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Roberto Saviano : sulla questione morale

La corruzione inconsapevole che affonda il Paese di ROBERTO SAVIANO
La cosa enormemente tragica che emerge in questi giorni è che nessuno dei coinvolti delle inchieste napoletane aveva la percezione dell’errore, tantomeno del crimine. Come dire ognuno degli imputati andava a dormire sereno. Perché, come si vede dalle carte processuali, gli accordi non si reggevano su mazzette, ma sul semplice scambio di favori: far assumere cognati, dare una mano con la carriera, trovare una casa più bella a un costo ragionevole. Gli imprenditori e i politici sanno benissimo che nulla si ottiene in cambio di nulla, che per creare consenso bisogna concedere favori, e questo lo sanno anche gli elettori che votano spesso per averli, quei favori. Il problema è che purtroppo non è più solo la responsabilità del singolo imprenditore o politico quando è un intero sistema a funzionare in questo modo.

Oggi l’imprenditore si chiama Romeo, domani avrà un altro nome, ma il meccanismo non cambierà, e per agire non si farà altro che scambiare, proteggere, promettere di nuovo. Perché cosa potrà mai cambiare in una prassi, quando nessuno ci scorge più nulla di sbagliato o di anomalo. Che un simile do ut des sia di fatto corruzione è un concetto che moltissimi accoglierebbero con autentico stupore e indignazione. Ma come, protesterebbero, noi non abbiamo fatto niente di male!

E che tale corruzione non vada perseguitata soltanto dalla giustizia e condannata dall’etica civile, ma sia fonte di un male oggettivo, del funzionamento bloccato di un paese che dovrebbe essere fondato sui meccanismi di accesso e di concorrenza liberi, questo risulta ancora più difficile da cogliere e capire. La corruzione più grave che questa inchiesta svela sta nel mostrarci che persone di ogni livello, con talento o senza, con molta o scarsa professionalità, dovevano sottostare al gioco della protezione, della segnalazione, della spinta.

Non basta il merito, non basta l’impegno, e neanche la fortuna, per trovare un lavoro. La condizione necessaria è rientrare in uno scambio di favori. In passato l’incapace trovava lavoro se raccomandato. Oggi anche la persona di talento non può farne a meno, della protezione. E ogni appalto comporta automaticamente un’apertura di assunzioni con cui sistemare i raccomandati nuovi.

Non credo sia il tempo di convincere qualcuno a cambiare idea politica, o a pensare di mutare voto. Non credo sia il tempo di cercare affannosamente il nuovo o il meno peggio sino a quando si andrà incontro a una nuova delusione. Ma sono convinto che la cosa peggiore sia attaccarsi al triste cinismo italiano per il quale tutto è comunque marcio e non esistono innocenti perché in un modo o nell’altro tutti sono colpevoli. Bisogna aspettare come andranno i processi, stabilire le responsabilità dei singoli. Però esiste un piano su cui è possibile pronunciarsi subito. Come si legge nei titoli di coda del film di Francesco Rosi “Le mani sulla città: “I nomi sono di fantasia ma la realtà che li ha prodotti è fedele”.

Indipendentemente dalle future condanne o assoluzioni, queste inchieste della magistratura napoletana, abruzzese e toscana dimostrano una prassi che difficilmente un politico - di qualsiasi colore - oggi potrà eludere. Non importa se un cittadino voti a destra o a sinistra, quel che bisogna chiedergli oggi è esclusivamente di pretendere che non sia più così. Non credo siano soltanto gli elettori di centrosinistra a non poterne più di essere rappresentati da persone disposte sempre e soltanto al compromesso. La percezione che il paese stia affondando la hanno tutti, da destra a sinistra, da nord a sud. E come in ogni momento di crisi, dovrebbero scaturirne delle risorse capaci di risollevarlo. Il tepore del “tutto è perduto” lentamente dovrebbe trasformarsi nella rovente forza reattiva che domanda, esige, cambia le cose. Oggi, fra queste, la questione della legalità viene prima di ogni altra.

L’imprenditoria criminale in questi anni si è alleata con il centrosinistra e con il centrodestra. Le mafie si sono unite nel nome degli affari, mentre tutto il resto è risultato sempre più spaccato. Loro hanno rinnovato i loro vertici, mentre ogni altra sfera di potere è rimasta in mano ai vecchi. Loro sono l’immagine vigorosa, espansiva, dinamica dell’Italia e per non soccombere alla loro proliferazione bisogna essere capaci di mobilitare altrettante energie, ma sane, forti, mirate al bene comune. Idee che uniscano la morale al business, le idee nuove ai talenti.

Ho ricevuto l’invito a parlare con i futuri amministratori del Pd, così come l’invito dell’on del Pdl Granata ad andare a parlare a Palermo con i giovani del suo partito. Credo sia necessario il confronto con tutti e non permettere strumentalizzazioni. Le organizzazioni criminali amano la politica quando questa è tutta identica e pronta a farsi comprare. Quando la politica si accontenta di razzolare nell’esistente e rinuncia a farsi progetto e guida. Vogliono che si consideri l’ambito politico uno spazio vuoto e insignificante, buono solo per ricavarne qualche vantaggio. E a loro come a tutti quelli che usano la politica per fini personali, fa comodo che questa visione venga condivisa dai cittadini, sia pure con tristezza e rassegnazione.

La politica non è il mio mestiere, non mi saprei immaginare come politico, ma è come narratore che osserva le dinamiche della realtà che ho creduto giusto non sottrarmi a una richiesta di dialogo su come affrontare il problema dell’illegalità e della criminalità organizzata. Il centrosinistra si è creduto per troppo tempo immune dalla collusione quando spesso è stato utilizzato e cooptato in modo massiccio dal sistema criminale o di malaffare puro e semplice, specie in Campania e in Calabria. Ma nemmeno gli elettori del centrodestra sono felici di sapere i loro rappresentanti collusi con le imprese criminali o impegnati in altri modi a ricavare vantaggi personali. Non penso nemmeno che la parte maggiore creda davvero che sia in atto un complotto della magistratura. Si può essere elettori di centrodestra e avere lo stesso desiderio di fare piazza pulita delle collusioni, dei compromessi, di un paese che si regge su conoscenze e raccomandazioni.

