”
FORLI’ - La vera sfida del 2009? “Tenere assieme giustizia sociale e sviluppo economico”. Lo ha affermato Roberto Pinza, ex vice ministro dell’Economia, concludendo i lavori della seconda conferenza del Partito democratico forlivese. Pinza ha posto l’accento sul fatto che “la nostra società non può essere dominata dalla paura” e il primo sforzo del Partito democratico, anche a Forlì, deve essere quello di lavorare sui problemi che affliggono i cittadini, soprattutto il ceto medio.
L’intervento di Pinza è stato preceduto dall’introduzione del segretario territoriale del Pd Alessandro Castagnoli, e dagli interventi di Carlo Monti (Università di Bologna) con una relazione su “L’Urbanistica, la città e il territorio”; Giuseppe Scidà (Università di Bologna), con un intervento su “La nuova geografia umana del territorio”; di Enrico Sangiorgi (Università di Bologna), con un’interessante relazione su “L’Università, la città, il territorio”.
Roberto Pinza, osservando il quadro in cui Forlì deve disegnare il proprio sviluppo futuro, ha notato anche come “si sia un po’ persa negli ultimi anni la vera dimensione delle sfide”, riferendosi soprattutto al rapporto con Bologna, ma più in generale con gli altri territori. “Occorre che Bologna riacquisti un ruolo centrale nel panorama regionale, ma soprattutto che riacquisti la capacità di saper guardare oltre ai propri confini, altrimenti saremo condannati a restare sempre nella situazione attuale, in cui si fa la lotta per rubarsi due voli o un corso universitario”.
Da qui l’invito di Roberto Pinza alla politica. “Di cosa discutono i partiti nel mondo? - ha chiesto Pinza alla platea - di cosa hanno discusso Sarkozy e Segolene Royal, di cosa hanno discusso Obama e McCain? Di come tenere assieme giustizia sociale e sviluppo economico. Questo deve essere il nostro impegno, operare continuamente, pacatamente ma rigorosamente dei temi reali”.
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Nel XXI secolo affrontare il tema della città e del territorio senza minimamente accennare alla questione ambientale mi pare davvero sintomo di un approccio molto conservatore (o addirittura regressivo).
Questione ecologica, questione sociale e semmai ‘qualità’ dello sviluppo (o meglio forse sarebbe dire della produzione e distribuzione delle risorse) non possono essere disgiunte.
Il PD se vuole essere partito nuovo e innovatore, nonchè partito che accetta le sfide del futuro, non può certo restare fermo ai quadri di riferimento degli anni Settanta del Novecento, né tanto meno indicare una via sviluppista temperata da un poco di giustizia sociale. E’ proprio a partire dalla visione della città, invece, che la sfida va colta nella pienezza della sua complessità: le politiche pubbliche e amministrative non possono affrontare processi economici, ambiente, giustizia sociale su piani separati. E nel nostro territorio - come nel resto del paese - la tutela ambientale è divenuta una assoluta priorità e sempre più lo sarà.
Peccato che Roberto Pinza ami molto dettare la linea nel corso di convegni che lui conclude, senza mai presentarsi e discutere all’interno degli organismi di partito.
Ma i democratici, quelli che pensano davvero al futuro, sono molto vigili e si rendono conto che chi è giunto ormai alla fine di un lungo - e onorevole (è il caso di precisarlo) - percorso politico ha già dato il meglio di sè e fatto il massimo dello sforzo, anche in termini di riflessione e di elaborazione programmatica.
E’ tempo di innovazione autentica, nonchè di paradigmi al passo con le sfide del presente. Sia all’interno del PD sia nella sua proiezione esterna e amministrativa.
Le energie e le risorse - molto sostenibili peraltro - non mancano. Occorre solo quella radicalità di visione che - solo per stare all’esempio più eclatante di questa fase storica - oltre oceano qualcuno ha saputo egregiamente indicare. Non è un caso se lì è in azione un nuovo lessico democratico, e se lì una generazione assai fresca di uomini politici si ritrova nei massimi ruoli dirigenti.
Guardare al futuro significa tradurre nei fatti lo slancio dell’innovazione.
