Il 25 aprile è una data storica per l’Italia, commemora infatti la pagina più alta, quella della liberazione avvenuta nel 1945 dal giogo nazifascista, dopo una tirannia durata oltre 20 anni che aveva portato sopraffazione, violazione delle libertà individuali, soppressione della libertà di stampa, persecuzioni, confino e uccisioni degli avversari politici.
L’Italia e gli italiani, finalmente liberati grazie all’intervento delle forze armate alleate, si riappropriavano, pur fra i tanti danni economici e fisici, in quel giorno anche di un altro valore: quello della dignità di popolo.
Lo sbarco alleato in Sicilia, la lenta risalita verso il nord delle truppe, la strenua difesa delle linea gotica da parte delle truppe tedesche rendeva allora l’Italia una terra liberata a metà, e l’orgoglio del nostro popolo e l’anelito di liberazione dal fascismo, divenuto anche più insopportabile e becero nella sua versione repubblichina, quella di Salò, spinse le diverse anime democratiche nelle terre ancora da liberare a creare i nuclei partigiani, i ragazzi e le ragazze delle montagne che riscattarono con il loro sacrificio in vite umane e sofferenze inaudite, appunto, la dignità del popolo italiano.
Ragazzi e ragazze allora sacrificati e immolati per la liberazione e qui, ora, nella Predappio che diede i natali al Duce, i Giovani Democratici, ragazze e ragazzi di oggi, ci richiamano a una memoria vigile e attenta ai valori, con l’inaugurazione di una targa per onorare la Resistenza antifascista.
Non un gesto provocatorio, ma un gesto di rispetto della memoria resistente, posto in una cittadina, dove tutto ebbe inizio, dove ancora patetiche missioni e pellegrinaggi di nostalgici fuori dal tempo e dalla storia, ostinatamente arrivano per coltivare un mito inviso alla coscienza dei predappiesi innanzitutto.
Una considerazione specifica va fatta per gli abitanti di Predappio: gli italiani si sedettero al tavolo dei vinti, ma grazie al riscatto morale prodotto dalla Resistenza, lotta di liberazione e non guerra civile come vorrebbe un certo revisionismo deteriore, fu consentito nel giro di pochi anni il superamento del pregiudizio che vedeva negli italiani gli alleati di Hitler.
Predappio e i suoi abitanti invece, nonostante la riappropriazione immediata della coscienza civile e democratica attraverso l’esercizio del voto e la connotazione decisamente democratica delle istituzioni elette, sono rimasti compressi e schiacciati dalla ostinata coltivazione della memoria negativa. Così è stato più difficile metabolizzare e liberarsi dai feticci di una memoria scomoda e ingombrante, per via del perpetuare ostinatamente il culto del Duce, che qualcuno osa ancora definire statista e non dittatore, organizzando visite e parate discutibili alla tomba o a Villa Carpena.
I predappiesi e i loro sindaci sono da allora e sempre antifascisti, è stato difficile per loro, penso in particolare a quelli che conosco personalmente e da vicino Ivo Marcelli e Giorgio Frassineti, trovare una strada che, senza preclusioni mentali, facesse pian piano superare alla cittadina il greve mito del dux fascista, anche trasformando e destinando la casa feticcio in centro di studi e documentazione sulla storia delle dittature. L’attiva presenza del Sindaco Giorgio Frassineti alla vita democratica della nostra comunità e i suoi pungenti, sarcastici e sagaci interventi sulle pagine dei giornali testimoniano come la cultura antifascista sia parte del suo DNA, come lo è delle forze della sinistra e del centrosinistra, del PD e dei Giovani Democratici che testimoniano con gesti concreti la riconoscenza che noi tutti dobbiamo alla Resistenza. E qui va certamente menzionato il progetto promosso dal PD regionale, tramite il Dip. “Cultura e politiche per l’Europa” coordinato dal Sindaco di Forlì Roberto Balzani, dal significativo titolo “Cittadini di sana e robusta costituzione”, un percorso mirato a far vivere la Costituzione e i suoi principi da parte di tutte le generazioni e da parte di tutti i cittadini.