Credo che sia giunto il tempo di svegliarsi dai sonni di comodo, dalle pie menzogne raccontate per conforto, così come è tempo massimo di non volersela cavare con qualche pezza, quale piccola epurazione e qualche nome nuovo che corrisponda a un rinnovamento di facciata. Non ne rimane molto, se ce n’è ancora. Per nessuno. Chi si crede salvo, perché oggi la sua parte non è stata toccata dalla bufera, non fa che illudersi. Per quel che bisogna fare, forse non bastano nemmeno i politici, neppure (laddove esistessero) i migliori. In una fase di crisi come quella in cui ci troviamo, diviene compito di tutti esigere e promuovere un cambiamento.

Svegliarsi. Assumersi le proprie responsabilità. Fare pressione. È compito dei cittadini, degli elettori. Ognuno secondo la sua idea politica, ma secondo una richiesta sola: che si cominci a fare sul serio, già da domani.

(20 dicembre 2008) (clicca qui per accedere all’articolo di Repubblica)

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11 Commenti a "Roberto Saviano : sulla questione morale"

  1. sara.samori 21 dicembre 2008 02:12

    Rileggendo l’articolo di Saviano, mi sono soffermata su alcune (parecchie) sue riflessioni che vanno a dipingere un quadro della nostra realtà politica e sociale a dir poco funesto.

    E ho compreso quanto siano forti, quanto possano essere potenti le affermazioni e i pensieri di un osservatore a dir poco valido, ma fuori dal politichese che ancora oggi dilaga nel quadro e nel linguaggio politico della nostra società.

    Il filo che lega tutto il discorso di Saviano è la questione morale all’interno dei partiti che giocoforza si riversa sull’intera società, indi la questione morale investe oggi tutti noi.

    Dal basso, nel nostro piccolo, possiamo tutti concorrere ad un rovesciamento di quello che sembra ormai essere un capolinea della nostra società

    Il tutto deve partire però dalla questione morale all’interno dei partiti. Quindi ben venga il confronto e il dialogo tra tutte le parti in causa, ma credo che il risultato ottenuto da Roberto Balzani il 14 dicembre scorso debba considerarsi a buon titolo, come lui stesso ha affermato, “un laboratorio politico” potenzialmente valevole a livello nazionale che deve costituire l’ossatura e riversarsi all’interno del Pd tutto, senza più compromessi con quello che ormai sembra la “prassi” dei partiti politici oggi: corruzione, clientelismo, persone scelte in base alla loro supposta “fedeltà” partitiche e deferenza.

    La cosa che più stupisce Saviano è che tutto questo “non sorprenda più nessuno di noi”, e sappiamo bene come la mancanza di curiosità, di trasparenza e di onestà sia alla base del fallimento personale di tutti noi.

    “E come in ogni momento di crisi, dovrebbero scaturirne delle risorse capaci di risollevarlo. Il tepore del “tutto è perduto” lentamente dovrebbe trasformarsi nella rovente forza reattiva che domanda, esige, cambia le cose”. Credo che un passo importante in questa direzione sia avvenuto proprio domenica 14 e mi compiaccio enormemente che questa spinta sia arrivata dalla società civile forlivese tutta. Dai suoi cittadini che prima di tutto sono persone

    “Non importa se un cittadino voti a destra o a sinistra, quel che bisogna chiedergli oggi è esclusivamente di pretendere che non sia più così. Non credo siano soltanto gli elettori di centrosinistra a non poterne più di essere rappresentati da persone disposte sempre e soltanto al compromesso”.

    Basta con le classiche dicotomie da guerra fredda che il sig. Lombardi (e non solo lui, ahimè) strumentalmente continua a sollevare e rispolverare in seno al partito. Il fatto che sia il presidente della Fiera di Forli mi fa molto riflettere su quale particolare competenza l’abbia portato a rivestire oggi quel ruolo. E mi associo al questione sollevata da Maria Maltoni su questo blog: “Chi ha questi comportamenti , dovrebbe essere citato per danni morali dall’intero PD, soprattutto in una fase di grande difficoltà politica come quella che si sta vivendo a livello nazionale”

    E davvero faccio mie le dichiarazioni di Saviano quando dice in particolare: “Credo sia necessario il confronto con tutti e non permettere strumentalizzazioni. Le organizzazioni criminali amano la politica quando questa è tutta identica e pronta a farsi comprare. Quando la politica si accontenta di razzolare nell’esistente e rinuncia a farsi progetto e guida. Vogliono che si consideri l’ambito politico uno spazio vuoto e insignificante, buono solo per ricavarne qualche vantaggio. E a loro come a tutti quelli che usano la politica per fini personali, fa comodo che questa visione venga condivisa dai cittadini, sia pure con tristezza e rassegnazione. Credo che sia giunto il tempo di svegliarsi dai sonni di comodo, dalle pie menzogne raccontate per conforto. Per quel che bisogna fare, forse non bastano nemmeno i politici, neppure (laddove esistessero) i migliori. In una fase di crisi come quella in cui ci troviamo, diviene compito di tutti esigere e promuovere un cambiamento. Svegliarsi. Assumersi le proprie responsabilità. Fare pressione. È compito dei cittadini, degli elettori. Ognuno secondo la sua idea politica, ma secondo una richiesta sola: che si cominci a fare sul serio, già da domani”.
    Unità al partito certo,ma tutti devono assumersi la responsabilità di questo chè nessuno più può sottrarsi dall’esigere e promuovere il cambiamento che a livello locale è stato inaugurato dalla nuova stagione di Roberto Balzani, dal suo comitato e da tutte le persone che lo hanno sostenuto.
    Pena, un processo irreversibile verso uno di quelli che potrebbe essere tra i più cupi scenari della storia. Quella con la S maiuscola che ancora può insegnare, che ancora può accompagnarci in quel processo politico, sociale ed educativo continuo che non è mai dato e che deve essere capace una volta di più di cambiare ed innovarsi chè la Democrazia, per vivere e prosperare, ha bisogno di trasparenza, del confronto con la gente, dell’ascolto
    La sfida del XXI secolo, secolo apparentemente appagato da una supposta ipoteca dei suoi ideali democratici e progressisti, è al contrario quello in cui i partiti più di tutti dovranno dimostrare di essere capaci di adattarsi al cambiamento e spingere al loro rinnovamento interno riportando cosi la “politica”, quella con la P maiuscola, al terreno per il quale è stata originariamente e idealmente creata: l’attività umana, il cui fine ultimo è incidere sulla “distribuzione delle risorse materiali e immateriali”, perseguendo non l’interesse di singoli soggetti, ma dell’intera collettività.
    Quella politica che Aristotele nel 300 a.c. circa, legava ineluttabilmente al termine “polis”, città, e alla quale era declinata: per il bene di TUTTI, “per la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini PARTECIPANO”.