Thomas Casadei
UNA ESPERIENZA DI PROGETTAZIONE
URBANISTICA PARTECIPATA
Aggiungo all’intervento di Chiara un contributo che ritengo ancora attualissimo e incompleto, la mia relazione come Presidente all’epoca della Commissione Pari Opportunità (1998-2000), che fine ha fatto???? Patrizia Graziani
“UNA ESPERIENZA DI PROGETTAZIONE
URBANISTICA PARTECIPATA
(FORO BOARIO)
La Commissione Pari Opportunità Comune di Forlì nel Settembre 1997 ha colto l’occasione di approfondito studio sl tema del nuovo Piano Regolatore per la città, per promuovere un Progetto Pilota di coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini, ritenendo che un progetto importante non potesse essere neutro.
Abbiamo, infatti, ritenuto opportuno assumere l’ottica di genere quale principio per un percorso che offrisse la possibilità di percepire la città ed i quartieri con maggiore ampiezza metodologica, ritenendo che la città non sia solo un insieme di spazi fisici, strade, case, ma soprattutto, luogo di relazioni tra persone, sebbene molte delle nostre città siano oggi soprattutto area di passaggio e di parcheggio per i veicoli a motore, luogo dal quale le persone fuggono alla ricerca di un ambiente più confortevole.
Siamo, inoltre, partite dal presupposto che la partecipazione della gente non si motiva con il solo bisogno di raccogliere idee e soluzioni tecniche e progettuali, quanto piuttosto con l’esigenza di stimolare una partecipazione consapevole alle scelte, rinnovando il senso di appartenenza al territorio, riattivando un dialogo autentico e costruttivo con l’Amministrazione Comunale, affinchè le scelte di politica urbanistica non siano solo di tecnici e politici.
Sono stati, pertanto, incaricati esperti e si è scelta una zona residenziale, in specie Foro Boario, quale Progetto Pilota: il quartiere di Via Ravegnana, con particolare attenzione alle proposte di riuso futuro del Foro Boario. Questa area riveste un notevole interesse, dato che è prossima al centro storico, e si trova a ridosso della linea ferroviaria e, di un vaso sistema di aree dismesse il cui riuso futuro diventa uno dei momenti di elaborazione progettuale più significativi nell’ambito della redazione del nuovo Piano Regolatore Generale.
Il progetto è stato presentato pubblicamente il 15 Dicembre 1998, ha scelto un duplice approccio: da un lato lo svolgimento di una inchiesta sociologica sui caratteri del quartiere, così come è percepito dagli abitanti, con i suoi problemi attuali; dall’altro attraverso due incontri pilota con gli abitanti e le associazioni per esplorare possibilità progettuali di un uso futuro vicino alla vita dei cittadini del quartiere.
Il progetto si è quindi articolato in una breve preparatoria e in due workshop tematici, incontri strutturati in cui tutti gli interessati (cittadini e loro associazioni) hanno preso la parola ed intervenire sui temi che saranno proposti alla discussine. Parte integrante del progetto è stato infine l’incontro finale di presentazione.
Gli incontri con gli abitanti e le associazioni, oltre a produrre alcuni interessanti risultati sui contenuti, hanno permesso di verificare la metodologia, e di mettere quindi a punto alcune linee di indirizzo per attività future di coinvolgimento nelle scelte di pianificazione.
Obiettivo del lavoro è stato quello di far esprimere da parte degli abitanti, esigenze, desideri ed opportunità d’uso nella forma di proposte progettuali di carattere generale o specifico, utili ad informare la progettazione urbanistica successiva.
Selezionata questa area di interesse cittadino, caratterizzata da commistione di problemi e attraversata quindi d temi di interesse sia urbanistico che sociale, si è sperimentata in una breve serie di workshop strutturati l’esplorazione di scenari e proposte di trasformazione da parte dei cittadini e delle loro organizzazioni, con particolare attenzione al mondo dei giovani e all’ottica di genere, che hanno generalmente minore rappresentanza all’interno dei processi decisionali a livello locale.
Esito di questo percorso è una sorta di quaderno di proposte, caratterizzate da un lato da creatività, e quindi non direttamente applicabili in quanto tali, ma dall’altro fortemente radicate nel vissuto e nell’esperienza quotidiana dei cittadini e di quanto operano nella realtà locale.
