Alcune riflessioni sul “caso” Englaro
Sentiamo una forte preoccupazione per i modi in cui si è svolto e si sta sviluppando nel nostro Paese il dibattito su questioni di carattere etico, in particolare sulla vicenda di Eluana e Giuseppe Englaro. Ora che, dopo 17 anni, Eluana Englaro se ne è andata, ci sentiamo vicini a suo padre, riconoscendoci completamente nelle parole del Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano: “Questo momento di dolore e turbamento nazionale può divenire anche un momento di sensibile e consapevole riflessione comune”.
Non siamo interessati a contrapposizioni gratuite, né a sterili polemiche. Siamo però convinti che nessuna convinzione religiosa possa mai mettere in discussione il principio della libertà di ciascuno e ciascuna di decidere sulla propria esistenza e sul proprio corpo, nel rispetto dei diritti altrui e nei limiti fissati dalla legislazione.
Non vogliamo giudicare nessuno per le proprie opinioni o certezze, ma pensiamo che cercare di imporre le proprie convinzioni personali come regola per tutti, sia il tratto distintivo di ogni forma di integralismo. E questo è pericoloso per qualsiasi società libera.
Per queste ragioni, non riusciamo a comprendere in nessun modo l’accanimento nei confronti di Giuseppe e Eluana Englaro, le polemiche, le accuse, i giudizi sprezzanti scagliati in questi giorni anche da importanti vertici del Governo e esponenti del Parlamento, in modo per noi inaccettabile. Ci chiediamo che cosa abbia mai fatto un padre che ha
cercato unicamente di rispettare la volontà espressa della propria figlia in una situazione dolorosa e estrema, accettando peraltro di sottoporsi alla Legge e alle sue prescrizioni.
Il diritto all’autodeterminazione deve essere rispettato.
Il rispetto della volontà di Eluana non è eutanasia, ma è piuttosto una garanzia di libertà per tutti e tutte.
Per questo motivo, alla Chiesa Cattolica chiediamo di rispettare la laicità dello Stato, e di attenersi al principio di pietà, comprensione e solidarietà umana nei confronti del dolore, della sofferenza degli altri. È il momento di parlare a tutta la società, o perlomeno di ascoltarla, astenendosi da interventi o giudizi laceranti. Un richiamo alla moderazione, al raccoglimento, alla riflessione, persino al silenzio sarebbe preferibile alle affermazioni improvvide che in queste ore, anche qui a Forlì, siamo stati costretti a sentire e che, come cittadini di questo Paese, ci sentiamo in dovere di non subire, di contestare e respingere.
Alla politica chiediamo solo una cosa: promuovere una legislazione sul testamento biologico rispettosa del pluralismo e della libertà di opinione. Basta con l’ipocrisia.
Ai cittadini chiediamo di vigilare sulla Costituzione e di manifestare fermo dissenso e protesta contro qualsiasi intromissione di carattere confessionale e contro qualsiasi tentativo di manomettere o svuotare la nostra Carta fondamentale.
Per tutti noi cittadini, lo Stato è una casa comune, che deve consentire l’esercizio di opinioni e orientamenti etici differenti, ma che deve garantire il rispetto del diritto di ogni essere umano alla scelta libera e volontaria, proteggendolo da qualsiasi intrusione, imposizione, condizionamento.
Michele Drudi (ARCI Forlì), Thomas Casadei (Istituto Gramsci)
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Ammetto di essere stato raramente infastidito dallo sciaccallaggio mediatico come nella triste vicenda di Eluana Englaro. Sentire a cinque minuti dalla morte ufficiale della povera ragazza annunciare su Raiuno “una puntata speciale di Porta a porta con i protagonisti della vicenda”, come se si trattasse di una fiction con la partecipazione straordinaria di Ratzinger, Berlusconi, Gasparri, Bagnasco, il Cardinal Martino e tanti altri, mi ha provocato sudori freddi.
Pertanto per una sera, credo che vada ringraziato di cuore lo show settimanale propostoci dal Grande Fratello, con annesse volgarità e piccinerie.
Nella vicenda in realtà i protagonisti sono stati unicamente due: una ragazza in coma irreversibile da 17 anni senza più attività cerebrale ed un padre, devastato dal dolore con moglie gravemente malata probabilmente perchè distrutta dalla stessa vicenda, che cerca tenacemente ed in assoluta solitudine di fare in modo che la volontà della figlia venga rispettata.
