La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Lavoro e occupazione

Unione Territoriale Forlivese

Lavoro e occupazione - Tavola rotonda per lo sviluppo di idee programmatiche per il territorio forlivese
Sabato 7 marzo 2009 - ore 9,30, Hotel della Città, Corso della Repubblica 117 (Forlì)

Introduce:
Alessandro Castagnoli - Segretario Unione Territoriale forlivese Partito Democratico

Relazione d’apertura:
Lucia Bongarzone - Resp. Area “Lavoro Occupazione Sicurezza” Unione Territoriale Forlì

Coordina:
Piergiorgio Valbonetti - Giornalista Teleromagna

Partecipano:
Massimo Bulbi - Presidente Provincia Forlì - Cesena
Roberto Balzani - Candidato Sindaco del PD per Forlì
Tiziano Alessandrini - Presidente CCIAA Forlì - Cesena
Giovanni Torri - Presidente Confindustria Forlì - Cesena
Enzo Santolini - Segretario Generale Cgil Forlì
Giorgio Grazioso - Presidente Confartigianato Forlì
Antonio Amoroso - Segretario Generale Cisl Forlì - Cesena
Luciano Santarelli - Direttore Confcommercio Forlì
Luigi Foschi - Segretario Generale Uil Forlì
Mauro Pasolini - Presidente Legacoop Forlì-Cesena
Domenico Settanni - Direzione Provinciale Lavoro
Franco Napolitano - Resp. Area Economia e Sindacato CNA
Pierlorenzo Rossi - Direttore Confcooperative Forlì - Cesena
Giancarlo Corzani - Segretario Confesercenti Forlì

Conclude:
Roberto Pinza - AREL (Agenzia di Ricerche e Legislazione)

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29 Commenti a "Lavoro e occupazione"

  1. cactus rosa 5 marzo 2009 14:53

    Se aumenta la povertà occorrono più risorse per il welfare e i comuni hanno già trovato un ottimo sistema per fare soldi: gli autovelox.
    Ho letto che Bulbi ne vuole piazzare una ventina in tutto il circondario di Forlì, e dal momento che ognuno di essi può “produrre” circa 15/20.000 euro al giorno, mi sembra che tutti i problemi siano risolti.
    Dopotutto, ad andare in giro con auto veloci sono solo i ricchi, i disoccupati vanno in bicicletta!

  2. Thomas Casadei 7 marzo 2009 01:25

    Le storie di cui farsi carico anzichè trincerarsi nel vuoto delle parole.

    §§§
    Rabbia e disperazione nelle email dei disoccupati a
    Mille storie e testimonianze da ogni parte d’Italia
    Le voci dal paese che perde il lavoro

    di FEDERICO PACE

    LETTERE dall’inferno della disoccupazione. Parole dettate da rabbia e disperazione. Sono mille le testimonianze, arrivate in soli due giorni a Repubblica.it. Un coro straziante di voci da ogni parte d’Italia. Per raccontare, in prima persona, come la crisi ha già mandato in pezzi il fragile castello del lavoro e della vita di molti. Da Treviso a Palermo. Uomini e donne dalle vite stravolte. Giovanissimi e over 50.

    C’è chi lavorava in un laboratorio orafo in provincia di Vicenza. E ora non ha più nulla. C’è chi per più di venti anni ha passato ogni giorno in un lanificio di Prato. E ora tanti saluti. E niente più. Ci sono gli operai dei grandi distretti industriali e gli informatici delle softwarehouse. C’è pure l’ingegnere laureato con lode, un master in business and administration alla Bocconi, sposato da poco e licenziato della start-up che, invece di quotarsi, ha chiuso i battenti. Tutti a casa. Nessuno di loro ha più nulla.

    L’onda è alta e sta crescendo ancora. Licenziano le multinazionali e le piccole imprese. Chiudono i negozi e le botteghe. I dispacci arrivano da chi ha visto andare in fumo un contratto a tempo indeterminato (il 56%) ma anche da chi si è ritrovato a fare i conti con il mancato rinnovo (il 44%) di un contratto a termine o di una collaborazione. Ci sono operatori di call center ma anche dirigenti (il 5%) e quadri (il 13%).

    Molti sono giovani. Quasi quattro su dieci hanno meno di trentacinque anni. Ma altrettanti, forse quelli che mostrano più ferite e vedono con più cupezza il proprio destino, sono quelli che hanno superato i 46 anni. In tutto sono circa il 30% e le loro testimonianze alzano il velo sulla fragile condizione lavorativa di questi tempi.

    Sotto i nostri occhi si ricompone un quadro di un’occupazione andata in pezzi. Un quadro che conferma come il lavoro, e la sua assenza, sia tra le vere emergenze del sistema Italia. Senza l’impiego, ciascuno di noi perde, oltre alla fonte di reddito, il legame con la società e con il senso delle proprie azioni.

    Tra loro c’è una donna della provincia di Torino. Racconta il suo primo giorno in cassa integrazione. Quando lavorava, scrive, “la nostra non era un’esistenza fatta di “grandi sogni di sfarzo e vizi, ma piani di vita realistici e concreti. Da formica”. Ora tutto è cambiato. Anche il modo di pensare. Tanto che alla fine, amaramente, confessa: “Tanto valeva fare la cicala.”

    http://racconta.repubblica.it/mappa_licenziamenti_in_italia/risultatitotali.php

    (La Repubblica, 4 marzo 2009)

  3. Alessandro Pilotti 7 marzo 2009 13:57

    Oggi ho apprezzato l’intervento di Roberto Pinza al convegno su Occupazione e Lavoro.
    Al di là dei contenuti, Pinza, ha detto che abbiamo un segretario nazionale, Dario Franceschini, che va sostenuto. Abbiamo dei candidati sindaci che vanno appoggiati con vigore.
    In particolare ha dedicato alcuni passaggi del suo intervento a Roberto Balzani.
    Ritengo un intervento molto importante, perchè ascrive Roberto Pinza al campo degli innovatori, finalmente, e lo smarca da quell’area “bersaniana” che ha trasformato questo partito in un’arena di scontro permanente, dove nei Congressi si sta allineati e coperti ed il giorno seguente si mette in discussione quanto deciso in quella sede.