C’è una necessità impellente a cui dobbiamo rispondere con una ritrovata unità di intenti, ci sono parole che troppo spesso si mutuano dagli scritti preziosi e indimenticabili dei vecchi padri costituenti che ebbero il grandissimo merito di sapersi fondere in una azione comune che giustamente chiamiamo il secondo Risorgimento italiano.
La situazione politica del nostro Paese da qualche tempo ha assunto una deriva populista che deve preoccupare, una larvata e subdola erosione dei diritti così duramente conquistati, un revisionismo e una compressione della dialettica democratica e parlamentare che le coscienze non possono accettare: Valiani, Calamandrei, Parri, Togliatti, Pertini, Nenni, Enzo Biagi e tanti altri intellettuali e giornalisti di allora si rivolterebbero nelle tombe, Bocca, Travaglio, Santoro, Saviano e altri sono ancora recentemente sottoposti a misure di censura, epiteti, denigrazioni che richiamano il vecchio sepolto regime. Facciamo tutti assieme in modo che non si scoperchino tombe di una storia passata, non cediamo di un centimetro dalla nuova linea gotica che difende la democrazia di questa Italia: non ce lo perdonerebbero i padri che hanno conquistato democrazia e costituzione per noi, non ce lo perdonerebbero i nostri figli per non averla ereditata intatta da noi.
Thomas Casadei
Consigliere regionale PD
denio derni 24 aprile 2010
23:00
I PARTIGIEN (traduzione dal testo in dialetto)
Non per ragioni di gloria
andammo in montagna
a far la guerra.
Di guerra eravamo stufi,
di patria anche.
Avevamo bisogno di dire:
lasciateci le mani libere,
i piedi, gli occhi,le orecchie;
lasciateci dormire nel fieno
con una ragazza.
Per questo abbiamo sparato
ci siamo fatti impiccare
siamo andati al macello
piangendo nel cuore
con le labbra tremanti.
Ma anche così sapevamo
che di fronte a un boia fascista,
noi eravamo persone
e loro marionette.”
Nino Pedretti
PER IL 25 APRILE, PER RICORDARE…PER RESISTERE.
La tua stagione 25 aprile 2010
22:05
Forlì, Balzani: “Resistenza componente integrante della Seconda guerra mondiale”
FORLI’ - Il 25 aprile scalda gli animi, nella domenica della commemorazione della Liberazione. Il ruolo dei partigiani resta il motivo dei distinguo e delle prese di posizione. Dopo l’intervento che proviene dalle fila del PdL, in particolare da Fabrizio Ragni, esponente della Fiamma Tricolore, c’è il sindaco Roberto Balzani che, prima di tutto come storico, replica direttamente: “La Resistenza fu una componente integrante della seconda guerra mondiale su scala addirittura continentale e non “guerra parallela” gestita in solitudine”.
Vorrei rassicurare i consiglieri Ragni e Spada: ho ben presente che la Resistenza ha rappresentato, in Italia e in Europa, un fenomeno importante di mobilitazione collettiva, civile e militare, contro le forze di occupazione della Germania nazista, dell’Italia fascista e dei loro alleati. Anche nel nostro territorio, la collaborazione strategica dei primi nuclei partigiani con gli anglo-americani è stata assai precoce, e risale addirittura all’autunno del 1943.
Di qui il dipanarsi di tante storie straordinarie, segnate da un’audacia al limite dell’incredibile, che hanno visto un numero considerevole di giovani identificarsi d’istinto con la causa della libertà rappresentata dalle armate alleate e dal ricostituito esercito italiano. L’apporto offerto dalla Resistenza alla vittoria finale dell’aprile 1945 non è stato affatto secondario: per muovere la complessa macchina bellica e logistica della V Armata statunitense e dell’VIII Armata britannica, infatti, sono stati necessari sabotaggi, informazioni, gesti disperati ed eroici, atti di guerriglia tali da persuadere che la via del nord fosse transitabile e che una spallata ben assestata potesse aprirla definitivamente.