    Sara Samori, componente assemblea comunale Pd, aderente al Comitato ForliperBalzani.

  2. Massimo Liverani 21 dicembre 2008 16:52

    Dal punto in cui mi trovo riesco a godere di una visuale privilegiata… il sole splende incorniciato da un limpido cielo ed illumina le colline che si estendono a perdita d’occhio sotto e di fronte a me, coperte in lontananza da una leggera foschia che le rende misteriose ed affascinanti quasi volessero celare con malizia un tesoro da scoprire pazientemente. Qui c’è silenzio, pace e riflessione.

    Ma mi è costato fatica arrivare fin qui, ho dovuto camminare per diverso tempo su di una impervia strada in salita ed alla fine , seppur con affanno, mi trovo a contemplare questo spettacolo, dall’alto del ciglio sul quale sono seduto. La fatica mi ha ripagato ed ora è solo un ricordo.

    Paragono questo mio privilegiato punto di osservazione del ‘’ tutto ‘’ che mi circonda, alla mia posizione di ‘’ privilegiato osservatore ‘’ della realtà forlivese… non sono residente ma abito in provincia di Forlì e quindi molto molto interessato a quanto sta accadendo alla vostra realtà… mi sento in qualche modo privilegiato perché essendo esterno, non sono stato influenzato dagli inevitabili pregiudizi o lotte interne alle amministrazioni comunali che negli anni (è normale) lasciano il segno…questioni in merito alle quali non ho intenzione di fare analisi, anche perché non avrei elementi per farle.

    Tuttavia rifletto da molto tempo sulla questione morale citata anche da Saviano e mi ritrovo immerso nei miei ‘’ …non so.. non so.. ‘’ così come Pahor è solito introdurre le proprie riflessioni… è vero, siamo vittime del nostro cinismo secondo il quale tutto è corrotto, gli ideali sono morti, la prevaricazione regna sovrana così come la corruzione… la meritocrazia è ridotta a principio utopico e tutto questo disagio si autoalimenta facendoci sprofondare nell’apatìa e nella certezza che le cose saranno sempre così… da ormai un secolo la nostra storia vive questo buio clima di rassegnazione e mi trovo profondamente d’accordo con Saviano quando dice che ‘’ ciò che i cittadini devono pretendere è l’interruzione di questo meccanismo, siano essi di centrosinistra che di centrodestra ‘’ è compito di tutti promuovere un cambiamento.

    Ma sono assolutamente convinto che sia necessario cercare di cambiare noi stessi per primi, facendo fede ad uno dei fondamenti della filosofia antica, secondo il quale l’ ‘’ Archè ‘’ ovvero il ‘’tutto’’ dal quale ogni cosa viva o inanimata trae origine (compreso l’uomo) ed al quale tutto ritorna una volta cessato di vivere… se noi stessi, come parte del ‘’tutto’’ riusciremo a cambiare in positivo… allora la realtà muterà di conseguenza.

    Se impariamo a mettere da parte gli egoismi, le necessità di primeggiare sugli altri, gli interessi personali, se impariamo ad entrare con discrezione nelle realtà altrui per capirne le difficoltà e fare del nostro meglio per aiutare, se chiediamo con SINCERITA’ agli altri ‘’ come stai?’’ e non per abitudine o per falsa cortesia…. Se si riuscisse tramite personale introspezione ad appianare i nostri conflitti interni prima di abbandonarsi all’ira e alle polemiche, cercando di puntare a migliorarci come persone… penso che questo si rifletterà su tutto, politica compresa e sarà la vera rivoluzione.

    Non sono un illuso, ho quasi trent’anni e sono inserito nella realtà lavorativa da quasi dieci… penso di aver maturato un sufficiente senso critico e una certa consapevolezza dei meccanismi che stanno alla base dell’ interagire nella nostra società… ma è proprio per questo che sono giunto a queste conclusioni… che, lo so, possono sembrare ingenue ma invece sono frutto di riflessioni maturate anche grazie (o a causa) del mestiere che faccio e che mi porta ad essere nei più disparati cantieri, fra personaggi di ogni sorta. Con loro ho faticato, con qualsiasi condizione ambientale o fisica, e negli anni ho ascoltato a volte distrattamente, a volte con silenziosa curiosità, ciò che ognuno aveva da dire… persone semplici ed estranee alle realtà delle gerarchie dirigenti … molti onesti e dotati di grande senso del dovere e sacrificio…in molti casi hanno saputo darmi grandi insegnamenti.

    La politica deve farsi carico di tutto questo fadello e molto di più, deve rendere conto a tante persone provenienti da diverse realtà che si spezzano la schiena per andare avanti… come potrà mai affrontare questa sfida se coloro che compongono gli apparati dirigenti sono per primi persone di dubbia moralità?? Se ci si accoltella l’un l’altro addirittura all’interno dello stesso partito? Se si cede a sterili polemiche dando corda a chi fomenta atteggiamenti provocatori tramite blog o giornali o altro? Se non si ha fiducia in se stessi e con volontà si cerca di andare avanti nonostante tutto?? E’ una lunga strada in salita per poter raggiungere un ciglio a ridosso della giusta e limpida visione delle cose.