  4. Andrea Canali 8 marzo 2009 14:05

    Mio caro Pilotti, ma invece di attaccare Bersani, di cui io sono un grande sostenitore, per le sue grandi capacità in campo politico ed economico, riconosciute da tutte le persone oggettive, perchè non incominci veramente a lavorare per il partito e per la campagna elettorale del candidato? la fatica la devono fare solo gli altri mentre tu aspetti il congresso? E’ meglio la pratica alla pura teoria.

    ps: Se non ci fosse bersani ad andare in giro per le fabbriche a parlare con la nostra vera base, i lavoratori, non raggiungeremmo neanche il 15% a livello nazionale come consensi…

  5. Alessandro Pilotti 8 marzo 2009 20:49

    Caro Andrea, io lavoro per il nostro candidato sindaco dal 18 luglio.
    Ovviamente, sono manager di una multinazionale e non sono politico di professione, quindi lo faccio nei ritagli di tempo.
    Credo che Bersani abbia sbagliato in molte occasioni nell’ultimo anno e mezzo, in particolare, passando gran parte del suo tempo ad attaccare Walter Veltroni.
    Speriamo che almeno fino al 7 giugno sostenga lealmente Dario Franceschini e la smetta di fare il fazioso come ha fatto a Forlì e a Riccione nel corso delle primarie.
    Accetto i giudizi politici, ma non che venga pesato quantititavimente il mio lavoro per il PD.
    Quando avevo la tua età ero comunque meno arrogante di te…

  6. Andrea Canali 8 marzo 2009 23:41

    Devo constatare che tu dal 18 Luglio lavori per il candidato, mentre da dopo le politiche, se non sbaglio, o comunque poco dopo, hai smesso di lavorare per il tuo circolo, e questo è un dato di fatto. Un esempio: io tutti i giorni che potevo andavo a lavorare al festival de l’unità, al bar Balera, dove c’erano tante persone che conoscevo, nonostante alcuni miei amici mi avessero invitato a uscire qualche volta, invece tu non ti ho mai visto in nessun tendone, per il tempo in cui ci sono stato a lavorare; di solito ti vedevo in giro a parlare con qualcuno. In un partito bisogna coniugare la qualità alla quantità, sennò si va poco avanti. Bisogna continuare a lavorare bene, come un vero militante, quando il partito ha bisogno di te, compatibilmente con i propri impegni ovvio, e non solo per il candidato Sindaco. Molte persone durante le primarie, hanno continuato a lavorare per il proprio candidato e per il partito ( da tutti e due gli schieramenti).. Io intendo così la militanza nel partito, e penso che ce ne siano molti altri che la vedono come me. Per quanto riguarda Bersani, ti posso dimostrare che ha lavorato sempre e comunque per il partito, e non ha fatto solo critiche a Veltroni. Sai vero chi ha elaborato le proposte del PD in campo economico? Chi ha girato l’Italia per instaurare un contatto con i lavoratori, che stavamo perdendo? Anche franceschini ha riconosciuto il lavoro di Bersani. Comunque spero di vederti o all’ Assemblea Comunale, o alla Direzione territoriale, cosi ne discutiamo di persona.

    ps: Mi ero dimenticato di rispondere al dibattito che te hai avuto con Maria Maltoni: nonostante io e lei sulle idee politiche non ci troviamo sempre d’accordo, credo, considerando il lavoro che fa, che la differenza fra comunicato e lettera la conosca molto bene. Non mi è piaciuto per niente l’attacco nei suoi confronti, mi spiace.

  7. Alessandro Pilotti 9 marzo 2009 00:55

    Io caro Andrea non voglio sindacare la tua concezione di militanza, che ricorda molto quella del PCI anni ‘50, dove non solo si lavorava generosamente per il partito ma si controllava il lavoro ed il senso di militanza dei compagni.
    Certo che visto che hai avuto modo di controllare il mio operato durante tutto il Festival non ti saranno sfuggite le mie serate alla cassa della libreria.
    Sono sinceramente preoccupato per la cultura che trasudi in ogni tua parola e per i giudizi sull’impegno degli altri che io non mi sognerei mai di fare.
    Pensa all’esame di maturità e smettila di dare patenti di buona militanza.

  8. sara.samori 9 marzo 2009 02:44

    GIOVANI E OCCUPAZIONE
    Vorrei commentare con solo un paio di righe, perché giovani e questione lavorativa meritano un’attenzione particolare ad uno spazio di elaborazione dedicato al tema del lavoro declinato sul territorio anche e soprattutto perché Forlì gode sia di un potenziale umano che sono i giovani studenti, fuori e in sede dell’Università di Forlì, che di una buona rete di servizi di orientamento al lavoro che cerca di intercettare domanda e offerta del lavoro giovanile

    Da una recente indagine promossa dall’amministrazione provinciale di Treviso nell’ambito del Piano strategico, emerge da un lato il desiderio dei giovani di porre un freno agli eccessi della flessibilità, dall’altro una coerenza contrattuale tra lavoro e curriculum e riconoscimento dei meriti

    Il tema della “sicurezza” riveste un ruolo centrale. La velocità dei mutamenti e la competizione che s’impone sempre più nel mercato del lavoro, preoccupano e spaventano i giovani. Quest’ultimo aspetto, anche se come emerge dall’indagine connota i giovani con più bassa scolarità, progressivamente investe oggi buona parte della categoria

