La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Tecnologia, Formazione, Partecipazione, Integrazione

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Vorrei dare un piccolo contributo di idee sull’importante tema della partecipazione dei cittadini alla vita politica, sociale e culturale di Forlì, ma vorrei anche toccare la componente tecnologica oramai necessaria per favorire questa partecipazione (le opportunità fornite dalla tecnologie attuali, così semplici per i nostri figli adolescenti, ma così lontane dal mondo del palazzo, incapace spesso di “usarle” in modo costruttivo e democratico).
Il mio intento è di suggerire al candidato sindaco Roberto Balzani, o al candidato del PD alle prossime elezioni amministrative Comunali, una filiera di azioni semplici, ma a mio avviso straordinariamente efficaci, per superare il “gap” culturale che ancora persiste ed ostacola il processo di partecipazione.


Credo che l’obiettivo della partecipazione della popolazione alla vita sociale, politica e culturale non sia disgiunto da quello della Informazione e della Formazione; ritengo anzi che sia fondamentale per una amministrazione pubblica come il Comune educare alla partecipazione e all’uso degli strumenti per esercitarla.
Oggi nell’era di internet e della “larga banda”, con una popolazione altamente scolarizzata e con una presenza universitaria molto significativa non sembra comprensibile come sia così scarsamente usata “la rete” da parte delle pubbliche amministrazioni per proporre le occasioni della partecipazione. Il gap è certamente culturale, non per carenza di strumenti tecnologici (nel senso che questi ci sono o si possono comunque attivare facilmente e a costi tutto sommato accettabili). Certo ci sono vetrine internet degli enti pubblici (Comune, Provincia, ecc) ma sono vetrine dove non vi sono ambienti di confronto (seppur virtuale) sui temi caldi che toccano la vita cittadina: le problematiche ambientali, il modello di raccolta dei rifiuti, il traffico, ecc. , nulla che permetta ai cittadini di dire la loro sui problemi e di provare a costruire (dal basso) una filiera di relazioni per giungere a veri momenti di ascolto “non solo formale”. Forse è questa la causa di una disaffezione ai problemi: il fatto che si parla poco e comunque - vedi caso raccolta differenziata porta a porta a Forlì - anche se si parla, si ha l’impressione che le scelte siano già state prese comunque si dibatta.
Questa disaffezione da parte dei cittadini alla partecipazione democratica anche con strumenti di “democrazia elettronica” appare chiaramente nelle statistiche delle frequentazioni nei blog di interesse politico locale. Io credo che a Forlì non si siano ancora dispiegate al meglio le energie positive della comunicazione e della partecipazione democratica per la costruzione dei processi innovativi di coinvolgimento attivo (fondamentale anche per favorire la valutazione dei risultati di tali processi).
Certo rispetto ad un anno fa la presenza a Forlì del blog www.latuastagione.it e poi il blog www.forliperbalzani.it ha portato ad un primo importante salto di qualità . Almeno si è dimostrato che “si può fare!”.
Ritengo comunque che grandi passi in avanti siano necessari e proprio il Comune debba svolgere un ruolo di guida culturale, organizzativa e di stimolo sul fronte dell’utilizzo degli strumenti di DEMOCRAZIA ELETTRONICA PARTECIPATIVA (portali tematici, rete civica cittadina, FORUM, BLOG, NEWSLETTER, SONDAGGI).
Questi ambienti - oramai noti alle giovani generazioni -sono fondamentali per allargare la base della cittadinanza coinvolta, ma soprattutto per dare ai giovani, già abituati a muoversi in complessi ambienti interattivi, ambienti virtuali di gioco, ecc, forme oramai “naturali” per partecipare attivamente (senza necessità di incontri estenuanti) anche alla vita politica di una comunità.
In questi anni attorno a noi, a Bologna, a Modena, a Ravenna e altre città sono sorte e si sono radicate forme di “reti civiche” più o meno attraenti, luoghi di INFORMAZIONE e di interazione tra le persone; in alcuni casi anche ambienti innovativi di discussione, partecipazione e di interazione costruttiva con le istituzioni (la rete Bolognese IPERBOLE è stata la prima in Italia).
Noi a Forlì, partendo dalle esperienze vicine, chiaramente anche con un approccio critico, dobbiamo rapidamente realizzare un modello di partecipazione nuova, originale ed efficace.
L’obiettivo è organizzare una rete diffusa di comunicazione tra le persone, in cui le informazioni/contenuti siano fruibili da un pubblico vasto di cittadini. Lo sforzo deve essere fatto per organizzare le informazioni, catalogarle, aggiornarle facilmente. Occorre creare i momenti di partecipazione alla costruzione dei processi decisionali usando luoghi di dibattito virtuali, FORUM tematici, accesso a gruppi di interesse sui temi importanti per la città, restare in ascolto (sulla rete, ma anche su altri canali comunicativi) delle istanze, stimolare il dibattito.
Occorre inoltre che le informazioni e gli spazi di comunicazione/interazione siano disponibili in ogni momento (anche quando ci si muove in autobus, o si prende il sole al parco urbano) e quindi si dovranno incentivate tutte le iniziative che portino alla copertura del territorio con tecnologia “radio”, il cosiddetto WiFi, coprendo ad ombrello piazze cittadine, scuole, parco urbano, aeroporto, ecc, connettendole insieme in una grande rete digitale ove sia possibile accedere a informazioni, accedere a corsi di formazione on-line, giocare in rete, ecc.
Ma probabilmente questo non basterà per dispiegare appieno questo importante modello di partecipazione democratica e di condivisione delle informazioni; occorrerà certamente investire in modelli di formazione per la cittadinanza, giovani e anziani.
L’acculturazione all’uso degli strumenti della partecipazione deve essere svolta principalmente nella scuola (fin dalle elementari), non solo per i ragazzi, ma anche e soprattutto per i genitori dei ragazzi. In questo, la presenza dell’università con studenti molto preparati sulle frontiere della tecnologia e nello specifico nella tecnologia della comunicazione, può essere determinante e certamente va vissuta come una grande opportunità.
INTERNET POINT FORMATIVO : Le biblioteche Comunali devono diventare luoghi di FORMAZIONE permanente per tutti, Italiani ed extracomunitari. Proprio la popolazione extracomunitaria in particolare potrà trovare in biblioteca il luogo adatto per la formazione (in particolare utilizzando l’approccio formativo a distanza : E-LEARNING) sulla lingua Italiana, sulla nostra storia, usi e costumi, sulla ns. cultura, ma anche formazione più mirata alla salute nel posto di lavoro (626), ecc, ma anche punto di supporto per giovani. Questi strumenti formativi, - che non necessitano della presenza del formatore - per gli stranieri extracomunitari e non, potrebbero essere introdotti per facilitare anche il raggiungimento di un livello minimo, ma necessario, di conoscenza e per accompagnare/e certificare il percorso di crescita e per la conquista dei modelli di cittadinanza (una specie di patente a punti del cittadino).
La Biblioteca Comunale diventa così luogo di formazione continua e anche luogo di socializzazione e di contaminazione tra le culture; fondamentale per l’integrazione tra le diverse culture e per una garanzia di maggiore sicurezza per tutti.
In questo umus nuovo appare più rassicurante pensare ad un futuro di partecipazione democratica estesa a tutti, anche per i nuovi cittadini Forlivesi.

