La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

“Nuovi strumenti di governo” - Campagna Gruppo PD Regione Emilia-Romagna

Un’accetta, una mannaia e un paio di forbici da giardino sono le crude protagoniste della nuova campagna contro la manovra finanziaria del Governo promossa dal Gruppo del PD in Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna. Strumenti metallici, crudi e minacciosi – i “nuovi strumenti di governo” come recita lo slogan della campagna – quanto i tagli che incombono sugli Enti Locali e sui cittadini dell”Emilia-Romagna.

Per info: http://www.nuovistrumentidigoverno.it

accettamannaiatenaglie

cartolina

View blog reactions

14 Commenti a "“Nuovi strumenti di governo” - Campagna Gruppo PD Regione Emilia-Romagna"

  1. Angelo Mini 14 luglio 2010 19:49

    L’iniziativa della giunta Balzani di stanziare 6oo.ooo euro per aiutare le persone e le famiglie più colpite dalla crisi contiene, fra l’altro, due aspetti che mi paiono di particolare pregio.
    Li sottolineo in modo sintetico, senza trascurare quel senso di “generosità sociale“ fissato nella decisione e che richiama le migliori tradizioni dei Comuni governati dalle forze popolari.
    Il primo aspetto che ho colto nella decisione, pur non sapendo pressoché nulla su quale sia stato il processo di formazione delle decisioni e la discussione coi sindacati, è la consapevolezza che non si esce dalla crisi se non passandoci in mezzo, attraversarla facendosi carico delle sofferenze dei più deboli, cercando di ridurre i danni, ponendo in essere misure anche limitate, anche temporanee ma concretamente utili. Ciò è in violento contrasto con l’atteggiamento amorale di chi ha dapprima negato la crisi ed ora cerca con manovre fintamente tecniche e fintamente obbligate di continuare come prima. La differenza, in altri termini, è fra colui il quale, al disoccupato che non riesce a campare la famiglia, cerca di dare una mano, e chi gli spiega che “questo è il mercato, bellezza”.
    Non so quanti siano i Comuni che si stanno movendo per contrastare gli effetti della crisi sulla gente povera con la stessa efficacia del comune di Forlì. Temo non siano molti, anche perché anni ed anni di tagli ai bilanci li costringono ormai ad impiegare le loro energie a far tornare conti che non tornano, mentre il cosiddetto federalismo incubato nel varesotto ha ormai rivelato la sua natura di grande inganno.
    L’altro aspetto che intendo sottolineare è che con iniziative di questo genere il Comune compie un atto di lotta per la riconquista di propri spazi di autonomia.
    La affermazione del ruolo dei comuni, cioè del ruolo degli amministratori che sanno combinare le proprie delibere con il lavoro e le aspirazioni della società civile organizzata, ha avuto nel dopoguerra una funzione importantissima per lo sviluppo di quella coesione sociale e di avanzamento civile che, malgrado tutto, ancor oggi distinguono le nostre zone. Ciò costituisce un patrimonio che forse è indebolito, ma possiede ancora una sua vitalità che va assolutamente difesa e rilanciata.

    Angelo Mini
    Membro della Direzione territoriale del PD

  2. Marilena Tesei 22 luglio 2010 05:16

    Digitale terrestre in salsa italiota…….

    ………………ovvero come NON VOLERE evitare una parte di manovra economica agli Italioti per favorire le televisioni di casa. Conflitto di interessi?

    riporto da

    Politica & Palazzo | di Mauro Meggiolaro

    8 luglio 2010

    Digitale terrestre: lo Stato NON incasserà 4 miliardi di euro. Per tutelare Mediaset e Rai

    Tenetevi forte. Quello che leggerete può avere serie controindicazioni sul vostro stato di salute. Soprattutto se siete insegnanti e nei prossimi tre anni vi sarà bloccato l’aumento automatico delle retribuzioni. Oppure medici precari a cui presto non sarà rinnovato il contratto. I circa 900 milioni di euro che Tremonti conta di recuperare con i tagli al personale della sanità e il miliardo scarso che si dovrebbe ottenere dal blocco delle carriere nella scuola potevano arrivare nelle casse dello stato con un’operazione semplice e già collaudata da paesi come Stati Uniti, Germania e perfino India: un’asta pubblica per l’attribuzione delle frequenze televisive liberate dalla tecnologia digitale. Un procedimento semplice, che l’Italia ha però scelto di non seguire. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire di che cosa si tratta.
    L’innovazione tecnologica ha rapidamente cambiato il modo in cui si trasmettono i segnali televisivi. Dalla tecnologia analogica si sta passando a quella digitale, che permette di comprimere i dati, riducendo la banda di frequenze utilizzate per la trasmissione. In pratica si liberano spazi, che possono essere occupati da altri segnali. Tutti i paesi europei si stanno organizzando per gestire quello che si chiama switchover, il passaggio da analogico a digitale, cercando di sfruttare al meglio il “dividendo digitale“, e cioè la parte di frequenze che si liberano. Gli Stati Uniti si sono mossi prima di tutti. Già nel marzo del 2008 hanno messo all’asta frequenze per 19,6 miliardi di dollari. Se le sono spartite grandi nomi della telefonia come Verizon Wireless e AT&T, ma anche operatori di nicchia, come Triad 700, una start-up della Silicon Valley o Cavalier Wireless. Il mercato si è aperto e lo stato ha incassato risorse preziose.

    In Italia, invece, le aste sulle frequenze televisive non si fanno. Si procede per delibere emesse dall’Autorità garante nelle Comunicazioni. L’8 aprile del 2009 una delibera Agcom ha stabilito la suddivisione delle 21 (oggi 25) reti nazionali accese dalla tecnologia digitale. Venti reti sono andate di diritto, e praticamente a titolo gratuito, a chi aveva già le frequenze analogiche. Di queste, cinque sono state assegnate rispettivamente a Rai e Mediaset, tre a Telecom Italia e le rimanenti agli altri “network nazionali”: da Rete A (Gruppo L’Espresso) a Telecapri a Europa 7. Le cinque reti rimanenti, il nostro “dividendo digitale interno” (frequenze da assegnare a operatori televisivi alternativi, come ha intimato Bruxelles con una procedura d’infrazione) non saranno soggette ad asta pubblica ma, come ama dire Corrado Calabrò, presidente Agcom, a un “beauty contest” (procedura comparativa): un concorso di bellezza nella cui giuria siederà il governo, che sceglierà in base a parametri autonomamente determinati. A decidere sarà alla fine il Ministero per lo Sviluppo Economico, guidato ad interim dallo stesso Berlusconi. Il concorso di bellezza non sarà però riservato solo a nuovi operatori, ma potranno parteciparvi anche Rai e Mediaset, che potrebbero portarsi a casa due delle cinque reti (ognuna delle quali, come le altre, permette di irradiare fino a sei canali).

