Riceviamo e pubblichiamo: A sostegno di Roberto Balzani
Dopo il felice esito delle primarie, che è stato il giusto riconoscimento delle indubbie qualità personali espresse da Roberto Balzani e un momento di gratificazione importante per tutti coloro che hanno profuso, ai diversi livelli ed ognuno nei suoi ambiti, un notevole impegno per portare un po’ di novità nel PD locale, stiamo assistendo ad una fase critica nel percorso verso la candidatura definitiva di Roberto.
Premettiamo che le nostre considerazioni nascono dalla semplice lettura della stampa locale e dalle notizie riportate dagli amici, non avendo avuto modo, dopo i frequenti incontri svoltisi prima del 14 dicembre, di incontrare nuovamente in occasioni pubbliche o riunioni del PD, Roberto Balzani e gli altri membri del Comitato.
Vorremmo semplicemente esprimere un certo disappunto per l’atteggiamento poco democratico e irrispettoso del voto espresso liberamente secondo le regole condivise, che diversi componenti del PD locale stanno strenuamente praticando. Sulle singole motivazioni addotte non riteniamo utile intervenire.
Nello stesso tempo vorremmo essere rassicurati sul fatto che, sia a Roberto Balzani, sia a tutte le persone che lo hanno sostenuto e che ne riconoscono il valore, non venga meno l’entusiasmo e la convinzione delle proprie buone ragioni e che si continui a dare il giusto peso anche all’orgoglio di aver costruito insieme un risultato che non era affatto scontato.
Con questo rinnoviamo la nostra completa adesione alla candidatura di Roberto Balzani alla carica di Sindaco di Forlì, pronti fin da ora a offrire piena e fattiva collaborazione ad ogni futura iniziativa.
Beatrice Betti & Massimiliano Colonna
Circolo PD Spazzoli
7 Commenti a "Riceviamo e pubblichiamo: A sostegno di Roberto Balzani"
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ERA della RESPONSABILITA’
Cari tutti,
a tributo del discorso tenuto ieri dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, posto di seguito un commento da “Il Mattino” di oggi riportato sul blog “Babele” (http://babele.italianieuropei.it/) di un nostro noto docente forlivese di Storia americana, Prof. Mario Del Pero
Per facilitare “tutti” nella comprensione del testo (anche se credo che la “sintesi” spetti ad ognuno di noi nella sua interiorità e nella sua disponibilità ad ascoltare e a farne “tesoro”) enucleo di seguito i suoi punti chiave (16 righe):
- Abbiamo scelto la Speranza sulla paura
- E’ l’ora di riaffermare uguaglianza e libertà
- la nostra economia è in difficoltà
- dobbiamo metterci al lavoro per rifare l’America
- la crisi è grave, ma ce la faremo
- costruiremo strade, ospedali, scuole e ponti
- riconquistare fiducia del popolo nel governo
- America pronta ad essere di nuovo leader
- chi vuole la pace è amico degli Usa
- la nostra eredità composita è una forza
- mano tesa al mondo musulmano
- sconfiggeremo i terroristi
- il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare
- è sulla fede del popolo che la nazione si affida
- le sfide sono nuove, ma i valori sono vecchi
- chiedo una nuova era di responsabilità
Un caro abbraccio a tutti,
soprattutto a chi mi omaggia di provocare il lui “uno stato nel quale il soggetto mantiene le posizioni che l’”ipnotizzatore” gli fa assumere”
(non avrei mai sperato in tanto…,))))
ciao
Sara Samorì
Ordine e Cambiamento
Di Mario Del Pero, 21.01.09 08:34
Il discorso inaugurale di Obama ha seguito un copione in larga misura atteso. Non è stato il più alto o il più immaginifico tra gli interventi pubblici del neo-Presidente; la retorica è rimasta contenuta e sobria. Non poteva essere altrimenti, vista l’occasione. Vi è però un passaggio del discorso, destinato a essere meno sottolineato di altri, che ci dice molto di Obama e di cosa egli rappresenti per l’America oggi. È il passaggio in cui Obama ha sollecitato a mettere da parte “piccoli rancori e false promesse, le recriminazioni e i dogmi consunti” che hanno “strangolato” la politica statunitense”. L’America - ha proclamato Obama - “ha scelto la speranza sulla paura, l’unità d’intenti sul conflitto e la discordia”. Questo passaggio racchiude infatti alcuni fondamentali elementi che Obama è riuscito a fare propri e a simboleggiare nel corso del cammino che l’ha portato alla Casa Bianca.
