Cosa devono pensare i nostri elettori?
Quando D’Alema dice che il PD è un amalgama mal riuscito e il giorno dopo chiede al popolo sardo di votare PD cosa devono pensare i nostri elettori?
Quando a una settimana dalle elezioni in Sardegna Bersani si propone come salvatore della patria perché il PD non va bene, cosa devono pensare i nostri elettori?
Quando Soru si dimette da Governatore della Sardegna per colpa non del Pdl ma della sua stessa maggioranza, cosa devono pensare i nostri elettori?
Quando Rutelli si fonderebbe con Casini, cosa devono pensare i nostri elettori?
Quando in Abruzzo qualcuno dei nostri finisce in galera, cosa devono pensare gli elettori?
Quando il sindaco di Napoli accende di nascosto il registratore nell’incontro con il suo compagno di Partito, cosa devono pensare i nostri elettori?
Quando il Sindaco della più bella città del mondo, Firenze, si incatena come un marito tradito davanti al Parlamento, cosa devono pensare i nostri elettori?
Quando un deputato PD, in televisione, passa i pizzini all’avversario per fare un favore all’opposizione, cosa devono pensare i nostri elettori?
Quando “l’Unità” pende sempre di più dalla parte di Di Pietro, cosa devono pensare i nostri elettori?
Potrei continuare per ore. Veltroni ha dovuto spendere più tempo a difendersi dalle rogne del vecchiume che dagli attacchi dell’opposizione. E ciò che è più terribile, i nostri elettori ci sono cascati con tutte le scarpe. Si sono lasciati influenzare stupidamente dai luoghi comuni che i congiurati hanno cavalcato cinicamente e, diciamolo pure, masochisticamente.
Per le vecchie volpi della politica le piccole sorti personali valgono molto di più delle sorti dell’Italia. Anche all’opposizione si può vivacchiare, strappando al Governo qualche piccolo favore. Cosa devono pensare i nostri elettori? Di andarsi a cercare l’opposizione da qualche altra parte.
Il PD, sulla carta, è la più bella idea politica di questi anni. Ma non ha alcuna speranza se non riuscirà a liberarsi delle sue cariatidi, degli alchimisti della vecchia politica.
Vincenzo Cerami, ministro della Cultura del Governo ombra
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POSTO DUE INTERVENTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO, consigliere comunale PD di Milano e costituente nazionale, CHE CONDIVIDO MOLTO.
PD, ADESSO ARIA FRESCA
Pubblicato su SENZA LETIZIA, la mia rubrica settimanale (martedì, talvolta mercoledì) su http://www.affaritaliani.it
ADESSO ARIA FRESCA PER UN CAMBIAMENTO RADICALE
DI PIERFRANCESCO MAJORINO
La cosa peggiore che adesso può fare il Partito Democratico è trascinare se stesso nell’ennesima vicenda legata ai destini di un gruppo dirigente che, tra diversi meriti ed alterne fortune, ha guidato il centrosinistra nei tempi furibondi del dopo ‘89.
Se si vuole ri-generare (perché di questo c’è bisogno : di una radicale ri-generazione) il progetto del PD vanno messe da parte, almeno per una volta, le dinamiche personali, talvolta “politiche”, talvolta molto meno, presenti nello stretto giro “di palazzo”.
Semmai, in queste settimane difficilissime, nelle quali è davvero nei fatti in discussione l’esistenza stessa del PD (lo dico ora anche se la cosa non frega a nessuno : se si tornasse ai DS e alla Margherita personalmente farei l’indipendente di centrosinistra), la comunità di persone che “regge” il partito nazionale deve avere l’umiltà di guardare al di fuori delle proprie quattro mura mettendosi alla ricerca delle energie migliori presenti nei tanti territori (geografici, sociali, culturali) dove il popolo democratico vive, lavora, fa politica.
Di questo c’è bisogno.
E di tanta tanta aria fresca.
Nelle persone – non è solo un fatto anagrafico, per carità -, nelle intuizioni, nelle proposte.
Dobbiamo essere portatori d’ossigeno, riscoprendo quell’energia che in modo disordinato e positivo c’aveva accompagnato nei primi mesi della nostra vita politica e in qualche episodio di questi sedici lunghissimi mesi nei quali abbiamo cancellato e soffocato tutto ciò che di buono sapevamo produrre attraverso un rigoroso lavorio ai nostri stessi fianchi, massacrando la leadership di Veltroni con vorace ingenerosità.
C’è bisogno, questo è quel che credo, di un partito che faccia della “rivoluzione ambientale” una vera e propria chiave per interpretare il futuro nel nome di un sviluppo verde, sostenibile, che sa creare lavoro utile.
Di un partito che rispetta il tormento suggerito dalla propria coscienza quando si ha a che fare con i temi eticamente sensibili ma non prende nemmeno in considerazione, attraverso qualche voto parlamentare, l’idea di avallare l’attacco alla Costituzione portato avanti dal Cavaliere nei giorni della sofferenza degli Englaro.
Di un partito che è indipendente dal Sindacato e che però, proprio essendo indipendente da esso, non ha paura di manifestare con la CGIL se la CGIL dice cose condivisibili.
Di un partito che lotta contro la precarietà. Non solo sui manifesti elettorali.
Di un partito che non lascia sola Famiglia Cristiana nel denunciare la piega razzista dei provvedimenti anticlandestini e fa del dialogo tra i popoli una propria ossessione.
Di un partito che spiega chiaramente che quella della CAI è un’operazione sciagurata, dannosa, utile solo per gli interessi di qualche imprenditore.
Di un partito che invece di discutere astrattamente di strutture del “nord” si batte affinché ai Comuni virtuosi vengano restituiti materialmente i soldi dell’ICI anche se questo significa colpire indirettamente qualche amministrazione “amica”.
Di un partito che non sa che farsene della Presidenza RAI se i soldi del canone vanno a pagare il contratto del presentatore di San Remo e non, solamente, il sistema dell’informazione.
Di un partito che, proprio perché tiene al tema della sicurezza e della salvaguardia della legalità, ritiene le ronde una barbara follia e l’accorpamento tra polizia e carabinieri un’utilissima rivoluzione da compiere anche se si colpisce qualche privilegio.
Di un partito nel quale le provenienze siano un utile stimolo per il dibattito storiografico non un vincolo per la costituzione dei consigli d’amministrazione.
Di un partito che oltre a inserire le donne nei suoi organismi dirigenti le promuove anche quando c’è da stabilire la composizione di una Giunta o una poltrona di un ente.
Di un partito che vive come un passaggio naturale il ricorso alle primarie per la selezione di tutto il proprio personale politico, contro qualsiasi logica di coptazione e di spartizione tra correnti.
Di un partito che sappia essere il protagonista di una cambiamento radicale.
§§§§§§§§§§§
I BAMBOCCIONI DELLA POLITICA NON DEVONO ESSERE PIU’ TALI
DI PIERFRANCESCO MAJORINO*
*Costituente nazionale del PD
- DA : http://www.affaritaliani.it -
Dobbiamo dircela tutta.
La straordinaria difficoltà del PD chiama in causa una nuova generazione.
Una nuova generazione “Democratica”, non segnata dal passato – anche ricco e glorioso – costituito dal lungo percorso fatto nei decenni precedenti dalle diverse famiglie politiche e culturali che hanno dato vita al centrosinistra italiano.
Perché dietro le generose dimissioni di Veltroni c’è l’esaurirsi della funzione storica di un gruppo dirigente che è riuscito a gestire, tra ostacoli, errori e successi, gli anni della caduta del Muro, di Tangentopoli, della “discesa in campo” di Berlusconi.
Al di là del ruolo che singole personalità continueranno ovviamente ad avere nei prossimi anni nella politica italiana è evidente che si è all’epilogo di un’esperienza collettiva – e segnata da una pauroso individualismo - di “direzione”.
Ed una delle grandi difficoltà dell’oggi, davanti ai nostri occhi, è che non si sia affacciata ancora e con chiarezza una nuova “ondata” capace di prendere in mano la ri-generazione a partire, dal progetto del PD, del campo riformista.
Dico queste cose, voglio chiarirlo, non ritenendo che gli spazi debbano essere regalati da qualcuno generosamente, ed anzi pensando che sia innanzitutto colpa “nostra” se la cosa non si sia ancora materializzata.
Ecco che il “punto” secondo me è questo : vogliamo continuare a fare i bamboccioni (per usare l’agghiacciante espressione di Padoa Schioppa) della politica, ritagliandoci i nostri strapuntini ai confini degli assetti di potere o riusciamo ad essere i protagonisti di un salto di qualità – di idee, modi di essere, comportamenti, in un Paese nel quale le “gerarchie” condizionano e tolgono ossigeno - ?
E in altre parole riusciamo a farlo nel nome non tanto di un “dono” che ci venga fornito accarezzandoci amorevolmente la testa quanto, semmai, rispetto ad una responsabilità che intendiamo assumerci, cioè quella di costruire la nuova stagione democratica ?
Nei prossimi mesi saremo valutati in relazione a quanto sapremo direttamente fare.
E non rispetto a quante tifoserie a sostegno dei “soliti” sapremo organizzare.
In questi anni è innegabile che è mancata una cosa fondamentale per un partito, la politica. Siamo stati incapaci di prendere una qualsiasi decisione, di seguire una linea e di portarla fino in fondo. Siamo rimasti in un limbo che ci ha portato sempre più in basso, con un segretario che continuava a esaltare il 34% dei consensi quando già eravamo al 26%. Che cosa dovrebbero pensare i nostro elettori quando sul caso Englaro abbiamo permesso ai teodem e anche a Rutelli di votare con il governo? Che cosa dovrebbero pensare i nostri elettori quando abbiamo sostituito Ignazio Marino alla commissione di sanità con una persona cattolica che è contro la nostra linea di testamento biologico? Che cosa dovevano pensare i lavoratori della CGIL quando il nostro partito non era mai con loro quando dovevano difendere i loro diritti? ( Nota: i “vecchi” del partito c’erano) Che cosa dovrebbero pensare i nostri iscritti che grazie a una grande “Volpe” (in tono molto sarcastico) qual’è Vassallo abbiamo creato un partito liquido, senza basi e in cui il tesserato è quasi inutile ( ricordiamoci bene che il partito si basa economicamente e politicamente sui suoi tesserati)? Riconosco anche io che in questi 16 mesi i troppi personalismi di alcuni politici hanno ulteriormente indebolito il partito e il suo segretario, ma anche la linea politica di quest’ ultimo non è stata delle migliori, ammettiamolo. Credo che ora bisognerà ricominciare con una VERA POLITICA DI SINISTRA, che guardi alla nostra base, che per tanto tempo ci ha dato fiducia ma che ora si sente sola. Dobbiamo trovare una candidatura forte, per il congresso, in grado di riunificare il partito e di portarlo, finalmente, a una vittoria. Non voglio lasciare l’Italia a una destra xenofoba, demagogica e incapace di governare. E’ ora che noi prendiamo una linea chiara e decisa, e che quella portiamo avanti. Dobbiamo farci sentire continuamente in Italia, scendendo in tanti nelle piazze per contrastare la destra e il modo in cui stà conducendo l’italia verso un baratro. Svegliamoci tutti ora, finchè siamo in tempo, perchè potremmo svegliarci essendo il nulla….
Andrea Canali
ps: Ha ragione D’Alema, la politica non si fa solo con facebook o usando internet, ma con dei contenuti!
Basta personalismi: ragioniamo del progetto PD, dobbiamo ripartire da qui anche se la strada pare ora tutta in salita.
Veltroni ha fatto bene, anzi benissimo a dimettersi, ma anche altri dovevano seguirne il gesto perchè il basto delle responsabilità non è tutto suo: quanti altri devono condividere il peso di questa crisi di fiducia dell’elettorato? I nomi li ha già fatti Cerami, da artista che fa politica.Ce li propone in successione artistica certo, ma vera e l’elenco è lì da leggere e rileggere con attenzione. La cappa tutoria degli schemi logori e invisi alla maggioranza dei cittadini, si è mossa implacabile contro l’essenza vincente del PD; nonostante i ripetuti appelli , qualcuno si è considerato più capace, perspicace,furbo proponendosi anzitempo nocchiero della nave,che solo l’idea forte di Veltroni ( quella del Lingotto) ha permesso di mettere in acqua e far navigare. Ma il mare aperto, sconosciuto, quello del difficile confronto di idee con una base desiderosa di partecipazione spaventa i nostri capitani in seconda e allora l’ammutinamento e la messa in difficoltà del leader ammiraglio. Brutte liste elettorali, veti incrociati e pesanti su questioni etiche, attacchi e provocazioni continue, incertezze e titubanze nel sostenere il sindacato CGIL, contro il tentativo del suo isolamento . Fino allo sfinimento.
Il PD voleva navigare in acque aperte, profonde, pescose: una rotta da sperimentare e scoprire assieme ai suoi sostenitori ( ma fra i dirigenti quanti sono sinceri??), pesca d’altura e rotta oceanica. Progetto difficile, certo, ma unica vera innovazione del panorama politico. Naturale una certa vis nostalgica, un certo rimpianto per certezze ormai sgretolate da tempo. Non facciamo di Veltroni il capro espiatorio di mali antichi, c’è ben altro, oltre Veltroni.
Abbiamo commesso il grave errore di farci gli sgambetti da soli, abbiamo peccato della consueta e miope autoreferenzialità. Dovrebbero chiedersi i nostri capi storici, da quanto tempo dura questa deriva, cosa abbiano fatto per impedire che le beghe ed i protagonismi interni ( coincidono sempre con il mantenimento di rango e potere e non con la suprema ragione del bene comune) inquinassero le acque della navigazione del PD. Una tempesta continua, un navigare a vista, senza guardare lontano, al futuro.