Bisogna distinguere sempre, d’altra parte, fra l’enorme potenziale distruttivo dell’apparato anglo-americano e la volontà politica di utilizzarlo, nei tempi e nei modi che i patrioti italiani auspicavano. Di qui il ruolo davvero insostituibile della Resistenza: componente integrante della seconda guerra mondiale su scala addirittura continentale, dalla Norvegia alla Grecia, e non “guerra parallela” gestita in solitudine; e, per altro verso, crogiolo di una responsabilità verso il paese e verso le generazioni future da conquistare nel segno della democrazia. Perché, come mi ha detto recentemente un resistente, la libertà, da sola, spesso non basta: bisogna affiancarle la dignità, per dimostrare di meritarla davvero.
Roberto Balzani - Sindaco di Forlì
Maria Teresa Vaccari 25 aprile 2010
22:36
Oggi mi sono iscritta all’ANPI per commemorare la Festa della Liberazione e la memoria di Olga Guerra che ho avuto l’onore di conoscere esattamente un anno fa durante una toccante intervista al quartiere Resistenza del nostro Sindaco Roberto Balzani http://www.youtube.com/watch?v=LNRS2sQWXH0
In un momento in cui c’è chi cerca di riscrivere la storia rinnegando la verità e il sacrificio di tanti uomini e tante donne e le testimonianze dirette si stanno esaurendo, tocca ora a noi, che per fortuna quella tragedia non abbiamo vissuto, mantenere vivo il ricordo e la memoria
Stefania Collini 27 aprile 2010
02:11
Il 25 aprile al mattino in Piazza Saffi , nello stesso gazebo, il Comune di Forlì e l’Anpi-Sezione di Forlì.
Il clima è cambiato nel Paese, le persone lo percepiscono, e così come Teresa, anche altri, molti giovani, hanno sottoscritto la tessera dell’Associazione Nazionale Partigiani.
Ogni anno, pian piano, quelli che l’hanno fatta la Resistenza ci lasciano, quelli che restano il 25 aprile vanno in piazza, magari con il passo incerto e stanco, ma con il loro fazzoletto al collo. Qualcuno ti fa vedere il suo documento, che attesta che lui c’era davvero,anche qualche donna, appoggiata alla zanetta come la Geminiani, oppure ancora arzilla e scattante come la Valbonesi e ti vien da pensare ma quanto erano giovani allora e quanto coraggio a scorazzare in bicicletta per fare la staffetta. Come capita spesso fra le tante una figura ha colpito la mia attenzione: magrissimo, alto , con il classico cappello in testa, fazzoletto ANPI al collo, commosso,spalle curve appoggiate al manubrio della sua bicicletta, senza la quale gli sarebbe stato difficile sostenere il peso degli anni e credo dei ricordi. Ricordi che anche nei libri dell’ANPI andava cercando: Sebben che siamo donne, i luoghi della memoria , la rivista. Ha colpito anche l’occhio di un professionista delle immagini:bene ha fatto quel fotografo a cogliere l’aspetto caratteristico: nello scatto il ritratto di un uomo semplice,un campagnolo venuto dal forese a festeggiare la liberazione,orgoglioso di essere lì. Vorrei incontrarlo ancora nei prossimi 25 aprile. Ora e sempre resistenza!
Grande lezione di storia; non so se in piazza ci fossero anche quelli che sostengono che “l’intervento delle forze anglo-americane hanno salvato l’Italia dalla dittatura comunista” e che “visto e considerato che, dal punto di vista militare, i partigiani rappresentavano un’assoluta irrilevanza.” http://www.romagnaoggi.it/forli/2010/4/24/158989/
Sul 25 aprile: a partire da Predappio
Il 25 aprile è una data storica per l’Italia, commemora infatti la pagina più alta, quella della liberazione avvenuta nel 1945 dal giogo nazifascista, dopo una tirannia durata oltre 20 anni che aveva portato sopraffazione, violazione delle libertà individuali, soppressione della libertà di stampa, persecuzioni, confino e uccisioni degli avversari politici.