    Occorre più meritocrazia e meno “egualitarismo cieco”: siamo una società che stenta a riconoscere i talenti che si vogliano assumere dei rischi proprio perché si è puntato troppo sull’uguaglianza di tutti e non ai meriti dei singoli

    Dall’indagine emerge che per il 61% dei giovani intervistati- soprattutto donne e laureati che appaiono i segmenti più critici dell’offerta di lavoro giovanile-la flessibilità è invisa e anzi appare funzionale solo alle imprese producendo precarietà e incertezza. I genitori hanno invece un’ottica parzialmente più negativa circa il futuro dei loro figli: li “vedono”- cita l’indagine- un po’ meno dipendenti stabili ed un po’ meno professionisti ed un po’ più precari (ma non disoccupati) ed anche un po’ più associativi all’attività dei genitori stessi”

    In particolare, sembra che l’alta scolarità fatichi ancora a disegnarsi localmente uno spazio lavorativo coerente con le aspettative. I giovani, nondimeno, si dimostrano pragmatici e privi di rigidità ideologiche nella ricerca di un’occupazione; la maggioranza di loro sceglie i verbi “accontentarsi” ed “accettare” sempre e comunque mantenendo dei punti fermi irrinunciabili. In realtà, nella scala dei loro “mondi di vita” i soldi, il tempo libero e i divertimenti appaiono piuttosto laterali

    Il mio personale auspicio è quello allora che la società locale, in questo caso Forlì, il suo mercato di lavoro, il mondo delle professioni, la domanda delle imprese, la formazione scolastica (e non), i servizi di orientamento nonché le variabili tecnologiche e organizzative, riescano e concorrano a fare del lavoro uno strumento non solo di reddito e di “posti”, ma anche d’inclusione e di integrazione affidabile alle generazioni prossime venture

    Sara Samorì

  9. riccardovitali 9 marzo 2009 12:21

    Un appunto molto semplice per Pilotti.
    Veltroni ha riconosciuto di non essere stato all’altezza. Se però questo dato di fatto viene riportato da qualcun altro è un delitto.
    Visto che ti riferisci alla concezione del PCI anni 50 credo che quest’assurda concezione che i panni sporchi si debba solo lavarli in casa sia da riportare a quel tempo.
    Per quanto riguarda Bersani, dopo aver giustamente riconosciuto di aver fatto un grave errore nel non candidarsi nel 2006, lo ha ripetuto rimanendo nell’ombra all’Assemblea Nazionale. Ogni tanto un pò di coraggio non guasterebbe. Soprattutto se si nutrono ambizioni.
    Molti saluti

  10. Gessica 9 marzo 2009 14:11

    Tu caro Pilotti hai spesso e volentieri sindacato sulle “modalità” di impegno di altre e altri. Soprattutto di quelli che non la pensavano come te. Per cui capisco lo sfogo di Andrea. E mi auguro che le nuove leve come lui possano avere nel partito riferimenti più coerenti e attendibili di quanto possa essere tu che cambi posizione ad ogni folata di vento (vedi le tue affermazioni su Pinza).

    Saluti anni’50.

  11. Andrea Canali 9 marzo 2009 14:32

    Mio caro pilotti, te hai fatto giudici ben peggiori, ma non sulla militanza, giudizi che mi anno veramente stupito. Dire che questo partito è di Balzani, oppue che Balzani è un dono che qualcuno dall’ alto ci ha dato mi sembra veramente esagerato,( e a pensarla come me ci sono anche alcuni dei cosiddetti “Balzaniani”) scendiamo con i piedi per terra. E poi sinceramente non ho controllato il tuo operato, è che molto spesso ti vedevo in giro, quindi ho fatto alcune supposizioni. Ti vorrei comunque ricordare che neanche io sono un politico di professione, non ho poltrone da difendere, ma tutto i lavoro e i miei sacrifici li faccio perchè credo che il PD possa tornare ad essere un partito. Sono stati il mio nonno e mio babbo, da principio, a insegnarmi come dev’ essere un militante, come si deve rapportare il politico con il cittadino, e credo che mi abbiano insegnato bene, poi ognuno la veda come vuole, siamo in democrazia

    ps: All’ esame di maturità ci penso a tal punto che sono anche migliorato come media generale.

  12. Alessandro Pilotti 9 marzo 2009 21:11

    Chiudo la polemica perchè non voglio tediare i generosi lettori de La tua stagione, ma caro Andrea (tra compagni tuo padre e tuo nonno ti dovrebbero aver insegnato cha ci si chiama per nome e non per cognome), forse non ascolti bene le cose che dico…ma la cosa che più mi dispiace è che sei gia educato al linguaggio di fazione e non di unità, quando parli a quasi tre mesi dalle primarie di “balzaniani”.
    Se vai a fare campagna elettorale con questi retropensieri non aiuti nè balzani, nè il PD.
    Studia che è meglio

  13. Ma guarda un po' 9 marzo 2009 22:15
  14. gianluca 10 marzo 2009 13:52

    Ricordo con una vena di tristezza e amarezza lunghe serate passate sotto un gazebo collocato nell’allora Festa dell’Unità nel Luglio 2007. Io , Pilotti , e pochi altri cercavamo con entusiasmo di sponsorizzare un nuovo partito riformista definito Partito Democratico. Allora fummo ignorati per l’intera durata della Festa e addirittura scherniti e derisi da alcune “personalità” forlivesi. Oggi quelle stesse persone continuano una fronda inutile e dannosa ricca solo di personalissimi interessi e di scarsa intelligenza politica. Caro Andrea e Gessica forse l’amico Pilotti non sarà il massimo della coerenza, ma di certo crede in questo progetto molto di più di tanti “riferimenti” all’interno del partito. Bando quindi alle ciance da bar , ci aspetta una campagna elettorale di fondamentale importanza. Forlì ha bisogno di un sindaco “democratico”, la base ci ha indicato la strada e noi dobbiamo percorrerla fino in fondo senza lasciare nulla di intentato. Balzani è il candidato sindaco e il programma che si sta elaborando in maniera straordinariamente democratica sarà il “suo” programma. Senza se e senza ma, per il bene di tutti, anche e soprattutto dei territori che tanta fiducia ripongono in questa ventata di novità.

