Filmati video di Ignazio Marino a Forlì
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Crediamo di fare cosa gradita a tutti coloro che non hanno potuto assistere all’incontro con Ignazio Marino (candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico) avvenuto il 13 luglio u.s. ALLA FESTA DEMOCRATICA CITTA’ DI FORLI’ - RONCO i video della registrazione dell’incontro.
(ringraziamo Massimiliano Cescon per averceli forniti)
la redazione
I video (della durata di circa 10′) nel seguito linkati sono presenti nel sito www. youtube.com
All’incontro con Ignazio Marino hanno partecipato:
ONIDE DONATI Redazione regionale de L’Unità
PAOLA NATALICCHIO Redazione nazionale de L’Unità
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte
Settima parte (fine intervista)
22 Commenti a "Filmati video di Ignazio Marino a Forlì"
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2 - CRONACHE DALLA CALABRIA 2009 – Seconda puntata
IL TOUR CONGRESSUALE DI MARINO PARTE DALLA CALABRIA
Estratto da CalabriaOra del 23/8/2009
MARINO SCUOTE IL PD “IMPARI A ESSERE PIU’ DEMOCRATICO”
“Questa è una città simbolo dei quei problemi che assillano il Sud. Proprio da qui noi vogliamo ripartire per cambiare l’Italia”.
Il tour precongressuale di Marino parte proprio da Vibo, una scelta non casuale, che scaturisce dalla “generosità di una terra soffocata dlla presenza della criminilità”.
La platea del Valentinaum, ieri mattina, accoglie l’altro volto del partito, che si contrappone a Bersani e Franceschini, che si pone il compito di “moralizzare la politica”. A dargli il benvenuto il sindaco della città, Franco Sammarco, intervenuto perchè “questa volta sono stato invitato”. Marino di rimando: “Nel partito che vogliamo sarà sempre accolto a braccia aperte”. Presenti, tra gli altri, il coordinatore vibonese della mozione, Michele Pedullà; il consigliere alla Provincia di Roma, Nicola Galloro e la candidata alla segreteria regionale Fernanda Gigliotti. Proprio da lei parte un duro attacco nei confronti dell’attuale conduzione del partito, “ che non è per nulla democratico, dove prevale la logica delle appartenenze rispetto a quella del merito”. La Gigliotti rilancia la “questione morale come obiettivo primario”. Poi una provocazione: “ Non nascondiamoci dietro la giustificazione che il Sud non decolli perchè c’è la presenza della ‘ndrangheta, anche perchè la stessa svolge il suo compito di istituzione criminale, il problema è un altro, è la politica che deve essere presente. La criminalità domina dove la politica è debole.” [...]
Moralità della politica, un concetto ripreso pure da Ignazio Marino che ricorda come “la stessa deve essere applicata anche a un corretto utilizzo delle risorse.” A questo proposito un esempio. “Nelle regioni meridionali sono stati investiti 8,6 miliari di euro per la ricerca. Un finanziamento così consistente avrebbe dovuto cambiare i territori; evidentemente le risorse sono finite nelle mani sbagliate.” [...]
Le cronache di Teresa dalla Calabria devono farci riflettere perchè ci pongono tante domande su come conquistare al PD, partito del merito, della legalità, della trasparenza, della auspicata concretezza ( concetti richiamati dalle tre mozioni congressuali ), il Meridione e, con il Sud, l’Italia in generale.
Alchimie strane, accattivanti pacchetti di voti, personalismi egemoni, mancanza di assunzione di responsabilità, assenza di coraggio politico…., coraggio lasciato solo all’unica gogna delle inchieste giornalistiche di REPORT. Siamo così certi che gli italiani siano di memoria corta?
Grazie Teresa per le tue ” cronache estive dalla Calabria” : ci risvegliano all’improvviso da torpori preoccupanti.
Anche per questi motivi, oltre agli altri contenuti, ho deciso di sostenere la mozione di Ignazio Marino e la candidatura di Thomas Casadei alla segreteria segionale del PD, valide sponde fuori dagli schemi e dalle logiche consolidate offerte agli iscritti e ai cittadini-elettori, per un nuovo slancio verso il PD che vogliamo: da vivere, per cambiare l’Italia.
Stefania
3 – CRONACHE DALLA CALABRIA 2009
LE INFILTRAZIONI MAFIOSE IN POLITICA E IN ECONOMIA
Di seguito tre articoli tratti da CalabriaOra del 22 e 23 agosto sulle inchieste e gli arresti di esponenti della ‘ndragheta in Italia e in Europa.
“L’EXPO E’ L’AFFARE PIU’ CONSISTENTE” – Paolo Pollichieni
Probabilmente Vincenzo Macrì, procuratore aggiunto presso la DNA e magistrato di particolare esperienza nel campo della criminalità organizzata e, segnatamente, nelle inchieste sulla ‘ndragheta calabrese, è proprio stanco di aver ragione “dopo”.
Nella primavera del 2008 fu tra i primi ad evidenziare che le cosche “storiche” della ‘ndragheta calabrese avevano non solo consolidato la loro presenza nelle regioni del Nord ed in particolare in Lombardia, ma si accingevano ad un ulteriore salto di qualità sia sul fronte della penetrazione politico-amministrativa che su quello dell’affrancamento dai controlli dei vertici criminali operanti in Calabria. In tanti nicchiarono, alcuni per “gelosia di mestiere”, altri per l’interesse di non vedere puntati i riflettori sulle zone d’ombra dove le sinergie tra criminalità mafiosa ed imprenditoria disponibile stringevano nuovi accordi.
L’ostinazione dei fatti porta, in queste settimane, quelle stesse istituzioni che nicchiavano, ad ammettere che l’allarme c’è, è fondato ed occorre correre ai ripari.
Anche qui però residua il dubbio che anche le odierne ammissioni siano frutto di calcolo e non già di reale interesse ad agire con forza per contrastare lo strapotere delle cosche.
Sta di fatto che prima il sindaco Moratti ha dovuto rivedere le sue posizioni (“qui la ‘ndragheta non esiste”), poi il governatore Formigoni ha dovuto parlare di “movimenti sospetti che inducono a stare in allerta” ed infine il Corriere della Sera “scopre” che anche un giallista internazionale quando ha avuto interesse a vedere la ‘ndragheta da vicino non è andato nè a San Luca nè a Platì, risparmiandosi un viaggio infernale, ha potuto studiare ‘ndragheta e ‘ndraghetisti fermandosi a Buccinasco, un tiro di schioppo da Milano.
