Lettera di risposta ai GD anti-compagni
Ai firmatari della lettera di protesta al segretario Bersani
Al segretario regionale PD Emilia Romagna Stefano Bonaccini
Al segretario provinciale PD Bologna Raffaele Donini
E, per conoscenza,
al segretario nazionale PD Pierluigi Bersani
Cari segretari,
dopo gli eventi di questi giorni avrei preferito tacere e lasciare ad altri il compito di smorzare le polemiche interne al nostro partito, tuttavia, poiché l’iniziativa di spedire una lettera di protesta al nostro segretario nazionale Pierluigi Bersani è venuta da parte di miei alcuni “colleghi” dei Giovani Democratici, ho pensato che forse era doveroso da parte di un giovane democratico che vuole bene al suo partito rispondere e chiarire brevemente alcune questioni, questioni che per correttezza si sarebbero dovute porre tra di noi, nelle sedi competenti, e non usate per avere un po’di visibilità sui giornali.
La lettera di protesta firmata da Veronica Chirra, Matteo Cinalli, Sante Calefati, Nicolò Ceci e Luca Candiano esprime un disagio verso l’uso di termini quali “compagno” e “festa dell’Unità”, estranei a chi come questi ragazzi (e molti altri) è nativo del PD e non proviene da partiti politici anteriori quali i DS e La Margherita; i ragazzi concludono quindi la lettera a Bersani invitando a superare i simboli e le tradizioni del passato per un partito che sia veramente “nuovo” in cui tra aderenti ci si chiami DEMOCRATICI.
Vorrei rispondere così a questi ragazzi : siamo sicuri, cari ragazzi, che questo dibattito sia davvero utile? Mi spiego meglio; che cosa c’è di superato, scandaloso, offensivo nell’uso della parola “compagno”? Benchè fatto proprio dalla tradizione comunista, il termine compagno ha un’accezione molto vasta : lo troviamo nel linguaggio comune di tutti i giorni, persino nei Vangeli il termine “compagno” ricorre spessissimo alternandosi a quello di “fratello”. Il PD è nato per dare finalmente corpo a una sintesi culturale, politica, di pensiero tra due diverse tradizioni progressiste: quella socialdemocratica e quella cristiano-democratica; una sintesi e una convergenza sui valori comuni all’insegna del progressismo, che richiede anche rispetto quindi per ciò che fa parte della nostra storia recente. Il termine “compagno”, da parte di un giovane come noi, nativo del PD, non deve essere guardato con scandalo, ma inquadrato in quell’ottica di sintesi su cui il PD si basa : compagno, per noi progressisti, è un termine che riassume le nostre diverse esperienze. Compagno racchiude infatti i valori del solidarismo cristiano e quelli della tradizione egalitaria social comunista, e può essere per i democratici di oggi ancora una definizione, un appellativo, che dimostra anche un ruolo sociale oltre che politico : compagno, come “amico”, racchiude anche un senso di complicità, affetto, amicizia per la nostra vita di tutti i giorni.
Per quel che riguarda le feste dell’Unità, permettetemi un appunto : non è bellissimo questo termine, Unità? Non richiama sempre quei valori di solidarietà, complicità, affiatamento, armonia, che hanno sempre contraddistinto la storia delle grandi forze progressiste europee? Non foderiamoci gli occhi di prosciutto; se davvero si vuole dare compimento a quella sintesi iniziata nel 1995, definita nel 2007, dobbiamo imparare a guardare oltre i dettagli insignificanti. Non è giusto guardare con disagio alle feste de L’Unità solo perché di tradizione comunista; smettiamo di pensare sempre in termini di “ex”, di vecchie appartenenze. Lo dico perché so che alcuni di voi ancora oggi sottolineano con fierezza di essere “ex popolari”; perché invece, come chiedete nella lettera e come suggerisce giustamente Rosy Bindi in un suo bel saggio, non si può essere semplicemente “democratici nel PD”? Perché vedete, in tal caso la richiesta che fate risulta contraddittoria : da un lato chiedete che ci si chiami tra noi democratici, dall’altro alcuni di voi affermano con forza di essere ex popolari e quindi rimarcano una differenza netta rispetto ad altri membri del PD. Allora il problema che ponete è un altro : da ex popolari volete riaffermare la presenza dei cattolici dentro il PD, come oggi anche Giuseppe Fioroni ha fatto scrivendo una lettera in proposito al segretario Bersani.