Secondo alcuni recenti sondaggi, tra il 70% e l’80% degli americani dà oggi un giudizio positivo di Obama. I tassi di popolarità del nuovo presidente sono di molto superiori a quelli di cui godevano Bill Clinton nel 1992 e George W. Bush nel 2000. In una recente rilevazione Gallup, più di un terzo degli intervistati ha definito il discorso inaugurale di oggi come il più importante nella storia degli Stati Uniti; quasi l’80% lo ha collocato, più sobriamente, tra “i più importanti”. Questo consenso interno si combina con quello internazionale. Se il mondo avesse potuto votare lo avrebbe fatto per Obama (con maggioranze schiaccianti in tutti i continenti, secondo un sondaggio Foreig Policy/Gallup di pochi giorni antecedente il voto).
Come si spiega questa fascinazione collettiva per Obama? Che cosa chiedono l’America e il mondo a un Presidente che essi osservano ammirati se non ipnotizzati? Cosa c’è di nuovo e di diverso oggi per alimentare simili aspettative e, anche, per produrre un culto della personalità quale da tempo non si vedeva?
Varie risposte possono essere date: la profondità di una crisi che richiede politiche straordinarie e, con esse, figure straordinarie capaci di immaginare tali politiche e di metterle in atto; l’esigenza di voltare pagina, di segnare, anche simbolicamente, una discontinuità forte, avviando quel “cambiamento” che ha rappresentato la parola d’ordine e il principale slogan del lungo ciclo elettorale; il desiderio di vedere ripristinati l’immagine pesantemente danneggiata degli Stati Uniti e il mito di un’America sempre in grado di rinascere e risollevarsi.
Da qualsiasi parte la si voglia osservare, l’elezione di Obama ha avuto un effetto catartico. L’America è tornata a rappresentarsi e a venire rappresentata come un modello, unico ma universale nel suo essere (e porsi) a disposizione di tutti. Obama è divenuto l’incarnazione del cambiamento, della diversità, del dinamismo di un’America che ancora una volta si trasforma e si rinnova. L’improbabile biografia cosmopolita di Obama; la sua storia meticcia, qualsiasi sia il parametro utilizzato per esaminarla e narrarla (razziale, sociale, culturale); il suo essere testimonianza vivente che alla fine negli Usa si premia il merito, il lavoro, la capacità e la tenacia sopra ogni altra cosa. Questi e altri elementi hanno fatto di Obama il simbolo e la personificazione di un’America sempre più complessa, diversa e composita; di un’America che a dispetto di tutto non cessa di cambiare e di farsi mondo; dell’America delle opportunità e della libertà.
Il discorso del cambiamento e della vitalità giustamente soffonde la retorica che accompagna l’insediamento di Obama. C’è però qualcosa di altro e di più che spiega l’emozionata partecipazione collettiva che accompagna questo evento, che già fu visibile in occasione delle elezioni di novembre e che è ritornata con forza nel discorso inaugurale di Obama. L’America che si ritrova oggi a Washington, in alcuni dei suoi luoghi simbolicamente più importanti - il Lincoln Memorial, il Mall - è un’America che vuole credere nelle proprie istituzioni e che chiede ne vengano ripristinati il ruolo e la dignità. È un’America che invoca appunto non solo cambiamento, ma anche ordine. Per la quale, anzi, cambiamento significa ristabilire compostezza e sobrietà, laddove sono prevalsi negli ultimi anni ideologia ed eccessi: alcuni di quei “dogmi consunti” cui ha fatto riferimento Obama nel suo intervento. Obama e la sua elezione simboleggiano oggi anche questo: la vittoria del rigore, della preparazione, della serietà e della moderazione. Obama comunica agli americani complessità e non semplicità. Ha aperto con essi in questi mesi un dibattito intellettuale, prima ancora che politico. La sua elezione ripristina l’immagine del Presidente, che torna ad essere una figura da ammirare, e rispettare:; torna a elevare la competenza a criterio discriminante della politica. I milioni di americani che hanno osservato il discorso di Obama, le centinaia di migliaia di persone che hanno invaso Washington, tutti coloro, dentro e fuori gli Stati Uniti, che hanno rivolto i propri occhi all’America, lo hanno fatto con l’auspicio e la convinzione che alla Casa Bianca si stia insediando una persona seria e capace. Sapendo che Obama - a dispetto della straordinaria forza iconica della sua immagine - non è il Messia, come lui stesso si è premurato più volte di ricordare; che non ci si possono attendere miracoli. Chiedendo però quella serietà e quella preparazione, quell’impegno e quell’attenzione, che la politica, ogni buona politica dovrebbe offrire e garantire.