D. Lecito chiederle, dottor Macrì, se ha provato soddisfazione nel leggere il Corriere della Sera descrivere della missione a Buccinasco dello scrittore Forsith, peraltro nel pezzo era citata anche la sua relazione all’Antimafia.
R. Nessuna soddisfazione, non avevo certo bisogno di conferme a quanto ho detto un anno fa quando parlai di Milano capitale della ‘ndragheta. La mia non era una premonizione, nè uno scoop, era solo la constatazione di quanto avevo appreso sul campo in 15 anni di esperienza presso la DNA. Anni nel corso dei quali ho seguito decine e decine di processi delle Direzioni distrettuali antimafia a Milano, Brescia, Torino, Genova e Bologna. C’è semmai amarezza del ricordare le polemiche che le mie dichiarazioni suscitarono. Dovute in parte ad ignoranza, in parte a malafede ed in parte, ed è la cosa peggiore, a spirito polemico, per partito preso.
D. I fatti sono ostinati, ammoniva Churchill, ma a volte serve un lungo periodo per vederne l’affermazione, tutto sommato lei ha dovuto aspettare appena un anno.
R. E’ ovvio che lo sviluppo dei fatti non poteva che confermare le cose che dissi e infatti nel corso di questo ultimo anno abbiamo avuto una serie di conferme sia attraverso le indagini, sia attraverso coraggiose inchieste giornalistiche (voglio ricordare qui quelle di CalabriaOra e del mensile Narcomafie) sia da una serie di segnali che ora provengono da ambienti istituzionali che sino a ieri negavano l’esistenza di una problema di ‘ndragheta in Lombardia.
D. La stessa ‘ndragheta, del resto, ha provveduto a fornire ulteriori conferme attraverso la catena di omicidi avvenuta in Lombardia che testimonia uno scontro nell’ambito del riposizionamento delle cosche, proprio in Lombardia, in vista di affari futuri. Vero?
R. E’ uno scontro aspro che ancora potrebbe essere solo agli inizi. Sono stati uccisi a Milano e dintorni boss di grande rilievo. Delitti che vanno letti proprio nell’ottica di una selezione interna per gli affari da gestire. Grandi appalti tra questi…
D. C’è anche l’Expo?
R. Sicuramente, anzi è l’affare più consistente. Superiore per importo complessivo allo stesso Ponte sullo Stretto.
D. C’è il coordinamento necessario per contrastare questa situazione?
R. C’è ma va sicuramente rafforzato. Bisogna superare le ultime sacche di resistenza delle Procure ancora riottose ad accettare un coordinamento incisivo. Occorre soprattutto un intervento coordinato di tipo giudiziario anche in quelle Procure che ancora non hanno maturato una sensibilità su questi problemi.
D. E c’è anche la volontà politica per intervenire con la dovuta fermezza e determinazione?
R. Oggi la vera volontà del governo di contrastare il fenomeno mafioso si misura proprio con l’impegno nel Nord del Paese e non nel Sud. E’ su quel terreno che potremo effettivamente verificare la volontà del governo di contrastare il fenomeno mafioso ed è lì che si misurerà l’efficacia delle norme che sono state introdotte nei due pacchetti sicurezza e su quelle che verrano introdotte con le annunciate riforme del codice penale e delle intercettazioni.
D. Dovessimo giudicare da quanto è avvenuto con il Comune di Fondi non c’è da stare allegri…
R. Situazione come quella di Fondi sono destinate a moltiplicarsi anche nel cuore d’Italia. Fondi è una cartina al tornasole per verificare la voglia di contrastare infiltrazioni così massicce. Si tenga presente che fino ad oggi tutti gli enti comunali sciolti per mafia fuori dalla Calabria erano oggetti di infiltrazioni da parte della ‘ndragheta calabrese. Ricordo i casi di Bardonecchia e Netttuno: sempre e solo ‘ndragheta.
D. Ed ora scopriamo che a Buccinasco…
R. Che Buccinasco fosse la Platì della Lombardia lo sapevamo da decenni e nei primi anni Novanta lo spiegò bene il pentito Saverio Morabito. Da allora si è rinforzata. Barbaro, Papalia e Sergi sono sempre più padroni di quel territorio. Negare l’esistenza dei problemi serve solo a farli crescere e coloro che negano il problema asserendo di amare le loro città in effetti ne cagionano la irreversibile rovina perchè creano il presupposto per danni irreparabili.
4 – CRONACHE DALLA CALABRIA 2009
“UN CARICO” al cantiere della Provincia
Le ‘ndrine sono ormai ramificate da anni nel territorio milanese e si muovono in due direzioni parallele: il traffico di cocaina e gli affari leciti con imprese legate a prestanome. E’ l’edilizia il settore che fa “gola”: pochi controlli, molti cantieri. Così, per polizia e carabinieri, il 70% del movimento terra a Milano – scrive Cesare Giuzzi sul Corriere della Sera – finisce tra subappalti e “noli a freddo” (commesse che non richiedono certificazioni antimafia) per cadere – anche inconsapevolmente – nelle mani delle cosche. E capita allora che imprese legate agli Strangio, la stessa famiglia della strage di Duisburg (6 morti il 15 agosto 2007), finiscano poche settimane fa a “fare qualche carico di terra” al “Cantiere del nuovo” della Provincia in via Soderini. Nei dialoghi in calabrese stretto – secondo le indagini – di forniture di cemento della nuova metropolitana, dei carichi di terra da muovere da una parte all’altra di Milano. L’inchiesta sull’Expo sottolinea quello che era un fatto già noto: le mire della ‘ndragheta sui lavori. Si parla di grandi opere, di appalti e subappalti. Proprio la Dia – aggiunge Giuzzi in un articolo pubblicato ieri nell’edizione milanese – quest’anno ha controllato una cinquantina di imprese sospette e ritirato una ventina di certificati antimafia. Il sindaco di Buccinasco, Loris Cereda, difende la città sulle colonne del Corsera: “C’è un passato pesante, ma Buccinasco non è in mano alle cosche”. Tre mesi fa il consigliere comunale del Pdl Luigi Iocca è finito in un’inchiesta per riciclaggio. La sua posizione è stata stralciata. Ancora il Sindaco: “La città è sempre nel mirino mediatico e per questo è in prima linea per la legalità”.
