Veltroni: innovazione o fallimento

ROMA - “Innovazione o fallimento. Questo è l’ultimatum che ci hanno dato gli elettori abruzzesi”. Walter Veltroni nella sua relazione alla direzione fa riferimento alle ultime elezioni in Abruzzo per sollecitare uno scatto di innovazione nel Partito democratico. “O siamo capaci di innovare o saremo travolti“, ha dichiarato il leader del Pd, intervenendo con durezza sulle divisioni interne del partito. “Stiamo rischiando di finire come l’Unione”, ha tuonato.
(clicca qui per scaricare il testo completo del discorso di Veltroni)
meditate gente, meditate !!
Sandro Mazzotti
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DA REPUBBLICA, 21.XII.2008
Intervista a Bersani:
“Un partito solido sa anche distribuire i volantini”
“Da oggi al congresso del 2009 dobbiamo rimetterci in piedi per dare risposte alla crisi”
Nessuna alternativa a Walter?
Se serve non mi tiro indietro”
di SEBASTIANO MESSINA
Pierluigi Bersani
ROMA - Onorevole Bersani, Veltroni ha messo il Pd davanti a un bivio: innovare o fallire. Ma cosa significa la parola “innovazione”, per lei?
“E’ una parola su cui son d’accordo, e che ho chiesto di qualificare. Per non renderla generica. Se parliamo di innovazione programmatica, Veltroni ha elencato alcuni punti, che io condivido e che è giusto proporre al Paese. Ma se parliamo di innovazione del profilo, della logica, della struttura di un partito, allora è meglio che ci chiariamo meglio le idee”.
Le sembra un appello ambiguo?
“Io credo che il partito sia uno strumento, che deve funzionare per poter cambiare il Paese. Perché questo strumento funzioni, deve avere i piedi nella società, ma non deve esserne lo specchio. La società è piena di cose ottime, di energie vitali, ma è piena anche di diffettucci. Il partito deve saper spostare energie e chiamare tutti a una riscossa civica”.
Il Partito democratico è stato un po’ zoppicante, su questo fronte?
“Secondo me all’inizio di questa nostra vicenda c’è stata questa utopia di una presa diretta tra il partito e la società, di un meccanismo automatico che può portarci dei guai. Prendiamo le primarie…”.
Non le piacciono le primarie? Non crede che sia giusto che siano gli elettori del Pd a scegliere chi dovrà essere il candidato sindaco, o presidente della Regione?
“Sia ben chiaro, io sono favorevole alle primarie. Però dico: cos’è un partito?”.
Già, cos’è un partito? Le è stato rimproverato di voler tornare al modello del Pci.
“No, io non voglio rifare il Pci. Voglio fare l’Avis”.
E cioè?
“Una associazione di volontari della politica. Lì la sovranità è degli aderenti. I quali nei momenti decisivi la devolvono, per meccanismi statutari o per scelta, ai cittadini. Il collettivo di associati chiamato partito decide di fare le primarie per qualsiasi candidatura? Di fare l’elezione diretta per qualsiasi carica interna? Bene, ma lo decide lui. Non è possibile che in tutti i comuni d’Italia debbano esserci automaticamente le primarie, senza che il Pd faccia una valutazione collettiva. Altrimenti alla fine il partito diventa solo un regolamento. E diventa permeabile a qualsiasi cosa”.
Massimo D’Alema ha parlato, nel suo intervento in Direzione, di un partito frutto di un “amalgama mal riuscito”. Condivide?
“Un momento. D’Alema ha fatto un discorso più complesso. Ha detto: qualcuno sostiene che noi saremmo un partito a canne d’organo, un partito di correnti, ma non è così perché siamo in una fase precedente, quella in cui prevalgono semmai degli elementi di anarchia e di frantumazione. Altro che correnti. In questo momento noi non abbiamo nemmeno gli aderenti. Stiamo raccogliendoli adesso. E avremo il primo congresso nell’autunno prossimo. Sarà quello il momento in cui si confronteranno le diverse piattaforme politiche. Lì si creerà il pluralismo. Per adesso non è possibile parlare di correnti”.
Che lei, mi pare di capire, non demonizza.
“Quando matureranno le condizioni, noi avremo certamente delle aggregazioni interne, che io vorrei che fossero anche statutariamente mobili e transitorie. Ma in un grande partito, come avviene ovunque, immagino che poi le varie sensibilità si organizzino in piattaforme, in proposte da mettere a confronto. Il nostro non sarà mai un partito con un padrone, dobbiamo tutti abituarci alla discussione”.
E’ vero che la leadership del Partito democratico avrebbe bisogno, come ha detto D’Alema, di più autorità e di più autorevolezza?
“Messa così, non sono d’accordo. Per me il leader è il vertice di un collettivo, un leader dei leader espressi dal basso. Nelle condizioni attuali, l’autorevolezza non è che te la puoi fabbricare. Oggi abbiamo un leader che ha un’investitura enorme ma non ha con sé un collettivo strutturato. Quindi rischia la solitudine, ma non perché si chiama Veltroni. Si chiamasse Bersani, o D’Alema, sarebbe la stessa cosa”.
Teme il virus del cesarismo?
“Noi non possiamo mutuare dei meccanismi di autorità alla Berlusconi, alla Di Pietro, alla Bossi. Quelli sono partiti che emanano da persone. Noi no. Noi abbiamo chiesto il massimo della partecipazione per la scelta del segretario. Non è che il giorno dopo l’esercizio democratico può trasformarsi in autorità. O in autoritarismo”.
Lei però ha condiviso la proposta di dare al segretario pieni poteri quando c’è da affrontare situazioni di emergenza locali che investano l’immagine del partito.
“Non solo l’ho condivisa ma mi sono battuto per farla passare. Però ho detto anche: attenzione, non c’è solo il problema di cacciare i disonesti, c’è anche il problema di difendere gli onesti. Perché se noi disamoriamo gli onesti, su quelle sedie potranno finirci solo i disonesti”.
Dopo il crollo in Abruzzo, una sconfitta alle europee sarebbe un colpo durissimo per il Pd. E’ davvero concreto il rischio di una disgregazione, di uno scioglimento?
“No. La nostra avventura di oggi è nel solco, almeno ai miei occhi, di 150 anni di storia di civismo, di riformismo, di battaglie democratiche. E questa vicenda ne ha viste tante. Se noi ci rendiamo conto di questo, relativizziamo anche la fase che stiamo attraversando. Non può esistere un futuro di questo Paese senza un grande partito riformista. Questo è sicuro. Io spero che le europee vadano bene. Ma, comunque vadano, non sono assolutamente in grado di provocare la fine del progetto del Pd”.
Dunque una sconfitta non metterebbe a rischio la leadership di Veltroni?
“No, questo no. Io aspetto il nostro primo congresso per avere quel confronto di piattaforme politiche e culturali che aiutano a creare il profilo del partito. Nella situazione in cui saremo, certo”.
Dice Massimo Cacciari: non c’è nessuna alternativa a Veltroni.
“Ma nessuno la sta cercando”.
Però arriverà il momento del congresso, dice lei. E lì è possibile che l’alternativa a Veltroni si chiami Bersani?
“In tutta sincerità, questo problema io non me lo pongo. Vediamo come andrà il confronto sul profilo politico del Pd. Io so di avere delle idee, in proposito. E sono pronto a sostenerle, in un partito che possa condividerle”.
Si sta candidando a fare il segretario?
“Chi conosce la mia mini-biografia sa che io non mi sono mai candidato a niente. Tutto quello che ho fatto è stato perché si pensava che potessi essere utile. Detto questo, non mi sono mai sottratto quando era necessario. C’è chi ama gli sport individuali e chi preferisce gli sport di squadra. A me è sempre piaciuto lo sport di squadra, sennò non mi diverto. Poi in uno sport di squadra uno può giocare in qualsiasi ruolo. Può fare il capitano ma può anche stare in panchina senza piangere”.
E da qui al congresso che succede nel Pd?
“Guardi, io ho una grande, grandissima preoccupazione. La crisi sarà acuta e non sarà breve. Da qui all’estate noi ci troveremo in una situazione assolutamente inedita, sul piano produttivo e su quello sociale. Qualcosa che non abbiamo mai visto, almeno quelli della mia generazione. Noi rischiamo che la fascia più colpita, giovani precari, lavoratori e piccoli imprenditori, vengano abbandonati o alla compassione della destra o a qualche rigurgito rabbioso di tipo populista. Io sento acutamente che c’è bisogno di noi. Per questo dobbiamo rimetterci in piedi ed essere forti. Un partito come il nostro, deve esserci”.
Cosa vuol dire, “esserci”? Non c’è, oggi, il Pd?
“Voglio dire che non basta che Bersani abbia la piattaforma giusta, se poi non abbiamo qualcuno che attacchi un volantino nella bacheca della fabbrica in crisi. Se agli occhi di un giovane precario, che ha perso anche quei 500 euro al mese che aveva, apparisse che a Roma siamo tutti d’accordo e diciamo che tutto va bene, ma dove va questo giovane? Ci vuole qualcuno che gli sia di riferimento e che gli dica: guarda, cerchiamo di combattere perché così non va. La mia preoccupazione più grossa oggi è questa: essere lì, accanto a quel precario che resta disoccupato”.
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Interessanti le dichiarazioni di Bersani come futuro candidato alla segreteria del PD.
Certo noi i volantini li sappiamo distribuire, eccome, e ne abbiamo distribuiti moltissimi anche di recente, stando in mezzo ai cittadini, e in quanto siamo cittadini (tutti con una professione peraltro, e competenze specifiche). E sull’innovazione, a Forlì, abbiamo generato in questi anni aree di lavoro e di progetto importanti, che si sono raccordate nella magnifica campagna delle Primarie 2008 del PD, la campagna che ha portato alla vittoria della *rivoluzione democratica* e all’affermazione di Roberto Balzani.
Bersani si è visto a Forlì di recente per una ‘parata’ (senza volantini, ma con grandissimo dispendio di mezzi), insieme a colui che si è proposto come lo ’sponsor’ di Nadia Masini, Roberto Pinza, colui che senza mai partecipare alle assemblee e alle riunioni degli organi dirigenti del PD pretendeva di dare la linea, e di decidere cosa andava bene e cosa no (oltre che di decidere i parlamentari del territorio, con esiti infausti per tutti). Questo tipo di partito ha segnato il passo, perchè legato a vecchi schemi, e soprattutto non improntato al civismo di cui parla ora Bersani.
Se vuole essere credibile, Pierluigi Bersani torni a Forlì, questa volta ad **ascoltare** coloro che il partito strutturato, radicato nella società e aperto al futuro lo stanno costruendo, giorno per giorno. Senza sponsor di sorta. Contano idee, passione, progetti, concretezza dell’agire nel quotidiano.
Da questo blog lancio una sfida a Bersani: si metta in gioco, e lo faccia stando in mezzo a tutti i democratici. La retorica che spesso utilizza con un sapiente richiamo al partito da cui proviene deve cedere il passo ad una nuova forma di dialogo, dal basso, ove gli interlocutori si riconoscono tutti, senza chiusure, e senza steccati. Il PD lo facciamo insieme, non si fa in pochi, e soprattutto le rendite di posizione, i notabilati vanno fin d’ora aboliti. tutti!
Innovazione o fallimento: vale anche per Pierluigi Bersani, come per tutti noi.
Thomas Casadei
(Componente eletto Direzione e Ass. territoriale PD Forlì)
A me pare, ma premetto che sono politicamente molto ignorante, che l’idea di Partito Democratico di Bersani sia molto poco democratica. Che sia il caso di cambiare il nome in PQD (Partito Quasi Democratico)?
saluti a tutti
massimo dellavalle
Visto che ama così tanto il gioco di squadra, chiamiamolo il Bersani, che torni a Forlì e si confronti.
Non un assolo sul palco, che ha già fatto (ma non è bastato). In un dibattito aperto, sul tema “come togliere la Q al PQD”…penso che bbiamo cose interessanti da dirgli.Che cominci la sua campagna di ascolto.
Nella storia dell’uomo moderno, e forse anche in quella dell’uomo antico, non è rilevabile alcunché capace di precludergli la possibilità di pensare, in totale libertà, qualunque cosa. Le società autoritarie infatti al limite riescono ad impedire all’uomo di esprimersi, di comunicare ad altri i propri pensieri, ma mai di pensarli.
Nella democrazia invece comunicarli è possibile, legittimo, e uno strumento fondamentale per farlo è il voto che, per ulteriore garanzia, è anche segreto.
Le primarie sono da questo punto di vista, come le elezioni, un mezzo per trasferire la libertà garantita dalla democrazia nella scelta delle classi dirigenti.
E l’apertura delle primarie anche a coloro che si dichiarano semplici elettori di un partito è un ulteriore tassello nella direzione del rendere più estesa e compiuta la democrazia.
Ma quando un elettore si reca a votare alle primarie noi non sappiamo, o comunque siamo tenuti a non sapere, cosa questo elettore ha votato in precedenza, in altre elezioni, cosa questo elettore voterà nell’urna delle primarie stesse, nonché cosa effettivamente voterà alle elezioni in cui sarà candidata la persona selezionata con le primarie.
Non lo sappiamo, non perché dobbiamo rinunciare a chiedercelo, ma perché la segretezza richiesta dalla democrazia vuole che noi non lo sappiamo, con una determinazione che supera addirittura l’eventuale dichiarazione pubblica dell’elettore.
Quello che con queste primarie abbiamo deciso invece opportunamente di sapere è la disponibilità dell’elettore a qualificarsi come elettore del PD, ma ovviamente, visto che le elezioni ci saranno a giugno, si tratta di un’adesione potenziale, sottoscritta, che, come tutte le decisioni di questo tipo, la democrazia stessa garantisce il diritto di modificare nei fatti senza dover risponderne a nessuno, anche perché nessuno è tenuto a saperlo.
Si tratta di un’adesione che un partito intelligente si pone il problema di portarsi dietro e non di espellere da sé.
Questo in generale.
In particolare invece è opportuno ricordare che in questo periodo l’elettorato è, come si dice, in grande libertà, tende cioè a spostarsi e ad individuare nuovi spazi di pronunciamento, tende a rifuggire da una logica di appartenenza.
Ebbene in una situazione di questo tipo un partito intelligente cerca di conquistare nuovi consensi ed evita di rinchiudersi nella difesa di quella parte caratterizzata da minore mobilità.
Non solo: se, come è stato certamente vero, una parte degli elettori delle primarie può essere stata costituita, in entrambi gli schieramenti, pur con diverso peso, da elettori “in libertà”, cioè che in precedenza hanno votato per altri partiti, più di destra, più di sinistra o comunque diversi dal PD, un partito intelligente dovrebbe porsi il problema di come trattenerla a sostegno della propria politica, e non di come allontanarla trattandola alla stregua di un’intrusione.
Nelle primarie nessun elettore, anche il più stravagante, può essere considerato un “intruso”. E la contraddizione fra la sua adesione ufficiale e la sua convinzione effettiva è una cosa che non può che riguardare solo lui e che un partito democratico, moderno ed intelligente, ha l’unico interesse a risolvere nel senso dell’allargamento del consenso.
Tutto questo potrebbe, ed in effetti può fare un partito intelligente, per non ridursi a scorrere gli elenchi degli elettori allo scopo di trovare qualcuno da considerare “impostore”, ed arrogarsi il diritto di sapere i pensieri e le intenzioni al di là di quanto la democrazia consente, in perfetto stile stalinista, con una verifica tanto mostruosa quanto inutile, visto che comunque per fortuna l’intrusione autoritaria non potrebbe in ogni caso arrivare mai a conoscere come l’elettore ha votato.
Chi ha portato avanti questa pretesa mostruosa, non di ricontare i voti alla ricerca di qualche errore contabile, cosa comprensibile, data l’esiguità del differenziale, anche se inutile e inopportuna, ma di riesaminare gli atti alla ricerca delle intenzioni e delle idee delle persone, non solo contraddice visibilmente l’intelligenza del partito, ma anche la sua democraticità, per cui non è degno di esserne un dirigente. E lo è ancora di meno dopo essere stato sentito in una direzione territoriale chiamare la candidata sindaco “la signora”, con un tono di gran lunga più sprezzante di quelli che, pur nella vivacità del confronto politico, hanno caratterizzato la campagna elettorale.
E infine lo è ancora di meno per aver scelto di contrapporsi a quei duecento iscritti che, con la gestione equilibratissima dei seggi che hanno fatto, hanno dato un esempio straordinario di caratterizzazione democratica dell’evento elettorale, esprimendo con un comportamento impeccabile la comune propensione ad interpretare l’alta partecipazione per il suo valore politico intrinseco e non per il fatto che potesse giocare a favore dell’uno o dell’altro candidato.
Io sono stato presidente in un seggio nel quale hanno votato 500 cittadini elettori. Tutti i membri del seggio hanno all’occorrenza spiegato agli elettori il significato della sottoscrizione dell’albo, lo hanno fatto mettendo da parte la necessità di capire se quel voto era per uno o per l’altra, lo hanno fatto perché, pur se schierati su posizioni diverse, hanno scelto di avere principalmente in comune l’essere democratici.
Io stesso ho preso la sottoscrizione di un uomo politico (e del ragazzo straniero che lo accompagnava) che nel 2005 è stato eletto in una lista comunale diversa da quelle che poi hanno concorso a formare il PD. L’ho fatto senza preoccupazione su quale candidato avrebbe sostenuto, l’ho fatto con piacere pensando ad un partito democratico più grande.