L’Italia e gli italiani, finalmente liberati grazie all’intervento delle forze armate alleate, si riappropriavano, pur fra i tanti danni economici e fisici, in quel giorno anche di un altro valore: quello della dignità di popolo.
Lo sbarco alleato in Sicilia, la lenta risalita verso il nord delle truppe, la strenua difesa delle linea gotica da parte delle truppe tedesche rendeva allora l’Italia una terra liberata a metà, e l’orgoglio del nostro popolo e l’anelito di liberazione dal fascismo, divenuto anche più insopportabile e becero nella sua versione repubblichina, quella di Salò, spinse le diverse anime democratiche nelle terre ancora da liberare a creare i nuclei partigiani, i ragazzi e le ragazze delle montagne che riscattarono con il loro sacrificio in vite umane e sofferenze inaudite, appunto, la dignità del popolo italiano.
Ragazzi e ragazze allora sacrificati e immolati per la liberazione e qui, ora, nella Predappio che diede i natali al Duce, i Giovani Democratici, ragazze e ragazzi di oggi, ci richiamano a una memoria vigile e attenta ai valori, con l’inaugurazione di una targa per onorare la Resistenza antifascista.
Non un gesto provocatorio, ma un gesto di rispetto della memoria resistente, posto in una cittadina, dove tutto ebbe inizio, dove ancora patetiche missioni e pellegrinaggi di nostalgici fuori dal tempo e dalla storia, ostinatamente arrivano per coltivare un mito inviso alla coscienza dei predappiesi innanzitutto.
Una considerazione specifica va fatta per gli abitanti di Predappio: gli italiani si sedettero al tavolo dei vinti, ma grazie al riscatto morale prodotto dalla Resistenza, lotta di liberazione e non guerra civile come vorrebbe un certo revisionismo deteriore, fu consentito nel giro di pochi anni il superamento del pregiudizio che vedeva negli italiani gli alleati di Hitler.
Predappio e i suoi abitanti invece, nonostante la riappropriazione immediata della coscienza civile e democratica attraverso l’esercizio del voto e la connotazione decisamente democratica delle istituzioni elette, sono rimasti compressi e schiacciati dalla ostinata coltivazione della memoria negativa. Così è stato più difficile metabolizzare e liberarsi dai feticci di una memoria scomoda e ingombrante, per via del perpetuare ostinatamente il culto del Duce, che qualcuno osa ancora definire statista e non dittatore, organizzando visite e parate discutibili alla tomba o a Villa Carpena.
I predappiesi e i loro sindaci sono da allora e sempre antifascisti, è stato difficile per loro, penso in particolare a quelli che conosco personalmente e da vicino Ivo Marcelli e Giorgio Frassineti, trovare una strada che, senza preclusioni mentali, facesse pian piano superare alla cittadina il greve mito del dux fascista, anche trasformando e destinando la casa feticcio in centro di studi e documentazione sulla storia delle dittature. L’attiva presenza del Sindaco Giorgio Frassineti alla vita democratica della nostra comunità e i suoi pungenti, sarcastici e sagaci interventi sulle pagine dei giornali testimoniano come la cultura antifascista sia parte del suo DNA, come lo è delle forze della sinistra e del centrosinistra, del PD e dei Giovani Democratici che testimoniano con gesti concreti la riconoscenza che noi tutti dobbiamo alla Resistenza. E qui va certamente menzionato il progetto promosso dal PD regionale, tramite il Dip. “Cultura e politiche per l’Europa” coordinato dal Sindaco di Forlì Roberto Balzani, dal significativo titolo “Cittadini di sana e robusta costituzione”, un percorso mirato a far vivere la Costituzione e i suoi principi da parte di tutte le generazioni e da parte di tutti i cittadini.