DOPO DUISBURG IN EUROPA MAGGIOR INTESA TRA POLIZIE – Lucio Musolino
“L’arresto in Olanda del latitante Gianluca Racco conferma che il problema della ‘drangheta riguarda non solo la Calabria ma tutto il mondo occidentale e in particolare l’Europa”.
Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri ha illustrato ieri mattina i dettagli della brillante operazione dei carabinieri che, la notte del 20 agosto, hanno girato le manette ai polsi all’esponente della cosca Commisso sulla cui testa pendeva una condanna all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Muià (1999) e per il tentato omicidiodi Cosimo Pezzato (1997).
Il latitante è stato scovato dalla sezione Catturandi provinciale reggino (diretta dal ten. Marco Montemagno) che ha operato d’intesa con i funzionari dell’Interpol e con la polizia olandese.
Gianluca Racco si nascondeva ad Aalsmeer, un paesino a pochi chilometri da Amsterdam e dal quartiere Diemen dove sono stati arrestati i latitanti Giovani Strangio e Francesco Romeo.
Inserito nella lista dei 100 latitanti più pericoli d’Italia e protagonista della faida di Siderno, Racco si muoveva liberamente in scooter.
Ritornando alla conferenza stampa tenuta al Comando provinciale dell’Arma, il procuratore aggiunto Gratteri ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra le varie polizie europee. Collaborazione che, dopo l’arresto del superlatitante Strangio nei mesi scorsi, sta registrando sempre più risultati positivi.
“I latitanti che non hanno la responsabilità di reggere un locale di ‘ndragheta – ha dichiarato il magistrato – sono continuamente in movimento nel Nord e nel Centro Europa per gestire i traffici di cocaina. I controlli serrati delle forse dell’ordine in provincia di Reggio Calabria spingono i latitanti ad andare al nord dove i controlli sono più blandi e dove possono curare gli interessi della cosca nel settore degli stupefacenti. Per l’arresto di Racco c’è stata una grande collaborazione della magistratura olandese. E’ l’ennesima conferma che la Procura di Reggio Calabria è riuscita a intessere buoni rapporti con le maggiori, e migliori, polizie e procure del mondo.”
Gratteri ha, infine, sottolineato l’importanza che hanno assunto per l’arresto di Racco le intercettazioni telefoniche “che speriamo di potere utilizzare ancora perchè rappresentano il mezzo più importante per l’accertamento dei reati”. [...]
CONCLUSIONI PERSONALI
E’ fondamentale scardinare l’immagine pittoresca e un po’ “romantica” delle mafie fatte da picciotti con il basco e la lupara. Gli addetti ai lavori lo sanno, ma la gente comune e anche molti amministratori sembrano non essere ancora consapevoli che la criminalità organizzata si è evoluta ed oggi è diffusa e dissimulata in ogni strato della società e dell’economia, a volte sotto una apparente facciata di normalità (vedi alcune catene di pizzerie in Germania o le infiltrazioni nelle amministrazioni pubbliche anche non meridionali).
E questi articoli vogliono essere l’ennesima testimonianza, se ce ne fosse ancora bisogno, anche dell’importanza della collaborazione tra inquirenti e polizie e delle intercettazioni telefoniche (che qualcuno vorrebbe limitare in un nome della protezione della privacy!)
Altri articoli della stampa locale riportano i casi di strozzini che obbligano le proprie vittime a richiedere contributi UE per le proprie aziende per poi chiederne una percentuale una volta ottenuti.
Da più parti si segnala il pericolo, in un momento di forte crisi economica come quello che stiamo vivendo, di infiltrazioni mafiose in ditte e aziende in difficoltà, essendo in questo momento la criminalità organizzata l’unica realtà ad avere grandissime disponibilità di denaro liquido, frutto per lo più del traffico di droga.
A maggior ragione quindi deve essere forte per amministratori pubblici e privati il richiamo al massimo rigore e alla massima trasparenza nella gestione della cosa pubblica e delle aziende (e quindi dei nostri posti di lavoro); perchè ognuno di noi, anche al Nord, praticando e diffondendo la cultura della legalità e della trasparenza può contribuire alla lotta contro la criminalità organizzata.
Libertà di informazione e colpo di stato strisciante
Ieri sera, invitata da un’amica con a cuore la difesa della libertà, mi sono recata a Borgo Sisa alla Festa Democratica, per assistere ad un incontro sulla libertà di informazione con Loris Mazzetti, amico di Enzo Biagi e suo stretto collaboratore al Il Fatto , dirigente di struttura a RAI 3, coautore di Che tempo che fa, scrittore di numerosi libri.
E’ intervenuto presentando i fatti e le notizie che non ci sono perché i media non ce li raccontano, ha parlato principalmente di RAI , suo pane quotidiano, allargando il campo all’informazione su carta stampata. Ci ha presentato un quadro disarmante, preoccupante, pericoloso per la democrazia, anzi senza mezzi termini ha parlato di strisciante colpo di stato, e dopo aver enucleato i sintomi di questa pernicisosa malattia dell’informazione italiana, ne ha ricercato le cause, antiche ma anche recenti , dicendoci con franchezza che anche noi gente e politici di sinistra, abbiamo le nostre colpe, che anche noi abbiamo coscienze sedate, che non ci sappiamo più indignare, che la società ha perduto il senso del bene comune e dello stare in comunità preferendo individualismo e solitario rapporto di dipendenza dal piccolo schermo. Una televisione telecomandata non da noi , con il piccolo attrezzo casalingo, ma dalle alte sfere che decidono strutture di comando e controllo, ostacolano le programmazioni e presenze già in palinsesto per ottobre ( Che tempo che fa, Litizzetto,Report) non firmando i contratti oppure, subdolamente , togliendo la tutela legale ai programmi di Milena Gabanelli , cosa normalmente garantita da qualsiasi editore. Che si arrangino Report e i suoi giornalisti, che spendano soldi loro se qualche intoccabile intenta cause civili e penali, per le verità svelate dal raro giornalismo di inchiesta sopravvissuto alla “ malainformazione” dilagante.
