La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Inizia un bel film. Lunedi 23 marzo ore 20.45 inizia la campagna elettorale di Roberto Balzani

Teatro Diego Fabbri

soggetto - Roberto Balzani Sindaco di Forlì

apertura della campagna elettorale per le amministrative comunali 2009

protagonisti - tutti i forlivesi che vogliono essere interpreti di cambiamento
letture - Denio Derni
musica - Khorakhané
regia - Roberto Balzani

persone e fatti assolutamente reali
l’ingresso è libero, la tua partecipazione ci dà forza

clicca qui per scaricare il programma

______________________________________________________

info@balzanisindaco.it - www.balzanisindaco.it

View blog reactions

29 Commenti a "Inizia un bel film. Lunedi 23 marzo ore 20.45 inizia la campagna elettorale di Roberto Balzani"

  1. maria maltoni 22 marzo 2009 22:28

    Roberto facci sognare ! So che il nostro candidato anche in questo fine settimana aveva parecchi impegni, anche fuori Forlì, perciò non leggerà mai le cose che scrivo su questo blog, ma voglio ugualmente condividerle con voi. Cosa mi aspetto da Roberto domani sera ? Che faccia veramente capire ai cittadini di Forlì – e non solo- che cambiare è possibile. Cominciando da comportamenti virtuosi individuali, come la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta, per arrivare ad una città più paritaria, solidale, ecologicamente sostenibile. Una città dove le donne e gli uomini, esprimono le proprie opinioni, democraticamente, come è stato fatto in questi mesi di intenso confronto durante e dopo le primarie, in assemblee, incontri aree di lavoro tematiche, discussioni in rete, e poi chi amministra porta a sintesi queste opinioni, senza avere progetti precostituiti e inamovibili o ascoltando soprattutto chi urla più forte in quel momento. Vorrei una città dove le donne nei luoghi decisionali, siano essi istituzionali o di altra natura, fossero esattamente la metà degli uomini, dato che sono la maggioranza dei cittadini ( leggevo oggi cose sulla Spagna e sognavo ad occhi aperti ) e potessero portare sensibilità ed esperienze diverse , sulla base della propria diversità.
    Vorrei una città solidale, dove chi viene da un paese diverso trova accoglienza e non è guardato di traverso. Dove non ci si guarda in cagnesco tra italiani e non italiani, per un posto all’asilo nido e per la concessione della casa popolare, perché i diritti sono diritti per tutti. Dove in centro storico non ci siano ghetti in cui gli italiani preferiscono non mettere più piede, ma attività armoniosamente mescolate tra loro, negozi e laboratori artigiani di forlivesi doc ed altri di nuovi forlivesi, messi a disposizione anche con il microcredito per favorire giovani e donne in questo momento di crisi.
    Una città meno inquinata , con tanti pannelli solari sulle case e sulle scuole, più piste ciclabili perché come sono oggi sono pericolose e ormai sono anni che non giro più in bici nella mia città.
    Un città che in tempo di crisi sa essere solidale e trovare nei vari mondi che la compongono, le risorse e i modi aiutare chi si trova particolarmente in difficoltà e superare la cultura dello spreco recuperando quella sobrietà di cui Roberto parla in ogni occasione. Last minute shop per vendere a basso costo prodotti che si avviano alla scadenza o il fresco deperibile a fine giornata .
    Io sono certa cha il volto della mia città può cambiare in meglio, basta volerlo e dobbiamo volerlo in tanti per vincere le elezioni al primo turno !

    Maria Maltoni, cittadina forlivese

  2. Stefania Collini 23 marzo 2009 00:10

    La campagna elettorale del PD: unire tutte le energie

    La prossima tornata elettorale inizia per il PD di Forlì al Teatro Diego Fabbri, il teatro della città: il Candidato Sindaco Roberto Balzani, vincitore alle primarie del dicembre scorso, raccoglie un testimone di rispetto per costruire la Forlì dei prossimi anni.
    Il panorama politico locale è ora caratterizzato da una questione di fondo: la irrinunciabile vocazione di tantissimi cittadini di essere parte attiva di un processo aperto per le decisioni della politica, la volontà di portare voci e contributi di idee e non solo voti, anche fuori dai canoni e rituali consolidati dei partiti, alle politiche locali.
    La candidatura Balzani in questo senso rappresenta in modo totale queste aspettative di popolo, quello stesso popolo di centrosinistra che con le sue 8.000 croci nella competizione del 14 dicembre scorso, ha dato testimonianza di forte legame all’esercizio consapevole e determinato del “dire la propria”. È stato posto chiaro e forte il tema di un rinnovamento delle persone, delle modalità di comunicazione e delle forme delle consultazioni politiche sui temi e sui problemi che stanno a cuore ai cittadini.
    Il quadro nazionale poi, complicato in modo pesante da una crisi economica senza precedenti, deve coinvolgere ancora di più i forlivesi in un esame attento di ciò che siamo e che abbiamo ottenuto in tanti anni di buon governo, di ciò che tuttavia vogliamo migliorare – perché le criticità esistono e di migliorare c’è sempre necessità-, di quanto non possiamo correre il rischio di perdere, di fronte ad una destra che oltre a slogan populisti e miseri attacchi, nelle città finora governate non ha certamente mostrato né di tenere a bada i conti pubblici (Catania docet) né di offrire servizi adeguati ai cittadini (su asili nido, scuole materne, welfare, sanità le nostre esperienze sono un modello non solo nazionale).
    Far vincere il centro sinistra in città è garanzia di mantenere alti i livelli di vivibilità e coesione sociale fin qui conquistati, far vincere il Candidato Sindaco del PD Roberto Balzani al primo turno, rappresenta, nel rispetto delle migliori tradizioni di governo, l’innovazione di metodi e forme di analisi, il pieno coinvolgimento e la partecipazione attiva cui i cittadini aspirano. Lo hanno dimostrato presentandosi in grande numero alle primarie, lo dimostreranno ancora di più recandosi tutti a votare un candidato scelto dalla base e non calato dalle segreterie dei partiti, un primato questo che nessun altro candidato sindaco può vantare.
    Questa è la forza di un grande partito protagonista del cambiamento: è sulla democrazia partecipata che si gioca questa tornata delle amministrative, il PD in questo ha le carte in regola, Roberto Balzani è la scelta migliore per la carica di Sindaco di Forlì.
    È il candidato sindaco espressione del diritto alla piena e consapevole cittadinanza per tutti, espressione di quel noi che mira al “bene comune”, ciò che sta nel cuore della sinistra, che non fa distinzioni di classi sociali, di sfumature ideologiche, di colore della pelle.
    È tempo di unire le energie, di attivare tutte le forme di partecipazione, tradizionali e innovative, per un grande progetto, partecipato, di buon governo per la città.
    Stefania Collini
    componente direzione comunale PD Forlì

  3. Chiara Mazza 23 marzo 2009 23:52

    CIACK SI GIRA!! e già dalle primissime battute di stasera, davanti ad un Teatro Diego Fabbri gremito, si annuncia un film assolutamente emozionante, di quelli che al botteghino sbancano tutto. L’emozione è stata di Roberto Balzani ma palpabile di tutta la sala, ed in particolare di chi ha fatto le primarie anche solo a risentire i Cold Play. Ascoltando le parole profetiche di Pasolini e le canzoni di De Andrè, ho pensato che già la rottura sta in questo: non sarà più, mai più, una campagna elettorale a vino e ciambella ma torneremo a pensare, a riflettere sulla letteratura, sulla musica e sull’arte tentando di costruire una Forlì più giusta, cullandoci nelle parole sagge, quotidiane, tranquillamente devastanti e rivoluzionarie del prof.
    A domani C.

