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NO ALL’INFORMAZIONE AL GUINZAGLIO

AGGIORNAMENTO

La manifestazione prevista per il 19 settembre si terrà a

ROMA, SABATO 3 OTTOBRE, ore 16.00
Piazza del Popolo

MANIFESTAZIONE A PIAZZA DEL POPOLO PER LA LIBERTÀ DI STAMPA: “NO ALL’INFORMAZIONE AL GUINZAGLIO”

“La Fnsi rivolge un appello a tutte le forze sociali, sindacali, associative e a tutte le cittadine e i cittadini, affinché senza distinzione di parte o di schieramento, vogliano raccogliere questo invito e partecipare a questa grande iniziativa. La manifestazione si propone, in primo luogo, di rafforzare e di tutelare i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione e il diritto inalienabile di ogni cittadino alla conoscenza, alla informazione completa e plurale e alla comunicazione, che per essere tale non può subire forma alcuna di bavaglio.”

L’iniziativa per la libertà d’informazione, promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa, si svolgerà sabato 3 ottobre a Roma in Piazza del Popolo a partire dalle ore 16.
Un blog per la manifestazione: documenti, interviste, dichiarazioni, tutto il dibattito prima dell’appuntamento.

La Tavola della pace ci sarà. Vieni anche tu!

Le adesioni potranno essere comunicate ai seguenti indirizzi di posta elettronica: segreteria.fnsi@fnsi.it  - segreteria@perlapace.it

PULMAN DA FORLI’ - FORLIMPOPOLI

  • Partenza prevista da Forlì (Piazzale della Vittoria ore 9,45)
  • Forlimpopoli (Antistante Piazza Garibaldi ore 10,00)
  • Spesa prevista circa 20 Euro
  • Per prenotare (in fretta) C. Rondoni: 0543/744454; 340/9716539; carondo@tin.it

P.S. Pregasi, chi già iscritto alla manifestazione del 19 a riconfermare l’adesione, o l’eventuale impossibilità a partecipare.

Sarà presente sul pulman il candidato regionale Mozione Marino Thomas Casadei.

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Il 19 settembre: il giorno in cui ciascuno farà la differenza

Ci sono momenti in cui bisogna essere presenti. In prima persona. Ci sono momenti in cui se decidi di restare a casa o scegli di fare altro ti assumi una grande responsabilità. Sono i momenti in cui si rende necessaria una mobilitazione vasta delle persone, della gente, dei cittadini e non solo dei più accorti. Sono i momenti difficili in cui è indispensabile una reazione forte, civile, estesa. Sono i momenti in cui, davanti ad una grande minaccia, bisogna vincere ogni scetticismo e riscoprire il potere vitale della partecipazione personale. Sono i momenti in cui, letteralmente, ogni persona può fare la differenza.

La manifestazione che si terrà a Roma sabato 19 settembre per la libertà d’informazione è uno di questi momenti.

La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo e noi lo stiamo perdendo senza reagire. Se fossimo sul punto di perdere i soldi in banca, la casa o il lavoro ci scateneremmo senza batter ciglio. Ma se qualcuno ci impedisce di conoscere, di capire o di parlare ci limitiamo a borbottare. Non è per caso che siamo giunti a questo punto. Perché davanti alla lunga sequenza di attacchi a giornalisti e giornali, di illegalità, di abusi e di manipolazioni che hanno stravolto il sistema italiano dell’informazione e il servizio pubblico radiotelevisivo non c’è stata un’adeguata reazione politica, culturale e sociale.

Per questo, la manifestazione del 19 settembre è estremamente importante (e dobbiamo essere grati alla Federazione Nazionale della Stampa, ad Articolo 21 e a tutti quelli che l’hanno promossa). Perché deve scuotere chi ancora dorme. Perché deve spingere i responsabili della politica e delle istituzioni ad intervenire efficacemente, a fare quello che non hanno ancora fatto in difesa della Costituzione, della legalità e dei nostri fondamentali diritti. Perché deve segnare in ciascuno di noi un cambio di mentalità e una nuova assunzione di responsabilità.

