Thomas Casadei, candidato alla segreteria regionale PD per la mozione Marino
Pd, Thomas Casadei: “Vogliamo un partito coraggioso e scattante”
“Il Pd che vogliamo deve essere presente, coraggioso, scattante”, capace di accogliere “dal blogger sedicenne alla novantenne antifascista. Sara’ l’unione di tanti Davide contro i due Golia”, Bastico e Bonaccini. Questo è il Partito democratico del futuro secondo Thomas Casadei, 35enne forlivese di Forlimpopoli, candidato alla segreteria dei Democratici in Emilia-Romagna. Il candidato della mozione Marino ha raggiunto e superato il quorum di firme, arrivando a quota 1600 firme.
Sandro Gozi, coordinatore regionale della mozione Marino e stretto collaboratore dell’ex premier Romano Prodi, dice a chiare lettere che la candidatura di Casadei non è affatto di servizio, anzi. “Corriamo per vincere, non siamo il terzo incomodo”. E le 1600 firme raccolte, assieme a quelle di 50 delegati all’assemblea regionale del partito, sono “un segnale molto, molto incoraggiante”, visto che si e’ andati ben oltre le firme richieste per partecipare alla competizione.
”Bisogna cambiare la gestione centralistica del partito anche in Emilia e valorizzare i territori”, esorta Casadei stimolando poi gli antagonisti Bastico e Bonaccini ad accettare il faccia a faccia. “Ci teniamo molto ad un confronto- fa sapere- Lo chiediamo ufficialmente e garantisco il nostro impegno ad essere un lievito fecondo” per far maturare una competizione pubblica tra i tre candidati in lizza per il dopo Caronna.
Quanto al programma, Gozi illustra gli architravi dell’architettura dei sostenitori di Marino in Emilia-Romagna: “Meritocrazia, lotta per le liberta’, nuove forme di protezione, apertura e partecipazione, perche’ dopo due anni dalla sua fondazione il Pd non ha mantenuto le promesse”. Il responsabile della stesura del documento programmatico, Luca Foresti, spiega che sara’ “aperto fino alla meta’ di settembre ai contributi on-line e intanto cerchiamo in tutta la regione persone motivate e competenti”. Alla fine, scommette, “varra’ fuori il miglior programma tra le tre mozioni”.
Tra gli appuntamenti gia’ in agenda, Casadei sara’ alla festa del Pd di Bologna il 30 agosto; identica location, ma il 12 settembre, per il candidato nazionale, Ignazio Marino.
da www.romagnaoggi.it
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NDR: Sono state raccolte in 5 giorni 1713 firme di iscritti e 57 firme di delegati all’assemblea regionale
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Ho notato come la campagna elettorale del candidato segretario regionale della mozione Bersani insista sull’orgoglio degli emiliano-romagnoli per il buon funzionamento del loro vivere civile e amministrativo. L’Emilia-Romagna come modello da invidiare all’esterno, come esempio della capacità del partito di fare funzionare le cose. Senza dubbio si tratta di un topos retorico efficace, specialmente perché si rivolge a una base di militanti che - anche per l’età spesso abbastanza elevata - ha contribuito (con i suoi sforzi e il suo impegno civile) a costruire il modello riformista di questa regione. Però mi pare un artificio un po’ troppo “furbo”. E lo dico con ragione di causa perché, viaggiando molto per lavoro nelle varie regioni d’Italia, occorre segnalare che tale “superiorità” emiliana non è affatto riconosciuta fuori dalla regione. Forse lo era negli anni Settanta-Ottanta, quando questo territorio produsse davvero uno sforzo enorme di riflessione e di applicazione sul terreno amministrativo delle riflessioni fatte. Ora non lo è più. A Padova, dove lavoro, si guarda alla Lombardia, che, grazie a una stabilità amministrativa ormai simile a quella emiliano-romagnola, ha impostato un modello di welfare e di servizi senza dubbio alternativo al nostro ma certo non meno efficiente. Insomma, non culliamoci