La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Pic-nic al parco

Domenica 14 giugno, ore 12 presso Parco Urbano Franco Agosto

Roberto Balzani candidato sindaco della coalizione di Centro-sinistra e Debora Serracchiani Europarlamentare PD dialogano su

Partecipazione dei cittadini e nuova politica

Pic-nic offerto dal Comitato Elettorale Roberto Balzani Sindaco

Animazione per i bambini

View blog reactions

7 Commenti a "Pic-nic al parco"

  1. Maria Teresa Vaccari 1 luglio 2009 08:27

    Da http://www.repubblica.it - 1 luglio 2009

    “Io non corro, sosterrò Franceschini. D’Alema e gli altri sono l’apparato”
    “Partiamo sfavoriti al congresso, ma poi c’è il voto delle primarie se non provano ad abolirle come qualcuno vorrebbe”

    di CURZIO MALTESE

    ROMA - La più votata nel Nord Est, la donna che ha battuto Berlusconi alle europee, Debora Serracchiani, non si candida alla segreteria del Pd, come le chiedevano molti dei suoi elettori. Ha deciso di correre con Dario Franceschini, contro Pierluigi Bersani. Oggi esce il suo istant book sulla travolgente esperienza di pochi mesi. Titolo: “Il coraggio che manca”.

    Serracchiani, non sarà che un po’ di coraggio è mancato anche a lei?
    “Al contrario, non candidarmi mi sembra la scelta più coraggiosa. La strada più semplice era candidarmi, riempire la terza casella. Farmi la mia bella corrente, prendere il mio pezzetto di partito e cucirci sopra il nome. Ma sono queste le cose che ci hanno portato dove siamo”.

    Magari non sarebbe stato un pezzetto piccolo. Sono molti gli insoddisfatti dal duello Franceschini-Bersani.
    “Un terzo candidato servirebbe oggi soltanto a frammentare. Sono contenta che Chiamparino abbia rinunciato. Spero anzi che venga con noi”.

    Perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini?
    “Perché è il più simpatico”

    Ottima ragione. Ma una volta non era scettica?
    “Sì. Poi però l’ho conosciuto in campagna elettorale. E come segretario è stato bravo, innovativo, coraggioso”.

    Senza contare che ieri le ha offerto la vice segreteria?
    “Mai parlato di vice o di ticket. Abbiamo discusso di come dovrà essere il Pd che ancora non s’è visto”.

    In questi casi si dice: vicino ai problemi degli italiani.
    “Appunto, si dice e non si fa. E a me, come a milioni di elettori, interessa che si faccia davvero”.

    E se dovesse spuntare un terzo candidato, ora che lei e Chiamparino avete lasciato il posto libero? Per esempio il senatore Ignazio Marino?
    “Non penso che riuscire a parlare di laicità sia sufficiente per guidare il secondo partito d’Italia. Comunque io la mia scelta l’ho fatta”

    Che cosa non le piace di Bersani?
    “Rappresenta l’apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un’espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall’avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto”.

    Quindi, non ha avuto dubbi a schierarsi con Franceschini?
    “Nemmeno mezzo. Di qua c’è il progetto del Pd, dall’altra parte c’è D’Alema. Io sto col Pd”.

    C’è D’Alema, ci sono le tessere, gli apparati, come dice lei, tante personalità del partito…
    “È vero. Partiamo sfavoriti al congresso. Ma poi c’è il voto delle primarie. Se non provano ad abolirle, come qualcuno vorrebbe. Sono fiduciosa. Se vincesse
    Bersani sarebbe un salto all’indietro”

    Se invece vincerà Franceschini sarà la rivoluzione?
    “Lo spero. Franceschini dovrà aprire il partito al rinnovamento, chiamare gente nuova, come ha fatto con me, pescare fra le straordinarie risorse di questo pezzo d’Italia”

    Non era anche il programma di Veltroni?
    “Sì, certo”

    Mi spiega con parole semplici perché Franceschini con un risultato del 26 per cento dovrebbe riuscire dove Veltroni ha fallito partendo dal 33?
    “Perché Franceschini è molto più determinato di Veltroni ed è una dote necessaria per fare il segretario di un partito. È abbastanza semplice?”