    In sostanza si conserva lo status quo, ribaltando sul digitale il duopolio Rai-Mediaset. Con lo stato che incasserà solo le briciole: l’1% del fatturato annuo degli operatori (contro il 4-5% medio europeo) a titolo di canone di affitto delle frequenze.
    Se si prendono per buoni i dati di uno studio pubblicato in giugno da Carlo Cambini, Antonio Sassano e Tommaso Valletti su lavoce.info, lo spettro di frequenze italiano regalato alle emittenti nazionali e locali varrebbe circa 12 miliardi di euro di fatturato annuo totale per gli operatori. Da cui lo stato ricaverebbe 120 milioni all’anno di canoni (1%). Che potrebbero però diventare già 600 applicando canoni più “europei” (5%) e molti di più se si decidesse di attribuire il “dividendo digitale” con aste competitive.

    Porte chiuse a internet. Precedenza alle TV
    L’aspetto ancora più grave della lottizzazione televisiva del digitale è l’esclusione degli operatori di telefonia dalla spartizione delle frequenze. Telecom e gli altri operatori di telecomunicazioni, potrebbero usare la parte di banda liberata dal digitale per portare Internet mobile veloce in quelle zone del Paese non ancora raggiunte dalla rete fissa in fibra o in rame, aiutando a superare il “digital divide“. Ma, almeno per ora, non potranno farlo. Perché tutta la banda che si è liberata è stata destinata alle televisioni.

    Dal 12 aprile al 20 maggio 2010 la Germania ha messo all’asta frequenze precedentemente occupate dalle emittenti televisive offrendole agli operatori telefonici. Dopo 224 round le frequenze sono state assegnate in gran parte a Vodafone, Deutsche Telekom e O2 per un totale di 4,38 miliardi di euro incassati dallo stato, dei quali 3,68 miliardi, sono stati ottenuti dall’assegnazione di frequenze sugli 800 Mhz, le stesse che l’Agcom ha riservato agli operatori televisivi locali in Italia. Se nel nostro paese si decidesse di mettere all’asta per gli operatori telefonici anche solo un terzo di questo spettro, si potrebbero recuperare – sempre secondo i calcoli de lavoce.info – almeno 4 miliardi di euro.

    Si può ancora intervenire? A quanto pare sì. Prima di tutto assegnando con una gara seria, e non tramite “beauty contest”, le cinque reti destinate ai “nuovi” entranti, ma non ancora attribuite. In secondo luogo chiedendo che una parte delle frequenze liberate dal digitale e regalate alle TV locali e nazionali (che risultano sottoutilizzate), venga messa all’asta a favore degli operatori di telefonia, per la diffusione della banda larga mobile. A tale proposito il Pd, guidato dall’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, la settimana scorsa ha presentato una mozione per correggere la manovra economica. Mentre l’Idv ha presentato una proposta di legge, ribattezzata “Contromanovra”, che chiede di mettere all’asta le frequenze del dividendo digitale per “incassare fino a 3 miliardi di euro”. Martedì si è mosso perfino il presidente dell’Authority Corrado Calabrò, preoccupato per la diffusione degli smartphone, che potrebbero presto portare la rete mobile italiana al collasso. “L’Agcom sta portando avanti una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi delle frequenze radio”, ha dichiarato il garante. “Contiamo di rendere disponibili circa 300 Mhz da mettere all’asta per la banda larga”. Avete capito bene: ha detto “asta”. La stessa con cui lo stato tedesco, mettendo a gara un quinto dei Mhz proposti da Calabrò, ha guadagnato 3,68 miliardi. Se il presidente dell’autorità di garanzia manterrà le promesse, i medici e gli insegnanti italiani un giorno potrebbero essergliene grati. Forse anche i governatori delle regioni.

  3. Marilena Tesei 22 luglio 2010 05:16

    Digitale terrestre in salsa italiota…….

    ………………ovvero come NON VOLERE evitare una parte di manovra economica agli Italioti per favorire le televisioni di casa. Conflitto di interessi?

    riporto da

    Politica & Palazzo | di Mauro Meggiolaro

    8 luglio 2010

    Digitale terrestre: lo Stato NON incasserà 4 miliardi di euro. Per tutelare Mediaset e Rai

    Tenetevi forte. Quello che leggerete può avere serie controindicazioni sul vostro stato di salute. Soprattutto se siete insegnanti e nei prossimi tre anni vi sarà bloccato l’aumento automatico delle retribuzioni. Oppure medici precari a cui presto non sarà rinnovato il contratto. I circa 900 milioni di euro che Tremonti conta di recuperare con i tagli al personale della sanità e il miliardo scarso che si dovrebbe ottenere dal blocco delle carriere nella scuola potevano arrivare nelle casse dello stato con un’operazione semplice e già collaudata da paesi come Stati Uniti, Germania e perfino India: un’asta pubblica per l’attribuzione delle frequenze televisive liberate dalla tecnologia digitale. Un procedimento semplice, che l’Italia ha però scelto di non seguire. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire di che cosa si tratta.
    L’innovazione tecnologica ha rapidamente cambiato il modo in cui si trasmettono i segnali televisivi. Dalla tecnologia analogica si sta passando a quella digitale, che permette di comprimere i dati, riducendo la banda di frequenze utilizzate per la trasmissione. In pratica si liberano spazi, che possono essere occupati da altri segnali. Tutti i paesi europei si stanno organizzando per gestire quello che si chiama switchover, il passaggio da analogico a digitale, cercando di sfruttare al meglio il “dividendo digitale“, e cioè la parte di frequenze che si liberano. Gli Stati Uniti si sono mossi prima di tutti. Già nel marzo del 2008 hanno messo all’asta frequenze per 19,6 miliardi di dollari. Se le sono spartite grandi nomi della telefonia come Verizon Wireless e AT&T, ma anche operatori di nicchia, come Triad 700, una start-up della Silicon Valley o Cavalier Wireless. Il mercato si è aperto e lo stato ha incassato risorse preziose.

    In Italia, invece, le aste sulle frequenze televisive non si fanno. Si procede per delibere emesse dall’Autorità garante nelle Comunicazioni. L’8 aprile del 2009 una delibera Agcom ha stabilito la suddivisione delle 21 (oggi 25) reti nazionali accese dalla tecnologia digitale. Venti reti sono andate di diritto, e praticamente a titolo gratuito, a chi aveva già le frequenze analogiche. Di queste, cinque sono state assegnate rispettivamente a Rai e Mediaset, tre a Telecom Italia e le rimanenti agli altri “network nazionali”: da Rete A (Gruppo L’Espresso) a Telecapri a Europa 7. Le cinque reti rimanenti, il nostro “dividendo digitale interno” (frequenze da assegnare a operatori televisivi alternativi, come ha intimato Bruxelles con una procedura d’infrazione) non saranno soggette ad asta pubblica ma, come ama dire Corrado Calabrò, presidente Agcom, a un “beauty contest” (procedura comparativa): un concorso di bellezza nella cui giuria siederà il governo, che sceglierà in base a parametri autonomamente determinati. A decidere sarà alla fine il Ministero per lo Sviluppo Economico, guidato ad interim dallo stesso Berlusconi. Il concorso di bellezza non sarà però riservato solo a nuovi operatori, ma potranno parteciparvi anche Rai e Mediaset, che potrebbero portarsi a casa due delle cinque reti (ognuna delle quali, come le altre, permette di irradiare fino a sei canali).

