Come e dove votare il 14 dicembre
Per votare alle primarie serve: la tessera elettorale, dove è indicato il numero della sezione elettorale comunale, un documento di identità e 2 Euro (per le spese organizzative).
Lista dei seggi in cui votare in occasione delle primarie del Partito Democratico il 14 dicembre prossimo (si voterà dalle 8 alle 20):
(Nella tabella che segue trovi la corrispondente fra il seggio per le primarie dove puoi votare e il numero del seggio della sezione elettorale comunale.)
Circoscrizione n. 1
1 Centro Storico: Circolo Arci Asioli - Corso Garibaldi 280; 38 -40 -41 -42 -43 -78 -79
2 Hotel della Città: Sala Garzanti - Corso della Repubblica 117; 1 -2 -3 -4 -80 -88 -89
Circoscrizione n. 2
3 Romiti: Sede quartiere Romiti - Via Sapinia 40; 67 - 68 - 69 - 81
4 Villagrappa: Circolo Acli Via Del Braldo 24 (dalle 8 alle13) Circolo PD Pescaccia Via Ossi, 36 (dalle13 alle 20); 73 - 74
5 Cava: Sede Circoscrizione - Via Sillaro 42; 70 - 71 - 72 - 75 - 76 - 77
Circoscrizione n. 3
6 Foro Boario: Coop. Cult. A. Dell’Amore - Piazz.le Foro Boario; 5- 82-90-91-102-104
7 Ospedaletto: Circolo Taverna Verde - Via Somalia 2; 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97
8 Roncadello: Circolo Acli - Largo Roccatella 7; 83 - 84 - 87 - 98 - 99
9 Villafranca: Polisportivo A. Giulianini - Via XIII Novembre 81; 85 - 86
Circoscrizione n. 4
10 Villa Rotta: Circolo Arci - Via Brasini 15; 6 - 7
11 Pievequinta: Sede Quartiere - Via Armellino 33; 9
12 S. Leonardo: Bar Caffettone Brillo - Via del Bosco; 8
13 Ronco: Sede Quartiere - Via Baldraccani 52; 12 - 13 -14 - 15 - 16 - 17
14 Bussecchio: Sede Quartiere - Via Fontanelle 8; 23 - 25 - 26 - 44
15 Musicisti: Sede PD - Via Dragoni 59; 10 - 11 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22
16 Spazzoli: Centro Anziani - Via Porzio 6; 24 -27 -28 -29 -30 -31 -32 -37 -39
Circoscrizione n. 5
17 Resistenza: Centro Donna - Via Tina Gori 58; 33 - 34 - 36 - 54 - 55 - 58
18 San Martino in Strada: Palestra “L.Marabini” -V.le Appennino; 45 -46 -47 -64 -65 -103
19 Carpena: Sede Quartiere c/o Area verde - Via Magnani; 100 - 101
20 Ca’ Ossi: Sede Circoscrizione - Via E.Curiel 51; 48- 49- 50- 51- 52- 53- 56- 57- 60
21 Vecchiazzano: Sede Quartiere Polisportivo - Via Pigafetta 19; 61 - 62 - 63
22 San Lorenzo: Sede Quartiere - Via Bachelet 2; 66
47 Commenti a "Come e dove votare il 14 dicembre"
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Caro Simone quanto tu dici arricchisce eccome.
Ma non ci sono veleni delle due parti.
Perchè se ci fosse veleno dalla parte che io sostengo, avremmo già alcune settimane fa presentato una denuncia alla polizia postale per i post anonimi che accumunavano Roberto Balzani a Licio Gelli.
Se poi dalle indagini fosse emerso che quei post erano stati inviati dalla sede del PD da uno responsabili dello staff di Nadia Masini (lo stesso delatore professionista che ha svelato ai miei amici d’infanzia che sarei massone), beh la campagna sarebbe avvelenata e sul serio e in quel caso non per responsabilità nostra.
Ecco perchè ciò che tu dici è sacrosanto ma scritto a mille chilometri di distanza. Io lavoro da tempo in imprese multinazionali e vivo a Coriano. Respiro l’Europa e Forlì. Per questo sostengo Roberto. Per costruire una forza progressista che sappia distinguere i diritti dai privilegi.
FINALMENTE IL FACCIA A FACCIA BALZANI/MASINI ?
Come è noto, in quanto ripetutamente apparso su vari organi di stampa, Roberto Balzani , nella sua qualità di candidato a sindaco alle primarie del PD , ha sollecitato fin dall’avvio della campagna elettorale un confronto diretto con Nadia Masini, candidata alle primarie quale sindaco uscente.
Essendo stata richiesta una disponibilità in tal senso, anche da testate giornalistiche locali, Roberto Balzani ha ribadito la sua piena disponibilità ad ogni forma di confronto pubblico e con la stampa. Ha auspicato, inoltre, che tale confronto si svolga nei tempi più rapidi possibili e con la massima pubblicità, perché non sia sottratta ai cittadini la possibilità di informazione diretta ed agli organi di stampa locale la possibilità di esercitare quel diritto di cronaca che è alla base di ogni forma di comunicazione democratica.
Maria Maltoni, presidente Comitato Forlì per Balzani
Art.10 dello Statuto del Partito:
“Il Partito Democratico promuove la circolazione delle idee e delle opinioni”
Art.2 Comma 2 del Codice Etico del Partito
“Le donne e gli uomini del Partito Democratico considerano il pluralismo una
ricchezza e scelgono il confronto democratico come metodo per ricercare sintesi
condivise.”
Ha fatto bene Roberto con la consueta educazione e fair play a dire che è disponibile al confronto, ma bisogna che qualcuno faccia capire che se Nadia Masini evita il confronto viola lo spirito e la lettera del codice etico e dello statuto nazionale del partito democratico.
Al confronto pubblico Balzani non si è mai sottratto in questi giorni di campagna elettorale, anzi, lo ha caldeggiato come momento di vera politica. Come l’altra sera al bar Ca’Ossi dove si è confrontato sul tema dello sport con una sala gremita di dirigenti sportivi, di atleti, di aderenti ad associazioni, invitati a partecipare, a prescindere da appartenenze politiche, su un tema a loro caro come la pratica sportiva. La serata è diventata una vera palestra politica, perchè parlando di sport si è finito con il trattare di integrazione, di urbanistica per i campetti che non ci sono più, di aggregazione giovanile, di convivenza civile che passa attraverso il riconoscimento delle regole ed il rispetto dell’avversario e del compagno. E si scopre con vero piacere che la gente ha voglia di parlare e di confrontarsi su cose vere, di partecipare senza barriere ideologiche, di incontrarsi e conoscersi. Una grande opportunità democratica che spero possa essere coltivata anche dopo il 14!
Un peccato a questo punto, veramente, che la Masini si sottragga a questo piacere e privi di un diritto tutti gli elettori, senza considerare il fatto che rifiutando il confronto con Balzani rifiuta implicitamente il confronto con tutti i forlivesi sostenitori del professore. Un vero peccato!
Dopo la serata fantastica di ieri, carica di emozione e di passione sincera, vi voglio raccontare cosa ha significato far parte del comitato promotore e forse capirete come in poche settimane sia stato possibile raggiungere un numero di sostenitori 10-12 volte superiore al centinaio del gruppo iniziale.
Secondo me un leader politico deve indicare al suo Partito un obiettivo ideale da raggiungere e le linee guida da seguire; poi insieme si cercano le soluzioni e si progettano le strategie.
Ci si può fermare per un po’ o fare una deviazione per un intoppo imprevisto, ma se si sa dove si vuole arrivare e seguendo quali principi, non ci si perderà per la strada.
Roberto ha fatto proprio questo.
All’inizio di settembre quando si è proposto come candidato per le primarie ci ha presentato alcune sue idee base, quasi utopiche (come quella della provincia romagnola) e un metodo di lavoro.
E proprio la capacità di coniugare una forte spinta ideale con un metodo rigoroso e pragmatico è la chiave del successo di questo progetto, che è riuscito a far convivere un gruppo estremamente eterogeneo di persone, di estrazione culturale e politica e di generazioni molto diverse tra loro.
Un leader deve essere sicuramente tenace e forte, capace, intelligente, competente.
Ma non basta: per essere un LEADER DEMOCRATICO bisogna avere anche altre qualità e penso che le ragioni di questo piccolo “miracolo” siano essenzialmente tre.
Prima di tutto, ROBERTO È CAPACE DI TIRAR FUORI IL MEGLIO DALLE PERSONE AL SUO FIANCO e valorizzare al massimo le loro capacità. Solo così le persone si sentono parte di un gruppo e sono motivate al raggiungimento dello scopo finale e fanno sì che il risultato del loro lavoro non sia la semplice sommatoria dei singoli, ma un prodotto unico dall’elevato valore aggiunto.
In secondo luogo, ROBERTO È UMILE, nel senso migliore del termine.
Non ha l’arroganza e la supponenza di essere il depositario della verità assoluta, di presentare un bel pacco-dono chiavi-in-mano tutto-incluso che noi dobbiamo accettare passivamente come l’unica soluzione possibile.
Roberto sa ascoltare tutti, sa raccogliere stimoli e suggerimenti.
E solo una persona con solide basi e forti principi non ha paura del confronto e del dialogo e sa che la diversità di opinioni e di punti di vista, quel pluralismo tanto citato dallo Statuto del nostro Partito, può essere una grande ricchezza.
Ma senza il terzo fattore, il risultato di questo processo sarebbe stato un colorato patchwork, una allegra (perchè ci siamo anche divertiti in questi 3 mesi), ma sghangherata armata Brancaleone.
ROBERTO HA SAPUTO FARE SINTESI.
Le sue idee iniziali in questi mesi e attraverso il processo di lavoro di gruppo che vi ho descritto si sono approfondite, arricchite, raffinate, delineate fino a comporre UN PROGETTO ORGANICO CON UNA FORTE VALENZA IDEALE E AL TEMPO STESSO SERIO E CONCRETO.
E ognuno di noi può ritrovare in questo programma, una sua idea, un suo pensiero, un suo suggerimento e può dire con orgoglio: “Ci sono anch’io”.
E così il risultato del nostro lavoro è un bellissimo puzzle, dove ognuno di noi è un pezzetto piccolo ma essenziale a comporre la vera essenza del Partito Democratico (partecipazione, parità di genere, pluralismo, trasparenza, condivisione delle informazioni, valorizzazione delle competenze)
PERCHÈ NOI QUI OGGI A FORLI’, nonostante quello che sta succedendo a Roma, Firenze, Bologna, Torino, Cagliari, STIAMO COSTRUENDO DAL BASSO IL VERO PARTITO DEMOCRATICO.
GRAZIE ROBERTO E IN BOCCA AL LUPO!
Maria Teresa Vaccari
Ecco la bellissima chiusa di Roberto Balzani ieri sera.
La dedico ad Andrea Canali che ho visto avvicinarsi alla politica nel mio circolo poco più di un anno fa e che sta scrivendo insieme a noi una pagina di storia democratica della nostra città.
Vorrei prendere congedo da voi, dopo aver ringraziato calorosamente un grande e generoso amico come David Riondino, e Denio, e Yuri e Giordano, che hanno dato vita a questa intensa manifestazione, leggendovi una breve cosa che vado ruminando da qualche giorno.
.
«In città ci sono ancora delle persone che ricordano la Grande Campagna Democratica del 2008. Poche, ormai, visti i tanti anni trascorsi.
Sono rimasti vivi quelli che allora erano tra i più giovani, e che parteciparono, in un pomeriggio d’estate, a convincere un professore assai riluttante a “metterci la faccia”, come si diceva a quei tempi..
Nessuno sapeva bene che cosa sarebbe accaduto. Erano spinti dall’idea che il Partito Democratico sarebbe potuto nascere unicamente attraverso atti gratuiti e volontari, dal basso, rimettendo in moto il motore fermo troppo a lungo della partecipazione. Non si fidavano della classe dirigente; molti non ne potevano più; molti vissero quella stagione come la prova d’appello; altri osservarono che non era usuale sentirsi in primavera mentre incombeva l’autunno.
Credo che il professore avesse accettato perché anche lui, come tanti altri, aveva un conto in sospeso con la politica e che quello fosse il modo, per lui, di regolarlo definitivamente. C’era un fondo ambivalente, di attrazione e di repulsione, nel suo affrontare la campagna, che poi divenne rabbia e furia non verso l’altro candidato, ma verso un mondo così sideralmente distante da quello che avrebbe desiderato per sé e per i suoi figli. Aveva deciso di non deglutire più il rospo, ma di rovesciarlo sul tavolo, perché tutti potessero vederlo saltellare qua e là.
La sua vita cambiò all’improvviso. Lavorava di giorno e la sera era sempre in giro per la Campagna: fine delle letture e degli studi. Sua moglie lo vide dimagrire rapidamente, consumato dall’ansia di comunicare quello che aveva tenuto dentro tanto a lungo; sua suocera, che soffriva di depressione, previde che gli sarebbe venuto “il sistema nervoso”, come si dice in Romagna. I suoi figli lo prendevano in giro sistematicamente e lui, guardandoli ridere, si sentiva meglio: “in fondo sono solo un ‘pataca’” - pensava -, passando il palmo della mano sulla guancia.
Ma la cosa più straordinaria della Grande Campagna Democratica del 2008 furono le persone. Le persone comuni non seguivano il professore, no: era come se si fossero svegliate dal torpore, dall’apatia, da un lungo sonno, e percepissero un elementare impulso alla partecipazione. Forse dipese dal vento americano; forse dalla crisi, che esigeva una reazione istintiva e collettiva; forse dal bisogno di un cambiamento, dopo decenni di solite face impegnate a dare le solite risposte: fu forse per tutto questo e per altro ancora, ma le persone si misero in movimento. Il professore, di suo, ci mise la passione: poi ogni singolo, ogni individuo, fece la sua parte. Per sé, in primo luogo, cioè per i conti in sospeso che aveva, anche lui, col sistema in cui viveva.
C’è chi ricorda ancora quegl’incontri come un atto liberatorio: abolito il politichese. Parole chiare e semplici. Idee declinate nel senso sia di proposte concrete, sia di aspirazioni e di visioni. Riunioni piuttosto brevi, per alimentare la voglia di tornare a discutere. Il professore pensava a una città europea, a spazi pedonali, a percorsi ciclabili, e insieme ad un poderoso sviluppo delle reti della comunicazione, ad un rapporto stretto e intenso con l’Università e con le giovani menti intelligenti che essa produceva, e che solo in minima parte riuscivano a restare in contatto col territorio. Pensava ad uno sviluppo compatibile con l’ambiente; ad una socialità diffusa e forte; ad un ruolo della città nel comprensorio e nella regione legittimato dall’orgoglio di creare un autentico laboratorio d’innovazione politico-territoriale, che potesse essere d’esempio al Paese, e non solo alla regione.
Furono in tanti, accarezzati dalla fresca brezza della democrazia, a coltivare il sogno. Ci sono ancora testimoni oculari dell’ultima grande manifestazione, che si tenne il martedì prima delle primarie. Un programma presentato così, a Forlì, non si era mai visto. Né si era mai udito, dalla bocca di un candidato, quello che il professore disse alla fine: “Se perderemo, la responsabilità della sconfitta sarà da attribuire a me e a solo a me, ai miei limiti e alle mie insufficienze. Se vinceremo, il merito andrà a tutti gli splendidi amici che hanno accettato di spendere alcuni mesi della loro vita in questa sfida e a tutti i cittadini che hanno condiviso la limpida necessità umana, prima che politica, del nostro progetto”. E continuò: “Non si tratta di una posa, di una frase buttata là tanto per dire: il mio è un ragionamento politico. Quello che abbiamo costruito in questi mesi straordinari, e che personalmente mi risarcisce di un quarto di secolo di delusioni, non può finire il 14 dicembre. Gli apparati vorrebbero che domenica prossima fosse il Carnevale della Democrazia, il martedì grasso della libertà. Libera uscita, vino e ciambella per tutti! Per poi ricominciare a far tutto come prima, il giorno dopo. Un mercoledì delle Ceneri permanente. Io credo, invece, che questo movimento dal basso debba continuare, sulle gambe di giovani, di donne, di signori dai capelli brizzolati e dagli occhi vivaci. Per far questo, però, occorre evitare il personalismo eccessivo: le primarie lo impongono, ma bisogna poi battersi perché le idee sopravvivano alle persone. E se dovessi risultare soccombente, è bene che ‘l’elaborazione del lutto’, per così dire, si concentri su di me, ed altri, dall’immagine vincente, possano raccogliere il testimone. Oggi sappiamo che questa eredità ci sopravvivrà: dobbiamo coltivarla. Se dovessi prevalere, invece, - non ce lo nascondiamo - sarà l’inizio di una vera rivoluzione: di una straordinaria, profonda, radicale rivoluzione democratica. Non credo sarebbe valsa la pena impegnarsi così per qualcosa di meno”.