Sandro Mazzotti

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20 Commenti a "Tecnologia, Formazione, Partecipazione, Integrazione"

  1. Massimo Zoli 8 dicembre 2008 11:40

    Il tema oltre ad essere fondamentale per la città è al quanto interessante. Per ora condivido appieno questo documento e mi riprometto quanto prima di contribuire con un approfondimento. Vi sono già forze in campo che permetterebbero facilemente di realizzare la metà di questi interventi, chiaramente serve una cambio di mentalità nell’amministrazione. Io stesso tempi addietro con alcuni miei collaboratori e con un partner affidabile avevamo proposto una copertura wireless con Hotspot sparsi in città per poter interagire con chiunque frequentasse gli autobus forlivesi, riscuotendo decisamente poco entusiasmo. Forse i tempi che ci aspettano a breve non consentiranno di poter fare grandi investimenti in questi strumenti di socializzazione e informazione, a favore di servizi più tangibili sulla vità dei cittadini. Si dovranno probabilmente trovare, come si sta facendo a Bologna con Iperbole, strade di auto finanziamento in modo che gli strumenti che verranno creati siano economicamente autosufficienti.

    Saluti
    Massimo Zoli

  2. angelo mini 8 dicembre 2008 20:18

    alcune riQuando oltre un migliaio di forlivesi sottoscrivono una candidatura alternativa a quella del forte sindaco in carica; quando decine di manifestazioni si svolgono all’insegna dell’entusiasmo per le posizioni di Roberto Balzani; quando l’interesse per la sua entrata nella scena politica coinvolge gli ambienti più disparati; quando un gran numero di attivisti si spende nel modo più disinteressato per il successo delle primarie del PD, quando tutto questo succede significa che a Forlì è avvenuto qualcosa di nuovo.
    Qualcosa destinato a tracciare un segno profondo e fecondo nella vita del partito democratico, oltre le primarie e persino oltre il loro risultato quantitativo. Vinca la Masini, il 14 dicembre, o vinca Balzani, cioè, le energie suscitate dalla contesa per le primarie non potranno essere costrette a rientrare nell’alveo di sempre.
    Tutto il PD dovrebbe convincersi che il movimento di queste settimane fa bene al PD prima ancora che ai candidati, e che le primarie vanno assunte come metodo permanente se si vuole realizzare lo spirito originario del partito nuovo.
    Certo, le primarie non bastano da sole a connotare un modello di partito, ma costituiscono comunque un bel passo avanti per contrastare fenomeni di leaderismo anche piccolo, di verticismo di gruppi ristretti, per reagire al furto delle preferenze.
    Certo le primarie non costituiscono un metodo agevole e privo di rischi; ma se è così affrontiamole senza ipocrisie e senza confondere causa ed effetti.
    Che senso ha -per esempio- vedere come una svalutazione dell’esperienza amministrativa fin qui svolta la presentazione di un concorrente di età, formazione e mentalità differente rispetto al sindaco in carica? A questa stregua le primarie non si fanno mai, o non si fanno se non “pilotate”: ma allora bisogna spiegare non quale sindaco, bensì quale partito si vuole. Se è il partito del “con me o contro di me”, o il partito del confronto aperto; se è il partito dove dirigenti talvolta privi di reali investiture che pretendono di fare e disfare, oppure il partito che include le voci plurali; se il partito che chiama “rompiscatole” chi ha promosso le primarie, o il partito intelligente che capisce quale ricchezza gli viene portata in dote. In ogni caso, ribadisco, le primarie le abbiamo promosse non contro il sindaco, cui va tutto il nostro rispetto, ma a favore del PD.
    Che senso ha –ancora- attribuire alle primarie la “colpa” di provocare divisioni nel partito?
    Come se in questo partito, nato dalla confluenza di correnti così diverse e proprio per questo –secondo me- così attraente, l’unità fosse un “ a priori”, un elemento infuso alla nascita da chissà quale entità superiore.
    Al contrario, come sta dimostrando tutta la vicenda della costruzione del PD, l’unità del partito è una conquista permanente, un obiettivo da realizzare giorno dopo giorno provando e riprovando politiche e metodi e dirigenti nuovi.
    Se non fosse così, cosa potrebbe spingere verso il PD vecchi militanti di partiti che si sono esauriti nella tristezza e nella delusione? E cosa potrebbe muovere dei giovani che non hanno avuto il tempo di veder prevalere altro che una politica impotente, cialtrona e priva di ideali?
    Probabilmente, c’è nel PD chi non concepisce altre esperienze che non siano il prolungamento di quelle già fatte, e perciò sta nel PD –talvolta in posizione di dirigente- con tutta l’intenzione di fare come prima.
    Credo invece che sia vitale scrollarsi di dosso quelle pratiche che ci hanno portato ad una sconfitta epocale e non hanno fermato la deriva degenerativa della democrazia italiana. Voler fare “come prima”, lungi dal fornire certezze, ci esporrebbe a inevitabili disastri, forse rimandati un pò nel tempo, ma sempre disastri.
    angelo mini
    circolo s.Lorenzo forlì

    flessioni sulla campagna per le primarie

  3. sara.samori 9 dicembre 2008 02:11

    UN INTELLETTUALE ALLA CASA BIANCA…

    Concordo pienamente con Sandro Mazzotti: Venezia ad esempio sarà la prima città al mondo a dotare i suoi cittadini di una id e di una password per navigare gratuitamente in internet, seppur tentativi in questa direzione si siano fatti già a partire dal 2005 ed in altre realtà nazionali (Roma, Torino, Bologna etc).

    E’ un ottimo documento quello di Sandro, che sono certa Roberto Balzani farà proprio in caso di un’eventuale elezione a Sindaco di Forli.

    La rete senza fili fornirebbe un grosso aiuto ai tanti giovani, soprattutto universitari, che utilizzano internet frequentemente, e che sono una risorsa per la città ancora non sufficientemente valorizzata a mio parere.

    Sarebbe anche un’ottima forma di socializzazione, di partecipazione e informazione per la città tutta come dice Massimo Zoli che permetterebbe ai cittadini un più rapido accesso e certo, una migliore informazione e una visione meno stereotipata della realtà locale e nazionale.

    D’accordo su tutto anche con Angelo Mini: le primarie non sono responsabili di supposte divisioni di partito, come ad alcuni piace sostenere strumentalmente, ma un’occasione di democraticità vera e partecipazione che hanno avuto il principale merito di riavvicinare alla politica, come dice Mini, giovani e persone “stanchi di fronte ad una politica impotente, cialtrona e priva di ideali”.

    Semmai le Primarie hanno il merito di scongiurare i metodi classici, come dice Mini, del voler fare “come prima”, “che lungi dal fornire certezze, ci esporrebbe a inevitabili disastri, forse rimandati un pò nel tempo, ma sempre disastri”.

