Assemblea Regionale del Partito Democratico
L’Assemblea regionale del PD si svolge sabato 14 novembre, alle ore 9.30, presso la sala riunioni del Boscolo Hotel, in Viale Lenin n. 43 a Bologna.
Il resoconto dell’Assemblea, il video integrale e i documenti approvati Clicca qui
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Dall’assemblea regionale dell’Emilia Romagna importanti segnali di attenzione all’ambiente
Sabato, durante la prima assemblea regionale del Partito Democratico, che ha deliberato di ricandidare Vasco Errani alla presidenza dell’Emilia Romagna, è emersa con forza una aumentata attenzione nei confronti dei temi collegati all’ambiente.
Nel suo appassionato discorso Errani si è infatti espresso con grande chiarezza anche sulla necessità di innovare decisamente la piattaforma programmatica del partito in questa direzione, esprimendo proposte specifiche su due punti in particolare.
Per quanto riguarda le energie alternative, dopo aver rivendicato i significativi progressi già fatti negli ultimi anni dalla nostra regione in contrasto con l’inerzia del governo nazionale, il presidente ha anticipato l’ambizioso obiettivo di raggiungere entro il 2013 ALMENO il livello della Germania in termini di percentuali di energia prodotta da fonti rinnovabili. Un obiettivo che ben si sposa con il particolare impegno che si intende confermare per le politiche di sostegno alla ricerca e l’innovazione, già avviate in questo mandato con la rete regionale “Tecnopoli”.
Ma la novità più importante della proposta di Errani riguarda a mio parere il tema del consumo del territorio: il processo di espansione e dispersione degli insediamenti residenziali e produttivi che sta erodendo a ritmi insostenibili il territorio rurale della nostra regione.
Si tratta di una vera emergenza, finora sottovalutata, e che aldilà delle considerazioni strettamente ambientali sta mettendo in pericolo le caratteristiche stesse del nostro territorio, patrimonio fondamentale per le vocazioni turistiche ed agroalimentari di qualità dell’Emilia Romagna.
Nel suo discorso il presidente ha citato espressamente la necessità di invertire questo fenomeno. Un segnale di attenzione particolarmente apprezzato da tutti quelli che, all’interno e “attorno” al Partito Democratico, si sono impegnati da tempo per ottenere un cambio di rotta su questo tema.
La conferenza programmatica regionale, deliberata dall’assemblea dietro proposta del segretario Bonaccini, sarà sicuramente la sede migliore in cui, oltre a dettagliare gli impegni specifici su energia e consumo del territorio, arricchire le proposte del partito anche su altri argomenti di grande rilevanza ambientale: una corretta gestione dei rifiuti, incentrata su riduzione, riuso e riciclo e finalizzata alla minimizzazione dell’uso di discariche e inceneritori; e naturalmente la mobilità, nella quale – in coerenza con gli indirizzi da tempo espressi dal partito - andrà data sistematica priorità al trasporto pubblico su quello privato, al trasporto su ferro rispetto quello su gomma, alle infrastrutture ferroviarie su quelle stradali.
Un’attenta discussione sarà anche opportuna sui temi attinenti all’acqua, sia alla luce della privatizzazione del servizio imposta a livello nazionale dalla legge 135/09 in fase di approvazione nonostante l’opposizione del Partito Democratico, sia riguardo al progetto di “bacinizzazione” del Po sponsorizzato dalla Regione Lombardia.
Dando seguito a questa decisa innovazione programmatica, sarà possibile concretizzare per primi in Emilia Romagna l’idea di un Partito Democratico come punto di riferimento per un moderno ambientalismo.
Sergio Salsedo
Assemblea Regionale PD Emilia-Romagna
Mentre a Bologna il Congresso del PD formalizzava la candidatura per il terzo mandato di Errani, all’Istituto Cervi di Gattatico il Direttore Generale dell’Assesorato Urbanistica della regione, Enrico Cocchi, cercava di spiegare “le politiche urbanistiche regionali e il nuovo PRT” al convegno che aveva per tema il consumo di territorio e la cementificazione.