L’esempio di questi giorni è la querela del Presidente del Consiglio a Repubblica solo per le domande che il giornale ha osato porre e ancora senza risposte, ma la sorgente degli attacchi alla libertà di stampa e di satira viene da lontano, ricorda Mazzetti e cita D’Alema che querelò Forattini e ancora l’editto bulgaro di Berlusconi contro Biagi e Santoro. In piazza non scese nessuno, o solo pochi amici. La gente invece fu vicina al maestro con tante testimonianze. Negli ultimi 15 anni ,dice Mazzetti, la sinistra ha governato per 7 anni e ha lasciato intatte le leggi vergogna, non ha trovato soluzione al conflitto di interessi lasciando campo libero allo scippo della libertà di scelta basate sulla corretta informazione, non è intervenuta sulla riforma organizzativa della RAI voluta dalla destra, anzi ne ha approfittato, è stata presente con propri uomini all’interno della Rai e nelle Commissioni di Vigilanza, adeguandosi al laisser faire, che tanto facciamo anche noi, politici tutti messi in una botte di ferro da una legge elettorale che impone i candidati dalle segreterie dei partiti , marginalizzando passioni partecipazione e passione dei cittadini per la vita politica.
Desolante il quadro che Mazzetti ha illustrato, con punte critiche anche alla categoria dei giornalisti, normale il senso di stretta al cuore e malessere delle persone presenti: qualcuno ha chiesto “ siamo controllati da grandi occhi?” altri “con quello che dice lei anche sugli errori dei governi e degli uomini della sinistra, il Partito Democratico cosa deve fare, cosa possiamo fare noi?” Con questi uomini pavidi e ignavi, messi lì al comando o nelle commissioni di vigilanza anche dalla sinistra ora così poco credibili, come invertire la rotta e arrivare a selezionare per merito e fare una politica davvero diversa. Cosa pensa delle primarie?”.
Liberarci dalla paura e avere coraggio, la sua risposta, non dare solo colpe alla politica e ai politici ma riscoprire in ognuno di noi il valore della libertà di scegliere senza condizionamenti di comodo, di portafoglio, di dovere di obbedienza o cieca fedeltà, siamo una popolazione anziana con poca dimestichezza con la democrazia da internet, il web potrà aiutare, ma occorre riscoprire il valore della relazione, dello stare insieme per parlare e confrontarci, così come abbiamo fatto stasera.Altrimenti ci ritroveremo con anchorman danarosi al comando del Paese.
Cosa deve fare il PD? Chiediamoci anche cosa ognuno di noi può fare per difendere la libertà di informazione, risponde Mazzetti, io ad esempio ero e sono contrario ai circoli del PD all’interno della RAI, la politica la devi fare nei luoghi esterni e deputati, nelle sezioni e circoli del territorio di appartenenza: questo per evitare condizionamenti alla corretta informazione e comportamenti professionalmente scorretti dei giornalisti, magari in attesa di una promozione o passaggio di carriera. Così in tutti i campi.
Ha dimenticato la risposta sulle primarie?
Sulle primarie sono d’accordo, ma che siano aperte a tutti, questa la sua risposta a margine dell’incontro.
Mazzetti ha suonato forte e deciso l’allarme sul rischio di perdere completamente la libertà di informazione, primario strumento di democrazia. Ha ricordato ai distratti dei piani nobili della politica che da oltre 15 anni gli intellettuali suonano lo stesso allarme. L’altra voce al dibattito con Loris Mazzetti era di Artioni dell’A.N.P.I. di Ravenna , che ha ricordato la pedalina, macchina da stampa usata in clandestinità , ora monumento a Conselice, simbolo del valore della libertà di informazione. Per la democrazia conquistata con le lotte partigiane di liberazione, ha detto, gli attacchi striscianti e subdoli non finiscono mai, ancora dobbiamo vigilare, difendere, resistere, non solo A.N.P.I associazione della memoria, ma presente e attiva nella società con i suoi numerosi iscritti, anche giovanissimi.
Concludo con una nota di rammarico: un vero peccato che la notizia di questo significativo incontro non sia stata maggiormente divulgata e sia rimasta in sordina, la platea dei democratici in ascolto sarebbe certamente accorsa ancor più numerosa.
Spero che il Partito Democratico e il prossimo congresso pongano la giusta attenzione anche a questi temi delicati e sappiano finalmente rimuovere i tappi alle orecchie messi dalla sinistra quando ha governato il Paese: per sentire più chiaramente questi segnali d’allarme e muoversi in conseguenza.
Stefania Collini
LA GUERRA LERCIA
Un assaggio della guerra che ci aspetta in autunno. Non sporca, lercia. La battaglia finale di un uomo malato, barricato nel delirio senile di onnipotenza che sta trascinando al collasso della democrazia un paese incapace di reagire: un uomo che ha comprato col denaro, nei decenni, cose e persone, magistrati, politici e giornalisti, che ha visto fiorire la sua impunità e i suoi affari dispensando come oppio l’illusione di un benessere collettivo mai realizzato. Dall’estero guardano all’Italia come un esempio di declino della democrazia, una dittatura plutocratica costruita a colpi di leggi su misura e di cavalli eletti senatori. Vent’anni di incultura televisiva - l’unico pane per milioni - hanno preparato il terreno. Demolita la scuola, la ricerca, il sapere. Distrutte l’etica e le regole. Alimentata la paura. Aggrediti i deboli.
È una povera Italia, un piccolo paese quello che assiste impotente all’assalto finale alle voci del dissenso condotto da un manipolo di body guard del premier armate di ministeri, di aziende e di giornali. L’ultimo assunto ha avuto il mandato di distruggere la reputazione del “nemico”. Scovare tra le carte gentilmente messe a disposizione dei servizi segreti, controllati dal premier medesimo, dossier personali che raccontino di figli illegittimi e di amanti, di relazioni omosessuali, come se fosse interessante per qualcuno sapere cosa accade nella vita di un imprenditore, di un direttore di giornale, di un libero cittadino. Come se non ci fosse differenza tra il ruolo di un uomo pubblico, presidente del Consiglio, un uomo che del suo “romanzo popolare” di buon padre di famiglia ha fatto bandiera elettorale gabbando milioni di italiani e chi, finito di svolgere il suo lavoro, va a letto con chi vuole - maggiorenne, sì - in vacanza con chi crede. La battaglia d’autunno sarà questa: indurre gli italiani a pensare che non c’è differenza tra il sultano e i suoi sudditi, tra il caudillo e i suoi oppositori. Non è così: la parte sana di questo paese lo sa benissimo.