Il problema non è solo difendere i giornalisti e i giornali sotto attacco per non aver accettato il guinzaglio ma difendere il nostro diritto di parlare e di essere ascoltati, di operare e di non essere oscurati, di informare e di essere informati.

La manifestazione del 19 non è per qualcuno. E’ per tutti noi. E anche per gli altri. Ci sono persone, popoli, problemi, tragedie umane, guerre, conflitti, ma anche storie positive, idee, valori, progetti e proposte che non passano attraverso un mondo mediatico che li oscura e li cestina sistematicamente. Non passano e non passeranno fino a che ci limiteremo a brontolare.

Lo stesso discorso vale anche per la Rai. Noi abbiamo il diritto di avere un servizio pubblico radiotelevisivo degno del nome che porta, un servizio pubblico di qualità, aperto e plurale, attento alla vita delle persone e alla realtà del mondo, aperto ai costruttori di pace, di giustizia e di speranza e non solo ai killer e agli illusionisti, ai mercanti di menzogne e finzioni. E’ un nostro diritto. Nessuno ce lo può togliere. Ma nessuno lo riconoscerà se non saremo noi ad esigerlo.

Diamoci da fare. Non ci saranno altri tempi supplementari. Il 19 settembre è ora.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 7 settembre 2009

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5 Commenti a "NO ALL’INFORMAZIONE AL GUINZAGLIO"

  1. Thomas Casadei 22 settembre 2009 14:57

    Ecco i dati del nuovo Rapporto Censis per l’Ocse sui migranti in Italia

    In un anno quasi 500mila iscritti in più all’anagrafe e 65mila bambini nati da genitori stranieri
    Immigrati, 3,5 milioni di residenti
    ma la crisi fa crescere l’intolleranza

    Il sistema del Welfare si regge sul lavoro delle donne migranti: il 72% delle colf e delle badanti

    Roma - Gli immigrati residenti in Italia sono quasi 3,5 milioni, sono sempre più stabili e inseriti, ma nei loro confronti aumentano le discriminazioni. E’ uno dei dati che emergono dall’ultimo Rapporto “International Migration Outlook” che il Censis realizza ogni anno per l’Ocse e che è stato presentato oggi al Cnel. Il rapporto conferma che gli immigrati fanno più figli degli italiani, che in Italia nascono sempre più bambini di origine straniera e che un terzo dei permessi di soggiorno è legato a ricongiungimenti familiari.

    Il lavoro e la crisi - “Le imprese italiane - si legge nel rapporto - hanno ridimensionato le previsioni di assunzione di personale immigrato: 92.500 nuove assunzioni per il 2009, contro le 171.900 che erano state previste per il 2008″. Il peso della crisi tra gli immigrati si coglie anche nell’aumento degli sfratti per morosità a causa del rincaro del canone o della perdita del lavoro (soprattutto al Nord, dove le famiglie immigrate rappresentano il 22% del totale delle famiglie sfrattate). Altro aspetto, il crollo degli acquisti di abitazione (-23% nel 2008) dopo quattro anni di crescita continua.

    Calano le rimesse - La recessione colpisce anche le rimesse, i risparmi che gli immigrati mandano ogni mese in patria per sostenere familiari e parenti: diminuisce del 10% la cifra pro capite (155 euro nel 2008 a fronte dei 171 del 2007) e rallenta il ritmo di crescita dell’ammontare complessivo delle rimesse (6,4 miliardi di euro nel 2008).

    Discriminazione in aumento - “Le difficoltà legate alla crisi avvertite dagli italiani - scrive il Censis - possono aver determinato anche un calo del livello di tolleranza nei confronti degli immigrati, come dimostra l’aumento degli episodi di discriminazione, il 22,1 per cento dei quali subiti in ambito lavorativo: il 32,1 per cento delle denunce riguarda la fase di accesso al mercato del lavoro, il 23,2 per cento le condizioni lavorative, il 19,6 per cento di azioni di mobbing”.

