Archivio per dicembre, 2008
Una politica per la città. Innovare: a destra o a sinistra?
Una politica per la città. Innovare: a destra o a sinistra?
di Lorenzo Ciapetti
Il possibile candidato del centro-destra, Prof. Valerio Melandri, nel dichiarare la propria disponibilità a correre per la prossima campagna elettorale come candidato sindaco, ha affermato che si tratta di superare destra e sinistra, puntando sui problemi soprattutto economici della città. Ci ha ricordato in altre parole ciò che può fare la differenza ”è l’economia, bellezza!”.
E’ una provocazione forte. Che a molti è sfuggita ma su cui vale la pena fare una riflessione.
Forlì è una città di medie dimensioni. Inserita in una regione con i più elevati tassi di crescita in Italia (dati Unioncamere presentati la scorsa settimana) la cui base economica al di là delle specializzazioni storiche ha beneficiato del posizionamento e delle reti informali attivate sul territorio regionale.
Non è una città che ha bisogno di sviluppo nel senso quantitativo del termine. Per intenderci non deve risolvere nessun deficit di reddito pro capite con il resto d’Italia come se fosse un territorio del mezzogiorno.
E’ una città che però ha espresso negli ultimi anni un disagio crescente nella possibilità di conferire innovazione alle gestione di talune politiche territoriali (ambiente, viabilità, cultura). Ed è una città che sta risentendo della crisi finanziaria e reale in modo molto acuto (rimando ad una altra nota la descrizione dell’intensità della crisi attuale a livello locale che peraltro a Forlì si accumula ad una crisi strutturale di taluni settori che è ormai pluriennale e non contingente).
Il risultato di domenica scorsa, al di là di polemiche sul tipo di appoggio esterno, è soprattutto la vittoria del malessere sulla soddisfazione. Ora lo scarto è ridotto e dunque la riflessione va posta soprattutto in termini di riconciliazione di queste due anime della città.
Per affrontare subito il tema del confronto elettorale di giugno vale la pena porre la domanda se questa riconciliazione deve avvenire a destra o sinistra.
Generalmente, le politiche economiche che riconciliano la crescita con la coesione sociale stanno a sinistra.
Il fatto che sia emersa, proprio nella sinistra della città, una nuova domanda di politiche non deve indurre a pensare che il percorso di conciliazione tra crescita e coesione era sbagliato, semplicemente che quel tipo di conciliazione veniva realizzato all’interno di politiche considerate superate, più rivolte alla preservazione che all’innovazione.
Potrebbe la destra offrire una risposta allo stesso tempo di conciliazione e di innovazione?
Se dobbiamo prendere a riferimento le attuali politiche nazionali, difficilmente sarebbe una agenda di conciliazione efficace. Non possiamo valutare adesso l’impatto della finanziaria e del pacchetto di interventi straordinari di questo scorcio di 2008 (che tuttavia appaiono lacunosi su molti punti). Se il 10% delle famiglie italiane detiene il 50% della ricchezza nazionale, cade anche il quadro di un paese il cui risparmio privato ci mette a riparo dallo tsunami finanziario. Il 10% degli Italiani è al riparo. Il 90% semplicemente non lo è!
Diverso invece il tema dell’innovazione delle politiche. Qui la destra, soprattutto la componente leghista ha ormai fatto una bandiera della capacità di sintonizzarsi con problemi locali. Ho avuto modo di confrontarmi con alcuni piccoli imprenditori che erano rimasti estremamente ben impressionati dalla competenza sulle politiche di settore esibite dalla Lega attraverso una lettera inviata a molti cittadini prima delle elezioni del 2008. La rinomata capacità di ascolto della Lega è qualcosa di molto tangibile e questo deve fare riflettere.
L’agenda di innovazione della destra è soprattutto incentrata sul tema della sicurezza. Eppure come ha dimostrato la recente ricerca Itanes sui risultati elettorali del 2008, in realtà è l’agenda economica che interessa e preoccupa i cittadini italiani. Sarà a maggior ragione cosi soprattutto nel 2009. Su questo il Prof. Melandri ha ragione.
Tuttavia pensare che innovare le politiche di una città significhi andare oltre alla destra ed alla sinistra nella gestione dei problemi è a nostro avviso uno scenario molto debole.
