25 novembre: giornata mondiale contro la violenza alle donne
Il Tavolo Permanente delle Associazioni contro la violenza alle Donne INVITA
“Fatte non foste per subire”
Sala del Chiostro di San Mercuriale - Forlì
Iniziative a sostegno del 25 novembre, dichiarata dall’ONU giornata mondiale contro la violenza alle donne
DAL 23 AL 29 NOVEMBRE 2009
Orari della mostra: tutti i giorni dalle 10 alle 19
23 Novembre 2009 ore 17,30: inaugurazione della mostra
Pomeriggi di riflessione
- 24 novembre 2009 ore 16,30: “Donne straniere”
a cura della Coop.va Sesamo - 25 novembre 2009 ore 17,30: “Donne in movimento”
Pomeriggio di immagini, parole e musica a cura di “voceDonna” con Carla Grementieri, Annalisa Crociani e Sabina Spazzoli - 26 novembre 2009 ore 17,30: Vanna Ugolini (giornalista)
Traendo spunto dal suo libro “Tania e le altre”- Le donne comprate e violentate dietro una porta chiusa - l’autrice dialoga sull’evoluzione del fenomeno criminale della tratta delle bianche negli ultimi due anni. - 27 novembre 2009 ore 17,00: Centro Donna - Rete Irene
Illustrazione dei dati sul territorio e verifica degli impegni assunti con l’accordo territoriale.
Interverranno: l’Assessora alle Pari Opportunità Maria Maltoni e Claudia Castellucci - 28 novembre 2009 ore 15 - Piazza Saffi: “Il gioco del rispetto”
(rivisitazione del gioco dell’oca a cura di Fidapa)
*in caso di maltempo verrà comunicata una sede alternativa - 29 novembre 2009 ore 15,30: “Con le mani…puoi dire di no”
Il Forum delle donne conclude le iniziative con un’atività ludico-ricrativa
Con il patrocinio dell’ Assessorato alla Cultura e dell’ Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Forlì
2 Commenti a "25 novembre: giornata mondiale contro la violenza alle donne"
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Posto un articolo che purtroppo conferma come la barbarie quotidiana delle donne vittime, ridotte ad oggetto, sfruttate passi sempre più sotto silenzio.
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Prostituta, extracomunitaria, incinta. Muore in un incidente, i clienti che erano con lei sono scappati
Vivian Alke, originaria della Sierra Leone, 26 anni, incinta di quattro mesi, morta per omissione di soccorso. La donna si prostituiva nella zona di Pontirolo, nel Bergamasco. E’ deceduta in un incidente stradale, sbalzata fuori dalla vettura sulla quale si trovava con due clienti che sono scappati a piedi senza prestarle soccorso.
La tragedia è avvenuta sabato sera sera sulla provinciale Francesca. In un primo momento si era pensato a un pirata della strada. Poi alcune prostitute hanno riferito che la vittima era stata vista salire su una Volkswagen Golf con due uomini a bordo. Poco dopo lo schianto, vicino a un distributore di benzina. Vivian Alke sarebbe stata sbalzata fuori, mentre i due uomini sono riusciti a scappare prima che l’auto prendesse fuoco. Quando i soccorritori sono arrivati, la giovane, in Italia senza permesso di soggiorno e senza una fissa dimora, respirava ancora. E’ stata ricoverata al Policlinico di Zingonia, in condizioni critiche e durante la notte è morta. I carabinieri hanno accertato che la vettura era stata rubata a Treviglio (Bergamo) il 9 settembre scorso.
Unità, 29 novembre 2009
DONNE VELATE?
La COSTITUZIONE della REPUBBLICA dice SI
Le donne musulmane della Lega Life di Ravenna, nel loro comunicato del 18 novembre scorso, hanno risposto talmente bene alla recente campagna di stampa de La Voce che le riguarda, che si potrebbe dire che non c’è altro da aggiungere.
Invece, leggendo bene anche l’articolo in La Voce a firma DT del 17 scorso, con espliciti riferimenti al silenzio delle femministe e del Comitato in Difesa della Costituzione in merito al “velo” come simbolo di disparità e di segregazione, è forse opportuno intervenire con poche e chiare parole.
Un inciso. In questi mesi si è parlato molto di silenzio delle femministe, su molte questioni.
Ma, a pensarci bene, siamo silenziose, o la stampa e i media “ci silenziano”?
Che le Moschee non siano questione di sicurezza e ordine pubblico, è, in base alla nostra Costituzione, del tutto evidente. I diversi luoghi di culto, con le insindacabili caratteristiche che ogni culto comporta, anche di diversa collocazione spaziale di uomini, donne, bambini, come è stato ed è in numerosi culti, e che la nostra Costituzione semplicemente riconosce come diritto di culto, sono, appunto un diritto. Perché la Costituzione li riconosce tutti?