Un anno fa arrivavo in questo giornale scrivendo che avrei voluto diventasse “il nostro posto”. Non immaginavo sarebbe stata una trincea di montagna. Mentre cresceva, l’Unità è stata oggetto di una campagna denigratoria portata avanti dal presidente del Consiglio e dai suoi alleati, da giornali compiacenti non solo - purtroppo - nel centrodestra. Anziché difendersi e reagire compatto il fronte dell’opposizione si è diviso in guerre fratricide. Mentre si alimentano i veleni e le calunnie su di noi i nostri lettori sono cresciuti, negli ultimi mesi, del 25 per cento, caso unico nel panorama editoriale. I cittadini ci sono: leggono, capiscono. Mentre l’aggressione diventava personale (scritte intimidatorie sotto casa, telefonate notturne, le nostre vite sotto scorta) ci venivano offerte da emissari dei poteri opachi videocassette e carte contenenti “le prove” di gesta erotiche dei nostri aggressori. Materiale schifoso, alcove filmate all’insaputa dei protagonisti. Naturalmente le abbiamo respinte. Il sesso tra adulti, di chi non lo baratti con seggi e presidenze, non ci interessa. Questo è quello che ci aspetta, però. Sappiatelo. Una guerra lercia.
Concita De Gregorio - L’Unità 30/08/2009
VALORI, IDENTITA’, STORIA: UN PARTITO SI RACCONTA DA QUI
Proviamo a guardare oltre noi stessi, per vedere se troviamo qualche spunto utile per valutare le diversità che ci sono fra le varie tesi in campo nell’imminente congresso del PD.
Ho rilevato, nel saggio di Drew Westen (1) - “La mente politica”, il ruolo delle emozioni nel destino di una nazione (Il Saggiatore, 2008) -, alcuni riferimenti che ci possono fare riflettere.
Pur con le dovute differenze rispetto alla situazione italiana, colpisce il parallelo che si può fare, nel nostro Paese, con questo interrogativo lapidario di Westen, relativo all’America prima di Obama : “perché gli americani sono d’accordo con i democratici e votano i repubblicani?”. Da noi, questo approccio vale se consideriamo “riflessivo” l’elettorato italiano. Se, come qualcuno ritiene e sostiene, lo consideriamo “strutturalmente”, nella sua maggioranza, con un orientamento di “destra”, il ragionamento va cambiato.
Westen rilancia questa sua osservazione, citando J. Carville e P. Begala (2) là dove affermano che (…) “agli americani non piace quello che rappresentano i repubblicani, ma non sanno che cosa rappresentano i democratici”. Poi continua con degli esempi, per capire quali siano gli elementi che determinano una “predisposizione positiva” nei confronti di un partito, concludendo che essa si ha allorché un partito esprime un “racconto” coerente ed emotivamente potente, “una lettura di ciò che significa essere un democratico o un repubblicano”. Usando un linguaggio pubblicitario, dice, è ciò che talvolta si definisce un brand, un “marchio”. E sviluppa il ragionamento, sostenendo che “i partiti devono condividere i loro valori con gli elettori attraverso delle storie”. “La prima e più importante - quella che raccoglie il primo 40% e da sola potrebbe portare alla vittoria -, è la storia che racconta ciò che il partito rappresenta”.
In molti si pongono, in Italia e nel mondo, questo interrogativo: perché in Italia Berlusconi continua ad avere un gradimento altissimo e a vincere malgrado: il conflitto di interessi, le leggi personali, una vita privata particolare, una politica estera inesistente, una politica nazionale poco efficace? Le risposte, a seconda dei commentatori, sono diverse. Su un punto però c’è accordo: le italiane e gli italiani non sanno che cosa rappresentano i democratici. Si vinse due volte, quando le italiane e gli italiani sapevano che cos’era l’Ulivo.
Nella sintesi di alcuni capitoli del corposo ma istruttivo e piacevole saggio di Westen, si ritrovano parole che in Italia sono state frettolosamente considerate vecchie e, per qualcuno, superate: valori, identità, storia.
Sono i riferimenti fondamentali che dobbiamo ritrovare, per ripartire con l’impostazione giusta nella costruzione del Partito democratico in Italia.
Non so se Pierluigi Bersani e Stefano Bonaccini, che impostano sempre i loro ragionamenti su questi pilastri, abbiano come consulente qualcuno della Società di Westen (la “Westen Strategies”). So solo che loro partono da qui: da un partito. E da un racconto fatto di valori, identità e storia. Dando un senso a questa storia.
Personalmente colgo in loro una bella differenza rispetto alla impostazione precedente, senza memoria e senza storia, e a quella di chi parla di un partito futuro non identitario.
Negli USA a novembre 2008. In Giappone e in Germania in agosto 2009. Il cambiamento sta imponendosi. L’11 e il 25 ottobre dobbiamo scegliere una linea per costruire un partito che sia il motore dell’alternativa al centro-destra. Sono convinto che Pierluigi Bersani, per i valori che esprime, per l’identità che intende affermare e per la storia che può raccontare, sia la scelta giusta.
Giuliano Pedulli - Consigliere regionale - Direzione Territoriale PD Forlì
1) Drew Westen, professore di Psicologia e Scienze Comportamentali all’Emory University. Consulente di esponenti del Partito democratico americano;
2) James Carwill e Paul Begala “Take It Book: Our Party, Our Country, Our Future”. Simon & Schuster, New York, 2006. Consiglieri di Bill Clinton nella campagna presidenziale, vincente, del 1992
La riflessione sul partito identitario è secondo me corretta (nel senso che un invece di riuscire a fare un partito post identitario si è finiti col farlo non identitario e quindi non percepibile).
Mi piacerebbe però che la riflessione venisse accompagnata dal necessario ed irrinunciabile ricambio generazionale. Visto che tra i moltissimi sostenitori del progetto Veltroniano post identitario c’erano moltissimi sostenitori di Bersani. Pedulli compreso.
Non ho mai nascosto di avere votato per Veltroni alle Primarie del 2007. Ma non ho nemmeno mai mancato di osservare, anche con articli pubblici, che non mi convincevano certe spinte bipartitiche e soprattutto che occorreva costruire un partito fortemente radicato sul territorio per fare da contraltare alla tendenza leadeirstica che stava dentro al progetto di Veltroni. Così come non ho mai sostenuto la tesi della perdità di identità. Quanto alla necessità del ricambio generazionale, mi pare che a Forlì sia in atto da tempo. Quello che è avvenuto alle ultime elezioni politiche è noto a tutti.