  15. gianluca 10 marzo 2009 13:53

    scusate mancava la firma. Gianluca Monti

  16. Andrea Canali 10 marzo 2009 16:12

    Ho solo utilizzato il nome “Balzaniani” per identificare delle persone vicine a te ma senza dire il loro nome. Per quanto riguarda l’unità io gli sforzi per ricercarla gli ho già fatti, ma se da una parte manca una volontà di dialogo con gli altri…

    @ Giancluca: Non essendo ancora entrato nel PD nel 2007 non posso certo parlare, le mie considerazioni le faccio partire da Dicembre 2007. Comunque spero solo che Balzani, in futuro, sià un pò meno arrogante rispetto a quanto lo è stato nell’ ultima direzione territoriale, sennò si va poco avanti.

  17. Thomas Casadei 11 marzo 2009 00:28

    caro Andrea,

    è positivo dialogare in questa sede, in modo aperto e trasparente. E apprezzo i tentativi tuoi e di altri di ragionare insieme, anche nella diversità di vedute, sul presente e il futuro del Pd (che è un partito nuovo e non la sommatoria degli apparati di partiti precedenti)

    Ti invito però, prima di dare dell’arrogante a qualcuno (chiunque sia), ad informarti dettagliatamente: nel caso specifico scopriresti immediatamente che l’arroganza sta da un’altra parte, così come la volontà di imposizione delle idee a tutto scapito degli organismi e delle aree di lavoro del partito.

    Proviamo a cercare di essere meno rigidi e aggressivi e lavoriamo per il bene del partito, che non è proprietà di nessuno.

    P.S. Ricordo benissimo quanto rileva Gianluca Monti e ricordo perfettamente Alessandro Pilotti attivo nell’ambito della Festa dell’Unità e nel processo di costruzione del Pd dal basso, alla ricerca di nuove energie. Ma Alex non ha alcun bisogno di difese d’ufficio: ognuno offre il proprio *servizio* al partito e questo senza rendite di posizione di sorta. Questo il nuovo corso del partito nuovo: che o è nuovo o non è.

  18. gianluca monti 11 marzo 2009 10:41

    Dopo il quadro “reale” che il quotidiano La Voce ha disegnato domenica credo che definire arrogante Balzani sia l’ennesimo segnale del profondo individualismo che permea ormai la nostra società: finchè non calpestano il tuo orticello facciano pure, anche se devastano tutto ciò che ti circonda. Per me arrogante è non sottostare ai processi democratici e non accettare scelte che sono espressione della popolazione. Su una cosa sono d’accordo con Andrea che con questi atteggiamenti prevaricatori si va poco avanti perchè la base è stanca dei vecchi sistemi e indietro non si torna più! Gianluca Monti

  19. Thomas Casadei 19 marzo 2009 23:20

    Rivoluzione democratica, ovvero per rivoluzione generazionale

    Ecco un ulteriore conferma di come sia urgente un cambio di fase nei mondi del lavoro e nel mondo della politica, dalla scala nazionale a quella territoriale.
    O il PD saprà essere inteprete primo di questa urgenza oppure perderà gran parte delle sue ragioni fondative, ovvero quella di essere un partito del XXI secolo, il partito dei *contemporanei*.

    §§§§
    Primo rapporto del Forum nazionale dei Giovani, Cnel e Unicredit intitolato
    “Urge ricambio generazionale. Quanto e come il Paese si rinnova”

    Under35 precari ed emarginati
    Mentre la classe dirigente invecchia

    Un viaggio nel mondo delle professioni. Un collaboratore su due ha meno di 35 anni
    Per chi ha meno di 40 anni stipendi più bassi. Molti sono disoccupati, e non cercano più
    di ROSARIA AMATO

    ROMA - L’età giusta per un ingresso adeguato nel mondo del lavoro? Trentacinque-quarant’anni. E per una stabile affermazione professionale? Dai 50 ai 60. Non si tratta di una boutade, ma dei risultati del rapporto del Forum Nazionale dei Giovani e del Cnel, in collaborazione con Unicredit Group, dal titolo “Urg! Urge ricambio generazionale - Primo rapporto su quanto e come il nostro Paese si rinnova”.

    Già i titoli dei vari capitoli del rapporto la dicono lunga sulle conclusioni dei ricercatori: “Non è un Paese per giovani: l’emarginazione politica di una generazione”. Oppure “In paziente attesa del proprio turno. Diventare medico in Italia”. O ancora: “L’odissea dei giovani avvocati tra la libera professione e la trappola del precariato”. I vari percorsi professionali analizzati nel corso dell’indagine differiscono tra loro per le caratteristiche, ma non per le enormi difficoltà incontrate in misura sempre maggiore dai giovani, soprattutto negli ultimi anni.

    “Il quadro che emerge non è incoraggiante - osservano gli autori del rapporto - e lo spaccato della gioventù italiana è permeato da una forte sicurezza individuale e sociale: i giovani italiani, seppur capaci e meritevoli, a fatica riescono ad affermarsi professionalmente e ad emanciparsi dalla propria famiglia prima dei quarant’anni. Non a caso si è andata affermando una nuova categoria sociale: quella dei giovani-adulti. Né tanto meno i giovani italiani sono nelle condizioni di poter incidere sulle scelte politiche, economiche e sociali della nazione, essendo esclusi da tutti i cosiddetti “circuiti” del potere”.