La politica di cui ha bisogno Forlì è una politica di riconciliazione tra sviluppo e coesione, in continuità con ciò che avvenuto negli ultimi anni; ma soprattutto di innovazione delle politiche urbane; non nei termini della destra, bensì di creazione di percorsi partecipativi e di laboratorio cittadino che abbattano il muro delle paure e non lo erigano per giustificare un nuovo consenso.
L’Emilia Romagna non ha ancora raggiunto il livello di rancore che Aldo Bonomi ascrive all’ascesa del fenomeno leghista al nord. Il malessere non è ancora rancore e va adesso ridiretto verso un programma di sviluppo, di coesione sociale e di profonda innovazione.
Un programma che è geneticamente nelle corde della sinistra. E che è soprattutto nelle corde del PD. Anzi è la vera missione del PD! (sulla cui piena attuazione a livello nazionale, va ammesso con franchezza, qualcosa non sta funzionando).
A meno di una trasformazione genetica della destra o di trasformismi locali rispetto agli assetti nazionali, è molto complesso costruire a Forlì da destra (e da zero) un programma che contempli contemporaneamente sviluppo, coesione ed innovazione.
Non significa che la strada del PD locale sia tutta in discesa. Al contrario, come affermato la strada sull’innovazione è complessa perché si tratta di iniettare nuove formule e nuovi scenari anche all’interno del PD locale. Però preservando le politiche di coesione su cui si basa una agenda di sinistra.
L’affascinante scenario di una visione liberal delle politiche locali e urbane evocato dal Prof. Melandri, dove le differenze di agenda sociale tra destra e sinistra si azzerano è uno specchio per le allodole. Non dovrebbe far dimenticare che lo sviluppo è soprattutto un processo di riconciliazione (tra crescita e coesione ad esempio) che ha ed avrà sempre più nei prossimi anni, bisogno di politiche e di Politica. E di scelte anche di parte ben più coraggiose ed incisive di quelle dimostrate dalla destra in questi otto mesi di governo. Che non significa però scelte ideologiche. Uno dei temi di innovazione del PD dovrebbe proprio essere, su questo orizzonte, di rendere l’innovazione delle politiche di coesione una scelta per stare dalla parte dei cittadini e delle comunità locali, svincolandosi da obsolete rappresentazioni ideologiche. Solo così si combatterebbe con una certa destra sul fronte dell’ascolto dal basso.
Lo scenario nazionale non deve compromettere la realizzazione di un tale agenda a Forlì. Ovvio che molto ora dipende dagli elettori del PD e da Roberto Balzani.
Nessun commentoRoberto Saviano : sulla questione morale
La corruzione inconsapevole che affonda il Paese di ROBERTO SAVIANO
La cosa enormemente tragica che emerge in questi giorni è che nessuno dei coinvolti delle inchieste napoletane aveva la percezione dell’errore, tantomeno del crimine. Come dire ognuno degli imputati andava a dormire sereno. Perché, come si vede dalle carte processuali, gli accordi non si reggevano su mazzette, ma sul semplice scambio di favori: far assumere cognati, dare una mano con la carriera, trovare una casa più bella a un costo ragionevole. Gli imprenditori e i politici sanno benissimo che nulla si ottiene in cambio di nulla, che per creare consenso bisogna concedere favori, e questo lo sanno anche gli elettori che votano spesso per averli, quei favori. Il problema è che purtroppo non è più solo la responsabilità del singolo imprenditore o politico quando è un intero sistema a funzionare in questo modo.
Oggi l’imprenditore si chiama Romeo, domani avrà un altro nome, ma il meccanismo non cambierà, e per agire non si farà altro che scambiare, proteggere, promettere di nuovo. Perché cosa potrà mai cambiare in una prassi, quando nessuno ci scorge più nulla di sbagliato o di anomalo. Che un simile do ut des sia di fatto corruzione è un concetto che moltissimi accoglierebbero con autentico stupore e indignazione. Ma come, protesterebbero, noi non abbiamo fatto niente di male!
E che tale corruzione non vada perseguitata soltanto dalla giustizia e condannata dall’etica civile, ma sia fonte di un male oggettivo, del funzionamento bloccato di un paese che dovrebbe essere fondato sui meccanismi di accesso e di concorrenza liberi, questo risulta ancora più difficile da cogliere e capire. La corruzione più grave che questa inchiesta svela sta nel mostrarci che persone di ogni livello, con talento o senza, con molta o scarsa professionalità, dovevano sottostare al gioco della protezione, della segnalazione, della spinta.