Certo le dichiarazioni di Cerami sono di un artista, ma vedi caro Max siamo popolo di navigatori, artisti e poeti. E il popolo si è stufato della politica così gestita o meglio di questa politica. E pian piano manderà tutti a casa, se si abbandonasse l’originario progetto del PD, quello del Lingotto, di Spello, di Roma al Circo Massimo.
Il progetto ha ridato speranza e voglia di partecipazione, ma le aspettative sono state tutte compresse, sacrificate alle ragioni di pochi, come il mantenere in lista anche personaggi imbarazzanti, ma che portavano voti grazie anche ai loro intrallazzi.
Come mai dove ci sono state primarie vere ( cfr. Meli- Corsera) i candidati sostenuti dalla c.d. nomenklatura sono stati quasi tutti battuti dai cosiddetti outsider?
E’ ora che smettiamo di considerarli tali ( Firenze, Prato, Riccione, Forlì): sono candidati espressione del libero voto di popolo di centro sinistra che ne ha le tasche piene, sono scelti con una partecipazione tale da lasciare scarso spazio a coloro che intendono procedere alla restaurazione del vecchio modo di far politica. Non si torna indietro, non getteranno la spugna gli elettori di centro sinistra , soprattutto a Forlì: il partito democratico qui a Forlì deve impegnarsi portare a segno l’obiettivo di vincere le elezioni amministrative al primo turno. Cosa deciderà a Roma l’Assemblea dei Costituenti poco importa, conta e conterà come ci muoveremo , con quale animo e passione, a livello locale, sui territori: mi unisco a Teresa e ricomincio anzi continuo dal 3, come tanti democratici forlivesi intendono fare. Dare un segnale forte che “SI PUO’ FARE”, partendo da qui, da Forlì e dalle sue primarie che in quanto vere, hanno prodotto effetti straordinari, acceso interessi e riflettori anche nazionali sulla nostra esperienza politica cittadina.
Stefania Collini
personalmente, per darti ragione, aspetto di vedere i risultati elettorali dei vincitori delle primarie.
a presto.
Max,spero e ci conto, che il tuo saluto ” a presto” coincida con l’inizio della campagna elettorale e corrisponda davvero all’impegno a vincere le prossime elezioni.
Se ce la metti tutta anche tu, SI PUO’ FARE.
Troppo comodo, quasi masochisticamente rinunciatario,stare alla finestra e aspettare di vedere i risultati dei vincitori alle primarie per darmi ragione o meno.
Dove ti porta il cuore? A far vincere il candidato sindaco del PD o che altro?
In tantissimi anni di militanza politica a sinistra, ho sempre dato il mio modesto aiuto alle campagne elettorali e posso garantirti che nessun candidato sindaco ha mai vinto sa solo, ma con il sostegno attivo di tutti.
Possiamo contare sul tuo impegno per vincere le prossime elezioni a Forlì, oppure starai seduto sulla sponda del fiume, ad attendere il passaggio di quale avversario?
A presto davvero!
Stefania Collini
Partito democratico: seconda e ultima chiamata
Veltroni si è dimesso da segretario del PD, nobili le parole usate ma nutro dubbi sulla decisione, comunque Walter avrebbe dovuto riunire la direzione del partito e mettere di fronte alle loro responsabilità tutti quelli che, assieme a lui, hanno sbagliato nel governare la prima fase di costruzione del partito nuovo dei riformisti progressisti.
Un progetto che io continuo a ritenere senza alternative valide e che ora va rimesso in pista pur tra le tante difficoltà del momento; ma la nuova partenza è possibile se si individuano i motivi della sua crisi e si cambiano molte cose.
Innanzitutto deve essere chiaro a tutti, proprio a tutti, che la base del partito e la massa degli elettori di centrosinistra smettono di impegnarsi e di andare a votare se i dirigenti nazionali o locali litigano continuamente, l’etica personale e politica di chi li rappresenta a volte si confonde con quella tipica della destra, i programmi e gli obbiettivi sostenuti ai vari livelli istituzionali vengono non di rado svalutati da scelte e comportamenti opposti.
Sta il fatto che dopo le elezioni politiche ci si è dimenticati dell’analisi fatta prima e dopo la sconfitta, cioè i continui conflitti interni all’Unione come causa fondamentale del logoramento del governo Prodi e della perdita di voti.
Alcune vicende nel centro-sud hanno evidenziato inaccettabili devianze sul piano morale senza che si procedesse al necessario repulisti, contraddizioni nell’azione politica (e qua e la anche di governo) sono state spesso presenti.
Con conseguenze nefaste, come per la scelta verticistica di Rutelli candidato Sindaco a Roma; o per l’inadeguato intervento nazionale in Sardegna, che non ha sanato le fratture nel partito ed evitato le elezioni regionali anticipate.
Ma certo alla base delle crescenti sconfitte elettorali – l’opposto di quanto avvenne dopo la vittoria del centrodestra nel 2001 - stanno ragioni politiche più profonde e qui trovo la principale responsabilità di Veltroni e di altri.
In primis quella di non avere capito che la “transizione” al partito nuovo, ancora da costruire, proprio in quanto deve portare a un profondo rinnovamento impone il coinvolgimento, per avere successo, di tutte le componenti politiche e le personalità rappresentative, quelle che, piaccia o meno, hanno un reale seguito tra la gente.
Questo, al di la della presenza negli organi dirigenti, ricorrendo alla saggezza e al metodo della consultazione.
Sono invece diventati primi attori non solo uomini e donne che giustamente andavano portati avanti pur se poco conosciuti (occorrono coraggio e lungimiranza) ma anche personaggi tutt’altro che nuovi, per età e idee, e non certo di grande spessore; parte dei quali propensi a utilizzare il ruolo per costruirsi propri orticelli fino alla periferia.
Così la già difficile saldatura politica tra ex DS ed ex Margherita anzichè avvenire dentro un processo che semmai distinguesse i riformisti veri da quelli immaginari è diventata ancora più ardua perchè le componenti, o correnti, sono diventate otto o dieci e con tutta evidenza la distinzione è poco leggibile, a volte lo è a volte no, prevale la confusione ed emergono aspetti che riguardano più i ruoli e le ambizioni personali che i contenuti politici.
Una situazione resa meno governabile dalla visione diversa del partito da mettere in campo, “leggero” o di “massa”, mobilitato dall’alto o sempre attivo, soggetto politico reale o strumento essenzialmente elettorale.
Sta il fatto che il prevalere delle distinzioni rispetto il progetto politico unificante ha portato alla mancanza di decisioni chiare e conseguenti su problemi di rilevante portata, come l’adesione (sia pure come membro associato) al Pse; questo mentre dagli Stati Uniti all’Europa si parla di “socialismo” per l’entrata dello Stato nelle banche.
Si è scelta l’equidistanza tra Cgil e Cisl-Uil a prescindere dai contenuti delle politiche sindacali, l’una tesa a difendere i ceti sociali rappresentati e a sollecitare la ripresa economica, l’altra inerte dietro il governo della destra.
Sul testamento biologico si accetta, giustamente, il voto di coscienza su un tema delicato ma poi si tollera che alcuni parlamentari PD sostengano una legge illiberale che, contro la Costituzione, i diritti civili e i principi di laicità, impone a tutti di sottostare alla tortura di Stato voluta da un Vaticano che torna indietro rispetto il Concilio.
Sulla Commissione di vigilanza RAI si sono fatti pasticci, all’inizio e alla fine, dando l’impressione di avere abbandonato il giusto obbiettivo del superamento della occupazione partitica della radiotelevisione pubblica.
Dunque troppi errori, mentre dal basso in tanti si sono impegnati dando la dimostrazione che il PD può davvero nascere come protagonista di una nuova stagione della politica, unendo forze giovani e meno giovani, provenienti da varie esperienze o neofiti della politica, uniti per affermare il riformismo come cultura e arma del cambiamento.
Certo, il progetto politico rimane valido ma per riprendere il cammino occorre cambiare ciò che non va, partendo da una più decisa opposizione al governo che trascura la crisi economica e le conseguenze sociali, a Berlusconi che agisce in forza di decreti-legge e voti di fiducia, ai fomentatori dell’intolleranza e del razzismo ; una battaglia che deve essere accompagnata in parlamento da proposte chiare e credibili, e nel paese da una forte mobilitazione.
Ci vorrebbe il congresso ma la vicinanza delle elezioni amministrative ed europee non lo consiglia, lo spessore dei problemi richiede una preparazione non semplice e un largo coinvolgimento dei Circoli e degli iscritti.
Anche perchè si dovrà capire definitivamente chi crede davvero al partito nuovo dei riformisti e chi pensa ad altro.
Mentre scrivo l’Assemblea Nazionale sta eleggendo Dario Franceschini segretario, sulla base di una piattaforma politica rispondente alla fase di transizione verso il congresso e con l’impegno a “rivoluzionare” gli organi dirigenti nel segno di una maggiore collegialità e di una più ampia presenza di forze nuove e di rappresentanze locali.
Adesso si può ripartire ma non ci saranno altre prove d’appello, si lavori uniti verso le elezioni, i programmi siano improntati al necessario cambiamento, i candidati abbiano l’appoggio di tutto il partito; diversamente finisce il PD.
sabato 21 febbraio 2009, ore 17,00 Giorgio Zanniboni
Per proseguire la discussione posto questo contributo di Ilvo Diamanti, apparso sulla Repubblica di oggi, che è certamente originale nell’impostazione e nei suggerimenti.
Aggiungo, personalmente: se Franceschini, che ieri ha fatto un bel discorso di insediamento, proseguirà nel suo cammino di Segretario e non di mero reggente una cosa dovrà fare: mettersi in forte sintonia anche con gli umori di coloro che non erano presenti ieri (la maggioranza dell’Assemblea), con la base ovvero gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti ma anche con gli elettori.
Il che - simbolicamente - significa che al prossimo appuntamento ufficiale del partito non dovranno essere in prima fila, come invece è accaduto ieri con il loro sorriso sornione, Franco Marini (l’eterno tessitore ultrasettantenne che non lo volle alla segreteria dei popolari…), Massimo D’Alema (l’uomo politico abilissimo, certo, ma anche a tessere nei corridoi e che dice di non far parte del gruppo dirigente del PD dopo aver lanciato, con la sua Associazione Red, Bersani alla Segreteria - colui che resta sempre in prima fila nonostante le sconfitte), Nicola La Torre (quello dei ‘pizzini’ passati in tv ad un rappresentante dell’opposizione, e uomo di fiducia di D’Alema, quello che dice di non far parte del gruppo dirigente), nonchè Pierluigi Bersani, il candidato - anzitempo - alla Segreteria (e qui la domanda posta da Lerner ieri è assai lecita: perchè non si è candidato ieri, dopo aver annunciato la candidatura due settimane fa?).
Vedremo, per ora, ciò che conta è, a mio avviso:
- rafforzare l’iniziativa del PD nei territori
- sviluppare un’opposizione forte, che sia capace anche di cambiare l’agenda della discussione nel paese
- radicare il Pd, partito nuovo, nella società italiana
Franceschini è alla prova, e il partito tutto con lui, a partire dal basso, e non dall’alto - perchè il gruppo dirigente ristretto (quelli della prima fila e pochi altri) ha responsabilità che ieri nessuno ha avuto il coraggio di menzionare.
§§§
Paura di votare
Penso che Dario Franceschini abbia un profilo adatto a guidare il Partito Democratico. Il più lontano dal modello-Berlusconi. E dal gruppo dirigente che ha guidato il Pd e i partiti da cui proviene. Rispetto a Berlusconi, è proprio l’opposto. Non è mediatico, telegenico, imprenditore, anziano, potente, ricco. Cattolico ma non teodem. Rispetto agli altri leader del Pd: non è un ex. Al massimo: dirigente del Movimento Giovanile della Dc. La sua ascesa politica avviene attraverso il Partito Popolare e quindi: la Margherita, l’Ulivo e il PD. Insomma una storia vissuta dentro la seconda Repubblica. Non è neppure un capo corrente o un cospiratore. Insomma: non è un Caimano e neppure uno Scorpione. Ma neanche un Americano.
Se guardiamo ai suoi predecessori del centrosinistra, l’unico a cui può essere accostato è Prodi. Non perché gli somigli. Prodi era assai più coinvolto nella storia della prima Repubblica (per quanto da tecnico; e poi, non è una colpa). Ma per immagine. Prodi, tuttavia, è anche l’unico - mai dimenticarlo - che abbia sempre vinto contro Berlusconi. Magari di poco, pochissimo. Con un pareggio vittorioso. Ma non importa: lui, almeno, contro Berlusconi non ha mai perso. Anche perché è così diverso e alternativo rispetto al Cavaliere. Come Prodi, peraltro, Franceschini sullo schermo viene male. Uno dalla faccia onesta e bonaria, che meno va in tivù meglio è. (Anche se, a differenza di Prodi, in tivù ci va fin troppo. Dovrebbe auto-limitarsi). Perché i buoni in questa stagione politica non van di moda. Nemmeno gli onesti. Però da lui compreresti un’auto e anche una bici usata. Anche se è determinato e duro la sua parte. Altrimenti uno non diventa segretario del Pd, il secondo partito italiano. Il primo del centrosinistra, fino ad oggi.
Franceschini, insomma, ha tutto per sfidare Berlusconi. Perché è lo specchio dell’Altra Italia. Quella che oggi è all’opposizione. Minoranza precaria. Ma, forse, con una rappresentanza più adeguata potrebbe anche cambiare. Comunque, riuscire a competere. Giocarsela. E’ già avvenuto anche poco tempo fa. Nel 2006 destra e sinistra, almeno, erano pari.
