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Riceviamo e pubblichiamo: “L’asilo multietnico diventa alla moda”

Vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori un articolo apparso sulla Stampa in data 8 Agosto 2009, in cui si sottolinea che la scuola materna Bay di Torino,nel quartiere San Salvario,la zona più multietnica della città,che negli anni 90 era “ l’asilo dei neri”, dove nessun genitore italiano avrebbe voluto iscrivere il proprio bambino e dove quindici anni fa i residenti scesero in strada armati di spranghe per difendersi da “quei bastardi di immigrati”, è ora diventato uno status symbol per i torinesi italiani.

Afferma la dirigente con un sorriso: “ Evidentemente ormai sono in tanti ad aver capito che la multietnicità, se trattata come un valore aggiunto, dà i suoi frutti”.

Nella scuola materna multietnica di Torino Melody, bambino di 5 anni della Costa D’Avorio, e Andrea, di 5 anni, proveniente dal centro, sono amici, e anche i loro genitori hanno cominciato a frequentarsi.

Negli anni 90 i torinesi fuggivano da San Salvario e gli affitti crollavano… Oggi i genitori residenti in eleganti quartieri come La Crocetta si mettono in lista d’attesa per iscrivere i loro bimbi all’asilo Bay.

Cos’ è successo? Semplicemente la gente si è accorta che crescere in una classe in cui si parlano più lingue e in cui si confrontano culture è un valore aggiunto, un arricchimento, non un ostacolo.

E’ ciò che afferma Benedetto Vertecchi, professore di pedagogia all’Università Roma 3 e riconosciuto come luminare in Scienze dell’Educazione: “ vivere e studiare a contatto con bambini con culture ed esperienze differenti genera una quantità di interazioni molto positive. E poi bisogna considerare che in genere i bambini stranieri hanno competenze linguistiche molto maggiori di quelli italiani, non fosse altro perchè conoscono due lingue, e questo genera un sistema di stimoli indubbiamente favorevole all’apprendimento. Inoltre una classe molto composita non è un freno alla didattica, ma l’esatto contrario”.

Ma anche sull’insegnamento della religione in una scuola multietnica il Professor Vertecchi ha qualcosa da dire:
“ la religione è due cose simultaneamente; è sia un fenomeno culturale, sia un apparato dottrinario a cui aderiscono i credenti. Bisognerebbe puntare sull’aspetto culturale, che arrichisce e non provoca tensioni, che invece si creano sulle dottrine”.

Penso che l’esempio della scuola di Torino debba essere diffuso e discusso in tutte le realtà locali, a partire dalla Provincia di Forlì Cesena, in cui i pregiudizi sulla coesistenza scolastica tra italiani ed extracomunitari sono ancora troppo radicati,a volte anche in persone che si considerano progressiste.

Marco Errani 66

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2 Commenti a "Riceviamo e pubblichiamo: “L’asilo multietnico diventa alla moda”"

  1. Thomas Casadei 19 agosto 2009 01:41

    Sempre sui temi dell’immigrazione invito a ragionare a partire da questo studio (anche per sfatare troppe menzogne che animano il dibattito, se ancora così può definirsi, pubblico).

    “Gli immigrati non tolgono lavoro”

    Studio di Bankitalia sull’occupazione:
    “C’è complementarietà con gli italiani”
    ROMA
    L’ondata migratoria che ha investito il nostro paese negli ultimi anni non ha tolto lavoro agli italiani, ma ha aumentato le possibilità di occupazione per i cittadini del nostro paese, se non altro quelli più istruiti che mirano a posti di gestione e di amministrazione rispetto alla massa di stranieri con mansioni tecniche ed operaie e per le donne che, grazie a badanti e baby sitter, riescono a poter far fronte agli impegni fra famiglia e lavoro.

    A evidenziare la situazione è uno studio della Banca d’Italia dedicato al fenomeno immigrazione e contenuto nel rapporto sulle economie regionali del 2008 che afferma come «la crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazioni per gli italiani» e in cui si evidenzia «l’esistenza di complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne».