    In sostanza si conserva lo status quo, ribaltando sul digitale il duopolio Rai-Mediaset. Con lo stato che incasserà solo le briciole: l’1% del fatturato annuo degli operatori (contro il 4-5% medio europeo) a titolo di canone di affitto delle frequenze.
    Se si prendono per buoni i dati di uno studio pubblicato in giugno da Carlo Cambini, Antonio Sassano e Tommaso Valletti su lavoce.info, lo spettro di frequenze italiano regalato alle emittenti nazionali e locali varrebbe circa 12 miliardi di euro di fatturato annuo totale per gli operatori. Da cui lo stato ricaverebbe 120 milioni all’anno di canoni (1%). Che potrebbero però diventare già 600 applicando canoni più “europei” (5%) e molti di più se si decidesse di attribuire il “dividendo digitale” con aste competitive.

    Porte chiuse a internet. Precedenza alle TV
    L’aspetto ancora più grave della lottizzazione televisiva del digitale è l’esclusione degli operatori di telefonia dalla spartizione delle frequenze. Telecom e gli altri operatori di telecomunicazioni, potrebbero usare la parte di banda liberata dal digitale per portare Internet mobile veloce in quelle zone del Paese non ancora raggiunte dalla rete fissa in fibra o in rame, aiutando a superare il “digital divide“. Ma, almeno per ora, non potranno farlo. Perché tutta la banda che si è liberata è stata destinata alle televisioni.

    Dal 12 aprile al 20 maggio 2010 la Germania ha messo all’asta frequenze precedentemente occupate dalle emittenti televisive offrendole agli operatori telefonici. Dopo 224 round le frequenze sono state assegnate in gran parte a Vodafone, Deutsche Telekom e O2 per un totale di 4,38 miliardi di euro incassati dallo stato, dei quali 3,68 miliardi, sono stati ottenuti dall’assegnazione di frequenze sugli 800 Mhz, le stesse che l’Agcom ha riservato agli operatori televisivi locali in Italia. Se nel nostro paese si decidesse di mettere all’asta per gli operatori telefonici anche solo un terzo di questo spettro, si potrebbero recuperare – sempre secondo i calcoli de lavoce.info – almeno 4 miliardi di euro.

    Si può ancora intervenire? A quanto pare sì. Prima di tutto assegnando con una gara seria, e non tramite “beauty contest”, le cinque reti destinate ai “nuovi” entranti, ma non ancora attribuite. In secondo luogo chiedendo che una parte delle frequenze liberate dal digitale e regalate alle TV locali e nazionali (che risultano sottoutilizzate), venga messa all’asta a favore degli operatori di telefonia, per la diffusione della banda larga mobile. A tale proposito il Pd, guidato dall’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, la settimana scorsa ha presentato una mozione per correggere la manovra economica. Mentre l’Idv ha presentato una proposta di legge, ribattezzata “Contromanovra”, che chiede di mettere all’asta le frequenze del dividendo digitale per “incassare fino a 3 miliardi di euro”. Martedì si è mosso perfino il presidente dell’Authority Corrado Calabrò, preoccupato per la diffusione degli smartphone, che potrebbero presto portare la rete mobile italiana al collasso. “L’Agcom sta portando avanti una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi delle frequenze radio”, ha dichiarato il garante. “Contiamo di rendere disponibili circa 300 Mhz da mettere all’asta per la banda larga”. Avete capito bene: ha detto “asta”. La stessa con cui lo stato tedesco, mettendo a gara un quinto dei Mhz proposti da Calabrò, ha guadagnato 3,68 miliardi. Se il presidente dell’autorità di garanzia manterrà le promesse, i medici e gli insegnanti italiani un giorno potrebbero essergliene grati. Forse anche i governatori delle regioni.

  4. Thomas Casadei 24 luglio 2010 13:06

    Che ne pensa Rondoni della mannaia del governo sui servizi?

    La pesantissima manovra finanziaria del governo e i bilanci degli Enti Locali che saranno taglieggiati è una cruda realtà. I Comuni e le Regioni, con la manovra del Governo, subiranno oltre 14 miliardi di tagli, ben oltre la metà (il 60%) della intera manovra sarà sulle loro spalle: nessun modifica agli importi, neppure la loro migliore distribuzione, che facesse respirare almeno i comuni più virtuosi, è intervenuta nel recente incontro Governo- Regioni.
    La lotta agli sprechi – che non tocca assolutamente i ministeri e le spese della Presidenza del Consiglio da sola – è un chiaro depistaggio. In un contesto socio-economico emergenziale di una gravità inusitata, come si può dare risposta alle sempre maggiori richieste di servizi di assistenza, di sostegno che giungono ai comuni e alle regioni tagliando mediamente circa dal 7% al 10% le risorse? Meno servizi per la collettività, meno risorse per il trasporto pubblico e pendolare, meno infrastrutture, meno sostegno alle imprese, meno investimenti per nidi e scuole, meno servizi per anziani e non autosufficienti, nessuna politica per la casa e per il lavoro, insomma, per dirla in modo semplice, “chi vuol Dio se lo preghi”. Questa è la ricetta nazionale – disastrosa per le persone più deboli e per gli enti locali – del PDL e della destra di governo. E a livello locale quale ricetta propone Rondoni?
    In Consiglio Comunale la maggioranza è di centro-sinistra e Rondoni, con PDL, UDC e Lega sono l’opposizione: se avessero voglia di lavorare seriamente per Forlì, non si sprecherebbero in inutili e pretestuose contestazioni di piccolo cabotaggio (certe interrogazioni a volte consistono in un becero esercizio di “caccia del voto” fuori tempo), ma si impegnerebbero al contrario, per una vera e reale comprensione delle difficoltà, sia nelle commissioni sia in Consiglio, dando accettabili e percorribili contributi di idee, scevri dalle strumentalizzazioni di parte. Ma soprattutto prenderebbero pubblicamente posizioni sui disastri del governo nazionali, come del resto hanno fatto addirittura alcuni mentori del verbo rondoniano, a cominciare dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.
    Molte delle interrogazioni dovrebbero essere binarie: rivolte al Sindaco ma in realtà rivolte al Governo. Questa è la contraddizione più evidente e stridente, occorre che Rondoni intanto chiarisca chi rappresenta davvero (solo se stesso? Il PDL e UDC? la sola UDC?), dica ciò che pensa della Lega Nord (attualmente separati nella casa del consiglio Comunale), dica magari alla Lega Nord che il territorio non si difende tagliando con la scure a lavoratori e imprese, e dunque al “territorio”.
    Alla Provincia di Forlì-Cesena, a causa della manovra mancheranno al Bilancio circa 3 milioni di euro nel 2011 e 5 milioni nel 2012, cioè meno scuole, meno formazione, meno infrastrutture. Nel comune di Forlì fra il 2011 e il 2012 si ipotizza una riduzione che potrebbe ammontare a circa 10/12 milioni di Euro o più , su un bilancio attuale di 94 milioni circa.
    La mano tesa di Rondoni potrebbe esprimersi de facto nel luogo ideale in cui l’opposizione deve esercitare il suo ruolo, cioè le commissioni e il Consiglio. Dimostri lì la sua volontà di fare il bene di Forlì: tenga bassi i toni urlati di certi suoi consiglieri e avanzi invece proposte costruttive che non siano solo impraticabili slogan di facile effetto. Quelli lasciamoli agli stadi.
    La maggioranza di governo della città sta facendo la propria parte con senso di responsabilità, cercando soluzioni che coinvolgano il mondo associativo e la società civile per la miglior possibile risposta ai bisogni collettivi. E ciò è stato concretamente dimostrato dall’intervento straordinario di 600 mila euro per le famiglie più bisognose, frutto di una esemplare intesa con i sindacati.
    Se, come è evidente, l’arto offerto da Rondoni è solo il prolungamento o longa manus del suo capo Berlusconi, credo che il PD di Forlì possa rispondere che non se ne parla nemmeno, anche se alcuni singoli la pensano in modo diverso.
    Dato che “acqua e chiacchiere non fanno frittelle”, sarà bene prima macinare grano e ricavarne farina poi, eventualmente, cucinare insieme per il bene della città; attendiamo intanto una parola chiarificatrice del pensiero di Rondoni sugli effetti devastanti della manovra finanziaria sui Comuni, e magari anche sul tema intercettazioni e sui rapporti tra Flavio Carboni ed esponenti di spicco dei partiti a cui è legato. E’ chiedere troppo? Il campionato di calcio e anche i mondiali sono finiti. E’ il tempo della serietà della politica. E dei fatti.