Ieri, peraltro, Franceschini ha fatto un discorso serio e - ancora una volta - onesto. Ma rischia di pagare il vizio d’origine, come non abbiamo mancato già di osservare. Il modo in cui è stato designato. Da un’assemblea costituente eletta a sua volta per costituire il Pd, ma non per funzionare da organismo congressuale. Per eleggere il segretario, per quanto provvisorio. Una ratifica, insomma, arrivata dopo che Franceschini è stato “nominato” dal suo predecessore, con il consenso - magari non entusiasta - degli altri leader. Quasi una cooptazione ad opera dei soliti noti. Per cui anche se ha la biografia e la faccia giusta, ha seguito un percorso sbagliato. Ma per questo rischia di avere un futuro corto. Lui insieme al Pd. Franceschini dovrebbe, per questo, ascoltare il suo unico avversario di questa occasione: Arturo Parisi. E soprattutto la voce di tanti elettori del Pd. Promuovere una consultazione popolare vera, nei prossimi mesi. Non le primarie, che servono a selezionare il candidato a una carica istituzionale: il premier, il sindaco, il governatore. Ma una consultazione ampia quanto le primarie. Chiamiamole “primarie congressuali” da svolgere a fine aprile. Aperte a tutti coloro che si riconoscano nel Pd. E intendano votare il segretario e gli organismi del partito. Disposti, al tempo stesso, a iscriversi, pagando una tessera low cost, ma comunque impegnativa: 8 o 10 euro, ad esempio. Un congresso vero ma largo e ampio come le primarie. In cui si misurino tutti coloro che davvero intendono guidare il Pd. Senza rete. Prima della tornata di elezioni europee e comunali di giugno. Non c’è tempo? Ma chi l’ha detto…
Comunque, queste “primarie congressuali” funzionerebbero da campagna elettorale mobilitando simpatizzanti e volontari in tutto il paese. Permetterebbero il confronto e la verifica intorno ai temi topici: la bioetica, le alleanze, la crisi, la sicurezza… Franceschini avrebbe ottime possibilità di vincerle, tanto più se avesse il coraggio di sfidare tutti, apertamente. Ribellandosi al destino di leader “secondario”, come lo descrive la matita acuminata di Giannelli sul Corriere di oggi. Lui, segretario provvisorio e precario, quasi uno specchio di questo paese precario e provvisorio, dove soprattutto i giovani sono attesi da un futuro precario e provvisorio quanto il suo. Faccia quel che gli altri dirigenti e l’assemblea del Pd non hanno avuto il coraggio di fare. Lasci da parte la paura di votare. Ha tutti i requisiti per spiccare il volo.
(22 febbraio 2009)
CORAGGIO,SIAMO PRONTI!!!
Riflettendo sulle possibilità dell’impegno politico,scrive Seneca nel suo “De traquillitate animi”:”Mai la situazione sarà tanto pregiudicata da non concedere nessuno spazio all’azione moralmente buona”.
Queste parole si presentano,oggi,in tutta la loro urgenza,sorprendentemente attuali.
La deriva del momento storico che stiamo vivendo,mi porta a domandarmi se abbia ancora senso combattere per le idee in cui si crede,partecipare,mettersi in gioco,scommettere su un futuro che appare sempre più incerto.
La crisi economica più profonda del dopoguerra;la desolazione del panorama lavorativo;un numero esponenzialmente crescente di quelli che sono definiti “nuovi poveri”;un incremento incontrollato della violenza,che si tenta di arginare fomentando l’odio,dipingendo il”diverso “come “nemico”;la volgarità dilagante a cui oramai siamo assuefatti;i modelli che i mezzi di comunicazione continuano a proporre come vincenti;l’incapacità della classe dirigente di essere vicina alle persone,ascoltarle,comprenderne i bisogni,dando una risposta efficace alle complesse sfide che la società ci impone.
Risposta che ho creduto potesse arrivare dal Partito Democratico.
Oggi mi chiedo dove sia finito quel Partito Democratico.
Dov’è finito il progetto di una nuova realtà politica di popolo,in cui abbiamo investito le nostre speranze?
Quel Partito Democratico è ad un bivio,costretto a lottare contro chi vuole imbrigliarlo in logore logiche di ex appartenenze,contro “gabbie ideologiche” che non hanno più senso di esistere,contro personalismi velenosi che ne minano l’essenza,contro l’incapacità di una visione comune relativa ai valori fondanti,ai principi di riferimento.
Quel Partito Democratico è confuso,vacillante,timido,troppo timido,nel prendere decisioni,nell’assumere una posizione.
Il caso di Eluana Englaro e l’approvazione del testamento biologico,la difesa della libertà individuale contro il tentativo di affermazione di integralismi che si addicono ad uno “stato etico”,hanno rappresentato solo l’ultimo anello di una catena di laceranti divisioni.
Soru è stato sconfitto in sardegna,Veltroni si è dimesso e intanto il “berlusconismo”sembra imporsi quale filosofia dominante.
Eppure io credo,continuo ostinatamente a credere,che L’UNICA POSSIBILITà CHE ABBIAMO SI CHIAMI PARTITO DEMOCRATICO.
Dario Franceschini è stato eletto come nuovo segretario.
Ritengo che,al di là delle possibili posizioni in merito alla modalità di tale elezione e alla necessità o meno di ricorrere alle primarie,ora,a scelta fatta,sia venuto il momento che il PD faccia propria una caratteristica che fino ad oggi tutti noi sostenitori abbiamo invocato a gran voce,invano:IL CORAGGIO.
E non si tratta di demagogia.
Si tratta della richiesta forte,sentita,imprescindibile di una BASE che non può più essere considerata “di serie B”,rispetto alla classe dirigente.
La richiesta di una BASE inascoltata,da quel centrosinistra che per definizione dovrebbe esserne il punto di riferimento.
La richiesta di una BASE stufa di essere l’elemento “nonostante il quale”,vengono prese le decisioni.
La richiesta di una BASE che non può più tollerare l’assenza imbarazzante di una linea politica chiara:di fronte a ripetuti e scandalosamente insistiti tentativi di mettere in discussione la laicità dello stato,di fronte a chi non vuole rispettato il principio costituzionale del rifiuto delle cure,di fronte al preoccupante isolamento in cui è stata abbandonata la CIGL,in un momento in cui licenziamenti e cassa integrazione colpiscono in massa i lavoratori.
La richiesta di una BASE che sta gridando ai politici che dovrebbero rappresentarla,di non restare nella condizione di “color che son sospesi”,ma di dichiararsi con decisione e convinzione,mostrando essi stessi per primi di credere nel futuro del progetto PD.
Ora è il momento del coraggio,non della critica fine a se stessa.
ORA è IL MOMENTO DELLA FIDUCIA,QUELLA FIDUCIA CAPACE DI ANDARE OLTRE LA DELUSIONE,IL RIPENSAMENTO NOSTALGICO,IL DISIMPEGNO.
Il momento di uscire dalle mura del “palazzo” e di scendere tra le persone.
E non per una “deriva plebiscitaria”,ma perchè l’essenza del PD sta nella partecipazione e nel suo carattere di grande soggetto politico di massa del XXI secolo.
Questo è il momento di essere uniti e arrivare alla sintesi.
Questo è il momento della responsabilità.
Questo è il momento di uno slancio che vada oltre il pessimismo e la paura.
Questo è il momento di una politica nuova:dei giovani,delle competenze,della passione.
UNA POLITICA CHE HA LA DIGNITà DI VOLTARE PAGINA.
UNA POLITICA “BELLA”,che,NE SONO CERTA,IL PARTITO DEMOCREATICO saprà realizzare.
CORAGGIO,SIAMO PRONTI! Valentina Ravaioli
è il momento
Cara Valentina,
appoggio in toto le tue affermazioni,
se non hanno (LORO) il coraggio di sfangarsi dalle sabbie mobili in cui hanno condotto il partito,il malocchio se lo caricano adosso ancora di più.
se non hanno il coraggio di scegliere una via nuova che tralasci il cosa ero.da quale area provengo,se non imboccano la strada della democrazia come partecipazione e restano oligarchia di palazzo,noi siamo perduti nel magma del berlusconismo,del menefreghismo,del liberalismo senza regole,di una italia serva di un solo padrone.
noi siamo pronte/i a fare la nostra parte perchè crediamo che un’altra storia sia possibile,che la politica la possiamo fare,e non solo subire…il coraggio non ci manca…è ora di mettersi in cammino e dire a chi è nei palazzi che non ci arrenderemo…perchè resistenza è anche non subire quello che loro vogliono farci subire
patrizia barducci
Cosa devono pensare gli elettori?!! Davvero!
Io penso che non ci sia più voglia di fare politica per il bene del paese, stanno lasciando passare inosservate tutte le azioni di una maggioranza indecente e incapace.
La mia preoccupazione più grande è che oltre a perdere degli elettori già indecisi e disinformati, si sta andando a rafforzare la convinzione degli elettori del Pdl, che senza un reale motivo pendono dalle labbra di un personaggio molto pericoloso, ogni passo falso del PD è una nuova forza per il Pdl e purtroppo di passi falsi ne stanno facendo uno in fila all’altro.
Penso che potrebbero avere un immenso potere, se non perdessero tempo a fare lo stesso gioco di Berlusconi, quello di attaccare, “sparlare”, giudicare a priori; sinceramente questi eventi tolgono ogni speranza che le cose possano migliorare. Veltroni se n’è andato scusandosi, ma sono tutti gli altri che dovrebbero scusarsi con lui per la loro attitudine a voler primeggiare, tralasciando i reali bisogni di un paese sempre meno libero di informare e informarsi.
Cosa dobbiamo pensare? Non lo so, me lo dicano loro e lo facciano in fretta, perchè la gente si è stancata di aspettare un cambiamento che non sembra arrivare mai.
Dario Franceschini, il nuovo segretario del Partito Democratico
Dall’assemblea di Roma non si poteva pretendere di più, dato lo stato di disorientamento del gruppo dirigente nazionale. I convocati, pubblici amministratori locali, quadri periferici e semplici iscritti, hanno manifestato la volontà di voltare pagina, di radicare il partito nei territori. Sono state tenute in ombra la progettualità, le proposte concrete, immediate e mobilitanti per aggredire un governo che legifera contro gli interessi degli italiani.
È noto che la globalizzazione senza una guida politica, anch’essa globale, ha portato anche da noi la messa in crisi della coesione sociale. Ogni gruppo corporativo cerca di auto proteggersi, scaricando sui ceti più deboli le conseguenze della crisi. Anche l’Europa fa fatica a difendere il suo modello di sviluppo sociale, perché manca un governo europeo con poteri legislativi e un esecutivo che traduca in atti amministrativi le decisioni del parlamento. Siamo, purtroppo, alla ormai anacronistica rappresentanza delle singole nazioni, che sono ancora sensibili alle sirene del nazionalismo.
Rompere questa cappa di piombo significa affermare con proposte puntuali che dalla crisi può uscire una nuova Italia. Non dei baroni della finanza, non degli oligarchi del potere economico e delle caste diffuse, ma l’Italia del lavoro, dei tecnici, dei manager e della sana imprenditoria che, in simbiosi, sappiano gestire la terza rivoluzione industriale, che si regge su due pilastri: le risorse ambientali ed energetiche.
Piero Calamandrei, nel 1955, parlando agli studenti disse che la Costituzione contiene anche una polemica col passato. Io sommessamente aggiungo che contiene anche una sorta di autocritica. Infatti, la maggioranza dei parlamentari che la scrissero erano già leader politici quando, nel 1920 Giovanni Giolitti, detto il Bolscevico dell’Annunziata, propose un’alleanza fra cattolici, repubblicani, radicali e socialisti per bloccare il nascente fascismo. L’appello non fu ascoltato e le conseguenze spostarono il confronto nelle patrie galere, al confino, lontano dalla patria come fuoriusciti o nel chiuso delle cantine degli antifascisti.
I tempi sono cambiati, è vero, ma il sonno della ragione e l’offesa alla Costituzione genera paure, egoismi, sconforto, umiliazioni quali moderni mostri.
Che la Costituzione è carta straccia l’ha detto di recente il Presidente del Consiglio, e alla domanda cosa ne pensa del nuovo segretario del Partito democratico, risponde con disprezzo mussoliniano:
”Ho già fatto fuori sette leader dell’opposizione, ed è un record, perché nessuno in Europa ha fatto meglio di me”.
Se questo è il messaggio del Capo del Governo, che dispone di una maggioranza sorda e muta, assieme alla costruzione dei circoli dobbiamo essere, come partito, laddove i cittadini vivono, lavorano e studiano.
Angelo Satanassi
DIPENDE DA NOI
Posto “La linea rossa” di Concita De Gregorio pubblicata ieri su “L’Unità”.
Mi sono sempre sentita in grande sintonia con la De Gregorio che leggevo prima su Repubblica e ora su L’Unità.
Perchè spesso in questi mesi nei momenti difficili del nostro Paese ho trovato che lei riusciva ad esprimere con parole decise ma non gridate quello che anch’io pensavo.
Ho conservato il suo primo editoriale dello scorso agosto che conclude così: “C’è bisogno di voi. Di tutti, uno per uno. Non ci si può tirare indietro adesso, non si deve. E’ questa la nostra storia, questo è il nostro posto.”
Mi hanno sempre dato fastidio quelli che si lamentano e basta (”Piove, governo ladro”) senza mai impegnarsi in prima persona per cambiare le cose di cui si lamentano.
Per tanti anni, ho fatto le mie piccole battaglie da sola o quasi.
E poi ho trovato nel PD il luogo in cui non ero più una solitaria ostinata rompiscatole, il luogo dove tante altre persone hanno ancora a cuore un futuro che vada oltre la finale del Grande Fratello e pensano che l’Italia possa diventare un paese civile e riformista.
Quest’anno è stato un alternarsi di alti e bassi: la campagna per le politiche con il viaggio per l’Italia di Veltroni seguita dalla sconfitta cocente di aprile; la fantastica esperienza delle primarie e l’emozione del Circo Massimo.