Non basta il merito, non basta l’impegno, e neanche la fortuna, per trovare un lavoro. La condizione necessaria è rientrare in uno scambio di favori. In passato l’incapace trovava lavoro se raccomandato. Oggi anche la persona di talento non può farne a meno, della protezione. E ogni appalto comporta automaticamente un’apertura di assunzioni con cui sistemare i raccomandati nuovi.
Non credo sia il tempo di convincere qualcuno a cambiare idea politica, o a pensare di mutare voto. Non credo sia il tempo di cercare affannosamente il nuovo o il meno peggio sino a quando si andrà incontro a una nuova delusione. Ma sono convinto che la cosa peggiore sia attaccarsi al triste cinismo italiano per il quale tutto è comunque marcio e non esistono innocenti perché in un modo o nell’altro tutti sono colpevoli. Bisogna aspettare come andranno i processi, stabilire le responsabilità dei singoli. Però esiste un piano su cui è possibile pronunciarsi subito. Come si legge nei titoli di coda del film di Francesco Rosi “Le mani sulla città: “I nomi sono di fantasia ma la realtà che li ha prodotti è fedele”.
Indipendentemente dalle future condanne o assoluzioni, queste inchieste della magistratura napoletana, abruzzese e toscana dimostrano una prassi che difficilmente un politico - di qualsiasi colore - oggi potrà eludere. Non importa se un cittadino voti a destra o a sinistra, quel che bisogna chiedergli oggi è esclusivamente di pretendere che non sia più così. Non credo siano soltanto gli elettori di centrosinistra a non poterne più di essere rappresentati da persone disposte sempre e soltanto al compromesso. La percezione che il paese stia affondando la hanno tutti, da destra a sinistra, da nord a sud. E come in ogni momento di crisi, dovrebbero scaturirne delle risorse capaci di risollevarlo. Il tepore del “tutto è perduto” lentamente dovrebbe trasformarsi nella rovente forza reattiva che domanda, esige, cambia le cose. Oggi, fra queste, la questione della legalità viene prima di ogni altra.
L’imprenditoria criminale in questi anni si è alleata con il centrosinistra e con il centrodestra. Le mafie si sono unite nel nome degli affari, mentre tutto il resto è risultato sempre più spaccato. Loro hanno rinnovato i loro vertici, mentre ogni altra sfera di potere è rimasta in mano ai vecchi. Loro sono l’immagine vigorosa, espansiva, dinamica dell’Italia e per non soccombere alla loro proliferazione bisogna essere capaci di mobilitare altrettante energie, ma sane, forti, mirate al bene comune. Idee che uniscano la morale al business, le idee nuove ai talenti.
Ho ricevuto l’invito a parlare con i futuri amministratori del Pd, così come l’invito dell’on del Pdl Granata ad andare a parlare a Palermo con i giovani del suo partito. Credo sia necessario il confronto con tutti e non permettere strumentalizzazioni. Le organizzazioni criminali amano la politica quando questa è tutta identica e pronta a farsi comprare. Quando la politica si accontenta di razzolare nell’esistente e rinuncia a farsi progetto e guida. Vogliono che si consideri l’ambito politico uno spazio vuoto e insignificante, buono solo per ricavarne qualche vantaggio. E a loro come a tutti quelli che usano la politica per fini personali, fa comodo che questa visione venga condivisa dai cittadini, sia pure con tristezza e rassegnazione.
La politica non è il mio mestiere, non mi saprei immaginare come politico, ma è come narratore che osserva le dinamiche della realtà che ho creduto giusto non sottrarmi a una richiesta di dialogo su come affrontare il problema dell’illegalità e della criminalità organizzata. Il centrosinistra si è creduto per troppo tempo immune dalla collusione quando spesso è stato utilizzato e cooptato in modo massiccio dal sistema criminale o di malaffare puro e semplice, specie in Campania e in Calabria. Ma nemmeno gli elettori del centrodestra sono felici di sapere i loro rappresentanti collusi con le imprese criminali o impegnati in altri modi a ricavare vantaggi personali. Non penso nemmeno che la parte maggiore creda davvero che sia in atto un complotto della magistratura. Si può essere elettori di centrodestra e avere lo stesso desiderio di fare piazza pulita delle collusioni, dei compromessi, di un paese che si regge su conoscenze e raccomandazioni.