I ricordi si fanno confusi. Non è chiaro cosa accade poi quella sera… Sono passati tanti anni».
Ecco, il mio raccontino postumo si ferma qui. Manca il ricordo dell’ultima pagina, che è ancora tutta da scrivere: l’inchiostro è il vostro.
Siete voi che, collettivamente, domenica prossima direte com’è andata a finire.
Grazie e buonasera a tutti.
Roberto Balzani
Grazie Pilotti per la tua dedica, sono commosso… A proposito, quando ti rivedo nel Circolo?
X Sara:
Per favore, fammi un riassunto, poi ti rispondo. é troppo lungo, abbi pietà di me!!!
Forlì, elezioni. Pedulli (Pd) a Balzani: “L’aver vinto per pochi voti complica il futuro”
Commenta (17) | Voto: 23 dicembre 2008 - 11.01 (Ultima Modifica: 23 dicembre 2008)
FORLI’ - L’ex segretario dei Ds, Giuliano Pedulli, interviene sul dibatitto apertosi dopo la vittoria di Roberto Balzani alle primarie del Pd a Forlì. Per Pedulli, nella legislatura del secondo governo Prodi, il professore forlivese deve “diventare il candidato di tutto il Partito e della coalizione che si costituirà nella sfida che il centro-destra ci lancerà con veemenza”.
“Ma l’esperienza che abbiamo appena fatto, richiama la discussione - osserva Pedulli - che è ancora tutta da fare, sulla sostanziale diversità di opinioni che esiste nel PD sul tipo di partito che vogliamo, sul ruolo degli iscritti, degli elettori e di quanti non disdegnano comunque di iscriversi ad un Albo. Lo fanno lo stesso giorno della votazione, sapendo che non impone nessun vincolo e che è pubblico per modo di dire”.
Per Pedulli occorre chiarire “che cos’è un partito, altrimenti si rischierà sempre che sia indistinto, senza anima, senza spina dorsale, aperto a possibili scorribande e, quindi, senza futuro. Con le primarie come le abbiamo viste, infatti, non serve un partito. Bastano i Comitati Elettorali”. Ma dopo le primarie “l’impegno di tutto il PD deve essere quello di impegnarsi a fondo per vincere le elezioni amministrative. Ma non basta dire questo perché il desiderio si tramuti in risultato”.
“In questi mesi sono accadute delle cose, sono state dette molte parole improprie, si è seminato male e si rischia di raccoglierne i frutti amari - ammette Pedulli, che è seduto anche sul banco del Consiglio provinciale di Forlì-Cesena -. Ci vuole intelligenza, rigore e buon senso per evitare tutto ciò. Soprattutto, però, serve capire dove si sta andando e se in tutti c’è la cognizione del reale sentimento di quel generoso mondo del PD forlivese che è stato il motore della nascita del partito nuovo”.
L’ex segretario dei Ds fa notare a Roberto Balzani che “il fatto che abbia prevalso di pochissimi voti, raccogliendo l’appoggio di tanti che erano “contro” e non “per”, e in alcune occasioni non si sia distinto da quanti hanno inteso delegittimare il governo della Città, imperniato sul ruolo fondamentale del suo stesso partito, ha reso più complicato il percorso futuro”.
Ora l’urgenza è “che il Partito forlivese definisca il programma e il progetto
politico che ritiene il più idoneo per il futuro della Città, indicando anche il percorso politico per la definizione dell’alleanza con la quale presentarsi al voto e le regole per gli assetti, a partire dalla lista per il Consiglio Comunale”. Anche Balzani deve “esprimere con chiarezza i suoi intendimenti, sia programmatici sia politici, per il governo della Città. Puntualizzo questo particolare, poiché non compete a un candidato Sindaco confondere il suo ruolo con quello di leader di partito. Le due cose sono e debbono rimanere distinte, come hanno sempre evidenziato pezzi importanti del raggruppamento che gli ha consentito di prevalere alle primarie del 14 dicembre”.
Pedulli non nasconde la vena polemica del suo intervento quando si chiede: “E se l’obiettivo di tutti è quello di vincere le elezioni del 6 e 7 giugno, che senso hanno gli inviti - o le minacce? - rivolte a dirigenti genericamente intesi o chiamati per nome e cognome di essere messi definitivamente ai margini della vita politica?”.
“Il senso è solo quello di esternare rancore e alimentare la divisione - sostiene Pedulli, che tra qualche mese siederà anche in Consiglio regionale nel caso di una vittoria del candidato sindaco di Cesena, Paolo Lucchi -. Oggi, invece, serve chiarezza, passione, determinazione, voglia di costruire le condizioni vere dell’unità del partito, non disperdendo le forze. E non so se basterà. Sicuramente se non si realizzerà questa condizione, alla fine della salita ci sarà solo il burrone”.
Pedulli vuole chiarire, soprattutto ai ‘balzaniani’, che “non bastano 4000 voti alle primarie per vincere, ma ci vogliono tutti gli 8016 e molto, molto di più. A partire da tutti i voti delle due componenti costitutive del PD e dall’insieme dei dirigenti che storicamente hanno rappresentato e rappresentano un bel pezzo di questo mondo. E non basterà ancora. Servirà conquistare nuovi mondi, come si è sempre cercato di fare”.
“Personalmente deluderò qualcuno, perché in una situazione così difficile, mi è cresciuta la voglia di impegnarmi ancora di più per costruire un partito vero - annuncia Pedulli -, non essendo interessato all’antipolitica e al non partito, e per vincere le elezioni della tarda primavera. E voglio rivolgermi particolarmente a quelle donne e a quegli uomini che con ironia e sufficienza vengono definiti “zoccolo duro”, che è molto più ampio di quello che ha votato il 14 dicembre”.
E’ con una certa delusione che ho postato questo intervento di Giuliano Pedulli.
Perchè da febbraio, quando non venne ricandidato alla Camera, sia nel Comitato di Circolo di Ospedaletto sia negli altri organismi dirigenti di cui faceva parte era sempre intervenuto per abbassare i toni, pur avendo posizioni molto lontane dalle mie.
Ero stato io chiedere una sua presa di posizioni che legittimasse il candidato Balzani.
Con questo suo intervento si mette dalla parte di chi avvelena i pozzi, lui che nell’undicennio di guida dei Democratici di Sinistra è stato un abile mediatore.
Delegittimando la figura del cittadino elettore, figura centrale nel nuovo Statuto del Partito Democratico, Pedulli riporta alla luce un dibattito della Commissione Statuto che fu risolto non dimentichiamocelo con un voto unanime.
Migliavacca e l’area bersaniana del partito sosteneva che l’Albo degli elettori dovesse essere chiuso diverso tempo prima della elezione primaria in questione, mentre altri, tra cui noi Liberal sostenevano che non ci dovesse essere neppure un albo, ma semplicemente bastasse la volontà del cittadino.
Abbiamo trovato questa mediazione che rispondeva alle solecitazioni dell’ala bersaniana che voleva comunque l’Albo, dando la possibilità a tutti coloro che si iscrivevano all’Albo anche il giorno stesso delle elezioni di votare.
Che Giuliano Pedulli metta in discussione questa norma approvata undici mesi fa è questo sì “eversivo”.
Dispiace perchè avvelena il clima proprio a Natale
Caro Alessandro,tanto per alimentare polemiche e non essere buoni a Natale,ti vorrei suggerire un confronto sereno con il professor Thomas Casadei, il quale asserisce che Pinza, e Pinza solo, è la causa della mancata elezione di un onorevole espressione del nostro territorio…Dalla tua affermazione sembra che il “peccato originale” sia da attribuire al fatto che non avete voluto il buon Pedulli. Amo la chiarezza e non mi piace il rancore ostinato nei confronti di chiunque. Vorrei inoltre sottolineare il concetto che per vincere le elezioni è necessario l’appoggio di tutti, anche dei notabili, dei proletari, dei pensionati, insomma dalle puttane al Papa, come si sul dire fra amici sinceri e non astiosi. Ciao Liberal,
Giliana, the old lady, ma non troppo.
Non fa certamente piacere essere etichettati(mi riferisco a coloro che il 14 dicembre hanno votato per il cambiamento e il rinnovamento) per un gruppo contenente al proprio interno tanti sostenitori del “contro”,in sostanza il gruppo dell’”antipolitica” e del” non partito”.
Tutto ciò denota purtroppo una scarsa conoscenza della nostra gente,dovuta soprattutto a mancanza di capacità di ascolto e di dialogo reiterata negli anni.Non si contribuisce neanche all’obiettivo comune che dovrebbe unificarci tutti:la vittoria delle elezioni amministrative di giugno 2009.
Non mi permetto di fare diagnosi o proporre terapie(che una volta tanto andrebbero somministrate a chi le prescrive). Vorrei semplicemente invitare tutte le persone di buon senso, a cui sta a cuore il futuro del Partito e il buon esito delle Amministrative di giugno a pensare un pò meno ad “occasioni perdute” o a “scenari apocalittici” e lavorare invece per dare futuro ai veri obiettivi del P.D.senza tentennamenti e in maniera “disinteressata” .Mi auguro che a portare avanti questo progetto saranno ,per primi, i dirigenti del Partito . Auguri di Buon Natale e Buon 2009 a tutti.
Faccio anche mio il commento di Paolo Ragazzini
E vorrei appellarmi al senso di responsabilità e concretezza di tutti gli aderenti al Pd con una piccola postilla: non è auspicabile che i ceti dirigenti di questo partito si muovano all’ombra del cittadino elettore e, delegittimando il candidato sindaco del Pd con le loro esternazioni, delegittimino in questo modo il loro operato.
Non condivivo il commento di Giliana, peraltro rispettabilissimo, ma questa città, i suoi cittadini oltre alla concretezza dei programmi hanno bisogno di aria nuova, di nuovi stimoli e speranze.
Soprattutto di una nuova classe dirigente
Pena, l’”antipolitica”, e la totale esautorazione di quei principi e valori che per tanto tempo la sinistra ha fatto propri
Ci può piacere o meno, ma è la società civile che ce lo chiede a gran voce
ma come ascoltare queste voci se non vi si presta più orecchio, se la classe dirigente perde il contatto con la propria gente, se i giovani vengono lasciati ai margini del processo politico
e soprattutto, se tra il “proletario” e il “notabile” passa ormai la distanza di un incerto avvenire, se non la più probabile indigenza?
Auguro a tutti voi un sereno natale dedicandovi un passo di Miguel de Cervantes
Per colui che decrisse con ironia la Spagna del suo tempo tra cavalleria e romanzi picareschi, la realtà era però da ricercarsi ostinamente sempre un pò oltre la propria vista per scoprire il sogno, la fantasia, l’ignoto, la follia, l’istinto per portare alla luce la coscienza umana
Dedicato a chi voglia cogliere concretamente il disagio di vivere e a chi anela un mondo mai esplorato ma sempre sognato
ma “in città”, come dice il nostro leader, Roberto Balzani, “ci sono ancora delle persone che ricordano la Grande Campagna Democratica del 2008″…
Dedicato a loro:
” LA LIBERTà, SANCHO, è UNO DEI DONI PIù PREZIOSI CHE I CIELI ABBIANO CONCESSI AGLI UOMINI:
I TESORI TUTTI CHE SI TROVANO IN TERRA O CHE STANNO RICOPERTI DAL MARE NON LE SI POSSONO EGUAGLIARE:
E PER LA LIBERTà, COME PER L’ONORE, SI PUò AVVENTURARE LA VITA”
(Don Chisciotte della Mancia)
Penso è son convinto che i cambiamenti in tutte le cose ma soprattutto in politica recano nell’immediato scompensi di assestamento nel trovare la forza gravitazionale del nuova realtà,Ma il buon senso, la consapevolezza che le cose nel mondo mutano e cambiano di prospettiva,deve far si che ognuno né prenda coscienza è ne faccia tesoro.
Certo che destabilizzare che prima esisteva e che adesso con la consultazione elettorale di domenica 14 Dicembre ha mostrato è chiesto un cambiamento sulla prassi politica e amministrativa.
Tutti gli uomini e donne che si trovano con la volontà voler di cambiare modi e sostanze di fare politica,Tutti assieme facciamo sì che il nostro partito diventi un laboratorio di discussione politica e di elaborazioni di prassi del dire e del fare innovazione e confronto. Il dibattito non deve prendere vicoli che portano a strade che devono essere superate,per non precipitare del dentro il pozzo del nulla e dove ognuno di noi non mette un Po di sé per il cambiamento. Le polemiche sterili debbono rimanere tali e non dare adito a frantumazioni dentro il nostro partito. Credo è son convinto che quando Roberto parla di cambiamento,educazione,confronto,capacità di mettersi in ascolto in modo da cogliere ciò che gli altri hanno da dirci sia implicito anche la possibilità che dalle ceneri del passato possa nascere e crescere un altro modo di concepire le cose e quindi poterle trasformare in qualcosa d’altro senza non tener conto che anche dal passato si possano trarre cose positive.
A proposito di Pedulli e di una discutibile esternazione
Giuliano Pedulli conclude il suo intervento pubblicato su Romagna Oggi ritenendo di provocare una possibile delusione per qualcuno, essendogli venuta voglia di impegnarsi di nuovo per costruire un partito vero.
Non so a chi riferisce, come possibile deluso, ma francamente, anche in qualità di generico lettore, devo dire che il sentimento che mi pervade dopo la lettura della sua lettera non è certo la delusione, ma qualcosa di diverso, che forse sarebbe più proprio chiamare incredulità, che nasconde purtroppo anche qualche timore.
E di cosa? Del fatto che una persona, passata attraverso lunghi anni di impegno politico, seguendo l’itinerario di tre “rifondazioni” per giungere al Partito Democratico senza soluzione di continuità, per undici anni segretario della federazione di un partito di cui, per usare un eufemismo, si è reso necessario il superamento, ed infine “bocciato” dalla consultazione per la ricandidatura alla camera dopo una legislatura di due soli anni, oggi abbia la presunzione di insegnare a tutti, ma in particolare a Balzani e a chi l’ha sostenuto più attivamente, come si fa a costruire un partito vero.
Complimenti! Al PD mancava proprio questa nobile intenzione per collezionare una bella varietà di stravaganze. Io in realtà finora ho visto molta gente capace di distruggerli i partiti, con tanta efficienza in questa non sempre nobile impresa, da risultare appunto incredibile che le stesse persone pensino di insegnare qualcosa al riguardo.
Conosco Pedulli davvero da molto tempo, fin dagli anni settanta, quando eravamo, come si dice, su due sponde opposte della sinistra. Prima della fine di quel decennio per me l’attività politica si concluse, come accadde per tanti della mia generazione, con una rovinosa, ma rigenerante, crisi di passaggio.
Da allora all’estate del 2007, per quasi trent’anni, la politica per me è stata solo un oggetto degno di interessi occasionali e di breve durata.
Ebbene oggi, che l’esistenza del PD mi ha permesso di pensare ad un impegno di sinistra nuovo, lontano dalle ideologie ed in particolare da quella comunista, e proprio per questo fondato su valori irrinunciabili come la democrazia, il bene comune, l’accettazione del pluralismo, mi pare davvero incredibile trovare ancora Pedulli che continua invece, come una specie di vascello passato in mezzo a mille tempeste, a recitare, pur con un bel po’ di vele lacerate, la parte di chi incarna la continuità col passato.