(Il Mattino, 21 gennaio 2009)
GAZA
Dal sito del Pd nazionale posto questa richiesta
http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/68458/Aiutiamoli
molto opportunamente ripresa dal sito del PD di Forlì che Enrico Sedioli e Tiziana Dobrigni curano con molta passione (dando anche spazio a iniziative di vero impegno civile come queste).
10 gennaio 2009 INTERNAZIONALE - Copertina
Aiutiamoli
Gli aiuti alla popolazione di Gaza colpita dalla guerra sono una priorità assoluta.
Per questo motivo il segretario del Partito democratico Walter Veltroni ha chiesto, prima di tutto ai circoli del partito, ma anche alle associazioni e alla rete delle amministrazioni locali già impegnate sul fronte umanitario, uno sforzo straordinario di solidarietà.
“Di fronte alla tragedia del conflitto a Gaza è grande, anche nel nostro Paese – ha detto Walter Veltroni - la volontà di molti cittadini di contribuire concretamente ad alleviare le sofferenze dei civili colpiti dalla violenza della guerra. Il Partito Democratico ha deciso di sostenere alcuni programmi di intervento umanitario a favore della popolazione civile colpita dal conflitto in corso nella Striscia di Gaza. In particolare il sostegno del Pd andrà ai progetti di aiuto gestiti rispettivamente dalla Caritas e dall’Unicef. Questa nostra iniziativa umanitaria, insieme con il confronto politico che abbiamo promosso martedì prossimo a cui parteciperanno l’ambasciatore israeliano e il delegato generale palestinese, rappresenta il nostro primo, concreto contributo per affrontare la drammatica situazione mediorientale”.
La Caritas - stabilmente presente ed operante in Medio oriente con progetti umanitari e di sviluppo a favore delle popolazioni israeliane, palestinesi e libanesi - sta intensificando gli sforzi per soccorrere le vittime civili del conflitto in corso a Gaza. La Caritas italiana invita a sostenere lo staff medico del Centro sanitario di Caritas Gerusalemme dislocato a Gaza che lavora incessantemente in condizioni di grande difficoltà. Sono infatti sempre più esigue le riserve di viveri e di medicinali.
L’Unicef (il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia) è la principale organizzazione mondiale per la tutela dei diritti e delle condizioni di vita dell’infanzia e dell’adolescenza. Presente stabilmente a Gaza con uno staff composto da personale locale, l’Unicef sta prestando sin dall’inizio della crisi la propria opera di soccorso all’infanzia.
Come contribuire
Per il centro sanitario di Caritas Gerusalemme a Gaza si possono inviare offerte a Caritas Italiana, specificando nella causale Terrasanta Gaza o tramite C/C POSTALE N. 347013 o con bonifico Banca Popolare Etica, via Parigi
17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113.
Per il sostegno alle iniziative dell’Unicef i contributi possono essere versati, indicando la causale: Palestina aiuti umanitari online dal sito http://www.unicef.it o con un versamento sul C/C POSTALE N. 745000, intestato all’Unicef, causale: Palestina aiuti umanitari. Numero verde Unicef 800745000.
Valter Bielli nel corso del suo appassionato e assai lucido intervento nell’ultima Direzione territoriale ha lanciato una proposta credo molto interessante e assai fattibile che potrebbe essere portata avanti nei circoli del PD, o in uno di questi, magari con la fattiva collaborazione dei Giovani democratici (se fossero disponibili): un impegno straordinario in questa direzione con una raccolta di aiuta in cui coinvolgere tutti i democratici e la città di forlì, nonché i territori. Un’iniziativa che potrebbe accompagnarsi anche a qualche serata di dibattito e confronto: profondi conoscitori del tema, intricatissimo, non mancano neppure a Forlì (a partire da Massimo Tesei).
LA SPERANZA NON SI RASSEGNI NEPPURE A GAZA
Per riflettere - e per chi non si rassegna all’idea che i due popoli israeliano e palestinese non possano convivere in pace e nel rispetto reciproco -
segnalo questo percorso, elaborato da “Una Città” (una miniera conosciutissima in Italia e non solo, e forse un po’ meno in Romagna):
http://www.unacitta.it/paginelibriquaderni/bruttiricordi.html
http://www.unacitta.it/paginelibriquaderni/undefined.html
http://www.unacitta.it/paginelibriquaderni/permano.html
http://www.unacitta.it/paginelibriquaderni/bandieranera.html
http://www.unacitta.it/paginelibriquaderni/libroDan_Sami.html
(quest’ultimo è di straordinario impatto anche sul piano della didattica)
Condivido il teso che che Sara Samori ha riportato sul blog Sarebbe bello come mi auspico che sia per, chi si riconosce in un modo nuovo di far politica, con la P maiuscola. Lo introiettasse dentro di sé e lo si impegnasse a trasmetterlo a tutte le persone di buona volontà e non.