C’è una necessità impellente a cui dobbiamo rispondere con una ritrovata unità di intenti, ci sono parole che troppo spesso si mutuano dagli scritti preziosi e indimenticabili dei vecchi padri costituenti che ebbero il grandissimo merito di sapersi fondere in una azione comune che giustamente chiamiamo il secondo Risorgimento italiano.
La situazione politica del nostro Paese da qualche tempo ha assunto una deriva populista che deve preoccupare, una larvata e subdola erosione dei diritti così duramente conquistati, un revisionismo e una compressione della dialettica democratica e parlamentare che le coscienze non possono accettare: Valiani, Calamandrei, Parri, Togliatti, Pertini, Nenni, Enzo Biagi e tanti altri intellettuali e giornalisti di allora si rivolterebbero nelle tombe, Bocca, Travaglio, Santoro, Saviano e altri sono ancora recentemente sottoposti a misure di censura, epiteti, denigrazioni che richiamano il vecchio sepolto regime. Facciamo tutti assieme in modo che non si scoperchino tombe di una storia passata, non cediamo di un centimetro dalla nuova linea gotica che difende la democrazia di questa Italia: non ce lo perdonerebbero i padri che hanno conquistato democrazia e costituzione per noi, non ce lo perdonerebbero i nostri figli per non averla ereditata intatta da noi.
Thomas Casadei
Consigliere regionale PD
I PARTIGIEN (traduzione dal testo in dialetto)
Non per ragioni di gloria
andammo in montagna
a far la guerra.
Di guerra eravamo stufi,
di patria anche.
Avevamo bisogno di dire:
lasciateci le mani libere,
i piedi, gli occhi,le orecchie;
lasciateci dormire nel fieno
con una ragazza.
Per questo abbiamo sparato
ci siamo fatti impiccare
siamo andati al macello
piangendo nel cuore
con le labbra tremanti.
Ma anche così sapevamo
che di fronte a un boia fascista,
noi eravamo persone
e loro marionette.”
Nino Pedretti
PER IL 25 APRILE, PER RICORDARE…PER RESISTERE.
Forlì, Balzani: “Resistenza componente integrante della Seconda guerra mondiale”
da http://www.romagnaoggi.it
FORLI’ - Il 25 aprile scalda gli animi, nella domenica della commemorazione della Liberazione. Il ruolo dei partigiani resta il motivo dei distinguo e delle prese di posizione. Dopo l’intervento che proviene dalle fila del PdL, in particolare da Fabrizio Ragni, esponente della Fiamma Tricolore, c’è il sindaco Roberto Balzani che, prima di tutto come storico, replica direttamente: “La Resistenza fu una componente integrante della seconda guerra mondiale su scala addirittura continentale e non “guerra parallela” gestita in solitudine”.
Vorrei rassicurare i consiglieri Ragni e Spada: ho ben presente che la Resistenza ha rappresentato, in Italia e in Europa, un fenomeno importante di mobilitazione collettiva, civile e militare, contro le forze di occupazione della Germania nazista, dell’Italia fascista e dei loro alleati. Anche nel nostro territorio, la collaborazione strategica dei primi nuclei partigiani con gli anglo-americani è stata assai precoce, e risale addirittura all’autunno del 1943.
Di qui il dipanarsi di tante storie straordinarie, segnate da un’audacia al limite dell’incredibile, che hanno visto un numero considerevole di giovani identificarsi d’istinto con la causa della libertà rappresentata dalle armate alleate e dal ricostituito esercito italiano. L’apporto offerto dalla Resistenza alla vittoria finale dell’aprile 1945 non è stato affatto secondario: per muovere la complessa macchina bellica e logistica della V Armata statunitense e dell’VIII Armata britannica, infatti, sono stati necessari sabotaggi, informazioni, gesti disperati ed eroici, atti di guerriglia tali da persuadere che la via del nord fosse transitabile e che una spallata ben assestata potesse aprirla definitivamente.