    Sono pienamente d’accordo con te, Angelo!!

    Concludo postandovi un breve articoletto che mi è capitato sotto gli occhi questo pomeriggio e che inevitabilmente per me, che a questi temi sono particolarmente sensibile, riguarda direttamente le relazioni internazionali, l’America, ma anche la “questione morale” e il profilo culturale e umano di persone accumunate sotto certi aspetti da incredibili congiunture storiche e personali.

    Chi lo dice che chi non ha esperienza amministrativa non sia adeguato a fare il sindaco e che non abbia alle spalle una squadra competente a farlo? chi lo dice che chi parla di ideali sia solo un “sognatore”? chi dice che sogniamo?? Si, noi non dormiamo…SOGNIAMO!!!
    baci
    Sara Samori

    UN INTELLETTUALE ALLA CASA BIANCA

    Adesso che la sua squadra di governo è pronta, adesso cioè che non abbiamo più timori che il sogno si rivelasse solo come un sogno, si può finalmente dire, con un pò di cautela: Barack Obama è un intellettuale.

    È una verità che è stata nascosta da tante altre che erano più visibili, o che erano ritenute più importanti; c’erano troppi eventi storici più suggestivi e potenti, e poiché le questioni in ballo erano altre, c’è stata una dimenticanza, una distrazione, che non avrebbe potuto essere consapevole.

    Quindi, nessuno si è accorto che stava mandando alla Casa Bianca un intellettuale.

    Se non l’avete ancora fatto, vi consiglio di leggere l’autobiografia di Barack Obama, “I sogni di mio padre” (ed. Nutrimenti). Racconta i primi trent’anni della sua vita, le speranze e i traguardi raggiunti dal figlio di
    un uomo che veniva dal Kenya; è la storia di un essere umano prima che cominci la carriera politica.

    Ed è la storia di un intellettuale, appunto.

    Adesso che sta per entrare lì dentro, alla Casa Bianca, finalmente si può anche sbandierarlo. Perché se fosse stata questa la caratteristica, Obama forse non avrebbe vinto. È stato eletto per un progetto politico
    affascinante e per tutti i simboli che rappresentava.

    Ma adesso che è il presidente degli Stati Uniti, si può definire un intellettuale serio,combattivo, preparato; ed è esattamente questo il motivo per cui milioni e
    milioni di esseri umani sulla terra possono avere la legittima speranza che riesca davvero a cambiare il corso delle cose.

    Marco Travaglio

    FORZA ROBERTO!!!e, forza Forlì!: APRITI!!!

  4. n.d.r. 9 dicembre 2008 12:04

    La rete wireless è una delle proposte al centro del libro verde degli Under40 per Masini.

    Lo trovate su http://www.nadiamasini.it

  5. Thomas Casadei 9 dicembre 2008 13:04

    L’iniziativa del Libro verde è molto interessante e potrebbe essere di grande utilità, anche dopo il 14 ottobre. Ma occorre la volontà politica per attuare certi indirizzi.
    Peccato davvero che essa non rappresenti il quadro di idee programmatiche della candidata Nadia Masini - non potrebbe essere così per varie ragioni - ma solo una serie di “consigli” (peraltro molto ben strutturati).
    I consigli possono accettarsi ma anche non accettarsi.

    Non è certamente casuale - cito il caso più eclatante - che poi Nadia Masini nei suoi interventi sul tema dell’ambiente e dei rifiuti definisca la proposta della raccolta differenziata porta porta “velleitaria”.
    E’ coerente con le sue posizioni di questi anni - condivise da una parte dei DS prima e ora da una parte del Pd - posizioni sul tema che definirei piuttosto conservatrici. Non hai mai supportato la sperimentazione che è stata attuata a Forlimpopoli, che ha dato risultati eccezionali, e non ha mai preso sul serio le proposte avanzate da più parti, anche in Consiglio comunale, che andava in questa direzione.

    Ciò dimostra che su alcune questioni c’è ancora molta strada da fare. Sul piano generale i consigli, a mio avviso, sono sempre positivi.
    Occorre poi tradurli in politiche pubbliche in concreto.

    Peccato davvero che nel contesto del Comitato Masini ci sia un programma (e delle linee dettate da chi decide veramente o pretende di farlo) e una serie di consigli dei cosiddetti under 40 coordinati da Luciano Minghini. Gli under 40 (peraltro nella lunga lista pubblicata quasi tutti sono dalla trentina in su) non sono più “giovincelli” - Luciano mi passerà l’espressione - che devono limitarsi a dare consigli o attendere che qualcuno dia loro la parola.
    I “giovani”, che devono maturare sul piano politico e sperimentare, sono quelli intorno ai vent’anni. Quelli dai 25 ai 35 - come è noto nei paesi più avanzati e nelle statistiche in tema di rendimento nelle organizzazioni collettive (economia, università, sistema pubblico) - sono quelli che possono esprimere al meglio le loro capacità e competenze. Che nel nostro territorio si sia ancora costretti, intorno ai 40 anni, a limitarsi a dare consigli la dice lunga sulla strada che c’è ancora da percorrere e su come, specie da parte di qualche attempato dirigente che pretende di dare la linea e di sponsorizzare i vincitori, le resistenze al cambiamento siano forti. E’ un tema chiave della circolazione dei gruppi dirigenti nelle organizzazioni collettive.

    Queste primarie, la candidatura di Roberto Balzani e il senso del suo lavoro, nonchè il bel lavoro sul libro verde fatto dai cosiddetti “under 40″ - che se intervengono qui possono liberamente e serenamente firmarsi - danno speranza a che il cambiamento vero ristabilisca alcuni sani principi, anche da un punto di vista generazionale.
    E’ tempo che chi ha buone idee possa liberamente esprimerle nei luoghi decisionali del partito e dell’amministrazione.
    E’ tempo che siano spazzate via le logiche di chi dice “noi siamo coloro che decidono” (magari in stanze riservate e ad invito, come è stato per alcuni decisivi frangenti all’interno del nascente pd forlivese: es. scelta delle candidature, composizione degli organismi, ecc.) e che sceglie chi cooptare o meno.
    Il tempo della democrazia non consente rendite di posizione, non consente l’adagio “sempre è andata così e sempre così deve andare”, quasi che il diritto per natura di piccoli gruppi di intoccabili fosse compatibile con un partito aperto, plurale, effettivamente democratico.

    Avanti con il cambiamento di qualità, ovunque esso si manifesti e nelle molteplici forme in cui si sforza di emergere.

    Thomas Casadei
    (componente eletto Assemblea e Direzione territoriale Pd Forlì)

  6. Thomas Casadei 9 dicembre 2008 13:06

    chiedo scusa per il lapsus: 14 DICEMBRE.