Prima di lui Cinzia Morsiani del WWF aveva mostrato, utilizzando foto aeree e satellitari dagli anni ‘50 ad oggi, gli effetti deleteri dell’urbanizzazione sulle aree agricole e sulle coste della nostra riviera.
Subito dopo sono state presentate alcune sequenze del documentario di Nicola dall’Olio dal titolo eloquente: “Il suolo minacciato”.
La cosidetta “food valley” reggio-parmigiana devastata da condomini e capannoni (sfitti) che sottraggono terreni agricoli alle varie produzioni doc della zona.
Nonostante i dati snocciolati (ogni giorno in Emilia Romagna vengono cementificati 8 ettari - 80.000 MQ! - di suolo agricolo) Cocchi ha naturalmente difeso l’operato della giunta Errani, ammettendo che effettivamente qualche problemino c’è.
Non credo che si sia inpietosito sentendo esporre i danni del consumo di suolo su flora e fauna da parte della dott.ssa Chiabò, e non sembrava molto preoccupato dai problemi degli agricoltori segnalati da Zani della Coldiretti di Reggio Emilia.
I terreni agricoli hanno raggiunto costi troppo alti (fino a 550.000 euro per ettaro), visti gli inesauribili appetiti urbanistici; coltivarli è poco remunerativo, e non è possibile creare nuove aziende agricole, soprattutto da parte dei giovani.
Ivan Cicconi, direttore dell’Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale, è ancora più esplicito (“il mio intervento sarà polemico” ha esordito).
Oltre a svelare i meccanismi contrattuali che trasferiscono nel debito pubblico (le nostre tasche) i costi delle “grandi opere” (con un meraviglioso riferimento alla stazione dell’alta velocità che sarà costruita a Reggio Emilia ad uso dei pochi parlamentari e senatori locali) invita a constatare l’inefficacia degli strumenti urbanistici la cui bontà è tutta sulla carta.
La presa d’atto del sostanziale fallimento legislativo, a livello nazionale, e in Emilia Romagna, è anche nelle parole di Paolo Pileri, docente di Tecnica e Pianificazione Urbanistica del Politecnico di Milano.
Le proposte molto articolate di Pileri sottintendono la volontà politica di invertire la rotta di uno sviluppo che pare inarrestabile nella sua aggressione distruttiva dell’ambiente.
Difficile immaginare una amministrazione regionale o provinciale che si mette di traverso mettendo limiti netti ed efficaci al consumo di suolo, togliendo ai comuni un facile modo per fare cassa.
Aumentare le aree urbanizzate significa avere più aree pubbliche da manutenere e servire, cioé maggiori costi ai quali si farà fronte con gli oneri di urbanizzazione, e così il ciclo continua. Fino a quando?
La risposta l’ha data Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, che ha fatto approvare un Piano Urbanistico a consumo zero di suolo, risparmiando dove si poteva (illuminazione pubblica a led, pannelli solari sugli edifici pubblici, matrimoni civili a 1500 euro con valorizzazione degli edifici storici e dei prodotti alimentari locali) e alzando le tasse!
E’ stato rieletto con il 62%, 10 punti in più delle precedenti elezioni.
Saprà Errani cogliere l’occasione del terzo mandato per correggere gli errori commessi fino ad oggi?
A parte che prima bisogna vincere le elezioni; io non l’ho votato le due volte precedenti e, per quanto mi riguarda, dovrà essere molto convincente per farmi cambiare idea.
Segnaliamo il seminario di studi “La democrazia nei partiti” organizzato dall’Istituto Alcide De Gasperi di Bologna
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Istituto Regionale di Studi sociali e politici “Alcide De Gasperi “ - Bologna
Seminario di studio
LA DEMOCRAZIA NEI PARTITI
Bologna, 21 novembre 2009 ore 9,30
Sala Traslazione Convento San Domenico - P.zza S. Domenico 13
L’articolo 49 della Costituzione italiana recita che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Mentre
c’è unanime consenso sul carattere pluralistico del nostro sistema partitico (diritto di associarsi liberamente in - più - partiti), è tradizionale la riluttanza a definire un senso comune, nello stesso tempo minimo ma anche concreto, del “metodo democratico” che deve caratterizzare la vita interna dei singoli partiti.