Perché prima della Costituzione c’era, con lo Statuto Albertino, una sola religione di Stato, e le altre erano tollerate, e trattate in modo diseguale. Ora non più. Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale e dell’olocausto, sono tutte sullo stesso piano giuridico, a prescindere dalla loro consistenza quantitativa e dalle loro differenze, teologiche e “performative” esteriori (tonache, clergyman, copricapi, veli, delle suore cattoliche e delle donne musulmane, segni e simboli, croci, colori), che segnalano, appunto, anzi vogliono segnalare differenze, distinzioni. Tutte le suore cattoliche, salvo quelle che possono decidere altrimenti, hanno veli. Quindi, vogliono che si sappia che sono donne consacrate, così come molte donne musulmane, non tutte, vogliono che si sappia che sono musulmane, che il paesaggio civile le accolga, e le contenga.
Ci interessa molto più comprendere il significato del velo femminile, religioso e non, che non valutarle con il nostro metro.
Quale metro, poi? Il metro delle donne non credenti, o credenti in una qualche confessione? Anche le confessioni cristiane vedono enormi differenze nella presenza e nel ruolo delle donne “ordinate”: vi sono pastore valdesi, battiste, anglicane che dicono messa, nella chiesa cattolica ancora no. Vi sono anglicani che hanno abbandonato la chiesa anglicana e stanno rientrando nella chiesa cattolica per protesta: le donne debbono restare lontane a divinis.
Che orrore una donna pastora, casomai incinta, che porge l’ostia e il vino! Per molti uomini il solo pensiero è insopportabile. Forse anche per qualche donna.
Ma la nostra associazione Femminile Maschile Plurale, che ha fatto della pluralità un fondamento, e che vede alcune di noi fortemente impegnate anche nel Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna, si è data come metro la cultura critica, la consapevolezza che esistono donne e uomini, e che, nella attuale fase storica, solo la Costituzione e le leggi che rispettano la Costituzione sono criterio di giudizio civile e giuridico su quello che si può o non si può fare, o agire. Si possono costruire luoghi di culto di ogni professione, e ognuna/o può professare la sua religione, o nessuna. E tutte/i sono uguali davanti alla legge. Temo che DT non abbia compreso l’articolo 3, che dice che siamo tutte/i uguali nelle differenze, e che le differenze sono tutte accolte. Vogliamo negare le differenze di sesso e di lingua, o quelle politiche, o di condizione, o di religione? Proponiamo a DT di rileggere l’articolo 3 e bene interpretare. Non dice che gli umani sono tutti uguali, ma che, pur tutti diversi, hanno gli stessi diritti, in primis di esistere con le loro differenze, e che nessuna legge può discriminarli.
Nella religione islamica non ci sono sacerdoti, e, per quanto ci è dato sapere, si sono configurati, nel corso della storia e nei vari luoghi, molti diversi islam. Si sta configurando anche un islam europeo, o più d’uno, fermi restando i principali fondamenti. L’islam è un insieme di religiosità e di cultura, non è solo rito o verità indiscutibile.
La chiesa cattolica è cambiata nel corso della storia, o, meglio, la storia l’ha molto cambiata. Pensiamo, per esempio, come era la chiesa delle origini, addirittura “comunista”, e la chiesa medievale, potenza politica fra le potenze, e la chiesa che, in piena modernità, continuava ad accendere roghi. Chi erano le streghe bruciate, se non donne “strane”, e “diverse” dall’immaginario corrente? Ma c’era anche la grande esperienza benedettina, e lo splendore povero di fratello Francesco e sorella Chiara. E, saltando molto avanti, la tormentata storia del modernismo, e il ruolo fondamentale svolto da cattolici come Dossetti nella stesura della nostra Costituzione. Dobbiamo al personalismo cattolico, soprattutto, l’avere messo, nella Costituzione, al centro la persona, non lo Stato. La Repubblica si inchina di fronte agli inalienabili diritti di ogni persona, che viene prima ancora di chi è giuridicamente cittadina o cittadino.
E, stando ai giorni più vicini, abbiamo avuto la grande storia di papa Giovanni XXIII e la chiesa del Concilio, che ha facilitato l’incontro fra credenti e non credenti, e ha valorizzato la presenza e l’autorità femminile nella chiesa.
Anche l’islam è stato ed è nella storia. Abbiamo conosciuto donne musulmane, a Ravenna, di grande cultura e consapevolezza civile, e di grande intelligente dignità, autorevoli nella città e all’interno della loro comunità, dove si esprimono e chiedono attenzione e rispetto. Con loro collaboriamo nella Rete Civile contro il Razzismo e la Xenofobia.
Sono velate.
Continueremo a lavorare insieme.
Associazione Femminile Maschile Plurale
Ravenna, 2 dicembre 2009