Credo che sia giunto il tempo di svegliarsi dai sonni di comodo, dalle pie menzogne raccontate per conforto, così come è tempo massimo di non volersela cavare con qualche pezza, quale piccola epurazione e qualche nome nuovo che corrisponda a un rinnovamento di facciata. Non ne rimane molto, se ce n’è ancora. Per nessuno. Chi si crede salvo, perché oggi la sua parte non è stata toccata dalla bufera, non fa che illudersi. Per quel che bisogna fare, forse non bastano nemmeno i politici, neppure (laddove esistessero) i migliori. In una fase di crisi come quella in cui ci troviamo, diviene compito di tutti esigere e promuovere un cambiamento.
Svegliarsi. Assumersi le proprie responsabilità. Fare pressione. È compito dei cittadini, degli elettori. Ognuno secondo la sua idea politica, ma secondo una richiesta sola: che si cominci a fare sul serio, già da domani.
(20 dicembre 2008) (clicca qui per accedere all’articolo di Repubblica)
Veltroni: innovazione o fallimento

ROMA - “Innovazione o fallimento. Questo è l’ultimatum che ci hanno dato gli elettori abruzzesi”. Walter Veltroni nella sua relazione alla direzione fa riferimento alle ultime elezioni in Abruzzo per sollecitare uno scatto di innovazione nel Partito democratico. “O siamo capaci di innovare o saremo travolti“, ha dichiarato il leader del Pd, intervenendo con durezza sulle divisioni interne del partito. “Stiamo rischiando di finire come l’Unione”, ha tuonato.
(clicca qui per scaricare il testo completo del discorso di Veltroni)
meditate gente, meditate !!
Sandro Mazzotti
41 commenti
Grazie
Grazie a tutti i democratici forlivesi che hanno partecipato alle primarie, fra loro tanti stranieri residenti e alcuni giovani sotto i 18 anni.
Grazie a tutti i mondi vitali e, realtà sociali, gruppi politici, che hanno compreso come solo dal confronto e dalla fatica della democrazia partecipata si può costruire il bene comune, hanno saputo mettersi insieme e costruire una proposta politica aperta e partecipata per la città di Forlì, originando una fantastica innovazione politica e un grande movimento.
Grazie al Partito Democratico che fa della partecipazione dei cittadini la sua ragione di essere.
Grazie alla tua stagione che è sempre stata, lo ha ampiamente dimostrato in questo anno di vita, la nostra stagione: la stagione di tutti ma proprio tutti i democratici!
Grazie a tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato insieme al comitato Forlì per Balzani, quanta fatica avete fatto, quante riunioni e soprattutto quante mail!
Grazie a Nadia Masini per quanto ha fatto e farà per la città di Forlì e il Partito Democratico, grazie alle donne e agli uomini che l’hanno sostenuta dimostrando lealtà verso il PD e correttezza nei confronti di Roberto Balzani!
Grazie a Roberto Balzani che ci ha messo molto di più della faccia!
Un saluto di pace e non perdiamoci di vista!
Raoul Mosconi
P.S.
Grazie a Valerio e agli studenti fuori sede che ci hanno dimostrato che cosa vogliono dire passione e gratuità!
E adesso si deve votare .. tutti … e per Roberto Balzani
Hai ascoltato ? ora decidi, è la tua stagione !
Domani 14 dicembre dalle 8 alle 20 vai a votare per Roberto Balzani
e porta a votare tutti quelli che vogliono cambiare veramente Forlì.
Non lasciare la palla agli altri … per poi lamentarti il giorno dopo !
“Chimica” e passione politica
Chimica e passione politica - perché appoggio Roberto Balzani
Scrivo queste righe con un po’ di fatica; scrivere non è la mia passione, ma sento il bisogno di farlo.