Tali proposte, per la loro natura in un certo senso pre-progettuale, possono diventare uno degli input per la progettazione a livello urbanistico ed architettonico.
Si sono svolti diversi incontri:
Incontri di presentazione del progetto di coinvolgimento con le associazioni ed organizzazioni dei cittadini e con altre realtà di associazione presenti nell’area.
Workshop di presentazione del progetto: strutturazione dei temi di lavoro (tra il 28 e il 30 Ottobre 1998).
Primo Workshop tematico: scenari futuri per la zona prescelta (tra l’11 e il 13 Novembre 1998).
Secondo Workshop tematico: proposte per un ripensamento fisico e funzionale di un’area nell’ambito della zona prescelta (tra il 18 e il 20 Novembre 1998).
Assemblea pubblica di presentazione dei risultati delle analisi e, parallelamente, dei risultati dell’indagine sociologica sui caratteri della città percepita e della città desiderata. Consegna contestuale del rapporto finale di lavoro (tra il 2 e il 4 Dicembre 1998).
Sono, pertanto, emersi temi interessanti per elaborare altri progetti specifici che potrebbero essere esplorati assumendo l’ottica di genere, ad esempio la percezione della sicurezza, oppure dello spazio d’uso e di scambio da parte delle donne.
Tutto questo per dirvi che una buona prassi può produrne tante !”
Segnalo la Conferenza nazionale sulla giustizia a cui estendo l’invito a tutti gli interessati, di seguito il programma.
Patrizia Graziani coordinatrice area giustizia Pd Forlì
“Ricostruire la giustizia - Conferenza Nazionale del PD
Ore 9,30 - 18,30
Dalle norme del privilegio al diritto delle uguaglianze. Le proposte del PD
ore 9,30
Interviene
Walter Veltroni
Interventi programmati
presiede
Virginio Rognoni
Apertura dei lavori
Anna Finocchiaro
Antonello Soro
Introduzioni
Donatella Ferranti
Felice Casson
ore 10,15-13,30
Interventi programmati
ore 13,30
pausa pranzo
ore 14,30-18,00
Interventi programmati
ore 18,00
Conclusioni
Lanfranco Tenaglia
Ministero della Giustizia del Governo Ombra “
La freschezza e la retorica:
altri quadri di riferimento per una nuova classe dirigente nel territorio forlivese
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Poichè i giornali ne hanno ripreso solo alcuni stralci, posto qui in versione integrale il testo di una nota scritta come contributo alla discussione su cosa si debba intendere per sviluppo e su cosa si debba intendere per classi dirigenti nel nostro territorio.
Ricordo che sul tema all’interno del PD forlivese non si è mai discusso in maniera approfondita all’interno degli organismi dirigenti e che la linea al partito ha cercato di darla Roberto Pinza chiudendo tre “convegni” organizzati a sua misura incentrati - più o meno direttamente - sull’argomento:
- uno nell’ambito della Festa dell’Unità Provinciale (dato statitistico: 11 relatori, tutti maschi e con un’età media di 60 anni)
- uno presentato come Conferenza economica del PD (dato statistico: 7 relatori, tutti maschi e con un’età media di oltre 60 anni)
- uno, l’ultimo, quello appunto di sabato, presentato come Conferenza sul tema della città e del territorio del PD (dato statistico: 4 relatori, tutti maschi e con un’età media di 60 anni).
Questo per ragionare di fatti e di questioni che attengono precisamente le modalità di intendere la politica e la costruzione - supposta o imposta - delle leadership.
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Roberto Pinza, ex vice ministro dell’Economia (ora Arel), concludendo i lavori della seconda conferenza del Partito democratico forlivese che doveva essere dedicata al tema della città (aveva chiuso anche la prima dedicata all’economia) ha posto l’accento sul fatto che la vera sfida del 2009 è quella di “tenere assieme giustizia sociale e sviluppo economico” e che il primo sforzo del Partito democratico, anche a Forlì, deve essere “quello di lavorare sui problemi che affliggono soprattutto il ceto medio”.
Nel XXI secolo affrontare il tema della città e del territorio senza minimamente accennare alla questione ambientale mi pare sintomo di un approccio piuttosto conservatore (o addirittura regressivo).
