Fondazione Scuola di Politica - 2^ seminario estivo
La crisi globale, la nuova politica americana e l’Europa
Sfide e idee per il progetto democratico
23-27 luglio 2009 | Bertinoro (FC)
Giovedì 23 luglio
15.00 – 17:30
… cambiare è possibile
Salvatore Vassallo
… all’Europa serve una guida
Erik Jones
18.00 – 20.00
La lezione americana e l’internazionale dei democratici
Walter Veltroni
intervistato da Maurizio Caprara
Venerdì 24 luglio
Introduce e coordina
Michele Salvati
9.00 – 10.30
… i grandi gruppi industriali
Pietro Modiano
… le piccole e medie imprese
Giancarlo Sangalli
… i redditi e l’occupazione
Tito Boeri
Perché il PD non piace a chi lavora nelle piccole imprese?
Enrico Morando
Giorgio Guerrini
Paolo Cattabiani
Giuseppe Bortolussi
— Cena nel borgo —
Introduce e coordina
Alessandro Bratti
9.00 – 10.30
… gli idrocarburi
Alberto Clô
… le rinnovabili
Ricardo Hausmann
… il nucleare
Federico Testa
17.00 – 20:00
Rinverdire l’economia e tornare a crescere
Raffaella Mariani
Duccio Bianchi
Cesare Pozzi
— Cena nel borgo —
Domenica 26 luglio
Introduce e coordina
Giorgio Tonini
9.00 – 12.30
… l’integrazione dei nuovi italiani
Guido Melis
Jean Léonard Touadi
Don Virginio Colmegna
Paola Giani
14.30 – 16.30
… la ragione e la speranza (ovvero la laicità)
Michele Nicoletti
Ignazio Marino
17.00 – 20:00
Il partito nuovo: una promessa mantenuta?
Dario Franceschini
Debora Serracchiani
Giovanni Bachelet
— Cena nel borgo —
Hanno Inoltre assicurato un loro intervento:
Lunedì 27 luglio
Grupppi di lavoro per l’elaborazione dei documenti conclusivi
A cura dei partecipanti
9.00 – 12.00
1. Democratici globali
2. La politica e la crisi
3. L’economia verde
4. La nuova cittadinanza
5. La ragione e la speranza
6. Il partito nuovo
— Pranzo | Partenze —
La quota di partecipazione, comprensiva di vitto e alloggio, è di 200 euro
http://www.scuoladipolitica.it/
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La Lega, il PD, gli elettori…
I risultati della Lega alle ultime elezioni mi preoccupano molto. E mi sembra che, a parte qualche lodevole eccezione (vedi ad esempio http://www.waltervitali.it/blog/politica-attualita/148/non-nascondiamo-il-calo-del-pd-dietro-la-vittoria-di-delbono), le analisi ufficiali del voto nella nostra regione ignorino o minimizzino il calo del PD, così come lo spostamento di molti elettori verso l’astensione o verso altre risposte “di protesta” quali l’IDV o le liste civiche più o meno ispirate a Grillo.Ho provato a scrivere qualche riflessione sull’argomento, che propongo di seguito.I risultati delle ultime elezioni preoccupano per la crescita della Lega anche nelle zone, come la nostra, dove il PD ha confermato risultati tutto sommato positivi.L’8% superato dai leghisti alle provinciali di Bologna, e ancor più il 16% ottenuto in una città come Reggio dove tanto forte è il nostro radicamento, sono dati che devono far riflettere e che evidenziano una progressiva penetrazione anche nelle tradizionali roccaforti del nostro partito. Io credo che sia opportuno separare una valutazione politica del movimento leghista dall’analisi dei motivi che hanno portato tanti elettori, spesso tradizionalmente vicini al Partito Democratico, a votare il partito di Bossi. Ritengo che la Lega sia irrimediabilmente un partito reazionario, con forti tentazioni autoritarie e razziste. Basta ascoltare le ricorrenti esternazioni dei suoi rappresentanti più pittoreschi (o forse solo più sinceri!) come Borghezio, Calderoli o l’ex sindaco di Treviso Gentilini per capire come, dopo l’evoluzione di AN e la sua diluizione nel PDL, l’ideologia e i “valori” leghisti siano ormai, nel panorama politico italiano, quanto di più lontano dalle posizioni di solidarietà, giustizia sociale e rispetto dei diritti individuali che credo siano parte integrante del patrimonio del Partito Democratico.