  7. Collini Stefania 9 dicembre 2008 16:19

    La forza delle primarie

    Nell’attuale discussione sulle primarie del PD trovo inutile e sterile la ricerca di chi abbia capelli più o meno incanutiti, di chi abbia o meno specifici interessi a giocare. Non sono degni di nota i supposti retroscena e le toccate calunniose sparse a demonizzare (specie il candidato Balzani), episodi che ricadono stancamente e negativamente su chi li produce e li mette in circolo. Parto da valutazioni a monte, ragiono sul partito nuovo, sulla necessità e improrogabilità della scelta a suo tempo fatta da due partiti (DS e Margherita) di annullarsi – e le ragioni erano profonde - per aprire finestre a nuova aria, portare nuova linfa e nuova voglia di rendersi parte attiva nella politica nazionale e anche locale. Questo è il punto decisivo: finalmente essere e non apparire, un vero partito dei cittadini, fatto sì da organismi dirigenti e di iscritti, ma con la voglia, anzi l’obbligo, di ascoltare e far contare anche “l’ultimo” degli iscritti e pure “il più sconosciuto” fra i cittadini elettori. Un partito a rete e non di vertici chiusi nelle loro stanze.
    Quando qualcuno parla di “contorni” che non piacciono dovrebbe fare maggior attenzione: deve sapere che la cosa si ripropone di qua e di là, a seconda dei punti di vista, e che i democratici seri e veri sono ovunque, e che tutti i cittadini, iscritti o non iscritti possono scegliere, la democrazia è tutta qui, nella scelta del candidato. Una cosa inusuale e insolita, che non deve spaventare, ma renderci più forti. Perché poi dovremo lavorare insieme per il futuro della città e per vincere le prossime elezioni. Questo solo conta.
    In questi giorni in città, ho visto i manifesti del PD con la foto di Obama e una grande scritta: “il mondo cambia”. Anche il PD ha prodotto un cambiamento attraverso il suo statuto, quasi una rivoluzione rispetto alla logora prassi dei rituali della politica di un tempo, assegnando a tutti i cittadini che si riconoscono nello spirito del partito, la facoltà di scegliere.
    Grandissima è quindi questa opportunità e io ho scelto di scegliere fuori da schemi consolidati e protetti: ho scelto di stare al fianco di Roberto Balzani, nella massima trasparenza.
    Appoggio Roberto Balzani in questo progetto “pedagogico”, come lui spesso ama definirlo, perché tutto non deve essere scritto prima, perché le sane competizioni mettono in gioco risorse inaspettate, perché grazie all’impegno anche di tanti nuovi volontari il panorama politico locale si è animato in misura inaspettata, mettendo in evidenza un patrimonio umano di competenze che senza la fucina delle primarie, quelle vere, sarebbe rimasto ancora una volta in ombra.
    Le buone qualità della nostra gente, giovane o vecchia non importa, sono esaltate da questo percorso: una nuova voglia di partecipazione, una chiamata all’appello dell’esercizio democratico di idee e contributi, che si svolge all’interno del PD e lo arricchirà di argomenti forti per la tornata elettorale del 2009.
    La novità delle primarie evoca paure e porta chi è ancora legato a rigidi schematismi a dire “quelli dell’altra parte”: non esiste “l’altra parte”, siamo la stessa parte. Siamo il PD, lo facciamo tutti insieme e credo sia questo il PD che noi tutti dobbiamo avere a cuore.
    Credo nella proposta di Balzani: radicale rinnovamento nei metodi, limite dei due mandati, non duplicazione e trasmigrazione nei ruoli e negli incarichi, rigore e merito nella scelta per le nomine di Enti e Istituzioni partecipate, disboscamento ulteriore, rispetto a quanto già fatto in misura limitata, di ogni fonte di spesa “in più” e conversione della destinazione a servizi al cittadino. Vorrei contribuire, dopo 40 anni di impegno politico di base e in organismi di volontariato e associativi, con una dialettica limpida e non sotterranea, a far vincere il centro-sinistra alle prossime elezioni amministrative, con un progetto arricchito dall’ascolto, praticando nei fatti questo nuovo corso della politica.
    Per questo ho scelto di sostenere Balzani alle primarie del PD, un iscritto al Partito Democratico, il convinto fautore e promotore di questa ventata democratica di cui sentivamo in tanti necessità profonda: una ventata democratica che Forlì indubbiamente merita.

    Stefania Collini-Componente Direzione Comunale PD Consigliere e capogruppo PD Circosc. 5

  8. Andrea canali 9 dicembre 2008 19:08

    Caro Thomas, ti volevo solo informare che anche io ho partecipato alla stesura del documento degli under 40, e ho 18 anni, molti meno di quelli che hai te….. la prossima volta evitate di dire cche nel documento degli Under 40 ci sono solo persone dai 30 ai 40 anni, perchè non è assolutamente vero, tra di loro ci sono persone molto giovani. Una riflessione: Nel libro verde c’è anche una parte dedicata a tante proposte ATTUABILI per le politiche giovanili che io, insieme ad altri 2 ragazzi giovani, abbiamo creato. Come mai Balzani dei giovani non ha ancora detto niente? Mi sembra che di noi giovani se ne stia fregando un pò troppo. Al giovane importa di piu’ cosa farai per lui nei prossimi 5 anni, non tanto un rinnovamento teorico. Comunque volevo farti notare che i giovani per Nadia hanno scritto un documento di 29 pagine, invece i giovani per Balzani hanno solamente scritto un comunicato. Non servono a niente i comunicati, servono invece persone giovani con tante idee che abbiano voglia di rinnovare la città. Dalla vostra parte questo è mancato

    X Sara: Il Wireless lo abbiamo già scritto noi nel libro verde, insieme ad altre proposte interessantissime. Non vorrei dover leggere che le vostre eventuali proposte sui giovani siano completamente, o in parte, uguali alle nostre. Dimostrate di avere piu’ iniziative e idee e meno parole. (Non sto dicendo di togliere la rete wireless ovviamente)

  9. sara.samori 10 dicembre 2008 04:24

    “(…) il non riconoscimento dell’individualità, il mancato ascolto, sono fenomeni ancora più pronunciati in politica (…) i giovani, nel loro tentativo di rispondere, debbono sentirsi come il solitario salmone che tenta di risalire la corrente ma la vede sbarrata da una diga.

    Le parole che ci sommergono parlano troppo spesso una lingua estranea al mondo dei giovani. E la lingua della politica è troppo spesso l’insincerità che noi abbiamo finito per accettare forse con troppa leggerezza ma che per i giovani è particolarmente offensiva (…)

    A prescindere dalle divergenze che ci separano e della profondità del loro dissenso, è vitale, per noi come per loro, che i giovani sentano che il cambiamento è possibile, che verranno ascoltati, che la crudeltà, le follie e le ingiustizie del mondo cederanno il passo, seppur a malincuore, al sudore e ai sacrifici che sono pronti a gettare sul piatto della bilancia. Se non riusciamo a dare ai giovani la sensazione che cambiare le cose è possibile, non potremmo che incolpare noi stessi della delusione che fatalmente seguirà (…)”

    Filadelfia, 24 febbraio 1967

    “Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono “Perché”? io sogno le cose come non sono mai state e dico “perché no”?