Questi ideali devono trasformassi in prassi del proprio vivere quotidiano, per dare un forte contributo al cambiamento. Riprendo in toto le sedici righe e ringrazio la Sara Samorì per averle riportate sul blog:-
Abbiamo scelto la Speranza sulla paura
- E’ l’ora di riaffermare uguaglianza e libertà
- la nostra economia è in difficoltà
- dobbiamo metterci al lavoro per rifare l’America
- la crisi è grave, ma ce la faremo
- costruiremo strade, ospedali, scuole e ponti
- riconquistare fiducia del popolo nel governo
- America pronta ad essere di nuovo leader
- chi vuole la pace è amico degli Usa
- la nostra eredità composita è una forza
- mano tesa al mondo musulmano
- sconfiggeremo i terroristi
- il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare
- è sulla fede del popolo che la nazione si affida
- le sfide sono nuove, ma i valori sono vecchi
- chiedo una nuova era di responsabilità.
Tutto ciò che è scritto in queste sedici righe si possono applicare non solo negli Stati Uniti ma dovrebbe diventare l’abito che noi indossiamo tutti i giorni.
Condivido il teso che che Sara Samori ha riportato sul blog Sarebbe bello come mi auspico che sia per, chi si riconosce in un modo nuovo di far politica, con la P maiuscola. Lo introiettasse dentro di sé e lo si impegnasse a trasmetterlo a tutte le persone di buona volontà e non.
Questi ideali devono trasformassi in prassi del proprio vivere quotidiano, per dare un forte contributo al cambiamento. Riprendo in toto le sedici righe e ringrazio la Sara Samorì per averle riportate sul blog:-
Abbiamo scelto la Speranza sulla paura
- E’ l’ora di riaffermare uguaglianza e libertà
- la nostra economia è in difficoltà
Sandro-Romiti
- dobbiamo metterci al lavoro per rifare l’America
- la crisi è grave, ma ce la faremo
- costruiremo strade, ospedali, scuole e ponti
- riconquistare fiducia del popolo nel governo
- America pronta ad essere di nuovo leader
- chi vuole la pace è amico degli Usa
- la nostra eredità composita è una forza
- mano tesa al mondo musulmano
- sconfiggeremo i terroristi
- il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare
- è sulla fede del popolo che la nazione si affida
- le sfide sono nuove, ma i valori sono vecchi
- chiedo una nuova era di responsabilità.
Tutto ciò che è scritto in queste sedici righe si possono applicare non solo negli Stati Uniti ma dovrebbe diventare l’abito che noi indossiamo tutti i giorni.
Segnalo dal sito dei democratici dell’Emilia Romagna l’intervista a Roberto che qui posto: http://www.idemocratici.pder.it/index.html?cat=4&idusc=4
“Ascoltare molto e proporre soluzioni chiare”
Questo il ruolo degli amministratori del PD per Roberto Balzani, vincitore delle primarie e canditato sindaco nella città di Forlì
Pubblicato in: pagina 3 dell’uscita 3 - 30 gennaio 2009
Al di là del risultato personale, come giudica l’esperienza delle Primarie alla quale ha partecipato? Quali aspetti del metodo l’hanno più convinta? E quali, se ce ne sono, andrebbero a suo avviso rivisti per renderlo ancora più efficace?
Credo che quello delle Primarie sia un sistema di selezione della leadership davvero straordinario, che può produrre quelle utili discontinuità un tempo riservate ai congressi dei partiti. Dopo lustri di cooptazioni, più o meno esplicite, il ricorso agli elettori di centro-sinistra produce una salutare mobilitazione collettiva e favorisce anche la fusione delle diverse identità preesistenti.
Certo, nel mio caso - essendo mancata una gestione delle dinamiche pubbliche di confronto gestite direttamente dal partito - il percorso di costruzione di una posizione unitaria è abbastanza complicato e ancora “contaminato” dalle tossine fatalmente generate da una campagna elettorale autentica. Credo, comunque, che, senza le Primarie, il partito perderebbe una delle sue peculiarità e tornerebbe ad essere percepito, nel “mercato politico”, come un genere del tutto omologato a quelli già disponibili.
Terminato il confronto interno, comincia la vera sfida elettorale. Quali saranno parole d’ordine che ispireranno la sua campagna? E cosa pensa si possa recuperare dall’esperienza delle Primarie in vista di questo decisivo appuntamento?