    ‘’…dinanzi alla complessità di meccanismi disumani gestiti chi sa dove, chi sa da chi, l’individuo è sempre più disorientato, si sente perso e finisce così per fare semplicemente il suo piccolo dovere nel lavoro, disinteressandosi del resto, aumentando così il suo isolamento e senso di inutilità. Per questo è importante riportare ogni problema all’essenziale. Se si pongo le domande di fondo, le risposte saranno più facili…’’ Tiziano Terzani

    scusate se sono stato così lungo ma non scrivo mai post qui!! Questo è ciò che penso, saluti a tutti!!
    Massimo Liverani (componente di niente.. solo una mediocre persona qualunque ;)) ciao!

  3. Patrizia Graziani 23 dicembre 2008 19:29

    A proposito di corruzione vi segnalo articolo da Sesto potere …è sconcertante!!

    Tangentopoli bis, Donigaglia svela l’intreccio Pci/Pd -LegaCoop: intervista
    (23/12/2008 13:59) |

    (Sesto Potere) - Milano - 23 dicembre 2008 - “Oggi come ieri, i Veltroni, i D’Alema, i Fassino non hanno titoli per dare lezioni a nessuno sulla questione morale”. Con queste parole Giovanni Donigaglia, nella foto, ex patron della fallita Coopcostruttori di Argenta , la società che era diventata il quarto gruppo di costruzioni italiano dopo Impregilo, Astaldi e Condotte , si dice “per nulla stupito” da ciò che sta succedendo in Campania, in Abruzzo, in Basilicata nelle inchieste della magistratura che vedono coinvolti amministratori e politici del Partito democratico e in un’intervista pubblicata ieri da ‘Il Giornale’ fra l’altro afferma: “Mi stupisce che gli inquisiti siano stati incastrati con le intercettazioni telefoniche. Io parlavo a quattr’occhi. Per il resto, dal mio punto di vista, niente di nuovo. Solo conferme”. “Il Pci, oggi Pd, è sempre stato il nostro socio occulto, socio di fatto, socio di riferimento, lo chiami come vuole. Con la Legacoop interveniva direttamente nella gestione della Coopcostruttori. Fu il partito a ordinarmi di salvare la Felisatti, la Cei, la Copma di Ferrara e la Cercom di Porto Garibaldi, di evitare il fallimento della Cmr di Filo, di aiutare il Molino Moretti di Argenta”.

    Il cronista de ‘Il Giornale’ ricorda a Giovanni Donigaglia che il partito gli ordinò anche di acquistare la Spal, la squadra di calcio. E lui conferma: “Per dare una mano a Ferrara e alla sua amministrazione rossa. Mi costava 4-5 miliardi di lire l’anno. Se non altro posso dire d’averla portata dalla C2 alla serie B. Mi costringevano a scucire quattrini a tutti. Ho persino finanziato un film del regista Florestano Vancini, La neve nel bicchiere, interpretato da Massimo Ghini”.

    Che altro? “Sottoscrizioni elettorali, sponsorizzazioni, pagine di pubblicità sull’Unità, contributi ai festival. Si celebrava il congresso a Torino? La Coopcostruttori era obbligata ad affittare uno stand all’ingresso, 100-200 milioni di lire. Per noi buttati al vento, ma per le casse del partito assai preziosi. Da Botteghe Oscure mi costrinsero addirittura a prendermi la Cir costruzioni di Rovigo, che era la cassaforte dei dorotei, in mano a un prestanome di Antonio Bisaglia. Mi fu imposto di girare una tranche della transazione, 350 milioni di lire, al tesoriere nazionale della Dc”. “Ne consegnai solo 250, peraltro iscritti regolarmente a bilancio. Portai il malloppo a Roma, nella sede di piazza del Gesù. Ci vollero un paio di viaggi.”

    “Eh, lei non ha idea di quanto pesavano 250 milioni di lire in contanti… - dice Donigaglia al giornalista - Da allora divenni il partner di fiducia dei bisagliani, che mi coinvolsero in tutte le grandi opere pubbliche in Veneto, a cominciare dalla terza corsia della Serenissima”. In accordo col Pci?: chiede il giornalista. “Sempre, è ovvio - ammette Donigaglia - . All’inizio degli Anni 80 il partito aveva deciso di dar vita alla politica consociativa. Per la nostra cooperativa significava acquisire una bella fetta di opere pubbliche. E infatti vincemmo l’appalto per i lavori di Malpensa 2000, degli aeroporti di Fiumicino e di Bologna, dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, della Tav Roma-Napoli, del porto di Gioia Tauro. Per costruire c’è bisogno che la pratica segua un iter regolare, che gli espropri siano tempestivi, che le concessioni edilizie arrivino in fretta. Serve la politica per tutto questo. E l’amicizia”.

    Poi scoppiò Tangentopoli. Ed è storia nota.

    Infine, gli scandali dei giorni nostri. Ed è una pagina ancora da scrivere…

  4. Giorgio Zanniboni 25 dicembre 2008 14:15

    Cara Patrizia, dormi tranquilla. Quando una persona è fallita ed ha trascinato nel baratro una grande azienda, poi deve rispondere alla giustizia dei suoi “errori” e teme molto a volte finisce per arrampicarsi sugli specchi, fa la vittima e cerca di scaricare colpe su altri, e magari cerca conforto dall’odiato (ieri)avversario politico. La Lega Coop sta pagando, gradualmente, i soci cooperatori dell’azienda che hanno perso tantissimo nel fallimento: questo è il segno dell’unico problema reale, cioè la mancata vigilanza degli organismi superiori. Il resto si definisce da se: le sponsorizzazioni si fanno se ritenute positive per l’immagine dell’azienda, i contributi si versano volontariamente se lo si ritiene utile ma non è detto che il ricevente si obblighi a fare alcunchè, le squadre di calcio da mantenere fanno parte della categoria “megalomania” e non di quella “si deve fare comunque”. Del resto il pool di Milano non risparmiò nessuno e chi aveva commesso reati venne sottoposto a processo. Quelli che non avevano scheletri nell’armadio dormivano tranquilli, collaboravano con gli inquirenti e non gridavano alla persecuzione. E alla fine uscirono puliti. Buone feste. Giorgio