nell’autocompiacimento. Perché essere RIFORMISTI (come i bersaniani pretendono di essere) vuol dire guardare “nella palla degli occhi” la realtà e cercare le soluzioni praticabili concretamente. Ci sarebbero poi i dati statistici, che non mentono. Tra questi non si può dimenticare il calo costante degli iscritti al nostro partito, il calo costante dei risultati elettorali, il progressivo rafforzamento in regione della controparte politica, la forte immigrazione da altre regioni (che non può non avere conseguenze anche politiche…), la sempre più forte attrazione esercitata dai modelli d’imprenditoria più specificatamente “padani”… In conclusione, io non credo che sia possibile continuare a “raccontarci” in modo autoconsolatorio. Perché solamente se riusciremo ad affrontare i problemi e i ritardi accumulati (e ce ne sono tanti… specialmente nell’ultimo decennio!) potremmo recuperare un vero rapporto con il tessuto economico-sociale e culturale di questa regione. Insomma, facciamolo ora e presto perché abbiamo la fortuna di vivere in un contesto che ci permette ancora di correre ai ripari. Andrea
PERCHE’ SOSTENGO LA MOZIONE MARINO E THOMAS CASADEI
[Riporto di seguito l'intervento postato su http://www.pdforli.it nella sezione "Dico la mia" in risposta a due precedenti commenti a sostegno della mozione Bersani.]
La candidatura di Thomas Casadei a segretario regionale del PD per la mozione Marino rappresenta innanzitutto il riconoscimento del lavoro di un “giovane” che da 15 anni si impegna attivamente in politica (perchè, non me ne voglia Thomas, in Italia a 35 anni sei ancora considerato un “giovane”!)
Sentire dire da ragazzi sotto i vent’anni (se ho interpretato bene i riferimenti anonimi di Andrea e Sara) che candidare Thomas è proporre “semplici volti nuovi, in cerca di fama e facile carriera” e “cooptare giovani sconosciuti insignendoli di responsabilità prima del tempo” mi mette molta tristezza! E dimostra anche quanto poco conoscono (o riconoscono) il lavoro svolto in tanti anni di impegno politico su vari fronti, sempre con grande generosità ed energia.
Altre volte a Thomas era stati proposti incarichi e candidature, e il fatto che abbia accettato questa volta e non le altre è a mio avviso, al contrario di quanto sostenuto da Andrea e Sara, un grande segno di maturità, perchè questa candidatura è estremamente coerente con il percorso politico cominciato due anni fa con la nascita del Partito Democratico e non è assolutamente il frutto di una scelta improvvisata.
E tutto ciò, al di là delle opinioni personali, penso vada riconosciuto.
D’altra parte vorrei ricordare che anche tra chi ora sostiene Bersani ci sono ragazzi molto giovani, con più o meno esperienza, che ricoprono incarichi di grande responsabilità nei consigli comunale, provinciale e negli organi dirigenti nazionali.
Il curriculum professionale e politico di Thomas non è sicuramente da principiante della politica e il numero di firme raccolte IN SOLI 5 GIORNI - in pieno periodo di ferie estive - per la sua candidatura (1713 tra gli iscritti, di cui 800 a Forlì e 240 a Forlimpopoli, e 57 tra i delegati dell’Assemblea Regionale, unico tra i tre candidati ad aver portato entrambe le categorie di firme necessarie) non lascia dubbi sul riconoscimento del suo lavoro e sulla stima alla sua persona all’interno del Partito Democratico.
Penso inoltre che la sua candidatura possa contribuire ad aprire un confronto che altrimenti avrebbe rischiato di fossilizzarsi sulla noiosa disputa (e per chi, come me, non ha precedenti esperienze politiche decisamente sterile) “ex-DS” e “ex-Margherita”.
Al di là delle legittime opinioni personali sulle tre mozioni presentate, io penso che il nostro territorio, che spesso si lamenta di scarsa rappresentanza a livello regionale e nazionale, dovrebbe andare fiero di questo risultato.