Carlo Giunchi
AGIRE IL CAMBIAMENTO
Mi è stato chiesto di fare un intervento per dare il mio contributo, ed ho accettato di buon grado perché in primo luogo sono molto felice del momento di gioia che stiamo attraversando tutti noi, sostenitori attivisti e simpatizzanti di Roberto Balzani, e anche perché in secondo luogo credo che non bisogna adagiarsi molto sugli allori, perché il lavoro vero, sia cominciato proprio all’indomani della vittoria alle primarie del PD forlivese di Roberto!
Molti di voi non mi conoscono personalmente ma forse per sentito dire o perché mi hanno letto su qualche articolo di giornale o in internet…di certo sanno che mi occupo di musica e di cultura oltre che di aggregazione sociale giovanile perché ho firmato l’appello per la cultura e perché ho preso parte attivamente ai momenti musicali organizzati per sostenere la candidatura di Roberto…Bene, aggiungo a questo che sono anche il fondatore ed il presidente di una Scuola di Musica Moderna, molto importante per il territorio di Forlì: “Cosascuola-scuola di musica moderna”.
Forlì vanta una presenza capillare di Associazioni Culturali e Scuole di musica, che svolgono un importantissimo ruolo educativo e sociale.
“L’educazione musicale ha una grande rilevanza formativa, in quanto concorre alla crescita ed allo sviluppo della persona sia come individuo, sia come essere sociale. Questa consapevolezza sta aumentando, infatti sono in costante crescita le iscrizioni di ragazze e ragazzi a corsi di apprendimento musicale. Anche la Regione e la Scuola sono consapevoli dell’importanza dell’educazione musicale, e dimostrano di apprezzare la qualità del lavoro delle scuole di musica presenti sul territorio. La seconda indagine sulle Scuole di Musica dell’Emilia-Romagna testimonia la forte e radicata tradizione culturale musicale del nostro territorio e del ruolo che le scuole stesse svolgono per la formazione dei giovani ai valori della socialità, dell’ascolto reciproco e della formazione della propria personalità. Finalità che sono alla base per un’indispensabile funzione di sussidiarietà che dovrebbe consentire a queste importantissime risorse civiche e culturali di andare oltre, valorizzando quelle scuole di musica che rispettino determinati standard qualitativi e soprattutto quelle associazioni che fondano i propri risultati su metodologie e principi pedagogici che aiutino giovanissimi e giovani a sensibilizzarsi alla pratica musicale come indispensabile strumento per una crescita armonica.”
Ma a Forlì è molto difficile gestire una scuola di musica e promuovere cultura fatta dai cittadini per i cittadini, a tutti i livelli!
La musica è una disciplina, e studiare musica, aiuta a comprendere che nella vita nulla è semplice!…che se vuoi dei risultati, devi impegnarti, e molto!…
Se vuoi una società culturalmente attiva ed attenta devi incentivarla: in tutti i paesi mondiali dove i governi hanno incentivato il settore culturale, della musica in tutte le sue forme, e delle arti in genere, statisticamente diminuiscono fenomeni di degrado e disagio sociale, diminuiscono gli stati depressivi e si creano le condizioni per aumentare il senso civico l’ interesse culturale verso “il nuovo” e dunque anche verso i “diversi”, le nuove culture, e si migliorano nettamente la partecipazione giovanile e sociale agli eventi culturali proposti!!!
Ho visitato di recente, per motivi di studio e professionali la città di Berlino: stiamo parlando di una grande città, è vero, ma che ha captato e capito un fattore piccolo ma di enorme valore sociale, e di determinante impatto e feed-back sulla società stessa berlinese…incentivare i giovani che vogliono impegnarsi nella cultura e nel lancio di attività aggregative per permettere la conoscenza delle culture del mondo…come hanno fatto? Hanno messo a disposizione degli interi distretti industriali dimessi, cosiddetti “della vergogna” (le fabbriche di bombe ed armamenti e di morte e i distretti caduti in degrado) a tutti i cittadini qualificati provenienti da tutte le parti del mondo, che volevano progettare il nuovo, nel senso culturale. Hanno poi fatto una politica di incentivazione, abbassando gli affitti e favorendo questi giovani specializzati con meriti formativi ed artistico/professionali ad insediarsi in questi distretti: sono nati dei veri e propri laboratori di idee, che hanno permesso e stanno tutt’ora permettendo a tanti giovani provenienti anche dall’estero di poter aggregarsi dando il proprio contributo: musicisti, pittori, fotografi, architetti, designer, giovani imprenditori…Ai giovani “attivi” si sono aggiunti i giovani visitatori e da qui il turismo culturale, che ha poi compreso tutto, ri-valorizzando i beni architettonici e museali, i parchi, i viali ed ogni piccola media e grande attività commerciale!!
Ma io dico…che ci voglia molto a capire che bisogna investire in cultura per fare girare le cose??? Noi siamo stati per anni considerati la PATRIA DEL BEL CANTO…ma oggi cosa siamo diventati???…LA PATRIA DEI CACHI???
Abbiamo oltre il 70 % di tutti i beni culturali del mondo racchiusi in un territorio piccolo come l’Italia!!! La nostra forza è proprio lì sotto i nostri occhi e non abbiamo occhi per vederla!!!
Ed in piccolo, a Forlì avremmo degli spazi fenomenali per fare aggregazione sociale e giovanile e favorire la nascita di esperienze simili a quelle berlinesi!
Ma cari miei, non si può solo limitarsi a “far pagare” per l’utilizzo dei contenitori cittadini (sale, teatri, aree verdi, ecc) le associazioni e le organizzazioni Non-Profit che cercano di programmare attività culturali fatte dai cittadini per i cittadini!!!
Chi l’ha detto che per fare un concerto al teatro Diego Fabbri, io associazione devo pagare per avere lo spazio, quando non faccio attività d’impresa ma attività culturale e sociale rivolta ai cittadini forlivesi??? Dov’è scritto???
C’è un vizio di forma, un baco che dev’essere debellato da questo sistema se vogliamo fare rinascere culturalmente Forlì!!!
Svegliati Forlì ed AGISCI il CAMBIAMENTO, e ritorna ad essere un modello da esportare come lo sei stata negli anni ’80: i laboratori musicali, e di arti visive e teatro, sono nati proprio a Forlì, ma oggi, stanno cadendo a pezzi e ancora una volta, si cerca di guardare avanti, facendo tabula rasa, senza valorizzare ciò che siamo stati!!!
E’ come se volessimo cancellare il nostro glorioso passato!!!
A Berlino, non c’è stato un glorioso passato in quegli edifici che descrivevo prima, ma le energie positive sono rinate proprio occupando quei contenitori di fabbricazione della morte che erano le industrie di bombe e di armamenti bellici!!! Non dobbiamo rinnegare nulla, ma partire da ciò che di positivo e bello si era creato ed incentivarlo per una nuova rinascita!!!
Per questo, non dobbiamo pensare solo al costruire dei contenitori ma ai progetti forti da incentivare all’interno di quei contenitori…e sono convinto che ce ne siano davvero tanti a Forlì!!!
Perché ho aderito alla “tua stagione” ed ho sostenuto Balzani?…perché non ne potevo più di NON ESSERE ASCOLTATO ed ho incontrato Roberto che semplicemente MI HA ASCOLTATO…Non è una banalità, ma la realtà!!! Perché ho tentato più volte di essere ricevuto in Comune…ma con scarsi risultati…non ho mai chiesto favori o raccomandazioni, ho sempre messo davanti il BENE della mia idea di Forlì e il valore di essere un GIOVANE che ha la consapevolezza di avere un “talento” che vuole condividere per una crescita culturale con gli altri e per svegliare le coscienze, assopite dalla staticità per convenienza!!!
Mi ero stancato di ricevere delle pacche sulle spalle senza mai vedermi riconosciuti i miei meriti, anche solo con un “grazie”: ho creato una delle più qualificate scuole di musica ad indirizzo moderno, un Network territoriale di formazione culturale musicale e di promozione culturale, che oggi conta oltre 500 iscritti ed è conosciuta con il nome di “Cosascuola – scuola di musica moderna”…forse non sarà molto, ma da molte parti della Regione e dell’Italia mi chiedono come sia possibile mantenere in vita un’organizzazione del genere senza alcun intervento contributivo da parte dell’amministrazione comunale!!!…la risposta è semplice…ho sempre creduto e credo ancora nel valore del Volontariato e mi sono sempre prodigato per il bene comune, investendo io in prima persona senza mai chiedere nulla!!!…ma un’amministrazione attenta avrebbe dovuto accorgersi di me e delle cose che stavo facendo per la collettività…per questo l’idea della miopia e della sordità di questa amministrazione comunale mi ha spinto a sostenere una nuova idea per Forlì, una nuova stagione…la mia stagione…
E poi, sinceramente, mi ero stancato di vedere sempre le stesse persone al governo della città che tendevano solo a mantenere la poltrona e ad incentivare la cultura di una certa mutualità, sempre fra gli stessi soggetti: e a noi giovani chi ci pensava?!
E a furia di parlare di noi giovani mi ritrovo oggi a 35 anni, non più tanto giovane a combattere ora una battaglia per i giovani e mi piacerebbe essere un loro punto di riferimento e dare loro, come sto già facendo nel mio ambito una possibilità un luogo e il modo per potersi esprimere liberamente, favorendo la CULTURA e non l’ANTI-CULTURA.
I giovani che vogliono fare politica attiva non hanno avuto spazi fino ad oggi!!!
Per cui chiedo a Roberto e al nuovo PD di dar loro più voce e più spazio!!!
I Cittadini devono tornare ad impadronirsi della città, ma a livello culturale bisogna svegliarsi!!!
Possiamo fare tanto per risollevarci e possiamo contrastare persino la coda lunga di questa crisi mondiale, nel nostro piccolo, proprio a Forlì…dobbiamo crederci come abbiamo creduto in Roberto Balzani candidato…un piccolo miracolo è ancora possibile!!!
E in quest ottica, l’università e le istituzioni culturali cittadine oltre alle associazioni culturali, devono essere viste come il pilastro su cui si fonda la città di Forlì per rimettere in moto tutto!!!
E le due parole magiche, che chiedo a Roberto di tenere sempre presente sono: Coinvolgimento e Partecipazione .
Perché?…Perché per me sono la formula per il nuovo corso della politica del PD se vuole essere innovatore e non vuole fallire…Le cose vanno studiate, misurate e progettate dal basso!!!
Inoltre, occorrerà favorire la partecipazione dei cittadini attraverso iniziative popolari e non unicamente d’èlite, che ridiano vitalità al centro storico, privilegiando i soggetti che operano in ambito culturale nella città e favoriscano l’aggregazione sociale come mission, rispetto ai soggetti singoli o organizzati che “sfruttano” il denaro pubblico per fare eventi ed arricchirsi solo personalmente, limitandosi al loro ruolo passivo di organizzatori con nessun legame vero…dal basso!!!
E in questi anni i risultati si sono visti!!! Dove? Vedi gli eventi “mega-galattici” organizzati in concomitanza con le feste di alcune radio od aziende per logiche di agevolazione di questo o quel determinato personaggio che si muove con logiche personalistiche e basta!!! E’ ora di smetterla!!!
“Credo che sia giunto il tempo di svegliarsi dai sonni di comodo, dalle pie menzogne raccontate per conforto, così come è tempo massimo di non volersela cavare con qualche pezza, quale piccola epurazione e qualche nome nuovo che corrisponda a un rinnovamento di facciata”
Per questo sono a tua disposizione Roberto e sono a disposizione del nuovo PD, proprio per AGIRE IL CAMBIAMENTO.
Luca Medri
Quello che considero l’aspetto più negativo dell’operato di questa sinistra è il modo di intendere il concetto di opposizione politica: la critica distruttiva del Governo non è fare opposizione, e, nei rari casi in cui c’è effettivamente una controproposta alle iniziative della destra passa in secondo piano a vantaggio del solito, sterile concetto “abbasso Berlusconi”.
Ovvio che poi l’elettorato percepisce come leader, gente tipo Di Pietro.Veltroni ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di guidare questa malconcia sinistra, checché lui ne dica (vedi ad esempio qui). Piuttosto, uno che mi sembra stia facendo fruttare il proprio mandato è Zingaretti, eletto alla Provincia di Roma: io lo vedrei bene al posto di Veltroni, perché, da quello che il suo operato (coerente!!) lascia presagire, potrebbe conferire al PD un’identità e dei valori.
Enrico Morando è il nuovo comissario del PD di Napoli. Mai scelta fu più azzeccata. Morando ha il giusto rigore piemontese e l’ ironia per far fronte alla disastrosa situazione del PD partenopeo.
Chi come me condivide il monito dell’ex-inistro Nicolais e ritiene che non si può morire di Jervolino e di Bassolino augura a Morando buon lavoro pensando che se non ce la fa lui non ce la fa nessuno.
Posto mio contributo/intervento all’Assemblea dei delegati comunali di ieri, 08.01.09 tenutosi presso la Casa del Lavoratore a Bussecchio
un’occasione, sotto certi punti di vista, “persa”, in cui sono prevalsi gli egoismi di parte, il mancato ascolto, domande retoriche, nebulose vaghezze, polemiche sterili e a-storiche di fronte a un candidato sindaco, Roberto Balzani, che aveva espresso la più sincera tensione a collaborare, condividere, e a non pre- giudicare
ma in fondo, la Democrazia è anche questo: confronto, dibattito. Meglio se costruttivo, competente, ETICAMENTE SERIO e teso alla SINCERA e proficua collaborazione
La verità invece, come ha esordito bene Giorgio Zanniboni qualche settimana fa in un suo post: “è sempre rivoluzionaria”
Per questo oggi i giovani si stanno allontanando dai processi politici nazionali e locali e preferiscono di gran lunga “cavalcare l’onda”
Noi contiamo su di loro: in loro risiedono le più feconde speranze in un prossimo migliore anche e soprattutto per il significato stesso della nostra vita
Se un giorno potremmo rivolgere lo sguardo indietro e potremo considerare con orgoglio la nostra vita, sarà nella misura in cui avremo saputo trasmettere un’eredità di speranza e di guida
Se non siamo disposti ad ASCOLTARE gli altri uomini, donne, e giovani significa “che non sapremo considerarli ne più ne meno di elementi del prodotto nazionale lordo, al pari delle tazzine di caffè consumate o degli aspirapolvere”
“I giovani di oggi pare abbiano scelto come loro problema particolare la dignità dell’uomo quale individuo”
Esigono un limite allo strapotere.
Esigono un sistema politico che conservi il senso della comunità tra gli uomini
Esigono centri decisionali, governativi e assembleari, che parlino onestamente ai suoi cittadini
Possiamo conquistare il loro impegno solo dimostrando che è possibile raggiungere questi obiettivi attraverso uno sforzo personale e, per rassicurare loro della condivisione delle scelte nelle cariche elettive, per un confronto leale basato sui programmi, per fermare la tendenza all’autoreferenzialità: PRIMARIE VERE, PRIMARIE SEMPRE
cari saluti a tutti
Sara Samorì
Delegata assemblea comunale per il circolo di Cà Ossi
Giovane Democratica
Cara Elisa,
cari delegati
mi chiamo Sara Samori, faccio parte del direttivo del circolo di Cà Ossi, ho sostenuto la candidatura di Roberto Balzani a candidato sindaco
dunque, immagino bene che questa sera siamo qui riuniti per definire il percorso che ci porterà alle elezioni comunali e circoscrizionali del 6-7 giugno
5 minuti c.a. per esprimermi su tre questioni:
giovani,
primarie,
unità del partito
Dunque: sui giovani:
Credo innanzitutto sia più giusto e corretto parlare ora di un Noi giovani: dove il Noi ricompatta il gruppo di giovani che in questi mesi hanno sostenuto chi la candidatura di nadia masini e chi altri, come me, quella di Roberto Balzani, e che sono parimenti degni di grande valore per l’opera svolta e per la partecipazione che hanno saputo raccogliere
Dunque Noi giovani democratici, giovani del partito, giovani che oggi, soprattutto oggi, hanno un compito gravoso alle loro spalle che è quello di arginare il fenomeno di una cultura giovanile “sotterranea”, basata essenzialmente sul principio che ogni partecipazione alla vita pubblica è una perdita di tempo e che qualsiasi forma di potere conduce inevitabilmente alla corruzione
Per i giovani di ogni tempo, che considerano sgradevole l’etica che misura ogni cosa sulla base del profitto che se ne può ricavare, la lingua della politica è stata per troppo tempo quella dell’insincerità che alcuni hanno finito per accettare, ma che per i giovani è particolarmente offensiva.
Se non riusciremo a dare ai giovani la sensazione che cambiare le cose è possibile, nn potremo che incolpare noi stessi della delusione che fatalmente seguirà
Poi, primarie:
Io personalmente dò grande valore al principio di “primarie vere, primarie sempre” e condivido l’idea di chi dice che le primarie non fanno da sole un partito, ma le primarie sono una ragione costitutiva del Nostro Partito.