E’ davvero da non crederci, in una situazione come quella che ha vissuto il partito forlivese con le primarie, sentire invocare il “reale sentimento di quel generoso mondo del PD forlivese che è stato il motore della nascita del partito nuovo”, quasi che io e tanti altri che hanno sostenuto Balzani non ne fossimo parte.
Ma questo sarebbe nulla, se non fosse che Pedulli si lancia in una discutibile diagnosi rivolta al partito, nel quale ci “sarebbe una sostanziale diversità… sul piano del partito che vogliamo, sul ruolo degli iscritti, degli elettori…”.
Ma l’ha mai letto lo Statuto del PD il caro Pedulli, l’ha mai letto il Codice Etico, e se non l’ha fatto come ha potuto aderire a questo partito? Guardi che si poteva anche rimanerne fuori: alcuni l’hanno fatto.
Come fa a confondere l’impostazione innovativa che presiede alla nascita del PD con il rischio di essere “indistinto, senza anima, senza spina dorsale, aperto a possibili scorribande…? E l’anima e la spina dorsale quali sarebbero? Quelle della sua storia politica? Quella dei vecchi partiti? Quella della tolleranza dei “capobastone” che oggi Veltroni (finalmente) dice di voler allontanare?
Mille volte meglio essere sognatori e un po’ smidollati.
Ma vediamo nel dettaglio la fioritura di inaccettabili osservazioni che costellano il suo articolo:
1)“…Balzani deve diventare il candidato di tutto il partito…”. Errore, è ufficile: Balzani è già il candidato di tutto il partito. Cosa le abbiamo fatte a fare le primarie? Non avrà in mente Pedulli di mettere ai voti nella direzione l’accettazione o meno della candidatura, come si faceva, per pura forma, nei vecchi partiti? Se voleva dire correttamente che auspica che l’essere candidato di Balzani deve essere metabolizzato da tutto il partito, si è sbagliato termine: ha fatto un lapsus.
2)Coloro che si iscrivono all’Albo “Lo fanno lo stesso giorno della votazione, sapendo che non impone nessun vincolo…”. Ma perché Pedulli non ha esternato la sua particolare visione della libertà di voto, nettamente contraria a quanto prevede lo Statuto, prima delle elezioni? Non sa che sulle regole ci si pronuncia prima e non dopo aver perso? Non sa che qualunque “vincolo” rivendicato riguardo all’espressione di voto o ad un’adesione politica è la base di ogni abuso autoritario? Cosa pensa ad un Albo di elettori costituito attraverso contratti formali con tanto di penali?
3)Dice su Balzani “…in alcune occasioni non si è distinto da quanti hanno inteso delegittimare il governo della Città…”, In quali occasioni, Pedulli? Ma non si rende conto che il ricatto “sosteneteci, perché altrimenti c’è il buio” non funziona più? Non percepisce che i problemi che vengono al partito, disfatta elettorale dopo disfatta elettorale, derivano quasi unicamente dalla pratica, che ancora lo pervade e che condivide con una buona parte della classe dirigente, di autolegittimarsi?
4)Ma se quelle che abbiamo elencato erano semplici petizioni di principio, è nella seconda metà della lettera che troviamo le affermazioni politicamente più gravi, rispetto alle quali ci tranquillizza solo la percezione della recente totale ininfluenza sul partito di ciò che Pedulli ha fatto e ha detto fino ad oggi.
Cosa dice? Sarà “il partito a definire i programmi, il progetto politico, le alleanze, le regole per gli assetti, la lista per il Consiglio comunale”. Dall’altra parte, dice poi, “Balzani dovrà esprimere con chiarezza i suoi intendimenti”.
La cornice di queste convinzioni? “…non compete a un candidato Sindaco confondere il suo ruolo con quello di leader di partito…”.
Siamo al paradosso: un partito fa le primarie per scegliere il candidato sindaco e poi, una volta scelto, visto che evidentemente la scelta è avvenuta non sui programmi e sul progetto politico, ma sul colore degli occhi, fa un bel pacco dono e gli consegna la politica per la città.
Certo che un Sindaco ed un leader di partito sono due cose diverse, ma si dà il caso che qui non stiamo facendo un congresso e in ballo ci sono le elezioni amministrative.
In realtà quello di Pedulli non è un semplice refuso, è il tentativo gravissimo di contrapporre il candidato espresso dalle primarie al corpo del partito. E’ un tentativo degno di un nostalgico stalinista, che pensa ad un partito autoritario, vecchio e destinato alla sparizione dalla società moderna.
5)Pedulli si lamenta di presunti inviti o minacce rivolte ad alcuni dirigenti di essere messi da parte. Si chiede che senso ha ciò se l’obiettivo è quello di vincere le elezioni. Ma davvero non si rende conto che è proprio per questi dirigenti che si rischia di non vincerle, o almeno si rischiava se Balzani, con la sua vittoria, non avesse prodotto un’inversione forte alla tendenza negativa presente nell’opinione pubblica cittadina?
6)Per Pedulli oggi serve chiarezza, passione, determinazione, voglia di costruire le condizioni vere dell’unità del partito, non disperdendo le forze. Benissimo, ma cosa c’entra tutto questo col tentativo di delegittimare il candidato sindaco rappresentandolo, in continuità con un atteggiamento di molti mesi fa che sembrava superato, come un elemento di divisione?
7)L’ovvietà del fatto poi che per vincere le elezioni è necessario che il candidato raccolga i voti di tutte le componenti del partito e magari li aumenti, diventa nell’esternazione di Pedulli una vera stravaganza, se non altro per il semplice fatto che egli sembra rivolgere il suo appello non, come sarebbe ovvio, a coloro che hanno espresso la preferenza per il sindaco uscente sconfitto, ma addirittura a chi ha già scelto il candidato vero, e che non si capisce perché dovrebbe cambiare opinione.
8)“Servirà conquistare nuovi mondi” dice Pedulli, per vincere le elezioni: certo, ma prima di pensare di riuscire ad ottenere un maggior numero di voti è comunque indispensabile pensare a non perderne. Ed è soprattutto in questo esercizio che persone come Pedulli, che per anni vi si sono applicate con risultati quasi catastrofici, ci permettono di capire quanto è necessario il cambiamento, non solo nei modi e nei contenuti della politica, ma anche nelle stesse persone che incarnano ogni livello di responsabilità.
Forse la conclusione è proprio l’opposto di ciò che nelle ultime righe egli si propone di fare: la cosa migliore sarebbe infatti che continuasse a rimanere un po’nell’ombra, cosa che si è dimostrato essere molto capace di fare anche quando gli si chiedeva il contrario.
Egli purtroppo non riesce a trarre da questa esperienza una delle tante lezioni che la nascita del PD a Forlì ci ha impartito, cioè che c’è un gruppo dirigente, o meglio un gruppo che si ritiene dirigente, che, con metodi degni di ben altre situazioni, tende ad autoconservarsi non esponendosi in prima persona, ma giocando i propri candidati come “carne da macello”: è stato così per Nadia Masini, fu così per lui stesso al tempo della consultazione per le candidature al parlamento.
Se vuole impegnarsi nel partito, Pedulli, cominci col chiarirsi con i suoi presunti sodali.
Per conto mio, non ho potuto che cercare di denunciare, più che l’inadeguatezza di un mancato leader politico, la gravità di affermazioni che rasentano i toni ricattatori verso un partito che per crescere ha bisogno di tutt’altro.
Carlo Giunchi
Io penso a un partito fatto di circoli, fatto da persone in carne e ossa, che si incontrano per aiutarsi a capire la realtà in cui sono immersi, da quella globale a quella locale,persone che mettono a disposizione le loro idee,le loro competenze e riescono a lavorare insieme per un unico fine cambiare il modo di concepire la Politica con la P maiuscola e amministrativa della città,per a migliorarla, e riformarla.
I circoli devono essere la base devono diventare il lievito democratico e civile dei territorio:,devono essere un laboratorio di idee, che fa crescere intorno a sé una moderna cultura di intendere la politica, la consapevolezza di cosa vuol dire essere cittadini, della responsabilità e della partecipazione civile, dell’impegno per i diritti e per l’uguaglianza sociale. E i segretari di circolo hanno una funzione essenziale, che va riconosciuta e promossa: devono essergli stimolatori, gli animatori della democrazia di base, una risorsa straordinaria di presenza, di promozione del partito, di coltivazione civile della società. Facciamo sì tutti quelli che hanno creduto e che credono che si può uscire dalla palude e ha volte anche dal pantano che ha in parte sommerso la nostra città mettano assieme le nostre energie sia fisiche che intellettuali e diamo il meglio che abbiamo dentro di noi. Non facciamoci sommergere da pettegolezzi di parte che non fanno altro che alimentare quel vecchio modo di gestire la politica. Dobbiamo distinguerci da altri modi di pensare e di fare di altri partiti o gruppi più o meno organizzati, sia all’interno che all’esterno del nostro Partito dopo il 14 Dicembre. Diamo gas ed energie nuove e produciamo tutte le persone di buona volontà un nuovo modo di rapportarci e rappresentare le nostre idee.
Dobbiamo dedicare più impegno, più risorse, più attenzione alla promozione dei circoli, se vogliamo che il Partito Democratico cresca, si rafforzi, si radichi nel Paese.
Voglio dirlo con forza: è il territorio la frontiera sulla quale si costruirà il nuovo PD. Penso che dal territorio, dai segretari regionali e dai sindaci, possa venire un utile apporto permanente alle decisioni che il gruppo dirigente nazionale dovrà prendere. Si tratta di aprire una fase nuova e darsi strumenti di direzione all’altezza dei problemi che dobbiamo affrontare.
Un partito affidabile è un’organizzazione forte e unita, in grado di prendere decisioni impegnative per tutti coloro che ne fanno parte, a cominciare dai dirigenti; di darsi una linea chiara e di portarla avanti con unità d’intenti, spirito di squadra, solidarietà, quando necessario anche rinunciando a quelle quotidiane differenziazioni che piacciono ai giornali e dispiacciono alla nostra gente.
Gentile Sara, amo il romanzo picaresco, e amo la libertà. Mi ha fato piacere scoprire, proprio in questo periodo di Natale, di non essere sola a coltivare queste passioni. Purtroppo però in politica spesso la letteratura e i suoi rimedi contro le ingiurie della vita non trovano spazio e applicazione. Ritengo che per aiutare i giovani, mio figlio compreso, a non rimanere ai margini della società, occorra la freschezza delle idee che sicuramente si riscontra in molti di voi, ma anche l’esperienza di chi conosce la società e tutte le sue paludi stagnanti e purtroppo troppo spesso maleodoranti. E comunque per riuscire ad aiutare gli esclusi bisogna governare e per governare occorre il consenso. Il consenso va costruito, oppure possiamo fare la rivoluzione, anche se non sono più giovane io sarei in prima linea: ma servirebbe agli scopi nobili che ci si propone di raggiungere? Non vorrei apparire troppo melodrammatica, ma il bagno di sangue in politica, dalla rivoluzione francese in poi, non ha mai pagato, anzi si è sempre dovuto ricominciare dai “sassi”. Non sarebbe meglio una convivenza pacifica con una nuova definizione dei ruoli a partire dai più semplici e noiosi per arrivare a quelli più …odiati? Mi sorge spontanea una domanda: impareremo a fidarci di chi ci sta accanto? Ciao Sara, spero di non averti tediato troppo. Giliana, ovvero non una notabile, ma una servetta di campagna che ama la lettura e la conversazione.
Carissima Giliana
grazie per le tue sincere parole e assolutamente non tedi nessuno qui: siamo tutti dei gran “chiaccheroni”!
certo che riusciremo a fidarci gli uni degli altri se sapremo apprezzarci e condividere insieme il cambiamento che sta inaugurando una nuova stagione della nostra politica locale
certo che possiamo, dobbiamo farlo Tutti insieme
partendo da una piattaforma etica comune, potremo dar vita a programmi seri e concreti per la nostra città, dove la volontà politica dei suoi amministratori sarà al servizio e all’ascolto delle problematiche del territorio tutto
certo, sono ben consapevole dell’importanza dell’esperienza che alcuni di Noi hanno maturato in questi anni, che è necessaria e deve essere messa al servizio del nostro partito
accanto a questa, altrettanto generosa credo debba essere la presenza di idee e idealità nuove e fresche
in ogni caso credo profondamente, e cito, che ” un governo si può fare con chiunque, o quasi, una politica no.
Una politica, per vivere nelle scelte quotidiane, ha bisogno che un indirizzo sia condiviso e diffuso, che i centri di decisione siano affidate a persone capaci di interpretare una linea comune e di non sbagliare. Ciò richiede talento e autonomia intellettuale e politica. E per chi governa, la disponibilità ad Ascoltare, a tenere attorno a sè chi può dissentire. Ed è raro in politica”
la “rivoluzione democratica forlivese del 2008″ è già compiuta, ed è stata “gentile” per quanto appassionata ed entusiasta, e ha avuto il grande merito di creare consenso e portare la gente tutta a partecipare, a elaborare proposte a fare domande
O, come meglio mi piace pensarla, e come bene ha espresso il nostro segretario nazionale Walter Veltroni, nella definizione del Kennedismo: “un cambiamento pacifico di dimensioni rivoluzionarie”
non riesco però a rinunciare ai “rimedi”, come molto bene li hai definiti tu, della letteratura allo stato dell’arte della nostra politica e posto un altro passaggio del Don Chisciotte (che sono certa condividerai)
questo chè mi piace pensare ad una coltivazione della politica come Scienza della possibilità
e come bene ci ha restituito l’esempio di un altro grandissimo leader della storia, Bob Kennedy: un idealista che governava con passione, intransigenza e un altissima dose di razionalità politica
spero questa citazione non appaia ai vostri occhi apocalittica e certo ha toni generici, ma la posto dopo essere stata reduce oggi pomeriggio da un giro a faenza nel mercatino di beneficenza del Mato grosso..
dal Don Chisciotte:
“Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro, perchè il Male ed il Potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità, farmi umile accettare che sia questa la realtà?”
un caro saluto a tutti
Sara Samori
Con Balzani e il PD senza se e senza ma
(pubblicato sul Carlino di oggi)
Capisco lo stato confusionale di chi dava per scontato l’esito delle primarie ma piuttosto che riconoscere il non desiderato vincitore tra veleni e minacce costoro dovrebbero interrogarsi sulle ragioni di una sconfitta, solo la più recente, che ha dissolto il residuo di una grande eredità.
Domanda : come mai Nadia Masini non ha prevalso su Roberto Balzani nonostante il divario di esperienza politica e amministrativa e l’appoggio dell’intero establishment, non solo quello politico.?
La risposta sta nel fatto che con il voto si è espresso un giudizio non limitato alla attività di governo degli ultimi anni, nel complesso dignitosa pur con limiti di relazione e comunicazione, ma esteso alla vita politica affatto brillante dell’ultimo decennio e al ruolo in essa svolto dai partiti fondatori del PD.
Una storia che ha visto forze politiche con vertici organizzati in funzione del potere, indirizzi e programmi per nulla riformisti, scarsissima stima nella partecipazione di militanti alle scelte politiche e di cittadini a quelle degli Enti pubblici, regole errate e dannose per le nomine in enti e aziende.
Chi ha sbagliato i calcoli non ha pensato che tanti avrebbero ricordato che la sinistra a Forlì non ha più un consigliere regionale, un parlamentare nazionale e un ruolo importante in Romagna e in regione.
Mentre i principali responsabili di tale tracollo – che non sono certo i burocrati del Comune, tanto meno i “cospiratori” o gli eretici dalla visuale lunga - stavano nel comitato elettorale di Nadia Masini.
C’è stata dunque una presa di distanza di tanti vecchi militanti ed elettori, giovani alle prime armi e reclute del PD da tutto questo, hanno inteso chiudere una stagione non esaltante per aprirne un’altra.
