“Libertà, autorità e nuove regole” – L’educazione in famiglia e a scuola
L’Area Territoriale “Cultura e Formazione Politica” ha promosso una serie di iniziative dal titolo
“Geografie democratiche: percorsi tra analisi e proposte”
Il secondo incontro, in collaborazione con i Circoli PD di Cava-Villanova e Romiti si terrà Venerdì 23 gennaio 2009 alle ore 20,45 presso il Circolo ARCI “Asioli” (Corso Garibaldi, 280 – Forlì) sul tema
“Libertà, autorità e nuove regole” – L’educazione in famiglia e a scuola
Dialogo con:
Giancarlo Cerini (ispettore tecnico Emilia Romagna e vice presidente CIDI)
Graziella Giovannini (sociologa dell’educazione presso l’Università di Bologna)
L’incontro sarà introdotto dal Segretario Territoriale Alessandro Castagnoli e dai coordinatori dell’Area di lavoro Thomas Casadei e Luciana Tampieri
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L’incontro che si è svolto venerdi’ 23 gennaio presso il circolo “Asioli”,ha visto come protagonisti Giancarlo Cerini,vice presidente CIDI,e Graziella Giovannini,sociologa dell’educazione.Il dialogo ,relativo alla tematica”Liberta’,autorità e nuove regole”,si è rivelato denso di interessanti riflessioni e argomentazioni,riguardanti questioni centrali nella crescita e nella formazione di ciascun individuo.La cronaca degli ultimi tempi,in effetti,ci ha spinto a porgere a noi stessi,con sempre maggior insistenza,una serie di domande spinose sulle scelte in merito al modello educativo da adottare,a scuola come in famiglia.Trovare risposte diventa estremamente arduo in una realta’che,invece,a mio parere,sempre piu’necessita dell’autorevolezza di “buoni maestri” e di qualche “molla” che faccia scattare nei giovanissimi la voglia e la curiosita’ di seguirne gli insegnamenti.Qualche “molla” che permetta loro di svincolarsi da una societa’che spinge all’omologazione e continuamente li”bombarda”di messaggi ed esempi che inducono a credere nell’arrivare facilmente e senza fatica,bruciando le tappe e attraverso il “mezzuccio”,senza bisogno di preparazione e competenza,dimenticandosi troppo spesso della propria dignita’.Risultare credibili nell’incentivare allo studio,nell’investire sull’istruzione
per la qualita’ del proprio futuro,diventa molto difficoltoso in un contesto sociale come quello in cui viviamo.Che fare,allora?Io non posseggo davvero”ricette” da suggerire,ho soltanto la mia esperienza.Quella di una forte passione per cio’ che riguarda la sfera umanistica,la letteratura,la filologia.Una forte passione che mi ha portato ad andare oltre ai dati della”guida dello studente “,la quale indicava la facolta’ di lettere agli ultimi posti in relazione alla richiesta e alla possibilita’di trovare un’occupazione.Ed è quella stessa passione che mi permette di affermare con certezza assoluta come,potendo tornare indietro nel tempo,alla maturita’ classica,di nuovo ripeterei con decisione le mie scelte.Il sogno di essere un giorno un’insegnante e l’amore per cio’ che faccio,tuttavia,mi costringono inevitabilmente a provare un grande senso di amarezza per quanto concerne lo stato del sistema scolastico ed universitario italiano.A cominciare dai criteri di accesso
alla professione,che escludono in
maniera allarmante il criterio meritocratico,costituendo troppo frequentemente la causa di una formazione lacunosa e deficitaria.D’altro canto,comprendo bene come chi svolge egregiamente il proprio mestiere sia colpito spesso da un senso di comprensibile frustrazione,nata da una ingiustamente e ,in taluni casi,permettetemi,vergognosamente scarsa valorizzazione.Forse il rimedio al “corto circuito” generatosi nel mondo dell’istruzione,passa attraverso il significato primo ed etimologico del termine”educazione”:quello del tirar fuori,del fare uscire da ogni ragazzo le peculiarita’,la sensibilita’,le attitudini che lo rendono il ragazzo particolare che è e gli consentiranno di realizzarsi a pieno come uomo,anche nel rispetto e nell’integrazione con gli altri.Stimolare l’interesse,la scoperta,realizzando la formula che ha guidato gli studenti di don Milani:”I CARE”.Valentina Ravaioli
Colgo l’occasione dell’esauriente sintesi di Valentina sull’incontro di venerdì 23 gennaio per esprimere il mio parere, seppur con qualche giorno di ritardo. Riorganizzando gli appunti della conversazione, ho trovato molto interessante e condivisibile il sogno, il progetto di una città a misura di bambino e di ragazzo. Un luogo in cui crescere in età ed in cultura per poter poi diventare l’uomo del domani, forte delle radici del passato, appreso dai libri e dall’umano trapasso di conoscenza del “maestro”- nel senso latino del termine - e dall’educazione ricevuta nella vera “palestra” di vita, la famiglia e proteso verso un grande futuro di speranze e soddisfazioni che solo l’apertura mentale che la passione per il bello (che è la cultura) può offrire.
Ho apprezzato molto la partecipazione al dibattito del pubblico, specialmente dei genitori che hanno voluto condividere e donare all’assemblea la propria esperienza quotidiana. Un plauso particolare va sicuramente rivolto alla Dottoressa Giovannini, che mi ha dato moltissimi spunti di riflessione con i suoi interventi.
A mio avviso, confrontarsi sull’educazione dei giovani non è mai inopportuno. Sono tempi, i nostri, in cui spesso la famiglia delega alle istituzioni una consistente parte della responsabilità educativa. Purtroppo però, la scuola, sempre più orientata verso la nozionistica che l’educazione, verso il tecnicismo che l’amore per l’apprendimento non può sopperire al ruolo primario della famiglia nell’ educazione dei piccoli. E’ la famiglia che può fare innamorare un ragazzo dei libri, dell’arte, della musica. E questo amore può essere trasmesso solo tramite l’amore. L’amore di mamma e babbo e l’amore dei maestri (non uso volutamente il termine professore in quanto “magister” ha un’aura di benevolenza, autorevolezza e pedagogia speciale) che avrà la fortuna di incontrare sulla sua strada (non esclusivamente a scuola!) che vorranno sedersi accanto a lui e sconfiggere un drago leggendo una storia, farlo volare ascoltando un brano musicale ad occhi chiusi, farlo diventare un raggio di sole perduto in un dipinto.. E’ solo sedendosi accanto a un bimbo che si rende il mondo a misura di bambino.. Non pretendendo che lui si metta in punta di piedi per imparare dai grandi..
Concludo ringraziando gli organizzatori per l’occasione che hanno offerto a noi tutti partecipanti all’incontro, nella speranza di nuove piacevoli serate.
Nella nostra infanzia c’è sempre un momento in cui una porta si apre e lascia entrare l’avvenire. Graham Greene