27 gennaio: Giornata della memoria
In occasione della decima giornata della memoria vi segnaliamo due iniziative che avranno luogo a Forlì.
Comune di Forlì, Polo Scientifico-Didattico di Forlì, Facoltà di Scienze Politiche “R.Ruffilli”, SSLMIT e Punto Europa, con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna promuovono un seminario su:
LA SHOAH E LE RESPONSABILITA’ INTERNAZIONALI
24 gennaio 2010 - ore 10.00 - 17.30
Salone Comunale - Forlì
Facoltà di Scienze Politiche “R.Ruffilli”, Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (SSLMIT), e Punto Europa invitano ad ascoltare la testimonianza di G. Beyreuther
“L’INFLUENZA DEL NAZISMO SU UN GIOVANE, FIGLIO DI “FAMIGLIA MISTA”, NATO NEL 1941 IN GERMANIA, LADDOVE NON BISOGNAVA NASCERE”, presentata e introdotta da G.Laschi (Università di Bologna-Forlì)
27 gennaio 2010 - ore 17.00
Aula Magna di Sslmit - via Oberdan 2 - Forlì
Proiezione del film
“OGNI COSA E’ ILLUMINATA”
27 gennaio 2010 - ore 19.30
Aula Mazzini 2 - Corso della Repubblica 88 - Forlì
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Giornata della Memoria
Ieri, per ricordare, tutti i consiglieri della circoscrizione 1, di tutti i gruppi, hanno indossato uno dei simboli delle vittime dell’olocausto, perchè di quel massacro è vittima l’umanità intera. Riporto il testo dell’ intervento, che è stato letto:
Il talmud dice che chi uccide un uomo uccide l’umanità. Chi ha costruito i campi di sterminio ha ucciso anche noi. E noi stasera ci facciamo testimoni viventi dell’olocausto. Perchè i colori che indossiamo sono i colori dell’infamia suprema, dell’orrore totale.Il Giallo per gli ebrei ,il Rosso per i dissidenti politici,il Verde per criminali comuni,il Viola per Testimoni di Geova, il Blu per i migranti, il Marrone per gli zingari, il Nero per soggetti “antisociali” e le lesbiche, il Rosa per gli omosessuali.
Mentre parliamo, in molte parti del mondo e nel nostro paese si discrimina e si uccide ancora per differenze di razza, sesso, religione, orientamento sessuale o per handycap. Così il giorno della memoria deve diventare il giorno della consapevolezza, della presa di coscienza, dell’accettare le responsabilità. E noi e il nostro paese di responsabilità ne abbiamo avute. Le barbare leggi razziali emanate nel 38, la rivista La difesa della razza, i campi di concentramento in Jugoslavia, l’uso dei gas in Etiopia, ci fanno dire che anche le nostre mani grondano del sangue di innocenti.Non possiamo dimenticatirci le nostre colpe, perchè è troppo facile parlare di quelle degli altri . Tornano inevitabili le parole dell’ebreo Shylock:
Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte; ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici.
E qual è il motivo? Sono un ebreo. Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano? Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?
Come mai quando sento queste parole, insieme a Shylock vedo un extracomunitario di Rosarno, un barbone dato alle fiamme, una palestinese che piange il figlio morto? Non è cambiato molto, il XX secolo si è aperto con il genocidio degli Armeni si è chiuso con le stragi in Ruanda e Burundi, e il nuovo secolo non è iniziato meglio. Ma torniamo alla shoah e alle vittime, , tutte, perchè a molte volte di qualcuno ci si dimentica.Ricordiamole:Ebrei 5,9 milioni, Prigionieri di guerra sovietici 2–3 milioni ,Polacchi 1,8–2 milioni Rom e Sinti 220.000-500.000 Disabili e Pentecostali 200.000–250.000 Massoni 80.000–200.000 Omosessuali 5.000–15.000 Testimoni di Geova 2.500–5.000 Dissidenti politici 1-1,5 milioni Slavi 1-2,5 milioni e ricordiamo i nomi dei luoghi in cui si è perpetrata una tale ingiustizia: Auschwiss, Matausen Terezin , Bergen Belsen Dachau, Buchenwald , San Saba….
Un ultimo pernsiero a coloro che dissero no, e che lottarono contro le soverchianti forza del nazismo, ricordati nel giardino dei giusti delle nazioni. 468 furono italiani e, come dice il Talmud, chi salva una vita salva l’umanità intera.
E le ultime parole ce le racconta chi in quei campi c’è passato, portando con sè con una ferita inguaribile che lo portò a togliersi la vita, Primo Levi.
Se questo è un uomo.
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Lettera aperta ai nuovi segretari territoriale e Unione Comunale
La politica locale oggi non mancano le idee e le proposte: le nostre realtà sono tuttora un modello di equità, efficienza e progresso. Tale “modello forlivese” ha la necessità di un metodo politico che garantisca la diffusione della positività delle proprie proposte. Un’amministrazione locale può esercitare la migliore azione di governo, ma se non è in grado di “accompagnare” la propria comunità in un percorso di comprensione e condivisione, si materializza il rischio di un dialogo tra sordi.
Un’amministrazione locale deve agire nel solco della propria visione e del proprio programma elettorale. Da un ente di governo la cittadinanza si aspetta decisioni coraggiose, ma si aspetta, altre-sì, di comprendere le ragioni ed i significati di tali azioni. Se manca questo passaggio, i cittadini potrebbero essere propensi a non comprendere le scelte del governo locale.