Per pura onestà intellettuale Le ricordo che era possibile anche votare Bindi e Letta alle scorse primarie. Di certo avevano una visione simile alla Sua sull’idea di partito identitario, sulla concezione leaderistica e sulle alleanze.
Solo che si sapeva che avrebbero perso e, purtroppo, il carro del vincitore ha una capacità attrattiva che nessuna coerenza politica riesce ancora ad avere.
Ovviamente questa analisi non riguarda solo Lei (ma anche).
per pura onestà intellettuale, le persone INTELLIGENTI, riconoscono i propri ERRORI.
e poi non mi sembrano coerenti quelli che osannavano veltroni e ora votano marino.
Lei signor vitali, si nasconde dietro a una ragnatela.
Gentile uomo ragno. Io non sono tesserato Pd, nemmeno ne sono più elettore, quindi risparmi il suo livore nei miei confronti, lo tenga in serbo per il congresso.
Questo sito che ha appoggiato una lista Veltroni ha ospitato alcune delle mie riflessioni, senza che io abbia mai nascosto il mio voto per Enrico Letta. Rispetto chi anima questo sito e sono stato sempre ricambiato. Forse perchè siamo persone normali e non supereroi.
Detto questo se l’Onorevole Pedulli ritiene di aver sbagliato appoggiando Veltroni (visto che Lei fa riferimento ad un presunto errore), questo non leggo dai suoi post. Che mi manchi la vista del supereroe?
A me non piace suscitare polemiche che non costruiscono nulla. Mi pareva che le riflessioni che ho svolto, partendo dalla lettura di alcuni saggi di studiosi della politica, potessero favorire un confronto di idee, non altro. Oppure potevano riguardare semplicemente me stesso.E chiusa lì. Preciso, se può servire, che avrei votato Bersani anche nel 2007, se non ci fossero state una serie di circostanze, non volute da me,che lo portarono a rinunciare alla candidatura, che pure aveva quasi annunciato. E non so chi avrebbe prevalso, allora. E anche questa volta, con i meccanismi che ci sono e la pluralità di candidature, nulla è scontato, anche se io auspico e lavoro perchè prevalga il progetto politico di Bersani-Bindi-Letta. Il fatto,poi, che ci sia una convergenza di questo tipo, è una garanzia che l’idea sulla quale doveva impiantarsi, fin dall’inizio, il PD, abbia più possibilità di concetizzarsi.
Gentile On.Pedulli, ho precedentemento sottolineato come questo congresso non mi riguardi direttamente (penso che la guida di un partito la debbano decidere i tesserati, guardi un pò). E, da osservatore, le tesi di Bersani mi convincono. Penso al partito strutturato, al forte richiamo all’identità, alle alleanze, alla proposta politico-economica.
Le cose che mi convincono meno sono di fatto due.
La prima è che credo che Bersani non sia un leader. Le confesso di non amare la necessità di un leader, ma se siamo in questa situazione non è solo responsabilità di Berlusconi. Tutti i competitori del Pd hanno una figura di rilievo (Berlusconi, Bossi, Casini, Di Pietro), e dobbiamo ammettere che il centrosinistra è stato il primo artefice della bassa considerazione che si deve al lavoro di squadra (se ti scegli cattivi compagni di viaggio poi il risultato è questo). Bersani è stato un ottimo ministro ed è una brava persona, ma i leader sono un’altra cosa (e soprattutto si appoggiano ad una piattaforma programmatica radicale che non vedo).
La seconda cosa che non mi convince è la compagnia. Sono suoi sostenitori personaggi politici che hanno ampiamente dimostrato di rappresentare una proposta politica fallimentare. Che usano la battaglia congressuale per cercare di prolungare una carriera politica che dovrebbe avere come unico fine una lauta pensione. Ed è l’idea che per vincere la battaglia congressuale si deve raccogliere l’appoggio di tutti, mescolando tra gli amministratori coloro che hanno ben operato e sono un vanto per il territorio e coloro che non hanno saputo cogliere prospettive e mantenere obiettivi, che mi suscita qualche perplessità.
Nei miei post precedenti ho fatto notare a Lei (ma ripeto vale per molti sostenitori del Veltroni 2007), che la scelta di quell’elezione non era univoca. C’erano anche proposte diverse che, se approfondite, mettevano in luce molto della tesi congressuale di Bersani (molto diversa dalla proposta dell’allora segretario). Ma si sa che la tendenza che doveva prevalere era quella del plebiscito (con buona pace dei sostenitori delle primarie). Purtroppo continuo a pensare che buona parte del fallimento del Pd non sia ascrivibile a Veltroni, ma a chi lo ha votato. Soprattutto venendo dai Ds, dove aveva dimostrato ampiamente di non essere tagliato per il ruolo di segretario.Cordialmente.
Forte sostegno a Casadei e Marino, anche dal mondo femminile
La candidatura di Thomas Casadei alla segreteria regionale del PD per la mozione Marino, fa finalmente uscire la politica regionale dai soliti schemi: ex ministri, ex-amministratori pubblici, ex-segretari. Persone di tutto rispetto e capacità, ma provenienti da quelle che alcuni mesi fa il prof. Pier Luigi Celli in una conferenza in Romagna definiva “le porte girevoli” in cui una volta entrati non si esce più, passando da un incarico all’altro. I democratici di base, il popolo della sinistra, vorrebbero politici che si confrontino coi problemi che le persone vivono quotidianamente. Per questo, coerentemente con le posizioni che ho assunto anche in passato riguardo alle candidature in ambito PD, sostengo ed invito a sostenere Thomas Casadei e la mozione Marino, come quella che più compiutamente in questo momento può cogliere i mutamenti intervenuti nella nostra società. L’esperienza di Casadei è paradigmatica: ha un brillantissimo curriculum professionale (docente di ruolo nella scuola superiore, dopo aver vinto l’ultimo concorso regionale, da anni svolge attività di didattica e di ricerca all’Univ. di Modena e Reggio Emilia, in un sistema come quello italiano, dove non prevalgono il merito e le pubblicazioni, come in quelle europee, ma altre modalità di reclutamento e dove soprattutto la ricerca ormai non ottiene più risorse) e da anni svolge attività di volontariato politico e culturale al servizio del suo territorio, comunale e provinciale.
Il tema del merito è uno di quelli al centro delle tesi di Marino: in una società bloccata come quella italiana, l’esigenza di mobilità sociale è un elemento fondamentale, perciò è importante che persone determinate e capaci, come Casadei, abbiano accesso a ruoli importanti di prima linea.