Questione ecologica, questione sociale e, semmai, ‘qualità’ dello sviluppo (o meglio forse sarebbe dire “qualità della produzione e distribuzione delle risorse”) non possono essere disgiunte.
Il PD se vuole essere partito davvero nuovo e innovatore (e non compromesso di vecchi gruppi dirigenti di partiti che non esistono più), nonché partito che accetta le sfide del futuro, non può certo restare fermo ai quadri di riferimento degli anni Settanta del Novecento, né tanto meno indicare come prospettiva una via sviluppista ‘temperata’ da un poco di giustizia sociale (che magari guarda solo al “ceto medio” – categoria peraltro assai controversa sul piano dell’analisi socio-economica –, dimenticandosi dell’estendersi della povertà, nonché delle fasce di cittadini più deboli, vulnerabili, precarie).
È proprio a partire dalla visione della città, invece, che la sfida va colta nella pienezza della sua complessità: le politiche pubbliche e amministrative non possono affrontare processi economici, questioni ambientali, e nodi della giustizia sociale su piani separati. E nel nostro territorio - come nel resto del paese - la tutela ambientale è divenuta una assoluta priorità e sempre più lo sarà (dalla qualità dell’aria, alle forme della mobilità, dalla tutela del paesaggio alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti).
Spiace che Roberto Pinza sia da tempo orientato a indicare ‘la linea’ nel corso di convegni che lui stesso conclude, senza purtroppo mai presenziare e discutere all’interno degli organismi dirigenti del Partito democratico forlivese. L’autorevolezza in democrazia va sempre messa in gioco, non esistono caste e non esistono “intoccabili”.
Ma i democratici, quelli che pensano davvero al futuro e che cercano di porsi in ascolto e dialogo con i cittadini, sono molto vigili e si rendono conto che chi è giunto ormai alla fine di un lungo - e onorevole (è il caso di notarlo e con sincero rispetto) - percorso politico ha già dato il meglio di sé e fatto il massimo dello sforzo, anche in termini di riflessione e di elaborazione programmatica.
E’ tempo di innovazione autentica, nonché di paradigmi al passo con le sfide del presente. Questo sia all’interno del PD sia nella sua proiezione esterna, ovvero nei suoi rappresentati a livello amministrativo. L’esperienza è certamente fondamentale, ma è quella che la straordinaria figura di Jesse Jackson ha messo al servizio di Barack Obama, non quella che ha condotto Mc Cain ad una sonora sconfitta o quella che nel nostro paese attanaglia molti uomini politici, anche a sinistra, ai loro ruoli (e così analogamente, per via gerontocratica, nella direzione di aziende, nella vita accademica, ecc.).
Le energie e le risorse - molto “eco-compatibili” peraltro – all’interno del partito democratico forlivese non mancano: di certo le forme di interdizione più o meno esplicita al loro emergere sono diverse (e attuate da parte di una cerchia ristretta ma ancora solida e ben legata da rendite di posizione di lungo corso), ma si tratta della fisiologica dialettica tra conservazione e mutamento (fenomeno strutturale all’interno dei partiti politici).
Occorre pertanto quella radicalità di visione che - solo per stare all’esempio più eclatante di questa fase storica - oltre oceano qualcuno ha saputo egregiamente indicare. Non è un caso se lì ha preso finalmente corpo un nuovo lessico democratico, e se lì una generazione assai fresca di uomini politici si ritrova nei massimi ruoli dirigenti, supportati da tantissimi militanti e dirigenti di “nuova generazione”.
Guardare al futuro significa tradurre nei fatti lo slancio dell’innovazione, nonché uscire dalla retoriche dell’“innovazione nella continuità”.
Thomas Casadei
(Componente Direzione territoriale Pd Forlì - Componente eletto Assemblea territoriale PD Forlì)
FORLì NON è UN PAESE PER VECCHI (DENTRO) 1
Vi posto di seguito un articolo di oggi a suffragio, anche se non ce n’era bisogno, dell’intervento di Thomas.