  5. Patrizia Graziani 7 gennaio 2009 14:47

    Vi segnalo la Festa Democratica sulla Neve, che si terrà a Moena dall’8 al 16 gennaio, e nell’ambito della stessa le tre iniziative in tema di giustizia e sicurezza:

    sabato 10 gennaio, ore 18,00
    Intervista a Lanfranco Tenaglia, Ministro della giustizia del Governo Ombra
    Conduce Laura Strada, Rai del T.A.A.

    lunedì 12 gennaio, ore 18,00
    Sicurezza stradale: “Strage continua: una tragedia quotidiana inaccettabile”
    Partecipano: Elena Valdini, Silvia Velo, Sandro Favi, Giuseppe Guccione, Antonio Foiadelli, Vincenzo Scopece

    martedì 13 gennaio, ore 21,00
    Lotta alle mafie
    Partecipano: Marco Minniti, Laura Garavini, Tano Grasso, Antonio Ingroia, Luigi De Sena, Giuseppe Lumia

    A presto e buon anno a tutti

    Patrizia Graziani
    Coordinatrice area giustizia Pd Forlì

  6. Marilena Tesei 18 gennaio 2009 11:26

    Non posso esimermi dal voler condividere con voi questa brutta e sbiadita fotografia di quel che già vedemmo nelle passate legislature di Berlusconi con l’aggravante del diverso momento storico economico-finanziario.
    Come mandare segnali perchè ciò è prioritario visto che tante, troppe aziende stanno chiudendo anche nel nostro comprensorio?
    E come fare perchè questo arrivi in modo forte perchè i prossimi 4 anni non siano imperniati solo sui due fronti che intressano esclusivamente Berlusconi e la sua “corte” ovvero la giustizia, ma non quella che interessa a tutti, e il come cambiare il ruolo del Presidente della Repubblica (per poi divenirlo lui stesso)?

    Un saluto a tutti, Marilena

    ——————————————————

    IL COMMENTO
    Le guerre indiane del Cavaliere
    di CURZIO MALTESE

    COMINCIA molto male il 2009 del governo Berlusconi. Un giorno un veto di Bossi, un altro la lite con Fini. L’immagine regale del premier che comanda tutto e tutti, unto da un consenso oceanico, mostra le prime crepe. Combina poco e quel poco grazie ai voti di fiducia, quasi temesse la propria maggioranza, in teoria solidissima e compatta agli ordini del capo.

    L’ultimo voto di fiducia, sul pacchetto anticrisi, ha suscitato la viva protesta del presidente della Camera, uno che negli ultimi tempi ha deciso di concedersi il raro lusso dell’indignazione.
    Gianfranco Fini l’ha detto chiaro: il governo chiede troppi voti di fiducia perché ha “un problema politico”.

    Si può aggiungere che è lo stesso problema da quindici anni. Berlusconi costruisce perfette macchine da guerra elettorale che poi si rivelano incapaci di governare. Il primo esperimento fallì dopo pochi mesi per la secessione leghista. Il secondo governò cinque anni, dal 2001 al 2006, senza realizzare una delle tante riforme promesse. Per colpa dei centristi, si giustificò. Il terzo, senza l’alibi Casini, ha già dimostrato d’essere inadatto a fronteggiare la recessione. Se il governo deve ricorrere alla fiducia in Parlamento per far approvare un pacchetto di misure anticrisi ridicolo, confrontato a quelli adottati nel resto dell’Occidente, chissà che cosa succederà quando si dovrà fare sul serio.

    È un governo capace di vincere le “guerre indiane”, quelle che si combattono con i cannoni contro archi e frecce. Berlusconi e i suoi ministri sono insomma bravi a far crocifiggere dalle televisioni singole categorie di poveri cristi, dalle maestre agli immigrati, dagli impiegati statali agli assistenti di volo, di volta in volta additati come i responsabili delle sciagure economiche.

    Già quando si sale verso i piani alti, per esempio dalle elementari alle baronie universitarie, dagli impiegati ai grandi manager pubblici o dalla piccola parrocchia sindacale alla Chiesa, il riformismo e il rigore si stemperano, il moralismo si relativizza. Il pacchetto anticrisi, nella sua mediocrià, sfiorava qualcuna di queste categorie protette, ed era a rischio di agguato parlamentare. Berlusconi, che continua a confondere il Parlamento con Mediaset, prova a imporre la legge del padrone, in attesa e come rodaggio del vagheggiato presidenzialismo. Ma il Parlamento non è un’azienda ed è positivo che almeno uno dei suoi due presidenti lo ricordi.

    Ma il problema politico cui allude Fini è molto più grave del dissidio fra Berlusconi e questo o quell’alleato. Oggi come nel ‘94 e nel 2001, le componenti della maggioranza difendono interessi diversi e spesso in contrasto. La Lega vuole il federalismo fiscale che An e Forza Italia, partiti sempre più meridionali, possono concedere volentieri a parole, mai nei fatti. L’ultima vicenda dell’Alitalia ne è una prova assai concreta ed evidente. Quando si è trattato di scegliere fra Air France e Lufthansa, in pratica fra Fiumicino e Malpensa, il governo ha scelto Roma contro Milano. Il resto sono chiacchiere. È vero che finora gli elettori leghisti si sono contentati delle chiacchiere e non dei fatti, invero pochini. Ma siccome, da gente pratica, prima o poi se ne accorgeranno, Bossi e i suoi si tengono con un piede nella maggioranza e uno fuori. È già accaduto che la Lega ne uscisse, nel ‘94, ottenendo alle elezioni successive il suo più grande successo. Una replica del ribaltone appare oggi improbabile. Fra l’altro, non troverebbe una sponda solida nel rocambolesco accrocco delle opposizioni. Eppure con la crisi alle porte, molte cose possono cambiare in fretta. Esiste poi l’altro conflitto, sia pure meno pericoloso, con la componente di An. Soprattutto con Gianfranco Fini, che si è stufato di fare il delfino a vita. Ha capito che non diventerà mai il successore, quindi si concede finalmente libertà d’azione e di pensiero. Con uscite largamente apprezzabili, dal fascismo agli immigrati, dalla laicità alla difesa delle istituzioni.

