Altre energie, le fonti alternative oggi
Prende avvio mercoledì 22 aprile alle 21 presso la sala Santa Caterina a Forlì, il primo degli incontri previsti nel programma dei “FORMAT “ messi a punto dal Roberto Balzani e dal suo comitato elettorale, per analizzare problemi ed avanzare proposte concrete per il governo della città.
Ogni incontro vedrà momenti di approfondimento su un problema specifico, attraverso interventi di esperti , testimonianze e materiali multimediali; la possibilità per il pubblico di porre sintetiche domande e un intervento conclusivo del candidato Roberto Balzani che presenterà le proposte del suo programma politico ed elettorale sul tema oggetto dell’incontro.
Si tratta di un modo nuovo di fare comunicazione politica del tutto nuovo, ben lontano dal classico “comizio” di propaganda, sulla scia dello stile concreto e propositivo inaugurato dal candidato del centro sinistra anche nel corso dei precedenti incontri pubblici.
Il primo “format “ dal titolo : “ Altre energie, le fonti alternative oggi “ , vedrà interventi di Enrico Sangiorgi, docente dell’Università di Bologna preside della II facoltà di ingegneria di Forlì sul tema: “Energia rinnovabile, fantasia o alternativa concreta ?”; Alberto Bellini, docente dell’Università di Modena e Reggio sul tema : “Fonti energetiche rinnovabili, scenari di sviluppo nel comune di Forlì”.
Seguiranno videointerviste : “gli imprenditori, le buone pratiche, le esperienze” con testimonianze di operatori economici forlivesi che già da anni realizzano interventi nel campo delle energie rinnovabili non solo nella realtà locale ma anche in ambito nazionale e delle costruzioni ecocompatibili; infine l’intervento dell’architetto Francesca Nardi :”Esempio di casa passiva a Forlì”.
Seguirà l’intervento conclusivo del candidato sindaco Roberto Balzani : “2009-2013, le proposte per Forlì. “
Si tratta di un argomento di grandissimo interesse e non è casuale la scelta di inaugurare il ciclo dei Format con questo argomento. Balzani si è sempre dimostrato molto interessato e sensibile alle problematiche di carattere ambientale e vuole dare il segno , attraverso proposte concrete e realizzabili, della idea di rinnovamento che ha in mente per il futuro della città di Forlì, a partire dagli aspetti che possono riguardare la vita quotidiana dei forlivesi sensibili al futuro dei loro figli.
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I relatori risponderanno alle domande inviate a info@balzanisindaco.it (indicando COGNOME E NOME) e a quelle raccolte durante la serata. Tutte le domande, anche quelle a cui non si riuscirà a rispondere nel corso della serata, saranno pubblicate sul sito con le relative risposte.
Ecco applicarsi in atto quell’idea di *democrazia partecipata*, anche nella costruzione e realizzazione delle iniziative, che da anni a Forlì e in alcuni comuni del territorio, a partire da diverse realtà (di partito e associative), si persegue. davvero un bel modo, assai concreto e innovativo, per riflettere e agire su temi concreti, dando il segno forte dell’innovazione politica rappresentata dalla candidatura di Roberto Balzani.
Un bell’esperimento che segna, ancora una volta, quanto il laboratorio del Pd, aperto alla società e ai tanti mondi che la compongono, meriti attenzione e impegno diretto da parte di tutti.
L’invito è quello di partecipare.
P.S. Un ringraziamento al candidato e a tutti coloro che lo hanno supportato e lo supportano in questa impresa straordinaria di attivazione di energie e progettualità dal basso.
NO AL NUCLEARE, SI’ ALLE ENERGIE ALTERNATIVE
Alle provocazioni è nostro costume non rispondere, ma quella fatta questi giorni da Lauro Biondi, sulla richiesta di una centrale nucleare a Forlì è troppo grossa per non meritare almeno alcune considerazioni.
I cittadini romagnoli ricordano i danni alla salute e l’alto costo per ripararli dovuto alle radiazioni conseguenti all’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl.
In Romagna molti tumori furono e sono legati a quel disastroso evento. Nel Mondo persino gli Stati Uniti d’America sono stati costretti a interrompere la costruzione di centrali nucleari, perché a parte l’antieconomicità dell’investimento, perdevano tutte le cause intentate dai cittadini per danni alla salute. E gli indennizzi sono stati di talmente tanti milioni di dollari che nessuno in USA può più permettersi il lusso di costruire una centrale nucleare.
Inoltre con il solo fotovoltaico è dimostrato da uno studio del CNR che sarebbe sufficiente 1/60 del deserto del Sahara coperto di pannelli fotovoltaici, per produrre energia elettrica pari all’intero fabbisogno del pianeta.
In Emilia-Romagna poi sarebbe sufficiente, in base ad uno studio della Regione Emilia-Romagna, la copertura con pannelli fotovoltaici dei tetti dei bagni al mare da Cattolica a Porto Garibaldi, per ottenere una produzione di energia elettrica pari a quella di due centrali nucleari di media grandezza.