Su un’altra cosa dissento dall’analisi fatta da Andrea: nessuno, nemmeno i più tenaci sostenitori delle tecnologie web, ha mai avuto la presunzione di pensare che queste possano sostituire le altre forme di comunicazione e contatti più tradizionali.
Tant’è che, almeno nel forlivese, spesso le stesse persone che hanno animato i blog e i siti hanno anche organizzato numerosi iniziative e dibattiti, fuori e dentro le campagne elettorali, fuori e dentro i circoli, e hanno partecipato spesso e numerosi a banchetti e volantinaggi.
I siti, i blog, le email e gli sms sono solo strumenti ma che consentono con tempi rapidi e costi decisamente contenuti di mantenere una rete estesa di contatti anche con persone che, per motivi di lavoro, studio e famiglia, non hanno il tempo o la possibilità di partecipare sempre e comunque alle attività nei luoghi “canonici” della politica.
Se inoltre Andrea avesse avuto modo di partecipare, per esempio, all’incontro (organizzato guarda caso proprio da Thomas) dello scorso 30 luglio in cui il dott.Passerelli dell’Istituto Cattaneo ha presentato l’analisi territoriale (su scala nazionale e regionale) dell’andamento del voto negli ultimi 15 anni, forse avrebbe avuto qualche elemento concreto e numerico in più per esprimere un giudizio sui risultati elettorali “disastrosi” imputati a Veltroni che non siano le frasi fatte e i preconcetti che da mesi vengono distribuiti attraverso la stampa e gli organi di partito da coloro che probabilmente non hanno mai condiviso fino in fondo il progetto del Lingotto, pur aderendovi formalmente (e mi riferisco a Bersani e D’Alema).
Per concludere, io non credo che un partito aperto sia in contraddizione con un partito radicato sul territorio: anzi penso proprio che i circoli dovrebbero avere la funzione fondamentale di creare quel collegamento tra i cittadini-elettori e la “P”olitica (nel senso originario di “governo della città”) che negli ultimi 15-20 anni si è perso.
Invece in questi mesi ho visto e partecipato a troppi direttivi chiusi e a troppe poche assemblee aperte, discutendo troppo tra di noi delle provenienze e delle rappresentanze e troppo poco con gli altri dei problemi concreti, dei meriti e delle competenze.
I principi fondanti e innovativi del Partito Democratico sono: partecipazione, trasparenza, rispetto delle regole, pluralismo, pari opportunità di genere e di generazioni in base al merito e alle competenze (e non alle appartenenze), condivisione delle informazioni.
Non voglio essere RAPPRESENTATA dai dirigenti del partito, come propone Bersani e come ho sentito ripetere da Vasco Errani l’altra sera a Villafranca.
Voglio PARTECIPARE, CONDIVIDERE e DARE IL MIO CONTRIBUTO al mio partito non solo in termini di voti e tesseramento, ma anche di idee e di progetti.
E voglio che i cittadini e gli iscritti possano VERIFICARE e VALUTARE l’operato delle classi dirigenti (amministrative, economiche e politiche) sulla base dei risultati e della coerenza e voglio che sia premiato chi ha lavorato bene e allontanato chi ha lavorato male o non ha lavorato affatto.
Sulla base della coerenza con questi principi, che sono quelli per cui mi sono iscritta al Partito Democratico, ho deciso di sostenere la mozione Marino e il fatto che non abbia esperienza come dirigente di partito potrà forse liberarci dalle annose dispute e ripicche interne e personali che ritengo siano la vera malattia del PD.
Maria Teresa Vaccari
Rileggo stasera, con più attenzione, le mozioni dei candidati segretari nazionali del Partito Democratico.
In particolare quella di Bersani e di Marino.