    In tutto questo, Berlusconi pure difende un interesse non negoziabile, il proprio. L’interesse di Berlusconi è ottenere oggi la riforma della giustizia e domani il presidenzialismo. Una naturale evoluzione: dalle leggi ad personam alle riforme ad personam. Ma non si vede davvero perché gli alleati dovrebbero avere tanta fretta di consegnargli un potere assoluto, quando possono campare benissimo negoziando di volta in volta. Infatti né Bossi né Fini, a quanto s’è capito, fremono d’impazienza. Sullo sfondo di questo complesso teatrino ci sarebbe un paese sull’orlo di una lunga recessione aggravata dal terzo debito pubblico del pianeta. Ma questa naturalmente è l’ultima delle preoccupazioni.

    (14 gennaio 2009)

  7. Patrizia Graziani 2 febbraio 2009 15:59

    Le intercettazioni tra tutela della privacy, diritto di cronaca e sicurezza dei cittadini” vi segnalo la tavola rotonda che si terrà a
    Roma il 5 febbraio prossimo
    Ore 15,30 a Palazzo Marini-Sala delle Colonne, via Poli, 19
    a cui parteciperà il Ministro ombra del PD, Lanfranco Tenaglia con conclusioni del sen.Felice Casson, capogruppo Pd commissione giustizia del Senato

    Invito aperto a tutti ,Patrizia Graziani, coordinatrice area giustizia Pd Forlì

  8. Marilena Tesei 2 giugno 2009 00:20

    BERLUSCONIVERGOGNA

    POSTO DA REPUBBLICA

    La stampa europea segue con attenzione i nuovi sviluppi della vicenda Noemi

    Durissimo editoriale del quotidiano di Murdoch su Berlusconi: “Disprezza gli italiani”
    Il Times: “Cade la maschera del clown”
    E la Faz lo paragona al padre degli dei
    Delle vicende del Cavaliere si occupano anche Liberation, El Pais

    dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

    LONDRA - Uno scandalo che non riguarda più solo gli italiani, ma anche i paesi partner dell’Italia, nell’Unione Europea, nella Nato, nel G8 che l’Italia si prepara ad ospitare. E’ questo il severo giudizio di un editoriale del Times di Londra sulla vicenda che ruota da settimane attorno a Silvio Berlusconi, al suo rapporto con la 18enne Noemi Letizia, alle feste in Sardegna e al divorzio dalla moglie Veronica Lario. E non è solo il Times a occuparsi ancora una volta di questa storia, che la stampa inglese sta seguendo con particolare attenzione: ci sono nuovi articoli anche sul Financial Times, sul Daily Telegraph, sull’Independent. E uscendo dal Regno Unito, si occupano delle vicende del premier Liberation e la Frankfurter Allgemeine Zeitung.

    Times. “Cala la maschera del clown”, s’intitola l’editoriale del Times, il secondo su questa vicenda dopo quello altrettanto duro del 18 maggio, pubblicato al primo posto fra i tre commenti del giorno nella pagina degli editoriali. “La qualità del governo Berlusconi non è una questione privata”, afferma il sottotitolo. “L’aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi non è che è un pagliaccio sciovinista, né che corre dietro a donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrire loro posti di lavoro come modelle, assistenti o perfino, assurdamente, come candidate al Parlamento europeo”, comincia l’articolo. “Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l’opinione pubblica italiana. Il senile dongiovanni può trovare divertente agire da playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che molte donne troverebbero grottescamente inappropriati. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare legami che come minimo suscitano dubbi, la maschera del clown cala. Egli minaccia quei giornali, invoca la legge per difendere la propria ‘privacy’, pronuncia dichiarazioni evasive e contraddittorie, e poi melodrammaticamente promette di dimettersi se si scoprisse che mente”.

    Il Times riconosce che la vita privata di Berlusconi è appunto un affare privato, ma osserva che, come è si è dovuto rendere conto Bill Clinton, scandali e alti incarichi pubblici non vanno d’accordo. “Molti potrebbero dire che l’Italia non è l’America, che l’etica puritana degli Stati Uniti non ha mai dominato la vita pubblica italiana, e che pochi italiani si scandalizzano davanti ai donnaioli. Ma questo è un ragionamento insensato e condiscendente. Gli italiani comprendono quanto gli americani cosa è accettabile e cosa non lo è. E, come gli americani, giudicano spregevole il cover-up”.

    L’editoriale del quotidiano londinese nota quindi che pochi media in Italia possono fare simili affermazioni, senza timore di un castigo. “A suo merito, la Repubblica ha continuamente sollevato domande al primo ministro sulla sua relazione con Noemi Letizia, e alla maggior parte di queste domande non ci sono state risposte soddisfacenti. Quando e dove egli ha conosciuto la famiglia della ragazza? Mr. Berlusconi chiese di avere fotografie da un’agenzia di modelle per iniziare i contatti con la signorina Letizia? Che cosa c’è di vero sulle notizie di party con decine di giovani donne nella sua villa in Sardegna? Mr. Berlusconi ha promesso di spiegare tutto in parlamento. Ma non ha certo riassicurato i suoi critici con la sua iniziativa per bloccare la pubblicazione di 700 fotografie che potrebbero mostrare cosa succedeva a quei party. Né lo aiuta il suo sventurato ministro degli Esteri, che ha provato a difenderlo sottolineando che l’età per il consenso (a rapporti sessuali, ndr.) in Italia è 14 anni, come se ciò fosse rilevante”.