La politica è raziocinio e concretezza, ma anche sentimento e pura passione
E nelle primarie del 14 dicembre gli oltre 8000 elettori hanno dimostrato autentica passione democratica
Nelle primarie, per seguire l’esperienza americana, e dove è bene ricordare che non sono schieramenti di partiti opposti a confrontarsi, ma schieramenti di uno stesso partito, non ci sono né vincitori nè vinti perchè sono un metodo per cercare di individuare in una competizione libera e aperta il migliore candidato per sconfiggere l’avversario e governare
E nella città di Forlì oggi come mai prima il nostro avversario conservatore che si chiami Popolo della Libertà o Lega Nord si fa paladino della riduzione dei diritti civili e sociali: xenofobia nei confronti dei migranti, sfruttamento dissennato del territorio, indebolimento della scuola e dell’università, ricordo che oggi la Camera ha definitivamente approvato il decreto legge in materia di Università
E’ per questo che è il momento dell’unità, (e mi avvio alla conclusione)
Un’unità vera che ci porti a sconfiggere i conservatori al primo turno
Una unità che costruiremo se riusciremo a fidarci gli uni degli altri, se sapremo apprezzarci e condividere insieme il cambiamento che sta inaugurando una nuova stagione della nostra politica locale
e dovremmo farlo ponendo le nostre azioni al servizio di 4 grandi idee:
1. ispirazione democratica;
2. ricerca della giustizia sociale;
3. una prospettiva europea, internazionale e pacifista;
4. la moralizzazione della vita pubblica che implica nn solo un rinnovamento civile, ma anche un riscatto etico e politico
lo possiamo, lo dobbiamo fare tutti insieme
Insieme, partendo da una piattaforma etica comune, da dove potremo dar vita a programmi seri e concreti per la nostra città, dove la volontà politica dei suoi amministratori sarà al servizio e all’ascolto delle problematiche del territorio tutto
Le aree tematiche comunali devono diventare i luoghi in cui il candidato sindaco viene supportato nella costruzione del programma
Sono ben consapevole dell’importanza dell’esperienza che alcuni di Noi hanno maturato in questi anni, che è necessaria e deve essere messa al servizio del nostro partito
Accanto a questa, altrettanto generosa credo debba essere la presenza di idee e idealità nuove e fresche
Non sono certa di quale sia il metodo migliore per individuare i 40 (20 donne e 20 uomini)che comporranno la lista del PD a sostegno del nostro candidato sindaco.
Far scegliere la metà dei candidati a questa assemblea comunale e dare alla direzione comunale e al segretario il compito, di concerto con i segretari di circolo, di completare la lista tenendo conto delle sensibilità culturali, dei mondi, delle generazioni, nonché della rappresentanza territoriale forse è la strada più appropriata
In ogni caso credo profondamente, e cito, che ” un governo si può fare con chiunque, o quasi, una politica no
E davvero concludo
Una politica, per vivere nelle scelte quotidiane, ha bisogno che un indirizzo sia condiviso e diffuso, che i centri di decisione siano affidate a persone capaci di interpretare una linea comune e di non sbagliare. Ciò richiede talento e autonomia intellettuale e politica. E per chi governa, la disponibilità ad Ascoltare anche chi può dissentire.”
Mi piace pensare ad una coltivazione della politica come Scienza della Possibilità e non dell’impossibile e alla Politica non come lavoro, chè è più di un lavoro, è un SERVIZIO CIVILE al servizio della comunità e con scadenza a margine
Dovremmo fare tesoro dell’esperienza che alcuni grandi idealisti del passato ci hanno restituito con l’esempio e con la vita, come Garibaldi, come Gandhi, come Falcone e Borsellino, per fare solo alcuni esempi, come Bob Kennedy: un idealista che governava con passione, intransigenza e un’altissima dose di razionalità politica
O come Sandro Pertini, un partigiano che ha governato nei miei primissimi anni di vita, ma che lo faceva con schiettezza, ironia, con concretezza, ma con grande rigore morale.
Vi segnalo per opportuna conoscenza la notizia tratta da ‘Il Quotidiano del Nord’:
Si dimette Giorgio Lombardi presidente della Fiera di Forlì
(8/1/2009 21:28)
(Sesto Potere) - Forlì - 8 gennaio 2009 - L’Ing. Giorgio Lombardi , 58 anni, sposato, 2 figli, dirigente d’azienda dal 1980 (in particolare nel settore informatico: Cedaf), in pensione dal 1 ottobre 2007, già componente del Cda di Hera Forlì Cesena e da poco più di un anno presidente della Fiera di Forlì , ha inviato ai soci dell’ente di via Punta di Ferro, una lettera raccomandata di dimissioni con effetto 15 febbraio 2009. Avrà tempo per chiudere i conti del suo primo bilancio di esercizio . Ma dovrà cedere la mano nella gestione della Fieravicola, rassegna internazionale delle attività avicole e cunicole a cadenza biennale internazionale, l’esposizione più importante per la città di Forlì.
Le sue dimissioni sono state formalizzate anche al Cda della Fiera, composto da Leardo Ravaioli, vicepresidente, Federico Foli, Guido Sassi e Massimo Valmori. C’è chi lo avrebbe già invitato a desistere (una personalità di spicco del Comune di Forlì) , ma l’attuale presidente della Fiera pare intenzionato a ‘tirar dritto’…
Nei giorni scorsi, Giorgio Lombardi , nel suo ruolo di membro della Direzione del Pd forlivese, era uscito più volte sulla stampa locale esprimendo dubbi sulla legittimità del voto delle primarie fra Balzani e Masini chiedendo ai vertici del partito di istituire una commissione di verifica per accertare se alle operazioni di voto avessero partecipato anche elettori, simpatizzanti o iscritti ai partiti del centro-destra.
Sulla questione era intervenuto anche il segretario del Pd Alessandro Castagnoli , rifiutando l’idea della commissione di verifica e affermando che il voto si era in effetti svolto correttamente.
Ne è nata , nelle ultime giornate del 2008, ma anche nei primi spiragli del 2009, una lunga querelle politico-mediatica sull’eventualità che gli “sconfitti delle primarie” diano vita ad una seconda lista alternativa e in opposizione al candidato ufficiale Roberto Balzani.
Magari rispolverando il nome dell’attuale ‘primo cittadino’ Nadia Masini, con il sostegno della vecchia guardia del partito.
Lo stesso Giorgio Lombardi ha pubblicamente smentito di essere l’ispiratore di una seconda lista civica di area Pd. Ma da oggi - se le dimissioni saranno accolte - ha le mani libere…
E sulla stampa c’è chi ha rispolverato la vicenda di Santa Sofia e delle due liste interne al partito e contrapposte fra loro alle urne nel 2004, con Flavio Foietta (sindaco attuale, sostenuto da Margherita e parte dei Ds) e Giancarlo Biandronni (sostenuto da socialisti e da un altro spezzone dei Ds).
Dietro a questa spericolata operazione politica ci fu proprio Lombardi che ha rivendicato con orgoglio: “Sono stato uno degli attori della vittoria di Foietta”.
Dunque anche dentro al Pd forlivese c’è chi sta pensando a riproporre il “modello Santa Sofia”?
Un’ipotesi che oggi avrebbe fatto già gridare alcuni dirigenti e attivisti del partito allo scandalo: “Forlì non è Santa Sofia e non è nemmeno Napoli!”
E c’è chi è pronto - sollecitando anche l’ intervento diretto del segretario Veltroni che pare sia stato in realtà già informato - a chiedere il commissariamento della federazione locale nel caso non venga rispettato l’esito delle primarie!
ciao Sara, vedo che oltre alla freschezza delle idee, nel tuo intervento traspare anche la chiarezza…mi dispiace solo di non averti potuto apprezzare in diretta, ma sai io non faccio parte dell’assemblea e di nessun altro organismo, perciò non vengo invitata. Francamente mi dispiace di essere tagliata fuori da tutto, sono presuntuosa, ma credo sinceramente che forse un contributo riuscirei a darlo.Buon lavoro. Giliana
Carissima Giliana…
grazie per le tue parole e per l’apprezzamento all’appello sull’Unità del partito
se fai parte del partito, come mi pare tu ne faccia a buon titolo parte, è giusto che anche tu possa partecipare in diretta alle sue assemblee anche se non ne fai parte come delegata
spero proprio di vederti la prossima volta
mi raccomando!!
possiamo portare avanti questo grande progetto che è il Partito Democratico e, ripeto, lo possiamo fare, lo dobbiamo fare TUTTI insieme
un caro saluto e a presto
ciao
Sara Samorì
Sono il segretario del circolo PD di Villagrappa.
Ero presente alla serata del 8 ma, chi invece non era presente erano i democratici, visto che nella maggior parte degli interventi è stato utilizzato il”però” come contributo principale alla costruzione del percorso comune.
Bene, ha fatto Stefania Collini nel ricordare il principio di reciprocità, siamo davvero così certi che se avesse vinto Nadia Masini ci sarebbero stati gli stessi problemi?
Io credo di no, credo, invece che, manchi l’onestà intellettuale e politica di accettare che ci sia un candidato, che ha vinto e che non è il nostro ; e che manchi la volontà (espressa come intento ma non come fatti) di contribuire alla vittoria del candidato sindaco alle amministrative.
Credo che ci sia stata in molti degli interventi una grave scorrettezza nell’insinuare che Roberto Balzani ha vinto con i voti della destra, dichiarando che in futuro non c’è intenzione di votare per il PD se le cose staranno così.
Ma il dubbio che qualcuno di quei lettori di destra abbia potuto votare per Nadia Masini non sfiora nessuno? Oppure,vogliamo continuare a produrre parole discutendo del sesso degli angeli?
Allora invito queste persone che, a quanto pare, non si riconoscono nello spirito innovatore del PD di abbandonare la partita, magari, come qualcuno ipotizza, possono aggregarsi in una lista diversa. Se poi, quest’ipotesi, come si legge viene da qualcuno della direzione del PD, risulta ancora più difficile da comprendere quale potrà essere il futuro di questo partito se i picconatori sono all’interno.
L’energia portata dalle primarie non può essere spenta da poche persone all’interno delle stanze, c’è un candidato che ha vinto le primarie, si lavori insieme sul programma senza se e senza ma.
Chi non ritiene questa la sua strada amen, buon viaggio.
Mi è stato insegnato che una volta che la maggioranza ha fatto una scelta (e anche un voto in più è maggioranza )se si resta, si lavora insieme per costruire non per spaccare.
Invito (anche se comprendo il senso di sconfitta di qualcuno )tutti pro Masini e Pro Balzani a farsi voce sola per la vittoria del nostro partito alle amministrative per non tradire il desiderio di novità che, non il risultato delle primarie, ma il motivo di nascita del PD ci ha trasmesso, o ce ne siamo già dimenticati per correre dietro agli interessi di bottega?
Basta chiacchiere e comunicazioni estemporanee ai giornali, una sola voce, una sola direzione: la novità del Partito Democratico.
Franco Valbonesi
Credo è son convinto che dalla palude politica possa emergere l’arcipelago degli uomini e donne di buona volontà. Che credono ancora che si possa generare o rigenerare un ideale fortemente politico. Dalle ceneri della fenice può se si vuole fortemente far risorgere o forse meglio dire “nascere” un nuovo modo di far Politica con la P maiuscola. Basta non sene può più di illazioni all’interno del nostro stesso Partito .Dobbiamo finirla e mettere a frutto quello che è emerso il 14 dicembre, la gente chiede un nuovo modo di far Politica e di amministrare la nostra città togliendo se è il caso quel modo di rapportarci ad essa. Facciamo sintesi, uniamo le nostre energie e lavoriamo assieme per il programma da presentare per le prossime elezioni amministrative in modo che sin dal primo turno il nostro candidato sindaco possa vincere il centro-destra. Non diamo la pessima impressione che dentro il nostro Partito si litighi e che non esiste unità d’intenti.
Vorrei anche condividere con voi alcune riflessioni delle atrocità che sta succedendo nella guerra scoppiata 16 giorni fà: Israele-Palestina: Dieci «domande indiscrete» di Alberto Bernardino Mariantonia È possibile che il mio punto di vista sull’annoso e luttuoso conflitto Israele-Palestinese non sia molto oggettivo. Come diceva Bachelard, “L’esprit scientifique n’est jamais jeune car il a l’âge de ses préjugés”… (”lo spirito scientifico non è mai giovane, poiché ha l’età dei suoi pregiudizi”). Resta comunque il fatto che avendo fortunatamente o sfortunatamente passato qualche anno della mia vita e della mia attività professionale nel Vicino Oriente (all’incirca 29 anni…), credo mi spetti in qualche modo il diritto di porre in proposito qualche domanda. Indiscreta, naturalmente, e “politically incorrect”, come è mio costume: 1. Per quale ragione — ad esempio - le specifiche “rappresaglie” SS di “Oradour-sur-Glâne” (F), di “Marzabotto”, delle “Ardeatine” (I), ecc., continuerebbero ad essere un crimine di guerra e/o un crimine contro l’umanità; mentre invece quelle che da più di mezzo secolo vengono quotidianamente praticate dall’esercito israeliano, dall’ “l’Unità 101″, dallo Shin-Bet (Sherutei Bittahon) a discapito dei civili palestinesi, sono semplicemente degli atti di banale “legittima difesa” e/o di “normale belligeranza”, oppure semplici “provvedimenti di polizia”, contro il “terrorismo” palestinese? 2. Per quale motivo, la figura del “partigiano” resistente all’occupazione militare Germanica dell’Europa nel corso della Seconda guerra mondiale – oppure quella dell’insorto israelita della Zydowska Organizacja Bojowa (Organizzazione Ebraica Militante) all’interno del “Getto di Varsavia” - equivarrebbe a quella di un patriota e di un eroe, mentre invece quella incarnata dai membri della resistenza palestinese (Hamas, Gihad, FPLP, Fatah, ecc.) all’occupazione militare Israeliana, coinciderebbe con quella di semplici assassini, vili delinquenti, pazzi furiosi e/o terroristi sanguinari che metterebbero in pericolo la sicurezza di quella “povera comunità indifesa” (con piùdi 200 testate nucleari a disposizione… ed immensi stock di armi chimiche, biologiche e batteriologiche!) che risponde al nome di Stato d’Israele? 3. Come mai l’autorizzazione ad esercitare un Governo Autonomo Israelita (Judenrat) all’interno del “Ghetto di Varsavia”, nel contesto del Governatorato Generale del III Reich in Polonia, sarebbe degradante ed inaccettabile per la dignità degli Israeliti che vi erano racchiusi, mentre l’analoga situazione vigente all’interno dei cosiddetti “Territori Autonomi” ufficialmente concessi (per di più,fisicamente ed ermeticamente delimitati dal “muro della Vergogna” e sistematicamente rimessi in discussione!) da Tel Aviv alla Palestinian National Authority, nel contesto della sovranità territoriale israeliana, è senz’altro tollerabile e sopportabile? 4. In rapporto a quale riflessione, l’annessione di Danzica, dei Sudeti e/o dell’Austria da parte del regime hitleriano, sarebbe inammissibile da un punto di vista del Diritto Internazionale, mentre invece le annessioni di Gerusalemme e del Golan siriano da parte del Governo israeliano non evocano nessuna violazione dello stesso diritto e non suscitano nessuna levata di scudi ne’ da parte dell’Onu, ne’ da parte degli Stati Uniti, ne’ da parte dell’Unione Europea? 5. Per quale recondito raziocinio, da un punto di vista dei “Diritti dell’Uomo”, sarebbe razzista ed inaccettabile apporre sul petto degli israeliti (sotto occupazione Germanica) il segno distintivo della “stella di David”, mentre invece è senz’altro ammissibile e comprensibile che il Governo israeliano imponga dal 1967 alle popolazioni dei territori occupati la “targa di colore verde” per i veicoli dei cittadini palestinesi, in contrapposizione a quelle di colore giallo riservate ai cittadini israeliani? 6. In forza a quale logica, i “numeri di matricola” tatuati sull’avambraccio dei detenuti Israeliti dei Campi di concentramento nazisti (1941-1945), sarebbero un trattamento avvilente e mortificante per la personalità di quegli innocenti proscritti, mentre analoghi “tatuaggi d’identificazione” (anche se praticati con speciali inchiostri indelebili…), attualmente inflitti da Tsahal alla maggior parte dei civili palestinesi (arbitrariamente rastrellati per le strade dei centri abitati e nei campi profughi della Cisgiordania e di Gaza), sarebbero semplicemente un valido e moderno espediente per meglio accertare e distinguere, in futuro, le generalità dei possibili “terroristi”? 7. Sulla base di che criterio, gli “arresti domiciliari” imposti dai nazisti nel 1942 all’allora presidente della Judenrat del “Getto di Varsavia”, Adam Czerniaków, e la pretesa - da parte dell’allora Gestapo - di farsi consegnare da quest’ultimo i responsabili israeliti dei numerosi e cruenti atti di sabotaggio e di terrorismo perpetrati ai danni dell’occupante germanico, sarebbero delle arbitrarie e criminali punizioni e delle inammissibili e scandalose pretese, mentre analoghi “arresti” ed equivalenti “sussieghi” imposti dal premier israeliano Sharon al leader dell’OLP Yasser Arafat, non solo sarebbero tollerabili e scusabili ma, favorirebbero, prima o poi, la fine degli scontri armati ed il sicuro e rapido ritorno al dialogo tra le parti in conflitto? 8. Grazie a quale tipo di analisi, il non rispetto delle convenzioni internazionali da parte del regime di Hitler alla vigilia della Seconda guerra mondiale, continuerebbe ad essere un insolente e tracotante oltraggio al desiderio di pace dei popoli, nonché un deprecabile, deleterio e funesto esempio di aperta ed arrogante sfida al buon senso delle Nazioni civili del mondo, mentre invece il sistematico rifiuto di sottomettersi alle circa 74 risoluzioni dell’ONU da parte di Israele (tra queste, mi permetto di ricordare: la risoluzione 181 che determinava i territori della Palestina che dovevano costituire lo Stato ebraico e lo Stato arabo nel 1948. La risoluzione 194, dell’11 dicembre 1948, che fissava il diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi. La risoluzione 242, del 22 novembre 1967, che dichiarava inammissibile l’acquisizione di territori arabi con la forza. La risoluzione 2649, del 30 novembre 1970, che riconosceva il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, o la risoluzione 338, d’ottobre 1973, che reclamava l’applicazione della 242 e la realizzazione di condizioni favorevoli ad una pace duratura nel Medioriente. La risoluzione 3236, del 22 novembre 1974, che ricordava il diritto alla sovranità ed all’indipendenza nazionale per il popolo palestinese. Senza dimenticare la risoluzione 112, del 29 luglio 1980, che domandava il ritiro d’Israele dai territori occupati, prima del 15 novembre 1980, o la risoluzione 478, del 1° marzo 1980, che condannava Israele, sia per la sua violazione della legge internazionale a Gerusalemme che per la sua politica di colonizzazione all’interno dei territori occupati, ecc.), è senz’altro accettabile e comprensibile, ed in tutti casi non così grave… da provocare scandali internazionali o bellicose “levate di scudi” da parte delle sempre attente e vigili “immacolate concezioni” dei nostri regimi democratici? 9. In ordine a quale particolare dettame, i “bombardamenti indiscriminati”, le “demolizioni sistematiche di abitazioni private e di infrastrutture civili”, la “politica del terrore imposta ad intere popolazioni”, “l’espropriazione e la colonizzazione di terre conquistate con la forza delle armi” sarebbero dei vergognosi e riprovevoli atti di pura e gratuita barbarie quando portano il “labello nazista”, mentre invece quando sono praticati all’ombra della “stella di David” faciliterebbero senz’altro il ritorno dei “contendenti” (sic!) al tavolo dei negoziati ed, allo stesso tempo, spianerebbero la strada ad un più accelerato ristabilimento della pace e della connivenza civile tra i popoli del Vicino Oriente? 10. Lo stesso dicasi per le “torture” e le “umiliazioni corporee” imposte ai prigionieri politici, “gli arresti indiscriminati” , le “deportazioni e le espulsioni”, “le detenzioni arbitrarie e senza processo”, i”documenti” ed i “titoli di viaggio selettivi e discriminanti” (simili a quelli praticati da Berlino negli anni ‘30 con l’apposizione nei confronti degli Israeliti della famigerata “J” = Juden) imposti ai Druzi, ai Circassi, ai Cristiani ed ai Musulmani palestinesi di nazionalità .