VIAGGIO NEL PAESE IMMOBILE/ La prevalenza della gerontocrazia
Zavoli alla Commissione Rai a 85 anni: la qualità non ha relazioni dirette con l’età
Perché il potere
è nelle mani dei vecchi
di GIANCARLO BOSETTI
UN ULTRAOTTANTENNE come soluzione, sofferta ma infine accettata, di un problema politico non è in Italia una novità. Sergio Zavoli, classe 1923, designato presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, non ha l’aria di un caso isolato: presidenti della Repubblica e primi ministri, con un piccolo scarto di anni, sono in linea con la constatazione.
Ciampi ha lasciato a 86 anni, Napolitano ha iniziato a 81, Prodi ha lasciato a 69 e Berlusconi ha compiuto i 72. È ovvio che la qualità della prestazione non ha relazioni dirette con l’età, così come nulla c’è da eccepire sulle doti professionali e sull’equilibrio del grande giornalista Zavoli (dal “processo alla tappa” alla presidenza Rai), che andrà ora a occupare un ruolo che ha il suo peso spropositato nei riti della politica italiana.
Il moto di scoramento è però difficile da trattenere di fronte alla evidenza di quel che è stato scritto in un celebre articolo di Gianluca Violante sul sito lavoce. info già due anni fa. Fatti due conti, l’autore concludeva: in Italia, quando la quasi totalità delle carriere lavorative si esaurisce, in politica si raggiunge l’apice. Come mai? Legittima, ma non dirimente, la preoccupazione che politici troppo vecchi non siano i migliori interpreti dell’innovazione, né i più adatti a captare esigenze nuove.
Più influente, sulla pulsione depressiva, la considerazione che l’anzianità del mondo politico è lo specchio dei vizi del mondo del lavoro: bassa mobilità sociale, avanzamento di carriera per anzianità e non per merito.
La differenza di età tra il presidente del Consiglio italiano e la media dei colleghi europei è di venti anni. L’elezione di Obama, 47 anni, ha soltanto incrementato i sintomi di abbattimento che ci attanagliavano già prima di lui e di Zavoli. È vero che nel lavoro a 65 anni scatta per lo più la regola della pensione e in politica no, ma è anche vero che i vizi che prolungano oltre le medie internazionali la percentuale dei vegliardi sono affini a quelli che mantengono in posizioni molto redditizie dirigenti e notabili di vario genere che non producono risultati proporzionati ai guadagni.
Varie indagini statistiche mostrano che solo il 15 per cento della retribuzione di un dirigente d’azienda è collegata alla sua prestazione, il resto “è carriera”, vale a dire, anzianità, buone relazioni, capacità di navigare con astuzia nella scia di un altro dirigente con anzianità, buone relazioni, capacità di navigare? Il rapporto col prodotto viene ultimo, come nel caso delle liquidazioni dei manager di Alitalia, Ferrovie dello Stato, in generale delle grandi aziende di servizio, anzi non viene mai, come per gli stipendi dei parlamentari la cui produttività non viene comparata con quella dei colleghi nel mondo (i congressmen guadagnano 36mila euro in meno all’anno).
Il libro recente di Roger Abravanel (Meritocrazia, Garzanti) ha dato ordine sistematico al tema. L’Italia è fuori dal circolo virtuoso del merito. Seguite la freccia benigna: tutti accettano la concorrenza, si fanno crescere le opportunità, si traggono benefici con consumi a basso costo, si rafforza la fiducia nel merito, cresce l’impegno a eccellere, i migliori salgono nella scala sociale, si crea leadership sicura di sé che promuove un contesto concorrenziale e nuova fiducia nel merito.
Al contrario noi italiani siamo nel circolo vizioso del demerito. Seguite la freccia maligna: i giovani non si impegnano, si fa carriera per conoscenza e anzianità, si crea leadership anziana che opera per mantenere status, e si promuove così sfiducia nel merito. La recente indagine Luiss sulla classe dirigente, guidata da Carlo Carboni, aveva aggiunto un bel mattone all’edificio critico: la politica manda in parlamento sistematicamente figure di scarsa qualità e alta lealtà che tendono a mantenere lo status della leadership che li ha cooptati.
Il merito resta fuori perché nel contesto politico italiano appare minaccioso: segreterie deboli, di sinistra, di destra e di centro, grazie a una legge elettorale costruita ad hoc, adottano schiere gregarie per non impensierire leader fragili. E i “leali” in esubero vengono sistemati in aziende regionali, comunali e simili, dovunque possibile, con un progressivo abbassamento della qualità manageriale.