    Al limite della brutalità. Di che cosa avete parlato con Franceschini, invece che di poltrone?
    “Dei grandi temi sui quali il Pd deve ancora dare risposte chiare all’elettorato”

    Non abbiamo così tanto spazio. Mi elenca soltanto i principali?
    “La laicità, la questione morale, il conflitto d’interessi, la riforma del welfare. Non generiche aspirazioni, ma proposte concrete da portare al congresso e sulle quali confrontarsi. Questo è il primo congresso vero del Pd, con uno scontro autentico che arriverà alle primarie. Può essere un’altra passerella di narcisismi assortiti oppure un’occasione straordinaria per discutere sulle cose e illustrare agli italiani le nostre proposte. Se si butta via questa occasione non ne avremo un’altra”

    Nell’intervento che l’ha resa celebre, lei partiva proprio dalla laicità e dal caso Englaro. Che cosa le fa pensare che il cattolico Franceschini sia più sensibile al tema del suo rivale?
    “Proprio il fatto che venga dal mondo cattolico. Paradossalmente i cattolici democratici hanno molte meno remore a sfidare il clericalismo di quante ne abbiano gli altri”

    Una legge sul conflitto d’interessi, la questione morale, le norme contro le candidature di condannati. Sono tutte questioni che il centrosinistra ha archiviato da tempo.
    “I leader sì, gli elettori per nulla. Certo, se vogliamo contribuire ulteriormente al successo di Di Pietro…”

    In questi mesi si è data una ragione della sua clamorosa e immediata popolarità?
    “E’ il fatto che sono una persona normale. L’elettorato si identifica nel linguaggio, nel modo di essere, direi quasi nella fisicità. E poi non vengo da tutta una vita di sezione”

    Non sarebbe ora per il Pd di esprimere un leader che non provenga dal funzionariato politico, come avviene già da tempo per tutti i partiti occidentali?
    “Franceschini è un mio collega, un avvocato. Certo, sta in politica da tempo. Ma lui faceva il consigliere comunale quando Bersani era già ministro e D’Alema aveva già smesso di fare il segretario del Pds. C’è una bella differenza anche qui, le pare?”

  2. giliana mercatali 1 luglio 2009 11:41

    Le primarie non si toccano, sono l’unica vera novità del PD e lavoreremo sodo per portare tanta gente a votare.Siamo già molto allenati, visto tutto il lavoro svolto dal comitato…consentitemelo…e non me ne vogliano i veri maschi dello stesso, soprattutto da vere donne. Giliana

  3. Gessica Allegni 2 luglio 2009 03:35

    Le primarie non vanno eliminate, ma regolamentate. Ha ragione Bersani, agli iscritti vanno riconosciuti diritti fondamentali, che al momento non hanno. Anche perchè…senza la struttura, fatta da iscritti e militanti, non si riuscirebbe nemmeno a montare un gazebo.

  4. giliana mercatali 2 luglio 2009 10:16

    Cara Gessica, il tuo giudizio apodittico viene smentito dalla mia esperienza:sono una iscritta terribilmente militante, ma non so montare u n gazebo a causa della mia altezza, non proprio nordica.Non ho ancora scelto fra Bersani e Franceschini, non perchè aspetto di vedere chi vincerà, questo si capisce fin da ora.Certo è che da una giovane donna eletta in consiglio provinciale mi aspetto un comportamento istituzionale, volto a tenere unito questo povero PD che rischia solo di dividersi in vari tronconi,a causa del dualismo D’Alema Veltroni. Lo scontro fra bande non mi interessa, e francamente credo che interessi poco a tanta gente. La mia tesi mi sembra sostenuta dalle recenti esperienze comunali dell’Emilia Romagna e di Firenze.Buon lavoro, e tanti auguri di serenità.Giliana Mercatali

  5. Gessica Allegni 2 luglio 2009 11:00

    Ruolo istituzionale?
    Ho espresso una semplice libera opinione esercitando il mio diritto a dire quello che penso, o nel Partito DEMOCRATICO è vietato anche questo?

    Ad ogni modo mi pare che la vera contrapposizione congressuale sarà tra 2 modi diversi di intendere il partito e di affrontare i problemi di questo Paese.
    Superficiale ridurre il tuotto a una conta tra veltroniani e dalemiani.
    Preferisco parlare di politica.

    Comunque d’ora in poi scriverò solo sul sito del partito, spiace notare come su questo sito ogni commento non conforme alla linea venga scorrettamente preso sul personale.