La vicenda è l’ennesima dimostrazione di quanto sia spesso difficile per la Chiesa leggere la nostra società con le lenti della modernità, tanto da disattendere convenzioni e prassi sociali sovente in uso non troppo tempo fa.
Nelle società contadine di tre-quattro generazioni fa, senza dubbio più impregnate di cattolicesimo della realtà attuale, accedeva spesso che a molti malati curati nelle case si prestassero le cure fintanto che vi era la possibiltà di una guarigione. Nel caso di condizioni irreversibili, si sospendeva la terapia senza accanimenti e si avvertiva il prete affinchè assicurasse l’Estrema Unzione, diventando in tal modo il prelato officiante consapevole di questo processo.
Coerentemente con il credo cristiano, la morte non era considerata traumatica, essendo semplicemente il passaggio verso un’altra vita.
Da progressisti, non possiamo che rallegrarci dei progressi enormi compiuti dalla tecnica e dalla scienza, ma non è primario scopo di queste produrre delle gabbie castranti, prolunganti all’infinito una condizione di artificialità.
Oggi sembra di assistere pertanto ad una Chiesa che guarda alla morte con terrore, non rendendosi conto che i miglioramenti della tecnica potranno generare in futuro dieci volte tanto i casi odierni delle Englaro, o dei Welby.
Desta tra l’altro perplessità notare come vi sia un’accettazione ad intermittenza della tecnica stessa, come cioè in questi casi le gerarchie vaticane si attacchino ad una macchina o ad un sondino ed al contempo rifiutino con una certa incoerenza i progressi prodotti in tema di cellule staminali - che avrebero teoricamente il merito di “generare vita”- e quant’altro.
Purtoppo una Chiesa marchiata da un Pontificato dal profilo così manicheo, tendente a dividere tra il “Bene” - considerato quasi una propria esclusiva - ed il “Male”, tra “Pro- life” e “Pro-death” finisce sì per rinfocolare gli animi di minoranze-ultras, ma facendo questo viene meno ad uno dei suoi principali compiti, ovvero il favorire coesione ed armonia nella società, funzione che è invece spesso meritoriamente ben assolta da molte “unità di base” della Chiesa stessa, vale a dire dalle parrocchie grazie ai propri oratori ed alle proprie attività ricreative.
Sta di fatto che alla fine il segno politicamente più tangibile della vicenda è stato il prestare il fianco ad una parte politica che cerca di colmare il vuoto dato dal proprio nichilismo di valori adattandosi un profilo di assoluta uniformità ai dettami vaticani, oltre all’aver servito un assist senza pari ad un dispotico Capo del Governo per proseguire nella sua ormai quindicinale opera di abbattimento di ogni barriera istituzionale e di ogni contrappeso al proprio potere.
Per questo motivo, aldilà di ogni motivazione data dalla propria coscienza, sarebbe stato preferibile come Partito Democratico esprimersi all’unanimità in maniera contraria riguardo alla proposta di legge presentata in fretta e furia in Parlamento che conteneva in sè un ossimoro: una legge sul testamento biologico che non permetteva in sostanza il testamento biologico.
Sapere che oltre un quarto del partito stava per votare questa legge prima della morte di Eluana è sì giustificato dal principio della libertà di coscienza, ma smonta ahimè uno dei cardini su cui io stesso, come sostenitore entusiasta del Partito Democratico nel momento della sua formazione credevo: la possibilità di creare una sintesi “alta” tra culture diverse.
Il rischio in tutto questo è la possibilità (deleteria) che al prossimo congresso ci si finisca in maniera naturale per contrapporre tra guelfi e ghibellini, e questo segnerebbe la fine di ogni credibilità del Partito Democratico ed il fallimento del suo progetto, a mio avviso.
Continuo a pensare - seppur con molti dubbi in più - che Veltroni rimanga l’uomo migliore per garantire una sintesi concreta. Per fare ciò sarà però necessario al Congresso essere più netti e concreti su certi temi, a costo di sacrificare qualche “ma anche”.
Getile Sig. Ronchi, le sue valutazioni sulla Chiesa sono un pò faziose.
Intanto perchè l’istituzione di una religione di solito dà delle indicazioni sui principi della vita e sui comportamenti a cui attenersi (lo fanno tutte e la Chiesa non è tra le più rigide). Ma lo fa non ai cittadini di uno stato, ma ai fedeli della religione stessa.