Roberto Balzani ha vinto perchè ha saputo coniugare la necessaria innovazione con la giusta continuità, e lo ha fatto non parlando “contro” ma proponendo precisi elementi di cambiamento.
Chi fa presagire scenari da “muoia Sansone con tutti i filistei” (dove il primo è la vecchia nomenclatura) dimostra che il suo tempo è scaduto, adesso è il momento, per tutti, di aiutare Balzani a vincere le elezioni: altro che esaltare il ruolo del partito per svalutare quello del candidato.!
Per raggiungere l’obbiettivo bisogna andare oltre le primarie e passare ai temi del programma e delle alleanze, che certo si definiscono nel partito ma con l’apporto decisivo del candidato che ha vinto la prova interna sulla base di indirizzi in parte nuovi, alzando dunque il profilo del progetto politico e non piegandolo alle pretese di chi identifica il “capitale sociale” nel continuismo di qualche incapace.
Le candidature per i consigli elettivi dovranno essere decise non in base ai rapporti di forza espressi dalle primarie ma applicando il codice etico del partito, cioè tenendo conto delle competenze e della personalità di militanti e anche di non militanti, con un largo rinnovamento che dia spazio alle donne e ai giovani, per i quali devono contare sopratutto l’impegno politico e sociale, la sincera passione.
Ripeto Veltroni: o si va avanti con il cambiamento o si fallisce.!
26/12/2008 Giorgio Zanniboni
OLTRE LE PRIMARIE, PER BALZANI SINDACO
Giuliano Pedulli
Dei commenti, apparsi sul blog, al mio intervento politico del 23 dicembre, mi hanno colpito due aspetti:
1 - in primo luogo che qualcuno ha “tolleranza zero” nei confronti di chi non la pensa come lui;
2 - in secondo luogo la personalizzazione delle risposte, che sfociano nella denigrazione e demonizzazione. Con un particolare inquietante: sei salvo se ti schieri da una certa parte.
Ho avuto titubanze ad intervenire ancora, considerati i toni (e me ne aspetto anche altri più tosti, abituato come sono a leggere contumelie da circa 3 anni). Se lo faccio, è perché in diversi mi hanno chiamato per evidenziarmi il senso “scomposto” di alcune reazioni.
Per una interpretazione autentica di quanto ho scritto, ne sintetizzo la sostanza vera.
Premetto che mi riconosco nel titolo del “Resto del Carlino”, che al mio originario “Oltre le primarie”, ha aggiunto: “ per Balzani” e a quanto mi ha detto Roberto nella telefonata di auguri che gli ho fatto il 24 dicembre: “un punto di vista”.
Bene. Nell’ordine i contenuti inequivocabili dell’articolo sono questi:
1 - le primarie del 14 dicembre, con il regolamento vigente, hanno avuto uno svolgimento regolare. Ha prevalso Roberto Balzani, che è il candidato del PD. Ora occorre impegnarsi per farlo diventare il candidato di tutto il PD - non solo farlo metabolizzare, che è un pessimo approccio - e della coalizione di centrosinistra, affinché tutti si rimbocchino le maniche e si diano da fare per conquistare un largo consenso;
2 - l’obiettivo imprescindibile, infatti, è quello di vincere le elezioni della tarda primavera, al primo turno. E poiché sono state dette e sono accadute cose, non si deve nascondere la testa sotto la sabbia, ma bisogna guardare in faccia i problemi, per poterli affrontare positivamente. Solo così si creano le condizioni effettive di un percorso unitario. Far finta di niente, potrebbe essere rischioso;
3 - la distinzione fra il ruolo di candidato Sindaco (di tutto il PD e oltre) e leader di Partito, è naturale. Lasciamo stare le ridicole accuse di nostalgia stalinista. Così com’è buona prassi, già praticata anche da quando c’è l’elezione diretta del Sindaco, il Partito lavora sul programma, utilizzando le aree tematiche, sulle alleanze e formula le regole (pronunciandosi poi anche sulle candidature). E’ scontato che spetta al candidato Sindaco formulare il programma amministrativo (con totale libertà di accogliere elaborazioni sia del nostro Partito che degli altri di centrosinistra, sia di istanze sociali, culturali, economiche e così via), sul quale realizzare le alleanze. Così come dovrà essere parte attiva nella formazione delle liste. Saranno poi gli elettori a decidere le elette e gli eletti. Mi pare che la stessa Direzione comunale non si discosti molto da questa impostazione.
Il ragionamento successivo riguarda il futuro, su due punti precisi:
1 - che cos’è un partito? E’ l’interrogativo che ha attraversato un po’ tutta la riunione della Direzione Nazionale del 19 dicembre, e avere opinioni diverse su questo, è abbastanza normale. Quando potremo dire davvero la nostra opinione, cosa fin qui non richiesta - al prossimo congresso dell’autunno 2009? -, ognuno si pronuncerà;
2 - le primarie così come le conosciamo, sono il meglio del meglio? Mi pare che anche Walter Veltroni parli di “riformarle” e in alcuni luoghi abbia usato la sua influenza per evitarle, specie là dove si va alla conclusione del solo primo mandato: ci ricordiamo di Bologna? Ci è presente la situazione per la Provincia di Milano? E Firenze? Sono “eversore” perché anch’io, alla luce dell’esperienza del 2006 e di quella del 2008, pongo questo problema? Cosa c’entrano Migliavacca, il Codice Etico e lo Statuto? Ci vuole un po’ di misura nei giudizi!
Infine mi sono chiesto e mi chiedo, non avendo ruoli particolari nelle istituzioni e nel Partito, perché tanta preoccupazione, tante letture fantasiose (la dietrologia, che è il modo peggiore di intendere la politica) su quello che scrivo, tanti inviti a farmi da parte: addirittura a non aderire al Partito. E’ tardi: la tessera del 2009 l’ho già da molto prima del 14 dicembre.
Poiché il tutto mi pare legato al ruolo che ho avuto nella direzione di uno dei partiti cofondatori del PD - per un lungo periodo, eletto e confermato con metodo democratico, in diversi congressi -, rivendico tutto intero ciò che è stato fatto in quel periodo, con la collaborazione di molti.
Oggi viviamo una nuova fase e non può preoccupare un passato che non tornerà più. Ma quel passato fa parte della nostra storia e va valutato senza pregiudizi liquidatori.
Quel passato nel quale:
- 2004: si conquistò, come centrosinistra, la guida di tutti gli Enti locali forlivesi, in virtù di una grande determinazione di tutti, a partire dalla donne e dagli uomini dell’Ulivo, con una convinta unità, con programmi precisi, persone forti, alleanze sociali e politiche impostate chiaramente. Si vinse alla grande anche a Forlì, in una competizione piuttosto accesa e complicata. E i consensi ai DS si avvicinarono al 38%;
- 2005: un candidato consigliere regionale di Forlì, non venne eletto pur ottenendo 12.561 voti di preferenza nominativa conseguiti nell’ambito del territorio forlivese - fra i primi dieci in tutta la Regione -, con un numero di voti individuale su Forlì Città, superiore a quello di tutti i votanti alle primarie del 14 dicembre;
- 2006: un parlamentare forlivese venne scelto con una “mini primaria” aperta, nella quale ottenne il 61% dei voti, in una gara piuttosto dura. Venne dichiarato più forte, in quanto selezionato con quel metodo, e rappresentante di tutto il Partito. Conquistò il 13° posto nella lista regionale;
- 2008: lo stesso parlamentare è stato escluso dalla lista dopo una consultazione che ha visto la partecipazione di 1/3 dei partecipanti alle “mini primarie” del 2006;
- nel Partito, il ruolo delle oltre 70 unità di base era fondamentale; il pluralismo e le identità delle varie aree erano riconosciute e rispettate; la discussione politica era ampia e garantita. Venivano sostenuti, con rigore e lealtà, esponenti della minoranza congressuale e di non schierati: negli organi di partito, negli incarichi di lavoro, in varie istituzioni e anche a livello di carica parlamentare.
Tutto ciò considerato, qual’è il problema?
Il fatto che mi impegnerò di più per costruire il Partito così come lo vorrei e per far vincere Balzani e la lista del PD al primo turno alle prossime elezioni amministrative?
Più l’impegno sarà diffuso e il confronto ricco, più i risultati saranno copiosi.
Io, comunque, ci sarò.
Buon Anno a tutti.
Siccome il bello dei blog è che si può conversare in piena libertà, esprimendo opinioni, giudizi, tornandoci sopra, ampliandoli, ripetendoli, ecc., aggiungo qualcosa alla replica di Pedulli.
Non si può scherzare troppo con termini quali “tolleranza zero”, addebitandone l’esercizio indifferentemente a uno o all’altro. Devo infatti ricordare che la pratica della tolleranza o della non tolleranza non può essere riferita a tutti, ma essenzialmente a chi ha il particolare potere di attuarla o negarla, chi cioè è in una posizione che gli consente strumenti adeguati allo scopo.
Il termine “tolleranza zero” è passato agli onori della cronaca come slogan della politica di sicurezza attuata non da un cittadino qualunque, ma dal sindaco di New York, forse il sindaco più potente del mondo. E anche quando questa parola d’ordine è sembrata assumere una funzione programmatica, essa ha avuto significato sempre e solo in quanto proposta per l’attuazione a qualcuno dotato dei necessari poteri.
Dunque come fa a optare per la tolleranza o per la non tolleranza chi non ha poteri o chi dispone solo delle sue parole? Semplicemente non può. Così, pur non avendo la certezza che Pedulli si rivolgesse a me, devo dire che, per quanto mi riguarda, io non sono in alcuna posizione che mi possa permettere di scegliere se essere tollerante o intollerante, semplicemente perché a mia disposizione ho solo pensieri e parole, che possono piacere o dispiacere, ma che non sono confondibili con alcun tipo di autorità reale, diversamente dai tanti che, essendo in posizione di potere, possono effettivamente decidere il grado di tolleranza della loro azione.
Ci si lamenta poi della personalizzazione delle risposte. Ancora una volta non so se Pedulli si riferiva al mio intervento (ma perché uno non lo dice a chi si rivolge? Cosa crede, in questo modo, di dare più oggettività al proprio discorso?), ma certo è che, se così fosse, Pedulli dimostrerebbe solo di non aver capito, confondendo la critica, anche aspra, con la demonizzazione (il demonio è una cosa seria). Anche perché non mi risulta che nessuno gli abbia prospettato la stretta relazione fra il suo schieramento e la sua “salvezza”.
Per quanto mi riguarda, io ho semplicemente stigmatizzato il suo approccio politico alle note circostanze, ritenendolo in grave sintonia con una fase fortunatamente superata nella storia della sinistra in questo paese, ma mi sono ben guardato da mettere in relazione ciò con un particolare tipo di schieramento.
Nel senso che se Pedulli pensa effettivamente ciò che ha detto nella sua lettera, non c’è schieramento che tenga per tutelarlo dalle critiche. Riguardo alle contumelie poi io non so di cosa parli, forse la questione riguarda appunto il suo vecchio partito (tre anni!?).
Ma questi sono argomenti di scarso rilievo. Pensiamo piuttosto al nucleo dell’intervento e della replica, che è costituito dal rapporto fra il candidato sindaco ed il partito. Ebbene su questo argomento mi fa piacere rilevare che l’atteggiamento di Pedulli è diventato più “riflessivo”: nell’intervento si diceva “il Partito forlivese definisca il programma e il progetto politico…indicando anche il percorso politico per la definizione dell’alleanza…e le regole per gli assetti, a partire dalla lista per il Consiglio Comunale”; nella replica si dice “…il Partito lavora sul programma… ecc., ecc.” e “…pronunciandosi poi anche sulle candidature.”.
La differenza è evidente e rilevante: nel primo testo forse l’ispirazione l’aveva spinto su un terreno che a tanti è sembrato azzardato ed a lui degno di un ridimensionamento.
Molto diversa è la questione della riflessione sulla forma del partito, rispetto alla quale si richiama ora il dibattito in direzione nazionale del 19 dicembre, e delle primarie, rispetto alle quali si richiama addirittura una presunta e meritoria opera per evitarle da parte di Veltroni (ma è sicuro che si trattasse di primarie come quelle di Forlì?).
Su questi argomenti il tono di Pedulli è, se possibile, più preoccupante, proprio perché non si rende conto che la ricerca di un qualcosa nel partito a livello nazionale che legittimi maggiormente le sue posizioni, rischia solo di enfatizzare ed accreditare, più del dovuto, un’immagine del partito stesso molto lontana da quella che tante persone hanno desiderato e condiviso in questo anno e mezzo.
Vi è poi nella replica di Pedulli una lunga sequenza di “risultati” dal 2004 ad oggi, che costituirebbe una sorta di “medagliere”. Qui non si mescolano, come sarebbe comprensibile, le diverse fasi di un’esperienza che in quanto personale è certamente unitaria, bensì la vita dei DS e del PD, come si trattasse della stessa cosa, e ciò non fa che confermare quell’idea di continuità che ho già avuto modo di contestare, che stride quando è riproposta in un processo innovativo quale quello che stiamo vivendo.
Questo nel merito è quanto.
Ciò detto però Giuliano Pedulli, a mio avviso, va considerato degno della più completa attenzione (figuriamoci se non ha pieno titolo per essere membro di questo partito) e certamente non deve essere messo nella condizione di ritenersi oggetto di alcun genere di ostracismo quando, magari a differenza di altri meno inclini ad un confronto pubblico, esprime il proprio parere come iscritto e membro della direzione territoriale.
Un partito democratico è tale anche per questo.
Diverso il discorso sarebbe se rivendicasse un collocazione di rilievo nell’ambito del partito o della pubblica amministrazione. Ma tutti sappiamo che non è così.
Un’ultima cosa, che è una preghiera: per favore lascino perdere le lamentele per i “toni” coloro che rivestono o hanno rivestito importanti ruoli (sindaci, amministratori, parlamentari, ecc.). Ormai è una litania patetica, quella con cui questo ceto politico fa esercizio di vittimismo confondendo gli accenti e la vivacità della polemica e del confronto politico con l’arroganza sostanziale, che in generale appartiene solo a loro.
Per il resto concordo: qual’è il problema?
Buon anno anche da parte mia
Carlo Giunchi
Caro Pedulli, in un blog aperto la personalizzazione delle risposte è inevitabile dato che ci si parla direttamente. Dialogo fra persone, libero Non trovo la cosa sconveniente e che il dibattito sia acceso mi pare buon segno di vitalità. Perciò personalizzo anch’io.
Sulla tolleranza zero che tu riscontri non so dirti (in ogni modo taro il mio intervento su tolleranza 9, approfittando del clima post-natalizio).
Ho riletto gli interventi che hanno seguito la tua esternazione. L’intervento di Carlo Giunchi è puntuale, esprime il proprio punto di vista sulle questioni da te sollevate ed evidenzia alcune problematiche .Il tono è appassionato, ribadisce alcune letture su un certo modo di fare politica consolidato nel nostro territorio, letture che condivido e che da tempo sono inascoltate.
Quello di Giorgio Zanniboni è estremamente lucido, come sempre.
Denuncia anch’esso che un certo modo di fare politica è uscito sconfitto dalle primarie. Perché è questo modo (o mondo) che ha perso. Non tanto Nadia, mandata allo sbaraglio in una situazione che un gruppo dirigente capace avrebbe letto meglio. Schierato c’era tutto l’establishment politico locale, ex deputati, dirigenti di partito, viceministri, amministratori di ogni ordine e grado…non merita, questo non secondario particolare, qualche riflessione politica per il futuro?
Un certo modo di fare politica ha perso. Lo ribadisco, perché nei tuoi interventi sembri far finta di non capirlo.
Punto e a capo.
La sintesi che tu fai ora del tuo intervento precedente mi sembra risenti anch’esso del clima natalizio. Bene. Mi sembra giusto smorzare i toni. Ma mi sono andato a rileggere
ciò che era riportato su “Romagnaoggi” e riprendo da lì.