    In pratica, secondo l’elaborazione degli economisti dell’istituto centrale, l’afflusso di lavoratori stranieri «impiegati con mansioni tecniche ed operaie può aver sostenuto la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative che richiedono qualifiche più elevate, maggiormente rappresentate tra gli italiani». L’arrivo degli stranieri ha inoltre modificato, secondo Via Nazionale, il tradizionale afflusso dal Sud al Centro Nord di lavoratori con bassi titoli di studio per il settore industriale. Nelle regioni del Centro Nord infatti, maggiormente interessate dall’immigrazione dall’estero è aumentato l’afflusso di italiani laureati a fronte di una modesta riduzione di quelli con un titolo di studio più basso. Gli stranieri nelle regioni centro settentrionali hanno incontrato così una domanda di lavoro prevalentemente nel settore industriale «che in passato era soddisfatta dall’immigrazione interna dal Mezzogiorno».

    Secondo il rapporto inoltre gli stranieri hanno sì un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani ma scontano un più basso livello di scolarità. Questo, insieme a una maggiore concentrazione in settore e mansioni a minori contenuto professionale (il 79,3% degli stranieri occupati regolari al Centro Nord infatti fa l’operaio contro il 35,1% degli italiani), comporta che i redditi da lavoro dipendente nel settore privato degli stranieri siano inferiori di circa l’11% a quello degli italiani. Il 44% degli immigrati infatti è impiegato in occupazioni non qualificate o semi-qualificate (contro il 15% degli italiani), una percentuale che sale a quasi il 60% nel Mezzogiorno.

    Una nota dolente è rappresentata dalle nuove generazioni di stranieri che, secondo la Banca d’Italia «rappresentano una componente rilevante della futura forza lavoro nel paese». Nel 2007-2008 gli alunni con cittadinanza non italiana erano 570mila (di cui in terzo nati in Italia), il 6,4% del totale. Tuttavia uno straniero su quattro fra i 15 e i 10 anni (uno su tre se risiede al Mezzogiorno) ha abbandonato la scuola contro il 12% degli italiani, una percentuale già alta per il contesto internazionale.

  2. raoul mosconi 22 agosto 2009 09:51

    Per contiunuare a ragionare!
    I comuni e la sanatoria di colf e badanti!

    Con la sanatoria di colf e badanti si stima che entreranno nelle casse dello Stato fra i 300 e i 450 milioni di Euro (a seconda se le domande di regolarizzazione saranno 500 o 750 mila). Questo è solo l’inizio visto che, con l’approvazione del pacchetto sicurezza, per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo dei permessi di soggiorno si dovrà versare un contributo economico fra gli 80 e i 200 Euro.

    É evidente come la montagna di proclami e provvedimenti per controllare e regolare i flussi migratori verso l’Italia abbia partorito il topolino dell’ennesima sanatoria per fare cassa. Verrebbe da ridere se due giorni fa, alla vigilia della regolarizzazione, non si fosse consumata l’ultima strage nel canale di Sicilia, dove una barca carica di immigrati è stata lasciata al suo destino senza tempestivo soccorso.

    A guadagnare sulla sanatoria di quasi un milione di clandestini sarà per primo lo Stato italiano, poi i partiti della maggioranza di governo, soprattutto la Lega Nord, che raccolgono gran parte dei loro voti sulla paura e sulle difficoltà di integrazione degli immigrati.

    A pagare saranno come al solito gli stranieri, poi molte famiglie che assistono a domicilio anziani e, soprattutto, le amministrazioni locali chiamate ad accogliere e integrare sui territori questi nuovi cittadini.

    In una logica di sussidiarietà, secondo me, i soldi che lo Stato incasserà con le regolarizzazioni dovrebbero essere ridistribuiti ai comuni in proporzione al numero di regolarizzazione per consentire ai sindaci di promuovere politiche di integrazione. Sui territori, infatti, si registrano i bisogni degli immigrati insieme alle difficoltà e a problemi dell’integrazione nelle comunità, questo incide sulle politiche locali e i sindaci, oltre che sulla loro buona volontà, dovrebbero poter contare su risorse dedicate.
    Proviamo a farci due domande relativamente al livello locale:
    Quante saranno le domande di regolarizzazione sul territorio forlivese?

    La formazione sull’assistenza socio-sanitaria agli anziani, i corsi di italiano, i doposcuola e i servizi per i bambini figli di colf e badanti, i controlli sui requisiti delle abitazioni degli stranieri: con quali risorse il Comune di Forlì potrà fare queste cose?

    Raoul Mosconi

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