Una Rimini onirica, come la ricordava Fellini in sogno…
Una Rimini onirica, come la ricordava Fellini in sogno, narra la vita nell’antico borgo e dei suoi abitanti
a seguire Buffet per tutti
giovedì 19 marzo 2009 – ore 20.45, presso Circolo Arci “Madamadorè”, viale Spazzoli, 51 - Forlì
In collaborazione con i Circoli PD Spazzoli e Cà Ossi - ingresso gratuito
I prossimi incontri:
Giovedì 2 aprile 2009 – ore 20.45, presso Circolo Arci Madamadorè, viale Spazzoli, 51 - Forlì
Serata musicale
Giovedì 23 aprile 2009 – ore 20.45, presso Teatro San Martino, piazzale della Pieve,1 - Forlì
Commedia dialettale “La Cabala!” regia di Silvia Dall’Ara
Domenica 10 maggio 2009 – ore 15.00, presso Circoscrizione 2, via Sillaro, 42 - Forlì
Gara di Cucina e Cena
View blog reactions10 Commenti a "Una Rimini onirica, come la ricordava Fellini in sogno…"
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“Le manine scoincidono nel nostro paese con la primavera. Sono delle manine di cui che girano, vagano qua e vagano anche là. Sorvolano il cimitero di cui tutti riposano in pace. Sorvolano il lungomare come i tedeschi… datesi che il freddo non lo sentono loro. Ai… Al… Vagano, vagano. Girolanz… Gironzano… Gironzalon… Vagano, vagano, vagano!” (Giudizio)
“Guarda quante ce ne sono, oh. Milioni di milioni di milioni di stelle. Ostia ragazzi, io mi domando come cavolo fa a reggersi tutta sta baracca. Perché per noi, così per dire, in fondo è abbastanza facile, devo fare un palazzo: tot mattoni, tot quintali di calce, ma lassù, viva la Madonna, dove le metto le fondamenta, eh? Non son mica coriandoli”. (Aurelio)
Cari tutti,
pregustando la proiezione di un classico per eccellenza, “AMARCORD”, di giovedì sera 19 marzo, vi copio incollo una breve estratto da “Fellini al Fulgor” a cura di Gianfranco Gori. Nel celebrare un Grande Maestro come Fellini, non possiamo omettere due “capitoli” che certo non possono prescindere dalla sua biografia:
l’incanto per la femmina e l’irresistibile ironia che invita sempre più lontano…
Con l’auspicio di favorire e offrire un incontro tra diverse generazioni e culture o più semplicemente di passare una serata tutti insieme, seguiremo, insieme al nostro candidato sindaco, Roberto Balzani, quel percorso magico che Fellini traccierà lungo tutta la durata della pellicola che tra oniricità e grottesco riesce a descrivere uno spaccato dell’Italia come nessuno è riuscito più a fare. Una malinconica poesia, un’istantanea della nostra identità, che descrive con diversi stati d’animo un periodo tragico per la storia del nostro paese attraversato da un’asfittica condizione sociale dove la metafora più bella del nonno che si perde nella nebbia autunnale altro non celebra che l’inesplicabilità della vita umana e del ciclo della vita
Quelle figurine che “sgambettano” e quelle manine che si “agitano” e che sono cosi tipicamente “nostre” cosi come di Titta, Miranda, Aurelio, il nonno,la “Volpina”, Teo, la tabaccaia, Bobo, la Gradisca e tanti altri, non sono solo il frutto e l’immagine di un particolare momento storico, ma esprimono la transitorietà di una condizione umana che né dittature né progresso potranno mai, fatti i debiti confronti, cambiare radicalmente
Ricordo a tutti che questa seconda iniziativa s’inserisce nell’ambito di un ciclo d’incontri culturali,”Dalla parola alla pentola”, promosso dall’area territoriale “Cultura, Turismo e Sport”, in collaborazione con i circoli Pd Cà Ossi e Spazzoli e dalla passione e impegno di cinque democratici giovani
Arcurdiv!