Per capire meglio quale sia l’elemento cardine che ne differenzi i contenuti al di la della questione più di facciata tra partito pesante, liquido, ecc…
La differenza maggiore probabilmente sta nella differente valutazione del concetto di partecipazione, del rapporto che la politica deve avere con la società civile e con i potenziali elettori, e soprattutto nella interpretazione e nella spiegazione che danno sulla pesante crisi di identità e di consensi che il PD sta attraversando (si parla di 4 milioni di voti persi in un solo anno!).
Infatti i 2 candidati, ad un certo punto delle loro relazioni, così spiegano le cause del cattivo stato di salute del PD:
Bersani: “E per prima cosa dobbiamo porci una domanda: perché il Pd ha deluso le aspettative che aveva suscitato, perdendo voti, invece di allargare i consensi in tutte le direzioni?
E’ successo perché la vocazione maggioritaria si è ridotta alla scorciatoia del nuovismo politico, mentre avrebbe richiesto un paziente lavoro di radicamento rivolgendosi con concretezza ai cetipopolari, alle categorie produttive e ai veri innovatori.
E’ successo perché invece di fondare un partito mai visto nella storia italiana, si è preferita spesso la suggestione mediatica alla definizione di una riconoscibile identità politica.
E’ successo soprattutto perché, dopo aver invocato la partecipazione popolare alle Primarie ed aver ottenuto la risposta formidabile di quasi quattro milioni di cittadini, non si è riusciti a costruire una organizzazione plurale e aperta in grado di coinvolgerli .
Non si dica che i nostri problemi sono venuti dal presunto tradimento di un’ispirazione originaria. Sono venuti dal non aver collocato il progetto su basi solide. Questo è il nodo che il Congresso deve sciogliere. Un Congresso, quindi, fondativo del nostro partito.
Nell’avvio del Pd si è pensato che l’eclettismo potesse allargare gli orizzonti e accrescere i consensi.
All’indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza più tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica e di coinvolgimento sociale. Abbiamo disperso un tesoro immenso, coltivando un’insensata contrapposizione tra elettori e iscritti, quando proprio gli elettori ci chiedono più presenza organizzata nei territori e nella società.”
Dunque per Bersani la causa è ascrivibile al nuovismo politico, suggestione mediatica, eclettismo, insensata contrapposizione tra elettori ed iscritti;
E suggerisce questi rimedi: lavoro di radicamento, definizione di riconoscibile identità politica, costruzione di una organizzazione plurare e aperta in grado di coinvolgere, più presenza organizzata nei territori e nella società
Qui siamo di fronte a delle vere e proprie astrazioni, funzionali a ricreare forme di partito già viste che, pur organizzatissime e strutturatissime, avevano ridotto i partiti a organismi dirigisti, retti da oligarchie neppure troppo qualificate slegate dalla base e dalla società. Qui non ci si rende conto che avere i circoli con belle tessere e i compiti ben assegnati, automaticamente non vuole dire che la società civile, le organizzazioni, le associazioni, i giovani ecc… apriranno quelle porte per discutere e fare politica. Ora la gente non si riconosce più, come una volta, nei partiti, non si vuole legare a tutti i costi ad un partito attraverso la tessera, non è più “fidelizzata”: ora si sceglie, elezione per elezione, la proposta politica più allettante, molto egoisticamente, ma è così. Spesso si cita “lo zoccolo duro” e lo si carica di enorme potenza di fuoco (è successo anche in occasione del ballottaggio per il Sindaco di Forlì) e questo mi fa sorridere, perché non si capisce che questo presunto zoccolo e la sua storica forma organizzativa è anagraficamente in esaurimento, mentre le nuove generazioni aumentano e a loro, primariamente, bisogna rivolgersi. E soprattutto non viene mai spiegato come debba essere fatto il lavoro di “radicamento”, come si pensi sia possibile far tornare elettori, aderenti, simpatizzanti, normali cittadini (su questo punto, in questa mozione si che c’è enorme confusione) a scegliere il Partito Democratico.
Non un’accenno ai veri mali che hanno minato il cammino del PD che grazie alla grande capacità (anche organizzativa) di Veltroni aveva raccolto il 33% di voti solo un anno fa.