Altro aspetto che considero di grande rilevanza, presente nelle tesi di Marino e sostenuto con forza da Casadei, è la questione dei diritti di cittadinanza, tema di cui tra l’altro il candidato segretario regionale è un esperto riconosciuto (è il coordinatore del LABDI – un laboratorio regionale di indagine e contrasto di tutte le forme di discriminazione). Nella mozione nazionale ci sono proposte molto concrete, quali l’introduzione di una norma antidiscriminatoria, che veda presenze femminili o maschili negli organismi di rappresentanza non inferiori al 40%, per garantire l’equilibrio tra i generi; o il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, sul modello delle civil partnership inglesi. In questo contesto, la regione Emilia Romagna potrebbe farsi significativamente promotrice di anticipazioni sulla legislazione nazionale, anche in tema di diritti di maternità e paternità, introducendo un congedo obbligatorio di paternità di alcuni giorni, così come è ormai previsto da tutte le legislazioni europee e recepito da alcuni contratti di lavoro. La condivisione come elemento di effettiva realizzazione di pari opportunità tra uomini e donne è un tema che nei programmi di Marino e di Casadei è fortemente presente, insieme ad innovative proposte per quanto riguarda la lotta alla crisi e al precariato, un nuovo rapporto tra economia e ambiente, la riforma delle professioni e la tutela e valorizzazione di tutti i lavori. In particolare i temi dei diritti civili legati alle questioni di genere, sono stati al centro di un incontro svoltosi sabato scorso a Rimini, al quale hanno partecipato donne che sostengono la mozione Marino, tra cui Mina Welby. La necessità di porre come elemento di innovazione culturale e politica il tema del genere, è emersa con forza nell’incontro, partendo dalle realtà – come Forlì- dove la presenza delle donne è stata determinante nei movimenti più innovativi che hanno portato alle primarie prima e poi alla nascita di una giunta con una presenza paritetica di donne ed uomini.
Sono convinta che sia per gli aspetti programmatici sia per ciò che significa in termini di innovazione politica all’interno del PD anche regionale: finalmente con un candidato che porta con sé anche le buone prassi disseminate nei territori della Romagna, la candidatura di Casadei rappresenti un importante stimolo al confronto e alla discussione per tutti.
Non è un caso che egli sia stato tra gli animatori di numerose esperienze politiche, culturali, associative di notevole spessore innovativo da ormai un quindicennio, anche, in particolare, nel PD: fin dalla sua fondazione si è impegnato nella virtuosa combinazione tra radicamento territoriale e uso delle nuove tecnologie, nella valorizzazione del dibattito aperto e dello strumento delle primarie, in innumerevoli iniziative di formazione e discussione politica. Per tutte queste ragioni ritengo che possa portare una positiva ventata di innovazione di qualità anche in ambito regionale, e per questo motivo invito tutte le democratiche e i democratici forlivesi a sostenere la sua candidatura nei prossimi congressi locali.
Maria Maltoni, componente assemblea nazionale PD e direzione territoriale
Nessun ulteriore commento a quanto scrive riccardo vitali. Solo una precisazione. Da ex parlamentare, non percepisco, nè percepirò mai, 1 solo centesimo di “vitalizio” (pensione), nè alcun tipo di rimborso per spese sanitarie. Tanto dovevo per evitare equivoci.
Gentile On. Pedulli, il mio riferimento voleva essere generale e non specifico. Mi spiace se la cosa può esserle sembrata diretta a lei e me ne scuso.
Agli animatori del sito vorrei sottolineare che la moda del momento pare essere diventata quello di inviare comunicati stampa (in questo sito, in altri e nei quotidiani). Ovviamente ne viene meno la discussione diretta , che dovrebbe essere un pò il vero motore di un sito some questo. Ed ovviamente viene anche meno la curiosità nel visitarlo.
Ieri , alla festa dell’Unità di Bologna, pomeriggio di grande confronto con Ignazio Marino, Thomas Casadei ed altri. Tra le tante cose significative, ho apprezzato particolarmente la posizione netta della mozione sul nucleare e quella sulla parità di genere. Quando si votò sul nucleare in Italia, in realtà il voto era molto legato a considerazioni di ordine politico, quali sull’uso militare del nucleare , una consapevolezza vera in termini ambientalisti non esisteva , oggi invece la situazione è completamente diversa. Ormai sono chiari due aspetti: quello della sicurezza , che anche a distanza di anni dopo Cernobyl , fa assolutamente riflettere e quello legato all’uso dell’energia ed al riscaldamento del pianeta. Una politica energetica fondata sulle rinnovabili e sulla riduzione degli sprechi energetici, modificando anche gli stili di vita, oggi è imprescindibile, per una sinistra di governo che voglia veramente definirsi tale. E la mozione Marino ha il merito anche in questo caso di dire chiaramente ciò che pensa.
Sul tema della democrazia paritaria, raramente devo dire di aver sentito porre il tema in termini così netti da politici uomini, così come hanno fatto Casadei e Marino ieri. Che non è il solito banale: “facciamo più asili nido”, che pure ci vorrebbero e che il centrosinistra al governo avrebbe dovuto porre tra le priorità con un piano straordinario nazionale. E’ la consapevolezza che la democrazia ha bisogno del contributo e della visione del mondo di tutti i cittadini e che non può essere accettabile che una parte rilevante ne venga tagliata fuori. Bravi Tomas e Ignazio !
Maria Maltoni
UN CIOCCOLATINO A CHI USA LA BICICLETTA
IN VENTI CITTA’ LE ASSOCIAZIONI FIAB PREMIANO E CONTANO I CICLISTI URBANI
NELLA SETTIMANA EUROPEA DELLA MOBILITA’
Un premio a chi va in bicicletta a scuola, in ufficio o a fare la spesa nella Settimana Europea della Mobilità, dal 16 al 22 settembre prossimi.
L’iniziativa, che rientra nella campagna nazionale della FIAB “Chi sceglie la bicicletta merita un premio!” si svolgerà in 20 città italiane. Nel corso della settimana volontari della FIAB, conteranno anche i ciclisti in circolazione attraverso varchi o punti di passaggio. Su internet http://www.fiab-onlus.it/meritapre/meritapr.htm l’elenco delle città aderenti e le modalità operative.