    Thomas Casadei
    (Coordinamento politico e direzione regionale PD; consigliere reg. PD)

  5. raffaele barbiero 30 luglio 2010 02:53

    Aggiungi un posto a tavola…

    Datemi un incarico, un posto di comando, uno stipendio buono, …insomma qualcosa per cui possa essere qualcuno e possa prendere un buon compenso.
    Ho l’impressione che ‘Arcobaleno democratico’, la corrente fondata da Buffadini Lodovico nel Pd forlivese abbia questo alto profilo politico come obiettivo principale.
    Allora, anche se non sono un ex assessore, anche se non ho trascorsi nel partito repubblicano e anche se non sono eletto dentro gli organismi del pd, voglio anche io candidarmi per uno strapuntino in qualche consiglio di amministrazione a nomina comunale, o per qualche ruolo (rigorosamente ben pagato si intende) a servizio della collettività.
    Cosa ho da vantare: avere aiutato Balzani Roberto per la sua elezione nelle primarie (ma anche prima con tante iniziative fatte insieme) e poi successivamente per l’elezione a Sindaco di Forlì. Posso fondare una corrente: ‘pace e nonviolenza nel Pd’, siamo in tanti e non siamo ben rappresentati e le nostre tradizioni sono storiche: invece di sventolare il santino di Mazzini (come ho visto fare in una foto riportata da Il Resto del Carlino del 29.7.2010) posso sventolare il santino di Gandhi (il quale, insieme a Mazzini -vissuto quasi sempre in esilio, capace di rifiutare una nomina di deputato per tener fede agli ideali repubblicani, morto povero e sotto falso nome a Pisa-, si rivolterebbe nella tomba) e parlare della necessità di pluralismo e rappresentanza dentro il Pd (significando che anche io devo avere qualcosa) e infine di attenzione alle minoranze qualificate (siamo pochi, però possiamo dare fastidio e votare contro per cui dateci almeno qualcosa che conti e valga).
    Debbo però confessare che pur avendo mangiato ciambella e bevuto vino insieme a Roberto Balzani diverse volte, lui non mi ha mai promesso niente, se non di essere onesto, corretto, di voler innovare nella politica forlivese, di badare al merito e non alle amicizie e di voler fare l’amministratore per un perido definito (e non a vita) con l’obiettivo del bene comune e non degli interessi di qualcuno.
    Miseria! Mi son fregato da solo! Adesso non potrò più chiedere nulla e la mia idea di fare come Buffadini fondando una corrente per alti ideali politici va a ramengo e non otterrò nulla.
    Purtroppo non sono un politico di lungo corso e non ho la berlusconiana abilità di Buffadini di voler sempre essere al centro dell’attenzione per il proprio interesse personale. Ma nel Pd c’è necessità di queste persone?
    raffaele barbiero, forlì, 30.07.2010

  6. Sara Samorì 18 agosto 2010 09:04

    Samorì (Pd): Il sudore della volontà; dedicata a Fabio

    E’ di qualche giorno fa la notizia che un atleta, Fabio Scozzoli, cresciuto nel vivaio della piscina comunale di Forlì, è ora campione europeo nei 50 metri rana. La gioia è tanta rispetto alla testimonianza di un giovane, di talento, che è riuscito in un traguardo importante laddove molti giovani tutt’ora aspirano con il riconoscimento della loro volontà e capacità. Un futuro fatto di speranze, di ideali, di impegni e riconoscimenti. Un futuro che ancora oggi non è garantito con pari opportunità. Speranze e ideali che i campionati europei di nuoto di questi giorni ci restituiscono al loro apice.

    L’importanza della pratica sportiva esplode in questa coscienza: regalarci la stagione degli entusiasmi e delle speranze, ma anche della responsabilità, del lavoro di squadra, della disciplina, della partecipazione, certo della sofferenza, ma anche dello slancio e del sentimento. Non a caso, la pratica sportiva è considerata universalmente la più evidente dimostrazione dell’evoluzione della cultura e dei costumi dei vari popoli. Portatrice di sani principi tra i quali la tenacia, il merito, la partecipazione e la socializzazione. Sani ingredienti che la politica e la società dovrebbe mutuare dalla pratica sportiva. Senza dimenticare il suo pregio e declinazione “sociale” : fare dei legami, che uniscono gli appartenenti ad una stessa squadra, associazioni di solidarietà, laddove il senso di appartenenza ad un gruppo nasce dalla collaborazione fra i vari membri che imparano a contare sugli altri oltre che su loro stessi; e nella differenza, che diventa la forza e la magia dello sport.

