La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Dalla parola … alla pentola

CICLO DI INCONTRI SU CULTURA E TRADIZIONE ROMAGNOLA

In collaborazione con

Cosascuola - Scuola di Musica

Viale Spazzoli 51 - Forlì www.cosascuola.it

giovedì 2 aprile 2009 - ore 20.30

VADO FIERO DEL FOLKLORE

…UN POPOLO E LA SUA IDENTITA’

MUSICALE…

(CONCERTO E CONVERSAZIONE MUSICALE)

PRESSO IL  CIRCOLO ARCI “MADAMADORÈ”, VIALE SPAZZOLI, 51 – FORLÌ

In collaborazione con i Circoli PD SPAZZOLI e BUSSECCHIO

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2 Commenti a "Dalla parola … alla pentola"

  1. Alberto Forti 1 aprile 2009 12:11

    La musica popolare, o per essere più precisi, il suono che una determinata melodia produce, evoca in tutti noi un senso di appartenenza al territorio. L’efficacia del binomio musica popolare – tradizione gastronomica, che abbiamo cercato di creare con questa serata, si rivela nel potente richiamo che gli odori, i sapori ed i rumori di una volta esercitano, fino a diventare il veicolo per la riscoperta dei valori su cui abbiamo costruito la nostra identità. La ricchezza culturale che il nostro territorio quotidianamente e simbolicamente ci trasmette, richiede a tutti noi la necessità di promuoverla costantemente, nel mantenerla viva, riscoprendoci semplicemente cittadini.