In effetti la mancanza di una legge di attuazione dell’art. 49 costituisce una vera e propria anomalia italiana rispetto al prevalente modello europeo. Ma soprattutto i nostri partiti, nella loro totale libertà d’azione, giungono spesso a disinvolte e talora singolari declinazioni della propria vita democratica, e ciò, per le funzioni pubbliche cui di fatto adempiono e i finanziamenti altrettanto pubblici che ricevono, riguarda tutti, iscritti, non iscritti, anche gli astenuti dal voto.
Lo studio del problema da parte dell’Istituto De Gasperi comincia con i due principali partiti politici italiani, il Popolo della Libertà e il Partito democratico.
PROGRAMMA
Prima parte: le ragioni di un dibattito
Ore 9.30
Saluto di indirizzo del Dott. Enrico Tesini, Consigliere dell’Istituto De Gasperi
Ore 9,45
Relazione di apertura del seminario
Partiti e democrazia: un binomio importante, una sfida aperta
Prof. Gianfranco Baldini (Università di Bologna, Istituto Carlo Cattaneo)
Seconda parte: i partiti italiani e la democrazia interna
Ore 10,30
Il Pdl dai partiti delle origini al “popolo” della libertà: un uomo solo al comando?
Dott.ssa Caterina Paolucci (James Madison University, Firenze)
ore 11
Il Pd dalle origini alla sfida aperta dopo le primarie: democrazia discendente, anche ascendente?
Dott. Eugenio Pizzimenti (Università di Bologna)
Ore 11,30 Pausa Caffè
Ore 11,45 Dibattito
Ore 12,45 osservazioni conclusive di Domenico Cella, Presidente dell’Istituto De Gasperi
N.B. Ai partecipanti verrà richiesto un piccolo concorso alle spese (Euro 5).
Per informazioni: istituto@istitutodegasperibologna.it – Tel. 340.3346926
Posto qui la Nota che ho presentato per la direzione del PD della provincia di Ravenna del 16/11/2006.
La Nota si trova anche sul sito degli ECODEM di Ravenna
http://ecodemravenna.files.wordpress.com/2009/11/nota-per-direzione-pd1.pdf
§§§§
Cari,
il congresso, che ha eletto Bersani nuovo segretario, ha
portato una discussione profonda, nuova linfa e speranza al
progetto del PD.
E’ merito di chi ha partecipato con passione e non si è
sottratto al confronto, nonostante i problemi e la crisi
politica.
L’ecologia si è radicata un poco di più, e questo lo si deve in
particolare a tutti quelli che hanno lavorato e si sono
confrontati per affermarla, anche verso le proprie
leadership.
La salvezza del pianeta è un tema che unisce il PD, che lo
rafforza e ne dà un’identità per il futuro.
Tuttavia, sono ancora tantissimi i retaggi culturali che
resistono alla nuova frontiera, anche nel nostro partito.
Serve un PD che discuta, che costruisca il progetto, le
priorità e il percorso della nostra comunità.
Il PD è, troppo spesso, a rimorchio delle amministrazioni,
alle quali non farebbe male un supporto più deciso.
I nostri iscritti spesso lamentano la difficoltà di confrontarsi
dentro le nostre sedi sui problemi locali.
C’è la consapevolezza che l’ambiente è un interesse
generale che deve pervadere tutte le scelte politiche?
La storia del Governo italiano si concluderà con un bilancio
pesantissimo: pochi investimenti dirottati su scelte
scellerate, ritorno al nucleare, Ponte sullo Stretto di
Messina, tagli all’incentivazione dell’energia pulita e del
risparmio, alla lotta al dissesto idrogeologico, solo per citare
le emergenze.
