Una politica per la città. Innovare: a destra o a sinistra?
Una politica per la città. Innovare: a destra o a sinistra?
di Lorenzo Ciapetti
Il possibile candidato del centro-destra, Prof. Valerio Melandri, nel dichiarare la propria disponibilità a correre per la prossima campagna elettorale come candidato sindaco, ha affermato che si tratta di superare destra e sinistra, puntando sui problemi soprattutto economici della città. Ci ha ricordato in altre parole ciò che può fare la differenza ”è l’economia, bellezza!”.
E’ una provocazione forte. Che a molti è sfuggita ma su cui vale la pena fare una riflessione.
Forlì è una città di medie dimensioni. Inserita in una regione con i più elevati tassi di crescita in Italia (dati Unioncamere presentati la scorsa settimana) la cui base economica al di là delle specializzazioni storiche ha beneficiato del posizionamento e delle reti informali attivate sul territorio regionale.
Non è una città che ha bisogno di sviluppo nel senso quantitativo del termine. Per intenderci non deve risolvere nessun deficit di reddito pro capite con il resto d’Italia come se fosse un territorio del mezzogiorno.
E’ una città che però ha espresso negli ultimi anni un disagio crescente nella possibilità di conferire innovazione alle gestione di talune politiche territoriali (ambiente, viabilità, cultura). Ed è una città che sta risentendo della crisi finanziaria e reale in modo molto acuto (rimando ad una altra nota la descrizione dell’intensità della crisi attuale a livello locale che peraltro a Forlì si accumula ad una crisi strutturale di taluni settori che è ormai pluriennale e non contingente).
Il risultato di domenica scorsa, al di là di polemiche sul tipo di appoggio esterno, è soprattutto la vittoria del malessere sulla soddisfazione. Ora lo scarto è ridotto e dunque la riflessione va posta soprattutto in termini di riconciliazione di queste due anime della città.
Per affrontare subito il tema del confronto elettorale di giugno vale la pena porre la domanda se questa riconciliazione deve avvenire a destra o sinistra.
Generalmente, le politiche economiche che riconciliano la crescita con la coesione sociale stanno a sinistra.
Il fatto che sia emersa, proprio nella sinistra della città, una nuova domanda di politiche non deve indurre a pensare che il percorso di conciliazione tra crescita e coesione era sbagliato, semplicemente che quel tipo di conciliazione veniva realizzato all’interno di politiche considerate superate, più rivolte alla preservazione che all’innovazione.
Potrebbe la destra offrire una risposta allo stesso tempo di conciliazione e di innovazione?
Se dobbiamo prendere a riferimento le attuali politiche nazionali, difficilmente sarebbe una agenda di conciliazione efficace. Non possiamo valutare adesso l’impatto della finanziaria e del pacchetto di interventi straordinari di questo scorcio di 2008 (che tuttavia appaiono lacunosi su molti punti). Se il 10% delle famiglie italiane detiene il 50% della ricchezza nazionale, cade anche il quadro di un paese il cui risparmio privato ci mette a riparo dallo tsunami finanziario. Il 10% degli Italiani è al riparo. Il 90% semplicemente non lo è!
Diverso invece il tema dell’innovazione delle politiche. Qui la destra, soprattutto la componente leghista ha ormai fatto una bandiera della capacità di sintonizzarsi con problemi locali. Ho avuto modo di confrontarmi con alcuni piccoli imprenditori che erano rimasti estremamente ben impressionati dalla competenza sulle politiche di settore esibite dalla Lega attraverso una lettera inviata a molti cittadini prima delle elezioni del 2008. La rinomata capacità di ascolto della Lega è qualcosa di molto tangibile e questo deve fare riflettere.
L’agenda di innovazione della destra è soprattutto incentrata sul tema della sicurezza. Eppure come ha dimostrato la recente ricerca Itanes sui risultati elettorali del 2008, in realtà è l’agenda economica che interessa e preoccupa i cittadini italiani. Sarà a maggior ragione cosi soprattutto nel 2009. Su questo il Prof. Melandri ha ragione.
Tuttavia pensare che innovare le politiche di una città significhi andare oltre alla destra ed alla sinistra nella gestione dei problemi è a nostro avviso uno scenario molto debole.
La politica di cui ha bisogno Forlì è una politica di riconciliazione tra sviluppo e coesione, in continuità con ciò che avvenuto negli ultimi anni; ma soprattutto di innovazione delle politiche urbane; non nei termini della destra, bensì di creazione di percorsi partecipativi e di laboratorio cittadino che abbattano il muro delle paure e non lo erigano per giustificare un nuovo consenso.
L’Emilia Romagna non ha ancora raggiunto il livello di rancore che Aldo Bonomi ascrive all’ascesa del fenomeno leghista al nord. Il malessere non è ancora rancore e va adesso ridiretto verso un programma di sviluppo, di coesione sociale e di profonda innovazione.
Un programma che è geneticamente nelle corde della sinistra. E che è soprattutto nelle corde del PD. Anzi è la vera missione del PD! (sulla cui piena attuazione a livello nazionale, va ammesso con franchezza, qualcosa non sta funzionando).
A meno di una trasformazione genetica della destra o di trasformismi locali rispetto agli assetti nazionali, è molto complesso costruire a Forlì da destra (e da zero) un programma che contempli contemporaneamente sviluppo, coesione ed innovazione.
Non significa che la strada del PD locale sia tutta in discesa. Al contrario, come affermato la strada sull’innovazione è complessa perché si tratta di iniettare nuove formule e nuovi scenari anche all’interno del PD locale. Però preservando le politiche di coesione su cui si basa una agenda di sinistra.
L’affascinante scenario di una visione liberal delle politiche locali e urbane evocato dal Prof. Melandri, dove le differenze di agenda sociale tra destra e sinistra si azzerano è uno specchio per le allodole. Non dovrebbe far dimenticare che lo sviluppo è soprattutto un processo di riconciliazione (tra crescita e coesione ad esempio) che ha ed avrà sempre più nei prossimi anni, bisogno di politiche e di Politica. E di scelte anche di parte ben più coraggiose ed incisive di quelle dimostrate dalla destra in questi otto mesi di governo. Che non significa però scelte ideologiche. Uno dei temi di innovazione del PD dovrebbe proprio essere, su questo orizzonte, di rendere l’innovazione delle politiche di coesione una scelta per stare dalla parte dei cittadini e delle comunità locali, svincolandosi da obsolete rappresentazioni ideologiche. Solo così si combatterebbe con una certa destra sul fronte dell’ascolto dal basso.
Lo scenario nazionale non deve compromettere la realizzazione di un tale agenda a Forlì. Ovvio che molto ora dipende dagli elettori del PD e da Roberto Balzani.
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