Riceviamo e pubblichiamo: appello per una moratoria sull’ex Eridania
Il 12 ottobre latuastagione si è occupata dell’area ex Eridania come vicenda emblematica di scelte politiche del passato, che condizionano il presente e che possono impegnare il futuro, secondo logiche che sono rimaste incredibilmente immutate, sopravvivendo alle confliggenti e differenti esigenze insorte nel tempo, e nel contempo paradigmatica del programma urbanistico ed edilizio della Forlì di domani.
Si è con ciò voluto coinvolgere la cittadinanza nell’individuazione di una soluzione che riesca a risolvere i difficili problemi che ruotano attorno all’area, problemi che, già creati da poco felici scelte politiche del passato, con il passare del tempo si sono aggravati fino ad incombere ora sulla città come una minaccia, che sempre di più viene avvertita come pericolosa, quanto inaccettabile. C’è il serio rischio che il degrado, conseguente all’attuale abbandono, possa cedere il posto ad un più devastante e, questa volta, irrimediabile guasto; che si realizzi, cioè, una totale e definitiva compromissione di qualsiasi interesse pubblico; che si debba assistere, sdegnati, ma impotenti, ad uno straordinario scempio urbanistico, per il quale un’area inedificabile, già destinata a verde pubblico, sarebbe perduta per sempre, deturpata da una immane colata di cemento.
Alla segnalazione della questione si accompagnava l’invito a dedicare alla vicenda una particolare attenzione in vista delle prossime scadenze elettorali ed a porla al centro del programma del futuro candidato all’incarico di Sindaco della città, al di là ed a prescindere da alcuni torbidi contorni di una serie di avvenimenti che hanno accompagnato tanto il sorgere, quanto l’evolversi delle capacità edificatorie di questa vasta area.
Sono seguiti, sempre su latuastagione, interventi politici e tecnici di Valter Bielli, Marina Foschi e Raoul Benghi ed è apparso sul Corriere di Romagna del 18 dicembre un bell’articolo di Elio Garzillo dal titolo “L’ex Eridania: fra archeologia del lavoro e governo dei mutamenti”, articolo che, per la sua importanza, ritengo opportuno riportare a parte, raccomandandone la lettura soprattutto a chi è attualmente onerato della gestione politica ed amministrativa della città.
Il 23 dicembre la Sezione di Italia Nostra di Forlì ha anche tenuto sempre sul problema dell’area ex Eridania, una conferenza stampa per mobilitare l’attenzione della popolazione su questo emblematico ed assai singolare caso.
Il dibattito appena decollato potrebbe però rivelarsi inutile, perché stoppato sul nascere da un accordo tra proprietà privata ed amministrazione comunale che, se la notizia apparsa sul Resto del Carlino del 24 dicembre scorso fosse vera, sarebbe tanto improvvido ed infelice, quanto estremamente grave.
Alla massiccia edificazione concessa tempo addietro alla proprietà con anticipazione di variante al PRG, si accompagnerebbe ora, secondo le intenzioni del Comune e del privato, la trasformazione del monumento, tutelato come bene culturale, quale testimonianza dell’archeologia industriale, a sede e Caserma delle Forze dell’Ordine. Il verde sarebbe per sempre cancellato ed in più l’imponente fabbricato sarebbe stravolto e sconvolto per il soddisfacimento di un evidentissimo interesse privato e di un impalpabile ed improbabile interesse pubblico.
Non solo i cittadini verrebbero, ancora una volta, espropriati di loro fondamentali diritti (e per l’area ex Eridania sono già stati espropriati di parte delle loro potenzialità edificatorie, ridotte per l’appunto per consentire al fortunato proprietario di quell’area di costruire più di quanto è oggi loro concesso), ma il futuro sindaco e la nuova giunta si vedrebbero costretti a dover rispettare obblighi assunti in limine mortis da chi li ha preceduti, loro lasciati in eredità passiva.
Ancora una volta l’esperienza del passato sembra maestra inascoltata.
Plurimi sono purtroppo i casi in cui infelici o comunque assai discutibili scelte urbanistiche, che nel momento della loro concreta realizzazione si mostravano in problematico rapporto con l’interesse pubblico, ovvero si rivelavano insoddisfacenti, o persino assurdamente antieconomiche, sono state purtuttavia realizzate da chi si è sentito obbligato a dover rispettare le relative delibere assunte dalle precedenti giunte.
Gli attuali strumenti che consentono un più immediato rapporto con la popolazione e rendono possibile ed utile il coinvolgimento preventivo di quest’ultima su questioni che la riguardano direttamente, possono però ora rivelarsi determinanti per cercare di sottrarre il caso Eridania a questo inaccettabile modo di agire del passato.
E’ necessario che la cittadinanza si mobiliti per lanciare un appello ad una moratoria sulla questione dell’area ex Eridania.
L’attuale compagine politica, che per molti anni non ha fatto nulla, si risparmi il paventato colpo di reni finale, capace solo di pregiudicare definitivamente la soluzione di un delicato e difficile problema che la stessa ha mostrato di non sapere o volere governare. Pazienti ancora i pochi mesi che mancano alle prossime elezioni amministrative, durante i quali sarà possibile portare a conclusione il cammino avviato sul tema in questione.
Fausto Baldi
1 Commento a "Riceviamo e pubblichiamo: appello per una moratoria sull’ex Eridania"
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Sono completamente d’accordo con quanto evidenziato da Fausto Baldi a proposito dell’ex Eridania, sia nel merito specifico del problema, sia per quanto riguarda la “sollecitudine” con la quale l’attuale amministrazione sembra voler prefigurare dei percorsi, a meno di cinque mesi dalle elezioni, che sembrano finalizzati solo a sottrarre temi di carattere strategico al dibattito programmatico pre-elettorale e a condizionare l’operato della nuova amministrazione che uscirà dalle urne, della quale finora almeno per certo si sa solo che l’attuale sindaco non farà parte.
Mi sembra che questa prassi, testimoniata anche da altri episodi analoghi riguardanti altri progetti strategici come il rilancio dell’areoporto, l’avvio di un nuovo sistema gestionale per gli istituti culturali della città, ed altro, debba essere drasticamente ridimensionata, anche perchè c’è il fondato sospetto che su questa tempistica, almeno per una parte delle questioni, agiscano poteri, anche estranei all’interesse pubblico, interessati a “chiudere” forzatamente delle questioni che richiedono ulteriori verifiche e approfondimenti.
E’ comprensibile infatti che un’amministrazione cerchi di completare, prima della sua scadenza, quanto ha da tempo avviato nell’ambito dei propri programmi: è questa una giusta ambizione, che fa onore a chi ha governato. Ma guai se ciò si traducesse nel promuovere la precipitazione delle soluzioni, anche laddove in precedenza non si è avuta nessuna fretta, anche al limite della inadempienza, solo per ridurre lo spazio di discrezionalità programmatica che deve appartenere all’elettorato ed alla futura amministrazione.
Qui non si vuole fare il processo alle intenzioni, ma solo avvertire che a livello politico questa scelta corrisponderebbe ad una precisa volontà di rottura di quella continuità amministrativa che si è sbandierata durante le primarie da parte di chi le ha perse e che al contrario non può che passare attraverso il massimo di dibattito e di confronto programmatico.
La continuità, se ha un valore positivo, non può essere imposta da nessuno: essa può essere solo condivisa quale parte integrante del processo di innovazione.