Queste tendenze fanno dell’Italia un paese fortemente inegualitario in partenza (come l’America e l’Inghilterra) nel quale la bassa mobilità (come in Francia e Germania, che hanno però una più bassa ineguaglianza) tende a cronicizzare le distanze sociali (mentre in America la elevata mobilità rinnova un po’ di più le élite). Il risultato è la condizione in cui siamo.
La nomina di un anziano fa risuonare sempre la stessa campana dal suono vellutato. Non stupisce che la reazione sia più un triste scuotimento di spalle che una rabbiosa reazione. Il circuito perverso ha lavorato in profondità: è più facile mettersi nella scia di qualche potere (un manager, un boss politico, un anziano) che tentare di aprire una nuova pista nella boscaglia a colpi di machete diventando eroi di se stessi.
La via d’uscita per i più coraggiosi è quella di andarsene. Un dolorosa classifica, che si aggiunge alle altre è quella prodotta dal think-tank Vision (Bocci, Maletta, Realino, Grillo): un formidabile indicatore delle prospettive di un paese e del suo sistema universitario è il numero di studenti stranieri che riceve.
Gli Stati Uniti raccolgono circa un quarto dei 2 milioni e 700mila studenti che vanno all’estero, l’11 e il 10 per cento vanno in Inghilterra e Germania, la Francia il 9. L’Italia è l’unico paese sviluppato con un saldo negativo: sono 4mila in più quelli che se ne vanno. Che cosa significa? Che la via d’uscita dal circuito del demerito sempre più nostri giovani connazionali la vanno a cercare fuori. Dentro, non c’è partita.
(20 novembre 2008)
Modello Porta a porta:
la giusta e innovativa scelta di Balzani
Ho apprezzato molto la scelta del candidato sindaco per Forlì Roberto Balzani di sposare con fermezza il progetto della raccolta differenziata modello “porta a porta” per la città.
Non sono per nulla d’accordo con chi intravede in questo una scelta demagogica e volta solo alla raccolta di voti; in realtà questi dubbi e queste voci spingono ad un solo risultato: mantenere lo status quo attuale, che è assolutamente segno di non positiva conservazione.
Non si può pensare di migliorare la situazione rifiuti partendo esclusivamente dal principio, altamente innovativo, della riduzione della produzione del rifiuto stesso. Nell’esperienza di cittadina forlimpopolese, dove la raccolta differenziata porta a porta sta funzionando in maniera ottimale, posso affermare che la crescita e la maturazione della cittadinanza su questo problema può avvenire solo per gradi. Quindi il passaggio al differenziato è il primo stadio da ottenere affinchè chi si impegna, comprenda l’importanza e la necessità di ridurre e migliorare la produzione del rifiuto.
La scelta di Balzani è quindi, non solo appropriata, ma indispensabile per la città e il territorio, tenendo conto, inoltre, che a breve ci saranno contributi e riduzioni a livello europeo e regionale per i paesi virtuosi e al contrario sanzioni e rincari per le città a basso tasso di differenziato.
Non sottovalutiamo, inoltre, che un progetto che coinvolga comuni limitrofi contribuisce ad attivare economie di scala che portano di per se stesse a riduzioni di costi (ricordo che, oltre all’eccellente sperimentazione di Forlimpopoli, Bertinoro e Meldola hanno già dato parere positivo al progetto).
In tutto ciò si inserisce la scadenza dei contratti con Hera prevista nel 2011, che permetterà la ricerca di partner sul mercato libero senza sottostare alle condizioni proibitive e improponibili (quasi da monopolio) che fino ad ora siamo stati costretti ad accettare.
Per tutte queste ragioni, e anche per un senso civico e morale che uno stato come l’Italia deve cominciare a maturare, se vuole continuare a confrontarsi con gli altri stati europei industrializzati, la scelta di Balzani è quanto mai interessante e accattivante e - soprattutto - fuori da ogni logica conservativa e anacronistica.
Un segnale ulteriore della novità che contraddistingue questo candidato, espressione sempre più calzante dei principi fondanti del Partito Democratico nonchè della cittadinanza attiva del territorio forlivese.
Elena Toni
componente Assemblea e Direzione territoriale PD