    Under-35: precario uno su due. Prima ancora che dalla politica, tuttavia, l’emarginazione dei giovani italiani nasce nel mondo del lavoro. “Incertezza, disoccupazione, bassi salari sono tre dei principali fattori di disagio con cui i giovani guardano al problema del lavoro”, dice il presidente del Cnel Antonio Marzano. I dati: oltre un collaboratore su due ha meno di 35 anni. Ma non si tratta di contratti d’ingresso: secondo l’Istat, il 73,1% dei giovani che alla fine del 2006 erano assunti con un contratto di collaborazione, a distanza di un anno erano ancora nella stessa posizione. Naturalmente chi lavora per 10 anni a progetto, come collaboratore, o a tempo determinato “ogni volta è costretto a ricominciare dalla base della piramide, rimanendo di fatto escluso dalle posizioni di vertice”.

    Per i giovani retribuzioni più basse. Lavori meno importanti, retribuzioni più basse. “Se nel 2003 il guadagno medio lordo di un giovane d’età compresa tra i 24 e i 30 anni - si legge nel rapporto - era di 20.252 euro, rispetto ai 25.032 euro percepiti dagli over50, nel 2007 il divario si è significativamente ampliato: a fronte dei 22.121 euro corrisposti agli under30, i 51-60enni hanno percepito una retribuzione media lorda di 29.976 euro”.

    E i disoccupati sono in forte aumento. Ma tra gli under-35 non ci sono solo i precari malpagati, ci sono anche i disoccupati, e ce ne sono molti di più che nelle altre fasce di età. “Tra il 2006 e il 2007 crescono di circa 200.000 i giovani inattivi, cioè ragazzi che non lavorano e non cercano lavoro. Questi giovani hanno avuto un brusco cambiamento di status: nel 2006 erano formalmente inseriti nelle forze di lavoro (come occupati o persone in cerca), mentre nel 2007 hanno deciso di non provare nemmeno a cercare un lavoro”. A questi si aggiungono 430.000 giovani che nel 2006 erano in cerca di prima occupazione, e l’anno successivo sono risultati inattivi.

    Classi dirigenti sempre più vecchie. Visto che i giovani sono tenuti fuori dal mondo del lavoro, o al più lavorano in posizione marginali, guadagnando poco, le classi dirigenti negli ultimi anni sono invecchiate inesorabilmente. Da un’analisi condotta sulla banca dati del Who’s who (il database dei top manager pubblici e privati) risulta “un sensibile aumento dell’età delle classi dirigenti italiane: si è passata da una media di 56,8 anni a una di quasi 61 (60,8 anni). Un sistema di potere che invecchia di anno in anno, quello italiano, in tutti gli ambiti: anche i neoparlamentari hanno un’età media di 51 anni. Dal 1992 a oggi i deputati under35 non hanno mai raggiunto la soglia del 10% degli eletti alla Camera, fatta eccezione per la XII Legislatura (nella quale costituivano il 12,4%). Infatti negli anni ‘90 sembrava essersi instaurata, almeno nel Parlamento, una dinamica favorevole ai giovani, ma nell’attuale decennio si è decisamente interrotta. E quindi i giovani dai 25 ai 25 anni, che costituiscono il 18,7% della popolazione maggiorenne, hanno una rappresentanza pari solo a un terzo dell’incidenza effettiva sugli elettori.

    La Lega Nord il partito più “giovane”. La rappresentanza giovanile è scarsa in tutti i partiti, con l’unica eccezione della Lega Nord, che presenta nell’ultima legislatura un 20,1% di eletti tra gli over35 contro l’11,4% tra i 25-35enni; per gli altri partiti la percentuale di eletti in età matura è quasi il triplo (47,4%). Anche nelle amministrazioni comunali, sostengono gli autori del rapporto, “nell’ultimo decennio gli under35 hanno perso terreno: finanche a livello locale le oligarchie di partito tendono ad estromettere le nuove generazioni dal governo del territorio”.

    L’Università: nessun ricambio generazionale. Il rapporto analizza poi alcune professioni in particolare. Si comincia dal mondo accademico, sclerotizzato in misura inimmaginabile: tra i professori ordinari l’età media è di 59 anni. “Nel dettaglio, la metà dei professori di prima fascia ha superato i 60 anni e circa 8 docenti su 100 (7,6%) hanno compiuto i 70 anni”. Non va meglio per le fasce più basse: l’età media dei professori associati è di 52 anni, e quella dei ricercatori è di 45. Solo il 3,4% di chi ottiene un dottorato di ricerca, infine, ha meno di 28 anni.

    Ma va male anche nelle libere professioni. Non va meglio nelle libere professioni. Il giornalismo, la medicina, l’avvocatura e il notariato hanno tempi di accesso lunghissimi: “Per i più stage, tirocini gratuiti e condizioni di estremo precariato o sotto-occupazione di susseguono senza soluzione di continuità fino a oltre 40 anni. Qualche esempio: l’età media dei praticanti giornalisti è di 36 anni. I medici con non più di 35 anni sono poco meno del 12%, mentre i 35-39enni, rispetto a 11 anni fa, sono diminuiti del 13,8%. Mentre gli avvocati, pur iscritti all’albo, sono costretti per anni e anni a un ruolo umiliante di garzoni di bottega, e tra i notai due su dieci sono figli d’arte.