Questo Governo ci racconta la storia di una politica
sviluppista delirante, opaca, e lacerata da lotte di potere,
figlia di una cultura becera e propagandistica, che purtroppo
non ha trovato fino ad oggi una spoda adeguata
nell’opposizione.
Come abbiamo letto in questi giorni, il vertice di
Copenaghen del 7 dicembre parte male, molto male, e in
questo quadro la responsabilità europea e internazionale
dell’Italia, di aver svolto una battaglia di retroguardia, è
gravissima.
Il nostro auspicio è che Bersani richiami su Copenaghen il
Governo alle proprie responsabilità internazionali, e
proponga di elevare gli impegni per la salvezza del Pianeta.
Per dirla con il nostro segretario, dobbiamo offrire
l’alternativa. Il bagno democratico congressuale ci dovrà
portare in questa direzione.
Il collasso climatico, che vive il nostro pianeta, spesso
oscurato da un’informazione venduta e propagandistica, è
adesso.
Lo sa l’Europa, lo sa l’America di Obama. Non lo sa l’Italia.
Uscire dalla crisi economica con una ripresa basata sui
vecchi meccanismi, i vecchi paradigmi, il PIL, non è nè
possibile nè ci deve interessare.
Dobbiamo proteggere i beni pubblici fondamentali, con tutta
la nostra forza: ambiente, scuola, cultura, salute,
informazione. La Green Economy non deve essere solo un
settore nuovo, ma la riconversione radicale della produzione
e del consumo, sull’asse della reale sostenibilità.
Ci sono interi settori economici tradizionali che si stanno
riprogettando sulla base di un’efficenza nuova nel consumo
delle risorse, con progetti da milioni e milioni di euro, anche
nella nostra provincia, ma di questo spesso la politica si
scorda o non parla.
C’è bisogno di amministrazioni che progettino in modo
integrato sul tema delle risorse naturali, delle reti,
dell’economia democratica, e che rispettino i tempi delle
programmazioni.
Ci sono gravissimi problemi di risorse nei Comuni, aggravati
da una finanza nazionale tutt’altro che federalista, ma ci
sono anche forti ritardi culturali.
I pochi soldi non possono essere la scusa per ritardare
quello che già si può fare.
Il ricambio generazionale significa merito, conoscenza delle
nuove opportunità, voglia di fare.
Bisogna compiere ogni sforzo per indirizzare
congiuntamente operatori pubblici e privati.
Servono regole e tempi certi, procedure snelle e condivise,
uffici dinamici.
Molte persone e imprese lo hanno già capito, ma una certa
politica, trasversale e debole, ancora no, timorosa com’è di
confrontarsi con gli interessi costituiti.
Avanzo un paio di proposte:
− le nostre amministrazioni, Regione, provincie, comuni,
adottino il B.I.L. (Benessere Interno Lordo) , rendano
conto trasparentemente ai propri cittadini sulla base di
questo;
− il PD investa sulle proprie sedi per portarle a emissioni
zero, o per lo meno su alcune.
Mi piacerebbe non sentire più rappresentanti del PD parlare
di PIL.
Per i noi e i nostri figli è più importante sapere quante
macchine ci sono in Italia, o quanti appartamenti si possono
collezionare, o se ci sarà data la possibilità di essere felici e
in salute, di seguire le proprie aspirazioni, di realizzarsi
spiritualmente e culturalmente?
Per quanto tempo ancora dovremo guardare il video
sbiadito di John Fitzgerald Kennedy che, negli anni ‘50, ci
ricorda che il PIL non misura il progresso della società, e
commuoverci?
Vogliamo svegliarci. Vogliamo uscire da un film che
qualcuno ha ci ha già raccontato, vogliamo recuperare la
speranza e il coraggio, la verità che noi siamo quello che
mangiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo.
IL PD ha fame di futuro, l’Italia ha fame di futuro.
A Ravenna e in Emilia-Romagna siamo all’avanguardia
(relativamente ad altre zone) su molte cose grazie al
centrosinistra (come dimostrano le statistiche proprio sul
B.I.L .).
I risultati tuttavia non ci mettono al riparo
dall’autoreferenzialità ed è bene sempre mantenere un
dibattito alto e una critica costruttiva per poter evolvere.