E poi la doccia fredda: le dimissioni di Veltroni e la precipitosa convocazione dell’Assemblea Nazionale. Non sapevo bene cosa pensare.
La “pancia” diceva di mandare a … casa tutti i dirigenti e di tornare a far decidere gli unici che forse hanno veramente voluto il PD, i milioni che andarono a votare il 14 ottobre.
Ma il buon senso suggeriva che questo avrebbe provocato l’ennesimo scontro personale tra tizio e caio senza che ci fosse realmente la volontà di salvare l’idea che sta alla base del PD.
E in questo articolo ritrovo il disincanto della consapevolezza di come siamo riusciti a farci tanto male da soli, ma anche l’altrettanto lucida consapevolezza che solo noi ci possiamo tirare fuori da questo pasticcio. Perchè il fallimento del progetto del Partito Democratico consegnerebbe per molti anni ancora il nostro futuro nelle mani della destra berlusconiana con tutto il suo carico di intolleranza, superficialità, ipocrisia ed egoismo. E non è questo il futuro che voglio per mia figlia.
E quindi sottoscrivo in toto la conclusione “NON DIPENDE SOLO DA NOI, È VERO. SEMPRE, PERÒ, DIPENDE ANCHE DA NOI.”
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Prima di parlare di Dario Franceschini vorrei fare ad alta voce un paio di domande. La prima prevede un’osservazione preliminare.
Non c’è nessun dubbio, nessuno, che la base del partito (gli iscritti, pochi, i simpatizzanti, molti, gli elettori, diversi milioni) preferisse le primarie. Trasformare la crisi in un’opportunità.
Anche i giovani dirigenti del Pd, a maggioranza, lo chiedevano. Dodici di loro - tra i 25 e i 45 anni, 45 è già l’età della presbiopia ma in Italia sono giovani - sono stati qui al giornale per un Forum. In dieci hanno chiesto le primarie, congresso subito. Ieri all’Assemblea c’erano presidenti di circoli che depositavano sul tavolo di Anna Finocchiaro raccolte di firme.
Se qualcuno avesse un dubbio e un computer può fare un istruttivo giro tra i blog, nei commenti
lasciati dai lettori dell’Unità. Il più educato rimprovera Bersani per non essersi candidato, “furbo aspettare l’autunno, comodo lasciare ad altri il compito di andare alla sconfitta anziché provare ad evitarla. Per poi cosa, dopo: per dire col dito alzato l’avevo detto?”.
Sì: il popolo del web è radicale. È vero: la base è umorale. Però è la base, sono i dodici milioni di “patrimonio inestimabile”. Allora la domanda è: una classe dirigente che voglia “radicare il partito sul territorio e ascoltare le domande che salgono dal paese”, come diceva bene ieri Piero Fassino, come pensa di farlo se ignora la prima e la più forte delle richieste? Il vizio - la presunzione - di pensare che gli elettori siano stolti, che siano da indirizzare secondo logiche che non possono capire porta lontanissimi dal consenso, per usare una categoria più interessante porta lontano dalle radici della democrazia. Lo dicono a destra la Lega, ormai padrona nelle fabbriche del Nord, lo dice Di Pietro.
A meno che, ipotesi B, il piano occulto non sia quello di fingere di salvare il salvabile per andare al minimo storico, invece, a un risultato elettorale che giustifichi l’azzeramento del progetto, consumi
definitive vendette personali e rimetta in gioco prospettive archiviate.
La seconda domanda, di fronte a una platea dimezzata, è dove fossero i 1300 delegati mancanti, ieri. Siccome i paladini della prudenza e della pur legittima convenienza che hanno scelto per un segretario subito erano tutti lì, 80 contro 20 il risultato, il sospetto è che quelli che volevano le primarie siano rimasti a casa. Perché avevano altro da fare, perché è più facile dire state sbagliando che mettersi in gioco. Se fosse così ha ragione chi ha deciso per loro. Se non fosse così ha ragione lo stesso: la maggioranza è questa. Dario Franceschini nasce dc, certo, il suo maestro è Zaccagnini.
Un uomo di nome Benigno, che auspicio raro.
Ha fatto un bel discorso, ieri. Onesto, pulito. Il gruppo Pd andrà alle europee poi proverà a costituire un gruppo di “Socialisti e democratici “. Ce la farà? Non lo sappiamo. “Non dipende solo da noi”, ha detto. È vero. Però dipende anche da noi. Veltroni se ne è andato, c’è chi ha pensato di lasciare a Franceschini la croce.
Vai avanti tu, eccetera. Però ride bene chi ride ultimo, recita un altro detto. Azzardo: lo sottovalutano.
A ottobre mancano otto mesi, una gestazione. Potrebbe portare alla luce il “volto nuovo” che i sondaggi reclamano. Potrebbe farsi avanti da solo, il nuovo, senza bisogno di baciare pantofole. Potrebbe essere già qui solo che non lo vediamo. Non dipende solo da noi, è vero. Sempre, però, dipende anche da noi.
Concita De Gregorio - L’Unità - 22/2/2009
Credo che l’assenza di più della metà dei delegati dipenda tutto sommato da due fattori.
Molti si sono dimessi e non sono stati sostituiti.
Altri, avendo semplicemente una vita normale, affetti e lavoro, difficilmente possono presenziare ad una riunione organizzata in fretta e furia.
Con l’aggravante che, guarda caso, tutti o quasi i big erano presenti. Quindi il verdetto sa molto di autoassoluzione di merito e di metodi.
Se poi vi era anche una fetta di società civile l’analisi sarebbe ancora più impietosa. Perchè significa che questa è poco rappresentativa della società civile fuori dal padiglione fiera, la quale invocava e continua ad invocare le primarie (aggiungo che se fossi un esponente del gruppo “primarie sempre” mi sarei polemicamente dimesso contro un voto che di fatto ratifica l’uso delle primarie solo come investitura).
Ora mi chiedo, visto che non sono mai stato fan di Veltroni, ma che per spirito costruttivo mi sono allineato al volere della maggioranza dei miei compagni di partito, se mi tocchi anchi il triste Franceschini, visto che è stato votato, di fatto, dal 33% dei delegati di un’Assemblea, eletta per occuparsi di altre questioni. E la risposta che mi viene spontanea è che credo proprio di no.
Molti saluti.
POSSIAMO SPERARE ? Posto dal sito di Repubblica :
“ Dal palco della Fiera di Roma, il giorno della sua elezione, Dario Franceschini l’aveva annunciato: “Guarderò al territorio e non accetterò pressioni”. Era la promessa che i democratici, per uscire dalla crisi, avrebbero puntato maggiormente sugli amministratori locali, coinvolgendoli nelle scelte del Pd. Era la rivendicazione che il neosegretario voleva svolgere fino in fondo il suo mandato. In piena autonomia. E, oggi, alle parole seguono i fatti.
La nuova segreteria, che lavorerà in stretto collegamento con i venti segretari regionali e si riunirà settimanalmente, sarà composta da Vasco Errani (presidente della Regione Emilia Romagna), Sergio Chiamparino (sindaco di Torino), Fabio Melilli (presidente della provincia di Rieti), Maurizio Martina (segretario regionale del Pd in Lombardia), Elisa Meloni (segretario provinciale del Pd di Siena), Federica Mogherini (parlamentare), Giuseppe Lupo (consigliere regionale in Sicilia). Maurizio Migliavacca assumerà poi la funzione di dirigente dell’area organizzazione.
“E’ una segreteria snella, di nove persone, decisa in solitudine e in fretta, perchè mancano solo cento giorni alle europee” commenta Franceschini. Addio, invece alle vecchie strutture dell’era Veltroni. “Ho azzerato i vecchi incarichi, ho già mandato le lettere a tutti i componenti del governo ombra, del coordinamento e dei capi dipartimento del partito - dice Franceschini - Nel fare questa segreteria ho rispettato quello che mi ero impegnato a fare davanti all’assemblea e cioè, oltre all’azzeramento degli attuali organismi, a coinvolgere il territorio nella dirigenza del partito”.
Questo primo atto politico di Franceschini, la scelta della segreteria, per me che l’ho votato a Roma con tanti dubbi, è un buon inizio. Punta decisamente su giovani e territori ( un po’ poche le donne !) ma investe sul rinnovamento. Spero che sia conseguente anche per il resto degli incarichi e che le scelte politiche che ha annunciato, puntando su un forte recupero di valori condivisi , diano il segno che è in atto un rilancio vero per il Partito Democratico.
Maria Maltoni, Costituente nazionale PD
Ronde, esponenti del Pd di Forlì contro la proposta della Lega: “Più fondi alle forze dell’ordine”
(24/2/2009 21:44) |
(Sesto Potere) - Forlì - 24 febbraio 2009 - Barbara Bovelacci, componente Assemblea Territoriale PD Forlì, Paola Campana, Presidente dell’Assemblea Territoriale del PD forlivese, Patrizia Graziani ,coordinatrice area giustizia PD, Maddalena Mazzoli, consigliere comunale del PD Santa Sofia e Sara Samorì, componente dell’Assemblea Comunale del PD di Forlì, dicendosi “armate del solo strumento valido ed efficace , la Costituzione italiana , contro il fenomeno delle ronde”, in una nota congiunta dichiarano : “ Non negate il diritto delle cittadine ad essere tutelate con strumenti di democrazia ,non siamo femmine di un branco che devono essere sottratte al branco estraneo, sono tanti gli stupri anche tra le mura domestiche e familiari . Serve sicurezza , non forze paramilitari , - affermano le esponenti democratiche – semmai servono fondi e rinforzi alle forze dell’ordine , oltre ad una giustizia efficace ,celere e certezza della pena. La parola ronda già fa rabbrividire ,evoca nostalgie del passato , fa pensare a gruppi di maschi non addestrati ,né prevedibili, (e decine sono le ronde già attive nei comuni del centro-nord ), in cui si annodano pericolosi esaltati e non rende tranquilla nessuna cittadina o cittadino”.
“Riapriamo al dialogo e all’ascolto -concludono le esponenti democratiche – armate della sola costituzione per contrastare un fenomeno che a Forlì rischia di generare violenza e illegalità invece di combatterle. L’incertezza, la precarietà, la paura del diverso fanno parte della nostra esistenza: inutile rinchiudersi, mettere paletti, escludere. “
A proposito di “ronde” e “Costituzione”.
Posto qui di seguito una lettera che ha fatto circolare il sacerdote bolognese Giovanni Nicolini a proposito delle ronde: mi pare un approccio resistente e costruttivo.
A chi si professa cattolico, chiedo: come la pensate su questa questione? Vi convince la posizione assunta dal Vaticano in materia?
Sento in coscienza il dovere di prendere posizione davanti alla prospettiva
> emersa in queste ore, a che nelle nostre città si organizzino “ronde”
> disarmate e collegate con le forze dell’ordine per sorvegliare luoghi
> esposti a possibili azioni illecite e pericolose. In tal modo si potrebbero
> individuare persone dal comportamento sospetto e segnalarle. Ero bambino
> quando mio padre mi diceva di certe “squadre” che ai suoi tempi garantivano
> l’ “ordine” e mi ricordo con quale angoscia ascoltavo il racconto di un suo
> incontro scontro dovuto al suo rifiuto di un provvedimento del Duce,
> comunicatogli dal Vescovo della sua città, di sciogliere l’associazione di
> Azione Cattolica della quale era Presidente. Mai avrei pensato di ritrovare
> dentro di me quelle stesse ombre della mia infanzia. Dove sta andando il
> nostro grande popolo? Certo sono allarmato per tanti miei amici italiani e
> stranieri che potrebbero facilmente entrare in quella categoria dei
> “sospetti”, solo perchè meno “attrezzati” nell’abbigliamento, più segnati
> nel volto dalle fatiche della loro povera vita, poco abituati a sorridere
> per il peso dei pensieri e dei ricordi. Ma sono molto più allarmato per
> tutti quelli che forse in buona fede s’impegneranno nelle “ronde” e
> penseranno in questo modo di servire la nostra società. E infine sono
> addolorato per coloro che propongono simili iniziative: come è possibile che
> non siano consapevoli del degrado culturale e spirituale che provvedimenti
> simili causano nelle coscienze e nel pensiero? Se sono padri e madri, come
> possono non vedere il male che portano alla crescita dei loro figli? Se
> hanno in loro stessi qualche traccia della nostra grande sapienza cristiana,
> non colgono la negazione che gesti simili affermano nei confronti del
> Vangelo del Signore?
>
> Per questo, non volendo polemizzare con nessuno, invito a casa mia per il
> prossimo martedì, alle 21, tutti coloro che desiderassero pensare non tanto
> a osteggiare questa impresa, quanto a dare un segno contrario e positivo.
> Per esempio, si potrebbe pensare a gruppi di solidarietà e di aiuto che
> nelle stesse ore e negli stessi luoghi cercassero e soccorressero chi fosse
> privo di ogni conforto e protezione. A Bologna iniziative di questo tipo ci
> sono sempre state e tuttora sono presenti accanto al dolore e alla fatica di
> molti. Potremmo dare anche a questi amici e fratelli un segno concreto
> della nostra gratitudine per il loro prezioso e silenzioso lavoro.
> Giovanni Nicolini.
>
§§§§
Di Giovanni Nicolini posto anche questa splendida definizione della costituzione che, da laico integrale, apprezzo moltissimo e condivido pienamente:
“I principi fondamentali della Costituzione sono per me un capolavoro - e una grande scuola - di laicità, dove per laicità penso alla capacità di tradurre le perle preziose della propria fede o del proprio sistema di valori in termini che tutti possano intendere, e valutare, ed eventualmente fare suoi.
La Costituzione è un esempio straordinario di convergenza nella sapienza più profonda del nostro popolo da parte di persone provenienti da sponde diverse e spesso lontane tra loro”.