    Robert F.Kennedy

    Carissimi tutti,

    davvero non posso credere che l’”altra metà del cielo” del Pd locale si ponga a volte con toni cosi perentori e non trovi modalità relazionali migliori che quelli di porsi come antagonisti in questo partito che è unico e indivisibile e in cui ognuno di noi si trova e si riconosce anche con proposte, programmi e candidati diversi.

    caro Andrea, intanto permettimi di esprimerti sinceramente la mia riconoscenza e stima chè hai avuto il coraggio e la responsabilità di firmarti con nome e cognome. Sei molto giovane, ma hai dimostrato sinceramente di avere sensibilità individuale e civile e ti esprimo la mia stima sincera.

    Detto questo, non posso che dissentire da te quando dici certe cose.

    Intanto, esprimi tutta la tua impulsiva gioventù (ben venga ci mancherebbe) quando dici che “il wireless lo abbiamo già scritto noi nel libro verde insieme ad altre proposte interessantissime”.

    Caro: bene venga! Ci mancherebbe! E’ un positivo aspetto di condivisione delle vostre e nostre idee: vorrà dire che in ogni caso il wireless si farà. Bene, che motivo c’è di arrabbiarsi per questo?

    Ricorda: le idee non sono monopolio di un gruppo di persone, ma possono esserlo anche di tante altre. Non posso credere che ti possa dare fastidio, come pare emergere dai tuoi toni, che anche noi “giovani balzaniani” condividiamo alcuni aspetti programmatici in comune. Ripeto: è un arricchimento e un aspetto più che positivo di cui mi felicito molto. La mia è un’idea condivisa da molti altri del gruppo di Roberto che ho espresso serenamente. In più posso solo aggiungere la perplessità sul perché non si è pensato di farlo prima nei 5 anni di amministrazione masini.

    Sulla questione giovani.

    caro Andrea, anche qui ti inviterei a riflettere più serenamente su quello che dici e che, ripeto, imputo però principalmente alla tua giovane età. Intanto, la giovanile NON è spaccata tra masiniani e balzaniani, anche chè la giovanile, di cui credo (penso) anche tu faccia parte, si è espressa neutrale nei confronti delle primarie a sindaco di Forli. Quindi, la scelta di sostenere un candidato piuttosto che un altro, è demandata ad una scelta individuale che non implica in nessun modo che la giovanile sia spaccata, né che esista una giovanile masiniana e balzaniana.

    La giovanile è unica e indivisibile, come il partito, perché solo in questo può risiedere la sua forza e ricchezza e speranza di successo nel vero confronto elettorale delle amministrative della primavera prossima contro il centro destra forlivese. Ciò significa che quando tu che aderisci al programma della masini lo fai a titolo personale di Andrea Canali; io che sostengo la candidatura di Roberto lo faccio a titolo personale di Sara Samorì. Questo era solo per chiarire la questione a tutti coloro che non fanno parte della giovanile.

    Sul resto, immagino, da quello che dici, che non hai seguito i vari incontri che Roberto ha avuto con i giovani del territorio tutto con l’intento di ascoltare le loro problematiche e le loro esigenze. Credo che questa sia stata una modalità vincente e la sua parola chiave è l’”ascolto”. Ascolto chè le soluzioni ai problemi dei giovani non possono e non devono più essere calate dall’”alto”, né rappresentare meri “specchi per le allodole” in preconfezionate campagne elettorali. E questo fammelo dire da persona che ha visto un po’ più cose di te (sono un po’ più vecchia, ma questo non è un vanto capiscimi bene), e ha sempre valutato la situazione politica nazionale e locale con gli occhi obiettivi di una normalissima giovane cittadina e non di una militante di partito.
    (…)

  10. sara.samori 10 dicembre 2008 04:25

    Comunque, se ti può interessare sapere quali sono le proposte dei giovani che sostengono Balzani, ti lascio questo link per informazione generale:
    http://www.forliperbalzani.it/wp-content/uploads/2008/12/idee_programmatiche.pdf
    troverai le proposte programmatiche di Balzani che sono anche quelle dei suoi giovani sostenitori e che noi insieme a lui e agli altri nostri amici abbiamo pensato insieme. Perché sai, la cosa bella di Roberto, è il suo saper coinvolgere e fare partecipare, per cui non esiste più un “noi” (grandi) e un “loro” (giovani) chè le nostre linee non vengono dettate “da chi decide veramente o pretende di farlo”, ma le abbiamo fatte insieme: giovani e meno giovani. E pensa, le nostre idee hanno collimato perfettamente con le loro. Anzi, siamo stati stimolati e coinvolti a fare insieme il programma di Roberto.

    Ma mi pare che anche voi, con gli “under 40” abbiate fatto una cosa simile, anche se, chiedo venia, ma condivido l’opinione che la categoria “giovane” siano davvero “giovani” tra i 14 e 30 anni, come peraltro lo stesso statuto giovanile postula: i giovani democratici vanno fino ai 30 anni massimo. E questo mi pare più che ragionevole: io stessa, che ho 29 anni mi sento, per esperienza di vita, ahimè, non più assimilabile a giovani davvero di 18 anni come te Andrea. Insomma, il futuro è vostro: giovani che possono e devono sperimentare e maturare a livello politico ed esistenziale.

    Ti lascio anche questo link in cui potrai trovare tutte le iniziative, concerti, interviste e incontri fatti in questo mese dai giovani con Roberto e tante altre iniziative: http://www.forliperbalzani.it/le-foto/
    Le interviste che troverai ad esempio, sono state fatte tutti dai suoi giovani sostenitori in giro per la città. Faccio notare che le domande non sono state poste strumentalmente a favore di uno o dell’altro candidato, ma si sono ascoltate le persone in quelle che sono le loro idee per la città, quello che vorrebbero, come potrebbe funzionare meglio, e che il Pd tutto potrebbe fare per loro. In ultimo, ma non da ultimo, è stato chiesto quale novità rappresentasse per loro il valore che uno strumento come le primarie offre e i riscontri, sono stati incredibilmente positivi!