Sull’ambiente siamo una delle poche realtà che hanno
attuato le leggi nazionali e le direttive europee.
Oggi, come dice Errani, possiamo essere all’ avanguardia
anche sulle questioni ambientali e sulla sfida del 20/20/20.
Urge cambiare radicalmente su: energia, trasporti, modi di
costruire. Non è solo un problema di finanze, ma di scelte e
di organizzazione (per esempio il tema delle E.S.C.O.,
Energy Service Company, società che effettuano interventi
finalizzati a migliorare l’efficienza energetica).
La politica ambientale della Regione dovrà porsi come
perno del progresso e della creazione di buon lavoro.
Noi proponiamo di inserire nel programma per le prossime
elezioni regionali impegni misurabili su:
- energia con (almeno) gli obiettivi del 20-20-20, posti per il
2020 dall’Unione europea,
- ciclo di gestione dei rifiuti che minimizzi l’utilizzo di
discariche ed inceneritori,
- mobilità sostenibile; priorità sistematica del trasporto
pubblico su quello privato, del trasporto su ferro rispetto
quello su gomma,
- lotta al consumo del territorio con provvedimenti che
limitino l’utilizzo di green land e favoriscano il riuso di brown
land.
Per dare un contributo, organizzeremo il prossimo mese un
seminario sulla finanziaria e gli incentivi per l’efficenza
energetica, che sono messi in discussione.
Dal PD non ci aspettiamo solo una corretta gestione del
presente, ma tanto, tanto futuro.
Stefano Patrizi
Posto questo interessante articolo di Ilvo Diamanti: pare aprire qualche spiraglio di speranza.
§§§
Pd, il risveglio del partito latente
di ILVO DIAMANTI
Il Partito Democratico sta crescendo. Nei sondaggi, perlomeno. Al contrario dell’inizio del 2009, quando assegnavano al Pd circa il 23%. Il che spinse Veltroni a dimettersi anzitempo, in febbraio.
Da un paio di mesi, invece, si assiste a una risalita, anche rispetto al risultato delle elezioni europee di giugno (26% dei voti validi). I sondaggi, al proposito, mostrano oscillazioni ancora significative. L’Ispo di Renato Mannheimer situa il Pd intorno al 28%. Come Euromedia, diretta da Alessandra Ghisleri, l’istituto di fiducia di Berlusconi. L’Ipsos di Nando Pagnoncelli, invece, stima il Pd oltre il 30%. Secondo il politologo Paolo Natale (su Europa), avrebbe superato la soglia del 31%. Come spiegare una crescita così continua (perlomeno nei sondaggi)?
1. Anzitutto, con l’effetto della stagione congressuale. Lunga e contorta, come abbiamo rilevato - polemicamente - prima dell’estate. Però è servita a strutturare un partito che prima non c’era. La fase dedicata agli iscritti ha, appunto, restituito il Pd agli iscritti. E gli iscritti al Pd. Ha, inoltre, attribuito un ruolo agli apparati locali e centrali. Nel bene e nel male: si è ricostruita, in qualche misura, l’organizzazione di partito. Le primarie, invece, hanno confermato la domanda di partecipazione che anima gli elettori del centrosinistra. Vi hanno partecipato circa tre milioni di persone. Tante. Questa mobilitazione ampia, durata mesi, ha fornito visibilità a un partito a lungo “latente”. Ne ha risvegliato gli elettori “latenti”.