La relazione di Marino, invece, questi mali li individua, e li cita apertamente, come è giusto fare in un congresso così delicato per le sorti del Partito:
“Nel 2007, quando abbiamo fondato il PD, abbiamo proclamato a voce alta e con convinzione che ogni traguardo può essere raggiunto utilizzando le procedure e attivando le risorse della democrazia. Da qui discende tutto. L’Italia ha bisogno di tornare a prendersi cura della propria democrazia. Ha bisogno di includere un maggior numero di cittadini nelle decisioni collettive e nella vita pubblica.
A volte, non dobbiamo nascondercelo, anche il PD è apparso assai poco democratico… Il progetto iniziale si è appannato, è diventato confuso agli occhi di chi ci guarda. È ora di rilanciare quel progetto, arricchirlo e correggere gli errori commessi.
Questo è possibile, uso una parola forte, se sapremo realizzare una vera “rivoluzione” democratica.
Se saremo orgogliosi ognuno della storia dalla quale viene ma se, elaborata quella storia, avremo tutti assieme il coraggio di fondarne una nuova. Un nuovo pensiero. Il pensiero nuovo di cui c’è bisogno verrà dal pluralismo dei circoli del PD, non dalle correnti.
Le correnti non producono partecipazione, passione; semmai comando, gerarchie, passiva ubbidienza. Non distribuiscono speranze, sogni, sfide, ma potere e sottopotere.
Le idee saranno arricchite nelle prossime settimane con il contributo dei circoli democratici e di tutti coloro che vorranno partecipare. Vogliamo FARE il nostro partito e VIVERLO: un partito che si dia delle regole comprensibili, semplici e che le rispetti.”
Dunque per Marino all’interno del PD non è compiuto il processo di democraticizzazione delle idee, delle scelte, della partecipazione: ancora è stanziale una classe dirigente che non ne vuole sapere (come per altro stabiliscono le regole statutarie) di accogliere nuovi contributi, nuove figure qualificate che non vogliono fare poltica di mestiere e a vita, di lasciare accedere alla vita democratica del partito una base vasta e variegata, poco omologata di cittadine e cittadini che chiedono un vero cambiamento.
Per Marino ancora è duro a morire il correntismo e purtroppo temo che l’alzata di toni di Bersani sia una chiara chiamata alle armi del popolo ex DS in contrapposizione a quello ex margherita e in contrapposizione a quello meno individuabile e omologabile che è quello dei nuovi aderenti al PD, e del “pensiero nuovo”.
Ed in ultimo sottolinea la vergogna di un partito dove (in virtù del correntismo e del protagonismo) non si riesce a decidere una cosa senza uscire con 4 posizioni diverse.
Su queste basi, come può un partito mantenere credibilità in primo luogo con i suoi elettori?
La forza della mozione di Marino sta proprio nel riprendere e valorizzare le istanze originarie del PD:
4 sono le cose fondamentali: 1) includere un maggior numero di cittadini nelle decisioni collettive e nella vita pubblica: Noi crediamo in un partito che metta gli elettori e i circoli al primo posto. 2) FARE il nostro partito e VIVERLO (dal basso) 3) un partito che si dia regole semplici 4) e che le rispetti.
La visione del Circolo non come un luogo dove i cittadini vadano per fare politica confrontandosi con il Partito Democratico e la sua struttura ed organizzazione, ma un luogo dove assieme ai cittadini si creino le idee e i programmi per il Partito Democratico, che coinvolga apertamente al dialogo la società civile tutta.
La città di Forlì, pur con qualche difficoltà, sta vivendo un processo democratico ed aperto che la qualifica come “laboratorio” del Partito Democratico.
Questo processo deve continuare e credo che con Marino segretario del Partito Democratico la spinta propulsiva di rinnovamento e qualità della politica possa ridare fiducia ai tanti forlivesi e ai tanti italiani che avevano scelto il Partito Democratico e che ne sono rimasti delusi.