  4. Valentina Ravaioli 25 marzo 2009 00:26

    Lunedì,23 marzo 2009,ore 20.45,teatro”Diego Fabbri”.
    I presenti sono più di 800.
    Partono le note di “Viva la vida”ed ha inizio la straordinaria serata che segna l’apertura ufficiale della campagna elettorale del candidato sindaco PD della città di Forlì,Roberto Balzani.
    Si è trattato di un evento ricco di pathos,non solo per coloro che si erano messi in gioco al tempo delle primarie,ma anche per chi,per la prima volta,è entrato in contatto con un modo così diverso e spiazzante di intendere la politica e concepirne le metodiche.
    Un universo nuovo,nel quale sono contemplate l’arte,la letteratura,la musica;un universo nuovo in cui si riscopre il valore vero delle parole,capaci di arrivare,a chi voglia ascoltarle con attenzione,con dolcezza inaspettata o con l’altrettanto inaspettata violenza di un pugno nello stomaco.
    Le canzoni dei Khorakanè,in cui alla poesia di De Andrè si mescola la durezza di testi che ricordano le stragi del terrorismo,il sangue che ha sporcato la storia del nostro paese,”la vendetta della memoria”,si alternano alle letture,affidate a Denio Derni,che hanno visto succedere al “canto dell’individuo,della singola persona e insieme della Democrazia e della massa”di Walt Whitman,le osservazioni di un grande forlivese,Giuliano Missirini,e infine le taglienti,spietate analisi,sorprendentemente attuali,relative ai mezzi di comunicazione e alla televisione,di uno dei più straordinari uomini di cultura del xx secolo,raro esempio di libertà intellettuale:Pier Paolo Pasolini.
    L’intervento di Roberto Balzani,è stato l’ultimo anello di questa catena di emozioni,e, senza dubbio,l’emozione più grande.Dietro le sue parole,in effetti,c’è molto,ma molto di più di un programma per amministrare una città:c’è il futuro del PD.
    Il futuro di una realtà che,come ha affermato il nostro candidato,sta vivendo un momento travagliato,inutile nasconderlo,sia dal punto di vista locale,sia da quello nazionale,ma che,allo stesso tempo,sta mostrando con decisione,a partire dal laboratorio forlivese,la volontà di affrontare la sfida,abbandonando lamentele,lagnanze,mugugni più o meno sommessi e rimboccandosi le maniche per far fronte alla crisi più tremenda del dopoguerra.
    In fondo,poi,”crisi”,da etimologia,significa “giudizio,decisione”.
    Ed è proprio di “capitani”che sappiano avere la capacità,la responsabilità,la forza di assumere queste decisioni che noi abbiamo bisogno.
    Posizioni nette sulla politica vista come servizio e non come mestiere,sul ricambio generazionale,sulla trasparenza,sulla valorizzazione del merito(verificato da “terzi”,non “autocertificato”!)e sulla necessità di coinvolgere i “cervelli” brillantidell’università,sull’incentivare la creatività per trovare soluzioni in un momento in cui le risorse sono esigue ed in continuo calo,sul permettere ai giovani di avere ancora qualche possibilità nello scegliere il loro futuro,investendo nell’immenso capitale umano da essi rappresentato.
    Balzani fa emergere un’idea di politica partecipata,che si apre alle persone,cessando di considerare la base come un “insieme di voti garantiti”e valutandola,invece,come un potenziale con cui confrontarsi,da cui attingere spunti ed idee.
    La politica del “palazzo”,le decisioni prese da pochi nel chiuso di quattro mura,una miopia inaudita nei confronti dei pareri e dei bisogni dei propri elettori,rimandano a certe modalità del passato ,il persistere delle quali costituirebbe il cancro mortale del PD.
    Non si rinnega il passato:esso è parte fondante della nostra identità,ad esso appartengono scelte politiche che hanno fatto della realtà locale una zona ad altissimo livello per quanto concerne welfare a solidarietà nei confronti dei più deboli.
    Ed è proprio per questi deboli che la politica deve avere la capacità e l’onesta di uscire da una condizione dominata da autoreferenzialità,personalismi e interessi particolari e riscoprirsi come possibilità,come autentica chance,finalizzata a dare una risposta alle sfide che il XXI secolo pone con urgenza.
    TRA LA PAURA E IL CORAGGIO,C’è L’AZIONE POLITICA.

  5. maria maltoni 29 marzo 2009 21:50

    Davvero una festa non solo di tutto il PD, ma della città, quella che ieri ha visto stringersi attorno al nostro candidato sindaco Roberto Balzani, tantissime persone : cittadini e militanti PD già impegnati durante le primarie, dirigenti di partito di lungo corso, tanti giovani e ragazze , insomma un popolo variegato e pieno di entusiasmo all’idea di iniziare “formalmente “ con l’inaugurazione della sede, la campagna elettorale di Balzani per le amministrative.
    Una campagna che sarà incentrata sulle cose concrete, a differenza di quella che preannuncia il candidato di Forza Italia, Rondoni, nelle sue prime dichiarazioni, in cui dichiara che la sua è una candidatura “per la libertà “. Ma forse quello di Rondoni è un altro film , girato negli anni ’50, in epoca di “guerra fredda” e che non ha alcun riscontro con la realtà di oggi, se non fosse per i rischi alla democrazia e gli attentati alla Costituzione, prodotti proprio dal suo leader, Berlusconi.
    Invece Balzani fin dalla mattina nell’incontro coi giornalisti, ha dichiarato che la sua campagna - che sarà fatta anche fuori dai soliti schemi- vuole affrontare i problemi di maggiore interesse per i cittadini, continuando quel confronto aperto e quel dialogo con la città che è stato la chiave del suo successo durante le primarie. Perciò alle tradizionali iniziative nei circoli, si affiancheranno anche momenti di incontro meno tradizionali su temi di scottante attualità.
    Occorre ora una grande impegno da parte di tutti , cercando di mettere in campo non solo iniziative grandi o piccole, ma anche contatti quotidiani, per arrivare alle elezioni portando quanti più forlivesi possibili a votare per Roberto Balzani. Un leader che non è un marziano ( come ha scritto un politico locale qualche giorno fa sui giornali) ma ha una visione del futuro che vorrebbe per la sua città. Un futuro che affonda certo le sue radici nel presente, ma che vuole anche costruire obiettivi nuovi e più avanzati da raggiungere.

    Maria Maltoni

  6. maria maltoni 30 marzo 2009 08:05

    ops ! Ora c’è il Partito della Libertà, non Forza Italia, ma scusate, che differenza fa dopo aver visto e sentito la 3 giorni di congresso costitutivo e gli show di Berlusconi ? Di qui il lapsus…

    Maria Maltoni

  7. giliana mercatali 30 marzo 2009 15:36

    Come mai nessuno di voi si indigna per la candidatura alle europee di Cofferati?Non doveva occuparsi di suo figlio?Adesso lo affiderà a una baby sitter?Vedo purtroppo che il PD nazionale persevera nell’errore di voler a tutti i costi garantire una poltrona a quelli che non se la meritano.Cofferati ha rovinato Bologna, perchè non l’ha mai amata e non la conosceva.Con i suoi mille divieti ha contribuito a creare il clima di insicurezza che si respira in quella città.Ricordo che ha persino vietato la festa in piazza Maggiore quando La Ducati vinse il mondiale.Non sarà facile in campagna elettorale chiedere voti per un PD che porterà Cofferati in Europa.Chissà perchè la Spaggiari a Reggio Emilia è uscita dal partito per formare ua lista civica?…Meditiamo gente, meditiamo Giliana Mercatali

  8. Sandro Zedda 30 marzo 2009 16:36

    Giliana credo e son convinto che quello che dici in parte sia vero, ma ancora più vero e riuscire iniziando da dove si vive cambiare il modo di vedere e di agire. Son convinto che non si debba perseverare sui pre-giudizi ma avere pienamente la volontà che le cose sia a livello nazionale ma sopratutto a livello locale possono e devono cambiare. Stimando in te una persona capace e consapevole, e di buon senso,tu sai che le cose e le persone non son tutte negative ma esistono anche persone positive, che possono apportare sostanziali modifiche e positive nella prassi quotidiana. Vedi anche negli Stati Uniti d’America con la elezione di Obama il popolo gli ha dato fiducia come Presidente, nonostante tutti i Governatori dei vari stati che la compongononon non abbiano la lungimiranza come lui. Dobbiamo credere sino in fondo che le cose possono e devono essere diverse, e possibili di cambiamento. Credere in un mondo nuovo e dare speranza a chi non l’ha più o la sta perdendo, ma crede ancora in maniera sincera, che non tutti,ma solo poche persone possono portare alla degenerazione della prassi politica e della sua amministrazione Io penso che la maggioranza delle persone se messe in grado hanno orizzonti più limpidi e cristallini. Se ciò non fosse, potremo dire che il lavoro che stà svolgendo il Partito Democratico sia fallito. Son convinto di no!!