2. Poi, oggi il Pd dispone di una leadership legittimata dal voto degli iscritti e degli elettori. Dopo un confronto vero, fra candidati che si sono sfidati senza esclusione di colpi. Questa divisione, lamentata da molti, ha dato l’idea di una competizione aperta che, in passato, non c’era mai stata. Nel 2005 e nel 2007 le primarie avevano “plebiscitato” un candidato pre-stabilito. Certo, Bersani deve dimostrare di essere capace di sottrarsi al condizionamento dei “soliti noti”. Ma dispone di un’investitura ampia. Accompagnata da un grado di fiducia elevatissimo presso gli elettori (non solo del Pd). Favorito dall’immagine di competenza e concretezza che sta trasmettendo. Prima di lui, Franceschini aveva guidato il partito in condizioni di emergenza. Erede di un leader dimissionario, era apparso - necessariamente - un segretario provvisorio e di passaggio. Difficile, per il Pd, non essere percepito, a sua volta, come un partito provvisorio e di passaggio. Oggi il Pd non è divenuto un “partito personale”, ma è certamente meno impersonale di prima. E la sospensione delle ostilità interne, la stessa uscita di Rutelli, ne hanno rafforzato l’immagine di coesione e unità.
3. Un ulteriore motivo della risalita del Pd, nelle stime elettorali, è riconducibile all’asfissia delle formazioni di sinistra, ma soprattutto al parallelo calo dell’Idv. Che riflette un certo declino dell’immagine (e della visibilità mediatica) del suo leader, Di Pietro. D’altronde, l’Idv è un partito personale. Fino a ieri: Lista Di Pietro. Lo stesso dualismo con De Magistris ne mina l’identità. Tuttavia, conta anche il ritorno di una domanda di opposizione “politica” più che espressiva. Partitica più che personale.
4. D’altronde, siamo entrati in una fase di campagna elettorale. Non tanto per le minacce di voto politico anticipato. (Non se ne vedono le condizioni). Ma perché sono prossime le elezioni regionali. Le quali avranno, assai più che le europee, un significato politico nazionale, oltre che territoriale. Per gli elettori e per i partiti. Lo schema della competizione regionale, d’altra parte, è “maggioritario” (e “presidenzialista”). E il risultato del voto avrà effetti molto più diretti sulla realtà politica e sulla vita delle persone, rispetto alle europee. Per cui, presso gli elettori, la domanda di “vincere” e di governare è destinata a prevalere sulla voglia di fare opposizione e sull’indignazione.
5. Ancora: la ripresa del Pd riflette quella del Pdl. Che i sondaggi stimano oltre il 38%. Nonostante la fiducia nel leader-premier non sia cresciuta, ma semmai calata, dopo le elezioni europee. Tuttavia, la figura di Berlusconi, in questa fase, ha ulteriormente polarizzato la meccanica del sistema partitico. Anzi: l’ha bipartizzata. L’identificazione tra Berlusconi e il Pdl - insieme alla centralità della questione giustizia - ha ridotto la visibilità della Lega. Invischiata nella discussione sulla spartizione delle candidature in vista delle prossime elezioni regionali. Definita su basi rigidamente nazionali. E personali: attraverso il dialogo diretto e personale fra Berlusconi e Bossi. Ebbene: anche la Lega, come l’Idv, appare in lieve flessione, nei sondaggi. Perché l’asse della politica nazionale si è spostato sul Pdl di Berlusconi. E valorizza, di riflesso, il Pd.
Resta il problema di fondo. Il Pd è ancora lontano dal Pdl: 7-8 punti percentuali. Il bacino elettorale a cui si rivolge, a sinistra, si è ridotto. Il suo alleato più stretto, l’Idv, è divenuto un competitor, a livello nazionale. Mentre sul territorio è un alleato debole, perché non ha radici. Per cui dovrà riesaminare il tema delle alleanze, guardando, necessariamente, al centro. All’Udc, più che a Rutelli (la cui uscita non sembra avere scalfito, per ora, l’elettorato del Pd né quello dell’Udc). Soprattutto, però, il Pd dovrà chiarire meglio il proprio progetto. La propria offerta politica. Un ambito ancora nebuloso. Non può restare a lungo così. Né può immaginare di affidare la propria identità al solo leader. Inseguendo il Pdl di Berlusconi sul suo terreno (mediatico). Per tornare ad essere un’opposizione credibile e possibile. Capace di raccogliere il voto di un terzo degli elettori. E di attrarre altri partiti, intorno a sé. Senza divenire ostaggio di alleanze tanto larghe quanto incoerenti. Il Pd: non può accontentarsi di rappresentare il “male minore”.