La scelta compiuta da Ignazio Marino, di candidare Thomas Casadei a segretario regionale del PD è ulteriore segnale che il suo disegno politico è coerente con un’idea di Partito qualificata, aperta, innovativa, eticamente ineccepibile: Thomas è da sempre persona coerente con un’idea di partito “democratico” ed onesto, da quindici anni impegnato nella vita culturale e politica di questa regione, lavoratore “pendolare” e precario che mai ha chiesto e mai ha avuto in virtù dell’appartenenza al suo partito: soprattutto una persona che sa infondere fiducia ed entusiasmo e riece a fare interagire e collaborare persone di svariata provenienza, storia ed appartenenza.
Ha a cuore il Partito Democratico e sa trasmettere questa passione.
Senza dubbio, sostengo la candidatura del mio concittadino, Thomas Casadei.
Riccardo Bacchi Circolo PD Forlimpopoli
Mercoledì sera ore 20,30 al Festival de l’Unità di Panighina CONFRONTO PUBBLICO CON THOMAS CASADEI.
Una chiacchierata con i cittadini per spiegare i motivi della candidatura e la grande utilità della mozione Marino nel dibattito congressuale del Partito Democratico.
Partecipate e fate partecipare!
Con Thomas Casadei il PD della Romagna è protagonista!
La candidatura di Thoamas Casadei a segretario regionale del PD rappresenta un’opportunità vera per il futuro del partito e per il bene dell’Emilia Romagna.
L’esperienza maturata dal PD nel forlivese e in Romagna trova nel giovane ricercatore universitario un rappresentante autentico e preparato alle dinamiche del partito nuovo a cui tutti i democratici della regione dovrebbero guardare con interesse e fiducia. La Romagna, infatti, è un laboratorio politico nazionale e la riscossa, senza nulla togliere ai candidati emiliani, può ripartire meglio dai luoghi dove il PD ha dimostrato di avere saputo mantenere le sue promesse di rinnovamento.
Osservo con soddisfazione, in vista del congresso, il “rimescolamento” in atto fra gli iscritti e la forte discussione interna, elementi che, a dispetto dei critici, dimostrano l’ autentica anima democratica del partito.
Il PD deve però qualificare la sua proposta politica dimostrando attenzione ai territori, in primo luogo con l’apertura alla partecipazione dei cittadini, e la capacità di confrontarsi senza pregiudizi con tutte le rappresentanze sociali ed economiche nel merito dei problemi che affliggono persone e famiglie.
Un partito presente nella società, capace di ascoltare i bisogni e assecondare le aspettative dei cittadini, questo è il PD che vorrei a partire da quello dall’’Emilia Romagna.
Per questi motivi sollecito tutti i democratici, per primi i romagnoli, a sostenere e promuovere la candidatura di Thomas Casadei, lavorando per un partito che non sia ripiegato su se stesso ma orientato al futuro.
Raoul Mosconi
Membro della Direzione territoriale del PD forlivese
Il post del Sig. Baravelli introduce qualche elemento di spunto. E’ di qualche giorno fa la notizia che l’Emilia Romagna è ai vertici nazionali come qualità amministrativa (da un’analisi della Banca d’Italia). Gli elementi del documento dell’Istituto di Draghi sono una risposta abbastanza eloquente alla Sua analisi. Certo che si può sempre migliorare e soprattutto chi vive in questo territorio vede gli elementi di criticità. Ma il lavoro confrontato con le altre realtà nazionali non può che emergere (probabilmente anche per demerito altrui).
Io credo che la mozione Bersani si appoggi al nostro territorio anche per riprendere in maniera teorica quel senso identitario che vuole far percepire. E mi dispiace che la discussione del partito sia così sterile e senza argomentazioni (perchè tutti i candidati dicono le stesse cose senza dire nulla). Perchè la riflessione lanciata da Bersani sul fatto che aver percorso la strada di un partito post identitario sia stata sbagliata merita di certo un apporfondimento. Altrimenti si parla di niente.