Don Giovanni Nicolini - sacerdote
Forlì, ronde. Donne democratiche: “Non siamo femmine di un branco”
Commenta (3) | Voto: 24 febbraio 2009 - 21.38 (Ultima Modifica: 24 febbraio 2009)
FORLI’ - Barbara Bovelacci, componente Assemblea Territoriale PD Forlì, Paola Campana, Presidente dell’Assemblea Territoriale del PD forlivese, Patrizia Graziani, coordinatrice area giustizia PD, Maddalena Mazzoli, consigliere comunale del PD a Santa Sofia, e Sara Samorì, componente dell’Assemblea Comunale del PD di Forlì, si scagliano contro il fenomeno delle ronde.
“Non negate il diritto delle cittadine ad essere tutelate con strumenti di democrazia ,non siamo femmine di un branco che devono essere sottratte al branco estraneo, sono tanti gli stupri anche tra le mura domestiche e familiari . Serve sicurezza , non forze paramilitari - affermano le esponenti democratiche - semmai servono fondi e rinforzi alle forze dell’ordine, oltre ad una giustizia efficace ,celere e certezza della pena”.
“La parola ronda già fa rabbrividire - dicono - ,evoca nostalgie del passato , fa pensare a gruppi di maschi non addestrati ,né prevedibili, (e decine sono le ronde già attive nei comuni del centro-nord ), in cui si annodano pericolosi esaltati e non rende tranquilla nessuna cittadina o cittadino”.
“Riapriamo al dialogo e all’ascolto -concludono le esponenti democratiche - armate della sola costituzione per contrastare un fenomeno che a Forlì rischia di generare violenza e illegalità invece di combatterle. L’incertezza, la precarietà, la paura del diverso fanno parte della nostra esistenza: inutile rinchiudersi, mettere paletti, escludere”.
Caro Alessandro, ti ringrazio per questa solerte segnalazione, che non mi era sfuggita su romagnaoggi.
Io posto invece il comunicato stampa della staffettaudicontrolaviolenzaalledonne, che ho ricevuto qualche giorno fa e che ho inviato a tutte le aderenti al Forum delle donne di Forlì.
Come democratica , se avessi saputo di questo appello forlivese, avrei ben volentieri sottoscritto, ma tant’è anche in questi tempi tecnologici il contatto può essere difficile. Penso che l’unione, anche quella sui principi costituzionali, faccia la forza. Resta comunque il fatto che la schiera delle donne democratiche contro le ronde e contro la violenza è ben più larga ed estesa e supera i confini forlivesi:
Comunicato Roma 20 febbraio 2009 - UDI Nazionale
La parola RONDA
La parola RONDA ci fa paura perché si materializza in un soggetto plurale maschile di fronte al quale nessuna donna può dirsi tranquilla.
Anche le forze dell’ordine sono composte in gran parte da maschi, ma rappresentano una istituzione democratica che risponde delle sue azioni. Non a caso la polizia in situazioni di violenza sulle donne o sui minori si avvale delle agenti donne.
In questi giorni governo e opposizione hanno preso a pretesto gli stupri accaduti in alcune città italiane per fare a gara su chi ha il progetto più sicuro per la sicurezza delle donne. Ma noi ci siamo sentite strumentalizzate dalla destra e dalla sinistra, moderata o estrema che sia, perché quando si parla di provvedimenti che ci riguardano si dovrebbe tenere conto di come vengono percepiti.
Di fronte alla proposta della ronda ci sentiamo negate come cittadine e negato il diritto ad essere tutelate con gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. Ci sentiamo invece trattate come le femmine di un branco che devono essere sottratte al branco straniero. Quelle stesse femmine che vengono stuprate tra le mura domestiche e sulle quali si mette la sordina.
Tanto per stare sullo stesso terreno di chi ci vuole difendere chiediamo se la castrazione chimica e la certezza della pena sono provvedimenti che valgono anche per gli stupratori di casa nostra.
Qualunque donna, senza essere necessariamente femminista, sa che il suo punto di vista, la sua percezione della realtà, la sua parola, non hanno cittadinanza e quindi il dibattito politico che si sviluppa intorno al suo corpo è privo di senso.
Gli uomini ancora non vogliono capire che tenere fuori le donne dai luoghi dove si decide porta al suicidio della politica e alla mutilazione della democrazia.
Per non farci travolgere e per non soccombere di fronte alle notizie che si susseguono noi cerchiamo di produrre quel cambiamento culturale nel quale crediamo ancora.
Questo significa la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne con la quale, giorno dopo giorno, ci rendiamo visibili le une alle altre, mostrando quella nazione di donne che noi sappiamo esserci, che ci fa riconoscere non per le miserie del genere, che pure sappiamo esistere, ma per la nostra forza.
La Staffetta che è un atto creativo e vitale, che tesse una nuova trama di relazioni tra donne per contrastare la devastazione e la distruzione che la violenza contro le donne produce.
http://www.staffettaudi.org
LA CAMELOT (COSTITUZIONE) ITALIANA CONTRO “RONDE et CIRCENSES” per un’Era del FARE (concreta, pronta e celere!!)
Donne, uomini, giovani democratici forlivesi e non, UNIAMOCI contro la violenza, le ronde e chi attenta ai nostri principi costituzionali (e democratici)
“L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come patto di amicizia e fratellanza di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perchè se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore”
Umberto Terracini
“Gli uomini buoni fanno buone le organizzazioni cattive, i malvagi fanno tristi le buone”
Cronache dall’Italia: a Firenze è già partita la ronda di Alleanza nazionale e i ragazzi di Azione Giovani già esultano. Nel loro circolo, con i manifesti del Duce, per salutare non stringono la mano ma afferrano l’ avambraccio. «Come facevano i legionari romani: la mano può scivolare». Indossano la pettorina e ora in giro, «a sorvegliare la città»
Esiste certo un comune bisogno di sicurezza da tutti avvertito, ma la “bandiera della sicurezza” porta voti e fa gola a molti e i partiti vi hanno già messo sopra le mani. Parte delle ronde ha infatti un colore politico: in testa, le verdi “Ronde Padane”, seguite da quelle di An, Destra di Storace, Forza Nuova e Fiamma tricolore
Il ministro assicura che le ronde non avranno alcun ruolo di supplenza nei confronti delle forze dell’ordine, ma tutti i sindacati di polizia hanno immediatamente bersagliato di critiche la norma istitutiva.”Il rischio di politicizzazione della sicurezza è reale e ci riporta alla memoria tempi che credevamo superati. Non solo le ronde sono una maldestra surroga alla mancanza di turn over tra le forze dell’ordine - sostiene Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia - ma costituiscono un rischio reale di politicizzazione della sicurezza. Le ronde - prosegue - sono permeabili all’infiltrazione di organizzazioni criminali, come mafia e camorra e possono nascondere tra le loro fila delle squadracce di esaltati pericolosi”
L’ARTICOLO 13 della nostra COSTITUZIONE ci dice che “la libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”
Perchè allora permettere ad associazioni di cittadini di andare in strada improvvisandosi interpreti dei codici? I tutori dell’ordine ci sono e sono addestrati per questo. Per garantire il rispetto della legge ci sono polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale. All’Italia non manca niente, le leggi le ha già, basta soltanto applicarle e farle rispettare
Al contrario, il cosiddetto “spontaneismo emotivo” nei gruppi non è addestrabile né prevedibile, ma decine sono le ronde già attive nei comuni del centro-nord
Una sola certezza: le ronde rappresentano una forma premoderna di sicurezza, antecedente la nascita della polizia. Se hai bisogno delle ronde vuol dire che come stato non investi abbastanza nei corpi d’armata regolari, oppure che intendi gettare le basi per una forza paramilitare. Se le si ritirano fuori, accanto all’uso dei militari in città, si mette in discussione la funzione stessa delle forze dell’ordine. Piuttosto, si aumentino le risorse finanziarie per le forze dell’ordine, che polizia e carabinieri ritornino sulle strada, che si faccia in modo che chi delinque resti in galera e che ci sia certezza della pena
La drammatica goffagine di un Borghezio non può e non deve essere giustificata come presunto “fervore folcloristico”. Le sue proposte xenofobe e razziste, quali ad esempio la creazione di scompartimenti differenziati per bianchi e neri all’interno dei treni, rispecchiano sotto diversi punti di vista, il diffondersi di un’odierna concezione dell’alterità: la diversità come nemico, obiettivo da combattere e distruggere
Soprattutto tra i più giovani dove la discriminazione verso ad esempio il compagno di scuola secchione o quello fricchettone, si trasforma troppo spesso in una forma primitiva di collante sociale. E’ da questo universo mentale e subculturale che poi scaturiscono il barbaro pestaggio di Verona e le bravate dei bulli di Viterbo…mediamo gente, meditiamo gente
Un abbraccio
Sara Samorì
P.s.il comunicato stampa postato da Alessandro è solo l’anello di una catena al quale si vorrebbe far seguire poi un Appello rivolto alla cittadinanza tutta(partendo da Forlì)che voglia aderire e sottoscrivere, democratici in testa
cara Stefania, è verissimo: UNITI si è forti e vincenti e l’urgenza “morale” e sociale è URGENTISSIMA
Ho condiviso l’appello anti-ronde, nei contenuti, ma devo manifestare le mie perplessità di fronte al fatto che non si sia permesso a tutte le donne democratiche di sottoscriverlo.
Un’azione corale sarebbe stata più utile e soprattutto avrebbe dato un contributo alla costruzione di un partito unito e capace di lavorare in squadra, quale quello che dobbiamo costruire. A partire proprio dal mondo femminile.
La prossima volta cerchiamo di agire insieme e non commettere errori di superficialità.
A presto.
Gessica
Anch’io avrei voluto sottoscrivere l’appello anti-ronde, anche se non ho nessun ruolo all’interno del PD se non quello di aver condiviso fino ad ora il progetto politico che francamente ora mi sembra leggermente in crisi.Buon lavoro a tutti Giliana
Ronde: condivido l’osservazione di alcune democratiche sull’appello, sarebbe stato bello farlo uscire con la firma di tante donne, dato che tutte condividiamo uno stesso pensiero, come si vede dal fiorire di iniziative ed appelli in tutta Italia.
A volte ci si lascia prendere un po’ la mano dall’urgenza di esprimersi, ma allora è meglio farlo individualmente, se no è meglio aspettare qualche ora e far girare una mail o un sms, dato che le nuove tecnologie della comunicazione oggi lo consentono. Detto questo, però andiamo oltre, l’importante è tenere alta la guardia nella prevenzione e nelle iniziative di contrasto, anche culturali, dato che noi non siamo per sostituirci alle forze dell’ordine. Al contrario chi ha istituzionalmente il compito della sicurezza deve essere posto in grado di farlo nel migliore dei modi, non è possibile sentirsi dirsi che non ci sono i soldi per la benzina delle volanti o per le fotocopie nei tribunali.
Nei giorni scorsi si sono svolti una serie di incontri sia per quanto riguarda il Tavolo contro la violenza alle donne che in ambito istituzionale. In occasione della riunione della commissione Pari opportunità del comune di Forlì, l’assessore alle Pari Opportunità ha illustrato le proposte per le iniziative dell’8 marzo. Anche quest’anno il tema della lotta contro la violenza sulle donne sarà centrale sia per le istituzioni che per le associazioni femminili. E non ci consola il fatto che in tanti anni di attività del nostro Centro Donna cittadino, questo abbia dovuto far fronte “solo”a due casi di stupro, sono troppi comunque, come sono troppi i maltrattamenti, invece relativamente frequenti nella nostra città. Perciò credo che quest’anno sia più che mai necessaria una massiccia partecipazione di donne in occasione delle iniziative contro la violenza che si terranno a partire dalla prossima settimana anche a Forlì, è importante lanciare un segnale forte, non rassegnarsi alla indifferenza che spesso circonda le iniziative di mobilitazione, mentre lo sfogo emotivo per la maggioranza delle donne è al massimo l’indignazione davanti al televisore quando ci sono i tg che strumentalizzano indecorosamente questo problema, come tanti altri che riguardano noi donne e il nostro corpo.
Maria Maltoni
NO FRAITENDIMENTI, ma UNITà: NON si è trattato di un Appello di donne del Pd
Care amiche e amici democratici,
visti i vostri interventi, mi pare opportuno un doveroso chiarimento sulla questione del comunicato stampa partito ieri dalle dichiarazioni di un paio di amiche democratiche che è stato, mi pare, decisamente fraiteso
Chiariamo subito due punti:
1.quello che è uscito ieri è un COMUNICATO STAMPA e NON un APPELLO, uscito su iniziativa di cinque amiche che, nella percepita drammaticità degli eventi in corso, hanno deciso spontaneamente di esprimere un loro libero pensiero sulla “questione ronde” e prima ancora che “donne” come cittadine. Meglio ancora, cinque “coscienze individuali”, che a una settimana circa dall’uscita sui giornali del tema delle ronde e in particolare quella di Jacopo Morrone, responsabile organizzativo del Carroccio in Romagna, che ha aperto le iscrizioni on line per dar vita anche a Forli alle ronde cittadine, si sono interrogate sul sostanziale silenzio del Pd locale su questi avvenimenti e su queste tematiche. Credo che chiunque in propria coscienza e a proprio nome possa, DEBBA esprimersi su queste questioni centrali non solo per l’ultimo grande partito nazionale e primo partito europeo, quale il Pd aspira a diventare, ma per l’intera nostra società/umanità
2.Dato che NON è un appello, non pretende certo di esaurire tutte le voci in campo che sappiamo bene essere tante e importanti. NON sono state raccolte firme, NON c’è un documento, ma solo dichiarazioni. Soprattutto, la caratterizzazione al “femminile” non è stata cercata, ma benevolemente “interpretata” da altri, dato che su questi grandi temi io personalmente credo non sia di particolare importanza infiocchettare un appello con un nastro “rosa” o “blu”, perchè riguarda tutti noi. Quindi, per chiarezza, NON è un appello uscito a nome delle donne democratiche del pd, ma solo di cinque amiche che sono anche donne del Pd
Aggiungo solo una breve riflessione: capisco che in un momento come questo per sana impulsività non si leggano attentamente le cose per quello che più semplicemente sono: una modesta iniziativa di singole cittadine appartenenti al Pd. A fronte di tutto quello che sta succedendo attorno e dentro il Pd, non credo serva a noi oggi fraitendere e/o puntualizzare forse un po’ troppo polemicamente su un episodio di questo tipo
Inoltre, mi fa un po’ rabbrividire sentire parlare di “errori”, forse perchè ho sempre privilegiato le Persone sulle categorie di genere, di partito o quant’altro. E questo momento deve vederci uniti: maschietti e femminuccie, Pd e società civile senza far pesare una testa più di un’altra. Più in generale credo che l’errore è tale solo se fatto in malafede, perseverare è peggio, ma non creiamo reticenze di qualunque tipo verso una libera espressione di idee e opinioni
Sono rammaricata in prima persona, ci tengo a ribadirlo, se è circolata voce che le nostre affermazioni costituissero un appello a nome del Pd e tanto più un appello a nome delle donne del Pd o che potessero esaurire in sé le tante voci in campo (mai pensato a questo, altrimenti avremmo certo coinvolto le amiche democratiche tutte). Tutto questo NON è. E’ solo un più modesto “contributo umano”: un comunicato stampa.