  9. guido 30 marzo 2009 17:20

    Ho avuto un’infatuazione per il PD, ma era solo quella. Alla luce dei recenti risvolti penso che l’esperienza sia miseramente fallita, in esso convivono personalita’ in totale antitesi, vedi Finocchiaro vs Binetti come esempio. Come cattolico (seppur poco praticante), non posso ignorare gl’insulti per il mio credo (sembriamo perseguitati peggio che da Diocleziano)subisce, per cui ritorno alla base seguito da molti amici.
    Buon viaggio anche se penso che sara’ breve.

  10. maria maltoni 31 marzo 2009 12:47

    Di cosa parliamo quando parliamo di sicurezza, uno dei “cavalli di battaglia “ di questo governo ed della destra anche a livello locale ? In realtà di nulla, perché la realtà delle condizioni in cui le forze dell’ordine si trovano ad operare è quella denunciata in questo articolo che posto da “L’ Unità “. Si prevedono soldi per tutto, a partire dalla “ronde “ per accontentare gli alleati della Lega , ma nulla che serva effettivamente a rendere efficace il lavoro chi opera nel settore della sicurezza. E allora parliamo di cose concrete che incidono sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone ! Maria Maltoni
    Sindacati di polizia uniti contro il governo: «No alle ronde»
    «In tutto il mondo quando si pone il problema della sicurezza un governo opera con investimenti, mezzi e formazione del personale. Da noi invece c’è il fatto singolare di un governo che taglia gli investimenti ed introduce mezzi alternativi come le ronde». È questa la sintesi fatta dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, della questione che ha portato davanti al Viminale a Roma, sede del ministero degli interni, della protesta organizzata dai sindacati di polizia contro i tagli alla sicurezza. Sul tema è giunto anche il sostegno di Dario Franceschini. «Le ronde», ha spiegato Epifani, «a voler essere buoni, intralciano il lavoro delle forze di polizia, quando addirittura non creano problemi». Alla manifestazione hanno partecipato circa 250 rappresentanti del Siulp, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Consap, Ugl-Polizia di Stato, Coisp-Up-Fps-Adp-Pnfi-Mps, Uilps.

    I sindacati della polizia di Stato sono scesi in piazza proprio «per dare un segnale forte a Berlusconi e Maroni perché siamo contro le ronde», come ha affermato Michele Alessi segretario nazionale del Siulp. «Vogliamo garantire la sicurezza - ha aggiunto- con i mezzi adeguati che devono essere potenziati anche economicamente. Siamo poliziotti ma anche fruitori della sicurezza». «Le leggi finanziarie continuano a tagliare i fondi alla sicurezza, causando, di fatto, un grave deficit nell’organico delle forze dell’ordine e gravi difficoltà gestionali delle risorse e dei mezzi di lavoro; se si va avanti così, si rischia il fallimento dell’azienda di sicurezza» si legge in un volantino che è stato distribuito ai manifestanti.

    «Non ci sono i soldi per la benzina, le stampanti, le fotocopiatrici, sono stati ridotti e tagliati gli straordinari - prosegue Alessi - mancano mezzi e strumenti perché la battaglia principale è la prevenzione che deve essere fatta dalla polizia di Stato che deve avere gli strumenti adeguati». «Si tagliano - proseguono tutti i sindacati - 1.031 milioni di euro per la sicurezza e poi si stanziano 100 milioni per le forze di polizia. A conti fatti hanno tolto 931 milioni di euro alla sicurezza, negano il taglio e parlano addirittura di potenziamento. L’organico della polizia di Stato vanta un deficit di circa 7.000 unità: ogni anno 1.500 colleghi vanno in pensione e solo una parte vengono rimpiazzati».

    Critico anche il sindacato più vicino al governo, l’Ugl. «La sicurezza è stata un cavallo di battaglia del governo ma poi non c’è stato lo stesso impegno nell’assegnazione delle risorse alle forze di polizia», ha detto il segretario generale Renata Polverini. «I tagli - ha spiegato Polverini - ci sono e nessuna risorsa aggiuntiva è stata stanziata in un momento in cui chiediamo alle forze di polizia di operare con il massimo impegno a tutela dei cittadini». Il segretario dell’Ugl ha ricordato che «i poliziotti operano con auto vecchie, spesso senza carburante e sono l’unica categoria che ha il pagamento degli straordinari in misura inferiore al servizio ordinario». Polverini ha chiesto quindi un incontro al ministro dell’ Interno, Roberto Maroni. «Al di là della discussione sulle ronde - ha osservato - bisogna affidare a chi ha le competenze professionali la sicurezza dei cittadini. Questa - ha concluso - è una battaglia per l’interesse generale, al di là degli schieramenti politici».

    «Mi è stato raccontato che ai poliziotti che dovranno operare al G8 è stato chiesto di anticipare di tasca propria le spese», ha fatto sapere intanto il segretario del Pd, Dario Franceschini, intervenuto alla manifestazione davanti al Viminale. «Mi è stato anche detto - ha proseguito Franceschini - che in molte città sono in trasferta permanente agenti di polizia per occuparsi della tutela dei soldati impiegati nei presidi fissi e per evitare che dalle ronde nascano problemi per la sicurezza».

    «Di tutto si può accusare il governo salvo di cose non vere e cioè di aver tagliato per il 2009 i fondi per la sicurezza» ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, replicando alla protesta dei sindacati di polizia che hanno manifestato davanti al Viminale, che ha annunciato la volontà di organizzare un incontro nei prossimi giorni.

    Maroni, che è intervenuto all’università Cattolica di Milano ad un convegno sull’immigrazione, ha mostrato un documento ufficiale del ministero fatto dal dipartimento della pubblica sicurezza con le cifre degli stanziamenti fatti dai governi dal 2006 al 2009: «Nel 2006 - ha spiegato - sono stati stanziati 6,9 miliardi di euro, nel 2007 6,7, nel 2008 6,7 miliardi e nel 2009 7,4 miliardi. Come potete vedere la curva sale».

    «Chi sostiene il contrario - ha aggiunto - dice una falsità. Questa è la risposta che il governo Berlusconi ha dato, abbiamo aumentato gli stanziamenti del 10% per le spese correnti, cioè per gli straordinari, la benzina e le macchine». «Detto questo - ha concluso - sappiamo che i soldi non bastano mai e io sono disposto a discutere di risorse aggiuntive. Nel decreto antistupri
    abbiamo messo 100 milioni in più e nella prossima finanziaria c’è il mio impegno ad aggiungere risorse e io che sono sempre disponibile ad ascoltare le ragioni di chi protesta, nei prossimi giorni organizzerà un incontro con i sindacati».

    La curva potrà anche crescere di qualcosa, ma se poi i soldi vegono destinati al finanziamento delle ronde, o altre amenità del genere, la situazione non cambia. M.M.

  11. Sara Samorì 1 aprile 2009 10:56

    ROBERTO faccia a faccia con ALESSANDRO (I parte): un sano Fair Play

    (Martedi, 31 Marzo ore 10 Hotel della Città)

    Prendendo a prestito il gergo sportivo (peraltro amato da entrambi i leader), vorrebbe da dire bel “match” il primo faccia faccia tra Roberto Balzani e Alessandro Rondoni. La modalità asciutta del “botta e risposta” ha reso efficace, sintetico e brioso l’incontro promosso dalla redazione del Corriere di Forlì e coordinato da Pietro Caruso. Nel contesto di un dibattito serio e sereno, Balzani e Rondoni non puntano solo sul cosiddetto character, ma su un approccio concreto alle problematiche cittadine

    I due “sfidanti” si sono mossi all’interno di un serrato dibattito, sobrio e corretto, tanto apprezzabile per il rigore con cui i due candidati si sono confrontati sui contenuti delle loro proposte quanto vario e trasversale nei temi affrontati. Cautela e moderazione da entrambi i candidati che dimostrano di privilegiare un approccio pragmatico, senza rinunciare a qualche asso nella manica: Rondoni afferma di essere un fan della movida forlivese, Balzani prende amichevolmente le distanze dalla propria controparte quando afferma di essere un candidato “combattente” più che “da salotto”

    “Un paio di domande”, esordisce Pietro Caruso, “alcune personali altre generali”. Il tema delle ronde è la prima domanda posta al candidato del Pdl, Alessandro Rondoni: “ come si concilia l’alleanza di un cattolico osservante con chi promuove le ronde civiche?”. Rondoni non ha dubbi: il tema della sicurezza è avvertito come prioritario dai cittadini forlivesi e, assicura, di non avere preclusioni in merito alle ronde pur sempre agendo nell’ambito della legalità. La seconda è per Balzani, candidato del Pd: “ perchè Rondoni rifiuterebbe, secondo lei, l’alleanza con Viva Forlì”?. Attimi di stupore a cui segue una giusta osservazione del medesimo: “devo rispondere io?”