È per questo che bisogna chiaramente rifiutare ogni forma di accordo o compromesso con questa forza politica, sfuggendo alle tentazioni che in passato hanno visto il “flirt” con la Lega come una scorciatoia per recuperare consensi al Nord e sconfiggere il governo della destra.Al tempo stesso dobbiamo lavorare fortemente su tre temi che hanno portato molti elettori, che pure non condividono l’ideologia leghista, a premiarla con il loro voto: sicurezza, immigrazione, qualità della amministrazione locale. Penso che sulla sicurezza sia ora di riconoscere che, aldilà di esagerazioni e manipolazioni evidentemente attuate dai mezzi di informazione vicini alla destra, l’esperienza comune in ampie zone del paese è che la vivibilità e la sicurezza della nostra società si sono fortemente deteriorate a causa di una diffusa illegalità ed impunità.Questi fenomeni sono senza dubbio favoriti dalle confuse politiche della destra che alterna muscolari esibizioni (ronde, decreti…), a provvedimenti che indeboliscono il sistema giudiziario ed allargano le aree di impunità.Ma, dobbiamo riconoscere, sono stati anche assecondati in passato dalle posizioni della sinistra che in nome di un malinteso garantismo ha proposto o appoggiato meccanismi di sconti di pena cumulativi e di clemenza generalizzata che di fatto hanno sancito la non punibilità di una larga fetta di reati.In poche parole, mi pare naturale che anche il più libertario e garantista dei cittadini provi sconcerto e rabbia alle notizie di delinquenti abituali pluripregiudicati che, sorpresi in flagranza di reato e processati per direttissima, ritornano in libertà nel giro di pochi giorni. E magari sia tentato di votare la Lega che ostenta durezza e rigore su questi temi anche se fa parte di un governo che continua a depenalizzare reati e proibire le intercettazioni come strumento investigativo.Credo quindi che su questo tema la risposta del PD dovrebbe essere impostata affiancando a principi di equità e legalità un impegno a recuperare nel nostro paese la certezza della pena in modo che la giustizia torni ad essere davvero uguale per tutti, sistematicamente applicata e supportata dalla funzione deterrente delle pene.Questo dovrebbe includere una revisione dei diversi meccanismi introdotti nel corso degli anni e che si sommano a ridurre sistematicamente le pene indipendentemente dalla “storia giudiziaria” del condannato. Riguardo l’immigrazione, mentre va rifiutata con chiarezza l’equazione immigrazione = criminalità e combattuto ogni tentativo di discriminare l’accesso delle persone a scuola, sanità e servizi sociali in base alla nazionalità o alla religione, penso sia ora di riconoscere che questo fenomeno, forse ineluttabile, va comunque governato e non può essere interpretato solo in chiave solidaristica.Credo sia lecito pensare – senza essere reazionario - che l’Italia può garantire ospitalità solo ad un numero limitato di cittadini stranieri, e che il sacrosanto rispetto delle tradizioni e culture altrui va subordinato alla difesa dei valori, principi e diritti faticosamente conquistati nella nostra storia.Dovremmo quindi pronunciarci chiaramente sulla necessità di controllare i flussi migratori, pur nel rispetto dei diritti individuali di chi è soggetto in patria a persecuzioni politiche e razziali. Dovremmo poi batterci per aumentare le risorse disponibili per il supporto all’integrazione concentrandole, a livello locale e nella scuola, su iniziative orientate soprattutto a giovani e donne immigrate, e pensate per favorirne l’integrazione a partire da interventi formativi sulla lingua italiana e sui diritti e doveri dei cittadini di uno stato laico e democratico.In sostanza, la posizione del PD sull’immigrazione a mio parere dovrebbe sintetizzare un maggiore realismo sulle politiche di ingresso ed una forte proposta per una strategia di integrazione che miri a creare nuovi cittadini che condividano i principi fondanti della nostra società. Il terzo punto è quello della qualità dell’amministrazione locale. A torto o a ragione, la Lega pretende di rappresentare una nuova classe di amministratori, determinati a gestire la cosa pubblica in nome e nell’interesse dei cittadini, e lontani da meccanismi clientelari e da commistioni tra interessi pubblici e privati.Paradossalmente, in questo i leghisti tendono a prendere il ruolo che storicamente è stato della sinistra nelle regioni ben amministrate