    Nuovi italiani crescono - Il Rapporto conferma l’aumento degli immigrati regolarmente residenti in Italia: +16,8% nel 2008, ovvero 493.729 individui in più rispetto all’anno precedente, per un totale di 3.432.651 presenze. “Si consolida anche il processo di stabilizzazione degli immigrati. A gennaio 2008 erano 1.684.906 le famiglie con almeno un componente straniero, pari al 6,9% del totale. Un terzo dei permessi di soggiorno rilasciati nel 2008 (pari a 680.225) è stato motivato da ricongiungimenti familiari. Inoltre ci sono stati 28.932 matrimoni con almeno un coniuge straniero (l’11,6% del totale), numero più che raddoppiato negli ultimi dieci anni (nel 1997 erano stati 13.490).

    Il boom nelle scuole - Il livello di fecondità delle donne straniere (2,5 figli per donna) è doppio rispetto a quello delle italiane (1,3 figli per donna). Gli stranieri residenti nati in Italia sono 457.345 (il 13,3% del totale). I nati da genitori stranieri sono 64.049 (l’11,4% del totale dei nati in Italia) e 760.733 sono i minori stranieri residenti nel nostro Paese (pari a più del 20% del totale degli immigrati e ad oltre il 7% dei minori residenti). Negli ultimi 5 anni gli alunni stranieri presenti nelle scuole italiane sono cresciuti del 139,4% (per un totale, nell’anno scolastico 2007-2008, di 574.133 alunni stranieri, il 6,4% del totale).

    Il ruolo di colf e badanti - Nel 2008 il numero dei rapporti di lavoro di stranieri registrati presso l’Inail è arrivato a 3.266.395 (+41,9% in quattro anni). Nel 42% dei casi si tratta di donne, divenute ormai indispensabili al nostro sistema di welfare dove il 71,6% delle colf e delle badanti (in tutto circa un milione e mezzo) sono di origine immigrata.

    (22 settembre 2009)

  2. giliana mercatali 22 settembre 2009 18:46

    il Censis dimentica sempre di mettere in rilievo, che le badanti sono un fenomeno tutto italiano, nella laicissima Francia oltre a non esserci le badanti, ci sono anche poche colf, la middle class preferisce fare i lavori di casa, perchè non ama il “servilismo”.Mi piacerebbe che qualche addetto ai lavori sensibilizzasse il popolo italiano sul fatto che i figli delle badanti non faranno più questo mestiere e che il problema, da subito, deve essere affrontato in altra maniera.Imitando l’esempio delle nazioni europee, dall’Inghilterra alla Norvegia, etc.Giliana Mercatali

  3. stefania collini 22 settembre 2009 23:25

    Dobbiamo garantire la piena legalità ed il rispetto anche delle leggi fiscali. Sarebbe così facile controllare almeno quelli iscritti all’INPS, badanti o colf, per cui i datori di lavoro versano i contributi pensionistici. Altra fonte di informazione sarebbero i Caaf sindacali, presso cui si va normalmente per la redazione dei contratti di lavoro, o anche la Provincia che rilascia il nulla osta.
    Al governo invece basta solo tramutare le regolarizzazioni delle badanti in una forma di entrata
    straordinaria nella casse dello stato. Preocupiamoci invece di trasformare questa ricchezza umana per le nostre imprese e le nostre famiglie in una ricchezza per il paese, che porta entrate fiscali ordinaria e giuste.
    Pensate che sia stato proposto questo semplice sistema di controllo? Da chi?
    Eppure se la paga di un operaio o di un impiegato viene decurtata, anche loro devono, come noi pagare l’irpef, dato che utilizzano i servizi sanitari, gli ospedali, i servizi in genere.
    Anche questa sarebbe una “voce di giustizia” che la sinistra dovrebbe portare avanti, per evitare di non essere compresi dai tanti operai che vivono in senso negativo l’immigrazione e che nei casi più gravi di povertà o indigenza, vedono il cittadino straniero come uno che gli porta via le case popolari, i posti al nido , che non paga il ticket per la sanità….
    Non dobbiamo affrontare la questione solo mossi da presupposti acritici: su queste paure la lega conquista consensi non ragionati , ma istintivi.