    A ritmo incalzante si sono poi succedute le domande stile coupon dei lettori del Corriere: dal tema del futuro della città a quello della sanità, dei farmaci, degli anziani, del commercio, passando per quelli dell’ambiente, della cultura, della scuola e dell’immigrazione. Tutto è bene resocontato sul sito di Romagnaoggi. Io voglio solo evidenziare, per l’ovvia sensibilità che nutro nei confronti di queste tematiche, due temi in particolare: quello dei giovani a Forli e quello dei giovani laureati. Una domanda in particolare mi ha colpito per la sorprendente veridicità: “i giovani non sono solo quelli che vanno all’Università; cosa si può fare concretamente per loro?”. E’ evidente lo scollamento di esperienze di vita reciproco che i giovani forlivesi in e fuori sede vivono al loro interno

    E mentre Rondoni esprime l’esigenza imprescindibile da fornire ai giovani d’oggi e cioè quella di creare comunità, investire sulle squadre e sui valori sociali aiutandoli con percorsi formativi e culturali, mirando in particolare a favorire l’istituzione classica rappresentata dalla famiglia, Balzani incalza con la necessità di dare risposte ai differenti bisogni e concretezza alle esperienze delle nuove situazioni famigliari andando incontro anche ai gruppi famigliari più ristretti e valorizzando in primo luogo le persone e i loro bisogni senza discriminazioni di genere e/o etnie

    (continua…)

  12. Sara Samorì 1 aprile 2009 10:59

    (riprende…)

    E’ però sul tema giovanile in senso lato che Balzani, a mio avviso, dà il meglio di sé stesso sottolineando l’urgenza di ovviare da un lato al disagio giovanile all’interno delle scuole, soprattutto dalle medie in poi, dove vi è una fascia ad alto rischio di devianza giovanile alla quale dedicare una nuova categoria che deve entrare tra gli interventi previsti dal sistema pubblico di welfare e dall’altro sottolineando l’ipocrisia di una riforma, quella Gelmini, che è risultata a tutti gli effetti un taglio economico che ha prodotto una scuola meno efficiente e più povera

    Sul tema dei giovani laureati e sulla valorizzazione della risorsa Università nel territorio forlivese, Rondoni e Balzani sono certo d’accordo nell’evidenziare come i principali disagi avvertiti dagli studenti forlivesi (come altrove, sottolinea Balzani) siano riconducibili in primo luogo alla necessità di maggiori strutture (affitti, mensa, sale studio, luoghi di aggregazione, eventi, postazioni internet etc), ma mentre Rondoni evidenzia in particolare la “politicizzazione” di alcune di queste, come, a suo avviso, è la sala studio Valverde, e la necessità di rivisitare in qualche modo l’efficacia che l’insediamento universitario sul nostro territorio ha prodotto sullo sviluppo economico, Balzani non ha dubbi: “provate ad immaginare Forlì senza Università, sarebbe stata una città veramente in grave declino, perché l’indotto portato dall’Università e l’elevazione dei livelli culturali generali è stato veramente incredibile e lo vedremo nel tempo. Il problema dell’Università è generale del nostro paese: la ricerca è ricerca pura, non applicata”

    Il problema occupazionale dei giovani laureati, sottolinea Balzani, è in realtà che le imprese sul nostro territorio, essendo di piccolo- medio rango, danno poche possibilità di impiego qualificato, ad esempio, ad ingegneri di grande qualità, “perché non c’è dentro la struttura d’impresa il ruolo per queste persone: dobbiamo sopperire a questo deficit per portare questi figure ad avere un’utilità all’interno delle imprese, facendo capire ai nostri imprenditori che è loro interessi aprirsi

    La Pubblica amministrazione può chiamare i neo-laureati più brillante a cooperare con il Comune su alcuni aspetti per dare l’esempio”. E per dare l’esempio, come ci dice bene Balzani, è necessario coltivare l’idea che la cultura non è qualcosa che possa essere imposta, né spetta al Comune avere una politica culturale nel senso di intromissione nelle scelte individuali, ma favorire invece una cultura di tipo sociale che a Forlì è rappresentata da tre culture in particolare: folklorico- dialettale, italiana e quella dei migranti. La nostra urgenza è quella di mettere a dialogo queste tre culture e favorire le strutture che permettano loro di esprimerla al meglio

    Una cosa è certa: queste elezioni, come dicono bene entrambi, cambieranno il volto della vita amministrativa di Forlì

    Balzani si propone proprio questo: non cadere nella demonizzazione dell’avversario, ma a testa dritta pensare a quello che c’è da fare, “è necessario portare masse dentro un’idea nuova di Forlì, c’è bisogno di riorientare e persuadere migliaia di persone a questo disegno, non solo attraverso il voto ma attraverso strumenti partecipativi come le primarie. A destra non c’è solo il candidato indipendente, ma anche lì ci sono partiti e strutture organizzate. Il mio obiettivo è alterare i processi di partecipazione politica anche a livello partitico. Questa è stata la mia sfida”

    Aggiungo e concludo che in una stagione di riforme come la nostra, l’indicazione di Foa va raccolta senza esitazione: «Negli esseri umani ci può essere una volontà che afferma le differenze, ed è giusto che vi sia; ma l’affermazione della differenza non è incompatibile con la ricerca di qualcosa che va oltre, di una volontà che crea l’insieme, che ricerca una regola di convivenza comune»

    “Quello che importa”, disse Giuseppe Mazzini circa due secoli fa, “è che le generazioni future possano nascere istruite dalle nostre battaglie, dai nostri sacrifici; fortificate dagli Esempi migliori. Non conta il luogo in cui si conquista una nuova “verità” o si muove un passo verso un migliore sistema educativo e verso il progresso: presto o tardi ne beneficerà l’umanità intera”

    Quell’Esempio è per noi oggi la sfida di Roberto Balzani

    Un caro saluto a tutti
    Sara Samorì

  13. raffaele barbiero 2 aprile 2009 17:45

    due osservazioni,
    una per giuliana mercatali
    e
    una per guido (mexaggio del 30 marzo 2009 ore 17:20, che si dichiara cattolico non osservante)

    a giuliana dico che ha profondamente ragione su cofferati. Quando si ricandodano certe persone si commettono errori giganteschi, non si può essere sempreverdi, buoni per tutte le stagioni, dire e poi smentirsi nell’arco di pochissimo, ma qui berlusconi ha fatto più che scuola.

    a cofferati aggiungo che il pd potrebbe fare a meno anche di d’alema (telecom, bicamerale, unipol-consorti, affossamento di prodi, ecc. Il grande stratega non ne ha presa una…ha fondato i red due secondi dopo la nascita del pd) e dei supoi amici a partire da la torre , quello dei pizzini….al collega del pdl; bersani che più industrialista in termini quantitativi e affaristi di lui non c’è nessuno e che aspetta il dopo europee per ricandidarsi; la finocchiaro che una volta perso in sicilia non ha fatto altro che trasferirisi nella più comoda roma invece di lottare e ricostruire là il partito; rutelli che sarebbe meglio proprio non nominare nemmeno; parisi; fassino, al %° mandato, che non contento dell’incarico sulla birmania si porta in parlamento anche la moglie -notissima per la copioso e fulgida attività parlamentare-, marco colannino che ha un conflitto d’interessi con il suo papà enorme o calearo che abbiamo visto quanti industriali rappresenta, oltre all’”amico” prof. ichino che ha talmente lavorato bene che oggi brunetta gli dovrebbe dare una percentuale come diritti d’autore e quando parla della precarietà e della necessità della flexibilità lo fa per rivolgendosi agli altri visto che come professore universitario è più che garantito. Come ha detto quella delegata ligure, debora s., un pò di rinnovamneto non farebbe male, ma non perchè c’è voglia di epurazione, semplicemnete non si può essere sempre in grado di fare e disfare. Certe persone aiuterebbero di più se smesse le aspirazioni a comandare e guidare si mettessero di buon spirito a “servire” (intendendo con ciò ad essere di servizio), ad essere di consiglio, come persone che hanno esperienza e che la vogliono offrire senza pretendere nulla in cambio visto, che hanno già ricevuto molto dal partito o che hanno già un affermato ruolo sociale, anche perchè sicuramente nessuno di questi rimarrebbe sulla strada con il problema di arrivare a fine mese.