Sandro-Romiti
“Il Grande Fratello per controllare pm e Polizia” .. che speranze per una riforma sulla giustizia dopo aver letto oggi ?
GIUSEPPE D’AVANZO – Repubblica - 12 gennaio 2009.
“Protocollo d’intesa tra Brunetta e Alfano, il progetto partirà nei prossimi giorni
Sarà creata una centrale al ministero per indagini e processi, al momento senza regolamenti
Gli occhi del governo su polizia e pm
CI sono molti modi per dare avvio a una riforma della giustizia. La si può discutere in pubblico come accade ancora in questi giorni o inaugurare in silenzio nuovi, possibili controlli del governo sull’ordine giudiziario a dispetto di ogni autonomia e indipendenza togata. Si manipola qualche inciso nei codici, si sposta una virgola di un articolo di legge e il pubblico ministero può perdere la direzione delle indagini e della polizia giudiziaria (lo si è già visto). O - nome di una necessaria rivoluzione tecnologica - si possono sottrarre addirittura la “proprietà” e le informazioni dei fascicoli processuali al pubblico ministero e al giudice delle indagini preliminari.
È quel che può avvenire, nei prossimi giorni, quando entrerà nella sua fase di sperimentazione (nel primo trimestre a Napoli, nel secondo a Nola e Torre Annunziata, entro il quarto a Milano e Monza) il protocollo d’intesa firmato il 26 novembre 2008 tra il ministro per l’innovazione (Renato Brunetta) e della giustizia (Angelino Alfano). L’articolo 7 del protocollo prevede la “trasmissione telematica delle notizie di reato tra le forze di polizia e procure della Repubblica”.
“Il progetto - si legge nel documento - prevede che le forze di polizia giudiziaria redigano le notizie di reato, le digitalizzino, le trasmettano alle procure, firmate digitalmente e crittografate nell’ambito della rete privata delle forze di polizia con specifiche estensioni di rete che potranno avere anche ulteriori utilizzazioni sinergiche”.
Si può così “automatizzare l’alimentazione del registro delle notizie di reato e la costituzione del fascicolo del pubblico ministero e del giudice delle indagini preliminari”. I dati così raccolti potranno essere condivisi dall’intera rete delle forze di polizia che avranno accesso ai “dati di sintesi delle notizie di reato”. Come? “Predisponendo una porta di dominio attestata presso il ministero della giustizia”. La “porta di dominio” è una formula che appare misteriosa ai non addetti, ma non indica altro che il luogo e l’identità di chi assicura lo scambio elettronico delle informazioni.
Ricapitoliamo. Tutte le notizie di reato del paese, i fascicoli dei pubblici ministeri, le comunicazioni tra polizia giudiziaria e pubblico ministero, tra pubblico ministero e giudice delle indagini preliminari di ogni tribunale italiano e quindi le denunce, le querele, le istanze e i verbali degli interrogatori, delle perquisizioni, dei sequestri, delle sommarie informazioni assunte, degli accertamenti tecnici, delle intercettazioni saranno (a regime) interconnesse attraverso un “gestore centrale” organizzato e controllato dal ministero di giustizia che - prevede il protocollo - può concederlo a un fornitore esterno, in outsourcing. Nascerà, dunque, come spiega un addetto al progetto, “una cancelleria virtuale nazionale” al momento priva di ogni norma, disposizione o regolamento. Questa è la notizia.
Vediamone le conseguenze probabili e gli effetti possibili. Sono indubbi i benefici a vantaggio dell’efficienza del processo. La rivoluzione tecnologica consente al pubblico ministero, al giudice, alla cancelleria di formare, di comunicare e notificare gli atti con documenti informatici che viaggiano tra gli attori del processo attraverso canali telematici, come avverrà presto per il processo civile. Via archivi cartacei e i “muri” di faldoni. Azzerati gli errori di notifica che annientano i processi. Abbattuti i costi. Recuperato personale. Ridotti i tempi. L’efficienza e quindi la credibilità del processo penale non potrà che avvantaggiarsene. E’ la rivoluzione necessaria che gli addetti, tutti, dagli avvocati ai magistrati, chiedono da anni. Saranno soddisfatti. Meno lo sarà - o dovrà esserlo - chi si pone questa domanda: come e chi proteggerà quella miniera di informazioni? Quanto sarà inviolabile il sistema? E’ legittimo che l’intera “base dati” della giustizia italiana sia gestita non dall’amministrazione giudiziaria, cioè dalla magistratura, ma da funzionari e società private dipendenti dal governo o dalle sue decisioni?
Un addetto al progetto, nato con il governo Berlusconi 2001/2006, è disposto ad ammettere che qualche problema c’è. “I responsabili degli uffici giudiziari, i procuratori della repubblica, dovrebbero essere in grado di esercitare un controllo agevole delle misure di sicurezza, ma se le base dati sono in una farm lontana, non si può avere la possibilità di effettuare monitoraggi continui. Quale responsabile della segretezza di quelle informazioni può escludere che, lontano dal suo ufficio, venga allestito un terminale del programma per l’accesso alla lettura dei dati? La sola risposta responsabile e ragionevole è: nessuno. La sicurezza è data da misure preventive e controlli costanti. Senza controllo, non c’è misura preventiva che possa tenere. E quale controllo puoi avere se sei a centinaia di chilometri di distanza?”. Per alcuni autorevoli magistrati del pubblico ministero, quest’idea di una “cancelleria virtuale nazionale”, prima di essere pericolosa, è soprattutto contra legem, illegale. “Il codice di procedura penale - dice un autorevole magistrato - prevede esplicitamente e senza deroghe che ogni “notizia di reato e la documentazione relativa alle indagini siano conservati in un apposito fascicolo presso l’ufficio del pubblico ministero con gli atti trasmessi dalla polizia giudiziaria”. Se dovesse nascere una cancelleria nazionale, anche se virtuale, si scipperebbe la proprietà esclusiva del fascicolo al pubblico ministero: è contro al legge”. Si dice d’accordo l’addetto al progetto ministeriale: “E’ vero che ogni notizia trasmessa e raccolta sarà criptata con la chiave pubblica del procuratore, ma le informazioni sono archiviate in un luogo non alle dipendenze del procuratore, ma della forza di polizia e quindi nessun efficace e reale controllo può esercitarsi sulla protezione della segretezza dell’archivio”.
E’ la questione cruciale, pare. Con una qualche coerenza, Berlusconi e il suo ministro non tacciono di voler trasferire l’avvio, lo sviluppo e l’esito dell’investigazione penale dalle mani del pubblico ministero alle polizie. La rivoluzione tecnologica potrebbe consentire di assicurare alle polizie, e quindi all’esecutivo, anche il controllo di tutte le informazioni, delle notizie di reato, di tutta la documentazione di ogni indagine avviata nei ventinove distretti giudiziari del paese.
Un Grande Fratello della giustizia italiana, si può dire, che dovrebbe essere sconfitto o tenuto lontano soltanto dalla “chiave” con cui i procuratori della repubblica dovranno crittografare i documenti. Se si chiede ad Alberto Berretti, matematico, professore di sicurezza informatica a Tor Vergata - dunque con una familiarità con il mondo e i metodi dell’hackeraggio - se una “chiave” per crittografare i documenti può essere una protezione definitiva, si raccoglie un sorriso ironico. “Nessun sistema è sicuro.
Questo progetto del ministero di giustizia, per come me lo racconta, mi pare che faccia acqua. Innanzi tutto è pericoloso avere un solo server in un solo luogo. Se scoppia un incendio e tutto va in fumo, che succede? Si liquefa la giustizia italiana? Sono sicuro che abbiano tenuto conto di quest’eventualità e previsto due server e in due luoghi diversi, con il botto di danaro che costa, perché sicurezza significa prevedere che le cose possono anche andare male per caso. Poi il diavolo ci può mettere la coda e anche questo bisogna immaginare e la “chiave” non è la soluzione che risolve tutti i problemi. La crittografia rischia di essere una porta blindata sistemata su pareti di cartone. E’ vero, è difficile rompere la porta, ma è facile aggirarla passando dalle pareti. Oggi i dvd sono cifrati, ma in rete ci sono a tonnellate di dvd craccati, per dire. E poi oggi ci sono programmi di keylogging che copiano in silenzio quanto viene scritto sulla tastiera del computer. Il procuratore magari chiude la porta dell’ufficio e digita la sua “chiave” di accesso crittografato. Pensa di essere solo e sicuro, invece c’è chi gli sta rubando in quel momento la chiave per consegnarla a cyber- criminali che la venderanno al maggior offerente. E se a vincere l’asta dovesse essere Cosa Nostra? Può stare certo che, se questa cancelleria virtuale dovesse davvero farsi, sarà un boccone ghiottissimo per ogni hacker del pianeta”.
Dunque, lo stato dell’arte è questo. Tutti i documenti d’indagine della giustizia italiana finiranno presto in un unico canestro. I procuratori, responsabili delle indagini, non saranno in grado di garantire la sicurezza delle informazioni raccolte. L’archivio della “cancelleria virtuale” sarà nella disponibilità delle forze di polizia, e quindi del governo che gestirà il sistema attraverso una società privata (altra minaccia, se si ricordano i traffici spionistici della Telecom di Marco Tronchetti Provera). Quel che è peggio, anche Cosa Nostra potrà ficcarci il naso, pagando il dovuto. Voi dite che stiamo messi bene? ”
(12 gennaio 2009)
posto da Patrizia Graziani , coordinatrice area giustizia Pd Forlì
Chiedo scusa, ma è come se per qualche disonesto che clona il bancomat si volesse tornare al sistema cartaceo.
Se il Pd si impicca su questa mancanza di argomenti di fronte ad una riforma complessa come quella della giustizia, finiamola di chiamarci riformisti e facciamo un gruppo unico con quelli che dicono sempre di no.
Ma la tecnologizzazione della PA non era anche nel nostro programma? O vale solo se si vince, se si perde invece bisogna sempre dire il contrario del Governo?
Vi segnalo questa bellissima lettera di Luciana Tampieri pubblicata su http://www.primariesempre.org/2009/01/12/forli-passione-politica-e-democrazia/
Ma figurati Riccardo se una come me, e penso di poter dire anche tanti altri avvocati, non sarebbe felice di eliminare tutte le montagne di carte che ci sommergono!
Ma ora ,in nome di una necessaria rivoluzione tecnologica, con tal protocollo ,si sottrarrà la proprietà e le informazioni dei fascicoli processuali al pubblico ministero e al giudice delle indagini preliminari !
In una banca dati confluiranno notizie di reato,fascicoli,intercettazioni,ecc…e tutti i dati saranno disponibili alle forze di polizia attraverso una porta di dominio gestita dal Ministero..e il Ministro di Grazia e Giustizia potrà affidare all’esterno la gestione di banche dati! Non ti sovviene nulla???
Lo scenario è pericoloso, se non si corregge il tiro , si va creare una cancelleria virtuale senza regolamenti!
E aggiungo , ma davvero se vuoi avviare una riforma della giustizia aperta , pensi si possa partire con un protocollo di intesa tra due Ministri che partirà tra pochi giorni senza averne discusso …
Non dico che il progetto sia da buttare, dico solo discuterlo e senza dubbio apporre correttivi!!
Patrizia Graziani
Quando mi sono recata a votare alle primarie del 14 ottobre 2007,le quali hanno sancito la vittoria di Walter Veltroni,divenuto dunque segretario del PD,ho ricevuto la tessera di fondatrice di questa nuova,grande realtà politica del nostro paese.Osservado il retro di tale tessera,ho potuto leggere:”IL PD LO FACCIO IO”.Per la prima volta ho avuto la sensazione che non si trattasse di un demagogico slogan elettorale,no,quel giorno,io,proprio io,giovane elettrice,insieme a tanti “altri io”,protagonisti di questa pacifica marcia verso la democrazia partecipata e il cambiamento “dal basso”,avevamo avuto un ruolo centrale nella costituzione del PD,attraverso l’espressione della nostra preferenza.Ho vissuto l’avanzata del nuovo in prima persona.E tutto questo è stato possibile grazie allo strumento delle primarie,le quali sono e devono essere,secondo le modalità previste dallo statuto,la linfa vitale del nostro grande partito di popolo.Concludo riportado alcune risposte,date da SORU in una recente intervista sull’”Espresso”,che considero molto importanti per tutti coloro,giovani in particolare,che vogliono continuare a credere in una politica diversa,pulita e trasparente :”Credo nella politica e nei partiti,ma questi partiti hanno smesso di essere radicati nella società,luoghi di una densa partecipazione democratica.Si sono ridotti a club di capi e capetti.non è solo giusto tornare a segnare un confine tra partiti e istituzioni.E’ urgente,urgentissimo”;”Ho visto politici che si fanno eleggere con la sinistra e poi votano la destra.O che si fanno nominare nei listini del presidente poi hanno sempre un parere diverso,senza sentire il dovere di dimettersi.Se non è questione morale questa,cos’è?Politici cosi’ alle elezioni cercano un lasciapassare.Non c’è nessun legame con chi ti ha votato perchè rappresenti un progetto.”;”Chiedo al PD un forte segno di discontinuità.Non venga ricandidato chi ha piu’ di 2 legislature.E chi non si riconosce nel programma.”;”C’è necessità e urgenza della politica.C’è bisogno di un partito di centrosinistra che rappresenti questi valori.Il PD è una strada difficile,ma è un percorso SENZA RITORNO.Una traversara nel deserto,come quella di Mosè.Durante la quale è necessario un leader che trascini il popolo smarrito.Se il popolo litiga non va da nessuna parte”.Valentina Ravaioli
Gentile sig. Patrizia, ma Lei con chi la discuterebbe la riforma se fosse il ministro?
Con il ministro ombra? Con Violante? Con Brutti? E poi perchè solo con il Pd visto che dal risultato dell’Abruzzo pare che l’Idv sia il nuovo che avanza?
E, più in concreto, ce l’abbiamo noi del Pd una proposta sul tema giustizia che sia un pò meglio di quel vergognoso documento che doveva essere la nostra idea di controriforma Gelmini (che grazie a Dio nessuno ha visto tanta è stata la fretta nel ritirarla)?
A me non sembra ci sia una proposta.
Tranne quella che facciamo sempre, quella di non prendere mai posizione per cercare di non scontentare nessuno.
Molti saluti.
E’ bene informare che il Pd ha una proposta di riforma sulla giustizia , che è stata presentata a Roma in conferenza nazionale il 21 novembre scorso ,a cui avevo invitato da questo stesso blog a partecipare,e che ripresenteremo anche a Forlì ed avrò piacere di avere ospite chiunque abbia interesse in materia , pro o contro che sia!
Penso comunque che le riforme non si debbano discutere solo con il Pd , ma con tutte le forze politiche ,e soprattutto ,in tema di giustizia sia indispensabile il confronto con gli operatori del diritto .
E’ a rischio la libertà dei cittadini e su questo occorre prendere una posizione ,infatti oggi non sono mancate le reazioni del CSM ed associazioni !