Sono sempre stato un assertore che la “chimica” è alla base di molte scelte, certamente quelle d’amore: spesso si sente dire “in realtà non so perché, non è bellissima, ma mi piace profondamente!”; spesso sono sfumature, vezzi, modi di guardare o di gesticolare con le mani, ma dietro a tutto c’è una “scarica elettrica” del cervello scatenata da tanta chimica. E’ la chimica che è alla base del nostro “sentirci appagati”, certo c’è anche una impalcatura razionale dietro alle nostro scelte, ma credo che inizialmente ci sia un istinto primordiale che ci porta a pensare che “si può fare”, “ci si può fidare”, in particolare quando davanti a noi abbiamo persone con le quali possiamo fare tratti di strada insieme.
Bene, questi ragionamenti, se vogliamo un po’ “romantici” di un modo di concepire i rapporti interpersonali, sono componenti basilari della mia scelta per le primarie del PD, poi la razionalità, la condivisione di idee e di programmi d’azione sono un’altra componente fondamentale.
Io da subito ho trovato in Roberto Balzani tutte le caratteristiche che solo “la chimica” è in grado di fare emergere: capacità di leadership, autorevolezza, pacatezza nell’approccio, ma decisione nelle fasi di smarcatura, una sana tendenza a mantenere la barra sulle questioni centrali, grande capacità di ascolto e altrettanta capacità di sintesi e di riduzione dei problemi alle essenze (e non alle sole parole), forse frutto di un allenamento allo studio e alla necessaria classificazione e collocazione delle cose e degli eventi all’interno di un disegno coerente ma altrettanto dinamico.
Certo, qualche detrattore, sentendo alcuni suoi passaggi in cui, quasi schernendosi, in un eccesso di modestia, dice “io non ho tutte le risposte alle domande che mi vengono fatte ….ci sono cose complesse che non conosco e che dovrò studiare a fondo” potrebbe pensare che Roberto Balzani è “uno sprovveduto” . Ma non è affatto così: Roberto Balzani è molto più attrezzato di molti “professionisti” della politica.
Roberto Balzani (”il professore”) dalla sua ha alcune attitudini che fanno la differenza: ha certamente fine intelligenza, ha principi sani, trasversali alla politica partitica chiusa in se stessa, ha l’attitudine a studiare i problemi, poi a risolverli, frutto di anni di sacrifici; ha l’approccio positivo di chi è abituato ad ascoltare, ma anche a chiedere conto; ma in più “il professore” ha anche la capacità - rarissima - di scatenare la “chimica” di chi l’ascolta, coinvolgendo trabocchevoli giovani passioni ma anche facendo lustrare gli occhi a chi giovane non è più (anagraficamente parlando) ma che in realtà ha ancora - come direbbe lui - “una sana, irrefrenabile, prepotente voglia di crederci!”
Se devo essere sincero in altre occasioni, ormai lontane, la “chimica-politica” si è scatenata in me: quando ascoltavo il grande Enrico Berlinguer. Ebbene aver risentito quella passione dentro mi ha confermato che la sinistra è viva, che c’è una sinistra nuova a Forlì. E che Roberto Balzani, con il suo progetto corale, la incarna appieno.
Sandro Mazzotti
riceviamo e pubblichiamo : Centro storico - Il cuore della città deve tornare a pulsare
Se desideriamo il rilancio di Forlì dobbiamo senz’altro essere convinti che questo può avvenire solo immaginando e dando vita ad una rinnovata stagione della pratica politica ed amministrativa.
Ma ogni programma innovativo non può prescindere dall’obiettivo di restituire al centro storico il ruolo insostituibile di cuore pulsante della nostra Comunità; è insieme il simbolo della memoria, della sua tradizione e della sua cultura, ma anche il luogo della Polis deputato all’incontro dei suoi cittadini, all’espressione della sua vita civile; accogliente, per obbligo sempre, per chi visita, abita, lavora, studia, governa la città.
Per tanto, forse troppo tempo tutto ciò non è più stato, malgrado l’insoddisfazione ed il disagio espresso da molta parte dei forlivesi.
Diversi sono stati i cambiamenti che hanno modificato le sue funzioni principali.
E’ cambiato il sistema del commercio imperniato sulla grande distribuzione collocata in periferia.
Sono sopraggiunte le indispensabili restrizioni alla mobilità veicolare privata per limitare gli effetti dell’inquinamento atmosferico.
Si è verificata una sostituzione consistente dei residente locali con popolazione immigrata straniera che si concentrata soprattutto nelle zone di maggior degrado del tessuto edilizio, abbiamo assistito ad una nuova importante presenza di studenti universitari dopo l’insediamento di facoltà di notevole interesse accademico.