Che poi nel nostro paese ogni dichiarazione del Papa diventi un articolo, che su ogni giornale o telegiornale campeggi l’opinione di un religioso, che i politici facciano a gara nel cercare di accattivarsi le simpatie vaticane, non è un problema di dottrina.
E’ un problema di qualità della classe politica. Che è pessima, perchè da una parte in maniera spudoratamente incoerente si fa paladina di precetti che non rispetta, dall’altra prende a pretesto ogni dichiarazione per condannare l’ingerenza.
La risposta del partito democratico in questo senso è in linea con le scelte deleterie dell’ultimo periodo.
Si coglie l’occasione per sostituire oggi il Senatore Marino (punto di riferimento in Commissione Senato) con un esponente Ex-teodem (che non ha fatto mistero di essere favorevole al ddl del Governo). Così si continua su una linea di vaghezza, finendo per scontentare tutti e per alimentare l’emorragia di voti.
Speriamo solo che i candidati alle prossime elezioni locali non perdano consensi per questa linea nazionale, che è ormai diventata un limite anzichè un valore aggiunto.
Molti saluti.
Gentile Riccardo, mi permetto di darti del tu, anche se dovrei essere più giovane di te di qualche anno.
Sono d’accordo con te in parte: è vero, i precetti della Chiesa cattolica sono meno rigidi che quelli di altre dottrine (non comunque su tutte le questioni: ad esempio sul concepimento e l’inizio della vita ha posizioni più estreme di quelle del vituperato Islam), e la natura secolarizzata del nostro Stato non ci consente alcun tipo di paragone - che sarebbe stupido - con l’Iran degli ayatollah o l’Afghanistan dei talebani.
Nessuno nega il diritto alla Chiesa di parlare alle anime ed alle coscienze dei credenti, è però innegabile che proprio in virtù di una classe politica servile e sempre più mediocre, il Vaticano si ritrova sempre meno a svolgere unicamente questo ruolo e sempre più anche ad entrare a gamba tesa come attore fattuale sulla scena politica.
Se vi erano dubbi al riguardo ( e parecchie vicende degli ultimi anni hanno contribuito a seminarne), credo che siano stati definitivamente dissolti dal candore con cui in un’intervista su Repubblica di qualche giorno fa il Cardinale di Torino Poletto dichiarava che “la legge di Dio è superiore alla legge di Stato”. E tutto questo con buona pace di chi considera - e tra questi tantissimi cattolici - la Costituzione la prima bussola e l’autentica religione civile dello Stato.
Sulla vicenda Marino, preferisco al momento non esprimere giudizi. Certo, se vi fossero state delle pressioni per sostiuire uno dei più autorevoli esponenti in materia - colui che con la coscienza del cattolico dichiarato, ma innanzitutto del medico legato al giuramento di Ippocrate, aveva elaborato il più equilibrato disegno di legge in materia di testamento biologico - in base a logiche correntizie, ci troveremmo di fronte ad un episodio quantomeno avvilente. Al momento però al riguardo abbiamo le dichiarazioni del Segretario nazionale e del Sen. Marino stesso a smentire certe letture della vicenda.
Cordialmente.
Gentile Alessio, se hai mai ascoltato una funzione religiosa islamica sai che nella stessa l’imam invita i credenti ad un comportamento virtuoso nella società, esattamente come ogni altra religione, che coniuga questo indirizzo magari in ambiti liturgici diversi.
Se ti chiedi perchè allora la cosa non fa notizia, è perchè a nessuno viene in mente di inserirlo su giornali e telegiornali, e nessun politico si fa portavoce di questo sentimento.
Per cui la differenza sta tutta lì.
Se noi non ci trovassimo il quotidiano pieno di notizie che riguardano gli esponenti di un altro stato (perchè il Vaticano lo è) non avremmo questa tentazione a denunciare l’ingerenza. E a questo proposito ci sono nazioni molto religiose a noi vicine (es. la Spagna) che non vivono gli indirizzi che la Chiesa dà ai suoi fedeli come inopportuni (a questo proposito vorrei segnalarti che il socialista governo di Zapatero ha recentemente cominciato una campagna di “invito al rientro” degli stranieri, con tanto di cartelloni pubblicitari, in cui si invitano gli stranieri a tornare al loro paese di origine dando loro un incentivo economico. La Chiesa non ha fatto mistero di non essere d’accordo. Ecco, ora pensa alla vicenda Famiglia Cristiana - ministro Maroni, visto che i caratteri della vicenda sono simili, e chiediti dove sta la differenza anche alla luce delle strumentalizzazioni che pure la nostra parte politica fa di queste vicende).