Bisogna distinguere sempre, d’altra parte, fra l’enorme potenziale distruttivo dell’apparato anglo-americano e la volontà politica di utilizzarlo, nei tempi e nei modi che i patrioti italiani auspicavano. Di qui il ruolo davvero insostituibile della Resistenza: componente integrante della seconda guerra mondiale su scala addirittura continentale, dalla Norvegia alla Grecia, e non “guerra parallela” gestita in solitudine; e, per altro verso, crogiolo di una responsabilità verso il paese e verso le generazioni future da conquistare nel segno della democrazia. Perché, come mi ha detto recentemente un resistente, la libertà, da sola, spesso non basta: bisogna affiancarle la dignità, per dimostrare di meritarla davvero.
Roberto Balzani - Sindaco di Forlì
Oggi mi sono iscritta all’ANPI per commemorare la Festa della Liberazione e la memoria di Olga Guerra che ho avuto l’onore di conoscere esattamente un anno fa durante una toccante intervista al quartiere Resistenza del nostro Sindaco Roberto Balzani http://www.youtube.com/watch?v=LNRS2sQWXH0
In un momento in cui c’è chi cerca di riscrivere la storia rinnegando la verità e il sacrificio di tanti uomini e tante donne e le testimonianze dirette si stanno esaurendo, tocca ora a noi, che per fortuna quella tragedia non abbiamo vissuto, mantenere vivo il ricordo e la memoria
Il 25 aprile al mattino in Piazza Saffi , nello stesso gazebo, il Comune di Forlì e l’Anpi-Sezione di Forlì.
Il clima è cambiato nel Paese, le persone lo percepiscono, e così come Teresa, anche altri, molti giovani, hanno sottoscritto la tessera dell’Associazione Nazionale Partigiani.
Ogni anno, pian piano, quelli che l’hanno fatta la Resistenza ci lasciano, quelli che restano il 25 aprile vanno in piazza, magari con il passo incerto e stanco, ma con il loro fazzoletto al collo. Qualcuno ti fa vedere il suo documento, che attesta che lui c’era davvero,anche qualche donna, appoggiata alla zanetta come la Geminiani, oppure ancora arzilla e scattante come la Valbonesi e ti vien da pensare ma quanto erano giovani allora e quanto coraggio a scorazzare in bicicletta per fare la staffetta. Come capita spesso fra le tante una figura ha colpito la mia attenzione: magrissimo, alto , con il classico cappello in testa, fazzoletto ANPI al collo, commosso,spalle curve appoggiate al manubrio della sua bicicletta, senza la quale gli sarebbe stato difficile sostenere il peso degli anni e credo dei ricordi. Ricordi che anche nei libri dell’ANPI andava cercando: Sebben che siamo donne, i luoghi della memoria , la rivista. Ha colpito anche l’occhio di un professionista delle immagini:bene ha fatto quel fotografo a cogliere l’aspetto caratteristico: nello scatto il ritratto di un uomo semplice,un campagnolo venuto dal forese a festeggiare la liberazione,orgoglioso di essere lì. Vorrei incontrarlo ancora nei prossimi 25 aprile. Ora e sempre resistenza!
E’ stato pubblicato il video del discorso del Sindaco di Forlì Roberto Balzani durante la commemorazione del 25 aprile http://www.youtube.com/watch?v=CJcY7t5R1L0&feature=player_embedded
Grande lezione di storia; non so se in piazza ci fossero anche quelli che sostengono che “l’intervento delle forze anglo-americane hanno salvato l’Italia dalla dittatura comunista” e che “visto e considerato che, dal punto di vista militare, i partigiani rappresentavano un’assoluta irrilevanza.” http://www.romagnaoggi.it/forli/2010/4/24/158989/