PD: mettiamo al centro il dibattito sui temi, basta lacerazioni
L’imminente congresso provinciale del Partito Democratico mi spinge a fare alcune considerazioni in merito al percorso che si sta avviando. I recenti risultati elettorali e le scottanti vicende che interessano il governo del Paese impongono a tutti noi un radicale cambio di passo, un modo nuovo di approcciarci alla politica e al modo di intendere il partito. Di fatto la naturale conseguenza del recente congresso nazionale del PD.Le elezioni regionali a Piacenza ci hanno infatti consegnato un quadro del tutto nuovo, con un risultato che ha premiato prima di tutto la spinta innovatrice del candidato Marco Carini e di conseguenza del Partito Democratico intero, gratificato con la migliore crescita percentuale della regione. Ecco allora che, per affrontare le nuove sfide che si presenteranno a breve, serve ripartire da qui. Nessun regolamento di conti, nessuna lotta intestina, nessun ulteriore litigio sarà ancora tollerabile agli occhi dei tanti democratici che hanno creduto in questo processo di rinnovamento. Legittimo dunque rivendicare temi, fare proposte e magari cercare di dare risposte ai bisogni della gente. In modo concreto, come deve essere nel dna del Partito Democratico, il partito che si candida fin da ora a guidare il Paese nelle prossime elezioni politiche. Facciamo fare un salto di qualità al dibattito, non facciamo leva su rendite di posizione, non richiamiamo le vecchie appartenenze (io non ho mai avuto la tessera di DS e Margherita, la cosa mi farebbe sentire un corpo estraneo), continuiamo ad essere orgogliosamente convinti di avere in testa un progetto nuovo di società. Parliamo di lavoro, parliamo di contratto unico a tempo indeterminato, parliamo di flex security, della proposta Ichino o di quella Boeri. Parliamo di green economy, del no al nucleare e magari di come riconvertire alcune nostre importanti aziende metalmeccaniche in crisi verso questo nuovo settore in forte espansione. Parliamo di accesso al credito per le piccole imprese e per gli artigiani, parliamo delle infrastrutture che servono al territorio, parliamo di sport e di senso civico, recuperiamo il senso di etica morale offuscato da un modello di società tesa alla prevaricazione ed agli eccessi. Parliamo di un partito efficiente e non ingessato, con organismi snelli e in grado di decidere velocemente, con un esecutivo omogeneo rispetto al livello regionale, per recepire o incidere tempestivamente nella formazione delle politiche locali. Diamo reale valore e centralità al grande popolo degli iscritti, diffondiamo tra i tesserati i resoconti delle riunioni della direzione provinciale. Insomma, facciamo in modo che il confronto sia sul merito e non sulle appartenenze, o peggio ancora sulle categorie. Facciamo in modo che questo congresso provinciale sia innanzitutto un grande momento di elaborazione, una sorta di tesi universitaria, dove ognuno di noi gioca un ruolo, ma tutti si rema in una direzione, quella della laurea. Chi ha meriti e competenze non teme il confronto sui temi, così come non teme confronti chi adotta metodi nuovi e trasparenti nei processi decisionali. Chi cerca alleanze tattiche invece sì. Io sto dalla parte dell’innovazione, sempre.
Cristian Torri
direzione regionale PD Emilia Romagna
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