    Qualcuno potrebbe dire, si conclude l’editoriale, che tutto ciò non riguarda i forestieri. Ma gli elettori italiani, alla vigilia delle elezioni europee, dovrebbero riflettere sul modo in cui è guidato il loro governo, sui candidati selezionati per Strasburgo e sul livello di sincerità del premier. E la faccenda “riguarda anche altri”, afferma il Times. “L’Italia ospita quest’anno il summit del G8, dove si discuterà di maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo e al crimine internazionale. E’ un importante membro della Nato. Fa parte dell’eurozona, che è confrontata dalla crisi finanziaria globale. Non sono soltanto gli elettori italiani a domandarsi cosa sta succedendo. Se lo chiedono anche i perplessi alleati dell’Italia”.

    Gli altri quotidiani britannici. Il Times pubblica anche una lunga corrispondenza dall’Italia, intitolata “Berlusconi blocca la pubblicazione di foto di giovani donne in bikini a un party nella sua villa”. Un articolo sul Financial Times, invece, osserva che “l’ondata di gossip” e “l’odore di scandalo” intorno a Berlusconi distolgono l’attenzione dell’opinione pubblica italiana da questioni ben più gravi, come le cattive notizie sull’andamento dell’economia italiana.

    Una corrispondenza sul Daily Telegraph afferma che “gli alleati di Berlusconi mettono nel mirino la moglie” per il divorzio, con la rivelazione che Veronica Lario avrebbe un partner da tempo, fatta da Daniela Santanché sul quotidiano Libero. E l’Independent riporta le pesanti critiche fatte dal premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, che hanno spinto la casa editrice Einaudi, “parte dell’impero Modandori di Berlusconi”, a non pubblicare il suo ultimo libro, che descrive tra l’altro il primo ministro come “un delinquente”.

    Germania. La Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), in un articolo firmato dallo storico corrispondente in Italia Heinz Joachim Fischer, fa paragoni mitologici: “A Silvio Berlusconi non basta presentarsi in Italia come un principe del rinascimento. Ora si prende a modello gli dei dell’antichità. Ad esempio il padre degli dei: Giove. Costui non era conosciuto solo per fulmini e saette, ma anche per le sue visite audaci presso le donne, tanto malfamate, quanto forse amate”.

    Fischer parte dalla festa di compleanno di Noemi Letizia a fine aprile: da allora “in Italia è scoppiato il caos” e la ragazza di Casoria è diventata “famosa” come l’europarlamentare tedesco Martin Schulz, colui al quale Berlusconi diede del “kapò nazista” durante un intervento a Strasburgo nel luglio 2003, dopo le critiche sul conflitto di interessi e i guai con la giustizia del capo di governo italiano.

    Il paragone non è “fuorviante”, sottolinea Fischer, perchè fu proprio Schulz, in una lunga intervista allo Spiegel, a criticare e a non trovare per niente divertente la strada aperta a giovani bellezze per fare carriera politica, anche nel parlamento europeo: “Berlusconi trasforma sistematicamente in gossip la politica italiana”, disse allora il capogruppo del Partito socialdemocratico tedesco alle europee.

    Francia. Il quotidiano Libération dedica la copertina alla vicenda: “Lo scandalo alle calcagna” e nelle due pagine interne: “Rivelando la tresca il quotidiano Repubblica ha fatto vacillare la popolarità del presidente del consiglio. E’ una battaglia portata avanti nel nome di una certa concezione dell’interesse pubblico”.

    Spagna. Il quotidiano El Pais torna a trattare la questione in una corrispondenza da Roma: “L’opposizione italiana chiede a Berlusconi che spieghi in parlamento se abbia portato nell’organizzazione elettorale del partito i suoi invitati delle feste private in Sardegna” e si chiede: “Berlusconi utilizza gli aerei ufficiali dello stato Italiano per portare gli artisti, ballerine e veline a Villa Certosa? Ha fatto uso improprio dei beni dello stato? E’ l’ultimo capitolo del Naomigate che ha trasformato l’Italia in un manicomio semplicemente portando allo scoperto l’abitudinaria mescolanza tra vita privata e pubblica di Berlusconi e la sua tendenza a conquistarsi amici e amiche dell’ambiente televisivo portandoli in quello politico”.

    Sferzante il pezzo della Vanguardia: “La campagna elettorale per le Europee continua in Italia, astrusa e noiosissima, incapace di competere quanto a contestazioni, incanto mediatico, spessore del tema con la vita personale della stella più sgargiante della politica italiana degli ultimi quindici anni: Silvio Berlusconi. Nelle cerchia del potere si parla più di questa commediola che delle vicende poltico-continentali a Bruxelles. A volte diverte. La maggior parte delle volte preoccupa ed esaurisce tanta banale frivolezza”.

    (Ha collaborato Flaminia Giambalvo)

    (1 giugno 2009)

  9. Virgilio Mazza 2 giugno 2009 10:42

    Alle redazioni dei quotidiani forlivesi

    Scusate il ritardo, ma devo modestamente fare un appunto per alcune carenze cronachistiche, riguardanti la campagna elettorale del candidato berlusconian-clerical-leghista alla carica di Sindaco del Comune di Forlì.
    Seguo con scrupolo la Vostra democratica campagna informativa che mette in risalto, anche se con sfumature diverse che vanno dal tentativo di imparzialità alla più sfacciata partigianeria, la varietà di impegni elettorali del candidato sopramenzionato: convivi, presenze lampo, passeggiate, aperitivi, pizzate, attività ludiche, funzioni religiose di suffragio e non, partite di pallone, balli e così via.
    Devo, purtroppo, sottolineare che Vi sono sfuggite alcune iniziative che per la loro qualità possono rendere chiaro uno dei termini della veritiera aggettivazione appiccicata al candidato.
    Ne elenco tre, precisando che nei primi due casi sono intervenuti “attivisti” e non il candidato in prima persona:
    1) Distribuzione di volantini elettorali all´uscita di funzioni religiose (da rimarcare la magistrale distribuzione fatta a conclusione della Santa Messa della prima Comunione il 24 maggio in una parrocchia oltre il ponte di Schiavonia);
    2) Nelle “omelie” domenicali invito puntuale al voto per candidati di sicuri principi religiosi e di specchiata condotta di vita (di particolare efficacia quella svolta in una popolosa parrocchia, dove l´indicazione di voto è stata delimitata al solo ambito locale e non nazionale, per le note vicende di cronaca);
    3) Visita a sorpresa del candidato “clericale” ai genitori e parenti presenti alla festa di fine anno scolastico di una scuola materna parrocchiale (effetto sorpresa positivamente enfatizzato dalla cortese e solerte presentazione dell´ancor prestante “clergyman” del luogo).