…a giovedi…
un caro saluto a tutti
Sara Samorì
“QUANDO MI TROVAI DA SOLO ACCANTO ALLA GRADISCA!”
A Rimini, il cinema si chiamava Fulgor, l’ ho già raccontato in quasi tutti i miei film. Adesso, nell’ atrio, c’ è una mia grande fotografia. Sto lì, proprio sopra la cassa, e non posso fare a meno di pensare che quando c’ è un film che non piace, la gente uscendo se la prenderà un po’ anche con me, mi guarderà con delusione (…). E la moglie del farmacista, che andava al Fulgor per farsi tastare? Vedeva i film tre o quattro volte di seguito, e tutto attorno a lei era un gran carosello di giovanotti, anche noi ragazzini tentavamo la grande avventura, cambiando posto in continuazione con una lenta marcia di avvicinamento. Poi c’ era Baghino, che stava ritto nel buio dietro le tende, per spiare sulle facce degli spettatori la minima espressione di insofferenza quando sullo schermo, nei cinegiornali, appariva il Duce, e poi correva a dirlo al Fascio. Una volta, in quattro, l’ hanno arrotolato dentro la tenda, facendolo girare come un salamone appeso al soffitto e legandolo alle caviglie e sopra la testa. Da là dentro, lanciava urla da bestia, ma nessuno aveva il coraggio di andarlo a liberare. Siccome per via della Bottega dell’ Arte, io ero diventato un personaggetto abbastanza noto, avevo fatto un contratto col proprietario del cinema Fulgor. Costui assomigliava a Ronald Colman e lo sapeva. Portava l’ impermeabile anche d’ estate, i baffetti e manteneva una costante immobilità, per non perdere la somiglianza, come fanno quelli che sanno di assomigliare a qualcuno. I lavori che facevo per lui - caricature di “divi” interpreti dei film in programmazione, messe nelle vetrine dei negozi a scopo di propaganda - gli erano dati in cambio dell’ ingresso gratuito al cinema Fulgor. In quella calda cloaca di ogni vizio che era il cinema allora, c’ era la maschera Madonna (da noi si dice così Madonnaccia al posto di Cristianaccio, per dire un omaccione grande e grosso). L’ aria veniva ammorbata da una sostanza dolciastra e fetida, spruzzata da quella maschera. Sotto lo schermo c’ erano le pancacce. Poi, uno steccato, come nelle stalle, divideva i “popolari” dai “distinti”. Noi pagavamo undici soldi; dietro si pagava una lira e dieci. Nel buio, noi tentavamo di entrare nei “distinti” perché là c’ erano le belle donne, si diceva. Ma venivamo agguantati dalla maschera, che stava nell’ ombra e spiava da una tenda; sempre tradita, tuttavia, dalla brace di una sigaretta, che si vedeva nel buio. Dopo le caricature, io avevo ottenuto l’ ingresso gratuito per me, Titta e mio fratello. Una volta che c’ ero andato, vidi la Gradisca sola, nei “distinti”. Scavalcai lo steccato, sfuggendo alla sorveglianza di Madonna; mi fermai a guardare la Gradisca, col batticuore. I capelli della donna, luminosi, biondi, erano battuti dal fascio di luce che usciva dalla cabina. Mi sedetti, forse per l’ emozione: prima lontano, poi sempre più vicino. Lei fumava lentamente coi suoi labbroni. Quando ebbi raggiunto la poltroncina accanto, allungai una mano. La sua coscia opulenta, fino alla giarrettiera, sembrava una mortadella chiusa dallo spago. Lei lasciava fare, guardando in avanti, stupenda e silenziosa. Andai oltre, con la mano, fino alla carne bianca, polposa. A questo punto, la Gradisca si voltò lentamente e mi chiese con voce buona: «Cos’ è che cerchi?». Io non fui più capace di proseguire. © “Fellini al Fulgor” a cura di Gianfranco Gori, “Quaderni di Rimini Cinema”, n. 5, 1987 - FEDERICO FELLINI
anche il grande puffo seguirà le traccIe del cineforum. Il grande puffo dice: meno male che il candidato e i suoi sostenitori sono grandi intellettuali e studiosi, la grammatica sicuramente sarà il fiore all’occhiello della prossima campagnIa elettorIale.