Per quanto riguarda il Sen. Marino, aveva presentato le dimissioni ad ottobre. Fino ad oggi è rimasto ed ha lavorato alla stesura di un testo che non ha trovato il pieno accordo degli esponenti del Pd, sulla concezione (a mio avviso centrale) se l’alimentazione e l’idratazione artificiale siano pratiche naturali o equiparabili a cure mediche. Rimuoverlo i giorni in cui il testo varca l’aula parlamentare è uno schiaffo morale a chi vorrebbe, sui temi etici, un partito che esprimesse un orgoglio laico. Ed è la chiara testimonianza che, se si è cercata una sintesi delle culture fondative di questo partito, al momento è un compromesso al ribasso.
Molti saluti.
NUOVO APPELLO PER LA COSTITUZIONE
Dopo gli attacchi del Presidente del Consiglio alla Carta costituzionale e di fronte al tentativo di aprire un conflitto istituzionale nei confronti del Presidente della Repubblica da parte del Presidente del Consiglio,
il COMITATO SALVIAMO LA COSTITUZIONE di Forlì,
ha riconvocato la manifestazione in difesa della Costituzione in solidarietà con il Capo dello Stato aggredito in questi giorni come mai prima d’ora era accaduto nella storia della Repubblica.
Invitiamo la cittadinanza ,le associazioni e tutti coloro che hanno a cuore la Costituzione ,ad unirsi a noi , ognuno con una copia della Costituzione in mano
Avanti la Prefettura di Forlì con la Costituzione in mano
LUNEDI’ 16 FEBBRAIO ORE 18,00
(la portavoce del Comitato Salviamo la Costituzione di Forlì)
Patrizia Graziani
“Accogliendo l’appello del Presidente della Repubblica avevamo sospeso la manifestazione già indetta per il 10 febbraio nel rispetto del dolore della famiglia Englaro , riconvochiamo la manifestazione per ribadire che nessuno deve toccare il ruolo super partes che la Carta Costituzionale riconosce al Presidente della Repubblica , perchè intangibili sono i valori che la nostra Costituzione tutela, e nel ricordo che non soltanto i padri costituenti , ma anche tanti uomini e donne hanno combattuto per la democrazia senza alcuna influenza russa, né di chicchessia.
Nella speranza che sia sempre più vicino il tempo in cui il popolo della Costituzione non sia più chiamato a difendere la Carta, ma ad attuarla.”
Estendere il Porta a porta in tutto il territorio.
Gli articoli sulla stampa locale di venerdì tredici sul Porta a Porta nei quartieri Ronco e S. Leonardo di Forlì rilanciano la necessità di avviare il PaP al più presto. Gli articoli che recano la firma dell’attuale Ass. all’Ambiente Palmiro Capacci sono apparsi al momento giusto.
In realtà il ritardo è già notevole se si pensa che il Consiglio Comunale di Forlì ha approvato un ordine del giorno nel quale si proponeva di avviare il porta a porta nei sopra citati quartieri a giugno 2008. Quattro circoscrizioni su cinque si sono mostrate disponibili ad iniziare tale tipo di raccolta. Tuttavia, sin’ora nulla è stato fatto, l’odg risulta inattuato e l’inerzia del Comune di Forlì inevitabilmente porta riflessi negativi su tutta la provincia annacquando l’entusiasmo per il successo della raccolta PaP nel Comune di Forlimpopoli. Rammento che anche i Comuni di Bertinoro e Meldola dovevano partire con questo metodo di raccolta ma nulla si è ancora visto.
L’immobilismo dell’attuale amministrazione forlivese, compreso il Presidente del Consiglio, Luciano Minghini,che pure si dichiara ecologista (della corrente degli ecodem), appare stridente se paragonato all’idea che noi tutti abbiamo della Città di Forlì, o meglio, come vorremmo diventasse Forlì nei prossimi anni. L’idea di fondo, espressa più e più volte dal candidato sindaco del PD, Roberto Balzani, è quella di un capoluogo dinamico, di raccordo e supporto ed in grado di coordinare tutti i comuni della provincia, di dar voce a tutti i sindaci in una sinergia di forze, idee e programmi in grado di proiettare il nostro territorio al di fuori di questa terribile crisi economica e gettare le basi per un futuro florido.