del centro-nord.Sarebbe facile evidenziare diverse contraddizioni tra questa pretesa e comportamenti concreti già visti con l’espandersi della presenza leghista soprattutto negli Enti territoriali di livello più alto (Regioni e Province) e nella gestione delle aziende partecipate, ma è innegabile che al momento la Lega ha successo nel proporsi come una novità, un’alternativa “non politica” al PD.Per usare una terminologia marketing, è come se il PD stesse perdendo il “differenziatore” rappresentato dal buon governo. In passato anche i più accaniti avversari dovevano a malincuore riconoscere che “i rossi”, dove governavano, lo facevano bene.Invece, nonostante l’evidente qualità della pubblica amministrazione al lavoro da decenni in regioni come la nostra o la Toscana, negli ultimi anni stiamo soffrendo di un appannamento legato sia a problemi nazionali che locali.A livello nazionale, l’immagine degli amministratori del PD risente di vicende come quelle in Abruzzo o Campania che, gestite a mio parere senza la sufficiente chiarezza e decisione, si riflettono inevitabilmente anche su regioni diverse favorendo il gioco di chi vuol fare di ogni erba un fascio.Localmente, mi pare che la lunga consuetudine con il potere abbia anche da noi causato comportamenti che, anche se non illeciti, avvalorano l’immagine di un partito parte integrante della casta e “affarista” quanto gli altri.Penso alla commistione tra amministrazioni locali ed aziende ex-municipalizzate - realizzata anche e non solo mediante la sistematica nomina politica dei vertici di queste aziende - che causa evidenti difficoltà a far prevalere l’interesse pubblico rispetto ai risultati aziendali.Ho in mente la resistenza più o meno “passiva” verso indispensabili provvedimenti per l’eliminazione di sprechi e sperperi, come ad esempio nella mancata eliminazione delle comunità montane.Mi riferisco a certe vicinanze tra alcune amministrazioni e i veri poteri forti locali, costruttori e cavatori, che hanno portato a politiche edilizie espansive che fanno della nostra regione la terza in Italia per tasso di consumo del territorio rurale.Di fronte a questo credo che il Partito Democratico debba riconquistare un primato del buon governo, passando da una rigorosa applicazione di un codice etico operativo per gli amministratori locali, che imponga completa trasparenza nei processi di formazione delle decisioni e negli atti amministrativi, sancisca la non candidabilità nelle nostre liste di chi ha precedenti giudiziari e richieda analoghi impegni alle forze politiche con le quali si formano coalizioni. E che sia poi necessaria la coraggiosa applicazione, a partire dai livelli locali che amministriamo, di politiche concrete che riducano l’invasività e i costi della politica: rinuncia alle nomine politiche in organismi non elettivi, identificazione e rapida eliminazione di organismi e strutture inutili o pletorici, riduzione dei costi dovuti a privilegi o esenzioni. Sicurezza, immigrazione, qualità della amministrazione locale. Questi i temi che a mio parere richiedono risposte chiare e concrete per permetterci di attrarre gli elettori che hanno abbandonato o rischiano di abbandonare il PD, convinti dai messaggi forse semplicistici ma efficaci di Lega e di altre forze politiche che troppo spesso liquidiamo come “qualunquiste”.
Sergio Salsedo
SCUOLA E LAICITA’.
Finalmente un segnale nella giusta direzione per quanto riguarda i rapporti tra istituzioni e religione. Avanti così.
§§§§
Il Tar mette fuori i prof di religione
La Chiesa italiana parte subito al contro attacco. La sentenza del Tar che mette fuori dagli scrutini e dai crediti per la maturità gli insegnanti di religione “aumenta la diffidenza verso i magistrati”. All’indomani della sentenza n. 7076 del 17 luglio scorso, i vescovi fanno sentire la loro protesta: “Scuola, Università . L’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana. E’ in questo senso va intesa nel sistema scolastico italiano,
non come percorso confessionale individuale - ha detto mons. Diego Coletti, Presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica.
