Maggio 2010 coltiviamo la legalità - Forlì
“Maggio 2010: Coltiviamo la legalità”
Questa iniziativa nasce con l’obiettivo di riflettere sul tema della legalità, considerato quale cultura diffusa e non come concetto ascrivibile soltanto a quelle realtà che storicamente sono state maggiormente costrette a fare i conti con il fenomeno mafioso.
Forme di illegalità oggi penetrano in modalità subdole, dunque meno riconoscibili, nel tessuto economico, politico e sociale di ambito nazionale e transnazionale.
Per questo diventa importante non abbassare la guardia e mantenere alta l’attenzione verso problematiche che riguardano tutti noi, nessuno escluso, attraverso un percorso di educazione costante alla corresponsabilità degli uni verso gli altri e al rispetto di regole che sono alla base della società civile e della vita democratica.
La sfida della legalità non si può vincere attraverso la sola adozione di misure repressive o giudiziarie, è necessario un movimento culturale che punti a risvegliare le coscienze anestetizzate e chiami in causa ciascuno di noi, a partire dalle giovani generazioni, nella propria dimensione quotidiana.
La stessa cura quotidiana necessaria a coltivare un delicato fiore di maggio dal “fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”(P.Borsellino).
Valentina Ravaioli - Assessore alle Politiche Giovanili - Comune di Forlì
Maria Maltoni - Assessore allo Sviluppo Economico - Comune di Forlì
3 Commenti a "Maggio 2010 coltiviamo la legalità - Forlì"
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CENTO PASSI … verso la legalità
Grazie all’Amministrazione comunale di Forlì, alle Assessore Ravaioli e Maltoni e all’Associazione “Il pane e le rose” per questo importante ciclo di iniziative.
Segnalo l’importante evento, di alto valore simbolico, che in questi giorni ha visto aprire la casa che fu di Tano Badalamenti al Centro Peppino Impastato.
http://tv.repubblica.it/copertina/viaggio-nella-casa-dei-cento-passi/46792?video
E’vero che la sfida della legalità non si può vincere solo con misure repressive o giudiziarie, infatti serve la VOLONTA’POLITICA. A questo proposito è illumnannte il “Progetto Italia 2011″ lanciato da Enrico Letta vice segretario del PD. Tra tutti i temi proposti non è menzionata la lotta alla corruzzione !.
Ritengo viceversa che il primo progetto debba obbligatoriamente focalizzarsi sulla battaglia per il ripristino della LEGALITA’ contro la corruzione dilagante, battaglia per la quale suggerisco la parola d’ordine “Scienza e Coscienza”. Dove Scienza sta per capacità e competenza nella gestione della cosa pubblica e Coscienza sta per dirittura morale e senso del bene comune. Il PD dovrebbe farsi promotore di una articolata ed esaustiva proposta di legge anti corruzione, previa una seria analisi delle proprie responsabilità in merito.
I problemi del nostro paese sono riassumibili in 3 numeri: 200 MLD evasione fiscale, 120 MLD fatturato mafie, 60 MLD corruzione nella P.A. Totale 380 miliardi di euro all’anno (circa 740.000 miliardi di Lire), da qui vanno recuperati i soldi per uscire dalla crisi e costruire un paese equo e solidale.
In questi 3 numeri risiede l’anomalia del nostro paese, un far west dove molto spesso vige la legge del più forte e prevalgono gli interessi criminali, di corporazione e privati contro gli interessi generali.
Osservando l’indice di percezione della corruzione 2009 emesso da Transparency International si può notare come i paesi percepiti tra i più corrotti siano anche quelli dove l’economia va male o peggio è sull’orlo della bancarotta (vedi Grecia) mentre i meno corrotti sono quelli con i bilanci più virtuosi. Sarà un caso ?
Si possono infatti dividere i paesi europei in 3 distinte fasce
Alto indice di corruzione: Grecia 71, Italia 63, Portogallo 35, Spagna 32
Medio/basso indice di corruzione: Francia 24, Gran Bretagna 17, Germania 14
Basso indice di corruzione: Olanda e Finlandia 6, Svezia 3, Danimarca 2
Per quale motivo il PD si ostina a non voler mettere al primo posto della propria azione politica il vero problema dal quale derivano tutti gli altri problemi ?. Come non comprendere che i temi suggeriti da Enrico Letta (Università e Ricerca, Riforme istituzionali, Giustizia, Lavoro e Green Economy) possono essere affrontati con qualche probabilità di successo solo se viene risolto a monte il problema della Questione Morale di berlingueriana memoria ?. Forse perché la corruzione è troppo estesa e la lotta alla stessa non porta voti ? O forse perché il PD ha troppo scheletri nell’armadio? Vedi come ha disastrosamente amministrato per anni le regioni più corrotte e mafiose d’Italia, Campania e Calabria e l’attuale appoggio al governo della regionale Sicilia. Il voto di scambio sta bene anche al PD ?