A presto Patrizia Graziani
Ieri sera si è conclusa l’assemblea Comunale,
di seguito il mio intervento:
Il partito democratico di Forlì, con le primarie, ha dato prova di essere un grande partito, fatto per lo più di persone responsabili, animate da passione politica che hanno messo a disposizione del partito le proprie capacità e le proprie competenze.
Prima di tutto, mi sento di rivolgere un grazie di cuore a Nadia Masini, bravo dirigente e donna di partito, che ha condotto una compagna elettorale seria e corretta.
Tutti abbiamo lavorato per coinvolgere il maggior numero di persone possibili.
Come è a tutti noto, io sono stata uno dei 1.800 aderenti al comitato “FORLI’ PER BALZANI” e vi ho aderito come membro di questa assemblea comunale, come membro dell’assemblea territoriale e soprattutto da costituente regionale.
Da queste primarie non sono usciti ne vincitori ne vinti, ci sono solo circa 8.000 persone serie che hanno sottoscritto l’adesione al PD, hanno pagato il loro contributo alle primarie e sono interessate a far sì che a giugno, il comune di forlì resti amministrato dal centro sinistra.
Tutte persone a cui si deve il massimo rispetto e sono inaccettabili gli attacchi scomposti che anche in questo luogo sono stati portati da qualcuno che si è dimenticato del suo ruolo istituzionale, ricordiamoci che sono tutte persone che potenzialmente potrebbero essere iscritti al PD.
Non si fa il bene del partito se ora si vogliono aprire discussioni in materia strettamente congressuale, non è il momento dei rancori e degli scontri, non si deve far parlare del PD per i suoi dissidi interni, ma per i valori e le idee che porta avanti.
Abbiamo degli organismi e delle regole e ora con il partito formato da quegli organismi e delineato da quelle regole dobbiamo vincere le amministrative, le dobbiamo vincere al primo turno, metaforicamente “spaccando le ossa alla destra” citando Roberto Balzani candidato sindaco di tutto il partito democratico forlivese.
A Forlì con primarie abbiamo dimostrato che nel nostro partito c’è equilibrio tra le dinamiche di democrazia interna e allo stesso tempo efficienza di partito nel far passare il messaggio politico al di fuori di esso.
Con i comitati elettorali abbiamo coinvolto migliaia di persone, questo patrimonio del PD non lo dobbiamo disperdere, dobbiamo continuare a tenere i contatti e trovare gli spazi adeguati affinché in tanti che condividono le nostre prospettive possono contribuire attraverso la partecipazione attiva.
Non ci dobbiamo dimenticare che a Forlì il PD conta circa 3.500 iscritti, e se non riusciamo ad allargare questa base avremo fallito uno degli obbiettivi principali: l’allargamento e il rafforzamento del nostro partito.
Dobbiamo quindi tutti impegnarci per ampliare il coinvolgimento della cosiddetta società civile, utilizzando oltre al metodo della partecipazione assembleare, i nuovi strumenti informatici che ci permettono di entrare nelle case di molti cittadini.
Bisogna ripartire dai circoli e credo che Balzani faccia benissimo ad iniziare
Il suo percorso proprio da tutti i circoli, serve un forte contatto, un legame con la base del nostro partito perché primi fra tutti le donne e gli uomini del nostro partito devono poter dare il loro contributo.
Le aree di lavoro comunali e territoriali sono fondamentali per raccogliere tutte le idee, le energie, le risorse che sono presenti sul territorio forlivese e non solo.
Da questi luoghi Balzani potrà raccogliere suggerimenti per la formazione del suo programma elettorale.
Ora lavoriamo insieme e buon lavoro a tutti.
Ricordiamoci però che è necessario il rispetto tra di noi perché le aggressione, le accuse, le illazioni, fanno solo guadagnare voti alla destra.
Grazie
Tatiana Gentilini
Posto il mio intervento alla serata conclusiva dell’Assemblea Comunale.
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Direi che per quel che mi rigarda è stato positivo un prolungamento dell’assemblea di lunedì a questa sera, perché quando mi sono iscritta a parlare, sollecitata da numerosi interventi tutti simili nel loro contenuto, avrei incentrato il mio intervento principalmente sullo Statuto e le sue norme fondanti riguardanti le primarie.
Invece oggi (la notte porta consiglio…) credo sia più urgente valutare le prospettive che abbiamo davanti, in vista delle elezioni di giugno.
Dunque solo due parole sullo Statuto: all’art.2, 1°co, ”vengono identificati due soggetti della vita democratica interna: gli iscritti e gli elettori.”, quindi i cittadini elettori non sono un corpo estraneo al partito ma sono parte della democrazia interna del nuovo soggetto politico e meritano tutto il rispetto.
Gli abbiamo chiesto ben tre firme per votare e l’iscrizione ad un elenco pubblico, …neanche per iscriversi al PCI si richiedeva tanto!
Questo è uno dei principi sui quali Veltroni ha inteso fondare il PD, non come somma di partiti passati, ma come Partito di nuova nascita: chi è stato eletto membro delle assemblee costituenti del PD, e certamente chi ha sostenuto Veltroni, ha preso un impegno preciso in questo senso con gli elettori delle primarie.
Se è pur legittimo cambiare idea, ognuno per correttezza dovrebbe trarne le dovute conseguenze.
Comunque la sede naturale per confrontare posizioni in merito saranno i congressi: per adesso lo Statuto siamo tenuti a conoscerlo, riconoscerlo e rispettarlo, anche per evitare che gli attacchi postumi alle regole possano essere scambiati per tentativi di delegittimare il nostro candidato Sindaco.
Oggi i forlivesi, e non soltanto gli ottomila e passa che hanno votato, ci stanno guardando per capire se siamo davvero una forza politica affidabile, capace di rispettare le regole che noi stessi ci siamo dati e gli impegni che ci siamo presi, e dunque governare la città, oppure siamo incapaci di superare le nostre geometrie interne.
Credo che occorra ripartire dal discorso di apertura di Roberto Balzani a questa Assemblea: ripartiamo dai circoli, dalle aree di lavoro comunali e territorali, da iniziative del partito aperte alla città, dalla relazione con gli altri comuni del forlivese e dell’area romagnola e certamente da tutto quello che in questi anni è stato fatto di buono dalla nostra amministrazione comunale, valorizzandolo, e condividendo le esigenze di rielaborare e rilanciare con coraggio e lungimiranza la progettualità per il futuro di Forlì, che dovrà far parte del progamma del Sindaco.
A Forlì si vive bene e va detto che è merito del governo della città che in tutti questi anni ci ha visto protagonisti, nessuno lo ha mai negato e più volte Balzani lo ha ricordato, ma si può fare certamente meglio in diversi ambiti: dal centro storico ai rifiuti, dalle relazioni con i comuni del territorio ai rapporti con Hera, passando dal rapporto coi cittadini stessi, in uno sforzo di elaborazione propositivo e di rinnovata progettualità che deve impegnare tutte le risorse del nostro partito, attorno al candidato Sindaco, con particolare attenzione a coinvolgere le competenze che sono in grado di mettere in campo i giovani.
La città ci chiede questo, di saper ascoltare i suoi bisogni e le sue aspirazioni, di saper mantenere costante il rapporto con chi la governa, anche oltre le campagne elettorali, rendendo trasparenti i processi decisionali e moltiplicando i luoghi e i mezzi per la partecipazione e il monitoraggio delle azioni di governo.
E anche di saperla guidare in un periodo di crisi come questo tutelando i più deboli, ma sapendo anche disegnare prospettive positive, scegliendo di puntare e di investire, proprio in ragione della crisi, sulle sue eccellenze, in primis il capitale umano, e sui temi strategici per lo sviluppo come innovazione, ambiente ed energia, traguardando ben più in là dei cinque anni di un mandato amministrativo.
Quante aspettative abbiamo generato nella città in questo ultimo anno: dobbiamo volgere in positivo questo capitale prezioso, anche nel “passaggio stretto” in cui ci troviamo, ripartendo dalla base, riaffermando ora senza ripiegamenti e chiusure che siamo un partito autenticamente democratico, fatto di persone serie, che non cedono alla tentazione di spaccare il partito pur di non accettare il risultato delle primarie, con liste civiche o altre iniziative irresponsabili che potrebbero consegnare la città alla destra.
Credo che siamo un partito in grado di interpretare i bisogni della nostra comunità, di essere punto di riferimento per tutte le forze politiche del centrosinistra e di poter governare con successo la città, con Roberto Balzani sindaco, anche per gli anni futuri.
Marina Flamigni
Brava Marina. Giorgio
Grazie Marina e grazie a tutti perchè tramite il blog è possibile seguire e conoscere il dibattito che anima il PD.
In una società che cambia, oggi in cui si vive in una città e si lavora in un’altra, in questo tempo in cui le serate e le occasioni di riunirsi, per le persone normali che lavorano e hanno una famiglia, si fanno rare: le nuove tecnologie sono una concreta e grande opportunità!
Occorre costituire formalmente il circolo telematico del PD di Forlì! Partiamo da chi fatica a partecipare ai lavori dei 17 circoli territoriali e fondiamolo!
La nascita di questo circolo andrebbe a collocarsi in quel progetto del PD forlivese come laboratorio nazionale che Roberto Balzani ha ben delineato dopo la vittoria delle primarie e che sta mettendo a punto con personalità della cultura e insiema ai big del PD che lo stanno sostenendo in questo ambizioso progetto (occhio al festival della politica di Bologna del novembre 2009).
Per tenere il suo passo, prima che parta la campagna elettorale per le amministrative e le europee, costituiamo il circolo: per raccogliere nuovi iscritti, idee, critiche e proposte e darci uno strumento per fare la nostra parte nel corso della campagna su Internet!
Naturalmente bisogna tenere saldi i legami con i territori (a partire dai circoli che si stanno dando da fare per organizzare incontri con Roberto Balzani e dalla partecipazione al bel ciclo di incontri promosso dall’area tematica “cultura e formazione politica”) con i mondi vitali che caratterizzano la nostra comunità (prima di abbozzare qualsiasi idea programmatica occorre approfondire sul territorio gli effetti della crisi economica, bisognerebbe incontrare le organizzazioni economiche e dei lavoratori che già parteciparono ai seminari in occasione delle primarie) e anche con le nostre radici: Un brev zovan furlives par Furlé.
L’era ora! ROBERTO BALZANI SINDACO!
Buonanotte
raoul mosconi
DOMENICA ELETTORALE NEL RIMINESE: PRIMARIE DEL PD IN SEI COMUNI
da http://www.romagnaoggi.it
18 gennaio 2009 - 12.35 (Ultima Modifica: 18 gennaio 2009)
RIMINI - Domenica di elezioni primari per il Partito democratico nel Riminese. Sono sei i Comuni in cui gli elettori democratici saranno chiamati a scegliere il proprio candidato sindaco. Non c’è il capoluogo, per il quale si voterà nel 2011, ma ci sono realtà importanti come Bellaria, Cattolica, Misano, Poggio Berni, Riccione e Santarcangelo. Nel 2009 si voterà anche per la nuova amministrazione provinciale, ma non ci saranno le primarie: il candidato è Stefano Vitali.
La sfida più attesa, anche per le dimensioni del Comune e la sua importanza strategica, è forse quella di Riccione, dove il match è tra Fabio Galli e il consigliere regionale Massimo Pironi. A Bellaria si sfidano l’assessore provinciale Marcella Bondoni e Nerio Zanzini.
Un altro assessore provinciale, Mauro Morri, è in lizza per la candidatura a sindaco a Santarcangelo contro Anita Tognacci, presidente della Comunità Montana della Valmarecchia.
Leo Cibelli e Marco Tamanti sono i due personaggi che si sfideranno alle primarie a Cattolica, dove il sindaco Pietro Pazzaglini sarebbe al lavoro su una lista civica. Tre in lizza a Misano: l’attuale sindaco Antonio Magnani; Stefano Giannini, vicepresidente di Romagna Acque, e Fabrizio Piccioni, altro assessore provinciale. Valter Bonfé e Daniele Amati si disputano la candidatura a sindaco di Poggio Berni.
Nei comuni di Cattolica, Poggio Berni e Riccione l’orario di apertura dei seggi è dalle 8 alle 20, nei comuni di Bellaria - Igea Marina, MIsano, Santarcangelo l’orario è dalle 8 alle 21.
Possono votare alle Primarie i residenti nel Comune in sui si svolgono le primarie, che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età (nati entro il 18 gennaio 1993). Si vota nel seggio delle Primarie corrispondente alla Sezione indicata nella tessera elettorale del cittadino residente. Per votare occorre presentarsi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale. Per i minorenni è indispensabile la carta di identità.
L’articolo di domenica sulla Voce evidenzia l’interesse che il PdL locale ha nei confronti del dibattito anche forte, seguito alle primarie del PD.
La vittoria di Roberto Balzani, ha scompaginato la linea d’attacco che il centrodestra si era prefissata e ora il tentativo (nell’articolo di cui sopra a nome )è quello di creare confusione nell’elettorato forlivese che, sta per essere investito dalla nuova campagna elettorale per le amministrative.
Non potendo attaccare Roberto Balzani (in quanto nuovo alla politica), si tenta di equiparare il candidato sindaco del PD, con il PdL nell’individuazione dei problemi della città, con l’intenzione di trasmettere l’idea del ”tutti uguali”, desiderando pescare in quel elettorato di centro sinistra che si vuole (e si alimenta in ogni modo questa versione)deluso e rancoroso.
Certo, le criticità dell’amministrazione sono conosciute, ma il candidato sindaco Roberto balzani non vuole partire da una tabula rasa, ma da un governo cittadino che ha lavorato con impegno e il suo, sarà il rispetto del buon lavoro svolto sino ad oggi e la sua visione sarà lavorare sulla risoluzione dei problemi rimasti aperti, l’individuazione dei quali potrà essere la stessa della destra ma, finisce qui “ il “siamo tutti uguali”.
Credo e lavorerò per questo, che ci sia una differenza sostanziale tra la visione laica, pragmatica, rivoluzionaria nei metodi di Roberto Balzani e quella del centrodestra liberista, populista, serva del suo padrone unico.
E’ un invito, ad aprire gli occhi, ad emanciparsi dalla fascinazione nei confronti di Berlusconi e della sua idea di governo.
Noi, localmente abbiamo avuto il coraggio di rivedere i meccanismi, di ridare spazio ai cittadini, di rimettere in discussione i nostri organismi, per migliorare dando continuità al governo della città.
Noi, abbiamo scelto una strada difficile di costruzione di un nuovo partito che vuole occuparsi della crisi economica, del rispetto dei diritti di tutti, non, la più facile, di un posto sicuro in un partito azienda che, pratica la discriminazione, che cavalca le paure senza dare risposte, che deve con la riforma della giustizia coinvolgere tanti con l’obiettivo di salvarne uno solo, che propone disegni di legge per riabilitare i repubblichini di Salò e già al suo interno ospita forme nuove di fascismo.
No, decisamente non siamo uguali.
Franco Valbonesi
Segretario circolo PD “Liliana Vasumini” di
Villagrappa, Pescaccia, Petrignone,Villa Rovere
Il mio intervento completo alla Direzione territoriale del 12 gennaio 2008.
Diversi amici mi hanno chiesto di postarlo poichè la sera della riunione ho potuto farne solo una sintesi.
INTERVENTO ALLA DIREZIONE TERRITORIALE DEL PD DEL 12 GENNAIO 2009 DI CARLO GIUNCHI.
Vorrei provare a fare una valutazione politica delle primarie che si sono svolte a Forlì evitando di cadere in polemiche di basso profilo, utili solo a chi rincorre le enfatizzazioni dei giornaletti scandalistici.
La prima cosa che Roberto Balzani, oggi candidato sindaco, ha espresso, e per la quale ha lavorato, è stata l’ambizione che si svolgessero “primarie vere”.
Così è stato, e il centro-destra, che ha da sempre tentato di disegnarle invece come “operazione di facciata”, è stato il primo sconfitto; tanto che ora, spiazzato, sembra ripiegare sull’accusa delle “primarie rissa”; e il tutto gli serve solo a nascondere la vera rissa che ha in casa, quella sì e per giunta senza primarie, fra sette/otto personaggi che sembrano litigare soprattutto perché sanno che quello in ballo per loro è solo il posto di “leader dell’opposizione”.
Primarie vere lo sono state, non solo per l’impegno che hanno profuso i due candidati, ma anche perché i temi che vivono nel dibattito cittadino si sono riversati in esse e il confronto ha espresso una grande libertà e una grande voglia di partecipazione alle scelte.
Oltre ottomila votanti, più della metà degli iscritti, con un risultato che è di gran lunga il più significativo, quantomeno nella nostra regione, non sono che la riprova di questa libertà e di questa voglia.
E qui viene la seconda sconfitta, quella dell’”antipolitica”, perché quando sono molti i cittadini, e soprattutto quelli tradizionalmente meno coinvolti nella vita interna dei partiti, che si pronunciano per scegliere i propri rappresentanti, vuol dire che essi ripropongono un’”apertura di credito” verso il sistema democratico, che è ciò che noi auspichiamo da tempo.
Dunque queste sono le vittorie del partito democratico di Forlì: un partito che, mentre è praticamente privo di rappresentanza istituzionale al di fuori del proprio territorio, qui è stato il più capace ad esprimere una fortissima rappresentatività.