Dai microfoni di Radio Vaticana si alzano dunque venti polemica e pressioni sul governo. “Sentenza pretestuosa”.
Secondo il Tar invece, è illegittima la partecipazione «a pieno titolo» agli scrutini da parte degli insegnanti di religione cattolica, e di conseguenza sono da ritenersi illegittimi i crediti scolastici per l’ora di religione. Perchè diversamente si determinerebbe nelle scuole pubbliche una forma di discriminazione a danno di chi non professa la religione cattolica, ovvero professa altre confessioni e però non si vede assicurata analoga possibilità di credito formativo.
La sentenza ha accolto due ricorsi proposti per l’annullamento delle Ordinanze ministeriali emanate dall’allora ministro dell’Istruzione Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza dell’insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del credito scolastico, e di conseguenza la presenza, per l’appunto, agli scrutini da parte degli insegnanti di religione cattolica.
A dare notizia della sentenza del Tar è la Consulta romana per la laicità delle istituzioni. Il Tar ha affermato - dice la Consulta - che «l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica».
HERA, VIA EMILIA BIS, AEROPORTO: COME STANNO LE COSE?
E’ Ferragosto, tempo di riposo e di tregua. Ho rilevato, però, che proprio in questi giorni sono uscite notizie contradditorie su questioni di grande rilevanza: il futuro delle Società Territoriali di Hera, la Via Emilia bis e l’Aeroporto. Ne rilancio l’attenzione, per quando si riattiveranno i canali giusti per una discussione reale.
La ventilata soppressione delle SOT di Hera, se vera mi sembra punti ad altro che non alla riduzione dei costi. Demagogia per demagogia, infatti, si potrebbero ottenere gli stessi risultati, riducendo della metà gli emolumenti del suo Presidente, del suo amministratore delegato e ad 1/3 quello dei membri del Cda. Poiché il problema non è questo, ma riguarda più sotterranee strategie aziendali, cerchiamo di misurarci su queste. E si smetta di parlare genericamente di nuove politiche per le multiutilities! E’ tempo di dire: quali?
Non c’è alcun dubbio che la freddezza, se non l’ostilità, di qualcuno, anche nelle istituzioni e nei partiti di centrosinistra, nei confronti della costituzione di Hera, crea confusione e favorisce le possibili nuove scelte della società.
Per me ci sono 5 punti da affrontare, che ripropongo come discriminanti per la discussione e per le decisioni da assumere:
1 – da Hera non si deve tornare indietro. Quando si andrà a gara per la gestione dei servizi, c’è da augurarsi che essa prevalga, altrimenti nasceranno ben più grossi problemi degli attuali;
2 – i Comuni debbono mantenere la maggioranza assoluta delle quote societarie;
3 – va tenuta distinta la proprietà delle fonti e delle reti, dalla loro forma di gestione;
4 – va perseguito l’obiettivo di un unico Ambito Territoriale Ottimale (ATO) a scala romagnola, per una maggiore efficacia particolarmente per le strategie relative alla programmazione degli investimenti e alle tariffe;
5 – i Comuni e i territori debbono contare di più e non di meno. Non ci si deve affezionare alle sigle, ma si deve guardare alla sostanza. E questa indica l’esigenza che pesi di più il patto di sindacato dei Sindaci e il ruolo dei loro rappresentanti nei territori deve avere la prevalenza rispetto a chi rappresenta l’Azienda con un rapporto di dipendenza. In sostanza: più poteri ai Presidenti e meno ai Direttori.
Sulla Via Emilia bis, se è vero che scompare il suo rapporto col sistema E45-E55, la situazione si complica parecchio. Era noto che non c’era più l’originario aggancio territoriale di contestualità realizzativa dei due interventi, ma col Governo precedente il rapporto era stato comunque garantito. Intervenni anch’io sull’allora Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, affinché la E/55 avesse come terminale Cesena e non Ravenna, come apparve dai primi documenti sulle priorità infrastrutturali nazionali. Ero presente all’incontro col Ministro allorché confermò che alcuni collegamenti locali del grande corridoio internazionale (con Forlì e il porto di Ravenna) erano indispensabili. Se le scelte stanno cambiando, o sono già cambiate, bisogna chiamare in causa il governo nazionale, perché non mi risulta che la Regione abbia cambiato linea. Credo che in ogni modo si debbano verificare le possibilità di andare avanti. Ma temo che se non si torna all’ispirazione originaria, i margini di intervento diretto di Provincia, Comuni interessati e Regione, siano molto limitati.