  2. Sandro Zedda 1 aprile 2009 17:01

    Considerazioni e riflessioni di un cittadino qualunque

    Bisogna metterci l’impegno, lo spirito, ha volte la confusione non ha regole o apparentemente sembra non averne. Ci sono persone che con il potere del denaro e con il potere mediatico, vogliono e dettano le regole del vivere civile. La volgarità e la violenza verbale dilagano ormai un po’ ovunque. La violenza simbolica che ferisce nel profondo l’anima del paese, lo ferisce continuamente, rendendolo complice, con la sua apparente passività, lo scempio morale che vede i poveri, i diversi, è i più deboli e i vinti della storia messi alla gogna, vengono alimentate paure e fantasmi, pulsioni aggressive e ogni forma di sadismo, per “ sublimare” frustrazioni e malessere.
    L’Italia è diventato un paese che si trova nella posizione del Faust di Goethe, un paese che ha fatto un patto con Mefistofele, che segue il pifferaio magico. Un paese che si lascia trascinare nel fango della assenza del rispetto per il prossimo, e dell’assenza del bene comune. Il desiderio del dominio per il dominio, del narcisismo senza fine, del desiderio del consumo spasmodico ed immediato; un paese che anche nella sua parte più viva e attiva, viene mortificato con l’obiettivo del ripiegamento nel privato e cercando di rendere la maggioranza delle persone indifferenti alle questioni della gestione del bene pubblico, del governo della polis, quindi alle questioni della democrazia, che riguardano la libertà, l’eguaglianza e la giustizia. Non vi è più rispetto per la dignità delle persone, vengono giustificati con i fatti di cronaca ingrandendo tutte le azioni negatrici dell’eguaglianza e della giustizia. Viene ferita l’opera dei padri costituenti, opera scritta con il sangue di decine di migliaia di giovani italiani. Il pifferaio magico e i suoi accoliti stanno conducendo una grande opera pedagogica: formano, o deformano le coscienze, appiattiscono i cervelli, eccitano le pulsioni e oscurano la ragione. Tutto ciò permette ad un ministro di dichiarare che bisogna essere cattivi e accusare i giovani universitari di essere dei guerriglieri quando occupano e manifestano il dissenso in maniera Democratica. Vengono giustificate le ronde formate da cittadini a caccia dell’immigrato da pestare. I medici devono denunciare i clandestini che si rivolgono a loro per essere curati. Casi di cronaca , quali: “ clandestino bruciato vivo” da ragazzi cosiddetti per bene, che si volevano divertire perché si annoiavano. La mercificazione costante del corpo femminile nei media e in certi discorsi volgari di uomini dello spettacolo e di politici, che è la stessa cosa, permette di fare passare l’idea che la donna perché deve aspettarsi di essere stuprata, l’importante è che chi fa una così ripugnante venga considerato un macho e che appartenga ai “nostri”.
    La negazione della sofferenza da parte della società del fitness, continua a giustificare l’accanimento contro il corpo ormai visto involucro di se stesso senza considerare che esso fa parte di un insieme “cervello, emozioni , sentimenti).
    Il caso di Eluana ma come tanti altri casi, una persona che da 17 anni sta in coma e che dignità dell’essere l’ha persa, ma poco importano sé essa ha perso la sua dignità. L’importante è l’uso del corpo fine a se stesso (importante è che abbia le mestruazioni regolari e che possa ancora procreare) in nome del potere e del suo controllo assoluto, in nome di un dogma religioso che non ha nulla a che fare con le lacrime di Gesù Cristo, e dove non si vede traccia dell’umana pietas.
    Tutto ciò mortifica la parte più viva della nostra Carta Costituzionale, che non è solo un pezzo di carta, ma un grande messaggio di civiltà e di Democrazia; un messaggio per il quale sono morte tante persone. Non si gioca e né si calpesta l’anima di un popolo di cui le speranze e le sofferenze sono scolpite nella Costituzione antifascista e repubblicana; non si gioca con il rispetto della libertà e dell’eguaglianza, con la dignità dei cittadini. Chi disprezza la Costituzione, disprezza le donne e gli uomini che hanno dato la vita per la Democrazia, la libertà e la giustizia. Una società che disprezza il suo passato migliore è una società fondamentalmente senza avvenire.
    Gramsci scriveva “che una generazione che disprezza quella precedente, demolendo la sua parte migliore di quella che fù costruito non può che portare alla degenerazione morale ed intellettuale.” La forza pedagogica della lezione del passato stà nella capacità di utilizzare per andare oltre nella costruzione di un mondo migliore, più umana e più giusta, di un mondo dove non sarà più possibile bruciare un essere umano per divertimento, stuprare una donna per il solo fatto che vuole essere libera, di rinchiudere una persona perché considerata come incapace, di discriminare una persona per il colore della sua pelle o la sua religione; un mondo in cui i principi etici di libertà, giustizia ed eguaglianza dei padri costituenti, diventerà realtà quotidiana e senso civico.
    In questo senso anche all’interno delle città, il dialogo e il confronto ricco di scambi servirà per costruire tutti assieme un quadro di riferimento. I punti di vista diversi potranno avere una loro sintesi e condivisione, perché prevarranno i valori di fondo che si rifaranno al senso di equilibrio, di equità, di solidarietà e di libertà. L’atto del Diritto e della Democrazia è l’unità nelle loro diversità e delle tutele del pluralismo politico, culturale e religioso, nonché della laicità dello Stato. Dichiarava il Costituente Piero Calamandrei in un discorso del 1955 sulla Costituzione Repubblicana rivolto ai giovani “ La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione non è un pezzo di carta, la lascio cadere ed è in balia del vento, la Costituzione perché si muova ha bisogno ogni giorno di rimetterci dentro il combustibile”,bisogna metterci l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Il pifferaio magico ha plasmato le coscienze, o meglio ha annebbiato le coscienze convincendo tante persone che effettivamente la politica è qualcosa di sporco, questione che non vale la pena occuparsene , che vi è altro da fare nella vita, come per esempio passeggiare nei supermercati, guardare il grande Fratello, le veline scatenate, consumare senza ritegno indebitandosi, oppure per apparire, occupare il centro della scena in ogni caso e a qualunque costo, incitare a vivere l’eccitazione del momento senza senso; insomma dimenticare ingiustizie, corruzione , assenza dello se stesso e lasciarsi andare al canto volgare ma incantevole della voce del capo.
    E’ così che si svuota lo spirito vivo della Costituzione, è così che la si riduce ad un semplice pezzo di carta, che può essere sostituita da un altro pezzo di carta “ più moderno”, ed adeguato ai tempi del nuovo conformismo e della dittatura morbida e leggera, ma sostanzialmente uguale a tutte le dittature nella misura in cui prosciugo ogni possibilità di dissenso e di pluralismo vero. La Repubblica è il governo democratico del bene pubblico che garantisce la libertà di ognuno, che rende eguale tutte le libertà, e che le rende aperte alla costruzione del senso dell’equità, della giustizia e della trasparenza;
    per vivere la Costituzione Repubblicana ha bisogno di cittadini consapevoli e formati al rispetto del pluralismo fondato dalla Democrazia.
    In una lettera dell’agosto 1870 indirizzato ad una amica Giuseppe Mazzini esprimeva il suo profondo disgusto per la gestione del governo sotto la monarchia sabauda, e scriveva cosa intendeva per Repubblica.
    “ La Repubblica è il governo sotto il quale nessuno può rubare impunemente; la Repubblica è il governo nel quale il popolo sceglie i più capaci, e i più morali per amministrare la cosa pubblica: nel quale, se qui che furono scelti cangiano e traviano, il Popolo che li ha scelti li manda a spasso. I deputati eletti dalla classe che ha denaro e proprietà, curano naturalmente gli interessi della classe che li manda alla Camera; e nessuno pensa agli interessi dei più. Nella Repubblica invece questi interessi sono al centro dell’azione del Governo”.
    Vi è un filo rosso che lega il sogno Repubblicano del vecchio patriota italiano e i principi scritti nella Costituzione, solo l’impegno civico di ognuno di noi può fare il cambiamento, solo se sentiamo come parte integrante del nostro essere cittadini, è possibile realizzare fino in fondo la nostra voglia di cambiare in senso Democratico il nostro vivere quotidiano.
    Sandro Zedda

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