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Scuola di ECOmunicazione - Bologna

A partire da mercoledì 28 Aprile 2010 dalle ore 20:30, presso la sede di Legambiente in Piazza XX Settembre, prenderà il via la Scuola Ecologista di Primavera promossa da Legambiente Emilia Romagna in collaborazione con Associazione Eco e la Rete Ecologista Bolognese.

L’iniziativa prevede un ciclo di sei incontri serali obiettivo dei quali è la diffusione di strumenti utili ad incentivare la partecipazione ad un percorso ecologista.

Ogni incontro prevede un’ora di contributo tematico su argomenti di rilevanza ambientale, seguita da una discussione in cui tutti i partecipanti saranno stimolati ad applicare le varie tecniche di comunicazione di gruppo di volta in volta proposte. Esperti del settore affronteranno i temi dell’Energia, del Cambiamento climatico, del Consumo di Suolo e del Ciclo dell’Acqua e degli Organismi Geneticamente Modificati. Rodolfo Lewanski, autorità per la garanzia e la promozione della partecipazione della Regione Toscana, terrà nel corso dell’incontro inaugurale un intervento dal titolo “Declinare il verbo partecipare” e presenterà con Paolo Cagnoli, lungo tutto lo svolgimento della Scuola, le tecniche comunicative utili a rendere efficace il dialogo fra i partecipanti. Contribuiranno a facilitare le discussioni Paolo Galletti (Ass. ECO) e Lorenzo Frattini (Presidente di Legambiente Emilia Romagna), che insieme inaugureranno i lavori della Scuola.

Il primo dei sei incontri in programma, organizzati con il patrocinio della Provincia di Bologna, si terrà Mercoledì 28 Aprile; i successivi cinque ogni Venerdì a partire dal 7 Aprile fino al 4 Giugno. L’incontro finale, che avrà luogo presso la Sala Zodiaco della Provincia, sarà un seminario pubblico di pianificazione partecipata in cui gli allievi della Scuola incontreranno la cittadinanza per mettere in pratica quanto appreso nelle precedenti lezioni.

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1 Commento a "Scuola di ECOmunicazione - Bologna"

  1. Giuseppe Varini 9 maggio 2010 10:59

    A proposito di acqua

    Un tema fondamentale del dibattito pubblico è attualmente quello dell’acqua.
    Le questioni in gioco sono molteplici.

    C’è il tema di tutelare il bene acqua che come l’aria non può venire privatizzato, perchè nella sensibilità di ciascuno è avvertito come diritto che dovrebbe essere inalienabile, quindi l’acqua è qualcosa di sinistra.

    Poi si pone il dilemma tra democrazia ed impresa, che è un tema enorme: si può arrivare a cos’è il capitalismo democratico, il capitalismo ben temperato di cui parlava già Romano Prodi nel 1995, per capirci, o la “democrazia sociale” dei rivoluzionari del Sette-Ottocento, sempre per capirci, che non era la socialdemocrazia di oggi.
    Qui si pone una chiara provocazione rispetto alla gestione attuale dell’acqua, leggi Hera.

    La cosa che dovrebbe emergere con maggior forza è che il Partito Democratico, che qui da noi è partito di governo, deve avere una posizione su questo tema, una posizione chiara e, diciamo così, orientata alle soluzioni, cioè che parta da quello che vorremmo ottenere e tutelare, nel nostro caso la proprietà collettiva dell’acqua: il diritto di ciascuno a non esserne escluso.

    A mio avviso il diritto all’acqua dovrebbe sostanziarsi nell’avere l’acqua disponibile a tariffe ridotte, magari scontate per le fasce popolari e a basso reddito; nell’avere una distribuzione su tutto il territorio provinciale, anche dove non è economicamente conveniente; ed avere gli investimenti necessari a mantenere efficiente, o migliorare, la rete di distribuzione esistente.

    La proposta di legge di iniziativa popolare avanzata dal PD può servire ma da sola non basta ed inoltre occorre spiegare con chiarezza cosa vogliamo fare dell’acqua, che si stenta a capire.

    Inoltre raccogliere le firme per il referendum non ci pare in contrasto con la nostra proposta di legge, anzi è un segnale di apertura ed attenzione ai movimenti e comitati che si battono perchè l’acqua rimanga un bene comune e a quel “popolo” di cittadini che ci guardano con perplessità nella speranza che una volta tanto siamo noi a dire qualcosa di sinistra.

    Insomma ricapitolando io partirei dalla necessità di opporsi alla privatizzazione dell’acqua da temperare con le esigenze sociali di garantirla a tutti i cittadini a tariffe agevolate ed economiche.

    Sono d’accordo che, nel percorso che può portarci a chiarirci le idee in merito a cosa pensiamo sull’acqua, la raccolta delle firme e il dialogo con i comitati e movimenti che si muovono all’esterno del PD è importate adesso, ma anche per il dopo.

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