    Stefania

  4. giliana mercatali 25 settembre 2009 08:01

    Leggo con dispiacere che a Forlì ci saranno le ronde.Sarà difficile spiegare a chi ci ha votato, che smentiamo quello che era stato promesso in campagna elettorale,Siamo la prima città in Italia secondo il Bil,e la prima ad avere le ronde.UNa triste ed inaspettata contraddizione, non vi pare? Giliana Meracatali

  5. Angelo Satanassi 18 ottobre 2009 00:06

    Difendere lo Stato di diritto

    La recente sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano ha acceso ampio dibattito e scontro politico. Nessuno nega alla maggioranza il diritto-dovere di produrre leggi ed esercitare il governo della cosa pubblica; la Consulta non ha respinto il Lodo, ha dichiarato incongruo lo strumento legislativo; a fronte di una legge che propone una modifica di alcune parti dell’impianto costituzionale essa indica il percorso previsto a questo titolo, maggioranza di due terzi o referendum.

    In uno Stato di Diritto non basta il consenso, anche a larga maggioranza, degli elettori per decidere sulla vita o sulla morte di tutti i cittadini; alla sovranità popolare si interconnette la sovranità nazionale: da un lato le assemblee legislative e a latere gli organi di controllo, di garanzia e di tutela del cittadino nei suoi diritti costituzionali.

    Nello Stato Liberal-democratico tutti gli organi dell’ordinamento sono rappresentativi e hanno la stessa legittimità delle assemblee elettive; la nostra Costituzione è anche un antidoto contro ogni forma di degenerazione autoritaria, quella che Alexis de Tocqueville chiama “dittatura della maggioranza”; in democrazia la tutela dei diritti delle minoranze viene ancor prima delle prerogative attribuite alla maggioranza.

    Se si vuole migliorare lo stato di salute della Repubblica, rendere più incisiva la sovranità nazionale va potenziato il sistema di controlli incrociati, con particolare riferimento agl’enti e istituti che producono o gestiscono beni e servizi per la collettività.

    Oggi operano, in alcuni casi, le così dette Authority che sono espresse dalle Regioni, dal Parlamento e dal Governo; alla luce dell’esperienza il risultato è deludente.

    Lo stato delle cose richiede un sistema di controlli incrociati dotati di supporti operativi con poteri di denuncia o di segnalazione alle competenti magistrature; un sistema di controlli, quindi, svincolato dal potere esecutivo e legislativo e che abbia come obiettivo la parità dei diritti e di accesso per tutti i fruitori; i campi d’intervento si chiamano telecomunicazioni, finanza, scuola, editoria, ambiente, energia, trasporti e transazioni commerciali.

    Se tutti riconoscono essere la ricerca scientifica la molla dello sviluppo, ne consegue che le Authority, dotate di adeguate strutture operative, nel corpo dello Stato di Diritto, potrebbero essere indicate dalla comunità scientifica nazionale. In questo modo si salderebbe con ancor più incisività la sovranità popolare con quella nazionale, a maggior protezione del cittadino come protagonista e arbitro, mutuando il pensiero del compianto Prof. Roberto Ruffilli.

    Se è vero che per Pietro Calamandrei la Costituzione è la Carta della libertà e della dignità di ciascuno, la difesa del suo impianto normativo è fondamentale per proteggere la Repubblica da pericolosi e devastanti assalti.

    Angelo Satanassi

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