Quindi con le energie rinnovabili con il vento e soprattutto con il sole, si può produrre energia elettrica pulita che può portare alla creazione di idrogeno sufficiente per garantire il pieno dispiegarsi della III Rivoluzione industriale, con un sistema di distribuzione dell’energia decentrato e democratico (il tetto di qualsiasi abitazione o attività commerciale o industriale può diventare una centrale di produzione di energia elettrica), l’esatto contrario di quella attuale che derivando dai combustibili fossili e dal nucleare (solo per il 6,5%) è accentrata e autoritaria.
Per concludere con buona pace di Lauro Biondi tre saranno comunque le ragioni per le quali non c’è da preoccuparsi per quanto riguarda le centrali che il Governo Italiano e il Presidente Berlusconi vogliono costruire.
La prima ragione è che non si troveranno i soldi necessari. Il nucleare è costosissimo. Neppure gli USA se lo possono più permettere. E infatti già da tempo, dal 1978, non costruiscono più centrali nucleari.
La seconda ragione è che non si troveranno i siti dove costruirle perché le popolazioni e le comunità locali interessate si ribelleranno e non le vorranno sul loro territorio.
La terza ragione è che non ci sono i tempi necessari perché la costruzione di una centrale nucleare prevede molti anni e nel frattempo le tecnologie alternative e l’uso delle energie rinnovabili si imporrà.
Lamberto Zanetti
Coordinatore della Commissione Naz. Ambiente del MFE
FONTI RINNOVABILI
Alto Adige, autarchia energetica
grazie ai boschi e all’acqua
Ai Colloqui di Dobbiaco la Provincia autonoma annuncia il piano per la totale eliminazione di fonti fossili entro il 2020. Si punta sulle biomasse, l’eolico, il solare e l’idrogeno
di ANDREA DI STEFANO
DOBBIACO - In vista della conferenza sui cambiamenti climatici di Copenhagen, le regioni alpine giocano la carta dell’autarchia energetica. Ad assumere a tutti gli effetti la leadership è l’Alto Adige che ha annunciato oggi ai Colloqui di Dobbiaco, storico evento di dialogo culturale e scientifico sull’ecologia che ha preso il via nella località altoatesina, che la Provincia intende eliminare l’utilizzo di fonti fossili entro il 2020.
“Attualmente abbiamo già un bilancio intermedio che evidenzia che il 56% del fabbisogno energetico è raggiunto utilizzando fonti rinnovabili - spiega l’assessore all’ambiente e energia della Provincia autonoma, Michl Laimer - il nostro piano è quello di raggiungere il 75% nel 2013 e il 100% entro il 2020. Per fare un raffronto nel 2005 la quota delle rinnovabili in Svezia era al 39,8%, in Finlandia al 28,5%, in Austria al 23,3%, in Germania al 5 e in Italia al 5,2%”.
Il consumo energetico in Provincia di Bolzano è costituito per il 29% da elettricità, integralmente coperta dalla produzione idroelettrica (930 centrali in tutto, 784 da 220 KW, 116 da 220-3000 KW e 30 oltre 2000 KW per una produzione netta superiore del 50% alle esigenze locali) e per il 71% da domanda termica coperta ad oggi per il 27% con le rinnovabili e il 44% dalle fonti fossili che l’Alto Adige sostituirà integralmente entro il 2013.
“Non si tratta di un obiettivo ambizioso ma assolutamente realistico - ha continuato l’assessore Laimer davanti alla platea dei Colloqui di Dobbiaco - che la Provincia intende perseguire con l’utilizzo delle biomasse (legname da coltivazioni forestali), l’eolico, il solare e l’idrogeno. Oggi in Alto Adige sono in funzione 63 centrali a biomasse che producono annualmente 350 MWh che serve 10600 utenze allacciate con un taglio di emissioni pari a 48 milioni di tonnellate pari a 139000 tonnellate di CO2: il 15% arriva da legname delle foreste locali e il resto dagli scarti delle segherie ma intendiamo incrementare fortemente la quota derivante dalla coltivazione forestale e per questo l’Associazione per le biomasse sta mettendo a punto un piano per risanare parte del patrimonio boschivo favorendo il taglio delle piante più vecchie e l’avvio di nuova forestazione. Gli altri asset sui quali puntiamo sono il biogas e il fotovoltaico termico”. Oggi in Alto Adige sono in funzione 31 impianti che trattano deiezioni animali e rifiuti organici, producono elettricità per 13 milioni di KWh e garantiscono minori emissioni per 9300 tonnellate CO2 risparmiate e 930 di metano. Sul fronte del solare grazie al conto energia negli ultimi due anni si è arrivati a 1068 impianti di pannelli per la produzione di energia elettrica, pari ad un installato di 29000 KW installato, e 17700 installazioni di solare termico: oggi il 50% di tutti i collettori solari in Italia è in Alto Adige per 195000 mq, pari a 40 mq ogni cento abitanti. La Provincia sta siglando un accordo con la Lega dei coltivatori per installare tetti fotovoltaici su tutti i masi dell’Alto Adige. La logica che ispira l’azione in tutto il territorio provinciale è quello che i cittadini producono la loro energia, si abituano anche ad amministrarla e distribuirla. Il caso più emblematico è quello di Dobbiaco dove la centrale a biomasse è di proprietà di una cooperativa costituita dalle 700 famiglie e imprese del comune: tutti sono collegati alla centrale che produce 600000 euro di utili l’anno e l’obiettivo della cooperativa è di acquistare la centrale idroelettrica oggi nelle mani di privati. Nella Provincia operano anche 291 piccoli impianti geotermici e 7 siti che hanno passato la valutazione ambientale strategica dove saranno installate 5000 sonde in grado di intercettare il calore del suolo.