Grande puffo era anche sinonimo di gran c…ne, comunque se per caso i sostenitori di Balzani sono anche esperti di grammatica, per lei grande Puffo sarà un’occasione preziosa per imparare il plurale di traccia, che perde la i… e che campagna si scrive senza la i. così come elettorale.Senza rancore e con l’augurio fraterno che svaniscano tensioni e che finalmente si possa cominciare tutti insieme a cercare voti necessari per non perdere il comune di Forlì.
Giliana Mercatali, illustre sconosciuta che però voterà…
Cara Giliana grande puffo le fa notare che è stata la sig.na Samorì a scrivere Traccie con la I.
Per questo il grande puffo ha ironicamente risposto storpiando altre 2 parole…
vedo che anche il sarcasmo non è concepito su questo blog…
che puffo-peccato…
Grande Puffo pensavo che il sarcasmo non facesse parte del personaggio del cartoni animati! Nel blog è concepibile quasi tutto…. , purchè siano riconducibile alla persona che se ne assume la responsabilità firmandosi con il suo nome e il suo cognome.
Sandro Zedda
Grande Puffo sempre avvelenato…fiele in ogni momento…e pensare che sei un mio compagno di partito…uno di quei compagni che quando governano il partito se esprimi un dissenso politico ti dicono stai spaccando il partito.
Ma adesso che la Storia ti ha portato ai margini insieme a tutti gli amichetti che hanno fiele nel sangue (perfortuna una esigua minoranza) porti la tua energia negativa dentro il PD.
No, caro Grande Puffo, persona senza volto e senz’anima, non ti lasceremo più aggirare avvelenare la nostra comunità
scusate il refuso…per avvelenare la nostra comunità
Serata straordinaria ieri. Roberto Balzani nella sua introduzione al film Amarcord ha dimostrato di essere non solo uno storico, un uomo di grande sensibilità politica, ma un critico cinematografico profondo.
Rivedere Amarcord per quelli della mia generazione, come ha detto Roberto, è un reimmergersi nella tradizione, un recupero della memoria dal sapore proustiano.
I quasi 100 spettatori, l’appassionata introduzione di Sara, la cura per i suoni e le immagini di Franco, la cornice del Circolo Madamadorè ha dato all’iniziativa del ciclo “Dalla parola alla pentola” un colore nuovo alla declinazione della parola democratico, con uno sguardo rivolto al passato e con una proiezione autentica verso un futuro europeo
Per vedere il video
Roberto Balzani “critico cinematografico” al circolo ARCI “Madamadorè” (video)
http://www.balzanisindaco.it/pagine.asp?id=174
l’incanto per la femmina e l’irresistibile ironia che invita sempre più lontano…
Con l’auspicio di favorire e offrire un incontro tra diverse generazioni e culture o più semplicemente di passare una serata tutti insieme, seguiremo, insieme al nostro candidato sindaco, Roberto Balzani, quel percorso magico che Fellini traccierà lungo tutta la durata della pellicola che tra oniricità e grottesco riesce a descrivere uno spaccato dell’Italia come nessuno è riuscito più a fare. Una malinconica poesia, un’istantanea della nostra identità, che descrive con diversi stati d’animo un periodo tragico per la storia del nostro paese attraversato da un’asfittica condizione sociale dove la metafora più bella del nonno che si perde nella nebbia autunnale altro non celebra che l’inesplicabilità della vita umana e del ciclo della vita