Poi la realizzazione e l’avvio del polo museale nel complesso recuperato di S. Domenico, ed altro ancora.
Ognuno di questi eventi richiederebbe un suo adeguato approfondimento, ma è possibile fin d’ora affermare che è evidente la necessità di rideterminare un nuovo equilibrio funzionale attraverso la ricerca della qualità urbana basata su corretti principi di sostenibilità ambientale e di reale sicurezza dei cittadini.
Ciò significa ricreare le condizioni affinchè la residenzialità ritrovi i servizi di base e l’ambiente idonei all’abitare, le attività di commercio e di artigianato possano svilupparsi con maggiore riguardo a criteri di qualità dell’offerta ed al recupero del lavoro tradizionale d’impresa, di cui si sente sempre di più gran bisogno, attraverso la capacità di ripercorrere storie antiche con modalità moderne ed efficaci.
Ma anche maggior riguardo a sistemi, metodi e spazi, mirati a favorire l’integrazione dei nuovi arrivi (stabili o di passaggio) e ad innescare comportamenti responsabili sia individuali sia di gruppo, cercando così di non addossare più tutto il carico dell’inevitabile impatto e del disagio alle preesistenze forlivesi.
Il recupero della parte storica della nostra città assume in maniera sempre più evidente i connotati emblematici della sfida globale che siamo chiamati ad affrontare per il nostro futuro.
Il passo avanti decisivo sarà la capacità della nostra Comunità di far sistema con sincero spirito democratico, al fine di utilizzare al meglio le sue energie umane migliori, quelle delle giovani generazioni, e praticare i metodi più idonei per metterle a frutto.
Per ora siamo chiamati a scegliere il candidato sindaco di Forlì del Partito Democratico: certamente le idee espresse con forza da Roberto Balzani rappresentano in modo molto convincente lo stimolo che serve alla società forlivese per confrontarsi con i suoi problemi, soprattutto con cuore aperto e spirito fiducioso.
Già l’esito di questo passaggio sarà determinante per comprendere se il processo di rinnovamento potrà essere intrapreso con grande decisione.
arch. Tonino Gardini
2 commentiTecnologia, Formazione, Partecipazione, Integrazione
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Vorrei dare un piccolo contributo di idee sull’importante tema della partecipazione dei cittadini alla vita politica, sociale e culturale di Forlì, ma vorrei anche toccare la componente tecnologica oramai necessaria per favorire questa partecipazione (le opportunità fornite dalla tecnologie attuali, così semplici per i nostri figli adolescenti, ma così lontane dal mondo del palazzo, incapace spesso di “usarle” in modo costruttivo e democratico).
Il mio intento è di suggerire al candidato sindaco Roberto Balzani, o al candidato del PD alle prossime elezioni amministrative Comunali, una filiera di azioni semplici, ma a mio avviso straordinariamente efficaci, per superare il “gap” culturale che ancora persiste ed ostacola il processo di partecipazione.
Credo che l’obiettivo della partecipazione della popolazione alla vita sociale, politica e culturale non sia disgiunto da quello della Informazione e della Formazione; ritengo anzi che sia fondamentale per una amministrazione pubblica come il Comune educare alla partecipazione e all’uso degli strumenti per esercitarla.
Oggi nell’era di internet e della “larga banda”, con una popolazione altamente scolarizzata e con una presenza universitaria molto significativa non sembra comprensibile come sia così scarsamente usata “la rete” da parte delle pubbliche amministrazioni per proporre le occasioni della partecipazione. Il gap è certamente culturale, non per carenza di strumenti tecnologici (nel senso che questi ci sono o si possono comunque attivare facilmente e a costi tutto sommato accettabili). Certo ci sono vetrine internet degli enti pubblici (Comune, Provincia, ecc) ma sono vetrine dove non vi sono ambienti di confronto (seppur virtuale) sui temi caldi che toccano la vita cittadina: le problematiche ambientali, il modello di raccolta dei rifiuti, il traffico, ecc. , nulla che permetta ai cittadini di dire la loro sui problemi e di provare a costruire (dal basso) una filiera di relazioni per giungere a veri momenti di ascolto “non solo formale”. Forse è questa la causa di una disaffezione ai problemi: il fatto che si parla poco e comunque - vedi caso raccolta differenziata porta a porta a Forlì - anche se si parla, si ha l’impressione che le scelte siano già state prese comunque si dibatta.