    Grazie Fabio, per averci dato attimi di sentimento, momenti di speranza. Dimostri oggi di essere testimone che l’impegno viene premiato e, certo, se vogliamo, con una piccola dose di “predestinazione”, ma alle spalle le basi solidi del merito, delle capacità, della volontà e del riconoscimento da parte dei tuoi sostenitori. Una rigenerazione che la politica in particolare dovrebbe mutuare dallo sport dove le capacità, la disciplina, l’esperienza e il talento non sono secondi, per spontanea autorevolezza della Natura, alla parzialità.

    Sara Samorì
    Consigliere comunale Pd

  7. Marta Badalotti 20 agosto 2010 15:30

    Il rischio è di non dar peso a queste notizie perchè ci stiamo abituando a tutto…

    NOTIZIA TRATTA DALL’ESPRESSO del 30/6/2010

    La Brambilla nomina tre giovani di belle speranze all’Aci

    Il ministro mette ai vertici dell’Aci tre manager che si sono fatti da soli. Uno è il suo fidanzato, il secondo è il figlio di La Russa e il terzo è il pargolo del consulente berlusconiano Bruno Ermolli.

    Trovare lavoro ai giovani e valorizzare i loro talenti è una missione nobile e importante: basta con questo Paese dominato dagli ultrasettantenni. E nessuno meglio di Maria Vittoria Brambilla - una vita a sgambettare nelle discoteche prima di diventare misteriosamente ministro - è consapevole dell’esigenza di un ricambio generazionale in questo Paese.

    Avendo preso molto sul serio questo suo impegno, la signora Brambilla ha appena trovato lavoro a due giovani - non ragazzini, ma insomma under 40 - molto bravi e promettenti. Uno si chiama Massimiliano, ha 38 anni ed è un simpatico ragazzo che…

    ama le camicie rosa e le cravatte azzurre, già noto negli ambienti accademici internazionali per essere stato fidanzato con Cristina Dal Basso del Grande Fratello, accanto alla quale è apparsa sulle pagine del settimanale “Chi”.

    Da ieri, l’ottimo Massimiliano è commissario straordinario dell’Aci, l’umile lavoro che gli ha appunto trovato la signora Brambilla, nella sua qualità di ministro del Turismo. Si ignora al momento l’entità della sua retribuzione ma si ha motivo di ritenere che Massimiliano non avrà il problema di arrivare a fine mese.

    Del tutto casuale, ovviamente, il fatto che Massimiliano sia figlio dell’imprenditore Bruno Ermolli, uno degli imprenditori italiani più potenti e vicini a Berlusconi, che da anni ricopre cariche di ogni tipo a Mediaset e in Mondadori, oltre ad avere le mani in pasta in tutti i business pubblici-privati italiani (dalla vendita di Alitalia all’Expò di Milano, dalla Scala alla Bocconi).

    Siccome tuttavia si sa che ai giovani piace stare insieme, la Brambilla ha pensato che sarebbe stato crudele lasciare il giovane Ermolli da solo all’Aci.

    Ecco che allora nella squadra del giovane neocommissario il ministro ha subito inserito anche un altro ragazzo di ottime speranze, tale Geronimo, un trentenne che ha in comune con Ermolli junior la passione per le ragazze uscite dal Grande Fratello (è finito sui giornali di gossip insieme a Vanessa Ravizza) e più di recente è stato fidanzato con la bionda di ottima famiglia Micol Sabbadini.

    Già frequentatore dei locali di corso Como e dintorni (parliamo sempre di Milano, naturalmente) il giovane Geronimo è un grande amante del mare e poco tempo fa ha rilasciato una penosa intervista spiegando che la sua nuova barca «ha il teak esteso sia nella spiaggetta sia dentro il pagliolato», e lui «ha scelto personalmente il logo sullo scafo». A Geronimo, che è un ragazzo dai valori semplici, piace però soprattutto frequentare gli amici: in particolare Paolo, Barbara, Giovanni e Francesca, che di cognome fanno rispettivamente Ligresti, Berlusconi, Tremonti e Versace. Ah, anche Geronimo in effetti avrebbe un papà piuttosto famoso e potente - al momento fa in ministro della Difesa e si chiama Ignazio La Russa - ma sarebbe ovviamente una calunnia comunista affermare che questo abbia qualcosa a che fare con la sua nomina all’Aci.

    Anzi, c’è la certezza assoluta che Brambilla abbia scelto i nuovi boiardi solo con criteri meritocratici, basandosi sulle competenze e non sulle parentele. E questo perché Brambilla è una che prima di nominare qualcuno vuole conoscerlo bene, molto bene. Talvolta benissimo.

    Non si spiega altrimenti perché accanto a Massimiliano e Geronimo il terzo nome elevato nella nuova governance dell’Aci sia quello di Eros Maggioni, 42 anni ottimamente portati, odontotecnico e piccolo imprenditore di Calolziocorte, in provincia di Lecco. Amante dell’equitazione, uomo dal carattere schivo che raramente si fa vedere fuori da Calolzio, è il fidanzato della Brambilla da 19 anni.