Ho letto con interesse che l’assessore provinciale Bruna Baravelli ha promosso un importante incontro fra le amministratrici elette promuovendo così una sorta di assemblea permanente delle donne.Vorrei però ricordare alla brava Bravelli che le elette sono tali, perchè altre donne si sono impegnate per farle eleggere. Non si può continuare sulla strada dellla divisione fra eletti e non eletti, questo non giova al PD, perchè può aprire uno scenario alternativo per quelle donne che si sono sempre impegnate per costruire il consenso e che vedono non riconosciuto il loro impegno nemmeno dalle stesse beneficiate.Buon Natale, un Natale senza simboli,nè cristiani, nè laici come vogliono i nostri attuali amministratori.Giliana Mercatali
Direzione regionale, nominati esecutivo e coordinamento politico
Si è tenuta oggi, sabato 28 novembre, la prima Direzione del PD dell’Emilia Romagna in cui è stato approvato all’unanimità il regolamento per lo svolgimento dei congressi per l’elezione dei segretari provinciali che si terranno tra l’aprile e il maggio 2010, e la deroga alle Unioni Provinciali di Parma, Modena, Forlì e Cesena, per svolgere i loro congressi entro il 17 gennaio 2010.
Nel corso dell’incontro il segretario regionale Stefano Bonaccini ha nominato i membri del Coordinamento Politico e i componenti dell’Esecutivo regionale, la squadra operativa che lo affiancherà nell’iniziativa politica.
“Ringrazio - ha dichiarato Bonaccini nella sua relazione di apertura - Mariangela Bastico e Thomas Casadei per aver accettato di far parte del Coordinamento politico, segnale concreto della gestione plurale che intendo portare avanti. Anche la squadra dell’esecutivo - ha sottolineato- che vede un’età media di poco superiore ai quarant’anni e risponde ai principi di equilibrio di genere e di rappresentatività territoriale, è stata scelta andando al di là delle posizioni congressuali, privilegiando il criterio del merito e della competenza”.
Bonaccini ha poi indicato i prossimi impegni del PD dell’Emilia Romagna: Davanti a noi - ha precisato il segretario - abbiamo una fitta agenda: nei fine settimana del 12 e del 19 dicembre, con i circoli aperti e l’iniziativa mille piazze per l’Italia, coinvolgeremo gli elettori delle primarie sui temi della crisi e della giustizia, lanciando nello stesso momento la campagna di tesseramento. Successivamente - ha aggiunto - intendiamo presentare le nostre proposte sui temi della famiglia, del lavoro, dell’impresa, dell’ambiente, della riforma della Pubblica Amministrazione e costituire la scuola di formazione politica. Il PD - ha sottolineato Bonaccini - non intende fare semplice opposizione ma caratterizzarsi come concreta alternativa di governo nazionale”.
Entro la fine dell’anno saranno inaugurati nella nostra Regione almeno dieci circoli nei luoghi di studio e di lavoro, momenti in cui è prevista la partecipazione di esponenti nazionali del PD.
“Vogliamo - ha dichiarato Bonaccini - essere un partito popolare, che si occupa dei problemi del Paese, intendiamo stare al passo dell’innovazione per confrontarci con le aree più avanzate del mondo e dell’Europa; favorire le tutele sociali per i giovani lavoratori - e ha aggiunto - contrastare il declino morale che, insieme alla crisi economica a cui dedicheremo la prossima direzione, sta colpendo il Paese (anche per questo sosteniamo la petizione di Libera contro la vendita dei beni confiscati alla mafia). Noi - ha concluso - dobbiamo essere in grado i costruire una larga alleanza su questi temi, stando un passo avanti alla società e ai cambiamenti che la possono riguardare. Il PD del’Emilia Romagna deve sapersi mettere a disposizione della società responsabile, dare forza alle idee e condividerle con i cittadini”.