Accolgo certo molto volentieri, l’ho già espresso precedentemente, di procedere con un vero e proprio Appello per il quale coinvolgere il partito tutto e tutte le categorie di genere. A quello,cara Giliana, sei certo più che invitata anche a te ad aderire; non è vero che un ruolo non ce l’hai, anzi: stai dimostrando di essere forse più affezionata di altri a costruire seriamente un progetto politico per il Pd.
Anch’io non credo di avere una ricetta migliore delle altre, né voglio esprimere giudizi di valore, ho semplicemente sentito doveroso esprimere quello che sentivo. Ieri siamo uscite in “cinque”, domani preparimoci per uscire tutti insieme: l’opposizione non è l’uscita di un giorno, ma l’atteggiamento costante e continuativo e penso proprio siamo solo all’inizio
Sono comunque davvero molto contenta, riflettendo su ciò che di positivo è emerso da questo scambio di commenti, e cioè che siamo tutte unitE/I nel contrastare un fenomeno come quello delle ronde, complesso e che proprio per questo va affrontato con serietà
Facciamoci del bene e non agiamo con superficialità di interpretazioni varie che potrebbero dare luogo a dolorosi malintesi, ma lavoriamo assieme per un’Unità seria che non sia la somma di etichette e gruppi, ma una comunità fatta di idee e di Persone…democratiche
Un affettuoso saluto a tutti
Sara Samorì
Di seguito posto il comunicato del 25 settembre 2008 per ricordare a Stefania e Maria, che in quell’occasione loro stesse hanno promosso un’adesione senza interpellare tutti, per dimostrare chi nel PD stava con la CGIL. Fu un’iniziativa di parte, molti, penso a Paola Campana della Direzione territoriale o Valerio Altieri della Direzione Comunale non vennero neppure interpellati.
Dispiace che una professionista della comunicazione come Maria commetta di questi errori non distinguendo tra un aoppello (quello del 25 settembre) e un comunicato stampa (quello di ieri delle cinque “libere” democratiche).
Forlì, Cgil in piazza. Il sostegno di nove componenti del Pd
Commenta | Voto: 25 settembre 2008 - 19.51 (Ultima Modifica: 25 settembre 2008)
FORLI’ - Il Partito democratico forlivese aderisce alla manifestazione della Cgil fissata per sabato 27 settembre, ma solo con alcuni componenti. Dopo Roberto Balzani, anche Serena Bambi, Bruna Baravelli, Valter Bielli, Thomas Casadei, Carlo Giunchi, Maria Maltoni, Elena Toni (componenti Direzione Territoriale Pd Forlì)
Stefania Collini, Maria Teresa Vaccari (componenti Direttivo comunale PD), appoggiano la manifestazione del sindacati guidato da Guglielmo Epifani
“Cambiare le scelte sbagliate di questo governo è una necessità imprescindibile - osservano gli esponenti del Pd -, per questo motivo esprimiamo il nostro sostegno alle manifestazioni indette dalla CGIL per sabato 27 settembre, che si terranno in tutte le piazze d’Italia ed anche a Forlì”.
“Nessuna delle promesse elettorali fatte da questo governo si sta attuando, il potere d’acquisto di salari e pensioni è peggiorato - aggiungono -, non ci sono risposte sul versante dello sviluppo, diminuiscono gli investimenti per le infrastrutture e la ricerca, mentre crescono le nuove povertà. L’attacco pesantissimo alla scuola pubblica, condotto in tutti i suoi livelli dalla scuola elementare all’Università, non colpisce solo i lavoratori di quei settori, ma le famiglie e più complessivamente il diritto allo studio”.
“Non si combatte l’evasione, mentre si tagliano le risorse per sanità e welfare - osservan -, ciò porterà alla riduzione di prestazioni ed all’aumento del disagio sociale e dell’emarginazione, proprio quando il Paese ha maggior bisogno di integrazione e coesione sociale”.
Secondo i nove componenti del Pd, “giovani, donne e pensionati, sono i soggetti più colpiti da queste politiche: già oggi le donne italiane che lavorano sono in percentuale inferiore rispetto agli altri paesi europei, con meno servizi sociali per l’infanzia e gli anziani, meno scuole a tempo pieno, diminuiranno ulteriormente”.
La scelta del goevrno di “ridurre gli interventi sul welfare, vuol dire anche meno possibilità di integrazione per i lavoratori migranti che già si vedono troppo spesso negati diritti e condizioni di vita umane, a causa di provvedimenti xenofobi che peggiorano soltanto i problemi, senza corrispondere in alcun modo al bisogno di sicurezza che molti cittadini esprimono”.
“Il recupero del potere d’acquisto dei salari - è l’osservazione dei componenti del Pd -, passa anche attraverso rinnovi contrattuali equi sia nel settore pubblico che in quello privato, in grado di dare risposte ai bisogni delle famiglie e rimettere in moto i consumi interni”.
“Basta con interventi spot e le trovate pubblicitarie che non danno risposte concrete ai problemi - scandiscono -: la scuola di San Giuliano inaugurata pochi giorni fa da Berlusconi, vista su tutte le tv è tra quelle che la Ministra Gelmini ha deciso di chiudere perchè ha meno di 100 bambini. I diritti e la vita delle persone non sono un quiz televisivo, è ora che anche il governo se ne renda conto”.
Non voglio intervenire sulla questione delle ronde, che non fanno che aumentare il senso di insicurezza e paura, ma mi riservo di farlo una volta che avrò letto il testo di legge. Le ritengo certo una misura gravissima, fascista e antidemocratica, ma trovo assolutamente sbagliato l’approccio esclusivamente di genere; spero bene che tutti i democratici, donne (brutto femmine di un branco!)e uomini, si sentano ugualmente allarmati e pronti a far sentire la loro voce contro.
Vorrei invece invitarvi ad una riflessione sulla fragilità della nostra identità di partito che il dibattito sulla legge di fine-vita ha nuovamente svelato. Vi posto di seguito una lettera pubblicata su Micromega che rende pienamente il senso della crisi d’identità del PD e la necessaria urgenza di una coerente e salda linea politica laica e liberale, che interpreti il sentire diffuso della gente. E poi, alla fin fine, se perdiamo qualche pezzo veramente scomodo del PD(che guarda più a destra che a sinistra), credo che ciò possa solo giovare al partito!
Come può prevalere il concetto di “libertà di coscienza” (diciamocela come va detta, una falsa libertà supina alla chiesa)nel voto sulla legge di fine-vita, se poi con lo stesso privo della loro libertà i cittadini? Il nostro partito non può permettere questo: non può esserci libertà di coscienza in un voto del genere, è una contraddizione in termini. Errore di Veltroni che spero Franceschini non ripeta.
DA Micromega:
Umberto Veronesi, Andrea Camilleri, Stefano Rodotà, Paolo Flores d’Arcais: Gli emendamenti del Pd sulla legge “fine-vita” non sono una mediazione, sono una resa.
Stimato onorevole Franceschini,
appena eletto segretario del Partito democratico, lei ha fatto riferimento alla laicità come valore irrinunciabile del suo partito, in quanto valore irrinunciabile della carta costituzionale. Il banco di prova della coerenza pratica rispetto a questa affermazione è costituito dall’atteggiamento che il suo partito assumerà nella discussione sulla legge cosiddetta “fine-vita”.
Laicità significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è più proprio di ciascuno, che fa anzi tutt’uno con la propria esistenza, la sua stessa vita, e la parte finale di essa.
E infatti la Costituzione della Repubblica nel suo articolo 32, e la convenzione di Oviedo ratificata dall’Italia, la legge sul servizio sanitario nazionale, e numerose e univoche sentenze della Cassazione negli ultimi anni, stabiliscono in modo tassativo che nessun cittadino può essere sottomesso a “interventi nel campo della salute” senza il suo consenso (debitamente informato) e che tale consenso può essere ritirato in qualsiasi momento. La convenzione di Oviedo evita ogni distinzione tra “cure” e altri interventi (“di sostegno vitale”, ecc.) proprio perché non si possa giocare sulle parole e violare così il diritto del paziente di rifiutare qualsiasi trattamento medico e/o ospedaliero (tranne che per gli eccezionali motivi di sicurezza pubblica: epidemie, vaccini e simili).
Sulla propria vita, insomma, può decidere solo chi la vive, e nessun altro. Questo l’abc della laicità che l’Europa tutta ha adottato in campo medico, confermando l’essenzialità del consenso informato nell’articolo 3 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto. All’art. 2, comma 2 dice infatti: “L’attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all’alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente”.
Il che significa che Piergiorgio Welby non potrebbe far disattivare il respiratore artificiale, e che Luca Coscioni non avrebbe potuto rifiutare la tracheotomia, e che l’amputazione di un arto che va in gangrena diventerebbe coatto, e così la trasfusione di sangue anche a chi la rifiuta per motivi religiosi (tutti rifiuti garantiti oggi dalla legge e più volte applicati fino al “prodursi della morte del paziente”).
Non basta. L’articolo 5 comma 6 stabilisce che “Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”. In tal modo il cosiddetto testamento biologico diventa una beffa. Qualsiasi cosa abbia stabilito il cittadino, davanti a un notaio e reiterando le sue volontà ogni tre anni, il sondino gli sarà messo in gola a forza. I medici delle cure palliative hanno del resto spiegato drammaticamente che alimentazione e idratazione non alleviano ma moltiplicano e intensificano le sofferenze nei malati terminali. Queste sofferenze aggiuntive, che è difficile non definire torture in malati in quelle condizioni, diventano con questa legge obbligatorie.
E’ evidente il carattere anticostituzionale di tale legge, ma anche il suo carattere semplicemente disumano. Purtroppo gli emendamenti proposti dal suo partito (primo firmatario Anna Finocchiaro) lasciano intatta la violenza dell’articolo 2 comma 2, e aprono solo un modesto spiraglio rispetto a quella dell’articolo 5 comma 6. Non parliamo della cosiddetta “mediazione” di Rutelli, praticamente indistinguibile dal disegno di legge della maggioranza, e che non a caso è stata benevolmente accolta dall’on. Quagliariello.
Il Partito democratico aveva il suo progetto di legge da anni, e con tale programma andò alle elezioni che portarono al secondo governo Prodi: la legge firmata da Ignazio Marino. Ogni passo indietro rispetto a tale proposta sarebbe una rinuncia pura e semplice ai diritti elementari sanciti dalla Costituzione, dalla convenzione di Oviedo, dalle sentenze della Cassazione.
Abbiamo letto che il suo partito sarebbe comunque orientato a dare ai suoi parlamentari “libertà di coscienza” al momento del voto. Ci sembra che tale atteggiamento sia frutto di un fraintendimento molto grave.
Se venisse presentato un disegno di legge che stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile - per un partito politico che prenda sul serio la Costituzione - lasciare i propri parlamentari liberi di “votare secondo coscienza”, a favore, contro, astenendosi? O non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?
La legge ora in discussione sulle volontà di fine vita è, se possibile, ancora più liberticida (e disumana) di quella sopra evocata. Non costringe al battesimo forzato, costringe al sondino forzato, al respiratore forzato, a qualsiasi accanimento che prolunghi artificialmente una vita che, per la persona che la vive, non è più vita ma solo tortura. Peggiore quindi della morte.
In ogni caso la libertà di coscienza del parlamentare non può essere invocata per violare e cancellare la libertà di coscienza delle persone.
Siamo certi perciò che nulla di tutto questo accadrà, e che in coerenza con il valore della laicità da lei riaffermato, il Partito democratico non tollererà scelte che violino, opprimano e vanifichino l’elementare diritto di ciascuno sulla propria vita.
Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Stefano Rodotà
Umberto Veronesi
Micromega (25 febbraio 2009)
E’ davvero strano che dirigenti del calibro di quelle firmatarie dell’appello, pardon, del comunicato stampa sulle ronde, e non solo giovani speranze del PD, debbano sorbirsi un difensore d’ufficio come Alessandro Pilotti, al quale va come sempre il mio “fraterno saluto” anche quando dice cose che non hanno troppo senso. I rilievi fatti alla iniziativa, infatti, sono semplicemente quelli che si poteva fare una cosa più ampia, dato che c’era assoluta condivisione politica al riguardo. Il problema tra l’altro era stato sollevato anche nella direzione provinciale del 23 scorso. Perciò perché adontarsi ?