Ecco allora perché credo che Roberto Balzani e Nadia Masini debbano sentirsi oggi, oltre che il vincitore e la sconfitta di una competizione, in modo paritario soprattutto i protagonisti di questa vittoria.
Ma vi è un’altra indicazione che emerge dalla grande partecipazione, soprattutto se correlata all’equilibrio dei risultati. Si tratta del fatto che, nel contesto di in un confronto nel quale i due contendenti hanno caratterizzato il proprio messaggio, uno di più sul terreno della continuità e dell’esperienza, e l’altro di più su quello del rinnovamento e dell’innovazione, e come tali sono stati percepiti, l’ampiezza della base elettorale ha favorito indiscutibilmente la spinta al rinnovamento.
Questo è un processo comprensibilissimo: la spinta alla partecipazione è da sempre correlata più alla voglia di cambiamento che a quella di conservazione. La storia degli ultimi quindici anni in Italia sta lì a dimostrarlo. E’ evidente infatti che un elettore è più motivato a partecipare quando sente di poter contribuire al rinnovamento, mentre non è poi così entusiasta se deve andare a votare per mantenere le cose come stanno.
E lo sottolineo: pure se Balzani ha fatto spesso anche richiami alla continuità e la Masini al rinnovamento, non c’è dubbio che la percezione della differenza del loro messaggio è stata molto forte.
D’altra parte per i partiti sociologicamente è un po’ come per le città: la parte storica sta al centro (“centro storico” appunto), mentre quella più moderna, innovativa sta in periferia; per cui noi, come per le città, se vogliamo rimanere nella metafora, dobbiamo riuscire a coniugare la spinta del centro per la conservazione dei valori fondanti, con la spinta della periferia per l’innovazione della politica.
Ora, una delle prime conseguenze che deriva da queste valutazioni è la difficoltà a capire perché qualcuno oggi pensi di preferire primarie riservate solo agli iscritti, non rendendosi conto non solo che è in contraddizione con lo spirito fondante di questo partito, che si deduce, basta aver voglia di leggerli, dal manifesto dei valori e dallo statuto, ma soprattutto che non coglie il valore di queste vittorie.
Il 14 ottobre 2007 fu un evento che ci vide tutti accomunati dalla soddisfazione di avere visto una partecipazione al voto superiore al doppio degli iscritti dei partiti che hanno concorso alla fondazione del PD, e in più lì si votava non per una carica istituzionale, ma addirittura per il segretario del partito. A chi l’altra sera all’assemblea comunale si è chiesto se fosse giusto considerare sullo stesso piano il voto di un iscritto con quello di un “semplice elettore” io chiedo allora, perché non lo ha pensato il 14 ottobre 2007?.
E comunque gli rispondo che paradossalmente, nelle primarie per scegliere un sindaco, io sono incline a ritenere più importante, se davvero una diversità di piani ci fosse, quello del “semplice elettore”, se non altro perché è il numero dei “semplici elettori” che fa vincere le elezioni, che può sconfiggere il centro-destra, che può sconfiggere l’anti-politica. E dare a questi “semplici elettori” l’opportunità di scegliere il candidato, li motiva ulteriormente, e moltiplica la loro forza come veicolo di consenso.
In questo dibattito, che ha preso origine dalle primarie e che si occupa del loro destino, e rispetto al quale mi pare che la sede più appropriata sia il futuro congresso, sono spesso evocate delle posizioni, e per questo mi ci soffermo, che in realtà non corrispondono al vero. Si è anche sentito dire e visto scrivere che Veltroni, alla direzione nazionale, avrebbe proposto di riprendere in esame sia la questione dell’apertura ai non iscritti, sia l’opportunità delle primarie in caso di ricandidatura.
Non è vero, leggo le otto righe che Veltroni ha testualmente dedicato alle primarie, nella relazione, che poi è stata approvata all’unanimità:
“In queste settimane, stiamo sperimentando la più vasta e capillare tornata di elezioni primarie per la selezione di candidati sindaci e presidenti di provincia che si sia mai vista nella storia d’Italia. Molte si sono rivelate quello che speravamo: una straordinaria pagina di vita democratica. Altre hanno messo in luce difficoltà e nodi critici, che andranno sciolti per il futuro da una riflessione comune.
Bisognerà riflettere meglio, ad esempio, sul rapporto tra primarie di partito e primarie di coalizione. Sull’opportunità, probabilmente discutibile, di primarie per le candidature in liste con le preferenze. Così come sulle primarie per le cariche di partito. Le primarie sono uno strumento prezioso, una scommessa irrinunciabile….”
Ecco allora, io non vorrei che una certa frenesia di rimettere in discussione tutto dipenda invece da una logica, che purtroppo ha poco a che fare con la democrazia, per cui alle regole non viene riconosciuto un valore intrinseco, bensì si tende ad accettarle solo quando la loro applicazione non contraddice le proprie aspettative. Insomma, un po’ come ha fatto il centro-destra nel costruire la legge elettorale, considerata la migliore, ma solo per i propri interessi, cosa questa che il centrosinistra ha sempre, almeno a parole, condannato vivamente, rivendicando su questo piano lo spirito e la pratica della Costituente.
Vi è però un altro aspetto delle nostre primarie che evoca una riflessione politica, cioè il fatto che chi ha vinto ha prevalso di pochi voti. Questo è un problema o è piuttosto un valore aggiunto, come io credo?
Al riguardo penso che paradossalmente sia proprio l’equilibrio del voto che favorisca la concreta possibilità della sintesi: essa cioè si presenta, per tutti, chi ha vinto e chi ha perso, non una semplice opportunità, ma una vera necessità politica. Rimane sempre il dubbio infatti di capire che fine fanno le minoranze e le loro sollecitazioni laddove le primarie hanno risultati bulgari, cioè laddove la sintesi è per chi vince una possibilità, ma non una necessità. Qui no. Qui siamo obbligati a fare questa sintesi, se vogliamo battere il centrodestra al primo turno, anche se farla non significa sottrarre senso ad un esito, che non può essere sottoposto ad una specie di “secondo turno” riservato agli attuali dirigenti di partito, e anche se farla non significa, né in termini di proposte, né in termini di rappresentanza, fare una semplice sommatoria e spartizione percentuale.
Non solo: l’esigua differenza di voti ha praticamente impedito anche la pratica, che non giova mai alla democrazia, di rivendicare da parte di uno o dell’altro, la vittoria, o di addossare, ad uno o all’altro, la sconfitta: 44 voti di differenza sono sufficienti per la vittoria o la sconfitta, ma non per definirne la paternità. E questo è certamente un bene, soprattutto se si vuole evitare che l’elaborazione programmatica sia in qualche modo ipotecata da aspettative connaturate ad interessi troppo particolari.
Dunque le condizioni per produrre la migliore sintesi programmatica possibile ci sono tutte: c’è un candidato sindaco scelto con un procedimento democratico e ampio, riconosciuto da tutto il partito, predisposto all’ascolto nel partito e nella città; c’è un partito che ha gli strumenti ed il radicamento per leggere e interpretare i bisogni di una società in continua evoluzione; c’è infine una società civile desiderosa di entrare in campo, con le sue competenze e le sue sollecitazioni.
Ma insieme a queste condizioni ci deve a mio avviso essere un’attenzione aggiuntiva, suggerita dalla particolare situazione in cui si sono svolte le primarie e dal loro esito, per la costruzione di un percorso condiviso che ridicolizzi i soliti mestatori che prefigurano o paventano scenari da “guerre senza prigionieri” o da “faide tribali”, ma che riesca anche a scoraggiare chi oggi avesse l’idea di usare il partito come una clava per condizionare i programmi del futuro sindaco della città. E’ il partito che deve mettersi in sintonia con l’elettorato e non viceversa. Soprattutto in questo caso in cui l’elettorato si è espresso, a partire dalle idee programmatiche che già nel confronto dei mesi scorsi hanno riscontrato una condivisione, dall’ambiente al funzionamento dell’amministrazione comunale, dalla gestione dei servizi alla riqualificazione urbanistica della città, dal rapporto col territorio alla ridefinizione del contesto istituzionale romagnolo.
Nessuno può immaginare un dibattito programmatico al riparo del confronto che si è realizzato nelle primarie, come se il partito dovesse mettere sotto tutela il candidato sindaco, come se tutto dovesse risolversi nel confezionamento di un “pacchetto” dalla cui accettazione dovesse dipendere la disponibilità o meno del partito ad appoggiare il sindaco.
Questo non è possibile perché Roberto Balzani è già il candidato di questo partito, che porta con sé, e offre in dote al partito, un patrimonio di idee e di metodi che hanno già avuto il vaglio della maggioranza degli elettori delle primarie e che tendenzialmente, proprio perché hanno sollecitato la partecipazione di un elettorato periferico ampio, composto non solo di iscritti, militanti, attivisti, ma anche di semplici cittadini democratici, rispetto ad un ristretto ceto politico, fanno presumere la concreta possibilità che diventino il vero programma della maggioranza dei cittadini di Forlì.
D’altra parte il dibattito programmatico, proprio perché integrerà elementi di continuità ed elementi di forte innovazione (non di discontinuità, che è termine che prescinde da un contenuto positivo), dovrà svilupparsi anche con una valutazione sul lavoro e sulle strategie dell’amministrazione uscente e su ciò che la sua attività ha consolidato negli anni, che dovrà essere interpretato da tutti come dote e non come ipoteca sul futuro della città.
Il problema che ora si pone, nella prospettiva di avviare il dibattito programmatico, è innanzitutto quello di individuarne i luoghi privilegiati, che a mio parere non possono che essere i circoli, le aree tematiche, nonché particolari occasioni costruite però lontano dall’idea delle “passerelle” autoreferenziali, e il tutto garantendo una grande apertura esterna, che non va semplicemente tollerata ma perseguita con determinazione.
E il candidato sindaco non potrà che essere, aiutato in questo da tutti coloro che si renderanno disponibili alle sue sollecitazioni, il protagonista di questo processo, senza incontrare nel partito ostacoli o preclusioni di sorta, esattamente con la stessa libertà e autonomia che la tradizione democratica di questa città ha riservato negli anni a coloro che sono stati chiamati nel tempo al governo delle amministrazioni locali.
Il percorso, in realtà già avviato, ma che oggi deve ricevere un ulteriore impulso, non può dunque che passare attraverso una necessaria rivitalizzazione delle aree tematiche costituite a livello territoriale, dei gruppi di lavoro emanazione delle varie unioni comunali, ed in particolare delle aree comunali della città di Forlì.
E ciò a mio avviso deve avvenire evitando la ripetitività degli ambiti e la sovrapposizione delle competenze, cose possibili soprattutto quando il tema riguarda la città capoluogo, che costituirà inevitabilmente la componente centrale del dibattito programmatico.
D’altra parte l’idea che un programma avanzato per la città capoluogo debba vedere il concorso del territorio e viceversa è un’acquisizione di fondo che appartiene alle stesse linee programmatiche proposte dal candidato sindaco durante le primarie.
La proposta, conseguente a questa impostazione e che mi sento di fare, è che di qui a pochi giorni si riunisca, oltre al coordinamento dei referenti delle aree territoriali, già previsto per giovedì prossimo, anche l’”ufficio di programma”, insieme al segretario comunale di Forlì ed al segretario provinciale, per definire modi e tempi degli approfondimenti programmatici, i quali dovrebbero convergere in una “conferenza programmatica” strutturata al suo interno con sessioni tematiche e/o territoriali e nella quale trovi il più ampio spazio anche il dibattito svolto nei circoli.
Sul livello di elaborazione programmatica a carattere provinciale (cioè che riguarda in specifico la provincia) invece credo che oggi non si possa dichiarare molto più che un auspicio rivolto a chi può concorrere a portare i temi che interessano questo ambito territoriale nel dibattito, con la coscienza che su questo piano pagheremo comunque la miopia della scelta di fare, a Forlì e Cesena, nella stessa provincia, due federazioni distinte del PD, miopia ancora più evidente oggi di fronte al dispiegarsi della vocazione maggioritaria di questo partito, alla sua attenzione per ampie relazioni territoriali ed alla crescita della sua capacità di ascolto degli elettori.
Carlo Giunchi
PRIMARIE NEL RIMINESE, A RICCIONE 7500 VOTANTI: TRIONFA PIRONI
da http://www.romagnaoggi.it
18 gennaio 2009 - 23.51 (Ultima Modifica: 18 gennaio 2009)
RIMINI - Ampia partecipazione alle primarie del Partito democratico nel Riminese. Fa scalpore il dato di Riccione, dove circa 7600 persone hanno partecipato alla consultazione incoronando il consigliere regionale Massimo Pironi come candidato sindaco con 4512 preferenze sullo sfidante Fabio Galli. A Cattolica il candidato è Marco Tamanti, mentre a Bellaria si è imposta l’assessore provinciale al turismo, Marcella Bondoni. A Misano battuto il sindaco uscente.
PRIMARIE VERE SALVAVITA PER IL PD
posto qui di seguito l’articolo di Mario Pirani apparso oggi, 19 gennaio 2009, su Repubblica (”Linea di confine”: p. 20)
Con l’aria che tira il Pd non dovrebbe trascurare qualche segnale di speranza, specie quando perviene dalla società civile, che altro non è se non quella parte di opinione pubblica democratica che riesce a farsi sentire al di fuori delle sclerotiche strutture di partito. L’esempio mi è fornito dall’ultimo numero dell’interessante mensile forlivese Una città (n. 161, gennaio 2009). Fra il materiale raccolto anche questa volta dalla rete, in gran parte volontaria, cui fa capo, spicca un forum sulle primarie svoltesi recentemente a Forlì e a Bologna, in vista delle amministrative del 6-7 giugno, cui hanno partecipato Salvatore Vassallo della direzione del Pd, costituzionalista assai vicino a Veltroni, Roberto Balzani, candidato sindaco di Forlì, uscito vincente sul sindaco in carica, Matteo Lepore, coordinatore del gruppo che a Bologna appoggiava l’assessore all’urbanistica, VirginioMerola, fedele cofferatiano, che pur con 5300 voti è stato battuto dal candidato della maggioranza, Flavio Del Buono, vincente col 49% dei voti e, infine, Roberto Fasoli, consigliere del Pd a Verona, estremamente critico verso il gruppo dirigente del suo partito.
L’esperienza delle primarie forlivesi rappresenta il punto focale della discussione. Hanno votato 8000 cittadini (circa il 70% di quanti avevano scelto Veltroni come segretario) e Balzani ha prevalso per 44 voti sul sindaco uscente, Nadia Masini per la quale si erano schierati tutti i dirigenti dei Ds e Margherita, sia locali che nazionali (erano venuti a parlare in suo appoggio, rispettivamente, sia Bersani che Pinza). La motivazione degli sfidanti all’inizio era incerta, come si evince dal forum di cui cito qualche frase, cominciando con Balzani,47 anni, docente dell’Ateneo bolognese, aderente al Pd ma di provenienza repubblicana, discepolo di Spadolini: «Perché è nata questa sfida? Dopo le elezioni del 2008 molti di noi si sono chiesti se aveva ancora senso partecipare a una politica fatta così… Un gruppo di noi un po’ delusi ci siamo chiesti: cosa facciamo? Ci proviamo o ognuno torna a fare il suo mestiere? Ci siamo detti che c’era un modo
di fare un’ultima verifica sulla fattibilità del progetto del Partito democratico, innanzi tutto delle primarie vere. Di vincere non avevamo l’idea, anzi pensavamo fosse altamente improbabile, però speravamo di resuscitare lo spirito iniziale. Accolta con malcelato fastidio la nostra candidatura ha, però, raccolto il 30% dell’Unione comunale (assemblea di tutti i quadri locali, ndr), senza la quale non avremmo potuto neppure formalizzarla. Abbiamo messo assieme persone molto eterogenee,
più della metà donne e una quota altissima di giovani.
Ci siamo messi a fare una campagna dal basso, con un linguaggio e forme di aggregazione diverse rispetto a quelle del partito. Alla prima riunione per il lancio della candidatura avevamo scelto una sala molto grande, perché ci eravamo detti: se sono pochi, meno di 400, chiudiamo il giorno dopo e tanti saluti. Un ragionamento opposto a quello dei politici che prendono la sala piccola per far stare in piedi le persone. Ebbene da noi la gente era in piedi e molti non riuscivano ad entrare. Allora siamo andati avanti, anche se il partito si è schierato monoliticamente per l’altro candidato. Ora resta l’interrogativo su un gruppo dirigente che continua a non capire assolutamente quello che è successo (gli ex ds e margherita stanno cercando di ingabbiare il candidato eletto in uno schema programmatico e di scelta degli uomini di loro fiducia, ndr). Ma noi lo abbiamo detto fin dalle prime battute, quel che ci interessa è dimostrare che il Pd può essere un elemento di rinnovamento della politica. Il sindaco a tutti i costi non lo voglio fare, perché tengo molto di più alla mia onestà intellettuale. Mi auguro che le pressioni non supereranno un certo limite, altrimenti noi non andremo fino in fondo».
Lepore: “A Bologna l’esito è stato differente da quello di Forlì. Però per la prima volta un candidato non ha preso il 90% ma il 49% e questo non è un elemento di debolezza ma di democrazia”.
Vassallo: “Queste sono le prime primarie in cui diventa plausibile una vera competizione. Finora c’erano state varie occasioni, chiamate impropriamente primarie… dall’esito largamente scontato in anticipo (ad eccezione della Puglia)”.