    Per guido mi spiace che scelga di non stare più in questa avventura e che pensi che durerà poco. Soprattutto mi spiace perchè dice che il suo credo è stato insultato. Penso che ognuno ha diritto al rispetto delle sue ragioni, convincimenti profondi e solo in questo modo si può essere un partito aperto.
    Se però guido mi chiede di non fare osservazioni critiche sui pronunciamenti della Chiesa perchè Chiesa, gli dico che si sbaglia. Il Papa e al Chiesa quando non parlano di questioni inerenti la fede o quando non parlano “in cattedra”, e ciò è avvenuto solo pochissime volte da quando questo dogma è stato introdotto per il Papa, sono agenti sociali e politici (nel senso positivo del termine) come altri. Hanno certamente diritto a dire la loro su tutto, ma noi abbiamo il diritto di criticare, anche fortemente, quanto dicono (vedi il tema della riamissione del latino alla messa, del recupero dei lefreviani che negano l’olocausto e altro ancora), purchè si sappia distinguere la critica delle idee, che può essere anche durissima, dal rispetto delle persone che la esprimono.
    Spero quindi che ci ripensi.

  14. Maria Teresa Vaccari 2 aprile 2009 22:19

    CANDIDATURE EUROPEE
    Da L’Unità del 2/4/2009 http://www.unita.it/news/83622/sud_da_sciogliere_il_nodo_dantoni_de_castro


    Il nodo più intricato è quello attorno alla probabile candidatura di Sergio Cofferati come capolista della circoscrizione Nordovest. Il Pd ligure è ansioso di liberarsi di una figura ingombrante e Cofferati ha già trovato l’appoggio di personaggi del calibro di Fassino e Bersani; nonostante questo, però, il rebus non è ancora stato sciolto. Pesa parecchio infatti il ricordo delle parole pronunciate da Cofferati lo scorso ottobre, al momento di rinunciare alla rielezione a sindaco di Bologna: “Se andassi a Bruxelles, potreste dire che sono un ciarlatano”. Un dietrofront del genere non sarebbe la presentazione ideale per chiedere fiducia agli elettori.
    … (Francesco Costa)

    In effetti la possibile candidatura di Cofferati alle Europee mi lascia alquanto perplessa.
    Ho sempre pensato che come sindaco di Bologna era un po’ troppo calato dall’alto (come direbbe Tonino Di Pietro “Che c’azzecca?”); sono fuori da molto tempo dalla vita bolognese e non so se sia stato un buon sindaco, ma di sicuro non si è fatto mancare polemiche e nemici.
    Il suo tira-e-molla questa estate sulla riconferma era un po’ stucchevole, ma alla fine avevo apprezzato le motivazioni personali che avevano portato al suo ritiro, creando, ancora una volta un discreto subbuglio a Bologna.
    Ricordo il bell’articolo di Concita De Gregorio che difendeva (una dei pochi) la sua scelta chiedendosi perchè sia considerato “normale” che una donna rinunci a carriera e politica per la famiglia e invece susciti tanto scalpore che lo faccia un uomo di 60 anni con un figlio neonato che si rammarica di non aver avuto tempo da dedicare al primo figlio ormai adulto.
    Da mamma lavoratrice so bene quale sforzo comporti riuscire a conciliare professione, famiglia e ora anche politica.
    A mio avviso la candidatura di Cofferati alle Europee sarebbe un grave errore per la sua credibilità personale e per quella del Partito Democratico dopo che Franceschini aveva dato segnali rassicuranti sulla volontà di rinnovamento della nostra classe dirigente.
    Come aveva detto lo stesso Cofferati la scorsa estate, ci sono tanti modi per contribuire alla vita del PD anche in Liguria, vicino alla sua famiglia, come sembrava volesse fare.
    Sarei curiosa di sapere cosa ne pensa sua moglie.

    Altrettanto perplessa mi lascia l’indicazione di Debora Serracchiani che tanto consenso ha suscitato all’assemblea dei circoli e che ho ascoltato con piacere l’altra notte nell’intervista di Daria Bignardi.
    Concordo con molte delle cose che ha detto con grande chiarezza ed efficacia e penso che sarebbe un peccato che venisse “dirottata” così velocemente in Europa perchè una persona così sarebbe molto più utile in Italia per sostenere il processo di maturazione del PD. O forse è proprio per questo che è stata segnalata per Strasburgo?

    Per chiudere, un pensiero sulla maggioranza di governo: dopo la bocciatura del maestro unico da parte dei genitori, dopo la dichiarazione di incostituzionalità di una parte della legge sulla fecondazione assistita (un vero obbrobrio), dopo la parziale retromarcia sul piano casa (grazie all’intervento delle Regioni e soprattutto di Vasco Errani), dopo il parere negativo del CSM sulle ronde, cosa serve ancora agli italiani per capire che gli slogan e i colpi di teatro (il caso Englaro per tutti) servono solo a distogliere l’attenzione sugli obiettivi veri di Berlusconi? Smantellamento della Costituzione e allargamento dei poteri del premier? Continuo a vedere tante pericolose similitudini con quello che avvenne 80 anni fa con Benito Mussolini.

  15. Maria Teresa Vaccari 3 aprile 2009 14:49

    LA PRESUNTA INDIPENDENZA DI RONDONI

    Sinceramente non penso che la presunta indipendenza di Rondoni sia un valore aggiunto.
    Innanzitutto questa indipendenza non la vedo.
    In prima fila c’erano tutti i dirigenti dei partiti che lo sostengono, sul sito ci sono bene evidenti i simboli “Berlusconi presidente” e “Casini presidente”, le foto che sono circolate fino ad oggi hanno sempre sullo sfondo lo stemma scudocrociato di democristiana memoria.
    Inoltre come pensa di poter governare con partiti da cui si dichiara indipendente che decidono per lui le alleanze, i candidati e il programma? Vuole fare il sindaco o il portavoce?
    Non credo che, soprattutto in un comune capoluogo, ci si possa candidare a sindaco senza un progetto politico di lungo periodo e di ampio respiro.
    Mentre Rondoni era in comune ad inaugurare la sua campagna elettorale, a Teleromagna andava in onda un incontro con tutti i candidati del PD del comprensorio forlivese; se vogliamo superare la crisi economica e sociale, l’unica strada possibile è unire le forze e lavorare insieme, comuni grandi e piccoli.
    E il centrosinistra ha la possibilità e la capacità di farlo grazie anche all’ampio consenso che la candidatura di Roberto Balzani ha raccolto tra i candidati dei comuni forlivesi e le altre forze politiche del centrosinistra.