    I padri tolgono in pubblico e restituiscono in privato. In questo scenario desolante il ruolo delle famiglie è ambiguo. Infatti in Italia ci sarebbero tutte le condizioni perché esploda un feroce conflitto generazionale tra i padri che mantengono il potere fino alla tomba e i figli esclusi, ma non esplode un bel niente perché, rilevano gli autori dell’indagine, “i genitori italiani sono tra i più generosi d’Europa quando è necessario dare un aiuto ai propri figli”, mentre “nel momento in cui sono chiamati a pensare ai giovani in quanto tali (e quindi ai figli degli altri) diventano molto egoisti”. In pratica, conclude il rapporto, “ci troviamo di fronte a una vera e propria legge del contrappasso: ciò che i genitori tolgono ai propri figli nella vita pubblica, è restituito (e con interessi molto alti) all’interno dei nuclei familiari”. Ma le conseguenze non sono positive: “Il rischio è che i giovani, rassegnati a questo immobilismo sociale, continuino ad accettare la propria condizione di emarginati in una società organizzata per caste e al cui vertice si trova una gerontocrazia inamovibile”.

    (La Repubblica, 19 marzo 2009)

  20. giliana mercatali 20 marzo 2009 12:50

    caro Thiomas, anch’io avevo letto il rapporto sull’occupazione giovanile…Non mi stupisce, da anni cerco di aiutare i giovani e conosco anche come madre la loro condizione tragica di “senza futuro”.Certo mi aspetto che nel programma del candidato sindaco Balzani sia inserito per lo meno un questionario da spedire a tutti i giovani da 18 ai 35 che chieda loro un contributo di idee e di”azioni” per cercare di sbloccare questa loro condizione di esclusi. Inoltre vorrei anche che si cercasse di collaborare con La Fondazione per cercare di fare ciò che Guzzetti a Milano ha già fatto da tempo.In pratica una sorta di mediazione fra imprese e cooperative per inserire i nostri giovani laureati in tali contesti.E anche i sindacati dovrebbero impegnarsi in tal senso.In questi anni non hanno mai creato nuovi posti di lavoro…La occupazione giovanile è la vera emergenza dei tempi moderni. Se non capiamo questo siamo davvero fuori dal mondo e quindi non riusciremo a governarlo.Buon lavoro. Giliana Mercatali

  21. patrizia barducci 20 marzo 2009 15:08

    il lavoro oggi è cambiato.
    non è più il lavoro di trenta anni fa,legato soprattutto alla fabbrica,alla grande fabbrica.
    l’uomo ,finita l’ideologia in cui il lavoro era un caposaldo,come fonte di reditto ma anche di identità,si trova come sospeso.
    se anche il lavoro diventa fluido,liquido,fluttuante..come pare stia avvenendo,si viene a determinare incertezza ed insicurezza.
    non parliamo poi del lavoro per le donne.
    ho letto un libro di Serena Zoli “il lavoro smobilita l’uomo” interessante analisi del repentino mutamento che è avvenuto nell’ultimo ventennio nell’anbito del lavoro nel nostro paese.
    Certo che occorre fare una bella riflessione su questo tema e guardare per es. nel nostro territorio cosa stia succedendo,quali mutamenti siano avvenuti,quali nuovi bisogni emergano,come il mondo dei vecchi lavori siano destinati a resistere,quali altri tipi di lavori si profilino all’orizzonte di un prossimo futuro.
    certo un tema molto importante da osservare e presidiare.
    patrizia

  22. Thomas Casadei 21 marzo 2009 12:06

    FRAMMENTI

    Ringrazio Patrizia e Giliana per aver sviluppato la riflessione sul tema dei lavori e del precariato e anche per le loro proposte (concordo con Giliana sulla necessità di mettere al centro anche del programma amministrativo la questione del precariato giovanile): su questi temi l’iniziativa politica del PD deve essere ancora più incisiva, radicale, strutturata a tutti i livelli (dal piano nazionale a quello territoriale). A questa questione si lega poi il tema della rappresentanza nel mondo economico, politico, delle professioni, laddove le caste sono radicate e ostruiscono la mobilità e l’emersione dei talenti e dei meriti.
    Sono temi su cui dobbiamo lavorare insieme e sui quali le esperienze e le energie devono convergere a parte da un assunto (che pochi ancora riconoscono sul serio): la parola va data agli esclusi.
    Su questo punto segnalo un’iniziativa editoriale interessante, tratta dall’Unità on line.

    §§§§
    «Best Before», la rivista on line per il precario che «co.co.protesta»

    Sono schegge. Sono pezzi di vetro colorato. Sono frammenti di esistenze precarie. Sono vite marchiate dalla scadenza, proprio come uno yogurt o un pacchetto di patatine. Sono tentativi di ritrovare un senso al proprio vivere quotidiano. E, magari, anche alla propria professionalità calpestata, in un paese dove un esperto di lingue si occupa di cinema (da precario) e chi ha una solida formazione cinematografica fa il traduttore (precario).

    Tutto questo, e molto di più, c’è in «Best Before»: una rivista sul precariato realizzata da due ragazze Silvia e Benedetta, lavoratrici “instabili” del mondo della comunicazione che (inizialmente) senza conoscersi hanno messo su con grande cura, gusto e (appunto) professionalità, questa pubblicazione che circola ormai da oltre un anno su Internet, ma che avrebbe tutte le carte in regola per sbarcare in edicola o per essere inserita in qualche patinata rivista.

    Le storie che si succedono su «Best Before» raccontano sì di precariato, di lavori a termine, di piccoli e grandi soprusi, ma lo fanno sempre con intelligenza ed ironia, senza compiacimento o piagnistei. Anche perché il sottotitolo di «Best Before» è co.co.pro.testa: un invito alla contestazione. O meglio, alla «con testa azione»: a giocare a questo bruttissimo gioco che è il mercato del lavoro oggi in Italia, con la testa alta e la determinazione di chi vuole cambiare le cose.