Ora, considerando le informazioni in mio possesso, il timore di uno “sgambetto” della giunta di Nadia Masini, che ha sempre osteggiato il PaP , è più che fondato. A pochi mesi dalle elezioni sarebbe un errore gravissimo.
Mi risulta che a marzo di quest’anno vi sarà IL NUOVO AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO RACCOLTA RIFIUTI ad HERA per il prossimo triennio. E’ evidente a tutti, che se la tempistica effettivamente è questa, e se ATO e l’attuale amministrazione di Forlì non indicherà chiaramente che nel nuovo affidamento a Forlì si deve fare il PaP, questo per i prossimi tre anni NON SI FARA’ ! Ora mi chiedo, può un’amministrazione uscente inibire e stroncare una delle proposte del candidato Sindaco Roberto Balzani alle prossime amministrative? Credo di no, ma è meglio stare vigili e attenti. Sicuramente la Governance di HERA sarà uno dei “cardini” della prossima campagna elettorale ed è indubbio che negli ultimi anni vi è stata una sudditanza di ATO e dei sindaci (soprattutto quelli di Forlì e Cesena), nei confronti di HERA spesso schiacciati dalla forza straripante di questa multi utility. Bene, allora credo che sia ora di cambiare le regole. I comuni detengono la maggioranza delle azioni di HERA? Sì, la detengono, allora si facciano valere e dicano la loro, con voce grossa, sulle tariffe e sul metodo di raccolta dei rifiuti che preferiscono per la loro città. I costi? Non sono un problema visto che le tariffe per l’RSU aumentano di anno in anno anche in assenza del PaP. Si riducano gli utili, tassa indiretta nei confronti dei cittadini, e si reinvesta sul PaP.
Finisco affermando che, in piena recessione economica e perdita di posti di lavoro, la politica deve “IMPORRE” ad HERA la realizzazione di impianti di “riciclaggio” e “recupero” dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata nel nostro territorio romagnolo assicurando decine e decine di nuovi posti di lavoro.
Obama con la lungimiranza che pochi politici hanno, punta senza indugi alle fonti di energia alternativa, sapendo perfettamente che la superiorità economica di una nazione passa anche attraverso la bilancia commerciale. Più energie alternative, meno bisogno di petrolio. Più riciclaggio, meno bisogno di materie prime. Un Kg di plastica riciclata equivale ad un risparmio di 5 kg di petrolio.
Anche noi a Forlì col risparmio e col recupero dei materiali presenti nei rifiuti vogliamo partecipare alla ripresa economica dell’Italia !! Per questo appoggiamo attivamente Roberto Balzani e la sua idea di città e di territorio, ove innovazione e ambiente si integrano a vicenda, dove il cittadino e le sue richieste trovano ascolto, dove la Politica e le sue declinazioni sul territorio sono di livello europeo.
Collinelli Andrea
Membro Assemblea Territoriale PD Forlì
OCCHIO!!!
Che qualcuno non si faccia venire strane idee!
Quanto ci metterà il nostro premier a prendere come esempio il Venezuela?
Caracas, 16 feb. (Adnkronos) - Hugo Chavez (nella foto) potrà fare il presidente a vita del Venezuela. Il 54,4% degli elettori ha votato sì nel referendum da lui voluto per emendare la Costituzione nel senso dell’abolizione del termine di due mandati per le cariche pubbliche.
“A meno che Dio disponga altrimenti - ha detto Chavez, parlando davanti ai suoi sostenitori dopo l’ufficializzazione del risultato - il soldato è già precandidato alla presidenza della Repubblica per il 2013-2019. Adesso arriverà il meglio”. L’opposizione ha ammesso la sconfitta, pur sottolineando come siano stati costretti a “condurre una campagna ineguale contro un rivale tipo Golia”.
16 febbraio 2009
IL POPOLO DELLA COSTITUZIONE AVANTI LA PREFETTURA Forlì conferma il suo storico legame con la parte migliore della nostra storia repubblicana, la Costituzione del 1948.
