La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

05.02.10 - Conferenza programmatica Ambiente Green Economy - Ferrara

GREEN ECONOMY E QUALITA’ AMBIENTALE, PER INNOVARE IL FUTURO

venerdì 5 febbraio 2010
Sala del Borgonuovo - Via Cairoli 32 - Ferrara

 

Ore 14.30 accrediti

Ore 15.00 Introduzione
Stefano Bonaccini
segretario regionale del Partito Democratico
Alessandro Bratti
responsabile Ambiente PD Emilia-Romagna

Ore 16.00 interventi di:
organizzazioni economiche, organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste, amministratori, cittadini

Ore 18.00 Conclusioni
Ermete Realacci
Commissione Ambiente Camera dei Deputati

Info: www.pder.it Tel. 051.41.98.120

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3 Commenti a "05.02.10 - Conferenza programmatica Ambiente Green Economy - Ferrara"

  1. Thomas Casadei 14 febbraio 2010 01:29

    La via maestra dell’Emilia-Romagna: energie nuove e pulite

    Dei sì e dei no molto chiari. Lo avevamo detto nel corso della campagna congressuale del PD, lo ribadiamo ancora più convinti ora che si tratta di fare scelte importanti per il futuro del nostro territorio. È per questo che accolgo con estremo piacere il no al nucleare e il sì alle energie pulite ribadito ieri da Vasco Errani, nel corso di un incontro pubblico con la popolazione di Caorso, nel piacentino, dove a breve potrebbe essere riaperta una centrale nucleare.
    Parole riprese con convinzione anche dal segretario regionale Stefano Bonaccini, assieme all’onorevole Alessandro Bratti, capo dipartimento Ambiente del PD emiliano-romagnolo, e al candidato alla presidenza della regione Lombardia, Filippo Penati, accompagnato nella visita dal segretario dei democratici lombardi, Maurizio Martina.
    Errani ha posto l’accento sulla mancanza di un piano energetico a livello nazionale, con la conseguente mancanza di programmazione e scarsa attenzione verso il futuro da parte del Governo Berlusconi, denunciando al contempo la metodologia con cui è stato reintrodotto lo sviluppo nucleare e rivendicando per l’Emilia-Romagna il ruolo di guida verso la produzione di energie rinnovabili, a partire da quella attraverso pannelli solari, entro il 2013. Ruolo che la farebbe diventare la prima regione italiana in questa speciale graduatoria, nel solco delle regioni europee più avanzate.
    Non posso che trovarmi concorde con questa prospettiva: le fonti energetiche alternative – come ha magistralmente illustrato anche il prof. Vincenzo Balzani nel corso di un bellissimo incontro nel Salone comunale di Forlì il mese scorso e in un suo intervento sul quotidiano “il Riformista” (12 febbraio) – sono l’ambito su cui investire, progettare, realizzare e su cui costruire il futuro. Una scelta di merito, oltre che di metodo, che punta, in un momento di crisi, a far compiere un ulteriore salto di qualità alla nostra Regione, che dovrà necessariamente mostrarsi sempre più attenta ai temi ambientali e sempre più orientata verso lo sviluppo dell’economia verde, entro una visione progettuale regionale articolata nei vari territori. Uno sviluppo di qualità mediante il quale creare nuovi posti di lavoro, nonché risposte vere ad una crisi economica che lascia il segno e che va superata, anche con la creazione di una nuova progettualità imprenditoriale.

    Thomas Casadei
    (Direzione Pd Emilia-Romagna)