  8. Tatiana Gentilini 21 agosto 2010 16:34

    La destra allo sbando e i silenzi di Rondoni

    Il governo nazionale, quello della destra ricca, potente e
    faccendiera, del “ghe pensi mi”, forte in Parlamento di una
    maggioranza di oltre 100 deputati, mai vista in 60 anni di repubblica,
    dopo appena due anni è alle corde. Discute di questioni private e non
    dà risposte alla crisi, alle questioni del lavoro, alla drammatica
    questione generazionale. Taglia solamente ai servizi.
    La situazione di grave crisi del Paese genera peraltro il pericoloso
    diffondersi dell’illegalità, a tutti i livelli, e in tutte le aree del
    paese.
    Una certa anima del PDL, la cofondatrice del partito del predellino,
    Alleanza Nazionale ha ingoiato rospi di non poco conto in questi anni,
    fino a quando un residuo barlume di senso dello Stato e di amore per
    la democrazia – o di scaltro opportunismo? – ha fatto rinsavire
    Gianfranco Fini, che ha dovuto ammettere che così, con la legge
    bavaglio poi, si era davvero raggiunto il colmo, quel limite oltre il
    quale l’onorabilità del politico Fini e dei suoi sarebbe stata
    compromessa.
    E la Lega Nord? Collocatasi stabilmente a Roma e nelle sue logiche è
    compagna di merende del premier, fa gli interessi del capo anziché
    quelli del territorio (basti pensare ai profondissimi tagli alla
    scuola, alla mobilità, agli enti locali). Troppo tardivo è stato forse
    il risveglio di Fini: alcuni dei suoi fidati colonnelli avevano già
    lasciato l’idealità di una destra europea e democratica, abbagliati
    dal potere e dagli affari del primo ministro. Non è consolante sentire
    ora le argomentazioni di Bocchino, Urso e degli altri finiani contro
    lo strapotere mediatico del sig. B., che lancia contro Fini prima e
    contro il Presidente Napolitano attraverso i giornali di proprietà e
    parlamentari impegnati in alti organismi attacchi sconsiderati e
    devianti, lesivi delle più alte cariche dello Stato, ultimo il
    gravissimo attacco al Viminale che ha prodotto la giusta e ferma
    reazione del Presidente.
    Questo avviene a livello nazionale, ma a livello locale che succede?
    Il PDL forlivese è scosso dal ciclone Carboni e Alessandro Rondoni fa
    finta di nulla, Lega e Ragni lanciano attacchi alle azioni proposte
    dall’Assessore al Welfare Davide Drei per la maggiore integrazione
    culturale dei cittadini di cultura islamica e Rondoni ancora fa finta
    di nulla, il bilancio comunale è taglieggiato dalla manovra di
    Tremonti e Rondoni che dice… ancora nulla. La Lega lancia anatemi
    razzisti, chiede a livello locale impegni e azioni che competono al
    governo nazionale si esalta con le proposte di Morrone di porre la
    bandiera della Regione Romagna fuori dagli uffici pubblici e Rondoni
    che fa e che dice? Ancora nulla.
    Da tempo si bea in un ruolo ristretto, si comporta, politicamente
    parlando, da ragazzo indeciso, che ancora non ha scelto bene da che
    parte stare, soprattutto quali compagni di strada scegliere per
    rispettare se stesso: quelli del PDL sono per le politiche d’affari
    (da Carboni a Verdini e ai loro agganci ramificati in tutto il
    territorio); quelli di parrocchia, ai quali deve le sue fortune, i
    ciellini per intendersi, mischiano anche loro fede, affari e politica
    per la pura conquista del potere utile ad una loro democrazia, una
    democrazia parallela dal sapore integralista ed escludente, ma
    soprattutto dedita agli affare e ai profitti; quelli della Lega lo
    hanno esautorato, i superstiti del PRI vaneggiano di cadute di governi
    locali al seguito di quello nazionale (senza considerare che i loro
    consensi sono letteralmente crollati); l’UDC forlivese dice di
    sostenere Rondoni, ma poi Casini a Roma che cosa deciderà?
    La novità a destra è ora la boutade estiva di Marino Bartoletti che,
    reduce dai campionati mondiali di calcio, dopo un periodo di riposo,
    si candida a fare il Governatore della Regione Romagna, giocando
    d’anticipo di fatto e scavalcando anche le mire di Rondoni, sindaco di
    Forlì mancato e anche oppositore costruttivo mancato. Continui pure ad
    attaccare la Giunta Balzani su quisquiglie e pinzillacchere, e
    continui a negare, coi suoi sodali, la verità sotto gli occhi di
    tutti: il fallimento del Governo Berlusconi, il peggiore governo della
    storia della Repubblica, incapace di affrontare i problemi dei
    cittadini comuni perché dedito alla risoluzione delle questioni di
    pochi, ricchi e potenti.

    Tatiana Gentilini, Direzione Unione territoriale PD Forlì

  9. giliana mercatali 29 agosto 2010 20:22

    Leggo sulla stampa che il Sindaco gradirebbe avere cittadini che hanno idee da proporre.Io ne avrei molte a costo zero.Purtroppo però sono stata emarginata a causa della mia esperienza pregressa acquisita in tanti anni di lavoro alla segreteria del vecchio Onorevole Pinza.Spiace dover constatare le contraddizioni profonde di tutto ciò che si accredita come nuovo.Spiace anche non poter dare contributi di idee per lo sviluppo della città.Senza rancore ma con la profonda convinzione che la resipiscenza è la base per il progressoe la convivenza civile.Giliana Mercatali ex PD ex votante ma con freschezza e chiarezze di idee

  10. Marilena Tesei 1 settembre 2010 07:36

    segnalo questo interessante articolo

    La velina islamica

    di GAD LERNER

    CI MANCAVA la velina islamica, dopo la donna tangente. Degna commistione fra due paesi mediterranei diversamente retrogradi, ma entrambi contraddistinti dall´abitudine a trattare la femminilità come ornamento del potere. Naturale quindi che anche la velina islamica sia vincolata alla consegna del silenzio, come il suo corrispettivo che va in onda a ogni ora del giorno e della notte sulle tv del belpaese. Il silenzio è requisito della sottomissione, e come tale lo impone la zelante agenzia Hostessweb, pena il mancato pagamento delle centinaia di ragazze scritturate a modica tariffa, confidando sul loro bisogno di lavorare.
    La religione, com’è ovvio, non c’entra nulla. Nessun buon musulmano prende sul serio Gheddafi, né il suo appello alla conversione islamica dell’Europa. Se davvero la suprema Guida della Jamahiriyya fosse mosso da intenti di proselitismo, avrebbe convocato intorno a sé un pubblico misto di interlocutori, non si sarebbe rivolto a un’agenzia di hostess precisando che servivano signorine bella presenza, provocanti ma non troppo, secondo il gusto maghrebino.

    C’entra invece, eccome, il bisogno di dimostrare che la grazia e la sensualità possono essere comprate col denaro. Il dittatore libico si rivolge al suo popolo prospettandogli la meraviglia delle belle donne da marito di cui l’Italia è percepita anche laggiù come il giacimento. Lui può permettersele, i suoi sudditi vedremo.
    Nessuna altra capitale europea avrebbe tollerato il ripetersi, per tre volte in un anno, di una simile esibizione. Ma l’Italia è la patria delle veline, dove d’estate è normale che un sedicente rivoluzionario autore televisivo impieghi pure anziane signore nella parodia ossessiva dell’avanspettacolo, e dove perfino il capo del governo rincorre il mito dello sciupafemmine per sentirsi amato. Perché negarci dunque l’eccesso fantasioso della velina islamica?

    Nonostante gli oltre quarant’anni ininterrotti al potere, in fondo Muammar Gheddafi resta pur sempre meno anziano rispetto al nostro presidente del consiglio. Hanno in comune la maschera patetica di chi insegue la longevità con camuffamenti giovanilistici. Da questo punto di vista, sono leader intercambiabili.
    Se oggi Berlusconi minimizza di fronte allo squallore dei raduni di giovani femmine italiane sottomesse, che Gheddafi non oserebbe mai convocare in un santuario di preghiera islamica, e si limita a definirli “folklore”, non è solo per imbarazzo diplomatico. Lui che per anni ha esercitato un indubbio potere seduttivo sulla maggioranza delle donne italiane, soffre di una vera e propria mutilazione culturale: vittima del suo stesso anacronismo, gli è preclusa la sensibilità necessaria anche solo a figurarsi le donne al di fuori di una dimensione subalterna. Gli verrebbe più facile parlare arabo che notare un evidente problema nazionale come la dignità femminile calpestata.