Fasoli: “Preferisco pensare che il Pd non sia ancora nato, perché se dovessi darlo per nato così, lo darei per morto. Se vogliamo che esca da questo stato le esperienze di Forlì e Bologna, devono diventare pratica concreta”.
Dunque, le primarie vere come terapia salvavita.
PRIMARIE A MELDOLA
da http://www.romagnaoggi.it
Meldola, primarie Pd: con Samuele Branchetti tra scuola, cultura e sport
20 gennaio 2009 - 9.18 (Ultima Modifica: 20 gennaio 2009)
MELDOLA - Nell’ambito delle iniziative di sostegno alla candidatura di Samuele Branchetti a Sindaco di Meldola nelle primarie del Partito Democratico, è in programma per la serata di martedì 20 Gennaio, alle ore 20:45 presso la “Sala Versari” in P.zza F.Orsini una importante iniziativa sul tema della scuola, della cultura, dello sport.
Sono chiamati a raccolta operatori dei vari settori, utenti dei servizi, cittadini per definire assieme, in un clima di dialogo e di ascolto, le strategie future per rendere queste attività condivise e il più possibile vicine ai bisogni della gente.
Sarà una occasione importante per conoscere da vicino le idee, gli obiettivi e i collaboratori del giovane ingegnere che affronta con convinzione e con molta passione un’impresa difficile ma possibile: vincere le Primarie del Partito Democratico e diventare Sindaco di Meldola nelle prossime elezioni amministrative del 6-7 Giugno prossimo.
“Una città viva - Una città aperta” è il titolo della serata che già di per sé esprime un progetto ed un auspicio che pare ricevere molta atenzione e molti consensi da parte dei cittadini meldolesi. L’incontro ha lo scopo anche di rafforzare il clima di coesione e di speranza che sta crescendo attorno ad una figura concreta e trasparente che può rappresentare realmente una svolta e una novità nella gestione del Comune di Meldola.
bella la storia del giovane candidato meldolese…un tipico esempio di trasformismo “democratico”.
PRIMARIE, I SEGNALI DI VITA DELLA POLITICA ITALIANA
di Roberto Rossi
da http://www.unita.it
per leggere anche i commenti http://www.unita.it/news/75385/primarie_i_segnali_di_vita_della_politica_italiana
Alle volte succede e non te l’aspetti. Succede che un partito, in flessione di consensi, se si dà retta ai sondaggi, dia segnali inaspettati di vita. Si prenda le primarie del Pd in Emilia Romagna, per esempio. Sono in corso di svolgimento da qualche settimana. Si tratta del primo vero test di massa per il partito di Veltroni in vista delle amministrative di primavera. Le ultime votazioni si sono svolte domenica scorsa. Sono andati alle urne i cittadini di sei comuni in provincia di Rimini e di due in provincia di Bologna. E sono andati a votare in massa, nonostante il freddo. Inaspettatamente.
Quanti? Tanti. Ad esempio, nei soli comuni del riminese (Riccione, Bellaria, Cattolica, Misano, Poggio Berni e Santarcangelo) si sono presentati in 16mila. Per avere un riferimento basti pensare che per l’elezione di Veltroni nel 2007 erano stati 7mila, per quella di Prodi, due anni prima, 11.500. A Riccione, poi, si è fatto il pieno. Alle urne del partito si è presentato il 20% della popolazione. Non degli iscritti, ma proprio degli abitanti (oltre 7mila). Se la stessa percentuale si fosse ripetuta a Bologna avremmo visto alle urne circa 80mila abitanti. Invece nel capoluogo di regione, qualche settimana prima, si erano presentati in 25mila. “Ma anche questo dato è più che soddisfacente - ci spiega Giorgio Sagrini, responsabile organizzazione del Pd regionale -. Mi devono spiegare quale altro partito possa mettere in campo questa forza, questi numeri”.
Se per il Pd il numero dei partecipanti è incoraggiante, i risultati spesso lo sono meno. Proprio il gran numero dei votanti ha causato dei veri e propri ribaltoni. Quello di Forlì, dove hanno votato qualche settimana fa, è stato bruciante e inatteso. Nadia Masini, candidato di partito, è stata sconfitta per 44 voti da Roberto Balzani, outsider. La cosa si è ripetuta, questa volta domenica, nei comuni di Misano Adriatico e Cattolica. Anche qui stesso schema di Forlì. Tanti votanti, risultato inaspettato. A Cattolica ha vinto il candidato di minoranza interna, Marco Tamanti; a Misano invece si è affermato Stefano Giannini che ha scalzato il sindaco uscente Antonio Magnani.
Perché? “Credo – spiega Paolo Fontanelli, responsabile Enti locali del Partito democratico – che in parte sia dovuto alla personalizzazione dei candidati. Il dato di Riccione – ad esempio - è il frutto di una campagna molto ferrata e combattuta tra due candidati che avevano molta forza a livello locale. E questo spinge a mobilitare più energie possibili”. Secondo Fontanelli, questa forza alle volte può trasformarsi in un boomerang: “È successo che gli strascichi di un acceso scontro non siano sempre facilmente recuperabili. La parte sconfitta non si impegna in campagna elettore”. Inoltre “personalizzare troppo significa spesso indebolire gli effetti programmatici del partito”.
Eppure, e i dati raccolti nelle primarie dell’Emilia Romagna lo dimostrano, spesso si sono recati alle urne anche i non iscritti, persino i cittadini “non di centro sinistra”. “E’ un segnale è positivo – dice ancora Fontanelli - poi però non è detto che si tramutino in voti”. Questo, magari, lo si vedrà a elezioni ultimate. Eppure la sensazione che una parte dell’opinione pubblica, anche di sinistra, non si senta rappresentata dalle attuali strutture di partito rimane forte. Basta fare un giro in Internet. Ciccate su “www.primariesempre.org”, ad esempio, sito nato per assicurare le primarie per tutte le cariche elettive. Troverete iscritti 3400 persone e 26 circoli del Pd. Tanta roba.
Ma la rete non è il solo segnale. Se si guardano i sondaggi che circolano sulle scrivanie dei politici quella sensazione si rafforza ancora di più. L’ultimo, quello realizzato dall’Ipr Marketing sulla fiducia di cui godono il premier, il governo, i ministri e i partiti, è catastrofico. Nello studio non solo si evidenzia come la fiducia degli italiani nel governo (-4%) e in Silvio Berlusconi (-2%) sia in calo, ma anche una generale disamore per la classe politica in generale. Anche i partiti, infatti, non riscuotono grandi consensi. Non la Pdl (il cui gradimento scende di 2 percentuali al 48%), non il Pd (arretrato anch’esso di due punti al 27%).
Se l’Emilia Romagna rappresenta un’eccezione lo si vedrà, dunque, presto. Ai primi di febbraio la Toscana andrà al voto (Firenze il 15). Poi sarà il turno dell’Umbria (il 22 febbraio). Previsti inattesi ribaltoni.
19 gennaio 2009
E’ l’ora della responsabilità. Lo ha affermato Il presidente degli Stati Uniti Obama nel momento del suo insediamento e credo debba essere il convincimento di tutti , non solo di fronte alla crisi, ma soprattutto al mondo che cambia. Oggi nulla può essere uguale a ciò che abbiamo vissuto fino ad oggi ad oggi ed è l’ora della responsabilità di ognuno. Anche un bel saggio del prof. Viroli presentato qualche tempo fa a Forlì :”L’Italia dei doveri” ce lo ricordava. Senza responsabilità e capacità di coniugare diritti e dovere, la convivenza civile si dissolve, il caso italiano è paradigmatico in questo senso. Allora prendiamo esempio dall’America, che in questo caso sta lanciando attraverso il suo presidente un messaggio fortissimo al mondo, di speranza e di cambiamento, ma anche di richiamo al senso di responsabilità di persona.
L’Italia in cui nessuno rende conto, in cui non si sa mai di chi sono le responsabilità, in cui si può inquinare, produrre bilanci falsi, prendere in giro i consumatori, ma ancora peggio uccidere persone per colpevole leggerezza con la propria auto, tentare di stuprare compagne di scuole come se fosse una gioco un po’ più pesante di altri, deve finire, è ora che finisca.
Questa destra e chi la incarna, non ha la forza morale , prima che politica per farlo. Anche l’ennesimo tentativo di equiparazione “pensionistica “ tra combattenti partigiani e repubblichini, in atto in parlamento lo dimostra.
Il PD ha una grande responsabilità in questo momento, riuscire ad incarnare e a dare continuità al meglio dell’Italia politica del passato. Spero che ne saremo all’altezza. Intanto facciamo anche noi uso di responsabilità, cercando di costruire lo strumento con cui concretizzare la nuova politica: non un nuovo partito , ma un partito nuovo.
L’uso del metodo della primarie, nella selezione della nuova classe dirigente , è tra gli strumenti necessari ed utili per innescare meccanismi non solo di partecipazione, ma di acquisizione di senso di responsabilità da parte dei cittadini. Ciò che continuiamo a leggere in questi giorni sulle primarie in svolgimento nelle varie realtà, ed in particoalre nella nostra regione lo dimostrano.
A Forlì lo abbiamo esercitato in grande stile, con lo svolgimento delle primarie per la scelta del candidato sindaco. Anche la nostra città deve uscire dalle proprie pigrizie intellettuali, la politica deve recuperare capacità lungimirante di proposta e di scelta, anche attraverso un diverso rapporto con i cittadini, senza ovviamente buttare a mare ciò che di significativo è stato fatto, fin qui, dalle generazioni di amministratori che si sono succeduti alla guida della città.
E’ l’ora della responsabilità, ce lo ha ripetuto anche Roberto Balzani nei due mesi di full-immersion tra i cittadini. Ora aspettiamo che tutti i democratici si facciano carico di questa parola d’ordine, in attesa di ascoltare il discorso di insediamento del nostro sindaco, che se non avrà l’audience planetaria di quello di Obama, segnerà in ogni caso l’avvio di un grande cambiamento anche a Forlì. La grande rivoluzione democratica che inizia!
Maria Maltoni
“IL MONDO E’ CAMBIATO”
CAMBIAMO CON LUI
DEDICATO A BARAK OBAMA PRESIDENTE
(una poesia che mi ha chiesto di fare mia figlia per un corso con prof spagnolo a granada per erasmus… del genere mamma mi aiuti!!!!!!!!!!!!!!)
UOMO DI COLORE
GRANDE IL SUO CUORE
PROFONDO IL LINGUAGGIO
DI GOSPEL
AMORE E
DOLORE.
PORTA
NEL SANGUE
INCISA
LA STORIA DI
GENTE
CHE CON DIGNITA
HA SOPPORTATO LE CATENE
E LA
PREPOTENZA
DI UNA DISUMANITA’
SENZA COLORE
A proposito di responsabilità
credo che a chi ogni giorno,con passione e dedizione porta avanti il proprio lavoro di qualsiasi genere esso sia,il discorso sulla responsabiltà sia un riconfermare il senso deontologico del suo essere nel mondo.
lo chiede un nuovo presidente,ce lo hanno insegnato i nostri genitori,i nostri buoni o cattivi maestri…io lo vado ripetendo fino alla noia da sempre,e la parola responsabilità la coniugo in un intreccio paritetico con altre parole quali,REGOLA/E,RISPETTO, RELAZIONE.
IL FUTURO CHE POSSIAMO REALIZZARE METTENDO INSIEME LE NOSTRE RESPONSABILITA’,I NOSTRI DESIDERI,LE NOSTRE COMPETENZE ED I NOSTRI SAPERI,SAPRA’ ESSERE QUELLO CHE SOGNAVAMO UNA VOLTA…MA è IN QUESTO PRESENTE DI CRISI CHE DOBBIAMO SAPERE COGLIERE L’OCCASIONE DI METTERE IN ATTO IL MEGLIO DI NOI STESSI…IN RISPETTO DEI NOSTRI FIGLIE DEI NOSTRI NIPOTI,IN RELAZIONE CON UN AMBIENTE CHE PER LORO DOBBIAMO MANTENERE IL PIù INTEGRO POSSIBILE,IN DIALOGO E RISPETTO CON LE NUOVE GENTI CHE PREMONO ALLE PORTE DEL NOSTRO MONDO CHE SI E’RIVELATO
ESSERE MOLTO FRAGILE.
NON SARA’ FACILE,PERO IL MIO IMPEGNO VORREI CONTINUARLO A DARE,COSI’CON LE COMPETENZE E LA PASSIONE CHE HO DENTRO AL CUORE E NELLA MENTE
AVANTI CORAGGIO E’ TEMPO DI ELABORARE UN BUON PROGRAMMA
PER NOI,PER FORLI’,PER L’ITALIA, PER IL MONDO,
FORSE CHE NON SI POSSA DARE UNA MANO ANCHE AD OBAMA CHE HA OTTENUTO IN EREDITA’ UN GROSSO FARDELLO,NON C’E’ CHE DIRE
BARDUCCI PATRIZIA
Ai partecipanti del blog La Tua Stagione, dato che si parla e si dibatte un nuovo modo di far politica e della trasformazione della società in cui viviamo, dopo il bruttissimo incidente che ha portato via una giovane vita di Alice Valenti causato da un incidente che poteva molto probabilmente essere evitato, inoltro nel dibattito che in varie parti si è aperto di come mettere in sicurezza e prevenire eventi nefasti per far si che incidenti così atroci non si ripetono più l’email che mi è pervenuta, inviata ai nostri amministratori e alle scuole dei vari circoli didattici:
Fiab - Amici della Bicicletta di Forlì
In bici per l’ambiente
http://www.fiabfo.net
- Al Sindaco di Forlì
- Agli Ass. Mobilità, Ambiente, Politiche Educative
- Al Comandante della Polizia Municipale
- Al Provveditore agli Studi
- All’Osservatorio Sic. Stradale Provinciale
In seguito all’ennesimo e ultimo tragico incidente stradale recentemente
avvenuto, La Fiab-Forlì, in qualità di associazione che si occupa di
sicurezza ed educazione stradale per scelta statutaria, ritiene che le
Istituzioni locali debbano valutare e proporre insieme una strategia
offensiva nei confronti dell’elevato rischio che si corre sulle strade
forlivesi.
La situazione di evidente e forte disagio, in cui gli utenti deboli del
traffico vivono quotidianamente, deve far riflettere, coinvolgere moralmente
e concretamente quelle Autorità, quelle Istituzioni scolastiche e quelle
Associazioni che credono fortemente ci siano ampi spazi per migliorare la
qualità della vita sulla strada, facendo instancabile leva su:
- i programmi di educazione stradale a scuola,
- una maggiore efficacia degli interventi di Moderazione del
Traffico,
- un più esteso e costante controllo della mobilità.
Tali obiettivi sono, a nostro parere, raggiungibili a condizione che le
parti istituzionali e sociali facciano quadrato per convogliare e disporre
delle migliori risorse tecniche presenti in città.
Sul tema della sicurezza stradale, a nostro parere, Forlì sembra una città
che spesso inciampa sul tema della Mobilità, una città che si morde la coda
e non trova il bandolo della matassa a causa dei tanti nodi intorno alle
corresponsabilità poco sentite, poco riconosciute!
Non sono stati pochi i casi di interventi sulla viabilità realizzati solo
dopo che era stato già versato del sangue!
La forte criticità sulla viabilità forlivese non è solo data dai morti sulle
strade, la si vede ovunque a causa di un traffico veicolare sempre più
aggressivo e invasivo a danno dei più deboli.
La Fiab-Forlì non accetta questo stato di degrado urbano, per questo motivo
intende sollecitare l’Amministrazione Comunale a riorganizzarsi insieme con
le scuole e con gli esperti di Traffico Urbano.
In attesa di un auspicabile riscontro sulla lettura della problematica,
restiamo a disposizione per un confronto e porgiamo i nostri cordiali
saluti.
Per la “Fiab - Amici della Bicicletta di Forlì”
Antonio Morgagni
La vita è come andare in bicicletta,
se vuoi stare in equilibrio devi muoverti.”
Questo il mio intervento alla Direzione Territoriale di lunedì.
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Credo fosse indispensabile questa sera dedicare la nostra attenzione in particolare alla situazione dei comuni del nostro territorio diversi dal capoluogo.
In questi ultimi mesi Forlì ha catalizzato tutte le energie e l’interesse dell’attività del partito, oltre a quello della stampa e dell’opinione pubblica; ovviamente vi erano tutte le ragioni perché ciò accedesse: le primarie che si sono svolte meritavano tutta l’attenzione, anche in relazione alla novità che hanno oggettivamente rappresentato come ben sottolineava oggi su “la Repubblica” Mario Pirani in un suo articolo.
Ora siamo ad oltre un mese dal 14 dicembre: l’assemblea comunale, che ha rappresentato un momento anche di contrapposizione duro sulle valutazioni in merito alle primarie, si è conclusa mercoledì scorso con un esito a mio avviso costruttivo, caratterizzato degli interventi di Nadia Masini e di Roberto Balzani che fuori da ogni “panegirico” hanno riportato alla centralità dell’agenda dei lavori l’elaborazione del programma.
Programma che dovrà passare attraverso l’impegno delle aree e dei circoli, in un ambito di riferimento che non può essere altro che il Partito Democratico, ma che non dovrà e non potrà prescindere da quelle “idee programmatiche” che Roberto Balzani ha sostenuto durante le primarie e che gli elettori hanno validato: lo strumento delle primarie, nel partito nuovo, ha certamente messo maggiormente in primo piano il ruolo del candidato sindaco anche per quanto riguarda la formulazione del programma per la città.