L’esperienza delle Primarie credo debba essere alla base della campagna elettorale. Avendo disegnato un percorso di confronto dal basso, mi sembrerebbe del tutto sbagliato pensare che, di per sé, l’investitura popolare possa costituire una ragione sufficiente a legittimare un’avocazione del momento di elaborazione delle idee da parte del solo candidato. Il punto nodale, non facile da sciogliere, è l’individuazione di un equilibrio fra partito, elettori non iscritti e candidato. A Forlì, in questa occasione, tornano alla ribalta questioni latenti, che risalgono alla stessa genesi del PD: il confronto mai sopito fra “partito di struttura” e “partito leggero”; l’identificazione degli attori e dei decisori. Purtroppo, però, il tempo è poco, e il rischio che corriamo è quello di sovrapporre un tema d’ordine interno al tema propriamente elettorale.
L’elaborazione dei programmi è attualmente in divenire. Ciononostante, può indicarci qualche tema e ambito di intervento che saranno sicuramente prioritari durante il suo eventuale mandato di Sindaco?
Nel nostro contesto, la difesa degli standard di welfare costituisce decisamente una priorità. Si tratta, quindi, di disegnare politiche sostenibili per assicurare ai cittadini quella che è una positiva peculiarità della tradizione amministrativa locale. D’altro canto, il rafforzamento delle politiche di sviluppo rappresenta, nella fase di crisi, una necessità e un’opportunità: sotto questo profilo, rispetto al paradigma tradizionale, imperniato quasi esclusivamente sul primato dell’edilizia, si tratterà d’iniettare nel sistema locale massicce dosi di qualità (penso al potenziamento dei servizi alle imprese e ai cittadini attraverso i nuovi mezzi di comunicazione; oppure all’utilizzo dei dottorati dell’Università come sollecitatori di idee innovative da applicare alla pubblica amministrazione; e, ancora, alla promozione di imprese legate ai settori energetici e ambientali), nell’ambito di più forti relazioni con i Comuni vicini e con il territorio in generale.
Cosa pensa debbano fare i rappresentanti del partito che assumono incarichi istituzionali, per svolgere al meglio il proprio ruolo di amministratori al servizio delle comunità locali?
Ascoltare molto, comparare ciò che esiste in loco con quello che avviene altrove (in Italia e in Europa), e proporre soluzioni chiare, da discutere pubblicamente. Il ruolo del PD, in questo quadro, è enorme: esso può e deve raccogliere, attraverso la sua rete di circoli, stimoli e idee, e fungere da poderoso “facilitatore” collettivo, nel momento in cui ipotesi e progetti abbiano raggiunto un livello tale di “solidificazione” da meritare il giudizio della pubblica opinione.
La crisi economica globale pone già i suoi drammatici problemi, e ad essi si somma l’ormai proverbiale tendenza del governo di centro destra a penalizzare gli enti locali. Che tipo di mandato si preannuncia per chi vincerà le elezioni della prossima primavera, e come si dovrà operare per mantenere gli alti standard di qualità della vita che caratterizzano i nostri territori, pur in presenza di un simile scenario?
Sarà un mandato durissimo e immagino un impegno draconiano a contenere la spesa non indispensabile e a eliminare ogni forma di spreco, in modo che le risorse possano essere destinate ai servizi essenziali ai cittadini. La semplificazione, la fusione o la soppressione di società create o partecipate dal Comune, qualora non utili o non produttive, mi pare un segnale importante per dare subito un segnale forte agli elettori e per dire loro che si fa sul serio, anche a danno immediato del “ceto politico”. Sobrietà e parsimonia mi paiono non solo virtù, ma modalità fondamentali per assicurare alla comunità un impegno totale e disinteressato.
Dal blog http://www.primariesempre.org
Sandro on 05 Feb 2009 at 10:14 am
In umbria il partito democratico non c’è , o almeno sono in pochi che interpretano lo spirito della nascita del partito democratico.
Mesi per stabilire regole e date delle primarie, poi i soliti giochi ed intrighi per non far candidare questo o quello, secondo lo schema dei gruppi o correnti che volevano un ex ds in comune un ex margherita in provincia senza primarie, infine si decide la data delle primarie per l’8 marzo, con la presentazione per i candidati delle firme a supporto entro il 6 febbraio. Poi un incontro a Roma degli ex popolari, cerca di fermare le primarie e la segretaria regionale si inventa la sospensione delle primarie, in umbria, quando in alcuni comuni sono già state fatte.
Alcuni candidati a Terni hanno già presentato migliaia di firme, e la città sa che ci saranno le primarie per scegliere il candidato migliore.
Veltroni svegliati…………….