Il Comitato Salviamo la Costituzione di Forlì ha dato vita ad un presidio che, di nuovo, ha inteso dire con fermezza NO a nuovi stravolgimenti della nostra Carta.
Oltre cento persone “armate” solo di Costituzione, tenuta saldamente in mano con cartelli altrettanto chiari “Giù le mani dalla Costituzione “ hanno sostato avanti alla Prefettura .
Se per popolo si intende soprattutto una identità cosciente e determinata, possiamo dire che a Forlì il popolo della Costituzione c’è, in una rete unitaria che non si vedeva da tempo.
Con noi molte cittadine e cittadini venuti spontaneamente; molte le adesioni e le presenze di rappresentanti di associazioni, partiti, movimenti, con loro bandiere, con loro volantini e comunicati,
Una delegazione del Comitato è stata ricevuta dal VicePrefetto a cui è stata consegnata una nota per la Presidenza del Consiglio, la Presidenza di Camera e Senato, ed il Presidente della Repubblica.
A chi cerca un nuovo collante civile e democratico e sembra non trovarlo, facciamo notare che il collante c’è già, ed è la Costituzione del 1948.
Speriamo sia vicino il tempo in cui il popolo della Costituzione non sia più chiamato a difendere la Carta, ma ad attuarla.
Comitato Salviamo la Costituzione di Forlì ( la portavoce , Avv.Patrizia Graziani )
Consolatevi, nell’odierno disastro del PD nazionale, leggendo tutto questo articolo dal Corriere della Sera di oggi in cui si auspica il “nome nuovo” per il segretario di partito; proprio verso il fondo è citata Forlì per la vittoria del suo outsider, contro il candidato sostenuto da Bersani.
Questo è il nuovo che a fatica avanza, tanto apprezzato dai cittadini come dai giornalisti; ma quando se ne accorgeranno anche a Roma oltre che nelle redazioni dei quotidiani??
Dietro le quinte Dalemiani sul piede di guerra. Bindi: serve un outsider
Ora gli anti-Walter stringono l’assedio: l’obiettivo è il cambio prima del congresso
ROMA — Sul far della sera Walter Veltroni preferisce andare a casa. Non è proprio aria di aspettare i risultati della Sardegna al partito, tanto l’andazzo si è capito. E non è certo dei migliori. A largo del Nazareno l’atmosfera è a dir poco mesta. Il segretario prima di lasciare la sede del Pd si immerge in un turbinìo di telefonate. Dalla Sardegna c’è Achille Passoni, commissario del partito in quella regione, poi ci sono i dirigenti nazionali che si informano. Il ritornello è sempre lo stesso: è un testa a testa. Finché alla fine anche i più ottimisti devono prendere atto della sconfitta.
E Veltroni, sconsolato, commenta al telefono con un compagno di partito: «Non c’è stato nessun segnale di inversione di tendenza». Già, nessun Trentino, questa volta, amitigare l’insuccesso. Il segretario deve ammettere che il «vento non cambia ancora». E pensare che durante la giornata i dati di un sondaggio riservato che arriva ogni settimana ai partiti del centrosinistra avevano rallegrato Veltroni. Il Pd veniva dato in ascesa, al 26,5 per cento. Certo, ancora piccole cifre, ma comunque un altro passo avanti, tanto più che quella percentuale non tiene conto dei radicali che alle politiche si erano candidati nel Pd, senza correre da soli come faranno invece alle Europee.
Ma la contentezza di Veltroni per quelle rilevazioni dura poco. La sconfitta a metà sera si palesa in tutta la sua pesantezza: il Partito democratico rispetto ai risultati delle politiche ha perso tra i nove e gli undici punti in percentuale. Un risultato che preoccupa gli uomini del segretario, i quali già sanno che da stamattina gli avversari interni chiederanno conto al leader di quel che è accaduto in Sardegna. E’ infatti probabile che i dalemiani tentino di accelerare i tempi per il cambio della guardia al vertice del partito, senza aspettare il congresso d’ottobre. Difficilmente Veltroni potrà contrastare quest’offensiva sostenendo, come sosteneva ancora ieri, che in Sardegna è andato in scena un duello tra Renato Soru e Silvio Berlusconi, «molto personalizzato ».