Voglio confidarvi questo : mi sono avvicinato alla politica nel 2006, quando L’Unione vinse le elezioni guidata da Romano Prodi. Non ho aderito a nessun partito fino a quest’anno, quando mi sono iscritto al PD; già dal 2006 mi ero avvicinato a La Margherita, senza aderirvi, e poi al PD. I miei punti di riferimento per il mio impegno politico sono Aldo Moro, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Rosy Bindi e Romano Prodi. Tutti maestri che con i loro scritti, i loro discorsi, le loro azioni, hanno riempito quello che io chiamo il contenitore ideologico.
Pur non essendo un compagno nel senso politico del termine, essendo io di diversa scuola, ho imparato questo da Romano Prodi : per il progressismo del futuro, dobbiamo lavorare tutti insieme, cercando i punti di convergenza comune e senza rimarcare le differenze tra noi. Questo lavoro di squadra non può essere senza un rispetto reciproco tra noi, compresi quelli che sono nativi del PD; rispetto e anche comprensione, studio, analisi di quello che è stato per prepararci al domani : pertanto, guardiamo oltre. Basta con le polemiche senza senso, con i continui differenziarsi. Non facciamoci prendere da neobigottismi e isterie anti-passatiste : cerchiamo di dare alle varie cose il peso che meritano, guardiamo alla terminologia non fermandoci all’apparenza e al significato che ci viene più spontaneo dare per senso di appartenenza, ma andando oltre, penetrandone la sostanza e il significato reale. Comprendiamoci, parliamoci, discutiamo. Non facciamo barricate arroccandoci sulle rispettive posizioni. Se vogliamo prendere in mano il nostro futuro, dobbiamo anche tentare di essere più lungimiranti e saggi di chi ci ha preceduto.
Per chi di voi vuole riaffermare il ruolo dei cattolici nel PD con il pretesto della lettera, dico : capisco la vostra preoccupazione, ma guai a farsi prendere dalla nostalgia per la DC. I cattolici democratici devono essere, come dice Rosy Bindi, la miglior salvaguardia da propositi e impulsi neocentristi, e non devono vivere oggi con angoscia la mancanza di un partito d’identità strettamente cattolica. Piuttosto, mettiamo la nostra esperienza di democratici cattolici al servizio del PD, per migliorarlo con proposte e suggerimenti che derivino dal grande patrimonio del solidarismo cristiano. Senza farci prendere dalla nostalgia.
Questo dovrà essere il PD del futuro : un partito che è capace di ascoltare e di mettere assieme le diverse esperienze senza perdersi in polemiche sterili su simboli e nomi, e che si concentra su idee, speranze e progetti per il domani. Tutto questo potrebbe essere già stato lanciato dalla manifestazione di sabato 19 giugno a Roma, dove esponenti del partito e della società hanno parlato assieme e si sono confrontati sui grandi temi, lavoro, scuola, sicurezza. L’aver criminalizzato l’attore Fabrizio Gifuni per aver adoperato il termine compagni, senza considerare minimamente il suo discorso (stupendo) in favore della cultura, mi fa dubitare del fatto che voi abbiate capito il PD. Così come penso che l’aver detto che la segreteria Bersani vi “mette a disagio” ( non si capisce ben perché) nasconda in realtà le voci sussurrate (ma non troppo) di qualche dirigente dell’area che si definisce ex popolare, area che da tempo protesta per “l’eccessivo spostamento a sinistra del PD avvenuto con Bersani”. E se così fosse, vorrebbe dire che qualcuno lavora contro il suo partito, che per vocazione è di centrosinistra e non di centro; sinistra non è una parolaccia, ma una parola bellissima che rievoca solidarietà, uguaglianza, e valori sociali altissimi. E il sottoscritto non ci trova nulla di male nell’essere definito di sinistra, se sinistra vuol dire stare davvero con la gente.
E quindi ringraziamo Bersani, che se non altro ha avuto il merito di riportare questo partito in mezzo alla gente, e di darci una speranza in più per tornare al governo nel 2013; e soprattutto, a mio modo di vedere, ci ha spinto a credere ancora nel nostro partito e in ciò che rappresenta.
Bologna, 22 giugno 2010
Matteo Maltinti, assemblea provinciale PD Bologna
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