    Quindi storie, come quella di B., addetto stampa, che al primo colloquio nell’azienda in cui lavora tutt’ora viene subito informata che: «Qui non amiamo le persone iscritte al sindacato e non è tollerato che si scioperi». E siamo in Italia nell’anno 2009. O quella di co.co.prole alle prese con «il miracolo della maternità ai tempi del precariato». «Sono sufficienti tre, dico t-r-e minuti di attesa. E la vita ti cambia. Una linea rossa divide il prima dal poi. Pensieri: una nuova vita, i miei che diventano nonni, la stanza in casa che mi manca, una città che non è la mia e che forse sarà la sua, un fisico che cambia. E il mio capo? Sono giusto passati 6 anni da quando ho sostituito quella ragazza in maternità che poi non è più rientrata… Che cosa accadrà ora a me?».

    Ma oltre alle storie ci sono gli appelli da firmare on line, le interviste ai ricercatori che vedono un loro futuro solo all’estero. C’è uno spassoso cruciverba precario, poesie, vignette, titoli come “Uno stager… è per sempre”. Letterine a Babbo Natale: «Caro Natale, tu che campi di lavoro stagionale ascolta i nostri aneliti precari che in fondo è come fossimo tuoi pari. Sostieni il nostro fragile equilibrio regalaci un cenone meno sobrio. E fammela ti prego questa strenna, sono disposto a tutto persino a lavorare come renna…». Un check-up per capire dalle risposte (tipo: vai al lavoro anche se piegato in due da febbre o mal di testa o squassato dalla bronchite?) se si è contratto il “morbo precario”. E ci sono anche le ‘good news’ con le storie dei pochi fortunati che passano da precari ad “assunti a tempo indeterminato”. C’è soprattutto una rete che grazie ad Internet sta riuscendo a mettere in comunicazione gran parte dei precari italiani e che passa, attraverso «Best Before» per i siti http://www.rerepre.org, http://www.tutelareilavori.it, http://www.atipici.net, o http://www.anagrafeprecari.it.

    Infine, negli ultimi numeri si è aggiunto alle pagine di «Best Before» anche il prezioso spazio per le consulenze gratuite dell’organizzazione di volontari ‘Illumino’ che spiegano, in base alle storie raccontate, quando e come è possibile far valere i propri diritti.

    Insomma, per leggere, per pensare e per co.co.protestare scrivete a bestbeforenews@gmail.com.

    (L’Unità, 19 MARZO)

  23. patrizia barducci 21 marzo 2009 15:24

    a proposito di lavoro precario…anche il cinema se ne fa carico con un film
    posto dall’unità on line
    “CARO PARLAMENTO”
    Centocinquanta voci, centocinquanta esperienze, centocinquanta volti, centocinquanta stelle in fila indiana nella notte italiana. Precari, parcellizzati, invisibili. Un’intera generazione cancellata dall’incertezza. Contratti a termine che si alternano a cupi periodi di disoccupazione. Famiglie che non si allargano perchè costrette a calcolare il futuro. Se il presente non basta, come pensare di allargare il nucleo? La nebulosa del nostro oggi è diventata un film di quasi un’ora. Un lavoro preparato a lungo, pensato, cullato e poi realizzato da Giacomo Faenza (nella foto in Home Page, di Edoardo Campanale), regista 37enne, capace di scandagliare a fondo un problema irrisolto che rischia di inocularsi come un virus nella meglio gioventù. Sotto la lente di Faenza, passano i giovani. “Colti, sensibili, spiazzati da un meccanismo che li ingloba senza prospettive ma non consapevoli. Per resistere, forse, manca loro il pelo sullo stomaco”, dice il regista. Oltre cento persone, da Nord a Sud, scelte con cura: dal call center alla pressa. Una mappatura precisa dei sogni, delle aspirazioni tradite, delle fughe da fermo, delle sconfitte accumulate, colloquio dopo colloquio, porta chiusa dopo porta chiusa.

    “Il precario è un malato”, sintetizza uno degli interpellati e giù storie complesse di ragazzi pronti a sporcarsi le mani in un orizzonte troppe volte indefinito. Faenza è partito da un blog, ha raccolto le adesioni: “Tutte volute, per essere intervistati da me, molto spesso le persone rinunciavano all paga di un giorno di lavoro”, messo in fila il materiale, montandolo ad arte. Il risultato complessivo è un potente atto d’accusa verso le istituzioni. Uno schiaffo a mani nude. Senza lavoro ci si disgrega, senza sicurezze si sprofonda nella paura, si impedisce ai 30enni di essere l’architrave del domani perchè, sostiene Faenza” Gli si toglie la possibilità stessa di diventarlo”. Ai protagonisti del documentario, non potendo garantire l’Eden, Faenza ha promesso comunque qualcosa. Un gesto, un simbolismo, un sasso nello stagno. Portare il lavoro in Parlamento. Mostrarlo ai governanti e contestualmente, farli arrossire. La segreteria di Fini lo ha osservato e, pare, apprezzato, la proiezione a Roma tre, affollatissima, ha avuto come ospire d’accezione l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Molti degli intervistati non conoscevano la costituzione, non l’avevano letta, ignoravano le teorie di diritti inascoltati di cui la carta è fitta. “Caro parlamento” li ricorda senza pedanteria e questa, in tempi magri, è già una buona notizia.