Come a dire: questa non è la mia sconfitta, il mio Pd non c’entra niente. Non basterà questo a spiegare perché e per come bisogna andare ancora avanti con il progetto del Partito Democratico, anche di fronte all’ennesima sconfitta. Ma Veltroni non intende nemmeno giocare all’attacco come vorrebbero due degli uomini a lui più vicini, Giorgio Tonini ed Enrico Morando. Il segretario non pensa di giocare la carta del congresso anticipato. No, non è questa la strategia del leader, che a questo punto fatica a trovare il bandolo del suo partito. Dunque i dalemiani sono sul piede di guerra e poco importa se l’ex ministro degli Esteri e Pierluigi Bersani hanno poco da rallegrarsi.
Sì, perché se Veltroni versa in mille difficoltà non è che D’Alema e il ministro ombra dell’Economia stiano meglio. Anzi. Hanno lanciato la sfida al segretario ma finora non hanno messo a segno neanche una vittoria nella guerra intestina che sta agitando il Partito democratico. A Firenze il loro candidato sindaco, Michele Ventura, è riuscito a far molto peggio di Lapo Pistelli, che era appoggiato dai vertici del Pd nazionale. Ventura, infatti, ha perso pesantemente alle primarie, arrivando penultimo. E a Forlì, Prato e Riccione i candidati sostenuti da Bersani alle primarie hanno subìto un’analoga sorte. Dovunque vincono gli «outsider », quelli che non sono sostenuti dagli apparati di partito. E comunque contro Berlusconi non vince nessuno. E allora forse, come dice Rosy Bindi in un’intervista al Messaggero, per il Pd bisognerà attendere anche a livello nazionale il «nome nuovo», l’outsider che si incunei tra Bersani e Veltroni, rompendo schemi, correnti e logiche d’appartenenza.
Maria Teresa Meli
17 febbraio 2009
Veltroni si è dimesso!
Si aprono orizzonti e indirizzi che poco hanno a vedere con quanto si è ottenuto fino ad ora. Non voglio credere che sia stato tutto sbagliato, di certo queste dimissioni le sento come una sconfitta personale enorme.
Ora a maggior ragione bisogna stringere le fila per non permettere agli “apparati” che hanno minato la base del partito nazionale di spegnere gli unici fuochi di rinnovamento che con tanta fatica stiamo alimentando da mesi. Indietro non si può tornare, sono sconcertato ma dobbiamo continuare a combattere.
gianluca monti
Non ha perso solamente Renato Soru e il partito in cui ci riconosciamo, ma purtroppo l’intera Sardegna .La Sardegna è stata consegnata per il suo governo nelle mani delle lobby immobiliari,alle speculatori edili, alle lobby clientelari,tutto a discapito dell’intero popolo sardo e non solo. Personalmente mi dispiace che sia andata a finire così. Questa consultazione elettorale poteva avere un forte potenziale per il rinnovamento politicodella Sardegna.Indietro non si torna e tutte le persone di buona volontà e che credono e si riconoscono nel nostro partito devono fare uno sforzo in più per far si che la politica con la P maiuscola sia il segno che ci distingue dagli altri partiti.
La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo in merito all’esposizione crocifisso nelle scuole statali e il Partito Democratico.
Sebbene non sia stata pubblicata la sentenza, che eventualmente potrà diventare definitiva solo tra 3 mesi in caso di mancato accoglimento del contro-ricorso presentato dal Governo italiano da parte della Grande Camera dei 17 Giudici dell’UE, a fronte del dibattito che si è acceso sul tema, esprimo le seguenti riflessioni in qualità di neoiscritto al PD.
Un Partito che vuole accogliere e ricomporre le ricchezze elaborate nel recente dibattito congressuale deve essere attento alle sensibilità che sono emerse con forza dal dibattito stesso. Un Partito che non vuole dividersi deve dimostrare di avere la massima sensibilità sui temi qualificanti le altre mozioni. Un Partito democratico deve praticare la democrazia accogliendo e sviluppando il dibattito e il confronto e non l’oblio delle ragioni delle minoranze. Un Partito democratico deve addivenire ad una sintesi possibilmente inclusiva frutto di un confronto reale e leale, elevarla a posizione condivisa attraverso le regole democratiche, pretenderne il rispetto a mezzo delle regole statutarie, ed essere disponibile ad immaginare spazi per praticare la non definitività della posizione raggiunta.
In questi assunti si possono individuare alcuni cardini per la composizione di un comune sentire e per la tenuta stessa del progetto di un vitale Partito democratico e in generale della democrazia.