Sull’Aeroporto si sta avvicinando il tempo delle decisioni definitive. Vanno portate avanti le tappe previste dal piano industriale, senza perdere tempo, per mettere le basi di una prospettiva di privatizzazione dello scalo, condivisa largamente. La Regione la sua parte l’ha fatta, la sta facendo e la farà.
Il Ferragosto passerà presto. Prepariamoci per verificare in modo più appropriato come stanno le cose, per assumere le decisioni e le iniziative più idonee e condivise.
Giuliano Pedulli – Consigliere regionale
Forlì, 13 agosto 2009
e la gelmini fa ricorso,tirata dalla giacchetta dal suo predecessore onorevole FIORONI, MENTREi valdesi commenentano che la sentenza del tar, rappresenta un passo avanti verso na scuola più giusta, senza differenze o priviegi e avvia ad una maggiore laicità dello STATO
VORREI POSTARE INOLTRE LA CONVRSAZIONE DI NADIA URBINATI CHE RIFLETTE AD UN ALTO LIVELLO UN SENTIRE CHE MI APPARTIENE DA TANTO TEMPO E CHE MI HA DATO L’IMPULSO DA ALCUNI ANNI A QUESTA PARTE DI METTERMI IN MOTO ANCHE SE CON PICCOLE AZIONI
Ribelliamoci come in Iran e in Birmania»
di Concita De Gregorio
Tutto avviene nel silenzio. C’è un’idea diffusa di impotenza, di rassegnazione. Alla politica si è sostituito il potere. La gestione delle cose, gli affari privati. Tutto è ormai una faccenda privata: di scambi, di soldi, di favori. Dove sono i cittadini, in questo paese? Dove sono le donne? In tutto il mondo le donne sono in piazza. Alla sbarra a Teheran, massacrate in Iran, prigioniere in Birmania. Volti femminili che diventano icone della protesta. Qui, in questa nostra democrazia in declino, di donne si parla per dire delle escort, delle ragazzine che dal bagno attiguo alla camera da letto del tiranno telefonano a casa alla madre per raccontare, contente, “mamma sapessi dove sono” e rallegrarsi insieme. E fuori, e le altre? Silenzio. L’apatia ci accompagna…».
Il tempo del silenzio, ripete Nadia Urbinati, docente di Teoria politica alla Columbia university. «Avrei voluto far qualcosa, in questi mesi estivi che passo in Italia, ma mi si dice che si deve aspettare l’autunno. Non capisco come mai. Non vedo che altro ci sia da aspettare. Le vittorie di Berlusconi appaiono ormai la conseguenza e non la causa dell’indebolimento della presenza attiva dei cittadini nella vita pubblica. Non c’è nulla da fare, sento dire. C’è, da parte delle persone attorno a noi, una specie di accettazione. Il senso dell’inutilità dell’agire collettivo. Non serve, si dice. Non produce effetti. Solo la pubblicità produce effetti». «Ci hanno ingannati, in questi anni, illudendoci che si potesse partecipare stando a casa: davanti allo schermo di una tv, in un blog al computer. Soli davanti al video. È nato un pubblico che si cela al pubblico. Impotente, rassegnato. Si è fatta strada un’idea maggioritarista: quella che dice che chi vince ha ragione per definizione, in quanto vincitore. Poiché vince non può aver torto. La verità sta con la maggioranza. È un’idea che non prevede il dissenso.
