L’appello dei ‘Peròdem’. Ovvero: perché bisogna votare Pd
Sta girando in rete questo appello, rivolto ai “Peròdem”, ai delusi e arrabbiati. È il messaggio, dice Giuseppe Civati, rovesciato rispetto a quello di Staino e dei “Democratici anonimi”, «di chi vuole cambiare il Pd e però prima votarlo, per dargli forza, di chi si sottrae alle logiche di corrente, al tanto peggio, tanto meglio, di chi spera in un inciampo del segretario per cambiarlo, di chi vuole un risultato a metà per riaprire un fronte interno. È un appello di persone perbene, che ci credono e che non “scherzano” sul risultato elettorale».
L’ha sottoscritto Debora Serracchiani, lo ha fatto anche Ivan Scalfarotto.
Altri blogger di area democratica e non stanno riprendendo il messaggio, nella prima catena blog (in linguaggio tecnico: meme) che sia mai stata fatta in Italia con finalità elettorali. Altri lo hanno pubblicato su Facebook e messo in rete sui loro siti e sui loro blog (uno di questi è www.civati.splinder.com)
Ecco l’integrale dell’appello:
Perché bisogna votare Pd
Lo so, molti elettori sono esasperati, hanno vissuto male questo nuovo partito, lo hanno amato, in alcuni casi, senza essere ricambiati (dal Pd e dalla sua politica). Molti entusiasti della prima ora sono rimasti delusi, molti delusi in partenza sono rimasti entusiasti di essere delusi. Però, facendo questa campagna elettorale, una campagna elettorale difficile soprattutto dalle mie parti (in partibus infidelium), mi rendo conto che da questo Paese sta scomparendo la politica. Ed è pericoloso e preoccupante. E tutto si gioca e si ‘brucia’ in poche battute, sulla sicurezza anche dove sono tutti sicuri, sulla casta anche dove il sindaco guadagna qualche centinaio di euro, sulla polemica e sul gossip, perché non abbiamo parole per descrivere la crisi, per interpretarla, per offrire quelle soluzioni che ci consentirebbero di farvi fronte e di uscirne. La politica non c’è più e, invece, sarebbe necessaria a ciascuno di noi, se solo fosse capace di parlarci, di dirci qualcosa, di permetterci di essere più forti e sereni. Per farlo, ci vuole una forza grande e autorevole, nel nostro campo, perché sia possibile lanciare la sfida a B e ai suoi. È un argomento semplice fino alla rozzezza, il mio, ma è l’unica cosa che sento davvero. Sono preoccupato e sono arrabbiato, come tanti di voi, per il tempo che abbiamo buttato via. Per il futuro che non sappiamo più raccontare. Per la cattiveria di questi tempi. Vorrei che seguiste il mio consiglio, anche e soprattutto se, come me, volete cambiarlo, questo partito. Perché per cambiarlo, prima bisogna votarlo. Bisogna dargli forza, bisogna costruirlo. Fatelo e questa volta, ve lo prometto, non ve ne pentirete. Perché c’è qualcosa di nuovo, nell’aria cupa dei tempi nostri. Il mio è un impegno preciso, non è una favola, anche se mi sento un po’ come il gatto con gli stivali: al giovane che lo riceve come unica eredità, rispondendo alla sua delusione fin troppo comprensibile, il gatto promette: «insieme potremo fare molto». Incominciamo il 6 e il 7 giugno. Perché il Pd più lo voteremo, più lo cambieremo.
http://www.unita.it/news/85265/lappello_dei_perdem_ovvero_perch_bisogna_votare_pd
View blog reactions3 Commenti a "L’appello dei ‘Peròdem’. Ovvero: perché bisogna votare Pd"
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Il risultato alle Europee poteva essere peggiore. Accontentiamoci. A Forlì non scendiamo sotto la soglia del 40%. Nel Collegio di Nord-Est è nata una stella. Si chiama Debora Serracchiani. L’ho portata a Forlì in un afoso pomeriggio di maggio. Iniziativa a costo zero. Gratis la sala e 200 fotocopie fatte al partito. Un’iniziativa senza fronzoli. E a Forlì a dispetto delle oligarchie di partito che scorrettamente hanno dato due indicazioni di voto ha ottenuto ben 725 preferenze. E’ eletta al Parlamento Europeo. Unico candidato che in una regione, il Friuli, ha battuto Berlusconi.
Semplicemente democratica. semplicemente europea.
Il risultato poteva essere peggiore? Ma Alessandro hai visto come andata la federazione territoriale di forlì? Hai visto che in una zona storicamente di sinistra in diversi posti facciamo fatica ad arrivare al 50 % e nei piccoli comuni siamo sotto COME COALIZIONE? Spiegami dove tu vedi una vittoria in un partito che punta ad essere partito di maggioranza. Tutto questo è colpa dell’ idea di partito leggero nata da vassallo, dove l’iscritto e chi crede veramente a questo partito è declassato a nullità. E’ ora di operare un cambiamento radicale al congresso, e io sarò tra quelli che spenderà anima e corpo affinchè il pd POSSA RINASCERE. Sulla serracchiani sono contento di lei, ma guardiamo ai risultati del partito se vogliamo guardare al nostro futuro. Change!
Condividendola, posto questa analisi a caldo di Pippo Civati sul quadro nazionale.
TROVO STRAORDINARIO IL DATO DI DEBORAH SERRACCHIANI, UN BELL’AUSPICIO PER UN PARTITO DEMOCRATICO DEL PRESENTE.
«Il Pd è come il giocatore che arriva in tempo a toccare la base», commenta a caldo Giuseppe Civati, impegnato, da vero blogger Pd, ad aggiornare minuto per minuto il suo blog durante la lunga maratona elettorale. Usa una metafora sportiva Civati, consigliere regionale del Pd in Lombardia e uno dei più attivi nel gruppo di Piombino, per dire che «questi dati salvano un Pd che era crollato», ma non c’è da stare allegri. Anzi. «Il Pd dovrà fare una autocritica molto seria e riconsiderare il suo lavoro di opposizione», spiega Civati, che invita a il Pd a guardare con molta attenzione tanto al risultato dell’Idv quanto a quello dei radicali e delle due liste di sinistra. «La sinistra torna ad avere un 7% complessivamente, i radicali ottengono comunque un buon risultato», ragiona Civati, invitando il Pd a considerare il terreno perso sui temi laici. E d’altra parte: «Noi dobbiamo dare una risposta agli elettori che votavano il Pd e che ora votano l’Idv», spiega Civati.
È il dato generale di queste elezioni. «I due blocchi restano sostanzialmente invariati ma cambiano molto al loro interno».
L’altro dato – osserva il blogger politico – è che il Pd non va affatto male se confrontato con il quadro dei socialisti europei. «Alla fine – dice Civati con una battuta – sarà il Pse a chiedere al Pd di entrare nel suo gruppo». Una battuta, ovviamente, che fotografa la debacle socialista, in Germania e in Francia soprattutto «dove i socialisti hanno preso una legnata incredibile». Questo – conclude Civati - significa che «una soluzione socialdemocratica alla Bersani dal risultato di queste europee ne esce ridimensionata». E «di certo» i dati europei dicono che «chiudersi nelle rispettive casematte non paga».
a più tardi per il commento sul quadro territoriale.
Una notazione: il partito degli ‘iscritti’ dei Ds era al 16%, e la forma partito tradizionale della sinistra in Europa è ormai crollata. Urge pensare al presente e non basta l’orgoglio ad un’identità passata che non esiste più nei modi e nelle forme.