  24. giliana mercatali 21 marzo 2009 16:25

    Indirizzato al comitato per Balzani.
    Ho letto il comunicato stampa per l’evento di lunedì sera al teatro Diego Fabbri, porta la firma “comitato per Balzani”. Peccato che alla riunione del mio circolo ai Romiti, la portavoce supplente della segretaria dimissionaria avesse dichiarato che il comitato doveva essere ancora composto! Trovo il metodo abbastanza bizzarro, sarebbe meglio essere più trasparenti in quanto la mancanza di chiarezza non facilita la costruzione del consenso, condizione essenziale per vincere.
    Giliana Mercatali

  25. Maria Teresa Vaccari 21 marzo 2009 21:24

    Cara Giliana, penso sia opportuna una precisazione.
    Come risulta dal sito http://www.balzanisindaco.it e come è stato affermato più volte in occasioni pubbliche, il comitato elettorale “Balzani Sindaco” ha un nucleo di base costituito dai segretari di circolo ed è aperto a tutti coloro che sono disponibili a lavorare per la campagna elettorale. Esiste già da un paio di settimane il sito realizzato su incarico della Direzione Comunale e del segretario Territoriale e a giorni sarà anche inaugurata la sede.
    E’ anche vero che non tutti i ruoli e i compiti sono stati definiti e ufficializzati.
    Non si tratta quindi di mancanza di trasparenza, ma più semplicemente siamo ancora in una fase di “lavori in corso”.
    Il comunicato stampa è stato diffuso per annunciare l’apertura ufficiale della campagna elettorale con l’evento al Teatro Diego Fabbri del 23 marzo ed è quindi corretto che sia firmato “Comitato Balzani Sindaco”, anche se questo comitato è ancora in fase di completamento.
    Spero di aver chiarito i dubbi.

    Maria Teresa Vaccari
    Referente comunicazione per la Direzione Comunale del PD di Forlì

  26. elisa massa 21 marzo 2009 21:44

    Cara Giliana,
    ti confermo, come giustamente ti ha comunicato la Segretaria del Circolo Romiti, Bruna Baravelli, che il Comitato Elettorale di Balzani non è ancora formalmente costituito!!
    Una prima richiesta di composizione è stata formulata ai 17 segretari di Circolo PD della nostra città, che reputo le figure di riferimento in questi appassionanti mesi di campagna elettorale che ci attendono. Il comunicato stampa è stato inviato questa mattina agli organi di informazione dalla Federazione PD e poi i volontari che si occupano della comunicazione e del sito hanno provveduto ad inserirlo nel portale.
    A partire dalla prossima settimana verrà ufficialmente formalizzato il ” Comitato” che sarà comunque aperto a chiunque abbia tempo e voglia di impegnarsi!!!!
    Per questo già da lunedì spero che vorrai mettere a disposizione la tua preziosa competenza appresa sul campo in tanti anni di lavoro e di impegno, presso la sede del Comitato Elettorale di Roberto Balzani in Corso Mazzini, 20, che sarà proprio da lunedì effettivamente operativo. Naturalmente l’invito è rivolto a tutti coloro che credono fermamente nella candidatura di Balzani e in questa avvincente sfida per la nostra città !! Ti saluterò volentieri lunedì sera al Teatro Diego Fabbri, e come te tanti cittadini e cittadine forlivesi che sono certa vorranno essere i protagonisti di questa nuova grande avventura!

    Elisa Massa, Segretaria Comunale PD

  27. giliana mercatali 22 marzo 2009 16:34

    Grazie per aver risposto con sollecitudine per chiarire i miei dubbi. Purtroppo la mia esperienza politico organizzativa dell’ultimo anno, ce non riguarda nessuno di voi,mi ha purtroppo portato ad essere guardinga e meno generosa.Non è un mistero che io abbia sostenuto con lealtà Nadia Masini, e che ora sia convinta che il mio candidato sindaco é Roberto Balzani.Sarò a disposizione non appena verrà formalizzato il comitato e ne verranno resi pubblici i nomi, con un comunicato, con gli eventuali ambiti di azione.Grazie ancora per l’attenzione, la quale di per sè è segno di cambiamento, in quanto durante l’ultimo anno non sono mai state date risposte a domande precise. Giliana Mercatali

  28. giliana mercatali 22 marzo 2009 16:36

    Scusate il refuso, che non riguarda e non ce

  29. Maria Teresa Vaccari 26 marzo 2009 09:04

    da http://www.romagnaoggi.it
    http://www.romagnaoggi.it/politica/2009/3/25/119400/

    “Chi ha possibilità di farlo deve lavorare di più”. Parola del premier Silvio Berlusconi, che ha così ribadito il suo ’suggerimento’ ai lavoratori italiani per fronteggiare la crisi economica. Il Cavaliere ha incontrato mercoledì i lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco che rischiano il loro posto: “auspico che chi è stato licenziato trovi qualcosa da fare. Io di certo non starei con le mani in mano”, sperando “che si faccia di tutto affinchè non si lasci nessuno a casa”.

    Anche gli imprenditori - ha sottolineato Berlusconi- si devono inventare qualcosa”. Il presidente del Consiglio non nasconde che la situazione dei lavoratori di Pomigliano come gli altri, per via della crisi economica, e’ “veramente difficile pero’ - ha assicurato - c’e’ il sostegno del governo e delle banche. Mi sono impegnato ad aprire un tavolo a Palazzo Chigi e ci metterò testa e cuore”.

    Non si è fatta attendere la reazione di Antonio Di Pietro. “Cornuti e mazziati. Così il Presidente del Consiglio tratta gli italiani che, per colpa delle sue scelte sbagliate in campo economico, si ritrovano senza lavoro”, ha dichiaro il leader dell’Italia dei Valori. “E poi - ha proseguito - c’è ancora qualcuno che dice che viviamo in uno Stato democratico. Se questo fosse vero, il governo dovrebbe pensare ai cittadini, alle fasce sociali più deboli e non a difendere gli interessi dei soliti noti”.

    BELLA IDEA!!!!
    POTREBBE ASSUMERLI LUI COME MANOVALI NEI LAVORI DI AMPLIAMENTO DELLE SUE VILLE NON APPENA SARÀ APPROVATO IL SUO FANTASTICO PIANO CASA!

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