  16. raffaele barbiero 4 aprile 2009 11:14

    CANDIDATURE per il PD a FORLI’.
    Parlare sul “sentito dire” mon mi piace, però a volte conviene intervenire prima perchè poi i giochi son fatti.
    Ci sono le regole dei due mandati, la necessità di dare voce alle donne e ai giovani e la volontà di rappresetnare i diversi mondi della città.
    Chi si autocandida, dopo aver già svolto due mandati o averli addirittura superati, in rappresentaza di “certe” aree del partito, secondo me non ha proprio colto il significato della candidatura di Roberto Balzani e vuole semplicemente continuare a “sistemare” la sua sitauzione personale.
    Spero che ci ripensi e se non ci ripensa, spero che il Pd sappia rifiutare chi non capisce che la politica si può fare anche se non si è in posizioni di “governo” e che non si può andare in pensione solo avendo fatto della politica un mestiere/una professione.
    cordiali saluti

    raffaele barbiero, forlì, 4 aprile 2009

  17. giliana mercatali 5 aprile 2009 15:52

    Tanto per continuare a farci del male…o meglio per far del male al PD,ieri ho saputo che alle Europee verrà candidato anche l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici.Peccato che a Firenze, città che conosco bene per motivi di famiglia, nessuno lo ami.Come mai si continua a calare dall’alto il candidato?Giliana Mercatali

  18. giliana mercatali 5 aprile 2009 15:54

    Segnalo che nel blog, c’è ancora l’ora solare.Sempre Giliana Mercatali

  19. Alessandro Pilotti 5 aprile 2009 19:16

    Io a differenza di raffaele sono preoccupato per tutti quegli assessori di prima legislatura che hanno deciso di non candidarsi.
    Ritengo sbagliato che l’assessore alle Politiche Educative che ha operato molto bene e che è
    il fiore all’occhiello della giunta Masini non offra un contributo alle lista PD. Con lei l’Assessore al Decentramento e l’assessore alla Cultura.
    A maggior ragione in considerazione del fatto che alle primarie nessuno di questi era un sostenitore di Balzani.
    Inoltre ritengo sbagliato che la quasi totalità dei costituenti nazionali e regionali eletti il 14 ottobre abbia deciso di non candidarsi.

  20. Sandro Zedda 5 aprile 2009 21:06

    “La Corte Costituzionale boccia la legge 40 sulla fecondazione assistita. I giudici della Consulta hanno infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14, comma 2, della norma, nel punto in cui prevede che ci sia un “unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” di embrioni.  Viola la Costituzione anche il comma 3 dello stesso articolo, nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna.”( Repubblica, 1/4/2009)
    Non mi sembra di esagerare se dico che questo governo fa le leggi contro la Legge, cioè la Costituzione. Non foss’altro perché non si tratta di una legge sola che è stata sottoposta o verrà sottoposta al giudizio di legittimità di organi e organismi aventi rilevante o determinante voce in capitolo. Dalla Corte di Cassazione alla Corte Costituzionale, al Consiglio Superiore della Magistratura, fiorisce una serie di pronunciamenti e prese di posizione che non solo mettono in evidenza una superficialità di fondo ed una scarsa attenzione a criteri cui il legislatore dovrebbe sempre attenersi (in special modo ragionevolezza e razionalità), ma soprattutto mettono in evidenza una linea di tendenza politica che presuppone due sole giustificazioni a tanto gravi manchevolezze, peraltro costantemente denunciate.
    La prima è la scarsa conoscenza dei principi ispiratori della Carta Costituzionale stessa, e delle conseguenti norme poste a presidio dell’ordinato svolgersi della vita civile e delle tutele che lo Stato può o non può garantire in ordine a ciò. Una parte consistente della classe politico-parlamentare probabilmente non è sufficientemente preparata sotto questo profili, con ciò differenziandosi  nettamente dalla preparazione media di aule parlamentari anche relativamente recenti, ivi comprese quelle della prima Repubblica, dove la prudenza nell’emanare nuove regole era essa stessa una regola, e i parlamentari avevano sicuramente ben presenti, al contempo, senso del pudore e senso dello Stato.
    La seconda è la possibilità, anche peggiore, che semplicemente si conosca il portato delle norme costituzionali, ma se ne disconosca l’importanza, o la si subordini addirittura a scelte politiche che, secondo il Governo, dovrebbero avere sempre ed in ogni caso la prevalenza. Un atteggiamento di confine, contiguo con quelle velleità che la storia ci ha insegnato essere retaggio non proprio delle democrazie.
    Purtroppo tertium non datur, e nell’uno e nell’altro caso il panorama oscilla fra un orizzonte di sconcerto, ed uno di grande preoccupazione. E questo, ovviamente, si somma ai grandi timori della crisi economica in atto. Perché un Paese che non sa legiferare attraverso i suoi organi di rappresentanza diretta e indiretta, è un paese che in generale non dà fiducia, né a se stesso, né sul piano internazionale.
    Gli esempi di questa insipienza legislativa, e delle carenti motivazioni politiche di fondo poste alla base, vengono inanellati l’un con l’altro con una non chalance sbalorditiva. Si va dai richiami pressanti del Capo dello Stato sui Decreti Legge, alle leggi improvvisate sulla casa, competenza invece delle Regioni; dalla strenua difesa, da parte della compagine governativa, della posizione vaticana sul caso Englaro (smentita prima di tutto dalla Corte di Cassazione), alle preoccupazioni di incostituzionalità espresse dal Csm sulle ronde nella ben nota legge sull’ordine pubblico; dall’abnormità demenziale del testo di legge sul testamento biologico (che prepara forse un prossimo referendum e comunque è certamente cassabile dalla Consulta), alla recentissima bocciatura da parte della Corte Costituzionale stessa della legge assurda sulla procreazione assistita. Si naviga cioè a vista, con la scialuppa del pressappochismo a sinistra e quella della malizia a destra, aspettando non che la nave Italia arrivi in porto coi propri motori in mezzo ai mari in tempesta, ma che venga trainata dal rimorchiatore di una divina provvidenza che, alla fin fine, avrebbe il compito di far trovare rifugio ai naufraghi spauriti di questo paese alla deriva.
    Più in particolare, nel caso della procreazione assistita e del testamento biologico,  pretendere che il legislatore si sostituisca alla scienza, indicando empiricamente il numero degli embrioni da trapiantare nella fecondazione assistita, così come stabilire altrettanto empiricamente che l’alimentazione forzata col sondino naso - gastrico non è un trattamento sanitario, non sono solo inaccettabili atteggiamenti di supponenza, ma isolano sempre più l’Italia dal contesto delle moderne democrazie occidentali; ne fanno una sorta di atollo infelice dove il tratto dominante è la sempre più marcata mancanza di libertà dei propri cittadini. Perché è proprio questo il problema. Mentre nel resto d’Europa il principio di libertà e di autodeterminazione della persona viene considerato un bene ed un valore irrinunciabile, forse il principale nel ventaglio valoriale caratterizzante lo Stato Democratico di Diritto, qui da noi esso viene sottoposto a costante usura, eroso da culture e ideologie illibertarie, che a volte si richiamano direttamente all’ideologia religiosa, altre volte sono il retaggio duro a morire di ideologie politiche che ancora non sono state completamente superate.
    Quando queste ideologie politiche bocciate dalle storia si fondono o solo semplicemente traggono alimento dall’ideologia religiosa più retriva, nasce e si sviluppa il peggio del peggio; ciò che sta fuori dalla modernità, dall’umanesimo, dal diritto, dalla scienza. L’uomo ne esce mortificato, ridotto a soggetto passivo di un’ideologia che tenta di montare sopra di esso come uno schiacciasassi. Tutte queste leggi bocciate dal diritto e dal buon senso hanno in comune proprio questo: il non rispetto della libertà, l’impropria subordinazione ad idee che lo limitano, prendendo a pretesto una presunta etica.
    Nel massimo rispetto degli altrui diritti, secondo il principio del neminem laedere, è tuttavia questa libertà che fa grande l’uomo, che lo spinge a fare di più per se stesso e per gli altri; che lo fa sentire non un oggetto di altre ideologie, ma un protagonista della civiltà ed in ultima analisi di se stesso.
    Sandro Zedda

  21. riccardovitali 6 aprile 2009 10:11

    Dal primo commento del Sig. Barbiero, tra gli epurati di cui farebbe a meno c’è ovviamente posto per il Prof. Ichino .
    Confesso che la faciloneria con la quale il Sig. Barbiero parla di una persona che da anni vive sotto scorta, al quale sono stati assassinati due colleghi, che recentemente ha subìto minacce di morte, un pò mi infastidisce.
    Perchè non c’è nessun riferimento alla riforma che il Prof. Ichino sostiene, ma solo ideologia degli anni 70 (in cui alcuni sono stati vittime, altri se la sono semplicemente cercata).
    Bella tristezza.