Chi scrive, iscritto al PD, è stato uno dei promotori dell’appello alla legalità pubblicato su Repubblica l’11 ottobre 2009 in occasione della presentazione dei programmi dei candidati alla segreteria nazionale del PD, appello al quale non è mai stata data risposta. Si può prendere visione dell’appello e sottoscriverlo sul sito http://www.onestamente.org
Azioni concrete contro il lavoro nero
La denuncia coraggiosa da parte di due imprenditrici di concorrenza sleale in uno dei settori portanti del nostro territorio, quello del mobile imbottito, salita alla ribalta nazionale grazie alla trasmissione “Report”, non solo non deve lasciare indifferenti, ma al contrario evidenzia un rischio e un pericolo per tutto il tessuto produttivo locale. Grave sarebbe la sottovalutazione di un fenomeno che per essere debellato necessita di interventi continuativi, pena il suo espandersi con effetti devastanti per la nostra economia.
Proprio i rischi insiti in questo fenomeno richiedono attenzione, responsabilità, prese di posizione nette, l’individuazione degli strumenti e delle azioni da intraprendere per ripristinare un mercato libero e il massimo di legalità. Il rispetto dei diritti dei lavoratori, anche in una situazione di grave crisi, è assolutamente imprescindibile. Per questa ragione la propaganda spicciola non è utile, come non serve la polemica fine a se stessa.
Il problema, in questo caso, sollevato per la presenza di laboratori “cinesi” va analizzato e combattuto, con la consapevolezza che è fenomeno nazionale, con caratteristiche diverse tra i vari territori, ma con un denominatore comune, quello della crescita di “terzisti” che, a basso costo, lavorano per imprese a loro volta subfornitrici di grandi catene di vendita che lucrano e guadagnano e che in molti casi si adoperano e favoriscono tale “diseconomia”.
A lungo andare, come attesta il caso Prato, queste che all’inizio sono microimprese, acquisiscono professionalità, hanno denaro (spesso di dubbia provenienza) e si impadroniscono di quote di mercato. Se in passato a Forlì c’è stata sottovalutazione, sicuramente oggi non è più così. Perciò va dato atto del lavoro che i soggetti che in vari modi e con compiti diversi possono e debbono agire per combattere questo fenomeno, stanno attuando.
Infatti si è attivato, sotto la regia della Prefettura, un “protocollo” in cui ad ognuno è richiesto di fare la propria parte, a partire dalla necessità di far emergere, senza infingimenti, la realtà e senza pensare alla delazione, far si che chi sa parli, conseguentemente poi agire su tutti i piani, intervenire utilizzando tutte le possibilità offerte dalla legge: perseguendo la violazione delle norme sul lavoro, l’evasione contributiva e fiscale.
Ma si può e si deve andare oltre: a tal fine il fatto che le associazioni di categoria abbiano assunto l’impegno di introdurre un “codice etico” secondo il quale le imprese che si prestano a questo malaffare vengono espulse dall’associazione, è quanto mai opportuno. Per debellare il fenomeno sono necessari, certamente, volontà politica - che non manca affatto a Forlì - strumenti, uomini, mezzi e risorse per controlli continui e ripetuti, che impediscano che con “furberie” come assunzioni part time, in verità senza orario, si rafforzi un sistema di radicale sfruttamento e illegale.
Indispensabili sono i controlli, che vanno incrociati tra loro, e una vigilanza sempre alta. L’incontro promosso da Confartigianato a Bertinoro è stato utile ed importante e qualora l’associazione avesse scelto Forlì come sede dell’iniziativa non credo sarebbe mancata l’adesione e la presenza attiva della amministrazione comunale (come del resto attesta la presenza a Bertinoro del Vice Sindaco Biserna). Va ricordato che attorno a tali problematiche il comune di Forlì ha già promosso iniziative coinvolgendo le parti sociali ed informandone puntualmente il Consiglio comunale.
L’attuazione di attività di mediazione culturale per richiamare gli imprenditori cinesi alla conoscenza ed al rispetto delle regole, sono solo un aspetto, che si aggiunge alla presenza della polizia municipale di Forlì nei controlli coordinati dalla Prefettura ed alla recente messa a disposizione di un numero verde (800448300), a cui i cittadini possono segnalare il lavoro nero e le irregolarità di cui sono venuti a conoscenza.
Quasi assente in tutti gli interventi che si sono susseguiti sulla stampa in questi giorni - questo sì è fatto grave - è stato il riferimento alle politiche nazionali, incomprensibile per chiunque conosca lo stato degli enti preposti ai controlli sul territorio. Mancano uomini, non ci sono soldi per pagare gli straordinari ai dipendenti: la denuncia in questo senso da parte dell’INPS è stata chiara. Il protocollo siglato a Forlì ha uno straordinario valore ed è un esempio da estendere, tant’è che i laboratori “non regolari” hanno già iniziato a trasferirsi in zone meno controllate. Occorre anche ripristinare sanzioni più rigide: non dimentichiamo che il governo Berlusconi, subito dopo essere stato eletto, ha prontamente eliminato le norme antilavoro nero varate dal governo Prodi.
Vorrei che su questo si esprimessero i rappresentanti del centrodestra e della Lega che di sicurezza parlano solo, in realtà tagliando fondi e mezzi necessari per realizzarla in settori chiave come il sistema produttivo.
La battaglia si deve fare per unire non per dividere e non per ottenere un applauso in più, ma per rispondere con serietà ad un fenomeno che va estirpato: per fare questo non servono demagogia e neppure supponenza da parte di alcuno, bensì quotidiana resistenza attraverso tutte le istituzioni e massima collaborazione da parte delle associazioni di categoria e dei sindacati dei lavoratori.
Thomas Casadei
(Consigliere regionale PD)