Chiediamo al Partito Democratico della provincia di Forlì di riscoprire la sfida della condivisione partecipata dei cittadini: dialogare è sempre difficile, ma è forse il modo migliore per conferire piena legittimità politica ed istituzionale al proprio agire. Chiediamo al PD forlivese di invitare gli esecutivi locali della Provincia di Forlì a questo salto di qualità. Le amministrazioni devono condividere i propri progetti più impattanti e sensibili (ad esempio, quelli che attengono il consumo del territorio, le politiche ambientali, la salute dei cittadini) con i gruppi consiliari e con gli organi dirigenti del partito.
Se il progetto attiene a particolari realtà del territorio (es. quartieri, frazioni, etc.), deve essere avviato uno specifico percorso con i Circoli territoriali e le Circoscrizioni, al fine di garantire un passaggio immediato di informazioni corrette e condivise. Parlare agli iscritti ed agli attivisti non è un rituale pleonastico: è uno strumento a disposizione delle amministrazioni per coinvolgere i cittadini.
Giunto a conclusione l’iter interno al partito, l’amministrazione, corroborata da un’importante legittimazione politica, valuterà se aprirsi alla cittadinanza intera come si auspicherebbe.
Un partito che coinvolge il territorio nel dibattito e nelle decisioni è un partito più coeso e più convinto nel sostenere l’azione dei propri amministratori. Un partito che permette a tutti gli iscritti di “fare proprie” le azioni delle amministrazioni locali è un partito che si presenta ai cittadini con più forza, carisma ed orgoglio.
Chiediamo all’Assemblea provinciale e comunale del PD Forlivese ai nuovi segretari
ed ai membri degli organi dirigenti di tutta la provincia di investire in comunicazione, partecipazione e condivisione. Quando la politica è in difficoltà deve necessariamente riscoprirsi coinvolgente grazie ad un principio di corresponsabilità tra gli attori che la vivono.
Perché la politica è rivoluzionaria se sa parlare ai cittadini e grazie ai cittadini.
Sandro Zedda
Ciclabile lungo ferrovie dimessa in Emilia Romagna
Raggiunta l’intesa tra Regione, RFI ed enti locali
Viva soddisfazion viene espressa dalla FIAB per la recente firma del protocollo d’intesa tra RFI, Province di Bologna e Modena e i nove Comuni emiliano-romagnoli (Anzola dell’Emilia, Camposanto, Calderara, Crevalcore, Mirandola, Sala Bolognese, Sant’Agata Bolognese, San Felice sul Panaro, San Giovanni in Persiceto) interessati alla trasformazione del tratto di competenza regionale del sedime ferroviario dismesso della Bologna-Verona, in “ciclovia”. L’accordo, che prevede la presa in comodato d’uso gratuito da parte delle due Province dell’area di sedime dismessa da RFIi, è una delle azioni operative messe in atto a seguito dell’accordo sottoscritto all’inizio della scorsa estate dall’Assessore ai Trasporti della Regione Emilia Romagna e le associazioni cicloambientaliste guidate dalla FIAB
“L’iniziativa rappresenta infatti, il successo dell’azione paziente ed incisiva del Coordinamento FIAB Emilia-Romagna, riconosciuto anche in conferenza stampa dall’Assessore regionale ai Traporti, Alfredo Peri” - ricorda Germano Boccaletti, referente di quel coordinamento.
Per proseguire i lavori è stato istituito un network di cui fa parte anche la FIAB, rappresentata dallo stesso Boccaletti e da Claudio Pedroni, responsabile nazionale per le reti ciclabili e per il progetto BICITALIA. Sotto il coordinamento della Regione Emilia Romagna, al tavolo siedono anche rappresentanti degli enti locali, tecnici esperti di progettazioni ciclabili e di finanziamenti europei con lo scopo di cogliere nuove risorse economiche per finanziare il completamento dell’intervento. Il primo passo è candidare il progetto ad un prossimo bando del Programma di cooperazione territoriale europea “Central Europe”.
Ma come nasce il progetto? La Regione ha accolto la proposta di un gruppo di lavoro dei “Comuni della linea Bologna-Verona per la realizzazione di una pista ciclabile interprovinciale” con capofila il Comune di San Giovani in Persiceto, impegnato dal 2005 per la valorizzazione dell’area di sedime dell’ex linea ferroviaria. Un primo tratto del percorso ciclopedonale, tra San Giovanni in Persiceto a Crevalcore, risulta essere già finanziato. Con gli Accordi di Programma 2007-2010 la Regione ha programmato per la sua realizzazione 300mila euro, che verranno destinati ai Comuni di San Giovanni in Persiceto e Crevalcore. I Comuni stanzieranno a loro volta altri 300mila euro per l’intervento (l’investimento complessivo, dunque, è di 600mila euro).
Il tracciato della vecchia linea, che si sviluppa da Osteria Nuova a Mirandola per circa 35 chilometri, si inserisce strategicamente all’interno di reti di percorribilità ciclistica nazionali ed europee (BicItalia ed EuroVelo). Reti di mobilità “lenta” basate su corridoi liberi da traffico, che interagiscono con il tessuto urbano penetrando nelle città, con molteplici risvolti: miglioramento della qualità ambientale e della salute dei cittadini, realizzazione di una mobilità “dolce” e altamente sostenibile (proprio perché a impatto zero), promozione del turismo in bicicletta.