Come noto nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità, promossa dalla Commissione Europea, e in particolar modo il 22 settembre, giornata europea senz’auto, i cittadini europei sono invitati a non usare né auto né moto privata, ma a servirsi di mezzi alternativi di trasporto.
Per ringraziare tutti coloro che si spostano in bicicletta le associazioni FIAB offriranno, almeno in un giorno della Settimana Europea della Mobilità, un cioccolatino con il logo FIAB “In bici x l’ambiente”. In alcuni casi anche buoni sconto per colazioni, oppure materiali informativi, adesivi, gadget.
L’iniziativa è anche l’occasione per fare il punto sulle politiche della ciclabilità urbana e per sollecitare le Amministrazioni Comunali ad aderire alla Carta di Bruxelles, il documento promosso dall’ECF finalizzato ad impegnare i Sindaci firmatari a far aumentare gli indici di mobilità in bicicletta e dimezzare gli incidenti stradali ai danni dei ciclisti.
Sui pedali per salvare il pianeta
Anche Forlì aderisce con un ricco programma di iniziative alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile
FORLI’ - Da domani al 22 settembre, più di 2000 città europee partecipano all’VIIIª edizione dell’ European Mobility Week. Si tratta del più importante evento dedicato alla mobilità sostenibile nel mondo, una settimana di eventi importanti che avranno lo scopo di incentivare una politica di miglioramento della qualità della vita e delle condizioni di salute della cittadinanza.
L’iniziativa “Settimana Europea della Mobilità” è anche momento di avvio di progetti e attività significativi nei campi dell’educazione, della responsabilizzazione, dell’uso intelligente dell’auto e dei diversi sistemi di trasporto sostenibile.
La Fiab-Amici della Bicicletta di Forlì aderisce alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile e partecipa con il patrocinio del Comune di Forlì. L’associazione organizza un ricco programma per sollecitare i cittadini e le Amministrazioni Comunale e Provinciale a migliorare la mobilità sulle strade come suggerisce la Carta i Bruxelles:
“La diffusione della mobilità in bicicletta contribuisce a rendere città più vivibili, un trasporto urbano più efficiente, strade meno congestionate e meno rumorose, un’attività fisica individuale utile a combattere la sedentarietà, maggior sicurezza delle strade. Inoltre favorisce la lotta ai cambiamenti climatici, il risparmio dei carburanti fossili, lo sviluppo del turismo sostenibile.”
Nel weekend, nel Parco Urbano, sarà allestito uno “Speakers’ Corner” sulla bicicletta con letture di Ciclosofia alla presenza del sindaco Balzani e dell’ex campione di ciclismo Ercole Baldini. Il tutto condito con i cioccolatini che saranno distribuiti ai ciclisti di passaggio e la collaborazione di Librincontro.
La Fiab-Forlì coglie l’occasione della settimana europea per CHIEDERE al Comune e alla Provincia di aderire alla CARTA di Bruxelles e di impegnarsi a rendere concreto il programma.
Parliamo del Partito
Sul dibattito congressuale del Partito Democratico c’è un convitato di pietra: il Partito.
Nessuno ne parla pur essendo lo strumento decisivo per dare anima e corpo a un grande progetto; va ricordato che quando a fine ottocento nacquero i partiti politici, e la Romagna ne fu la culla, i pilastri dello sviluppo si chiamavano capitale e lavoro; i partiti nacquero allora per legittimare l’uno o l’altro o entrambi.
Oggi nella stagione della rivoluzione informatica, della globalizzazione e la conseguente crisi degli stati nazionali il motore si chiama Conoscenza.
Ai partiti, quindi, vanno nuovi compiti, non più soltanto mediazione fra i gruppi sociali o raccordo fra la società e le istituzioni; il loro compito attuale è quello di proporre regole al mercato globale, alla difesa dei diritti dell’uomo e del cittadino e perché la rivoluzione tecnologica sia in funzione della dignità, della solidarietà e dell’identità sociale.
Questi valori sono il basamento di quella che il mondo anglosassone chiama Religione Civile, che è somma e sintesi di tutti i torrenti che alimentano la tradizione liberaldemocratica. Un partito quindi, non di parte ma, per costruire il futuro di tutti e non solo di qualcuno.
Si dice che l’Italia dalla crisi uscirà diversa da come è entrata; la domanda allora è: da dove partire?
Il congresso dovrà dire quale ruolo, quale struttura e quali compiti avrà il Partito del terzo millennio; il consenso della società civile sarà la condizione per assumere con autorevolezza compiti di governo.
Antonio Gramsci a questo proposito cita un esempio di valenza storica, egli sostiene che la Rivoluzione Francese è stata vinta dagli Illuministi e dai Philosophers prima ancora dell’evento materiale.
Il Partito non sostituirà lo Stato o l’ordinamento repubblicano; sarà un’organizzazione volontaria, strumento culturale pedagogico, laboratorio di progetti che diano concretezza alla politica.
Va ricordato che la politica è la sola in grado di selezionare quanto dalla scienza e dalla tecnologia corrisponde all’utilità individuale e sociale; la sola che ci aiuterà a toglierci dalle logiche mercantili e fondamentaliste.
Un Partito con struttura organizzata nel territorio, militanza costante, selezione dei gruppi dirigenti attraverso battaglie culturali; non un autobus dove allegramente si sale e si scende; non un’armata Brancaleone dove il primo che passa possa diventarne dirigente; un Partito in cui ciascuno, con la propria storia, cultura ed esperienza, potrà concorrere alla costruzione di un nuovo Umanesimo.
Angelo Satanassi
La dignità,la credibilità, l’autorevolezza, la serietà e l’identità sociale va conquistata con l’esempio, l’impegno e la concretezza ogni giorno. E’ difficile e faticoso parlare con le persone e dirgli che il nuovo Partito Democratico ha tutte queste caratteristiche, di onestà e di coerenza,quando nella situazione del vissuto, dimostriamo il suo contrario. I nostri parlamentari sono stati un esempio”lo scudo fiscale”è lampante. E’ vero che le tante persone che credono che si possa costruire un identità nuova del nostro Partito si dissociano e condannano questo comportamento incoerente. Ma sicuramente non è facile comunicarlo alle persone in maniera credibile. Bisognerebbe che tutte le persone che credono a un Partito diverso e nuovo, manifestassero la loro condanna in maniera esplicita, per il comportamento tenuto in maniera irresponsabile dai diversi nostri parlamentari.