Nel migliore dei mondi ambientalmente possibili del nostro Belpaese non manca un piano specifico per l’idrogeno: è stata posata la prima pietra per l’impianto che a Bolzano produrrà il nuovo combustibile utilizzando energia elettrica idroelettrica mentre a Rovereto sarà utilizzato il fotovoltaico e sul valico l’eolico grazie ad un progetto con Tirolo austriaco e Baviera che prevede che distributori di idrogeno in tutte le aree di servizio del tratto dell’autostrada del Brennero da Verona a Monaco.
La Repubblica, 4.10.2009
Mentre a Napoli il capo della mobile dice che Saviano non ha bisogno di scorta,come Della Chiesa, Biagietc.anche lui verrà lasciato solo.A Roma la Binetti vota contro la legge sull’omofobia che ci avrebbe elevato agli standard europei.A Dovadola compare il doppio cartello in dialetto. sPERIAMO CHE I CONGRESSI NON CI FACCIANO PERDERE DI VISTA LE COSE VERAMENTE IMPORTANTI, GILIANA MERCATALI
PD: IL CONGRESSO E LE PRIMARIE DEL 25 OTTOBRE
Non condivido le posizioni di chi considera modesto il livello della partecipazione ai congressi nei circoli del PD. E ancora di più quelle di chi la classifica come pura testimonianza.
A livello nazionale hanno votato circa 470.000 persone: oltre il 56% degli aventi diritto. A livello territoriale, con più iscritti rispetto alla media nazionale, ha votato circa il 40%. Si tratta di dati confortanti.
Mi viene in mente, per guardare ad altre realtà europee, che in Francia alla scelta di Sègolène Royal quale candidata socialista alle elezioni presidenziali, parteciparono 270.000 persone. Recentemente, l’elezione del segretario socialista è stata fatta da 150.000 persone. In entrambi i casi, lì si è parlato di un grande successo.
Quando in così tanti, come per il PD in Italia, partecipano ad un evento, pur sapendo che non è l’unico e non è decisivo per le scelte da compiere, è sinonimo di senso di responsabilità, di fiducia, di voglia di partecipare alle decisioni, di domanda di Partito.
Fa male al futuro del PD, che dovrà definire meglio i diritti degli iscritti e quello degli elettori, che formano una unica comunità, considerare ininfluente l’adesione rafforzata e la militanza, espressa nelle forme del moderno partito politico.
Ancora di più è incauto affermare seccamente che il voto espresso nei congressi, che ha premiato nettamente le idee e le caratteristiche di Pierluigi Bersani e, nella nostra regione, di Stefano Bonaccini, sarà smentito dal voto delle primarie. E’ una dichiarazione che accredita la tesi che le iscritte e gli iscritti sono un corpo separato dall’elettorato del PD, che non ne rappresentano la complessità e la ricchezza. Se così fosse, avremmo un problema in più per il futuro del nostro Partito e non uno in meno.
E’ scontato che oltre otto milioni di elettori sono un universo più ampio e più articolato di poco più di 800 mila persone. Ma ritenere che siano un’altra cosa, mi pare un pò azzardato e rischioso. Tanto più se si considera che gli aventi diritto al voto congressuale erano molti di più degli iscritti in senso stretto. Ciò in quanto potevano votare anche coloro che avevano ritirato il solo certificato di fondatore del PD. Non ne conosco il rapporto, a scala nazionale. So che nel territorio forlivese, il rapporto fra iscritti e non iscritti era di circa 60 a 40.
Queste considerazioni rendono plausibile ritenere che il risultato delle primarie confermerà sostanzialmente l’esito dei congressi.
Come sostenitore del progetto politico di “Bersani e Bonaccini segretari”, che è unitario, lavorerò per questo esito.
E’necessario uno sforzo collettivo per una grande partecipazione alle primarie del 25 ottobre.
E’ necessario che il voto sia chiaro, scegliendo un candidato, sia a livello nazionale sia a livello regionale, che possa risultare eletto direttamente quel giorno, senza demandare la scelta finale ad assemblee di poche persone.
E’ necessario vigilare tutti, affinchè non ci siano interferenze di nessun genere di forze che col PD non c’entrano nulla.
Giuliano Pedulli, Consigliere regionale PD