L’ex segretario dei Ds fa notare a Roberto Balzani che “il fatto che abbia prevalso di pochissimi voti, raccogliendo l’appoggio di tanti che erano “contro” e non “per”, e in alcune occasioni non si sia distinto da quanti hanno inteso delegittimare il governo della Città, imperniato sul ruolo fondamentale del suo stesso partito, ha reso più complicato il percorso futuro”.
E’ legittimo che esprima il mio punto di vista su questa affermazione, senza essere accusato di denigrazione e demonizzazione? Penso di sì, e lo faccio tenendo la barra del timone su tolleranza 6.
Prova a chiederti su come sarebbe stato complicato il percorso futuro se il risultato fosse stato inverso, com’era a pochi seggi dal completamento dello spoglio. Nadia vincente per una manciata di voti…Con quali possibilità ci saremmo presentati alle elezioni? Con un candidato evidentemente indebolito, con nessuna novità-forza, in una difficoltà politica estrema, con liste civiche già pronte a presentarsi. Perchè tu non puoi non sapere, dati di rapporti di forza elettorale, che se Balzani si fosse assestato anche solo sul quaranta per cento, sarebbe stata comunque per lui un’affermazione politica straordinaria, già simile ad un vittoria.
Che forza ha invece questa vittoria che dà un’immagine di un PD vivo, votato al cambiamento, che ha raccolto energie e entusiasmi nuovi, e consensi già da tanti mondi, diversamente delusi o lontani dalla politica attiva, che scoprono di voler essere protagonisti di una nuova fase, e che ha già registrato aperture da forze politiche che si avviavano ad un allontanamento dalla proposta politica del PD?
L’appoggio di tanti che erano “contro” e non “per”!
Qui, mi dispiace, ma la barra del timone va di sua “sponte” sulla tacca tolleranza 3.
Chi ha votato Balzani ha votato per e contro. Entrambe le opzioni, come succede sempre in democrazia. Per alcuni punti programmatici chiari ed innovatori riguardo l’ambiente, la partecipazione democratica, un nuovo modo di vedere e vivere la città, il suo centro storico, l’innovazione, il rapporto con la cultura e l’università, per volti nuovi e nuove proposte, per una nuova stagione politica che dia spazio ai giovani, alle competenze, alle teste pensanti e non ai vari incompetenti signorsì, per una nuova e diversa comunicazione politica coinvolgente, per cambiamenti reali nella discontinuità.
Ciò non significa negare il buono che gli amministratori hanno fatto. In tutta la campagna elettorale ciò è stato riconosciuto. Discontinuità da certi metodi e forme dell’esercizio del potere politico di cui in tanti siamo stanchi!
Questo è stato il voto contro.
Non riflettere su questo contro è un errore politico grave.
Persistere nell’errore, dato che i segnali in questi anni sono stati diversi, rischia di essere fatale.
Qui il timone della tolleranza mi scende alla tacca quasi zero.
Chiedo perdono, cercherò di rialzarla subito, ma prima questa cosa devo dirla, perchè è da un po’ di anni che mi sembra di vedere chiaramente che l’eccessiva consuetudine nell’esercizio del potere dei nostri inamovibili dirigenti, laddove manchi una buona dose di umiltà, li porti ad un analfabetismo politico di ritorno. A dimenticarsi l’abicì della politica, a non leggere bene la realtà fra la gente, a non sapere ascoltare ed accorgersi per tempo dei mutamenti, ad essere così impegnati nel vigilare sulle posizioni e sulle rendite di potere da leggere invece tutto come un complotto ai propri danni.
E se è a proprio danno, dato che l’avvezzarsi a ricoprire incarichi per il partito porta ad identificare sé medesimi (ahimè) col partito, allora è un complotto contro il partito.
E invece, prova a leggere il voto per Balzani, sostenuto da tanti volontari, con l’entusiasmo di tanti elettori, come un voto soprattutto PER.
Soprattutto PER il PARTITO DEMOCRATICO.
E per il sogno di un partito nuovo davvero, attrezzato e credibile nella battaglia contro le destre, che “non sia semplicemente la sommatoria dei gruppi dirigenti dei partiti costituenti”.
Questa frase, come una litania,è stata pronunciata da tutti dirigenti nella fase costitutiva. Dubito ora che ci credessero davvero, data l’oggettiva tendenza conservatrice nel travaso.
Ebbene, noi che abbiamo sostenuto la candidatura di Balzani, ci crediamo.
Pensiamo che il Partito Democratico sia credibile e innovatore se è capace di innovare
se stesso e se mostra coerenza. Questo è stato il senso di questa battaglia politica.
Sono certo che questa esigenza sia fortemente avvertita anche da chi si è battuto nell’altro schieramento, che è PD, in egual modo.
Ora dobbiamo tutti essere fieri di aver dato questa prova alta di partecipazione (che qualcuno tende a considerare una scorribanda. Si moltiplicassero queste scorribande, pane e sangue della democrazia!) e consapevoli di questa forza (altro che debolezza) lavorare ora uniti, consapevoli che ci vuole, per vincere nelle amministrative, coerenza con la domanda di cambiamento che viene dalle primarie e unità.
Per questo ci vuole l’umiltà e la tenacia di tutti, l’umiltà del militante che pensa per prima cosa a ciò che è bene per il proprio partito e per la propria città, e sa mettere da parte il proprio particulare.
Ringrazio Sara Samorì per le bellissime citazioni dal Cervantes.
Non rinunceremo mai ad avere accanto Sancho Panza, la sua materiale saggezza popolana e concretezza terrestre, ma magari non promettiamogli di diventare governatore di un’isola :
“« Viaggiava Sancho Panza sopra il suo asino come un patriarca, colle bisacce in groppa e la boraccia all’arcione, e con un gran desiderio di diventare governatore dell’isola che il padrone gli aveva promesso. »
Non rinunceremo mai a cavalcare il nostro macilento “Ronzinante” e a partire lancia in resta contro le ingiustizie e i giganti, “visionari” nel significato dell’avere “una visione”di ciò che la realtà può diventare…concreti e visionari, insieme, per vincere e cambiare…
Considero significativo che Giuliano Pedulli abbia deciso di intervenire su questo blog, con precisazioni che chiariscono meglio il suo pensiero su una serie di aspetti, in particolare quelli legati alle recenti vicende politiche delle Primarie del PD Forlivese.
Premetto che non entrerò quasi per nulla nel merito delle vicende precedenti alla nascita del PD, in quanto in questa fase non mi interessano più di tanto, anzi il continuare a far riferimento a logiche di partiti e schieramenti precedenti che non esistono più, non aiuta la costruzione di un processo unitario così necessario in un partito che vuole essere nuovo e aperto al futuro.
Prima però una annotazione: il linguaggio e la velocità di scrittura che si usa in uno strumento quale il blog, non ha nulla a che vedere con le kilometriche relazioni da Comitato Centrale (o da Direzione Federale ) soppesate e centellinate mille volte, è una modalità in cui ognuno si assume individualmente la responsabilità di ciò che scrive, con possibilità di precisazione ulteriore.
Detto ciò, mi fa piacere che in questo suo secondo intervento Pedulli affermi in modo chiaro ed inequivocabile che quella di Roberto Balzani è una vittoria- non un sostanziale pareggio come si evinceva dal primo intervento – e che ora tutto il PD si deve impegnare a sostenerlo per ottenere la vittoria al primo turno contro il centrodestra alle prossime elezioni amministrative. Questi concetti non erano così chiari nel suo primo intervento- che di fatto risultava ambiguo in talune affermazioni- e questo aveva necessariamente posto interrogativi.
Balzani sarà il candidato di una coalizione che si dovrà definire a partire dalle scelte programmatiche che si andranno a costruire negli organi di partito, partendo dal nucleo centrale di idee che già Balzani stesso ha iniziato a elaborare con il contributo di iscritti, cittadini ed elettori in questi mesi.
Perché lo statuto del PD, ad oggi, riserva un ruolo importante anche ai cittadini-elettori e non solo agli iscritti. Sminuire questo dato vuol dire modificare l’asse su cui è stato costruito il PD per come oggi lo conosciamo. Va da sé che gli elettori non sono meno determinanti nella scelta di alcune figure perché si iscrivono all’Albo il giorno delle elezioni, nè i loro nomi sono pubblici “per modo di dire” come ha sostenuto Pedulli nel suo primo intervento. Sono concetti non corretti: infatti, pubblici del tutto non lo sono neppure quelli degli iscritti, anzi sono dati sensibili coperti dalla normativa sulla privacy.
Se queste norme dovranno essere modificate, in che modo ed in quale parte, sono aspetti che eventualmente dovranno essere definiti a livello nazionale e probabilmente in sede congressuale.
Mi è particolarmente dispiaciuto, però, l’utilizzo di termini quali “scorribande” riferito allo svolgimento delle primarie del PD. Anche perché le modalità delle primarie svolte dal PD sono state queste fino ad oggi, ad esclusione delle cosiddette “primariette” svolte in occasione delle improvvise elezioni politiche di primavera, che come è noto hanno dato esiti del tutto sorprendenti, come l’esclusione dalla lista del deputato uscente nonchè delle persone che in quelle consultazioni avevano riscontrato i maggiori consensi (tra quelle indicate nella lista ufficiale dei sei nomi proposti al regionale Jimmy Valentini non figurava neppure!). In quella occasione, non tanto sullo strumento in sé che si sapeva essere limitato, ma sulle scelte consequenziali relative alla scelta tra i sei (da cui era stato escluso lo stesso Pedulli), qualche problema di inceppamento dei processi democratici, indubbiamente c’è stato, hanno prevalso logiche oligarchiche e correntizie (es. ne è stata la candidatura di Liviana Zanetti). Gli esiti sono stati del tutto negativi: il nostro territorio non ha neppure un parlamentare.
Prima della nascita del PD, il nostro territorio ha avuto un solo esempio di primarie di partito, e furono quelle in cui nei DS si scelse Pedulli quale candidato al parlamento. Ma chi allora non vide vincente il candidato che aveva sostenuto, non pose in dubbio la regolarità di quel voto, né parlò di “scorribande”, lo ricordo perché in quella occasione io fui tra le persone che sostennero un candidato diverso da quello che venne scelto dalla maggioranza dei votanti.
Le regole sono regole e per quanto mi riguarda vanno considerate valide, almeno finchè non se ne fanno di nuove, a prescindere dal fatto che il risultato di taluni processi mi piaccia o meno. Perciò su tutta una serie di questioni che riguardano più in specifico il partito, credo che dovremo attendere il congresso o quanto meno una conferenza organizzativa vera, per discuterne in modo approfondito.
Mi auguro veramente che da subito ci siano le condizioni per riprendere unitariamente nel partito il lavoro in vista della scadenza elettorale. Ma non basta, occorre continuare a coinvolgere le tante persone, anche non iscritte, che si sono riconosciute nel progetto del PD, iscrivendosi all’albo, e nella candidatura di Balzani.
Credo che l’idea che Roberto Balzani ha lanciato di fare di Forlì un laboratorio per sperimentare nuove forme di democrazia partecipata, sia molto importante ai fini di allargare il consenso di cui potrà godere il PD e lui stesso alle elezioni amministrative, perché sappiamo perfettamente che gli iscritti ai partiti oggi sono un numero assai limitato di persone, mentre la scelta di chi dovrà amministrare la città riguarda tutti e coinvolge tutti i cittadini, ma soprattutto deve stare a cuore ai tanti che si riconoscono nello schieramento progressista e di centro-sinistra. Un partito nuovo a Forlì ha bisogno di tante più energie che non le sole dei suoi 3500 iscritti, che vanno comunque aumentati da subito, e su questo il mio impegno e quello di altri, come sempre, non mancherà.
Maria Maltoni
(Componente Assemblea e Direzione Territoriale PD)
Gentile Pedulli,
mi unisco al coro dei “perplessi” sui toni apodittici da lei richiamati della “tolleranza 0” riferiti a non capisco bene chi/cosa…
un blog è un’agorà pubblica in cui trovano spazio e connubio opinioni anche diverse che arricchiscono, dal mio punto di vista, il dibattito.
Sono profondamente affezionata all’idea di confronto anche critico, se sereno, delle tematiche e delle “sfide” che un partito serio e riformatore deve affrontare per rendersi credibile, anche e soprattutto quando ciò concerne la questione etica
Aggiungerei una postilla, che non vuole essere polemica, più semplicemente è una mia convinzione personale: chi assume ruoli e/o ha assunto ruoli politici acquiscisce parimenti, com’è ovvio, un ruolo di pubblica visibilità ed ha precipue responsabilità sociali ed etiche, tra le quali gli onori e gli oneri alla critica del proprio operato che, credo, debba essere sempre trasparente e coerente con la “parola data”. Così come le persone che scrivono su questo blog si assumono liberamente la responsabilità di quello che scrivono
Sulle Primarie: PRIMARIE VERE, PRIMARIE SEMPRE!!!
Personalmente, non vorrei pensare di avere fatto “un passo avanti” con l’elezione di Roberto Balzani a candidato sindaco Pd per la città di Forli e farne poi 10 indietro
Mi compiaccio anche che abbia fatto una lucida, e più saggia analisi del dato elettorale e della portata storica che questa primaria ha rappresentato per Forli: mi pare un giusto “passo indietro” rispetto alle sue precedenti dichiarazioni
Nessuno può delegittimare, anche con le proprie personali e rispettabili opinioni, una libera e democratica primaria e la volontà dei suoi cittadini elettori sia che questi siano bianchi, rossi, rosa, verdi, blu… (ma che valore possono più avere le appartenenze ideologiche?)
Prima del partito ci sono le Persone
E chi voglia rappresentarle, deve confrontarsi con le assemblee elettive (e non venire inserito d’”ufficio” negli organismi e/o direttivi vari per non si capisce bene quali “privilegi” e/o “esperienza politica”..) e con i suoi cittadini elettori
Ricordiamoci, chè a volte forse trascuriamo troppo questo aspetto, che la politica non è una professione, almeno, non dovrebbe essere considerata tale, ma piuttosto un “servizio civile” con deroghe particolari a servizio della cittadinanza tutta e con scadenza “ a margine”
Un caro saluto a tutti e colgo l’occasione, data l’imminenza, per augurare a tutti un sereno fine 2008 e davvero, uno strepitoso inizio 2009!
Sara Samorì
P.s.: carissimo Denio!
mi rallegra sapere che i “Don Chisciotte” sono in crescita demografica esponenziale rispetto ai Sancho Panza, che pure dalla loro hanno certo esperienza e pragmatismo, ma soprattutto rispetto ai “mulino a vento” che sempre e solo di tanta “aria” riempiono lo spazio attorno a loro
“L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più passa che il tempo passa
il nemico si fa ombra e s’ingarbuglia la matassa…
…
Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
Perché il “male” ed il “potere” hanno un aspetto cosi tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?
Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani
E, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
siamo i “Grandi della Mancha”,
Sancho Panza…e Don Chisciotte!
“Dove nasce la questione morale”. Posto questo articolo di Nadia Urbinati, da La Repubblica di oggi, perché mi sembra colga nel segn, rispetto al genere di partito che vorremmo fosse il PD. Lo dice una persona, come me, che da anni sostiene la necessità delle primarie. Ma non ci si può fermare a questo. Un partito è fatto per compiere scelte politiche e di governo, ma dietro queste devono esservi valori chiari e condivisi, che costituiscono il patrimonio etico di una forza politica. Ciò che mi auguro è che da esperienze di primarie vere, come le nostre di Forlì, il PD possa trarre elementi utili anche nel suo percorso di crescita e di radicamento tra i cittadini. Nuovi percorsi di partecipazione democratica per visioni nuove della convivenza tra le persone, innovazione e sostenibilità per uscire dalla crisi con una economia diversa, solidarietà ed integrazione, valori che vanno al di là del contingente di una campagna elettorale, ma che guardano al futuro.