Questa disaffezione da parte dei cittadini alla partecipazione democratica anche con strumenti di “democrazia elettronica” appare chiaramente nelle statistiche delle frequentazioni nei blog di interesse politico locale. Io credo che a Forlì non si siano ancora dispiegate al meglio le energie positive della comunicazione e della partecipazione democratica per la costruzione dei processi innovativi di coinvolgimento attivo (fondamentale anche per favorire la valutazione dei risultati di tali processi).
Certo rispetto ad un anno fa la presenza a Forlì del blog www.latuastagione.it e poi il blog www.forliperbalzani.it ha portato ad un primo importante salto di qualità . Almeno si è dimostrato che “si può fare!”.
Ritengo comunque che grandi passi in avanti siano necessari e proprio il Comune debba svolgere un ruolo di guida culturale, organizzativa e di stimolo sul fronte dell’utilizzo degli strumenti di DEMOCRAZIA ELETTRONICA PARTECIPATIVA (portali tematici, rete civica cittadina, FORUM, BLOG, NEWSLETTER, SONDAGGI).
Questi ambienti - oramai noti alle giovani generazioni -sono fondamentali per allargare la base della cittadinanza coinvolta, ma soprattutto per dare ai giovani, già abituati a muoversi in complessi ambienti interattivi, ambienti virtuali di gioco, ecc, forme oramai “naturali” per partecipare attivamente (senza necessità di incontri estenuanti) anche alla vita politica di una comunità.
In questi anni attorno a noi, a Bologna, a Modena, a Ravenna e altre città sono sorte e si sono radicate forme di “reti civiche” più o meno attraenti, luoghi di INFORMAZIONE e di interazione tra le persone; in alcuni casi anche ambienti innovativi di discussione, partecipazione e di interazione costruttiva con le istituzioni (la rete Bolognese IPERBOLE è stata la prima in Italia).
Noi a Forlì, partendo dalle esperienze vicine, chiaramente anche con un approccio critico, dobbiamo rapidamente realizzare un modello di partecipazione nuova, originale ed efficace.
L’obiettivo è organizzare una rete diffusa di comunicazione tra le persone, in cui le informazioni/contenuti siano fruibili da un pubblico vasto di cittadini. Lo sforzo deve essere fatto per organizzare le informazioni, catalogarle, aggiornarle facilmente. Occorre creare i momenti di partecipazione alla costruzione dei processi decisionali usando luoghi di dibattito virtuali, FORUM tematici, accesso a gruppi di interesse sui temi importanti per la città, restare in ascolto (sulla rete, ma anche su altri canali comunicativi) delle istanze, stimolare il dibattito.
Occorre inoltre che le informazioni e gli spazi di comunicazione/interazione siano disponibili in ogni momento (anche quando ci si muove in autobus, o si prende il sole al parco urbano) e quindi si dovranno incentivate tutte le iniziative che portino alla copertura del territorio con tecnologia “radio”, il cosiddetto WiFi, coprendo ad ombrello piazze cittadine, scuole, parco urbano, aeroporto, ecc, connettendole insieme in una grande rete digitale ove sia possibile accedere a informazioni, accedere a corsi di formazione on-line, giocare in rete, ecc.
Ma probabilmente questo non basterà per dispiegare appieno questo importante modello di partecipazione democratica e di condivisione delle informazioni; occorrerà certamente investire in modelli di formazione per la cittadinanza, giovani e anziani.
L’acculturazione all’uso degli strumenti della partecipazione deve essere svolta principalmente nella scuola (fin dalle elementari), non solo per i ragazzi, ma anche e soprattutto per i genitori dei ragazzi. In questo, la presenza dell’università con studenti molto preparati sulle frontiere della tecnologia e nello specifico nella tecnologia della comunicazione, può essere determinante e certamente va vissuta come una grande opportunità.