    Ora Gheddafi, aspirante colonizzatore di Roma, viene a dirci che in Libia le donne sono più libere che in Occidente. Immagino che lui e il nostro premier scherzeranno, in privato, di tale fandonia. Per quanto tempo ancora?

    (31 agosto 2010)

    LiberoVideo - Video presenti in questa mail
    Caricamento …
    Si è verificato un errore contattando il server. Riprovare più tardi. YouTube - Video presenti in questa mail
    Caricamento …
    Si è verificato un errore contattando il server. Riprovare più tardi.

  11. raffaele barbiero 5 settembre 2010 15:27

    Il porta a porta: incominciamo.

    Comune di Offida, provincia di Ascoli Piceno, Regione Marche. Abitanti 5.300 distribuiti su un territorio di 50 km quadrati.
    A fine 2008 l’amministrazione di centrosinistra dà il via alla raccolta porta a porta dei rifiuti. All’epoca il costo del conferimento in discarica era di 62 euro la tonnellata, oggi di 82 euro con un aggravio di costo per i Comuni che non raggiungono la percentuale di raccolta differenziata prevista per legge.
    Sono passati dal 18% di rifiuti raccolti in modo differenziato al 51,2% in 2 anni.
    Hanno diviso l’area comunale in due zone. Raccolgono l’indifferenziato, la plastica, la carta e il cartone, il vetro e le lattine 1 volta alla settimana, l’organico 2 volte che diventano 3 nella stagione estiva. Utilizzano una ricicleria (le nostre isole ecologiche) per quei rifiuti che non possono essere conferiti nel porta a porta.
    Mi segnalano che hanno dovuto predisporre un attento studio, servendosi di consulenze specializzate nel settore, per predisporre il tutto, tenendo conto della realtà del territorio produttivo, fatto di piccole imprese artigianali, di commercio e di agricoltura; della tipologia degli utenti (pensionati, cittadini stranieri -circa il 10%-, single e famiglie); delle caratteristiche delle abitazioni, dalle case coloniche ai condomini. Per esempio per diversi anziani e per le famiglie con figli piccoli hanno predisposto un servizio di raccolta speciale per pannoloni; per i cittadini stranieri, soprattutto i cinesi, un’attenzione specifica per spiegare ed organizzare la raccolta. Per l’indifferenziata hanno verificato un problema nell’utilizzo dei sacchetti per la presenza di involucri oleosi (che avvolgono carne, pesce, affettati) in quanto attirano animali randagi.
    Infine hanno puntato molto sulla comunicazione con una campagna specifica rivolta principalmente alle donne (individuate come “gestore” predominante della problematica dei rifiuti nelle abitazioni) e che si rifà alla tradizione e alla cultura del luogo. Infatti la loro campagna è centrata sul “tombolo” un ricamo di merletti che utilizza una tecnica detta della ‘raccolta’. La comunicazione viene svolta con diverse modalità e anche con un piccolo per indicare dove questi vanno smaltiti, inoltre mi ribadiscono l’importanza che la comunicazione sia un elemento costante che non termina con la fase iniziale di lancio del porta a porta.
    In conclusione mi dicono che, dopo aver predisposto adeguatamente il progetto con tutti i soggetti coinvolti nell’opera (fondamentale il gestore ufficiale del trattamento dei rifiuti -da noi il Gruppo Hera S.p.A.-), l’importante è iniziare perchè poi le cose si correggono in corso d’opera e i cittadini nella stragrande maggioranza rispondono positivamente.

    Comune di Ripatransone (AP). Regione Marche.
    Fanno la raccolta differenziata e danno dei buoni in euro da spendere in un elenco di negozi e servizi convenzionati. Per ogni 10 kg di rifiuti conferiti danno 2 euro, per 20 kg 4 euro e per 50 kg 10 euro in buoni. Nel 2009 hanno adottato il Dibawatt, una tecnologia di risparmio energetico per l’illuminazione pubblica.

    Comune di Forlì. Azienda Gruppo Hera SpA. A fine luglio 2010 ricevo la bolletta dell’igiene ambientale dove mi vengono riconosciuti 23,77 euro (cifra indicata senza specificare nessun tipo di voce conferita e l’importo relativo) a fronte della consegna alle isole ecologiche di Forlì di 627,90 kg di rifiuti di vario tipo nell’arco dell’anno 2009. Hera possiede a Forlì un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti (più correttamente di incenerimento) della capacità di 120.000 tonnellate all’anno.

    Concludo affermando che se vogliamo fare un servizio all’ambiente, ai noi stessi e al nostro futuro dobbiamo imboccare la strada della raccolta porta a porta con decisione, facendo pagare lo smaltimento dei rifiuti in modo esatto e puntuale a chi i rifiuti li produce e non li differenzia per ‘xy’ ragioni; sapendo che i rifiuti non sono rifiuti, ma una risorsa, economica e culturale.