    Ti linko anche una recente lettera di sostegno di un 25enne forlivese ora in Spagna per esperienze di volontariato (lavorative) (che ahimè, oggigiorno, pare coincidano oltremisura). Questo per darti il calibro della passione che una persona come Roberto può trasmettere ai giovani tutti. Ecco qua: http://www.forliperbalzani.it/le-foto/

    In ultimo, ma non per ultimo, ti linko anche l’”appello generazionale” di suoi giovani sostenitori dentro e fuori il partito, apparso già agli inizi di Ottobre, che concerne strettamente la celebre “questione morale” che pare l’aspetto che più di tutti dovrebbe riguardare oggigiorno un partito che si proclama (e si chiama) riformatore, innovatore e “democratico”. Per noi è di fondamentale importanza! Ecco qua: http://www.forliperbalzani.it/2008/10/31/appello-dei-giovani-sotto-i-30-anni-a-sostegno-della-candidatura-di-roberto-balzani/

    Ad idee programmatiche più precise, stiamo lavorando alacremente insieme ai nostri amici del gruppo di Roberto. Tra queste (che sono quelle che Roberto va dicendo poi da parecchio tempo): più spazi per giovani, locali tutti loro dove possano usufruire di vari servizi (da internet alla tv), e che possano rappresentare spazi vitali di elaborazione di idee che colmino in parte lo scollamento che esiste tra giovani forlivesi e giovani universitari; iniziative, feste, dibattiti che rendano viva la città per i suoi giovani e i suoi cittadini; punti informativi più adeguati per i giovani e per gli studenti universitari che forniscano loro informazioni più organizzate e precise per ciò che concerne i loro percorsi universitari e lavorativi etc. A dare “corpo” a queste e tante altre idee stiamo lavorando insieme, e lo vorremmo fare anche dopo aver ascoltato una volta di più quelle che sono le problematiche e le idee dei nostri giovani coetanei tutti, che meglio e a buon titolo possono esprimersi sulle loro esigenze.

    Ma questo, ti ricordo, lo faremo tutti insieme! Perché la giovanile del Pd ha espresso la volontà di riunirsi compatta a sostenere il candidato sindaco vincitore alle primarie.
    (…)

  11. sara.samori 10 dicembre 2008 04:27

    Dopo di che, quello che posti in questo modo è profondamente ingiusto e lo riporto per tutti qui di seguito: (Andrea Canali): “Come mai Balzani dei giovani non ha ancora detto niente? Mi sembra che di noi giovani se ne stia fregando un pò troppo. Al giovane importa di piu’ cosa farai per lui nei prossimi 5 anni, non tanto un rinnovamento teorico. Comunque volevo farti notare che i giovani per Nadia hanno scritto un documento di 29 pagine, invece i giovani per Balzani hanno solamente scritto un comunicato. Non servono a niente i comunicati, servono invece persone giovani con tante idee che abbiano voglia di rinnovare la città. Dalla vostra parte questo è mancato”
    Su queste parole, ingiuste e assolutamente false, lascio agli altri giudicare. A coloro cioè che hanno seguito attentamente i passi e le parole di Roberto in questi mesi.
    Ai giovani che lo sostengono, che si meritano pari dignità a quello che noi riserviamo a te e a tutti i giovani sostenitori della masini.
    A ragazzi/e che hanno passato mesi a discutere e fornire idee concrete al programma di Roberto;
    ai ragazzi/e che hanno condiviso con lui l’entusiasmo di un progetto completamente nuovo e che certo non si sono limitati ad un comunicato stampa (informati prima, accipicchiolo..); ai ragazzi/e che proprio NON credendo alle parole di un rinnovamento teorico e demagogico costruito ad hoc per le tornate elettorali, hanno aderito al rinnovamento reale che una persona come Roberto può portare alla sua città tutta, nelle proposte concrete, nella volontà politica di farlo, nella sensibilità all’ascolto e alla partecipazione dei suoi cittadini; ai ragazzi/e che sono giovani tra i 18 ai 30 anni che hanno tante e brillanti idee e che sono giovani competenti (alcuni laureati e dottorandi) che vogliono contribuire a potenziare l’università a Forli come sua risorsa principale e come città in cui divertirsi, informarsi, lavorare e vivere; ai tutti i ragazzi/e a cui tutto questo non è mancato; a tutti i ragazzi/e che per portare avanti le loro idee si sono passati tanti pomeriggi in piazza, nei parchi (a prendere freddo a volte) a fare volantinaggio (prendendosi più volte qualche cattiva parolina per responsabilità non loro, ma di un partito che a livello locale ha deluso profondamente), a fare interviste, a parlare con la gente; a i ragazzi/e che hanno tagliato fogli, etichettato, imbustato, e discusso più volte con Roberto delle loro proposte; a tutti quei ragazzi/e delusi dalle scelte autoreferenziali e verticistiche di un partito che ha dimostrato più volte, da gennaio a questa parte, di non curarsi di loro e che lo stesso, hanno avuto la forza morale, prima che fisica, di tornare a crederci ancora una volta…
    Sono stata tante volte con loro, ma io per prima dico GRAZIE, GRAZIE 10.000 volte a loro!
    Giovani che non si vergognano di “sognare” ancora in un cambiamento, in una politica seria, ma costruita intorno alle persone e restituita cosi all’esercizio primo al quale è stata creata e chiamata: la democrazia (demos (popolo) cratos( potere)).
    Giovani che hanno ancora la forza e il coraggio di ribellarsi e stupirsi, in una società ubriaca in cui non ci si stupisce più di niente (nemmeno di una tratta di cuccioli. N.d.r. di oggi), delle cose che non vanno e che devono cambiare.

    A questa giovane generazione di “ribelli”, portatori sani di un ricambio generazionale e di proposte concrete, per i quali la politica si può e si deve fare per le persone (e non per i propri portafogli)e per la loro voglia di sentirsi ancora protagonisti ascoltati nella loro città.

    P.s.: Andrea, caro…avevamo capito che non volevi togliere la wireless…non siamo ancora cosi bacucchi! E torna a “ sognare” ti prego, cosi come i bambini devono tornare a giocare (e non a fare mille mestieri e sport)…
    chè è negli ideali, prima ancora delle proposte che da questi si costruiranno, che nasce la nuova politica e il vero cambiamento…

    Un caro saluto
    Sara Samorì

    Componente assemblea comunale Pd e Giovane democratica

  12. gianluca 10 dicembre 2008 10:57

    Ho apprezzato con sincera stima le parole di Andrea. Condivido non i contenuti sui quali Sara, puntualissima come sempre, ha gia risposto per tutti, ma l’entusiasmo, la voglia di sognare e di contare qualcosa. Non vorrei mai, come purtroppo è avvenuto negli ultimi anni, che questi ragazzi rimanessero delusi da una politica sempre più lontana e cinica. Non vorrei mai che ci si servisse dei sogni dei nostri ragazzi solo come semplice mezzo per riaffermare il potere nelle solite stanze, chiudendo in un cassetto del mai tutti i buoni propositi. E’ già stato così altre volte!
    Invito questi ragazzi a non farsi calpestare dalla burocrazia, dall’autorità, dalla supponenza di certi gruppi dirigenziali che con la loro cecità politica hanno perso totalmente il contatto con la società civile.
    In chiusura una nota sulla serata di ieri alla Fiera con Balzani:
    non c’erano ministri, sottocode, prime file precostituite, interventi ingessati, non c’era un palco e una platea lontana e distaccata, c’erano emozione , passione, coraggio, c’erano partecipazione attiva, occhi lucidi ed entusiasmo. Non capita spesso agli incontri poltici!! Ho provato invidia per chi domenica potrà cambiare la storia, ho provato rabbia e compassione per chi si lamenterà solo dopo per le promesse non mantenute, per le fiducie mal riposte.
    Chiedo a tutti di riflettere sull’occasione imperdibile.
    Il movimento che si è messo in moto non si può e non si deve più fermare…coraggio!! gianluca monti

  13. Massimo Zoli 10 dicembre 2008 14:08

    Sinceramente credo che si diano per scontate troppe cose, da una parte come dall’altra. Non credo che di qua ci si lamenterà delle promesse non mantenute, non penso che di la si possa cambiare la storia. Sinceramente non vedo loro che sia il 15 dicembre e che si ricominci a discutere tutti insieme del programma, quello vero da presentare ai nostri cittadini. Poi speriamo di poter fare quanto prima un congresso come si deve e finalmente di darci organi rappresentativi frutto di una seria discussione interna.
    Un saluto a tutti e buon lavoro per questo sprint finale a tutti quelli coinvolti direttamente nelle primarie.
    Io farò lo scrutatore e sono proprio curioso di aprire le urne.