Maria Maltoni
Dove nasce la questione morale , Repubblica — 29 dicembre 2008
La questione morale è il segno di un modo di concepire e praticare la vita pubblica che con il pubblico non ha nulla a che fare. Dietro il cinismo o la disonestà degli amministratori pubblici si annida profonda la crisi della politica, sia come funzione pubblica che deriva e dipende dal mandato elettorale, sia come etica del servizio pubblico. Le due dimensioni sono strettamente legate tra loro. È questo il legame che si è infranto in questi lunghi anni di mai compiuta transizione verso una democrazia dell’ alternanza. A prescindere da quella che sarà la provata responsabilità legale di alcuni amministratori pubblici, il giudizio politico non può che essere negativo, anche per quel preoccupante uso del linguaggio che è emerso dalle intercettazioni: amministratori pubblici che parlavano di “cose loro” invece che di “cosa pubblica”. Non si tratta di una novità. Dalla fine dei partiti tradizionali e dall’ inizio dell’ era Berlusconi, la politica è venuta con sempre più frequenza ad associarsi alla dimensione del privato: alla proprietà prima di tutto, ma anche alle opinioni personali e ai legami amicali o di parentela anch’ essi privatissimi. Pochi esempi recenti: il Presidente del Consiglio afferma di voler cambiare, lui, la Costituzione, come se la Costituzione fosse cosa sua propria; in nome delle sue proprie opinioni personali in merito alla vicenda di Eluana, il ministro Sacconi si rivolta contro la decisione del giudice violando platealmente il principio e la pratica della divisione dei poteri. La funzione pubblica è sempre più identificata con la persona che la svolge. Oggetto di denuncia quando il patrimonialismo fece la sua apparizione, più di dieci anni fa, questa anomalia è diventata un tema di lamento inutile ma sempre tollerato, mai effettivamente contrastato e infine metabolizzato dall’ opinione politica e da quella pubblica per diventare un fatto di (mal) costume ordinario. Eppure, nonostante l’ abitudine al malcostume che i media alimentano, nonostante non faccia scandalo che il Presidente del Consiglio dica di voler cambiare la Costituzione o che il ministro Sacconi resista alla decisione del giudice, fa sussultare il dubbio di disonestà che si è abbattuto sul Pd, segno di una crisi di legittimità morale di un partito che pare nato vecchio - non abbastanza partito, eppure già uso all’ abitudine partitica più antica. Fa sussultare perché l’ ombra della questione morale che si è allungata su questo fragilissimo corpo politico è un segno preoccupante di quanto sia cambiata la coscienza collettiva del nostro paese, un mutamento che finora pensavamo interessare in maniera estesa solo la maggioranza, o molta parte di essa. Questa debolezza etica dovrebbe preoccupare quale che sia l’ esito di questa o quella indagine. Il dubbio di cinismo e disonestà è da solo un problema. Sul Pd, sui suoi dirigenti nazionali e regionali, pesa una responsabilità grande: quella di riuscire a bloccare ora, subito, la trasformazione oligarchica e affaristica che si estende su di esso. Chi scrive ha sempre ostinatamente pensato che il problema del Pd non sia tanto quello di non lasciare spazio ai giovani, ma quello di non essere stato capace di educare alla politica (che è un agire etico) una nuova generazione di servitori del bene pubblico. Dalla fine dei partiti tradizionali, i quali erano comunque grandi scuole di cittadinanza partecipata e responsabile, il susseguirsi di sigle e l’ abbattimento sistematico delle tradizionali forme aggregative politiche hanno creato analfabetismo etico e l’ erosione del linguaggio pubblico. Le aziende, luoghi privati di lavoro e di carriera, sono diventate il punto di riferimento valoriale e di fatto l’ unica scuola di funzione pubblica, ovviamente la meno adatta perché la più distante dall’ idea di bene generale e dalle sue procedure di controllo. La narrativa delle intercettazioni telefoniche è rivelatrice di questa trasformazione di linguaggio e di valori; ma anche della fragilità del Pd, una fragilità che è stata fin qui celata dietro le varie tornate di mobilitazione per le primarie. Ma un partito che ha come solo momento partecipativo la competizione elettorale non è ancora un partito. È al più uno strumento per consentire a individui, gruppi o fazioni di competere per vincere e fare “carriera” politica. Le competizioni elettorali per le primarie, mentre consentono di scegliere i candidati, creano necessariamente divisioni di amici e nemici. Un partito che vive solo di primarie non è per questo un partito ma un campo di battaglia; un corpo lacerato, senza ideali unificanti, ma con molta adrenalina per mobilitare concorrenti rivali. - NADIA URBINATI
Analizzo per parti le dichiarazioni fatte da Sara samori:
“E chi voglia rappresentarle (le persone), deve confrontarsi con le assemblee elettive (e non venire inserito d’”ufficio” negli organismi e/o direttivi vari per non si capisce bene quali “privilegi” e/o “esperienza politica”..) e con i suoi cittadini elettori”
Cara Sara, quando una persona va a chiedere un posto di lavoro la prima cosa che gli chiedono è se ha avuto esperienza lavorativa. perchè nel partito non si dovrebbe far cosi? Non è più maturo e più capace colui o colei che ha già svolto attività politica e/o amministrativa, e che sà come si lavora all’ interno di un partito? E allora perchè i capaci nella politica gli vogliamo tenere fuori dalle assemblee regolarmente elette? Non delegittiamo troppo chi ha esperienza, sennò alle prime difficoltà non sapremo come lavorare. Io ho avuto il privilegio, secondo me, di conoscere un vero politico forlivese: Sauro Sedioli, persona e amico che mi ha insegnato, forse anche senza volerlo, come si fa veramente la politica, e per questo gli sono grato. L’esperienza di coloro che da sempre hanno lavorato per il partito la voglio mantenere, e non gettarla al vento con un nuovo non istruito, e quindi incapace
“Nessuno può delegittimare, anche con le proprie personali e rispettabili opinioni, una libera e democratica primaria e la volontà dei suoi cittadini elettori sia che questi siano bianchi, rossi, rosa, verdi, blu… (ma che valore possono più avere le appartenenze ideologiche?)”
il PD è un partito di SINISTRA (o almeno cosi spero). A me da molto fastidio sapere che persone e consiglieri del Pdl e di destra (non parlo dei Repubblicani) hanno votato alle nostre primarie, decidendo chi doveva concorrere contro di loro. Non mi venite a raccontare che hanno cambiato idea, perchè loro sarebbero i primi a godere di una nostra sconfitta. Secondo me alle primarie devono venire coloro che si riconoscono veramente nel partito, e che da sempre lavorano per la sua crescita: i tesserari. Non mi piace sapere che in primarie DI PARTITO ha votato gente che di politica non la pensa come uno di sinistra. Se dovevamo fare una consultazione citadina di tutti i maggiorenni, tanto valeva fare delle elezioni vere e proprie. La gente se si vuole esprimere dimostri veramente di credere nel partito, investendoci tempo e denaro, non firmando un foglio quasi inutile (Ps: Non sai in quanti si sono tappati il naso per firmarlo, perchè non credono nel PD) Poi Sara, le appartenenze ideologiche per me contato. Se permetti, io non mi sento di destra, perchè ho idee e valori molto diversi. Per me le idee contato , sennò non entravo nel Pd ma andavo nella lista di giuliano Ferrara. Uno entra in un partito se crede nelle idee e nei valori che porta avanti, sennò il partito non servirebbe a niente
“Ricordiamoci, chè a volte forse trascuriamo troppo questo aspetto, che la politica non è una professione, almeno, non dovrebbe essere considerata tale, ma piuttosto un “servizio civile” con deroghe particolari a servizio della cittadinanza tutta e con scadenza “ a margine”
Dato che sembra che solo i “masiniani” portino la vecchia politica, che mi dici di Elvio Galassi o di Zanniboni? Non mi verrai a dire che questi sono nuovi politici? (questi erano due esempi facili) Guardiamoci in casa prima di fare critiche fuori, che di nomi ce ne sono.
Non mi sembra di riscontrare nei 2 interventi di Pedulli una deleggitimazione nei confronti di Balzani. Comunque, mi sembra che tanta delegittimazione è stata fatta anche nei confronti di Nadia Masini e del suo operato. La critica in un processo politico va bene, ma se diventa uno strumento non per crescere, ma per distruggere e raccogliere mero consenso elettorale, allora è inutile come Berlusconi (ops, ho detto una parolaccia)
PRIMARIE VERE: PRIMARIE SEMPRE!
Se queste fossero state vere primarie del partito potrei dirlo….
Ultima riflessione: se una persona è capace, ha esperienza e ha dimostrato di saper lavorare, per me può continuare a fare politica finchè ne ha voglia. Io non cerco disperatamente una poltrona, voglio guadagnarmela con il mio lavoro e con l’impegno, solo così dimostro di essere un vero politico, e non un cittadino disinteressato. Le persone con esperienza, come ha detto D’Alema, possono benissimo insegnare ai nuovi cos’è la politica e come si fa, trasmettendoli l’esperienza. Non è l’eta che fa di un politico uno bravo, ma è la sua capacità di innovare ciò che è sbagliato e di mantenere ciò che funziona. Questo è un politico!
Buon 2009 a tutti!!!
non è consentito neppure a chi non ha il coraggio di firmarsi di dire MENZOGNE
la seguente frase è una falsità
“A me da molto fastidio sapere che persone e consiglieri del Pdl e di destra (non parlo dei Repubblicani) hanno votato alle nostre primarie, decidendo chi doveva concorrere contro di loro”.
se uno si dice di sinistra e se uno a cuore - come sbandiera - il suo partito non ne delegittima processi democratici assolutamente regolari, e già ampiamente ufficializzati da tutti gli organismi, nonchè dal segretario regionale Caronna.
Le primarie del PD a Forlì le ha vinto Roberto Balzani, il resto sono appunto mere falsità da parte di chi non vuole vedere la realtà e forse non è neppure in grado di leggere i processi di trasformazione, anche all’interno di un partito, nonchè di percepire i rapporti tra cittadini e istituzioni.
Voltiamo pagina, il Pd ha bisogno di serietà, di chi ha esperienza ma di chi soprattutto svolge attività politica non per mero mestiere, a qualsiasi generazione appartenga. ovvio perà che un partito nuovo e che guarda al futuro non può essere diretto da pensionati, o solo da pensionati. e che nei ruoli chiave, anche amministrativi, non possono esserci solo ed esclusivamente pensionati (con tutto il rispetto per loro) questi possono certamente dare una mano e in modo del tutto disinteressato senza alcuna rendita di posizione.
Thomas Casadei
componente eletto Direzione e Assemblea territoriale Pd Forlì
e uomo di sinistra - direttore Istituto Gramsci Forlì
P.S. Invito l’On. Sauro Sedioli a prendere le distanze da certi suoi estimatori che non hanno a cuore le sorti del PD, ma perseguono fini di altra natura. Certamente di stampo personale o di mero tornaconto.
Caro sconosciuto (little vulture) proprio per esperienza mi sento di dire che la politica è “vecchia” se vince l’avversario o il gradimento di iscitti ed elettori del partito vira verso il basso.
Il PD è nato anche per questo, per cambiare la politica del centrosinistra dando al partito nuovo connotati realmente riformisti e un profilo etico elevato.
Innovazioni che non sono valide e necessarie solo a livello nazionale, come ben si capisce.
C’è una relazione tra i due fatti.?
A me pare di si, e in questo contesto si colloca il risultato delle primarie a Forlì, con Roberto Balzani che comunque avrebbe vinto, politicamente e in nome del nuovo (non solo l’età ma anche gli spunti programmatici) pur se avesse avuto qualche centinaio di
voti in meno.
Ma davvero è credibile che la destra sia intervenuta a favore di Roberto perchè lo ritiene avversario più temibile di Nadia.?
Lasciamo stare, tanto più che anche adesso con la crisi finanziaria della SAPRO emergono problemi: la società è al 100% pubblica (Enti locali) urbanizza lotti industrali e costruisce capannoni che da anni non riesce a vendere; nel frattempo il Comune regala (variazione della destinazione urbanistica)decine di ettari di terreno agricolo a imprese industriali che, di fatto trasformandosi in immobiliari, sono abilitate a costruire e affittare o vendere (sotterraneamente) a prezzi competitivi con quelli di SAPRO.
Non ci vuole davvero molto a capire, anche se non si tratta solo di aree industriali,che Roberto Balzani è la carta vincente per le prossime elezioni.
E che è sbagliato, per chi crede nel PD, attardarsi in certe malevoli e contorte considerazioni.
Infine, se mi permetti, le persone sono giovani o vecchie (o inadatte a ogni ragionamento) a seconda delle idee che esprimono e del contributo che apportano.
Se si guarda a ciò che la politica ha proposto a Forlì negli ultimi dieci anni - come sempre carta canta - si potrebbe anche vedere chi ha visto per tempo i processi involutivi, ha dato l’allarme e ha spinto a cambiare.
Se qualcuno (tanti purtroppo) non ha voluto capire e adesso è orfano in vario modo deve tacere, o meglio fare autocritica e dare una mano a Balzani e al PD. Saluti e auguri di buon anno. Giorgio
Chiedo scusa, …meno temibile di Nadia.?
Mi permetto di dar un piccolo contributo sul concetto di voto “pro e contro” espresso dall’ On. Pedulli.
Quando si svolsero le cosiddette “primariette” per l’elezione del candidato al parlamento dei Ds di Forlì (sfidanti Pedulli ed Alessandrini) al mio circolo (Forlimpopoli) molti votarono pro e contro.
Qualcuno che apprezzava il lavoro di Pedulli alla federazione votò per lui, altri che quel lavoro non lo apprezzavano votarono per Alessandrini.
Alcuni votarono contro Alessandrini reo di aver sostenuto il famoso “patto per l’Italia” che ruppe il sindacato. Altri votarono contro Pedulli perchè non volevano votare uno dei soliti noti.
Alcuni votarono per Pedulli con la convinzione che senza di lui le cose in federazione sarebbero migliorate, altri votarono per lui perchè ritenevano giusto dare un riconoscimento pubblico ad una persona che molto aveva lavorato per il partito.
Votarono molti tesserati, ma anche molti elettori di sinistra senza tessera Ds.
Come mai se nessuno si è sognato di delegittimare quella votazione qualcuno oggi fa il contrario?
Molti saluti.
posto da Romagna oggi
http://www.romagnaoggi.it/forli/2008/12/31/111851/
Forlì, elezioni.
Ipotesi di una seconda lista per il Pd
Superate le primarie, ora il nuovo fronte di polemica all’interno del Pd a Forlì si chiama lista alternativa. Sarebbe, infatti, al vaglio di un gruppo di dirigenti dei democratici, attribuili in parte agli ex Ds ed in parte ad ex esponenti della Margherita, la costituzione di una seconda lista alle elezioni amministrative. Con lo scopo di far ‘pesare’ la propria presenza sullo scacchiere del programma e soprattutto degli uomini che accompagneranno il candidato sindaco Roberto Balzani.
E’ un’ipotesi che non viene smentita dal segretario territoriale, Alessandro Castagnoli, che interpellato si limita a spiegare che il 12 gennaio sarà la direzione territoriale del partito ad affrontare, eventualmente, la questione. “Di certo prima del 6 gennaio non avrò elementi sufficienti per valutare la situazione”, spiega Castagnoli.
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QUALCUNO OVVIAMENTE CREDO SI IMPEGNI IN QUALCHE BOUTADE DI FINE ANNO, COMPRESO CHI PRENDE DA ALTRI GIORNALI MATERIALI E LI RIELABORA.
UNA COSA CREDO SIA CERTA, NEL CASO NON FOSSE UNA BOUTADE, IN QUESTO SCENARIO: gli eventuali, supposti, immaginari, protagonisti di questa **secessione** si metterebbero fuori da soli dal PD, che è un partito serio e sano.
Il risultato delle primarie - svoltesi secondo lo statuto e le regole del partito in maniera limpida e trasparente - è stata chiaro, e già ufficializzato a tutti i livelli, naturalmente, compreso quello regionale (dal Segretario Caronna).
“ex Ds” ed “ex margherita” sono entità nulle dal punto di vista politico da diverso tempo, nel senso che non esistono e non hanno alcuna legittimità, né giuridica né politica. Esiste il Pd, con i suoi organismi, le sue regole, i suoi processi democratici.