Quando ci sono posizione politiche largamente condivise, il problema è come presentarle nel modo migliore e più ampio, perché il messaggio sia efficace politicamente e dal punto di vista della comunicazione. La stampa invece, ha presentato la cosa come la posizione delle democratiche tout –court, ingenerando l’equivoco per il quale tutte coloro che sono intervenute su questo blog ( me compresa) hanno parlato di appello ed in alcuni interventi hanno evidenziato giustamente che avrebbero voluto essere interpellate per sottoscrivere la posizione espressa.
Mi è del tutto incomprensibile perché come pietra di paragone Pilotti prenda l’adesione allo sciopero della CGIL, quella sì fonte di differenziazione politica, alla quale le persone firmatarie della adesione aderivano in quanto singoli dirigenti , ed era talmente chiaro che l’articolo precisava perfino che non tutto il PD aderiva alla manifestazione. Questo caso dimostra l’esatto contrario, cioè che si prende posizione quando ci sono differenziazioni.
Detto tutto ciò abbiamo altro da fare che disquisire tra noi, mentre la destra approva tutto ciò che vuole in parlamento e la crisi economica diventa ogni giorno più pesante, in primis lavorare perché il candidato del PD Roberto Balzani, vinca le amministrative al primo turno.
Sulle ronde e la violenza, rinnovo l’appello già fatto a partecipare numerosi alle manifestazioni pubbliche che sono state programmate sul territorio da istituzioni ed associazioni femminili.
Maria Maltoni
Federica Mogherini: il PD partito del futuro, il PD vicino alla vita concreta delle persone
Segnalo questa intervista rilasciata da Federica Mogherini, componente della nuova Segreteria, parlamentare, 35 anni (ma anche mamma)
http://blogmog.ilcannocchiale.it/
mi pare contenga spunti di grandissimo interesse e soprattutto esprima il giusto approccio per dare futuro al PD.
Donne e uno spazio nel PD.
Quale firmataria del comunicato sulle ronde e non più giovane speranza del Pd (seppur dell’ epoca Obama) ,chiamata in causa ,sono costretta ad intervenire .
Non ho certo bisogno di difensori , ma dagli interventi traggo lo spunto per rilevare che se a fronte di un tema come quello della sicurezza ,che è stato più volte oggetto di dibattito nella mia area tematica (giustizia), è emerso tanto interesse e si è sentita l’esigenza, da parte di amiche democratiche, di discutere insieme di temi politici , vale la pena chiederci se non è il caso di creare uno spazio femnminile nel Pd Forlivese aperto all’esterno.
Il mio timore, che non faccio parte della direzione Pd e non sapevo certo cosa avevate detto e fatto, è che ci stiamo arrovellando in dibattiti interni ,mentre all’esterno ,in città, succede di tutto ;aziende che cessano l’attività , famiglie in difficoltà, donne che perdono lavoro ,donne che subiscono molestie, e potrei continuare all’infinito …e noi , quale forza politica nuova ,mentre cerchiamo un indirizzo politico comune , rischiamo di non essere presenti sul territorio.
Ci sono anche amiche che ritengono di non volere un approccio di genere , francamente , alla luce di quanto sta emergendo dalla destra al Governo , ritengo possa essere utile una riorganizzazione, e confido nella possibilità di riappropriarci di spazi al femminile.
Patrizia Graziani
Si è sentito un esponente del Pd protestare per questo spreco o sono tutti impegnati a parlare di ronde?
“Quattrocento milioni di euro: 112 volte la somma dell’8 per mille distribuita nel 2008 alle organizzazioni di assistenza umanitaria. Ecco quanto costerà, secondo gli economisti de lavoce.info, il rifiuto di inserire il referendum elettorale tra le varie consultazioni (europee, comunali, provinciali…) raggruppate nell’election-day del 6 e 7 giugno. Risultato: ci porteranno a votare molto probabilmente tre domeniche di fila.
Obiettivo, neppure tanto segreto: stufare gli elettori e far saltare il quorum. Così da conservare la legge attuale, definita dal suo stesso ideatore «una porcata». Peccato. Peccato perché la scelta del governo di rompere finalmente con l’andazzo che per decenni aveva sparpagliato le elezioni su una infinità di date diverse era stata apprezzata, sull’uno e l’altro fronte degli schieramenti, da tutti coloro che hanno chiari due punti. Il primo: lo Stato, specialmente in questi tempi di vacche magre, deve risparmiare più soldi possibile. Il secondo: lo stillicidio di continue scadenze elettorali ha troppo spesso frenato (a volte fino alla paralisi) chi stava al governo impedendogli di muoversi senza l’ossessione di essere punito al primo esame, volta per volta cavalcato dai vincitori di turno.
Erano anni che da più parti si invocava l’election day. E anni che, a seconda delle convenienze del momento, si mettevano di traverso questo o quel partito. Finché Roberto Maroni, qualche tempo fa, aveva spiegato: «Il Consiglio dei ministri ha approvato la mia proposta: si voterà insieme per le Europee, per oltre 4000 Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le Amministrative sia per le Europee».
Alleluja. Ma il referendum? Ottocentoventimila persone, 320 mila più del necessario, avevano firmato ai banchetti in piazza di Mario Segni e Giovanni Guzzetta per cambiare il «porcellum», la legge elettorale che perfino il leghista Roberto Calderoli, suo promotore, aveva definito «una porcata». E intorno alle tre idee di base (premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera, premio di maggioranza alla lista più votata al Senato e divieto delle candidature multiple, che consentivano ai leader eletti in più collegi di optare per l’uno o per l’altro scegliendo di fatto chi fare subentrare e chi no) si erano schierati in tanti. Di destra e di sinistra. Da Arturo Parisi a Gianfranco Fini, da Stefania Prestigiacomo ad Antonio Di Pietro.
Va da sé che Mario Segni, già scottato l’anno scorso dal rinvio della consultazione deciso per la caduta del governo Prodi, l’infarto della XV legislatura e le elezioni anticipate, vive la scelta del Viminale con rabbia e sconcerto: «L’election-day il 7 giugno col Referendum sarebbe stato un’ottima cosa, ma l’election day col Referendum una settimana dopo, stretto tra la prima tornata elettorale e il secondo turno delle Amministrative la domenica seguente, è una vera presa per i fondelli». Che alla Lega non piaccia il Referendum si sa: se passassero i «sì» ai quesiti studiati da Guzzetta il Carroccio rischierebbe di esser preso in mezzo. Calderoli, un mese fa, era stato chiarissimo: «Perché dovremmo accettare un sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Berlusconi ha già difficoltà a fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale». Quindi, patti chiari amicizia lunga: «Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo».
L’obiezione formale è nota: un referendum mischiato in mezzo ad elezioni europee, comunali e provinciali rischia di «confondere» gli elettori. Risposta dei referendari: ma non è forse la destra ad additare ogni giorno a modello gli Stati Uniti d’America? Bene: in trentasei degli States, in contemporanea con le ultime presidenziali che hanno visto il trionfo di Barack Obama, gli americani hanno votato su 153 referendum. Dal matrimonio gay (in California) all’assimilazione dell’aborto all’omicidio (Colorado), dall’abrogazione del diritto all’interruzione anticipata della gravidanza (South Dakota) all’uso medico della marijuana (Michigan) fino, nello stato di Washington, al suicidio assistito.
Lo stesso Roberto Maroni del resto, quando stava all’opposizione, la pensava in maniera diversa. Basti tornare all’aprile del 2001, otto anni fa, quando l’allora premier Giuliano Amato rifiutò di abbinare le elezioni in arrivo il 13 maggio, che avrebbero visto il trionfo del Cavaliere e della sua coalizione, con il referendum sulla famosa devolution lombarda indetto da Roberto Formigoni e caro alla Lega. «Una vendetta meschina », sibilò Ignazio La Russa. «Si voterà anche a costo di sistemare dei seggi in piazza», tuonò il futuro ministro dell’Interno, «se si inventasse un rinvio illegittimo per decreto, la Regione Lombardia è pronta ad installare altri seggi e altri scrutatori per i referendum regionali, vicini a quelli delle elezioni». Altri tempi, altri interessi. Formalmente legittimi, per carità. Purché sia chiaro: collocare il referendum elettorale nella domenica in mezzo tra le Europee e i ballottaggi delle Amministrative per puntare al fallimento del quorum costerà appunto agli italiani, stando ai calcoli di lavoce. info, circa 200 milioni di euro in più di spese dirette («quanto fin qui impegnato per la social card») più altri 200 di oneri indiretti. Totale: 400 milioni. Ottanta in più di quei 322 dati nel 2008 dall’Italia, il più tirchio dei Paesi occidentali, in aiuti al Terzo Mondo.”
Corriere della Sera - G.A. Stella
A PROPOSITO DI RONDE.
Vorrei soltanto fare alcune riflessioni senza commento,quello lo lascio a voi.
Le ronde furono legittimate per la prima volta il 12 gennaio 1923 dal Gran Consiglio del Fascismo.Fu istituita la cosidetta Milizia Nazionale per la Sicurezza Nazionale allo scopo di convertire le squadracce d’azione in vere e proprie milizie riconosciute. Il tutto fu trasformato in legge dal Regio Decreto n.31 del 14 gennaio 1923.
Tornando ai giorni nostri.
A Trieste il Movimento Fiamma Tricolore metterà a disposizione per fare parte delle Ronde cittadine circa 100 volontari dotati di:”telefonini,torce per la visione notturna e spray anti-aggressione”.
Il corpo dei volontari sarà intitolato al Comandante Ettore Muti,per la Fiamma Tricolore eroe della I° e della II° Guerra Mondiale. Per chi conosce invece la storia Ettore Muti è stato il famigerato capo della Brigata Muti che dopo l’8 settembre 1943 sotto l’egida della illegittima Repubblica Sociale Italiana si è distinto per avere fatto fucilare partigiani e civili e per avere,attraverso opera di delazione a favore dei nazisti,fatto deportare tanti e tanti italiani.
Ho usato il termine “illegittima” quando ho parlato della Repubblica Sociale Italiana perchè il nostro attuale governo di Centro Dx. ha riproposto(giugno 2008) ,attraverso il disegno di legge 1360 di equiparare e parificare i partigiani e i combattenti per la libertà nel nostro paese a chi quella stessa libertà aveva tolto agli italiani appoggiando il Fascismo ,il Nazismo e aderendo alla Repubblica Sociale Italiana mai ricosciuta da alcun governo(compreso il Vaticano).
Lo scopo,vergognoso secondo me,non è tanto quello di cercare di legittimare la Repubblica Sociale quanto quello di sdoganare e dare riconoscimento alle tante squadracce di ladri,assassini e delatori che dopo l’8 settembre, sotto varie sigle(fra queste la Brigata Muti,le Brigate Nere,la Guardia nazionale Rebubblicana, la Milizia ecc),si distinsero unicamente per i loro crimini di guerra.
E infine l’ultima riflessione,altrettanto amara per me.
Ovvero la adesione,alla Conferenza Stampa del candidato del Centro/dx Alessandro Rondoni a Sindaco di Forlì,oltre a quella dei partiti tradizionali della coalizione di Governo,anche del rappresentante della Fiamma Tricolore.
Francamente di questo ne avrei fatto volentieri a meno.
Paolo Ragazzini,
Consigliere Comunale di Forlì e Antifascista.
ANCORA SULLE RONDE
da http://www.ansa.it
2009-03-01 09:06
PADOVA, POLIZIA INTERVIENE PER DIFENDERE RONDA
PADOVA - Le ronde dovrebbero dare una mano alle forze dell’ordine per la sicurezza nelle città. A Padova, invece, succede che la polizia deve fare gli straordinari per proteggere i leghisti di “Veneto Sicuro” dalle provocazioni dei No Global. E’ successo ieri sera in occasione di una mini ronda (meno di 10 persone) alla stazione ferroviaria, dove sono volati insulti e qualche schiaffo tra i ‘rondisti’ e i giovani dei Centri sociali che invece volevano portare coperte e generi di conforto ai senzatetto.
Per il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, si è giunti al paradosso: “siamo arrivati alle ‘guardie dei guardiani’ - dice -, il risultato pratico è che le forze dell’ordine devono impegnarsi per proteggere i rondisti anziché i cittadini nei quartieri”. I componenti del centro sociale “Pedro” che hanno provocato i “volontari” leghisti con la pettorina verde di “Veneto Sicuro” sono stati tutti identificati dalla Digos e verranno deferiti all’autorità giudiziaria. Attendendo l’eventuale querela di parte, la polizia segnalerà l’episodio delle minacce, insulti e spintoni di cui si sono resi protagonisti i disobbedienti nei confronti dei leghisti. Il questore di Padova, Luigi Savina, invita però a mantenere la calma: “la verità sull’impiego di cittadini per il controllo del territorio - dice il questore - ci sarà fra 60 giorni, con l’emanazione del decreto del ministro Maroni che regolamenterà in maniera seria i volontari per la sicurezza”.
Secondo Savina “é inutile ora crearci problemi: l’art. 6 del ‘Piano straordinario di controllo del territorio’ prevede l’ipotesi di volontari iscritti in liste gestite dal prefetto. Chi si muove adesso in forma estemporanea, in una passeggiata per poche ore chiamandola ‘ronda’ o facendo una fiaccolata sono manifestanti così come lo sono gli studenti quando fanno i loro sit-in, o gli operai in sciopero”. “Il pattugliamento che sarà possibile con il decreto Maroni - sottolinea - prevede invece conseguenzialità e costanza”. Il questore snocciola infine i dati del bilancio 2008 del crimine nel padovano. “Sono in calo del 20% - osserva Savina - ed è un trend comune in tutta Italia. Noi ci auguriamo di trovarci alla fine di quest’anno con un ulteriore calo di un altro 20%”.