  2. Cristian Torri 15 febbraio 2010 00:18

    Il nucleare e la destra assai confusa

    Che il nucleare non piaccia a nessuno è evidente. Sebbene il Governo si stia sforzando per cercare di convincere le popolazioni che si tratta di una scelta “lungimirante”, non si capisce perché allo stesso tempo l’esecutivo nasconda le mappe (peraltro già note, manca solo l’ufficialità) dove sorgeranno le nuove centrali. La risposta a questo dubbio è semplice e a darla sono direttamente i candidati presidenti del centro destra. Renata Polverini, dopo aver nicchiato per giorni, garantisce (subito confortata da Gianni Alemanno): «Nel Lazio non abbiamo bisogno di centrali». Anche in Lombardia, Roberto Formigoni assicura: «Non ne abbiamo bisogno, siamo vicini all’autosufficienza ». Il pugliese Rocco Palese rivendica le centrali elettriche di Brindisi e di Taranto e prova a smontare la «demagogica polemica di chi ci considera imbarazzati: non c’è neppure la remota possibilità di una centrale da noi». Il sardo Ugo Cappellacci, che esibisce le promessa di Berlusconi, drammatizza: «Dovranno passare sul mio corpo». In Veneto Luca Zaia cerca un punto d’equilibrio: «Condivido il nucleare, ma nel Veneto non mi risulta nulla. Abbiamo un bilancio energetico positivo». Cosa significa questo? Che evidentemente la scelta non è proprio condivisa da tutti, anzi, probabilmente non è condivisa da nessuno se anche gli esponenti della destra si prodigano per dire che da loro non si farà. Tra le eccezioni c’è invece la candidata governatrice di PDL e Lega per l’Emilia Romagna, Anna Maria Bernini, in controtendenza rispetto ai colleghi e sostenitrice del ritorno del nucleare nella nostra regione, molto probabilmente a Caorso.
    Fin dai primi giorni della campagna congressuale del Partito Democratico, come democratici che si riconoscevano nelle proposte di Ignazio Marino, avevamo affermato con forza la nostra contrarietà al nucleare, proponendo soluzioni innovative, che vedevano nelle energie alternative e nelle fonti rinnovabili la strada da seguire. Una scelta da confermare e che esce ancora più rafforzata dalle parole del segretario nazionale Pierluigi Bersani, dal segretario regionale Stefano Bonaccini e dal Presidente della Regione Vasco Errani, che nei giorni scorsi ha ribadito con chiarezza e nettezza la propria posizione proprio in una affollata assemblea pubblica a Caorso.
    Contrarietà che non è affatto ideologica, ma anzi tutt’altro, visto che sono due scienziati che tutto il mondo ci invidia, il premio nobel Carlo Rubia e il candidato al nobel Vincenzo Balzani, a spiegarci i motivi di tale posizione. Il primo punto è quello delle scorie: sappiamo bene cosa significhi questo argomento perché, ancora oggi, la popolazione vive nell’ansia che qualcosa di grave possa accadere nella dismissione in corso; il secondo punto è quello legato ai costi: non è affatto vero che siamo di fronte ad una energia a basso costo. E’ vero invece il contrario, basti pensare alle cifre dello smaltimento delle scorie, al prezzo dell’uranio (sempre meno presente sulla terra e quindi sempre più costoso). Dunque, il Governo più che pensare a come gettare centinaia di milioni di euro per una fonte di energia ormai vecchia, costosa, insicura e superata, farebbe meglio ad investire in ricerca e sviluppo, costruire a Caorso un polo scientifico nel quale impiegare risorse e menti, puntando deciso verso il fotovoltaico e sul risparmio energetico, così come tanti altri Paesi nel mondo stanno facendo, con evidenti ricadute anche in campo economico e occupazionale.
    Ma evidentemente, come dimostra anche la recente finanziaria, la ricerca e l’innovazione non fanno parte della cultura di questa destra, che preferisce nascondersi dietro risposte demagogiche, mettendole davanti agli interessi comuni e allo sviluppo del Paese. Il tutto in cambio di qualche milione di euro, che non si capisce bene dove verrà trovato, oltre che di una mercificazione della salute pubblica e dell’integrità dei territori che, al contrario, dovrebbero essere una vetrina sul mondo per il nostro Bel Paese.
    Ecco perché occorre evitare che Anna Maria Bernini e questa destra governino la nostra Regione, auspicando invece che possa proseguire il buon lavoro svolto fino ad ora da Vasco Errani e dalle forze del centrosinistra.

    Cristian Torri
    direzione regionale PD Emilia Romagna

  3. Marco Paci 16 febbraio 2010 13:13

    COMUNICATO STAMPA
    SI’ AL FOTOVOLTAICO – NO A NUOVE OCCUPAZIONI DI TERRITORIO AGRICOLO

    Sentendo il profumo di nuovi fruttuosi investimenti, alcuni uomini d’affari e alcuni amministratori locali si sono scoperti paladini dell’ecologia e della sostenibilità ambientale.

    Purtroppo, però, l’approccio al problema “ambiente” si sta rivelando meramente strumentale e così emergono subito palesi incongruenze, come quella di pensare di occupare ettari ed ettari di terreni agricoli con pannelli per la realizzazione di tanti “campi fotovoltaici”. Le richieste in tal senso stanno aumentando esponenzialmente, in tutto il territorio della Provincia di Forlì-Cesena.

    Ricordiamo che la vocazione primaria dei terreni agricoli è quella di produrre cibo per la comunità nel modo più sano possibile (produzioni biologiche) e di costituire l’habitat naturale per le numerose specie selvatiche di flora e fauna strettamente legate a questi ambienti. Inoltre bisogna anche tenere conto della valorizzazione delle culture e tradizioni agroalimentari locali e della conservazione del paesaggio rurale.

    Il WWF torna pertanto a ribadire, come già fatto per la questione dell’energia eolica, che ogni intervento di modificazione dell’uso dei suoli per finalità energetiche deve essere inserito in una pianificazione che tenga conto di tutte le componenti ambientali e che prevenga ogni ulteriore consumo di prezioso suolo agricolo.

    I pannelli fotovoltaici possono convenientemente essere installati su superfici già compromesse e impermeabilizzate (e di ettari ce ne sono tanti!), ovvero su suolo già ecologicamente “perso”, come ad esempio le aree adibite a parcheggio, le ex discariche, le aree industriali dismesse, i tetti dei fabbricati pubblici (uffici comunali, provinciali, ex genio civile, poste, ospedali, etc.).

    Vanno invece, questo sì, stimolate le attività agricole, artigianali, industriali e commerciali ad impiantare la tecnologia fotovoltaica sui tetti dei propri capannoni, dando l’opportunità alle varie imprese del territorio di rendere un servizio alla collettività in termini di riduzione di emissioni inquinanti e al contempo consentendo alle stesse di trarre un profitto pulito dalla vendita dell’energia elettrica.

    Un grande piano di solarizzazione degli edifici, coinvolgendo anche i cittadini, permetterebbe anche la contestuale rimozione/sostituzione di molte coperture in eternit ormai obsolete e almeno parzialmente degradate.

    La scelta errata, e dettata solo da una logica di profitto da parte degli amministratori e dei proprietari terrieri, rischia invece di ridurre fortemente l’attività fotosintetica con impoverimento progressivo del tenore di carbonio fissato nel suolo e nella biomassa. Inoltre, a causa della schermatura dalle piogge, la superficie agricola andrebbe incontro a un inaridimento e ad una progressiva desertificazione.

    La conseguenza più evidente è che i terreni agricoli diventerebbero emettitori anziché assorbitori di anidride carbonica (il suolo, se non degradato, rappresenta un naturale serbatoio di carbonio); una situazione a dir poco paradossale, per una tecnologia come il fotovoltaico che punta a ridurre le emissioni che alterano il clima.

    Forlì, 15 febbraio 2010

    WWF Forlì

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