    Ci vediamo su Dico la Mia.

  6. giliana mercatali 2 luglio 2009 13:21

    Quale linea? Dal momento che vuoi parlare di politica, argomenta e spiega a questa nullità politica, cosa intendi.Anch’io esprimo opinioni personali, con la differenze che alla mia età non ho ancora fatto carriera politica ma solo militanza.E affermazioni di questo genere, mi fanno pensare che ho sprecato molto tempo inutilmente. Giliana

  7. Chiara Mazza 3 luglio 2009 21:31

    Metamorfosi a sinistra
    E Debora la vincente diventò nel Pd una gaiovane petulante
    Il «paradigma Serracchiani»: prima era un soprammobile pregiato, adesso una presenza molesta e petulante. Sono bastate due battute di un’intervista

    Il «paradigma Serracchiani» prescrive che nel Pd il giovane adottato da tutti sia trattato come un cucciolo da vezzeggiare con paternalistica accondiscendenza, ma se è un giovane che sceglie una parte e dice la sua, allora sono rampogne severe, commiserazione, persino dileggio. Da un giorno all’altro il volto nuovo di Debora Serracchiani si deforma nel simbolo dell’ingenuità.

    La fresca energia si rovescia in sventatezza. La schiettezza in dabbenaggine. Prima era un soprammobile pregiato, adesso una presenza molesta e petulante. Sono bastate due battute di un’intervista a Repubblica per compiere questa repentina metamorfosi. Giovane, e donna, ha appena ottenuto un record di preferenze alle europee, addirittura battendo Berlusconi nel suo Friuli. Il voto, in democrazia, dovrebbe pur fare la differenza.

    Non la solita cooptazione oligarchica, l’ennesima candidatura in «quota giovani». Ma un’investitura popolare, con una messe di consensi che molti dei notabili della corrente a lei avversa, oggi in prima fila nell’accanirsi sulla poco sorvegliata creatura, neanche possono sognarsi. Invece, due battute e parte il fuoco d’interdizione. La Serracchiani ha detto che sta con Franceschini perché è più simpatico. Una leggerezza, ma da quanti anni, e con quanta stucchevole ripetitività, nella sinistra ci si avvita nella ricerca smaniosa di un leader che sia dotato di un appeal comparabile a quello di Berlusconi? Mai un rimprovero, nemmeno un buffetto: niente di paragonabile all’orrore suscitato dalla irriverente giovane (e donna). La Serracchiani ha anche detto che Massimo D’Alema rappresenta a suo parere una logica d’apparato da cui il Pd dovrebbe emanciparsi. Magari è una ruvida e ingiusta semplificazione. Ma è esattamente quella che pensano e non dicono, o forse sussurrano, esponenti ben più esperti e stagionati del Partito democratico.

    E poi, se la sfida tra i candidati è una gara vera e appassionante, si ha un’idea della brutalità politica con cui è stata condotta la competizione delle primarie democratiche tra Obama e Hillary Clinton, oggi sullo stesso fronte?

    La Serracchiani, ex astro nascente quando si prestava a un unanime appoggio pre-elettorale, ha parlato troppo e male. Non dispone di paracadute di partito (a parte il dettaglio dei voti conquistati) e dunque su di lei è più agevole esercitarsi nell’arte della demolizione ad personam che sfiora il linciaggio politico. Non c’è bisogno di concordare con le sue tesi per non accorgersi che in tanta virulenza c’è qualcosa di smodato e di paradossale. Un partito che invoca il rinnovamento si trasforma in un consesso di arcigni professori che bacchettano la giovane che ha osato valicare i confini dell’irriverenza. Un partito che invoca le «primarie» a ogni passo non tiene in nessun conto il consenso elettorale che quella giovane ha ricevuto. Un partito che non fa che dichiarare la propria insofferenza per le oligarchie di appartenenza si scandalizza se la critica alla nomenklatura viene espressa con parole e concetti decisamente poco diplomatici.

    Il «paradigma Serracchiani» è anche la spia di una schizofrenia politica che rischia di ipotecare seriamente la rude verità di una battaglia politica da cui scaturirà il volto del nuovo Partito democratico. Si spera solo una caduta di stile, non il sintomo di una voglia d’ordine ( interno).

    Pierluigi Battista
    03 luglio 2009 Corriere della Sera

Scrivi un commento

220 Aruba FTP Server