    Massimo Zoli

  14. gianluca monti 10 dicembre 2008 16:13

    ognuno ha le proprie opinioni! Di scontato c’è solo il malcontento della gente (oggettivo) e l’approccio sostanzialmente diverso al modo di fare politica (pure questo oggettivo). Tutto il resto è giustamente opinabile e di certo mi auguro anche io di poter ritornare a discutere TUTTI insieme su un programma spendibile. Un sincero augurio ai due contendenti e buon lavoro anche a tutti coloro che si adopereranno, come Massimo, alla buona riuscita della giornata elettorale. gianluca monti

  15. giancarlo romanini 10 dicembre 2008 16:30

    Sara, Andrea, benedetti ragazzi, non litigate.
    Le idee programmatiche si assomigliano perché vengono da esponenti dello stesso partito o con sensibilità per lo meno affini.
    Ed anche perché i problemi di Forlì sono ben evidenti, e le soluzioni non possono che essere le stesse (dai verdi a vivaforlì tutti possono dire di averlo detto prima, pure io!).
    Scadimento ambientale, mobilità problematica, ciclabilità oppressa, espansione edilizia scriteriata, centro storico indecoroso, ecc.
    Io credo che la responsabilità non sia solo e interamente della giunta Masini, ma del sistema che da venti anni produce amministratori di basso livello, che sono garanti di una rete di potere, con tutte le sue ramificazioni grandi e piccole, le sue clientele, che relegano il bene comune alle varie ed eventuali.
    Mi colpisce lo stupore rancoroso dei militanti ex-ds di fronte al reato di lesa maestà nei confronti del PARTITO (che, per quanto doloroso possa essere, fatevene una ragione, non c’è più), la fiera difesa di una scelta che, guardatevi attorno, con gli occhi ben aperti, si è rivelata SBAGLIATA.
    Come ho sentito dire da qualcuno in questi giorni: può capitare di sbagliare, anzi è molto più probabile che azzeccarla.
    Io avrei preferito se, per rispetto allo spirito del pd, e dei molteplici segni di insofferenza verso il suo quinquennio, Masini avesse rinunciato a presentarsi.
    E che ci volesse Balzani per respirare un po’ d’aria di partito democratico.
    Anzi ce ne sarebbero dovuti essere di più, e magari ci sono, e la ricandidatura, oltre che il riflesso condizionato della disciplina di partito, gli hanno tarpato le ali.
    Sarà per la prossima volta, o per quella dopo ancora.
    Quando si hanno diciotto anni si può aspettare, e magari formare un gruppo under cinquanta, poi sessanta e settanta, per starci dentro sempre, comunque.

  16. Andrea Canali 10 dicembre 2008 17:05

    Per evitare di creare casini o disagi, non scriverò più in questo blog fino al 14 dicembre. arrivederci a tutti e felici primarie

    Mi scuso se le mie frasi sono sembrate molto dure. Lo stress di questi giorni mi rende nervoso. Scusate ancora

  17. Thomas Casadei 11 dicembre 2008 02:45

    da romagna oggi

    http://www.romagnaoggi.it/forli/2008/12/10/110354/

    Nadia Masini ha lanciato un auspicio per ciò che avverà dal giorno successivo al voto delle primarie del 14 dicembre: “Spero che da quel giorno il Partito democratico possa contare sulla più ampia unità e sulla massima forza di cui può disporre per affrontare la vera sfida delle amministrative 2009. Le primarie serviranno come strumento per esaltare la diversità come elemento di arricchimento, con l’obiettivo comune di lavorare per il bene della nostra città”.

    ho sinceramente apprezzato queste considerazioni di Nadia Masini: segno concreto del riconoscimento del valore delle primarie e della loro grande utilità in vista delle elezioni del Comune capoluogo.

    —————————————————–
    Postilla

    Un invito molto caloroso ad Andrea per ragionare insieme -a breve- delle nostre comuni idee, nella differenza di generazioni ma anche nella comunità di intenti.

  18. Sara Samorì 11 dicembre 2008 19:02

    carissimi…

    Giancarlo, noooo, ma non stiamo bisticciando!!….

    ,)

    ognuno ha espresso più o meno serenamente la sua opinione e le sue “soluzioni” e va benissimo così.

    Andrea: scrivi quando e quanto vuoi: mi pari certo un ragazzo in gamba, difendi ed esprimi sempre le tue opinioni, anche quelle “stressate”, ci mancherebbe!

    Gianluca: eri anche tu là??…beh allora, se domenica passa il “cambiamento”, mi sa proprio dovranno “invidiare” anche te….,)…bello quello che dici cmq

    Massimo: è proprio chè non si sono date per scontate “certe cose” che si è creduto, si crede, di poter cambiare non l’andamento della storia (saremmo troppo ottimisti), ma almeno a mettere “il piede nella porta” nella stanca e viziata politica locale, e a risvegliare un grande senso di partecipazione nella nostra cara Forli. E questo è già accaduto: questo è già “cambiamento”, già “storia”…

    Mancano i programmi seri? Ma le idee e le parole di una (tante) persone non sono atti “seri”? Non credo siano aspetti trascurabili al giorno d’oggi: gli ultimi avvenimenti nel mondo ci dimostrano il contrario..

    In ogni caso penso proprio avrai presto la soddisfazione di vedere anche un programma preciso e dettagliato (a cui il gruppo di Roberto sta lavorando da un paio di mesi). Un po’ di pazienza: appena sapremo il prossimo candidato sindaco…

    buon lavoro a tutti!!
    ciao
    Sara Samorì

  19. Thomas Casadei 21 giugno 2010 01:15

    Il web per democrazia e libertà

    di Marco Giovannelli

    Ogni epoca ha le sue parole. Chiare, dirette, magiche, a volte misteriose. Descrivono la vita ed evocano emozioni. Alcune sono universali, altre sembrano sbucare dal nulla. Nel nostro secolo una di queste è banda larga. Una parola che richiede un aggettivo, ma che potremmo usarla anche come fosse un tutt’uno. Di banda larga si parla sempre più spesso. Non ha a che fare solo con la tecnologia, anche se è direttamente legata allo sviluppo di Internet e serve per garantire una migliore e più efficace connessione alla Rete.