INTERNET POINT FORMATIVO : Le biblioteche Comunali devono diventare luoghi di FORMAZIONE permanente per tutti, Italiani ed extracomunitari. Proprio la popolazione extracomunitaria in particolare potrà trovare in biblioteca il luogo adatto per la formazione (in particolare utilizzando l’approccio formativo a distanza : E-LEARNING) sulla lingua Italiana, sulla nostra storia, usi e costumi, sulla ns. cultura, ma anche formazione più mirata alla salute nel posto di lavoro (626), ecc, ma anche punto di supporto per giovani. Questi strumenti formativi, - che non necessitano della presenza del formatore - per gli stranieri extracomunitari e non, potrebbero essere introdotti per facilitare anche il raggiungimento di un livello minimo, ma necessario, di conoscenza e per accompagnare/e certificare il percorso di crescita e per la conquista dei modelli di cittadinanza (una specie di patente a punti del cittadino).
La Biblioteca Comunale diventa così luogo di formazione continua e anche luogo di socializzazione e di contaminazione tra le culture; fondamentale per l’integrazione tra le diverse culture e per una garanzia di maggiore sicurezza per tutti.
In questo umus nuovo appare più rassicurante pensare ad un futuro di partecipazione democratica estesa a tutti, anche per i nuovi cittadini Forlivesi.
Sandro Mazzotti
18 commentiCome e dove votare il 14 dicembre
Per votare alle primarie serve: la tessera elettorale, dove è indicato il numero della sezione elettorale comunale, un documento di identità e 2 Euro (per le spese organizzative).
Lista dei seggi in cui votare in occasione delle primarie del Partito Democratico il 14 dicembre prossimo (si voterà dalle 8 alle 20):
(Nella tabella che segue trovi la corrispondente fra il seggio per le primarie dove puoi votare e il numero del seggio della sezione elettorale comunale.)
Circoscrizione n. 1
1 Centro Storico: Circolo Arci Asioli - Corso Garibaldi 280; 38 -40 -41 -42 -43 -78 -79
2 Hotel della Città: Sala Garzanti - Corso della Repubblica 117; 1 -2 -3 -4 -80 -88 -89
Circoscrizione n. 2
3 Romiti: Sede quartiere Romiti - Via Sapinia 40; 67 - 68 - 69 - 81
4 Villagrappa: Circolo Acli Via Del Braldo 24 (dalle 8 alle13) Circolo PD Pescaccia Via Ossi, 36 (dalle13 alle 20); 73 - 74
5 Cava: Sede Circoscrizione - Via Sillaro 42; 70 - 71 - 72 - 75 - 76 - 77
Circoscrizione n. 3
6 Foro Boario: Coop. Cult. A. Dell’Amore - Piazz.le Foro Boario; 5- 82-90-91-102-104
7 Ospedaletto: Circolo Taverna Verde - Via Somalia 2; 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97
8 Roncadello: Circolo Acli - Largo Roccatella 7; 83 - 84 - 87 - 98 - 99
9 Villafranca: Polisportivo A. Giulianini - Via XIII Novembre 81; 85 - 86
Circoscrizione n. 4
10 Villa Rotta: Circolo Arci - Via Brasini 15; 6 - 7
11 Pievequinta: Sede Quartiere - Via Armellino 33; 9
12 S. Leonardo: Bar Caffettone Brillo - Via del Bosco; 8
13 Ronco: Sede Quartiere - Via Baldraccani 52; 12 - 13 -14 - 15 - 16 - 17
14 Bussecchio: Sede Quartiere - Via Fontanelle 8; 23 - 25 - 26 - 44
15 Musicisti: Sede PD - Via Dragoni 59; 10 - 11 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22
16 Spazzoli: Centro Anziani - Via Porzio 6; 24 -27 -28 -29 -30 -31 -32 -37 -39
Circoscrizione n. 5
17 Resistenza: Centro Donna - Via Tina Gori 58; 33 - 34 - 36 - 54 - 55 - 58
18 San Martino in Strada: Palestra “L.Marabini” -V.le Appennino; 45 -46 -47 -64 -65 -103
19 Carpena: Sede Quartiere c/o Area verde - Via Magnani; 100 - 101
20 Ca’ Ossi: Sede Circoscrizione - Via E.Curiel 51; 48- 49- 50- 51- 52- 53- 56- 57- 60
21 Vecchiazzano: Sede Quartiere Polisportivo - Via Pigafetta 19; 61 - 62 - 63
22 San Lorenzo: Sede Quartiere - Via Bachelet 2; 66