  22. Patrizia Graziani 6 aprile 2009 13:05

    Oggi mi sento solo di esprimere il mio dolore per le tante vittime del sisma in Abruzzo, e solidarietà agli abruzzesi .
    In questo tragico giorno non riesco a pensare ad altro,e propongo di mettere anche questo bolg a disposizione per appelli e raccolta di aiuti da portare alle famiglie terremotate.
    Patrizia Graziani

  23. riccardo 6 aprile 2009 13:34

    Ritengo opportuna la proposta di patrizia: questo blog, attento all’attualità non solo locale, spesso alle vicende e alle problematiche “globali” non può non partecipare attivamente (per quello che può un blog) alla tragedia dell’Aquila, anche attivando una forma di sostegno concreta. teniamoci in contatto per creare e attivare il nostro “canale” di aiuto e solidarietà.
    Riccardo Bacchi

  24. raffaele barbiero 14 aprile 2009 10:08

    a riccardo vitali

    rassicuro riccardo vitali che non appartengo alle ideologie degli anni 70 (nel 1970 avevo 07 anni)e non me le sono neanche cercate tardivamente.
    Del prof. Ichino non condivido il fatto che non facendo, per me ovviamente, un’analisi approfondita di alcune questioni (rapporto ed equilibrio fra precariato-flessibilità, riforma della pubblica amministrazione) abbia, non so quanto volutamente o meno, lasciato la sua riflessione a slogan sullo stile poi ripreso dal ministro brunetta “abasso i fannulloni nella PA”,”lasciare emergere i giovani nel libero mercato frenati dai privilegi dei padri”.
    E questo da una posizione di certezze salariali, normative e qant’altro, essendo docente universitario (questo per me è un limite notevole in quanto ho visto poche persone chiedere di diminuire tutele e altre condizioni positive partendo da se stessi o dalla propria categoria, di solito, i sacrifici, li si chiede agli altri, a me non piace questo stile).
    Personalmente dove non vorrei che queste persone fossero è il parlamento italiano in rappresentanza del pd, xchè con le loro posizioni non apportano nulla di nuovo, oltre a non raccogliere consenso, poi non chiedo epurazioni per nessuno visto che queste persone hanno tutte di che vivere e di che progredire nella loro carriera, incluso il prof. Ichino.
    Infine il fatto di venire scortato e di essere minacciato di morte è sicuramente grave e in questo senso il prof. Ichino merita tutta la solidarietà umana e l’attenzione affinchè non gli accada nulla e possa continuare a dire le cose che pensa, proprio perchè le idee si combattono con le idee e non con la sopressione fisica. Credo però che si possa criticare le proposte/idee del prof. Ichino senza passare per terroristi o loro fiancheggiatori,ancorchè solo ideali. Se il sig. riccardo vitali pensa ciò, la cosa sì che mi rende triste e mi dispiace, anche perchè contraddice i miei più di venti anni di impegno per la pace e la nonviolenza come metodo di soluzione dei conflitti e di rispetto della vita e della dignità delle altre persone.
    saluti

  25. raffaele barbiero 14 aprile 2009 10:10

    a riccardo vitali

    rassicuro riccardo vitali che non appartengo alle ideologie degli anni 70 (nel 1970 avevo 07 anni)e non me le sono neanche cercate tardivamente.
    Del prof. Ichino non condivido il fatto che non facendo, per me ovviamente, un’analisi approfondita di alcune questioni (rapporto ed equilibrio fra precariato-flessibilità, riforma della pubblica amministrazione) abbia, non so quanto volutamente o meno, lasciato la sua riflessione a slogan sullo stile poi ripreso dal ministro brunetta “abbasso i fannulloni nella PA”,”lasciare emergere i giovani nel libero mercato frenati dai privilegi dei padri”.
    E questo da una posizione di certezze salariali, normative e quant’altro, essendo docente universitario (questo per me è un limite notevole in quanto ho visto poche persone chiedere di diminuire tutele e altre condizioni positive partendo da se stessi o dalla propria categoria, di solito, i sacrifici, li si chiede agli altri, a me non piace questo stile).
    Personalmente dove non vorrei che queste persone fossero è il parlamento italiano in rappresentanza del pd, xchè con le loro posizioni non apportano nulla di nuovo, oltre a non raccogliere consenso, poi non chiedo epurazioni per nessuno visto che queste persone hanno tutte di che vivere e di che progredire nella loro carriera, incluso il prof. Ichino.
    Infine il fatto di venire scortato e di essere minacciato di morte è sicuramente grave e in questo senso il prof. Ichino merita tutta la solidarietà umana e l’attenzione affinchè non gli accada nulla e possa continuare a dire le cose che pensa, proprio perchè le idee si combattono con le idee e non con la soppressione fisica. Credo però che si possa criticare le proposte/idee del prof. Ichino senza passare per terroristi o loro fiancheggiatori,ancorchè solo ideali. Se il sig. riccardo vitali pensa ciò, la cosa sì che mi rende triste e mi dispiace, anche perchè contraddice i miei più di venti anni di impegno per la pace e la nonviolenza come metodo di soluzione dei conflitti e di rispetto della vita e della dignità delle altre persone.
    saluti

  26. riccardovitali 14 aprile 2009 14:03

    Gentile Sig. Barbiero, andiamo con ordine.
    Intanto non mi sembra che nel suo post da me criticato ci sia una valutazione negativa della riforma del lavoro del Prof. Ichino. Io ho letto un’ironia che ho considerato fuori luogo e l’ho segnalato, visto che credo che la solidarietà non debba andare solo all’indirizzo del povero Saviano.
    Che le riflessioni sul tema del lavoro vadano approfondite lo testimonia anche il fatto che viene continuamente strumentalizzata la persona di Marco Biagi, avendogli titolato una legge che, diversamente da quanto da lui teorizzato, non prevede paracaduti per chi rimane senza lavoro.
    E Lei certamente deve consentire che queste riflessioni le facciano anche persone che hanno “una posizione di certezze salariali”, perchè altrimenti non avrebbe nemmeno senso cominciare a discutere.

    La valutazione della candidatura sia del Prof. Ichino che degli imprenditori Colanninno e Calearo era nel progetto del segretario Veltroni un modo di superare vecchi modi di pensare, nella teoria del “patto tra lavoratori”. Come si possa nel contempo essere sostenitore di Veltroni e del suo progetto (spendendosi in prima persona) e dire che queste persone non aggiungono nulla al patrimonio di idee della nostra parte politica ed addirittura non sono rappresentativi, vorrei che provasse a spiegarmelo.
    Io mi permetto di segnalarLe che un ministro dell’attuale governo gode di molta popolarità e di molto consenso nel sostenere in maniera volgare alcune di quelle teorie proprie anche della riflessione del Prof. Ichino. E La invito a pensare che anche molti elettori della nostra area politica pur non condividendo i toni di alcune affermazioni, ne condividono lo spirito. Perchè se qualcuno sostiene che è ora che la PA licenzi un magistrato che ci mette dieci anni a scrivere e depositare una sentenza (con grande beneficio dell’imputato che viene rilasciato) o che per aiutare le famiglie di oggi dove lavorano entrambi i genitori le scuole non possono fare tre mesi di chiusura (più due settimane a Natale ed una a Pasqua) io mi auguro che non si gridi più allo scandalo.
    Cordialmente.