    Questi anni sono straordinari e faticosi al tempo stesso. Straordinari perché siamo di fronte a cambiamenti epocali. Il mondo e le nostre vite diventano ogni giorno realmente globali. Il termine confine assume così significati profondamente diversi da quelli che aveva anche solo qualche anno fa. Si aprono opportunità affascinanti, ma la velocità dei cambiamenti e il rischio di profondi squilibri aprono le porte anche a inquietudini e paure.

    Siamo passati rapidamente dall’era dell’accesso, come la chiamava Jeremy Rifkin solo pochi anni fa, a quella della condivisione come la definisce Derrik De Kerckhove. La connessione è così una condizione che diventa sempre più vitale e non ha a che fare solo con il computer, ma con oggetti di vita quotidiana. E’ solo questione di tempo, davvero poco, perché la Rete diventi quello che oggi è l’energia elettrica.

    E la Rete è qualcosa che è dentro di noi. Rappresenta lo sviluppo del nostro cervello, delle nostre sinapsi. E da elemento tecnologico è diventato così elemento di socialità e di comunità. Permette un livello di interazione e partecipazione senza precedenti. Siamo di fronte a un nuovo modo di vivere le relazioni che non elimina il bisogno essenziale di fisicità, ma che ci consente maggiori scambi e maggiori opportunità. Restano le emozioni il nucleo vitale della vita, ma queste non vengono certo annullate dall’uso del web.

    La Rete è infatti democrazia, libertà e conoscenza. E per queste ragioni la parola banda larga è centrale per il nostro secolo. Lo è per la vita sociale di ogni cittadino e lo è per l’economia. E’ il cuore dell’innovazione che “parte da un atto di ribellione“, come sostiene Luca De Biase, ed è essenziale per garantire competitività e inclusione. Ovvero la capacità di stare sul mercato e al tempo stesso l’attenzione verso tutti. Ne parla con grande competenza Renato Soru.

    Ma la banda larga nel nostro Paese è ancora lontana da venire per molti cittadini. Scontiamo un ritardo pericoloso. Due dati ci danno la misura di una condizione veramente preoccupante: lo scarsissimo livello culturale di una parte consistente della popolazione e la bassa diffusione della banda larga. Sono fenomeni tra loro legati e forse in molti casi riguarda le stesse persone.

    E’ un ritardo non tanto nel presente, ma nella visione di futuro. E l’incapacità di cogliere a fondo questa situazione diventa giorno dopo giorno sempre più pericolosa. Rischiamo di dover rincorrere perennemente in uno stato di costante emergenza e restare così tagliati fuori dai paesi più dinamici, perché sviluppare queste infrastrutture tecnologiche richiede tempo e risorse. Lo Stato deve fare una parte importante e non bastano le imprese private, perché vivono restrizioni anche di natura giuridica che non consento di sviluppare liberamente il sistema delle telecomunicazioni.

    Da qui emerge tutta l’incapacità della politica di saper affrontare seriamente questo tema. Chi governa oggi, vista l’impossibilità di controllarla, ha il timore che la Rete, con la sua istanza democratica e un po’ anarchica, permetta ai cittadini di sviluppare maggiore conoscenza e coscienza. Oltre a questo, l’attuale premier ha una precisa idea di futuro, fatto di maggiori canali televisivi e di semplice intrattenimento.
    Dall’altra, nel Partito democratico, si intravedono potenzialità e possibili effetti, ma si vive in una contraddizione che fa sprecare enormi energie. C’è la paura di perdere l’identità, non comprendendo che una maggiore diffusione della Rete non solo la preserverebbe, ma porterebbe valori, progetti e proposte a una più larga platea.

    Dentro questa situazione il Paese vive una condizione bloccata. E anche in questo la banda larga è utile come specchio del momento storico che viviamo. Per sbloccarci c’è bisogno di coraggio, di capacità di ascolto, di guardare con maggior fiducia il futuro senza vivere nella perenne sindrome dell’essere reduci. C’è bisogno di visioni, ma soprattutto di ribellione perché si dia sempre maggior spazio alla socialità, alla condivisione e alla speranza. La banda larga è anche questo.

    Unità, 19 giugno 2010

    http://www.unita.it/news/tecnologia/100177/banda_larga_e_nuove_tecnologie_in_punti_le_proposte_del_pd

  20. maria maltoni 25 giugno 2010 23:10

    Le manifestazioni della CGIL in concomitanza con lo sciopero odierno, al quale ho dato la mia adesione simbolica nei giorni scorsi , hanno testimoniato la forte necessità di dare risposte ai problemi del Paese e di chi ci vive a lavora. Come si può solo concepire una manovra anticrisi che non chiede nulla alle grandi rendite ed alle ricchezze milionarie, ma al contrario chiede sacrifici a lavoratori che guadagnano 1200 euro al mese ? In tutta Europa le manovre economiche si sono articolate con interventi di solidarietà e di prelievi dai redditi più elevati, solo l’Italia penalizza chi ha di meno. Ed è veramente scandalosa l’affermazione del ministro Sacconi “Spero che questo sia l’ultimo sciopero del ‘900” . Qui non si tratta di alchimie organizzative o di modernità più o meno apparente dei modi in cui si esplica l’azione sindacale, ma di una cosa semplicissima che è alla base di tutte le rivendicazioni che hanno consentito l’avanzamento delle nazioni più progredite, cioè quel tanto di giustizia sociale che consenta a chi lavora di essere anche un consumatore, e quindi far funzionare un sistema che si regge economicamente sulla produzione e vendita di merci . Non ci sono altre strade, perché diversamente si sconfina nel lavoro non libero e non giustamente remunerato dei paesi dove troppo spesso anche le aziende italiane delocalizzano.
    Il tema della equità perciò non può che essere in cima all’agenda politica dei democratici e di tutte le forze politiche che hanno a cuore il nostro paese. La manovra è ancora più ingiusta, perché toglie risorse a quei livelli di governo come i comuni , che sono in prima linea nel dare risposte ai bisogni dei cittadini. Già quest’anno i bilanci dei comuni – anche quello di Forlì- si sono messi a punto con grande difficoltà, ma le previsioni per il 2011 sono estremamente preoccupanti: il rischio è veramente quello di non riuscire a far fronte alle necessità dei cittadini, soprattutto in termini di servizi . Se ci sono enti locali non virtuosi, allora li si penalizzi in qualche modo ( senza regalare soldi come è stato fatto per molti comuni politicamente omogenei al governo) ma è assurdo bloccare l’azione amministrativa della maggioranza degli enti locali italiani, ed in particolare impedire quel poco di lavori pubblici che potrebbero dare una boccata d’ossigeno alle piccole imprese sul territorio. Bene ha fatto Vasco Errani ad affermare che le regioni restituiranno al governo le competenze che sono state loro decentrate, date che non vengono trasferite anche le risorse. Solo puntando su ciò che innovativo dal punto di vista della ricerca ma anche della innovazione sociale, è possibile sbloccare il sistema e deve essere un impegno a tutti i livelli di governo.

    Maria Maltoni

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