Questa dunque l’agenda per Forlì; per gli altri comuni che come Forlì vanno alle amministrative di giugno le prospettive sono altrettanto se non maggiormente impegnative.
La situazione economica, più pesante e insidiosa nelle zone disagiate, ma a mio avviso ancor di più l’urgenza di un riordino istituzionale non vissuto da soggetti passivi, obbligati, a rimorchio, ma come attori che conoscono meglio degli altri le esigenze e gli obiettivi cui questa riforma deve rispondere, richiede un impegno dei soggetti coinvolti e una capacità di lavorare insieme assolutamente straordinaria.
Qui il Partito deve rappresentare punto di riferimento, luogo della politica, come da un po’ di tempo non riesce perfettamente a fare, per consentire ai nostri territori, insieme al capoluogo, di concertare assieme ora i programmi e domani, in stretta sinergia, la capacità di governare attuando quei programmi in un quadro di continua relazione e confronto.
Marina Flamigni
Vi metto a disposizione il mio intervento alla direzione PD del 19 gennaio:
Il mio intervento tratterà prevalentemente del percorso programmatico, ma non solo, per giungere di qui alle elezioni amministrative e politiche di giugno.
Ne parlerò questa sera dato che non potrò essere presente alla riunione di lunedì preannunciata dal segretario provinciale, iniziativa che ritengo molto opportuna e la cui proposta [quella di un dialogo con tutti i candidati sindaci del PD del territorio insieme a quello di Forlì] ho particolarmente apprezzato.
Credo che questo percorso dovrà avere un carattere di maggiore collegialità, in particolare per ciò che riguarda la conferenza programmatica, di quanto non lo siano state le conferenze economiche fin qui effettuate, che non hanno visto né il coinvolgimento degli organi e neppure dell’area di lavoro costituita sui temi dell’economia ed innovazione.
Ho avuto modo di sottolineare questa questione in varie riunioni, in particolare gli ultimi due incontri dei coordinatori delle aree di lavoro, a cui il segretario non era presente.
E’ opportuna perciò una convocazione dell’assemblea territoriale per presentare il percorso e la Conferenza Programmatica che dovrà avere lo scopo di definire le linee guida in ambito provinciale dei programmi per le elezioni amministrative. Non credo sia possibile effettuarla prima dell’inizio di marzo, per dare il tempo alle aree di lavoro provinciali, i circoli e le unioni comunali, di lavorarci al meglio. E’ opportuno, prevedere anche un confronto sui temi programmatici, con la federazione cesenate del PD. Naturalmente per la messa a punto di linee guida programmatiche, si dovrà tenere conto anche delle idee che i vari candidati vanno mettendo a punto, così come è successo a Forlì, per le proposte messe a punto dal Comitato che ha sostenuto Balzani, ma anche dal “documento degli under 40” per Nadia Masini.
Riassumendo: le Unioni Comunali, avvalendosi delle strutture da loro individuate, supporteranno i vari candidati sindaci per predisporre i programmi, che avranno come riferimento la cornice programmatica che dovrà essere approvata dall’assemblea territoriale del PD e presentata nella Conferenza Programmatica.
Non partiamo da zero, perciò dovremo tenere in considerazione realizzazioni ed elaborazioni delle amministrazioni precedenti, ma i cambiamenti sono stati tanti. La crisi economica in particolare, pone di fronte a noi esigenze nuove a cui occorre dare risposte con strumenti innovativi (vedi, ad esempio e solo per stare a questi giorni, la proposta a Bologna di non far pagare le rette delle scuole per l’infanzia alle persone coinvolte in crisi aziendali)
Solo dopo aver definito i programmi, è a mio avviso opportuno aprire il confronto nell’ambito delle forze politiche del centrosinistra per verificare le alleanze esistenti, e riconfermarle o definire nuove e più ampie alleanze.
E’ necessario ora partire costituendo al più presto i Comitati elettorali veri, raccordati con le unioni comunali, in vista delle amministrative. Nei comuni dove si è andati alla scelta dei candidati tramite effettuazione delle primarie, è necessario che ci si muova con la più ampia unità nella composizione dei Comitati Elettorali veri e propri, coinvolgendo certo persone che hanno sostenuto attivamente il candidato risultato vincente, ma anche persone che sono state impegnate a sostegno di candidati diversi , perché il partito democratico è uno.
La seconda parte del mio intervento è riferita alle considerazioni che Giorgio Lombardi ha effettuato nella riunione precedente. Mi spiace che non sia presente e mi spiace dover rispondere a considerazione come quelle da lui avanzate, dato che abbiamo anche condiviso un pezzo di esperienza politica comune nei DS, in cui è stato il mio segretario nella Sezione autonomia tematica James Meade, dedicata ai temi dell’economia.
Lo faccio perché sono stata chiamata in causa direttamente, per incarichi ed impegni politici assunti e sono veramente esterrefatta per le sue affermazioni.
Lombardi ha affermato di avere riscontrato comportamene antidemocratici nel PD ed ha citato due esempi in particolare : le primarie di Forlì e le “primariette” per la selezione dei parlamentari.
Sulle primarie di Forlì, nonostante la legittimità del voto sia stata riconosciuta da tutti , continua ad insistere su presunti inquinamenti del voto da parte della destra. Credo sia ora di smetterla con queste dichiarazioni che ci fanno solo del male e che non hanno alcun fondamento.
Il Comitato che ha sostenuto Roberto Balzani e lo dico ufficialmente come persona che ha avuto un ruolo diretto nella questione in quanto ne sono stata presidente, non ha mai cercato voti della destra. Si è rivolta a tutti i cittadini e agli elettori, oltre che ovviamente agli iscritti (e quasi cinquanta componenti l’organismo dell’Assemblea Comunale del PD di Forlì, dunque dirigenti del partito, ne hanno sottoscritto la candidatura), per chiedere sostegno, ma ha chiesto sostegno per un candidato di sinistra, del Partito democratico. Possono esserci elettori che in precedenti consultazioni non hanno votato PD (che non esisteva) e che hanno partecipato alle primarie sottoscrivendo il programma del PD? E’ possibile, ma possono aver votato per qualunque candidato: per Roberto Balzani e per Nadia Masini. Mi auguro che alle amministrative votino ancora PD.
Invece, voglio sottolineare come ci sono elettori che ancora oggi continuano a comunicare e a scrivere per chiedere di essere coinvolte a sostenere Balzani e il PD nelle prossime elezioni amministrative, questo è un valore aggiunto per tutto il partito, che dobbiamo saper capitalizzare, come ho avuto modo di spiegare anche in occasione dell’assemblea comunale.
Perciò con questo io considero chiusa la questione e mi auguro che certe affermazioni non vengano più fatte, perché in questo modo –lo ribadisco- si danneggia tutto il Partito Democratico.
La seconda affermazione di Lombardi riguardava la selezione dei parlamentari, a questo riguardo egli ha affermato che vi sarebbero stati comportamenti antidemocratici perché in molti circoli sono emersi gli stessi nomi. Non comprendo cosa ci sia di antidemocratico nel fatto che le persone si esprimono e se sul territorio ci sono opinioni simili, vuol dire che sono opinioni radicate tra la gente.
Io non sono disponibile a questo gioco, come accade – mi si passi il paragone - in certi processi per stupro in cui la vittima diventa l’accusato. Se ci sono stati comportamenti antidemocratici, quelli sono stati l’avere escluso senza spiegazioni dettagliate dalla rosa dei nomi inviati al regionale il parlamentare uscente, ed avere aggiunto nomi, uno in particolare, che dalla consultazione non era proprio emerso. Questo è antidemocratico.
Credo invece che nel PD debba essere consuetudine la correttezza dei rapporti, sia personali che politici, che si debbano rispettare i ruoli degli organismi e le loro decisioni.
E questo argomento mi riporta alle primarie ed alla conclusione del mio intervento. Ho ascoltato nel corso del dibattito molte critiche a Veltroni e critiche alle primarie, io credo invece che possano essere lo strumento da cui ripartire, così come del resto indica lo statuto del partito. Per questo ho condiviso l’affermazione di Roberto Balzani (che invece da alcuni è stata criticata) che il PD forlivese è nato effettivamente con le primarie, non ovviamente in senso cronologico.
Con le primarie è nato un nuovo metodo di coinvolgimento dei cittadini, da cui non si può sostanzialmente tornare indietro, e con le primarie tanti democratici si sono mescolati e uniti nella condivisione delle loro scelte: non è più tempo degli ex, tutti siamo democratici. E’ questo anche il motivo per cui ho apprezzato l’articolo di Mario Pirani, uno dei più autorevoli giornalisti della sinistra, sulla Repubblica di stamattina, che individua proprio nelle primarie,lo strumento “salvavita” per il PD, in questa fase in cui il gradimento stando ai sondaggi non è dei più elevati.
Questo strumento, che esprime tutta la nostra capacità di coinvolgimento e apertura verso gli elettori, ci deve consentire di battere a Forlì, ma non solo, il centrodestra e di batterlo – questo l’impegno e l’obiettivo - al primo turno.
Maria Maltoni
Componente Direzione PD
Sulle primarie credo vada aggiunta una serie di precisazioni.
La prima riguarda il post dell’intervento del Sig. Giunchi, che riporta solo parzialmente un passaggio del Segretario alla Direzione nazionale.
Intanto il passaggio riguarda il discorso di apertura, non il documento finale approvato, che di primarie non accenna nemmeno.
Il passaggio completo è il seguente :
“Il PD è oggi l’unico, vero, grande laboratorio sperimentale di democrazia di partito esistente in Italia. Quando si sperimenta si va incontro a limiti ed errori e si scoprono nuovi problemi. Ma è solo così che si impara, si migliora, si progredisce.
In queste settimane, stiamo sperimentando la più vasta e capillare tornata di elezioni primarie per la selezione di candidati sindaci e presidenti di provincia che si sia mai vista nella storia d’Italia. Molte si sono rivelate quello che speravamo: una straordinaria pagina di vita democratica. Altre hanno messo in luce difficoltà e nodi critici, che andranno sciolti per il futuro da una riflessione comune.
Bisognerà riflettere meglio, ad esempio, sul rapporto tra primarie di partito e primarie di coalizione. Sull’opportunità, probabilmente discutibile, di primarie per le candidature in liste con le preferenze. Così come sulle primarie per le cariche di partito. Le primarie sono uno strumento prezioso, una scommessa irrinunciabile. Non devono diventare un’ideologia. Soprattutto, non devono diventare l’occupazione principale, se non esclusiva, del partito. Sarebbe tragico se il PD si riducesse ad un luogo nel quale si discute solo di regole di vita interna.
Il Paese ci chiede di sperimentare democrazia, non di trasformarci in una macchina di produzione di procedure interne. Un partito a vocazione maggioritaria, un partito che voglia cambiare i rapporti di forza nella società, deve essere un partito utile alle persone, non solo a se stesso.
Siamo all’inizio di un percorso che vogliamo diventi costume democratico del Paese. Possiamo perdonarci qualche errore. Attorno a noi nessuno sbaglia, perché nessuno sperimenta democrazia. E il paradosso è che i media spesso si accaniscono sui nostri limiti, mentre nessuno parla dell’assoluta mancanza di democrazia negli altri partiti.”
Credo che alla luce di questo contesto si possa capire perchè la segreteria si è spesa per far ritirare, alla direzione nazionale, il documento di minoranza che riporto :
“Chiediamo una discussione sull’attuale governo del partito, attualmente affidato a due soli organismi (coordinamento e governo ombra) integralmente nominati dal segretario, però sulla base di spartizioni ed equilibri correntizi.
Chiediamo che sia rivalutata e utilizzata l’assemblea; e che eventuali modifiche allo statuto siano comunque discusse solo attraverso l’assemblea.
Chiediamo la democrazia interna, l’organizzazione e l’avviamento di strutture intermedie e territoriali. Chiediamo, cioè, che siano rispettati statuto e codice etico del PD, spesso violati o ignorati: organi (come questo) convocati senza ordine del giorno, in orari spesso insostenibili; conflitti d’interesse piccoli e grandi.
Chiediamo che sulla prossima scadenza elettorale –le europee– la volontà di rinnovamento e di costruzione di una nuova classe dirigente passi attraverso due scelte chiare e visibili:
? Mantenere le preferenze, rifiutando qualunque modifica all’attuale legge elettorale tale da limitare la scelta dei candidati da parte dei cittadini.
? Evitare pensionamenti eccellenti selezionando candidati giovani sulla base di competenze e capacità da mettere alla prova della politica europea.
Chiediamo che il PD resti fedele alla scelta delle primarie, che rinneghi le sventate marce indietro delle ultime settimane, garantendo forza e legittimazione popolare ai propri leader e candidati. In nome di questa legittimazione chiediamo a Walter Veltroni che trovino in lui condivisione e garanzia le nostre richieste, comuni ai molti che in questi mesi hanno cercato invano di riconoscere nell’immagine pubblica del PD e nelle sue scelte il progetto in cui hanno creduto e tuttora vogliono credere.
Mario Adinolfi, Giovanni Bachelet, Olga Bertolino, Cristina Comencini, Pier Giorgio Gawronski, Teresa Marzocchi, Nando Dalla Chiesa, Giulio Santagata, Martina Simonini, Luca Sofri”
La mia riflessione riguarda il testo appena riportato che non credo contenesse niente di non condivisibile, ma è stato votato solamente da coloro i quali lo hanno proposto. Ecco perchè credo che il gruppo dirigente, Segretario compreso, abbiano fatto una valutazione delle primarie pensando di dover apportare qualche correttivo non di piccola portata. Ne è un esempio emblematico il caso di Firenze, dove sono state cambiate le carte in tavola, nonostante statuto e codici siano i medesimi, e che oggi si avvia ad una consultazione a doppio turno che sa di resa al senso del ridicolo.
La strada per affermare questa metodologia come principio è molto lunga e una buona parte la farà anche la capacità di ricompattare i contendenti ed i sostenitori (spesso più schierati dei contendenti), dopo l’esito. Cosa che per il momento sta riuscendo solo in parte (ed ovviamente la riflessione non riguarda solo Forlì).
Altrimenti ci troveremo di nuovo delle consultazioni con il vincitore già designato che con le primarie poco hanno a che fare (ed infatti prima si smette di chiamarle così, prima si fa un favore alle primarie stesse).
Molti saluti e scusate la lunghezza.
Un chiarimento a Riccardi Vitali.
Nell’intervento ho citato solo una parte della relazione di Veltroni, con la quale peraltro concordo pienamente, solo per smentire chi diceva che il segretario aveva proposto la rimessa in discussione di due criteri fondamentali, cioè la partecipazione dei semplici elettori e l’opportunità di farle in presenza di una ricandidatura.
Come si legge ciò non è assolutamente vero. Veltroni parla di altri aspetti, fra l’altro condivisibili.
Poi è vero che il documento finale è diverso, ma se Riccardo lo leggerà attentamente troverà la seguente frase:
“Si approva la relazione del segretario”.
Saluti
Carlo Giunchi
Gentile Sig. Giunchi, confesso di non aver letto tutta la relazione del segretario.
Probabilmente è colpa mia, ma confesso che una direzione di 9 ore, con iscritti a parlare quasi tutti i 90 componenti, è molta roba. Confesso anche che trovo inutili questi rituali dove si deve far finta che vada tutto bene, quando poi fuori ci si azzuffa di continuo su tutto.
Però sulle primarie, ovvero su come il Segretario ed il partito tutto intendono continuare ad avvalersene come strumento di selezione della classe dirigente, ho un pensiero diverso dal suo.
Quando qualcuno in poche righe parla di “limiti ed errori, nuovi problemi, difficoltà, nodi critici”, non credo ribadisca la centralità di questo strumento per la selezione dei dirigenti (e tutti noi sappiamo quanto bisogno ci sia di ricambio e di ringiovanimento).
Quando qualcuno chiede di ritirare il documento di Bachelet, che dice tutto sommato che bisogna fare quello che si dice di voler fare, qualche dubbio si aggiunge.
Quando qualcuno manda a Firenze un “reggente” che fa ancora più casino di quello che c’era, il cerchio si chiude.
Ed è per questo che credo che anche il segretario intenda relativizzarle (la storia politica di cui è figlio mai avrebbe selezionato i dirigenti in una disputa pubblica così stridente, ed infatti Lei guardi come ha deciso di svolgere quelle che lo hanno incoronato).
Se poi è il contrario, mi creda, ne sarei ben felice.
Cordialmente.
Giustizia e Sicurezza , segnalo la Conferenza Nazionale Programmatica, che si terrà venerdì 30 gennaio 2009 alle ore 17,30 - Mestre
“Giustizia e sicurezza: Le proposte del Partito Democratico.
Oltre la demagogia del centrodestra, analisi e proposte per uno stato democratico e di diritto
con la partecipazione di
Sen Felice Casson ,capogruppo PD in Commissione Giustizia Senato
Marco Minniti , parlamentare Pd e Ministro interni nel Governo Ombra
Lanfranco Tenaglia, parlamentare Pd e Ministro Giustizia nel Governo Ombra
con il saluto del Sindaco di Venezia Massimo Cacciari e del Pres.Prov Venezia Davide Zoggia
presso Aula Magna Centro Culturale S.Maria delle Grazie Mestre Via Poerio n.32 ”
Seguiranno nei prossimi giorni altri appuntamenti sia nella nostra Regione con la consulta sulla giustizia a Bologna , sia a Forlì , in attesa di definire rogramma e date . A presto Patrizia Graziani, coordintarice area giustizia PD Forlì