  27. raffaele barbiero 16 aprile 2009 07:18

    APPELLO AL “POPOLO DELLE PRIMARIE” (almeno a quello che transita da questo blog)
    Ritengo che l’importante affermazione di roberto balzani quale vincitore delle primarie e quindi candidato sindaco di forlì sia da attribuirsi anche al “lavoro” di relazioni, scambi di opinioni, informazioni, iniziative, azioni, ecc. che sono state veicolate attraverso il blog de “La tua stagione”.
    A 45 giorni dalle elezioni mi sembra, ma mi auguro essere una mia percezione, che ci sia meno fermento che nel periodo prima delle primarie, ma ora la sfida che ci attende è più importante e decisiva: bisogna incominciare a costruire, a partire da un’affermazione positiva del candidato sindaco del pd roberto balzani, quel cambiamento che abbiamo delineato, o almeno abbozzato.
    Sapendo che se non ci riusciamo perdiamo un’opportunità rilevante per forlì e, penso anche per il partito democratico, perchè chi dentro al partito non ha digerito ancora le primarie e gli strumenti della partecipazione avrà, in caso negativo, esempi da portare per poter frenare ogni novità per anni a venire.
    Quindi diamoci da fare per inventare iniziative, azioni, idee per sostenere la vittoria elettorale di balzani e del pd.
    Un banchetto o un volantinaggio ogni giorno dalle 7 alle 9 della mattina difronte alla stazione, un banchetto in piazza saffi almeno nei giorni di mercato e il sabato, una presenza il sabato e la domenica al parco urbano anche solo per volantinare e parlare con la gente, stessa cosa difronte ai supermercati…ecc. sono tutte cose importanti!!!
    Ricordo l’indirizzo del Comitato elettorale: corso Mazzini 20, tel 0543.31525.
    E poi riutilizziamo di più anche il blog per scambiarci opinioni e proposte.
    Saluti e buon lavoro!

  28. HakaN 18 aprile 2009 23:05

    Il nodo più intricato è quello attorno alla probabile candidatura di Sergio Cofferati come capolista della circoscrizione Nordovest. Il Pd ligure è ansioso di liberarsi di una figura ingombrante e Cofferati ha già trovato l’appoggio di personaggi del calibro di Fassino e Bersani; nonostante questo, però, il rebus non è ancora stato sciolto. Pesa parecchio infatti il ricordo delle parole pronunciate da Cofferati lo scorso ottobre, al momento di rinunciare alla rielezione a sindaco di Bologna: “Se andassi a Bruxelles, potreste dire che sono un ciarlatano”. Un dietrofront del genere non sarebbe la presentazione ideale per chiedere fiducia agli elettori.

  29. Giorgio Zanniboni 19 aprile 2009 20:39

    Calamità naturali e disastri artificiali

    Ancora una volta la terra ha tremato in una parte del territorio nazionale classificato zona sismica e questa volta l’epicentro è stato L’Aquila; la scossa più violenta ha provocato centinaia di morti, distrutto larga parte della città e altri centri abitati vicini, imposto a decine di migliaia di persone di vivere fuori casa in condizione di precarietà.
    Mentre è in corso un grande sforzo della protezione civile, dei vigili del fuoco, dei vari corpi dello Stato e di migliaia di volontari provenienti da tutto il paese per assistere le popolazioni - con qualche smagliatura e alcuni ritardi che occorre riconoscere per superare – in tanti si interrogano innanzitutto sulle circostanze di questo disastro.
    Perchè questa volta l’evento catastrofico è stato preceduto da forti e ripetuti movimenti tellurici, che da mesi avevano allarmato la popolazione, messo in movimento gli amministratori locali e regionali e infine convinto la “Commissione grandi rischi” a riunirsi all’Aquila alcuni giorni prima, esattamente il 31 marzo.
    La domanda è la seguente: in siffatta situazione, e tenendo anche conto dei disastrosi terremoti che nel passato colpirono la zona, è stato giusto concludere la riunione con una conferenza stampa durante la quale è stato affermato che “la comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, la gente deve stare tranquilla”.?
    Certo, i terremoti non si possono prevedere con esattezza, stando all’attuale stato delle conoscenze scientifiche, ma il principio della precauzione avrebbe dovuto, a mio modesto parere, invitare a considerare l’esistenza del rischio e quindi suggerire l’opportunità di comportamenti personali consapevoli a tutela della vita propria e dei famigliari.
    D’altra parte si sapeva, a seguito di una precedente indagine della protezione civile, che lo stato di salute di molti edifici pubblici, compresi l’ospedale e la casa dello studente, era allarmante almeno sul piano strutturale.
    Dunque non sono convinto che la Commissione grandi rischi si sia espressa in modo adeguato.
    Adesso la magistratura ha iniziato un’indagine per accertare responsabilità per le morti e le rovine, partendo dagli edifici pubblici di più recente costruzione che sono crollati o risultano fortemente lesionati, e c’è da augurarsi si vada fino in fondo, coloro che hanno operato in modo sbagliato o addirittura criminoso devono pagare.
    Ma questa dolorosissima vicenda ha fatto emergere, ancora una volta, che la causa fondamentale di tante tragedie ed emergenze italiane - terremoti, alluvioni e siccità, dissesto dei suoli e frane, ecc. – che si ripetono sempre più frequentemente, sta nella mancata prevenzione, cioè nell’assenza di politiche coerenti atte a impedire che eventi naturali prevedibili possano sfociare in grandi disastri e sopratutto in appuntamenti con la morte per tanta gente.
    Quella prevenzione che ha fatto grandi passi avanti nella cura della salute, diventando il principale fattore di aumento della longevità, ha invece registrato una caduta verticale nella consapevolezza delle forze politiche (chi più e chi meno) e degli uomini di governo nell’affrontare le difficili prove che la natura non di rado impone.
    Prove, è doveroso ricordare, rese più luttuose dal non rispetto delle leggi e da speculatori senza scrupoli.
    Sta il fatto, nel caso, che prevenzione significa adottare normative antisismiche avanzate e costruire, con piani pluriennali e progetti appropriati, edifici in grado di resistere ai terremoti; lo Stato deve dare l’esempio per quelli pubblici e aiutare i privati con incentivi invece di spendere tanti miliardi di euro per riparare i danni dopo i disastri.
    Prevenzione vuol dire investire con piani a medio e lungo termine nella difesa del suolo e la regimazione delle acque, a partire dalla montagna, avendo consapevolezza che qui si gioca la prima carta decisiva per la salvaguardia dell’intero territorio e l’utilizzo razionale della risorsa idrica per le esigenze civili e per quelle produttive.
    Da troppo tempo accade invece il contrario, poca o nulla prevenzione, si aspettano alluvioni e inondazioni che a volte portano la morte per dichiarare l’emergenza e spendere un mare di soldi, ma solo per riparare i danni.
    La costiera marina affonda per la subsidenza sollecitata dall’eccessivo sfruttamento delle falde ed ecco un’altra costosa emergenza, affrontata con lo spostamento di sabbia tra il mare e la spiaggia, cioè solamente per tamponare.
    Le reti scolanti funzionano male e l’acqua esonda nelle campagne provocando gravi danni e conseguenti spese, ma questo perchè si urbanizza in modo sciagurato il territorio sconvolgendone l’assetto idrogeologico e idraulico.
    Poi arriva la siccità e anche qui emergenze, e interventi inutili come i costosi mini potabilizzatori in Romagna (oggi ferri vecchi) perchè si sbagliano i calcoli sui fabbisogni e c’è un veto “ideologico” sulla fonte appenninica.
    La conclusione è che si è imposta, in primo luogo a livello nazionale, la politica (e la filosofia) della emergenza.
    Un pensiero nefasto antitetico alla prevenzione e alla razionalità, il frutto di una visione distorta che privilegia gli interventi che hanno effetto immediato e visibile rispetto le strategie e i piani di durata ultra decennale.
    Una conseguenza della crisi dei partiti, della loro estrema difficoltà a svolgere la funzione di indirizzo ed elaborazione programmatica, a educare militanti e cittadini all’impegno civico per rispondere ai problemi con soluzioni efficaci e un’azione perseverante, il contrario dei rattoppi e dei rinvii al futuro.
    Non da oggi io la penso in questo modo, mi sono sempre battuto per il “pensiero lungo” e lo farò ancora anche se è difficile trovare ascolto in un mondo, quello politico, ancora restio al cambiamento per motivi non proprio nobili.
    Resta il fatto che i disastri provocati dalle cattive politiche sono più gravi di quelli derivanti da calamità naturali.
    Per questo spero che dopo il terremoto in Abruzzo qualcosa cambi: le prossime elezioni saranno un banco di prova per partiti e candidati, l’innovazione si impone e spero prevalga sulla conservazione, la causa di tante sciagure.
    venerdì 17 aprile 2009, ore 22,50 Giorgio Zanniboni

Scrivi un commento

220 Aruba FTP Server