Il Coordinamento politico regionale:
Stefano Bonaccini; Mariangela Bastico; Thomas Casadei; Teresa Marzocchi; Massimo Marchignoli; Matteo Richetti; Andrea De Maria; Pierluigi Castagnetti; Sergio Aleotti. Componenti per funzione: Marco Lombardelli (coordinatore dell’esecutivo Regionale del PD) e Marco Monari (presidente del gruppo PD nell’Assemblea Legislativa Regionale)
Esecutivo regionale:
Stefano Bonaccini, 42 anni, segretario regionale; Marco Lombardelli, coordinatore dell’esecutivo (35 anni, consigliere comunale a Bologna); Roberto Balzani, Cultura e Politiche per l’Europa (48 anni, docente universitario e Sindaco di Forlì); Paolo Valenti, Pubblica Amministrazione (36 anni, insegnate, assessore al Comune di Faenza); Marcella Bondoni, Associazionismo e Terzo settore (35 anni, libera professionista); Alessandro Bratti, Ambiente, Energia (51 anni, parlamentare del PD, già direttore generale di Arpa Emilia Romagna); Simona Caselli, università e ricerca (48 anni, dirigente cooperativo); Sergio Funelli, Turismo (45 anni, dirigente d’azienda); Josefa Idem, Sport (45 anni, campionessa olimpionica); Cecile Kyenge, Immigrazione (45 anni, medico oculista e referente nazionale della diaspora africana); Luigi Mariucci, Lavoro (62 anni, giuslavorista e docente universitario); Daniela Montani, Enti Locali (36 anni, impiegata, Sindaco di Formignana); Anna Pariani, Welfare (46 anni, assessore provinciale a Bologna); Marilena Pillati, Scuola (44 anni, docente universitaria); Roberto Reggi, Sicurezza e Legalità (49 anni, sindaco di Piacenza); Gianluca Rivi, Economia (45 anni, consigliere regionale); Giorgio Sagrini, responsabile dipartimento Organizzazione (53 anni,già sindaco di Casola Valsenio). Invitati permanenti: Massimo Gnudi, tesoriere e Riccardo Ricci Petitoni, segretario regionale dei Giovani Democratici.
Tra gli incarichi di lavoro già assegnati: Daniele Zoffoli, 55 anni, segretario PD Cesena, responsabile coordinamento dei segretari provinciali; Giorgia Salsi, 24 anni, studentessa universitaria, responsabile dei circoli nei luoghi di studio.
da http://www.pder.it
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Innanzitutto auguro buon lavoro a tutta la squadra.
Mi sembra che Bonaccini finora si stia muovendo con coerenza rispetto a quanto aveva annunciato e questo è sicuramente un buon inizio.
Non conosco tutte le persone indicate, ma ovviamente, avendoli sostenuti fin dall’inizio, non posso che essere orgogliosa del fatto che Thomas Casadei e Roberto Balzani ricoprano un ruolo di rilievo e grande responsabilità nell’esecutivo del PD dell’Emilia-Romagna.
CONGRATULAZIONI!
Carissima Giliana,
chiamare a raccolta tutte le elette e le amministratrici non voleva essere una sfilata in vetrina di chi “ce l’aveva fatta” ma dare un impulso ai vari comuni perché a loro volta si attivassero coinvolgendo tutte quelle donne che non ‘appaiono’ ma che sono fondamentali per la buona riuscita dei programmi sia politici che istituzionali.
Stare insieme, fare squadra è l’unica possibilità che abbiamo noi donne per emergere, essere nei punti decisionali al fine di portare avanti progetti e di aiutare le altre donne. Non è una esaltazione di sé. Ho finito l’incontro di sabato scorso con una frase (di anonimo): “Non si può correggere i venti, ma si può imparare ad orientare le vele”.
Questo non vuol dire essere opportunisti, ma capire i tempi e i momenti. Le vele sono pesanti e possono essere manovrate solo con la forza e l’aiuto di tutte.
Un caro saluto e a presto, Bruna
Mi associo alle congratulazioni di Teresa a Roberto e Thomas: sono davvero molto felice per questo lietissimo evento democratico, e per giunta di portata regionale!