    Raffaele Barbiero, Forlì, 5.09.2010

  12. Thomas Casadei 7 settembre 2010 11:28

    Mobilitazione permanente contro il massacro della scuola pubblica

    50 mila classi senza insegnanti, 1600 scuole senza presidi, 8 miliardi di euro in meno in tre anni e 170 mila docenti e dipendenti della scuola pubblica lasciati per strada dopo anni di lavoro. Benvenuti nell’Italia di Berlusconi, di Gelmini&Tremonti, della Lega che ormai è in tutto e per tutto “ladrona” (di futuro e di fondi per gli enti locali). Nella nostra provincia, nonostante tutte le istituzioni con enormi sacrifici facciano di tutto per porre rimedio in concreto a questa situazione, ciò significa meno insegnanti e, solo per fare pochi esempi, impossibilità per il Centro territoriale permanente di far fronte alle esigenze del territorio ed enorme fatica nello sviluppare percorsi di integrazione (quanto mai necessari, specie – ma non solo – nei comuni di montagna).
    Si sta assistendo al più grande licenziamento di massa mai avvenuto nel nostro Paese. Ma come afferma il ministro Gelmini: “il governo non è onnipotente e non può tutto. Siamo in un momento di crisi e occorre razionalizzare le risorse al meglio”. Qual è la brillante idea del ministro per rimediare, a sua detta, al terribile errore dei precedenti governi “di sinistra” (bugia evidente: con riferimento agli ultimi dieci anni in Italia governa la destra da otto)? Impacchettare migliaia di docenti e senza nemmeno francobollarli, spedirli a destinazione ignota rifiutando perfino di incontrare “questa schiera di facinorosi strumentalizzati dall’opposizione”. Si vergogni il Ministro Gelmini solo per le parole che ha pronunciato rispetto a lavoratori che meritano prima di tutto rispetto e ascolto.
    Dato che la mia formazione – come quella della stragrande maggioranza dei cittadini italiani - deriva da studi compiuti in scuole pubbliche, mi risulta difficile capire il senso di questa razionalizzazione che, a fronte di tagli così imponenti alla scuola, prevede invece un aumento pari a 70,2 milioni di euro in più rispetto al previsionale del 2009 sul 2010 in armamenti militari (!), nonché opere faraoniche e disastrose per l’ambiente come quella del ponte sullo stretto. Per non parlare poi delle spese di rappresentanza per le veline nella sceneggiata indegna al servizio del dittatore libico Gheddafi.
    Spieghi, quindi, il ministro Gelmini a genitori, famiglie e alunni: è questo che intende per razionalizzazione delle spese?
    Come ha detto una delle tantissime brave insegnanti del nostro paese Mila Spicola (Professoressa dello Zen di Palermo): “Che lo dica a tutti la Gelmini che il fondoschiena vale più di due lauree… La smettano lei e Tremonti di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi se ne vergognino”. E la smettano di dire bugie coloro che anche nel nostro territorio, regionale e locale, parlano di vicinanza alle famiglie, ai bisogni dei territori: la destra e la Lega tagliano il futuro, rendono la società più ignorante e insicura. E investono in armi, al servizio di pochi potenti.
    Per queste ragioni occorre mettere in atto la più grande campagna di mobilitazione che la storia repubblicana abbia mai conosciuto nel nostro paese: è l’ultima occasione per una riscossa civile e morale, che riparta dalla scuola pubblica e dalla carta costituzionale. Saremo ovunque – davanti alle scuole, nei bar, alle fermate degli autobus, nelle stazioni, in rete – a dire che rispetto ad uno spettacolo indegno, vogliamo voltare pagina: più investimenti alla scuola, alle pari opportunità e al merito, per il rispetto dei principi fondamentali della Repubblica democratica. Lavoriamo ogni giorno per un’altra Italia: una Italia che ami la scuola, gli insegnanti, gli studenti, il sapere. Spegniamo le televisioni del capo e occupiamo pacificamente ogni luogo pubblico, per la scuola pubblica, mai come ora assediata e massacrata.

    Thomas Casadei – Cons. reg. Pd (Comm. Scuola, Lavoro, Cultura, Turismo, Sport)

  13. maria maltoni 15 settembre 2010 07:14

    FRED: UNA PROPOSTA PER SOSTENERE IL LAVORO E L’ECONOMIA
    reddito “ponte” tra i lavori e progetti ecosostenibili per combattere la disoccupazione

    Alcuni giorni fa nel corso di un confronto svoltosi a Forlì, l’economista Filippo Taddei ( collaboratore de L’Espresso e di altre testate giornaliste) ha presentato FRED, il Fondo
    Regionale dell’Emilia Romagna contro la disoccupazione. Un fondo che dovrebbe essere gestito dalla Regione, in collaborazione con l’INPS, che interverrebbe per i lavoratori che non hanno diritto alla indennità di disoccupazione “ tradizionale”. Si tratta di una proposta importante nella fase di crisi attuale, ma che consentirebbe più in generale di sostenere i redditi dei disoccupati dando risposte al meccanismo inceppato del nostro mercato del lavoro, diventato flessibile – anche troppo- ma in gran parte privo di ammortizzatori sociali. Si eviterebbero così i drammi sociali dovuti al fatto che moltissimi lavoratori , in particolare con contratti “ atipici”, sono privi di ogni tutela e moltissimi giovani, ma anche molte famiglie rischiano di piombare nella povertà in modo ricorrente, ogni volta che un lavoro termina. Questa situazione è esplosa con la crisi: lo vediamo anche a livello comunale: aumentano le richieste di sussidio e di revisione delle tariffe dei servizi e per la prima volta ci sono mamme che rinunciano al posto all’asilo nido perché non hanno più lavoro.
    I bassi salari e la mancanza di una indennità di disoccupazione per tutti, non solo sono tra le cause della povertà di molti italiani, soprattutto donne e giovani, ma rendono asfittici i consumi e da anni questo elemento incide in modo pesante sulle possibilità di crescita del mercato interno, dal quale dipende la maggioranza dei tre milioni di piccole imprese italiane, che anche a Forlì costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo.
    Condivido del tutto lo spirito della proposta, infatti il FRED sarebbe uno strumento di equità sociale, che renderebbe il nostro mercato del lavoro più vicino a quello di altri paesi europei più avanzati. Oltre al sostegno alla disoccupazione, però vanno messi in campo i progetti che possono far crescere l’occupazione, in particolare giovanile e femminile. Io vedo un futuro “dolce “ per Forlì : filiere produttive eticamente sostenibili e turismo culturale per ridare un’anima alla nostra città.Oggi non è più tempo di progetti faraonici perché lo stato della finanza locale non lo consente più. Ma per cambiare occorre avere una visione del futuro e questa amministrazione ce l’ha. Sta partendo in questi giorni la prima rivoluzione ambientale con il porta a porta, che modificherà sostanzialmente le abitudini di ognuno di noi, non solo nello smaltire i rifiuti, ma nel modo di consumare. Si stanno mettendo a punto progetti pilota per l’uso delle energie alternative, per la filiera del riciclo dei materiali, per una edilizia ecologicamente sostenibile che metta al primo posto il riuso, anziché il consumo ulteriore di territorio. Il nostro centro storico dovrà diventare il fulcro di attività collegate al turismo ed alle eccellenze dell’enogastronomia e dell’artigianato artistico. Tutte attività in cui la presenza femminile è alta e non dimentichiamo che ogni 100 donne occupate, si produce un indotto di 17 posti nuovi di lavoro nei servizi ( stima Sole 24 Ore). Equità e responsabilità sociale dell’impresa , sono un binomio che non può essere disgiunto se vogliamo una crescita economica duratura nel tempo.

    Maria Maltoni

  14. Gianmaria Zamagni 25 settembre 2010 21:29

    Direi che c’è soprattutto da rammaricarsi che l’Italia politica - con nessuna o quasi delle sue componenti -riesca a tutelare e a difendere le proprie eccellenze.
    Manca soprattutto la “visione”, come diceva Prodi già 15 anni fa: capire il perché si investe sulla ricerca.
    Potrei dire, autorefenzialmente, del ritrovato ruolo politico delle religioni, dell’islam come della chiesa cattolica. Per o contro i diritti umani per esempio. O nelle guerre. Ma si può parlare di energie alternative, di terremoti, protezione della biosfera, ecc.
    Il mio caso è questo: qui ho un posto d’eccellenza per due anni più cinque, uno stipendio doppio rispetto all’Italia, libertà di ricerca, e a disposizione decine di migliaia di euro per progetti, viaggi, ecc.
    La fantasia italiana, unita a una buona dose di “officina” naturalmente, qua viene premiata eccome.
    Perchè dovrei rientrare in Italia e per quale offerta?
    Guardare all’Italia sconforta, e viene da credere che ci si tornerà, semmai, più felicemente in vacanza.

Scrivi un commento

220 Aruba FTP Server