Il dissenso infastidisce, non se ne comprende il valore né l’utilità, non si tollera. La voce dell’opposizione è una voce che disturba. Berlusconi esprime un’idea egemonica che gli sopravviverà. L’opposizione d’altra parte non fa che riconoscere la forza dell’avversario (ho sentito giovani del Pd ammirare la Lega per il radicamento sul territorio ignorando i contenuti di quel radicamento). L’opposizione è assente. Manca un partito capace di parlare con voce forte e chiara. Negli ultimi tre mesi l’Unità e la Repubblica hanno avuto la capacità di far infuriare il tiranno, l’opposizione no. Persa nella sua battaglia interna, persa nell’incapacità di parlare con le parole della politica. Un vuoto che apre la strada ad un nuovo populismo giustizialista. Ho sentito Prodi dire: Berlusconi è il vuoto. Putroppo no, non è vuoto, è pieno di linguaggio e di azione. È l’opposizione a non avere linguaggio ed azione da opporre, manca un partito che incalzi. Quel che fa questo governo non è ridicolo, non è schifoso come ho sentito dire dai leader negli ultimi giorni. È tragico. Le gabbie salariali sono la rottura di un patto di solidarietà e giustizia tra i cittadini, un piede di porco capace di smembrare il paese. Le ronde sono un pericolo gravissimo, oltre ad essere un modo subdolo per distribuire finanziamenti pubblici. Sull’unità d’Italia? Nulla. Se non ci fosse l’Europa a contenerci saremmo sull’orlo della guerra civile».
«Siamo orfani di politica. Il potere ha preso il suo posto: chi lo detiene lo usa attraverso mezzi privati, conti in banca, soldi, scambi di favori. Berlusconi durerà. Tutto questo non finirà con lui. Questo governo non è Berlusconi, è la visione organica della società che lui rappresenta. Abbiamo imparato a giustificare sempre tutto. Ci sarebbe bisogno di avere una visione morale della politica, invece. Non c’è. Non abbiamo una cultura della responsabilità morale: anche se non penalmente perseguibili certi atteggiamenti sono moralmente turpi. Bisogna dirlo, ripeterlo, cercare ascolto, pretendere risposta.
È stata una trasformazione molecolare. Dopo anni di partecipazione si è spenta nella mente del cittadini la dimensione pubblica. La democrazia si è fatta docile e apatica. Vista dall’estero l’Italia non ha più nulla da dire, resta solo un esempio interessante da studiare sul declino della democrazia. Penso alle donne, poi. Neda, San Suu Kyi, le donne nel mondo. In Italia a parte qualche importante figura femminile isolata, niente. Sulle prostitute e le minorenni di cui si circonda il Presidente le parlamentari del Pd si sono schierate dieci giorni fa. Forse si teme di essere indicati come bacchettoni, di trasformare la politica in morale. Fatto è che donne che appartengono al privato (Veronica e Barbara Berlusconi) hanno avuto un ruolo politico, quel ruolo che chi fa politica non trova. Le generazioni del femminismo si sono scollate. Le ragazze che vanno a palazzo Grazioli dal bagno del tiranno telefonano alla madre, contente. Le loro madri hanno la nostra età. Cosa è successo tra quelle madri e queste figlie, tra noi e loro? Le grandi personalità si sono ritirate a scrivere le memorie degli anni d’oro, quasi a rivendicare un’autorità su e insieme un’estraneità da questo tempo. Io l’avevo detto, io l’avevo scritto. Personalismi, una contro l’altra, non c’è più la capacità di mettere in comune le esperienze, tessere una trama, rinunciare a qualcosa di proprio per l’agire collettivo. Quello che dà fastidio, poi, è questo continuo lamento, solo lamento. Tutti che chiedono rivendicano protestano e si lagnano, tutti che pongono problemi e nessuno che offra soluzioni. Anche attorno a noi, nella vita, è così. Lamentarsi è facile e non costa nulla, invece proporre una soluzione significa assumere una responsabilità, pagare il prezzo di una decisione..
Lamentarsi, risentirsi, portare rancore: anche queste sono forme private di agire. La dimensione pubblica – quella di chi si attrezza ad unire le forze e costruire gli strumenti per cambiare le cose, insieme – è svanita. I giovani sono figli di questo tempo. Tutto per loro è privato, totalmente privato. Bisogna ripartire da capo. Dalle cose essenziali. Lanciare un appello, per esempio, alcune donne si preparano a farlo: lanciare appelli non è un modo vecchio di agire. È nuovo, oggi. È di nuovo nuovo. Non essere docili, ripartiamo da qui».
12 agosto 2009