Un Partito è chiamato a molte scelte, rispetto ai quali gli assunti di cui sopra sono sempre validi, ma su temi che interrogano tutti gli individui rispetto alla libertà di coscienza, di culto e di espressione l’attenzione deve essere massima perché il livello di delega non è scontato o è molto basso o assente.
Un Partito riconosciuto dalla Costituzione nel suo ruolo di rappresentanza deve restituire alla Costituzione un modus operandi nel rispetto e applicazione del dettato costituzionale.
Queste premesse mi sono servite a creare una cornice di riferimento ad alcune considerazione che intendo svolgere a commento di alcune dichiarazioni del Segretario del PD a confronto con quelle del Presidente dell’UDC.
Il neosegretario Pd Pierluigi Bersani dice che “su questioni delicate qualche volta il buon senso finisce di essere vittima del diritto” e che “antiche tradizioni come quella del crocifisso non possano essere offensiva per nessuno”.
Pier Ferdinando Casini (Udc) parla di “pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea” (fonti ANSA).
E’ evidente che il commento del segretario del PD e, allo stesso tempo, poco rispettoso delle premesse prima indicate e anche pavido perché sfuggente.
Ma politicamente è anche peggio perché era prevedibile una sottolineatura negativa della sentenza della corte da tanti clericali sparsi nelle file dell’attuale maggioranza di governo, ma soprattutto era prevedibile quella fatta da Casini ritenuto uno dei potenziali alleati per il prossimo governo del Paese e quindi ancora una volta il PD assume un profilo basso, incerto, così come è già successo tante volte nel passato su temi analoghi.
Bersani su questi temi auspica il “buon senso”. E’ un errore drammatico auspicare il buon senso perché su questi temi, più che su altri, è necessario praticare congiuntamente il più alto confronto e il massimo rigore possibile del rispetto delle regole. Una delle “regole” ad esempio che va rispettata, e che peraltro era presente in tutte le mozione precongressuali è il rispetto della laicità delle stato su questi temi, previsto dalla nostra costituzione, il rispetto delle condizioni che creano la libertà di culto, in particolare nella formazione scolastica pubblica e quindi tutte le religioni e del non sentire religioso. Invece di fronte a chi si appella alla giustizia per aver riconosciuto dei diritti calpestati si auspica il buon senso oppure, come è successo di recente, D’Alema propone l’insegnamento della religione Islamica assieme a quella cattolica. Qual è la ratio? E’ perché si fa così in Germania e in qualche altro paese europeo? E’ perché la pressione che viene da quella parte è forse più forte e inquietante? E come ci rapportiamo alle altre religioni? E’ un problema di chi alza più forte la voce? Perché non rifarsi, quindi, ai nostri riferimenti costituzionali e offrire nella formazione dei nostri figli, nelle scuole statali, un insegnamento delle religioni,con un approccio laico, storico, filosofico, ecc…, fiduciosi della enorme valenza che temi di questo genere hanno sulla formazione degli individui e che invece vengono spesso sviliti a questioni di simbolismi.
Comunque la si pensi è evidente la necessità di un dibattito così come è stato per “le radici cristiane” durante le fasi di costruzione della Costituzione europea, che in definitiva non le ha incluse; è evidente anche la coerenza che la Corte di Strasburgo ha avuto proprio rispetto a questo punto; è evidente che il richiamo alla pavidità dei governanti europei fatta da Casini e coerente con il suo punto di vista; è altrettanto evidente che con punti di vista come quelli di Casini, che mal accolgono aspetti così importati delle nuove regole del Costituzione europea, bisogna fare democraticamente i conti; è pertanto evidente e, ribadisco, che è un errore drammatico quello di auspicare solo il buon senso, non solo da parte di interlocutori di “parte avversa/diversa”, ma anche di quelli che stanno dalla “stessa parte” e che sono dichiaratamente più sensibili su questi temi.
Auspico che in assenza di una posizione chiara del PD su questi temi, per alcuni comprensibile, vista la fase di travaglio e assestamento del Partito si trovi presto il necessario ricomponimento, ed intanto confido che il Segretario del mio partito, assieme alla libertà di espressione dei suoi auspici accolga voci di dissenso che, nella condizione in cui siamo, sono solo una fonte di vitalità, ricchezza e coerenza per il PD che auspico.
Eugenio Cozzolino
(Ravenna)