    Un saluto elettorale,
    Virgilio Mazza

  10. Thomas Casadei 2 giugno 2009 15:04

    Rondoni e la “lieta novella berlusconiana”

    “Berlusconi per Rondoni”, “Lega Nord/Bossi con Rondoni”: sono queste le scritte che campeggiano in centinaia di manifesti elettorali nella città di Forlì. Il tutto è stato suffragato dalle venute di politici romani, tanti di lungo o lunghissimo corso, a Forlì per portare la “lieta novella berlusconiana”. I nomi sono indicativi e testimoniano il legame a doppio filo di Rondoni con Berlusconi e la sua corte nazionale, o con suoi satelliti: Marcello dell’Utri (che ha affermato con convinzione che “Mussolini aveva un animo umano gentile”), Stefania Craxi (erede di una “nobile” tradizione di sperpero del denaro pubblico che ha dato dei mafiosi alla maggior parte dei forlivesi), Pierferdinando Casini (un divorziato che utilizza in modo sfacciato la religione cattolica come strumento di potere), e ancora Formigoni e Lupi (esponenti di primissimo piano di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle opere, da tempo in campo al servizio del materialismo berlusconiano). Ma nelle liste di Rondoni c’è anche un noto esponente della Fiamma tricolore, l’avv. Fabrizio Ragni che mai ha rinnegato la sua appartenenza alla tradizione fascista, e con Rondoni si sono schierati i razzisti e xenofobi della Lega, con a capo il loro leader locale Gianluca Pini, che più che uomo delle istituzioni si distingue per slogan come “piazza pulita” e per i suoi attacchi alla Caritas.
    E allora anziché parlare dell’“indipendenza” del candidato Rondoni – palese menzogna, sconfessata dai fatti – occorrerebbe interrogarsi sul suo modo di utilizzare in maniera molto strumentale la sua appartenenza ad un movimento cattolico, la conoscenza con i parroci e le parrocchie, ecc…Ha brillato, insieme ai preti di Comunione e Liberazione di Forlì, per la palese invasività nei luoghi di culto o in luoghi ove mai la religione era stata così sfregiata negli ultimi tempi poiché alla fede è stata mescolata con voluta scandalosa leggerezza la propaganda elettorale di cui decine di fedeli sono stati ignari testimoni.
    Lo spettacolo offerto dal candidato Rondoni in questa campagna elettorale, dopo un’apparente dimostrazione di mitezza, è stato perfettamente in sintonia con lo stile di Silvio Berlusconi e in armonia con il suo modo di presentarsi: sorrisi e pacche per tutti, uno stare superficialmente in mezzo alla “gente” (dalle discoteche all’edicola messa a disposizione non si sa da chi). Non una parola per la durezza della crisi, per le sofferenze dei migranti e dei più deboli, per la tutela vera dell’ambiente (ciò che alcuni chiamano “creato”), non un progetto organico per la città e il suo territorio (come si conciliano spirito di accoglienza e leghismo, solo per fare un esempio?), non una parola sullo scempio delle istituzioni fatto dal suo tutor nazionale o su quanto affermano i candidati leghisti – suoi alleati - sul territorio provinciale. Capisco la doppia morale, tutta italiana, ma qui siamo davvero al suo apice, e ben visibile ad occhio nudo.
    Confido davvero che la maggioranza dei forlivesi, da coloro che credono nella vita terrena e nella sua qualità a coloro che credono con spirito sobrio e autentico in questo e anche nell’aldilà, sceglierà un’altra via, non quella della “lieta novella berlusconiana” rappresentata a Forlì da Rondoni e dalle forze della destra, ma quella della serietà nell’amministrare e della solidarietà nelle relazioni sociali: il progetto delle forze, che senza usare strumentalmente la religione, si riconoscono nei principi fondativi della Repubblica e della Costituzione italiana.

    Thomas Casadei

  11. Barbara Bovelacci 16 giugno 2009 00:35

    E’ passato l’emendamento D’Alia.
    LEGGETE E FATE GIRARE, E’ IMPORTANTE PER TUTTI

    L´attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano
    il colpo definitivo alla libertà della rete internet permetterla sotto
    controllo.
    Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto
    sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati
    come l´obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati
    clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore
    Gianpiero D´ Alia (UDC), è stato introdotto l`articolo 50-bis, “Repressione
    di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet
    “.
    Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo
    approdato alla Camera l´articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore
    Gianpiero D´Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la
    dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta” che non
    vuole scollarsi dal potere.
    In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse
    invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno
    bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito
    ovunque si trovi, anche se all´estero. Il Ministro dell´interno, in seguito
    a comunicazione dell´autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto
    l´interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di
    connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di
    filtraggio necessari a tal fine. L´attività di filtraggio imposta dovrebbe
    avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta
    una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i
    provider e il carcere per i blogger da1 a 5 anni per l´istigazione a
    delinquere e per l´ apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l´istigazione
    alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all´odio fra le classi
    sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da
    tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle
    armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e
    tutta l´informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è
    ormai l´unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l´
    unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500
    milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo
    interviene per l´ennesima volta, in una materia che vede un´impresa del
    presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d´interessi. Dopo la
    proposta di legge Cassinelli e l´istituzione di una commissione contro la
    pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà
    presentare al Parlamento un testo di legge su
    questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto
    rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno che
    intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e
    informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
    Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa
    bene di censurarlo e di far diventare l´Italia come la Cina e la Birmania.
    Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono
    stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata
    Punto Informatico.

    Fate girare questa notizia il più possibile. E´ ora di svegliare le
    coscienze addormentate degli italiani. E´ in gioco davvero la democrazia!!!

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