Auguri di cuore a tutti i democratici, e a tutti i lettori di questo blog
Thomas Casadei
componente Direzione e Assemblea territoriale PD Forlì - co-coordinatore Area di Lavoro Cultura e Formazione politica PD Forlì
Riporto alcuni principi estratti dallo Statuto e dal Codice Etico del PD a beneficio dei simpatizzanti, iscritti e soprattutto di quei dirigenti come Giorgio Lombardi che sembrano non aver letto di recente i documenti fondanti del nostro partito.
Tutti gli elettori e le elettrici del Partito Democratico hanno il dovere di sostenere lealmente i suoi candidati alle cariche istituzionali ai vari livelli.
Gli iscritti e le iscritte al Partito Democratico hanno inoltre il dovere di rispettare lo Statuto, le cui violazioni possono dare luogo alle sanzioni previste.
Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione. (Statuto – Articoli 2 e 18)
Le donne e gli uomini del Partito Democratico considerano il pluralismo una ricchezza e scelgono il confronto democratico come metodo per ricercare sintesi condivise.
Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a condurre il confronto con “volontà d’intesa”, ricercando cioè una reale interlocuzione. Si impegnano ad adottare e rispettare percorsi decisionali partecipati, trasparenti, motivati, rispettosi del pluralismo di posizioni politiche e culturali esistenti; favorire l’informazione ed il coinvolgimento degli aderenti e dei sostenitori nella vita del Partito, evitando che le scelte organizzative producano forme di cristallizzazione interne ed esclusioni, discriminazioni o condizionamenti, e garantendo che gli orientamenti politico-culturali contribuiscano ad una libera dialettica interna al Partito;
(Codice etico – Articoli 2 e 4)
Inoltre all’ultima assemblea territoriale (di cui Lombardi fa parte) è stato approvato un documento con una sola astensione (non la sua) che stabiliva alcuni chiari principi di comportamento sullo svolgimento delle primarie e sull’impegno a rispettarne l’esito, qualuque fosse (leggi)
Le mie considerazioni su quanto apparso oggi sugli organi di stampa locali.
- Il riferimento alle elezioni del 2004 a Santa Sofia è fuori luogo: allora si trattava di coalizioni tra partiti che ora non esistono più e Lombardi ha aderito al PD che ha regole nuove e diverse e in quanto dirigente avrebbe il dovere di rispettarle e promuoverle. Se non si riconosce in queste regole dovrebbe fare una riflessione personale sul suo ruolo all’interno del Partito invece che screditarle sulla stampa, perchè al contrario di Lombardi ci sono migliaia di persone a Forlì che in quello Statuto ci credono e in base a quei principi stanno lavorando in modo attivo e costruttivo da oltre un anno, seppure con posizioni e opinioni diverse.
- Lo Statuto prevede e regolamenta le primarie anche nel caso di Sindaco al primo mandato con criteri che mirano a tutelare comunque la continuità delle amministrazioni uscenti (la percentuale di firme all’interno dell’assemblea comunale passa dal 10% al 30%). A Forlì le primarie si sono svolte in modo corretto, non sono state verbalizzate contestazioni e sono state pubblicamente ufficializzate dai Segretari Comunale, Territoriale e Regionale.
- L’affermazione di Lombardi “L’elettore PD se non trova chiarezza sui candidati non va a votare” è ancora una volta un’offesa a tutti i cittadini forlivesi che il 14 dicembre hanno avuto democraticamente la possibilità di scegliere tra due candidati dello stesso partito; oltre 8.000 cittadini hanno liberamente deciso di fare questa scelta, altri hanno altrettanto liberamente scelto di non fare alcuna scelta. Agli elettori del PD la scelta è stata offerta chiaramente e in modo trasparente e la risposta è che Balzani sarà il candidato a Sindaco per Forlì.
Sinceramente mi sarei aspettata una presa di posizione più decisa da parte di Alessandro Castagnoli rispetto a questa vicenda (secondo quanto riportato da romagnaoggi “E’ un’ipotesi che non viene smentita dal segretario territoriale”) che rischia di deligittimare e contraddire le sue stesse affermazioni pubbliche nel corso della conferenza stampa del 19 dicembre u.s.
Maria Teresa Vaccari
Componente della Direzione Comunale PD di Forlì
Trovo molto grave che un componente della direzione territoriale del PD, non un semplice iscritto , faccia affermazioni come quelle di Giorgio Lombardi. Attendo perciò che chi ha in prima persona la responsabilità politica di questo partito, come il segretario Castagnoli, chiarisca al più presto che affermazioni e atteggiamenti come questi sono inaccettabili dal punto di vista statutario ed etico per un dirigente del PD. D’altra parte in una recente conferenza stampa Castagnoli stesso e la segretaria dell’Unione Comunale PD Elisa Massa, hanno sancito la regolarità del voto delle primarie ed affermato che Roberto Balzani è il candidato di tutto il PD, perciò questo è il momento di ribadirlo.
Dopo aver tentato di delegittimare il voto delle primarie per il sindaco di Forlì in vari modi, oggi il presidente della Fiera si inceppa nuovamente sui numeri. Sostiene che hanno votato a Cesena solo mille persone in meno rispetto a Forlì, mentre a Forlì sono i votanti sono quasi il doppio : infatti quelli di Cesena sono stati 4640 ( il 51% di quelli del 14 ottobre 2007) mentre un risultato quasi doppio si è registrato a Forlì con oltre 8000 partecipanti al voto di dicembre 2008 ( rispetto agli oltre 11.000 delle primarie 2007).
Questo per chiarire la portata anche numerica della partecipazione alle primarie forlivesi, che sono state primarie vere. Nonostante questo , la presidente del consiglio comunale di Cesena, data per perdente fin dall’inizio, ha invece riscosso oltre il 25% dei consenti, questo a riprova che le persone vogliono contare, quando è data loro possibilità di farlo. Perciò dal punto di vista del successo numerico le caratteristiche di significatività ci sono tutte. Lombardi continua stancamente a parlare di inquinamento del voto, ma è evidente che la preoccupazione del centro destra di riuscire a trovare un candidato credibile ora che il competitor è Balzani, la dice lunga sulla “soddisfazione” della destra per questo risultato, che è il più pericoloso per loro, in quanto Balzani conosciuto ed apprezzato come studioso e non come politico, può attrarre anche un elettorato d’opinione che in altre occasioni può non avere votato il centrosinistra e questo è un vantaggio, non uno svantaggio.
Ma torniamo a Lombardi, mi chiedo a quale logica perversa può rispondere l’idea di organizzare una lista alternativa a quella di Balzani, che tanto interesse e riscontro ha suscitato anche fuori dagli iscritti del PD. Ed a chi si rivolgerebbe questa lista e con quale candidato ? Questa forse è la domanda più interessante. Dato che Lombardi non può essere il candidato, a chi sta tirando la volata ed in vista di che cosa ?
Se sono solo illazioni giornalistiche, è opportuno che vengano smentite al più presto pubblicamente dall’interessato, se non lo sono è bene che il coniglio sia tirato fuori dal cilindro e si faccia quello che lo Statuto del PD prevede in questi casi. Compreso quello di affermare che chi ha comportamenti simili si pone fuori dal PD. Oggi è il momento dell’unità e del lavoro comune sul programma per vincere le amministrative al primo turno, non quello di ingenerare sospetti d illazioni che impediscono di ricostruire il clima giusto per lavorare insieme. Mi auguro che il nuovo anno porterà a tutti la capacità di vedere le cose nella giusta prospettiva, nell’interesse della città e del PD.
Maria Maltoni, componente assemblea e direzione territ. PD
A Giorgio Lombardi vorrei domandare alcune cose …
a)Con quale passivo chiude il bilancio 2008 la Fiera di Forlì?
b)Qual’è il business plan per il 2009?
c)Come concilia gli emolumenti che percepisce con il deficit di bilancio della Fiera?
Attenzione, reagiamo con calma e senza sbavature alla indubbia minaccia-provocazione di chi fa balenare la possibilità di una lista civica alternativa, sia chiaro, in primo luogo al PD e poi a Balzani.
Una martellata che qualcuno vuole darsi proprio in quel posto, preso dalla disperazione non per ragioni ideali ma in quanto teme una prospettiva che fa paventare due scenari: la messa al bando degli “interessi costituiti” di vario genere, e per ora mi fermo qui; la fine dell’ufficio di collocamento gestito a fini di casta, quella che ha infettato la politica locale e non solo.
Il primo problema è quello della risposta a rispetto dello statuto del partito e della credibilità dei suoi massimi dirigenti:
a) Fuori dal PD, subito, gli iscritti che dichiarano l’intenzione scissionistica, chiara o tartufesca essa sia, e a prescindere dalla motivazione.
b) Interventi immediati, forti e non reticenti, dei segretari del partito, a livello comunale, territoriale e regionale.
c) Presa di posizione del Sindaco Nadia Masini, dato che il promotore dell’iniziativa anti PD e contro Roberto Balzani pare essere, al momento, persona di fiducia nominata al vertice di una società pubblica.
Comunque niente reazioni nervose, sappiamo cosa vuole chi si muove in questo modo: non farà molta strada, rimarrà isolato e a Forlì non conterà più niente.
Essenziale è andare avanti con l’elaborazione del programma, che deve contenere le innovazioni proposte da Roberto e le scelte di continuità nei settori che dal 1970 hanno qualificato l’amministrazione comunale.
Altrettanto importante è aprire, successivamente, un confronto politico e programmatico con tutte le forze politiche, di centro e di sinistra, per verificare la possibilità di alleanze su presupposti chiaramente riformatori.
Ulteriormente qualificante è predisporre la lista dei candidati al Comune e alla Provincia dando spazio al necessario rinnovamento, per idee ed età dei soggetti, ma senza emarginare persone valide e sperimentate, giovani come visione politica pur se nate prima di altre.
Chiarendo che questo criterio varrà anche per la scelta degli assessori e le nomine in enti e aziende partecipate,nel secondo caso con gli opportuni percorsi indicati dal codice etico.
Questa è la risposta, lucida e ferma, a chi usa l’arma del ricatto, a quanti vorrebbero costruire anzitempo gli organigrammi (visto che quelli messi a punto nelle segrete stanze sono saltati con l’esito delle primarie) spingendosi fino alla candidatura per le elezioni regionali.
Ma adesso vi lascio perchè devo fare il nonno, di nuovo auguri per un 2009 ricco di soddisfazioni. Giorgio
Carissimi, io credo che la consapevolezza e la pacatezza dei risultati ottenuti e delle nostre azioni, siano le armi migliori contro coloro che abbaiano solo per essere notati.
Per questo, condivido molto gli interventi di Giorgio, di Maria e di Teresa, e credo che, se dobbiamo cominciare a lavorare perchè c’è molto da fare, occorra andare avanti senza troppi coinvolgimenti emotivo-nervosi e lavorare, lavorare, lavorare!
Auguro a tutti Buon Anno!
Un anno migliore di quello passato!
Ma impegnamoci a renderlo tale, senza paure; consapevoli costruttori della Forlì di domani, che ha bisogno dell’aiuto di tutti noi uniti!
Luca Medri
Non condivido la preoccupazione dei tanti amici per la possibile presentazione di una lista ,chiamiamola alternativa,oltre a quella del Partito, alle prossime Elezioni Amm.ve del 6,7 giugno.Credo che gran parte di queste “boutade”,che si leggono sui giornali,,facciano parte di quel periodo di” smaltimento fisiologico ” delle tossine che ha fatto seguito alle Primarie.Il Partito ha appena iniziato il tesseramento e si sta accingendo a preparare al meglio le prossime Elezioni Amm.ve.I nostri elettori chiedono soprattutto UNITA’,CHIAREZZA,PARTECIPAZIONE(sulla necessità di cambiamento e di rinnovamento si sono già espressi il 14 dicembre).Non si dovrebbe parlare d’altro,tanto meno di sciocchezze. Il Partito è serio e maturo,nonostante qualcuno non sia ancora ben consapevole di questo.Non perdiamo tempo a discutere di “liste illegittime”,di questo eventualmente si occuperà il comitato di garanzia.Cerchiamo invece di ricercare la massima unità e condivisione nel Partito attraverso il coinvolgimento di tutti coloro che credono in questo.
Paolo Ragazzini,Segretario del Circolo P.D. di Ca’Ossi.
Premesso che non credo che le uscite “politicamente suicide” di Giorgio Lombardi siano farina solo del suo sacco e che gli organi del partito dovrebbero dichiarare ad alta voce che Balzani è il candidato, punto e basta (e da questo punto di vista l’assenza di un intervento definitivo di Alessandro Castagnoli è per ora incomprensibile e attendo con curiosità di conoscerne le motivazioni), vorrei ricordare che la tendenza suicida è la principale caratteristica della sinistra di questi ultimi anni. Antonio Padellaro a commento della sconfitta alle ultime politiche ha scritto sull’Unità del 19 aprile 2008: “Il calvario a cui è stato sottoposto il Professore dai suoi alleati veri e presunti, giorno dopo giorno, resta un capolavoro di autolesionismo e stupidità politica.” Parole sante. Ma siccome la mamma degli stupidi è sempre incinta, eccone una nuova infornata contro un altro professore. Tutto quello che oggi a cuor leggero viene detto contro Balzani, senza preoccuparsi minimamente che sia confortato da fatti, servirà unicamente ad indebolire il candidato del PD alle elezioni di giugno. Elezioni che saranno difficili e si svolgeranno in una situazione internazionale e nazionale di grande preoccupazione per tutte le famiglie. Oggi la città deve sapere che c’è già un candidato sindaco, che ha tutto il partito dalla sua parte, che ha la forza, la cultura e la serenità per costruire le necessarie alleanze e dare un futuro a Forlì. Dall’altra parte un candidato ancora non c’è. Faccio notare che, prima delle primarie, molti erano i galletti nel pollaio della destra (fatemi passare questo popolare paragone) che davano per scontata la vittoria della Masini e che volevano volentieri tentar la sorte di batterla. Oggi sono spariti tutti! Sentono che sarà dura. Dobbiamo solo crederci anche noi tutti insieme: per la destra sarà dura! Massimo Tesei, cittadino
Ho letto alcuni commenti inseriti dal Sig.Lombardi su Romagnaoggi.it, mi sembra che si stia avventurando sulla strada della crociata. Io sono 3/4 giorni che sono molto turbato da questa vicenda, parlandone con amici abbiamo concluso che quella della lista alternativa sià una mossa dissennata, che si sgonfiera da sola. Mi aspetto che così avvenga, anche perchè in caso contrario saremmo proprio giunti al punto delle spaccature necessarie ed insanabili. Ma sono certo che tutto rientrerà, io da firmatario dell’appello Under 40 Pro Masini, ora ho un unico candidato Roberto Balzani, non mi interessa fare una dissezione dei partecipanti alle primarie, mi interessa vincere al primo turno a giugno di questo 2009.
Saluti
Massimo Zoli
Gentili tutti, a me l’idea della lista civica non dispiace per niente.
Cerco di spiegarlo.
Intanto è corretto dire che la valutazione sulle primarie della Direzione Nazionale è stata a dir poco fredda. Si vadano a vedere gli interventi e si vadano a vedere la votazioni ( consiglio i siti di Sofri, Scalfarotto e Adinolfi, tanto per vedere la cose da un’angolazione meno politica).
Per quello che riguarda Forlì, se si fa un’analisi del voto e della partecipazione, soprattutto chi è stato a contatto con i cittadini credo possa confermarlo, si nota un atteggiamento degli stessi molto tiepido per quanto riguarda l’occupazione degli enti da parte del partito.
Qualcuno ha in questo senso coniato il termine di “poltronismo”, per significare la scientifica occupazione di taluni (spesso gli stessi) nei vari enti parastatali. Qualcuno lo rivendica come merito politico.
Altri vedono in questo un male del tutto nostrano, che nasconde ed umilia meritocrazia e specificità professionali.
Se invece di ombreggiare il partito si apprestasse ad un congresso sapremmo anche su questa materia cosa ne pensa la maggioranza di noi.