Della vicenda di Padova ha parlato in serata anche il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, senatore del Pdl, fin dal primo momento critico sulle ronde. Secondo l’ex ministro dell’Interno, intervenuto a “Che tempo che fa”, “finora queste ronde hanno più che altro funzionato come milizie un po’ patetiche di partito, o meglio peripatetiche (visto che camminano), ma non mi pare che abbiano risolto molti problemi. Anzi, qualcuno lo hanno creato, se è vero come è vero che ieri il questore di Padova ha dovuto mobilitare forze consistenti di polizia per proteggerle”.
Condivido tutte le preoccupazioni di Paolo sulla riproposizione del disegno di legge n. 1360 che di fatto equipara resistenti e repubblichini. Se ne parla troppo poco, anche se oggi vi sono tanti altri gravi problemi che incombono. E bene ha fatto il nostro segretario Franceschini a giurare sulla Costituzione di suo padre partigiano, proprio davanti ad una lapida che ricorda dei martiri antifascisti. Sarà perché ho imparato l’antifascismo da piccola a casa mia, dove di certo nessuno era di sinistra, ma sono sempre stata profondamente convinta che questo era ed è uno dei valori fondanti della nostra Repubblica, non un qualcosa di “parte “ o di superato come chi propugna l’equiparazione tra combattenti per la libertà e miliziani di Salò, vuol farci credere.
Il governo legittimo d’Italia non era certo quello di Salò, ma quello costituito al Sud nell’Italia liberata. Chi vuole dare legittimazione politica ai combattenti di Salò, compie anche un atto di negazione della storia d’Italia, per come si è svolta e come è possibile leggere in ogni testo scolastico. Per dare il mio piccolo personale contributo a mantenere viva la memoria, dato che ho scoperto che si può essere iscritti all’ANPI anche senza essere stati partigiani, qualche giorno fa ho chiesto di poterne fare parte ed oggi sono molto fiera di esserlo.
Maria Maltoni
PRIMARIE DI CIVITELLA
E’ c’è chi è ancora scettico sulla validità dello strumento delle primarie!
Alcuni dati sulle primarie a Civitella
Primarie 14/10/2007: 448 votanti
Elezioni circoli 25/1/2008: 162 votanti
Iscritti: 185
PRIMARIE 1/3/2009: 883 votanti
Ancora una volta le primarie si sono dimostrate un fondamentale strumento di coinvolgimento e di partecipazione, ben oltre le più rosee aspettative e nonostante il delicato momento che sta vivendo il PD a livello nazionale.
Forse la ricetta è proprio questa: ripartire dalle nostre città per realizzare il grande progetto di un partito riformista che ha tra i suoi principi fondanti la partecipazione dal basso e la trasparenza.
da http://www.romagnaoggi.it
1 marzo 2009 - 21.01 (Ultima Modifica: 01 marzo 2009)
CIVITELLA - Pierangelo Bergamaschi è il candidato sindaco del Partito democratico a Civitella. Ha vinto con 30 voti di scarto su Davide Stefanelli. Sono state 883 le persone che si sono recate alle urne, circa un terzo della popolazione. Bergamaschi ha ottenuto il 51,64% dei voti validi, vale a dire 456 preferenze contro le 427 totali di Stefanelli. Tre erano i seggi in cui si votava, ma a fare la differenza è stato Cusercoli, con 371 voti a favore di Bergamaschi contro 175.
Il risultato a sorpresa di Cusercoli è stata la chiave che ha consentito a Bergamaschi di imporsi come candidato sindaco dei democratici. A Civitella, infatti, Stefanelli ha conseguito 196 voti contro gli 81 di Bergamaschi, mentre nel seggio di Civorio le preferenze sono state 56 per Stefanelli e solo 4 per Bergamaschi. Sorprendentemente a Cusercoli si è registrato un voto di massa che ha ribaltato il risultato (175 Stefanelli e ben 371 Bergamaschi).
Alessandro Castagnoli, segretario territoriale del Pd forlivese, ha commentato così l’esito delle primarie. “E’ uno straordinario successo di partecipazione, oltre ogni previsione. Ora occorre mettersi subito al lavoro, tutti insieme, per realizzare il programma e battere il centrodestra”.
Riporto alcune risposte rilasciate a Curzio Maltese da Sandro Gozi, in una recente intervista su “la Repubblica”:
“Tra i favori che il PD ha fatto a Berlusconi,ce n’è uno enorme:aiutarlo a rimuovere la vera questione,LA CRISI ECONOMICA.Berlusconi e le sue tv sono stati abilissimi nell’inventarsi un’emergenza al giorno.Ma la vera priorità,la crisi,in questo momento è stata cancellata.E noi l’abbiamo inseguito sulla sua falsa agenda”.
“Siamo riusciti a regalare a Tremonti la fama di gigante del pensiero economico.Grottesco.è stato ed è un ministro disastroso,a tratti dilettantesco.I suoi libri sono un impasto di vecchi motivi riciclati,come certe canzoni di Sanremo.Viaggia in ritardo perenne.Nel 2003,quando occorreva essere rigorosi,fece saltare i patti di stabilità.Ora che bisognerebbe essere più elastici davanti alla crisi,riscopre il rigore”.
“Non c’è attenzione per la realtà.E non c’è competenza.Si orecchiano le mode mediatiche,su tutti gli argomenti.Non si studiano i problemi,le polemiche sono superficiali,nominalistiche”
“I capibastone vanno avanti su queste dicotomie d’altri tempi.Tecnici e politici,politica e società civile.Fesserie di cui si discute ormai solo in Italia.La verità è che nessuno di loro mette il naso fuori dall’orticello dell’identità di corrente”
“Io vorrei proporre la quota grigia,per gli anziani.Si stabilisce che per statuto gli ultracinquantenni con più di 2 mandati hanno diritto al 20 per cento dei posti.Che è quello che accade di fatto negli altri partiti riformisti d’Europa”.
“Alle europee,invece dei soliti ripescati,proviamo a candidare gente competente,che magari conosce qualche lingua.Non l’ha mai fatto nessuno.Col risultato che in Europa contiamo sempre meno.Secondo me gli elettori ci premierebbero”.
“Aver lasciato cadere il conflitto d’interessi è stato un altro errore.Alla fine,perchè abbiamo perso in Sardegna,col miglior candidato possibile?Perchè Berlusconi ha usato,e bene,le sue tv nazionali contro Soru.Del caso Mills si è parlato nei telegiornali francesi e tedeschi più che in quelli italiani.L’Europa ci guarda con preoccupazione,e tanta.Quanto al tema delle ingerenze della Chiesa,stiamo andando anche li’ serenamente verso una deriva autarchica.In fondo il 70 per cento degli italiani,nel caso Englaro,si è pronunciato contro la visione delle gerarchie ecclesiastiche.Peccato,ancora una volta,non essersene accorti”.
“Franceschini ce la farà se guarderà oltre il fumo dei vertici di leader e scoprirà che il partito è pieno di risorse,di giovani e non giovani che hanno una gran voglia di fare politica,quella vera”.
Segnalazione a cosa devono pensare gli elettori da Patrizia Graziani
Il presidente della Fiera di Forlì s’è raddoppiato lo stipendio, “un atto scandaloso nel silenzio più totale”: accusa Nervegna (Fi/PdL) (12/3/2009 20:12)
(Sesto Potere) - Forlì - 12 marzo 2009 - Nuovo clamoroso scandalo alla Fiera di Forlì. “Nonostante i “conti in rosso” del bilancio e l’endemica crisi dell’offerta espositiva in gestione diretta, i manager della Fiera di Forlì si aumentano lo stipendio! Da anni l’ente di via Punta di Ferro accumula passivi di bilancio. Nel 2006 ammontava a 152 mila euro, nel 2007 a 254.000 euro ridotto poi a 100.000 solo per un rimborso ottenuto di 154.000 euro derivante da una vertenza giudiziaria, e, nel 2008 si preannuncia un disavanzo record di 317.000 euro! Ma nonostante questo il presidente Giorgio Lombardi ha pensato bene di corroborare il suo stipendio di 20 mila euro annui con altri 25 mila euro come quota per ruolo da amministratore delegato. Praticamente s’è raddoppiato il compenso! Un incredibile schiaffo al buon senso, alla logica dei numeri ed ai cittadini tutti che in questi giorni si trovano costretti a misurarsi con la crisi.” .
Questa la denuncia di Antonio Nervegna , capogruppo comunale a Forlì e consigliere regionale di Fi/PdL, che porta all’attenzione della pubblica opinione quello che considera “l’ennesimo scandalo ad opera degli amministratori del sistema forlivese” e torna nuovamente dopo una precedente accusa sull’operato di Giorgio Lombardi.
“Situazione paradossale non soltanto per l’assurdità del provvedimento. Perché nonostante avesse annunciato le sue dimissioni per “avere mani libere nell’attività di partito” alla fine il presidente della Fiera di Forlì è rimasto al suo posto?Perché nonostante le sue “promesse da marinaio” e il deficit di bilancio il “manager” di questo ente si aumenta lo stipendio? A queste domande non c’è risposta perché ormai la protervia del potere politico degli amministratori di sinistra e delle contraddizioni dei loro atti non ha più limiti”: aggiunge Nervegna.
Nervegna solleva una questione morale: “Che fine ha fatto il codice etico adottato dal Comune di Forlì alla luce degli indirizzi strategici individuati dall’amministrazione comunale e degli obiettivi di tutela e perseguimento di interessi di pubblica utilità, con riferimento alle società partecipate. Perché nonostante il deficit di bilancio il “manager” di questo ente si aumenta lo stipendio di oltre il doppio del compenso che percepisce ora? A quale titolo? Considerando oltretutto che ormai la gestione della quasi totalità degli eventi fieristici forlivesi viene affidata a soggetti esterni! La gestione in passivo e gli oneri in eccesso pesano a danno dei cittadini e , anche, a danno della finanza pubblica che non solo non è senza limiti, ma che - visto i tempi che corrono - andrebbe semmai preservata e non depauperata!”.
Noi crediamo - aggiunge Nervegna - che i soldi dei contribuenti di Forlì- Cesena dovrebbero essere usati per iniziative che hanno un ritorno economico e sociale per tutti i cittadini, per il sistema imprenditoriale locale e non solo per gli associati dei vari enti pubblici o para-pubblici. In questo momento di crisi procedere a colpi di aumento di stipendio per i soliti noti , suona come uno schiaffo a tutti i cittadini impegnati in un grande sforzo sociale ed economico. Per non parlare della nauseante retorica dei leader nazionali del Pd che parlano della necessità di risparmiare i soldi pubblici e contenere le spese!! Cosa che si guardano bene dal fare quando governano in ambito locale!”: conclude Nervegna.”
Risposta:
Il presidente della Fiera di Forlì s’è raddoppiato lo stipendio ( 2 ) la replica del Cda (12/3/2009 20:30)
(Sesto Potere) - Forlì - 12 marzo 2009 - In seguito alla denuncia presentata oggi dal consigliere regionale di Forza Italia - PdL , Antonio Nervegna, sul compenso raddoppiato del presidente della Fiera di Forlì, si registra l’invio da parte dell’ufficio stampa dell’ente di via Punta di Ferro di una nota che - senza entrare nel merito delle accuse politiche (”sperpero di denaro pubblico per una società che chiude i bilanci in passivo!”) - conferma la notizia e aggiunge alcuni particolari e altri commenti.
“Presidente ed Amministratore Delegato dell’Ente fieristico forlivese. Queste sono le cariche che attualmente ricopre l’ingegner Giorgio Lombardi dallo scorso 11 febbraio: il nuovo incarico, regolarmente registrato presso il Registro Imprese della Camera di Commercio di Forlì-Cesena, gli è stato affidato all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione della Società. La decisione di individuare una figura con funzione e responsabilità di direzione è frutto di una specifica richiesta mossa più volte dai Soci della Fiera al Consiglio di Amministrazione: l’ente fieristico forlivese infatti è stato fino ad allora formalmente privo di una figura che avesse la direzione gestionale ed operativa della società, che coordinasse al tempo stesso attività amministrative, tecnico-operative e commerciali. E che svolgesse direttamente anche parte delle attività di marketing e commerciali, che riguardano sia l’attività espositiva che quella di gestione del PalaFiera (che la Fiera detiene in concessione dalla Proprietà, il Comune di Forlì)”.
La scelta di nominare Amministratore Delegato l’ingegner Giorgio Lombardi - si legge nella nota - è stata presa all’unanimità dai membri del Consiglio di Amministrazione dopo aver preventivamente verificato l’assenso da parte dei soci di riferimento (Comune di Forlì, Camera di Commercio di Forlì-Cesena, Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna, Provincia di Forlì).
“L’incarico è stato affidato all’ingegner Lombardi poiché rappresenta la migliore scelta possibile per l’organizzazione della Fiera di Forlì spa e anche per garantire continuità all’operato condotto fino ad ora dal Presidente stesso. E’ stato lui infatti che per tutto il 2008 ha svolto un’azione quotidiana di coordinamento operativo delle funzioni aziendali e improntato una strategia direzionale che ha già dato risultati positivi: nuovi appuntamenti fieristici, nuovi eventi sportivi e spettacoli di qualità all’interno del PalaFiera” – Afferma il vice presidente Leardo Ravaioli, alla guida del Consiglio di Amministrazione al momento della nomina dello scorso febbraio- Il Consiglio di Amministrazione della Fiera, ritenendo non sopportabile l’onere economico di un Direttore (un costo azienda di solito non inferiore a circa 120.000 Euro annui), con la nomina dell’ingegner Lombardi ad Amministratore delegato, può così assicurare alla Società una costante presenza direzionale che supplisce all’assenza di un Direttore all’interno della struttura, a fronte di un’indennità di ruolo di venticinquemila euro annui”.