Detto questo se qualche dirigente ha in mente di fondare una lista civica, e riesce nell’intento di raggruppare un consistente numero di “poltronisti”, la cosa può portare ad un reale rinnovamento nella proposta politica della lista che si presenterà con il simbolo del Pd, che altrimenti rischia pericolosamente di incarnare un cambiamento effimero e non reale.
Come ci ricorda il Sig. Lombardi, l’elettore del Pd se non si è chiari non vota. In questo senso se dietro la novità del Prof. Balzani si dovessero annidare i soliti noti, e le solite logiche, l’elettore potrebbe anche non votare.
E’ altrettanto vero che chi volesse portare avanti questa scelta davvero rischierebbe il tutto per tutto, perchè un brutto risultato lo porterebbe di certo alla nullità politica.
Molti saluti.
Rispondo a thomas casadei:
Io ho le prove per dire che due consiglieri del Pdl sono andati a votare alle nostre primarie, quindi queste non sono menzogne ma fatti. Informiamoci meglio prima di dire cose non vere.Io proprio perchè ho il cuore a sinistra, e non al centro, non accetto che gente di destra venga a votare alle nostre primarie. Io sono abituato a considerare i più vecchi di partito come una fonte essenziale di conoscenza per la vita stessa del PD, delegittimarli sarebbe solo un atto suicida. Dal discorso che tu hai fatto, un’ anziano anche se capace deve andarsene per far posto a un giovane inesperto. Io voglio esperienza insieme ai giovani, non un nuovo e basta. Le idee nuove della politica le può portare anche un 60 enne, non c’è bisogno che abbia vent’ anni. Comunque a me non semnra di aver detto niente di sbagliato che costringa Sauro Sedioli a prendere le distanze da quanto detto. Io ho solo detto che lo ammiro tantissimo, come ammiro anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino o Marisa Raciti. Anche loro dovrebbero mandare una smentita? La libertà di parola è un tabu per alcuni? Io ho una mia visione delle cose. Ti ho in qualche modo offeso? Ti voglio scrivere un’ articolo della Costituzione:
Art. 21
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione
Finchè questo rimane un blog pubblico qui si può scrivere il prorpio pensiero, senza chiedere a nessuno di dissociarsi dal mio pensiero. Io voglio portare avanti una mia visione di un corretto partito, e tu porti avanti una tua. Io ho a cuore il PD, e non porto avanti altri fini. (Questa è una smentita pubblica).
Ulteriore presisazione: io NON HO DELEGITTMATO l’elezione di Roberto Balzani. Con questi regolamenti ha REGOLARMENTE vinto lui. Ho solo fatto presente che il voto, IN GENERALE, è stato inquinato da gente che non la pensa come il pd, e su questo si dovrebbe ragionare a livello Nazionale. Se si chiamano primarie di partito, le persone che si riconoscono nel partito devono votare, non gli aderenti alla destra. Questa non è trasformazione ma autodistruzione. Guardiamo un attimo a come è ridotto il nostro partito… (a tutti i livelli, soprattutto Nazionale) Io spero che le europee diano un risultato superiore al 32% per il PD, sennò a livello di Segreteria Nazionale di dovrebbe aprire una profonda riflessione…
Leggere le opinioni di personaggi quali “little vulture” che cita la costituzione per rivendicare il proprio diritto di dire ciò che vuole, ma non ha neppure la dignità di firmarsi col suo nome e cognome, fa parte di quella pazienza di cui la vocazione democratica è fortunatamente molto dotata.
Ma figuriamoci se può avere qualche influenza sull’esito delle primarie il fatto che lui, cioè nessuno, si propone come testimone di un possibile “voto di interesse” da parte di consiglieri del centro-destra. Sembra la storia di Ulisse e Polifemo. In questo caso il nostro amico dice: dovete credermi, sono nessuno.
Ciò detto, gli chiedo se sa anche per chi hanno votato i due presunti inquinatori. Gli chiedo se sa che abbia votato anche qualche elettore della sinistra radicale o qualche assessore non del PD e per chi. Gli chiedo anche se sa per chi hanno votato tutti gli altri elettori. Gli chiedo se sarà in grado di dirci anche quanti elettori di destra o di sinistra avranno votato Balzani alle amministrative.
Glielo chiedo perchè, se così fosse, allora sì ci sarebbe da preoccuparsi.
Anzi, mi scuso, non gli chiedo niente.
Non posso pretendere risposte da “nessuno”.
Con molta pazienza accetto che non esista.
Carlo Giunchi
Due considerazioni veloci:
credo che Riccardo dica una cosa giusta, una lista con i soliti volti noti risolverebbe molti problemi alla radice , anche se penso che ci si debba guardare molto di più dai trasformisti dell’ultima ora che,con abili sterzate di timone, millantano condivisioni di programma e tentano in maniera goffa e un pò patetica di attaccarsi al carro del vincitore.
Al signor nessuno, invece credo che sia giusto spiegare che il nostro partito si è ridotto così non tanto per chi da un pò di tempo a questa parte sta cercando il modo di cambiare le cose, ma per colpa di coloro che hanno sempre guardato ai propri interessi e hanno anteposto il loro bene personale a quello del partito. Comunque, caro Ulisse, credo che se il tuo cuore pulsa a sinistra veramente, non dovrebbe sanguinare per due signori della Pdl che sono andati a votare per le primarie, ma e soprattutto per i tanti signori di sinistra che, delusi dall’attuale amministrazione non sarebbero proprio andati a votare alle prossime amministrative!! Impariamo a riconoscere i nostri errori e cerchiamo di evitarli ogni tanto invece di piangere sempre dopo….gianluca monti
Caro Carlo Giunchi, io ho detto che il voto era inquinato, non che era inquinato a favore di Balzani o la Masini. Non so in quanti abbiano votato per Roberto o per Nadia. Sottolineami il passaggio nel mio intervento in cui dico che hanno votato per Balzani, e ritiro il mio intervento Rileggiti bene tutto il mio intervento. Basiamoci sui fatti prima di muovere critiche. Io non sono nessuno, sono una persona, un elettore democratico di cui il partito ha bisogno per vincere.Inoltre anche se ho un mio nick, questo non pregiudica la mia libertà di opinione, o mi sbaglio? Per Giancluca monti, io non ho assolutamente infangato due di destra, e neppure coloro che sono andati a votare Balzani, ho solo detto che nelle primarie del PD deve andare a votare il PD. Mi sembra una cosa ovvia, ma in questo mondo niente lo è… Io continuo a sperare che Roberto Balzani cerchi di incontrare i sostenitori di Nadia Masini e le loro idee programmatiche, perchè fino ad ora non l’ha ancora fatto, al contrario di quanto aveva detto. Non è che l’unità la deve dare solo 1 parte del partito….. Comunque sia, se alle elezioni europee il PD perdesse molto consenso, vuol dire che il modo in cui il partito è “cambiato” non è piaciuto agli elettori. Voglio farti un paragone: Se in una macchina il tuo motore funziona benissimo lo vai a cambiare? Se nel partito c’è qualcosa che funziona è da eliminare? Meglio Rinnovare che mettere solo nuovi (non parlo di Balzani)
Chi sarebbe tanto stupido da affermare
“Io ho le prove per dire che due consiglieri del Pdl sono andati a votare alle nostre primarie”
rischiando una querela da parte degli interessati qualora non fosse vero? A tal proposito chiedo a little vulture di fare nome e cognome degli interessati e di specificare le “prove” in suo possesso.
Inoltre visto che tutto questo sarà sicuramente una montatura lo invito a leggersi questo documento approvato dall’Assemblea Territoriale di Forlì del 15 Ottobre 2008 intitolato
LE PRIMARIE PER FARE PARTECIPARE I CITTADINI
E VINCERE LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE
http://www.pdforli.it/binary_files/allegati/2008_1015_odg_Ass.terr._73081.pdf
sicuramente potrà giovarsene
cordialmente
Informo i lettori di questo blog che nel corso della direzione comunale del 22/12 con la partecipazione della consulta dei segretari di circolo, la segretaria Elisa Massa ha riportato la richiesta di Roberto Balzani di incontrarsi con direzione e segretari entro la fine dell’anno.
Eravamo però in prossimità delle feste natalizie e non tutti erano disponbili.
Essendo inoltre già programmata l’Assemblea Comunale per il prossimo 8 gennaio, si è concordato di rinviare l’incontro in quella occasione.
La convocazione dell’Assemblea è già pervenuta via mail e via posta con il seguente odg:
- valutazione primarie del 14/12/2008
- avvio fase programmatica e impegni politici futuri
Si sta quindi seguendo la regolare prassi passando attraverso gli organi preposti dell’Unione Comunale e assicurando la più ampia partecipazione possibile, festività natalizie permettendo.
Maria Teresa Vaccari
Componente della Direzione Comunale
Credo sia inutile continuare a lamentarsi dell’anonimato di qualcuno. Se il blog lo consente uno scrive come vuole, altrimenti lo si vieti. Prendere a pretesto l’anonimato per non considerare le opinioni di chi scrive è da bambini.
Al Sig. Little Volture vorrei far presente che questa storia dell’inquinamento del voto è ridicola (non in sè ma per come la raffigurate). Se anche il sindaco avesse preso il 60% dei voti sarebbe stata una sconfitta politica ed è strano che non consideriate questo elemento (che la Masini, nella signorilità dei suoi atteggiamenti post primarie credo abbia ben compreso).
Le lamentele che continuate a fare poi, riguardano più il comportamento dei presidenti dei seggi (rei di non aver ostacolato la votazione di alcuni), pertanto fatele a loro ed al comitato di garanzia (che comunque credo si sia già espresso).
Che senso hanno rivolte ai sostenitori di Balzani?
Per quanto riguarda la valutazione che alle primarie devono andare i tesserati, sarà argomento di congresso visto che la direzione si è espressa in modo critico nei confronti delle stesse. In quella sede ognuno dirà la sua (vedremo anche cosa intendono fare i nostri dirigenti in tema di ritorno alle preferenze).
Una domanda la faccio io a te, così magari mi spieghi cos’è in questo partito che funziona benissimo, visto che a me sembra non funzioni quasi niente.
Molti saluti.
PRIMARIE VERE, PRIMARIE SEMPRE
Prometto che, per quanto mi riguarda, questa è l’ultima volta che intervengo su questo blog sul tema delle primarie e su chi ha diritto di parteciparvi.
Le primarie sono state lo strumento di fondazione del Partito Democratico poco più di un anno fa.
Hanno partecipato oltre tre milioni di persone e allora nessuno si è scandalizzato che questo numero fosse di molto superiore alla somma degli iscritti dei partiti che sono confluiti nel PD, nessuno ha chiesto la verifica della provenienza politica dei votanti, tutti hanno salutato questa straordinaria partecipazione come un segnale assolutamente positivo.
Per mesi lo Statuto è stato discusso dai costituenti e sappiamo bene che c’erano due posizioni: quella più “conservatrice” (passatemi il termine per semplificare) che avrebbe voluto un partito di soli iscritti, molto simile alle organizzazioni politiche pre-esistenti, e quella che voleva il cosidetto partito “liquido”.
Alla fine si è giunti alla mediazione di avere due tipologie di aderenti: gli iscritti e gli elettori, con diritti e doveri diversi e definiti e ad entrambi viene data la possibilità di votare alle primarie.
Questo è lo stato dell’arte e tornare a mettere quotidiamente in discussione questi principi a meno di un anno dall’approvazione, senza avere avuto neanche il tempo di sperimentare sul campo pregi e difetti di uno strumento assolutamente nuovo per la politica italiana, mi sembra un inutile stillicidio che non fa bene a nessuno (ma questo sembra essere uno sport molto diffuso, anche a livello dei nostri organismi locali, dove c’è sempre qualcuno che la volta successiva cerca di rimettere in discussione le decisioni prese la volta precedente).
Così come non condivido affatto la lettura che ha dato D’Alema qualche settimana fa (intervista del 24/12 su L’Unità) della cosidetta “questione morale” del PD a Napoli e Pescara come se fosse la conseguenza di un partito debole perchè basato sulle primarie. I fatti di Napoli (dove Bassolino e Iervolino sono al comando da anni nonostante risultati come minino discutibili) e di Pescara (dove già il fatto che il Sindaco del Comune capoluogo di Regione sia anche Segretario Regionale del PD mi risulta essere un’anomalia) non sono certo imputabili alle primarie.
Tutto ciò mi sembra solo molto strumentale a tirar acqua al proprio mulino che sappiamo essere alquanto distante da quello di Veltroni.
Quante primarie sono state fatte fino adesso? Cinque o sei? E dove si sono volute evitare (vedi Roma) non necessariamente hanno avuto esiti favorevoli. E dove ci sono state, quasi sempre i risultati hanno rispettato i pronostici. E dove, come a Forlì, l’esito è stato diverso da quanto in molti, anche veterani della politica ma forse poco attenti alle sensazioni della cittadinanza, si aspettavano, invece che chiedersi perchè un Sindaco al primo mandato non è stato riconfermato, qualcuno grida al complotto e chiede l’immediata revisione delle regole (atteggiamento un po’ troppo berlusconiano per i miei gusti).
Una delle principali colpe della nostra classe dirigente, politica, economica ed amministrativa, nazionale e locale, è, a mio avviso, lo scollamento dalla realtà.
La consuetudine con il potere porta inesorabilmente all’autoreferenzialità e alla difficoltà a raccordarsi con la vita e i problemi quotidiani dei semplici cittadini e mette invece in una pericolosa posizione di commistione tra il potere economico e quello politico.
Per decenni si gioca un’interminabile partita a dama, dove le stesse pedine girano sullo scacchiere, passando da una casella all’altra, cambiando il titolo ma raramente il nome.
E la gente comune, compresi i militanti di partito, non sempre apprezza la continuità e la stabilità definita da regole non sempre condivise e trasparenti.
Come è possibile tutto ciò? Evitando che chi ha compiti di responsabilità sia mai chiamato a rendere conto del proprio operato secondo procedure predefinite e periodiche .
Troppo spesso dobbiamo amaramente constatare che chi ha responsabilità sulle vite di tante persone, che si tratti di un’azienda o di un’amministrazione, non paga mai per gli eventuali errori che commette, anzi troppo spesso viene lautamente pagato per andare a far danni da un’altra parte dove continuano a pagarlo profumatamente. E troppo spesso chi ne subisce le concrete e reali conseguenze sono i dipendenti o i cittadini, che devono pagare con i propri stipendi, il licenziamento o l’aumento di tariffe gli errori (o i reati) commessi da altri. Tanto per fare nomi che conosciamo tutti, su scala nazionale: Alitalia, Trenitalia, Poste, Parmalat, Cirio, Comune di Catania, ecc.
E’ per limitare questi danni, per interrompere questi pericolosi automatismi che sono favorevole ad un sistema elettorale maggioritario e uninominale, alle preferenze in quello proporzionale, all’elezione diretta di Sindaco, Presidente della Provincia e della Regione, alle primarie per la scelta dei suddetti.
Particolarmente necessarie sono le primarie per i candidati delle elezioni amministrative che non devono solo rappresentare un’idea politica, ma anche governare un’intera comunità, che comprende anche persone che non li hanno votati. Per questo nella scelta dei candidati vanno attentamente considerate non solo le appartenenze, le conoscenze e le competenze, ma anche la qualità umane, perchè un buon amministrtatore deve avere capacità di ascolto oltre che decisionali. Per lo stesso motivo le primarie non devono essere prerogativa dei solo iscritti, ma devono garantire la più ampia partecipazione.
In conclusione, penso che in una società matura e consapevole come dovrebbe essere quella italiana degli anni duemila ognuno dovrebbe avere la forza e il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, il diritto di essere premiato quando lavora bene e il dovere di fare un passo indietro quando sbaglia o non raggiunge gli obiettivi prefissati, anche se è in buona fede.
Anche perchè non esiste un uomo (o una donna) per tutte le stagioni: una persona può essere capace ed esperta in un certo campo, ma del tutto inadatta ad assumere altri ruoli e quindi non è detto che un bravo politico sia necessariamente e automaticamente anche un buon amministratore.