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Archivio per 'Dibattiti (cultura e politica)' Categoria

Culture politiche che si confrontano

Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna
Venerdì 3 ottobre 2008 - ore 17.30
Sala Conferenze - I Portici Hotel Bologna, Via dell’Indipendenza, 69

Culture politiche che si confrontano. DIalogo sul Partito Democratico
introduce Walter Vitali

Domenico Cella (Istituto De Gasperi), Mario Chiaro (Istituto De Gasperi), Mario Del Pero (Istituto Gramsci), Michele La Rosa (Istituto De Gasperi), Giuseppina Muzzarelli (Istituto Gramsci)

ne discutono con Salvatore Caronna e Goffredo Bettini

All’incontro partecipano:
Walter Vitali, parlamentare del PD
Domenico Cella, Presidente dell’Istituto De Gasperi
Mario Chiaro, giornalista del Centro Editoriale Dehoniano di Bologna
Mario Del Pero, docente di Storia americana dell’Università di Bologna, del CdA dell’Istituto Gramsci
Michele La Rosa, docente di Sociologia del lavoro dell’Università di Bologna
Giuseppina Muzzarelli, docente di Storia medievale dell’Università di Bologna, del CdA dell’Istituto Gramsci
Salvatore Caronna, Segretario regionale del PD
Goffredo Bettini, Coordinatore nazionale dell’iniziativa politica del PD

La discussione si prefigge di affrontare tra gli altri i seguenti temi: la democrazia politica,
la questione cattolica, i modelli di partecipazione, il lavoro, la formazione e la scuola

Per informazioni:
Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna tel. 051231377 – 051227971 email eventi@iger.org
Istituto regionale “Alcide De Gasperi” tel. 3403346926 email istituto@istitutodegasperibologna.it

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Una scuola per il futuro

I tagli alla scuola primaria, proposti dal governo, fanno arretrare il livello dell’educazione della prima infanzia; da più parti è stato detto, e con ragione, che così si colpisce la scuola elementare, l’unica che in Italia ancora funziona; tuttavia, l’inadeguata reazione si è dimostrata scarsamente incidente, perché al centro si pone il licenziamento (quantitativo) di settanta-ottantamila precari.

Così come ci hanno insegnato i grandi educatori, la scuola elementare funziona perché si richiama all’alto principio socratico dell’educazione, che viene prima dell’istruzione; da ciò discende il ruolo dell’insegnante, quando sa stimolare le domande degli alunni, sollecita le loro curiosità, la voglia di conoscere, aiuta il formarsi delle loro personalità e l’autostima, arma formidabile di difesa contro le insidie esterne.

In sintesi, il moderno Mentore, deve avere cura della persona prima dei programmi; si dirà: ma questo progetto è stato nel passato gestito dal maestro unico; è vero ma oggi, l’alunno porta nella mente e nello zaino tutto il bagaglio disorganico privo di senso di una società tecnologica, terribilmente consumistica, che disorienta innanzitutto la famiglia e crea difficoltà allo stesso corpo insegnante, il quale, fra l’altro, si trova a gestire una scolaresca multietnica; da qui sorgono domande complesse dell’alunno, stimoli esterni fra loro contraddittori che rischiano di fare dello scolaro il mezzo e non il fine.

Di fronte a questa devastante e permanente rivoluzione di costumi e di valori non è più sufficiente la figura tradizionale dell’insegnante, al suo posto s’impone una vera e propria equipe di docenti, in grado di coagulare l’insieme delle sollecitazioni degli alunni con i loro dubbi e le loro incertezze.

Oltre duemila anni dopo Socrate, un grande illuminista Jean-Jacques Rousseau, mutuandone il pensiero affermava: ”Per insegnare il latino a Giovannino (che può essere figlio, nipote o vicino di casa) non basta conoscere il latino bisogna soprattutto conoscere Giovannino”.

Su questi principi si deve sviluppare anche nella nostra comunità il dialogo-confronto di come difendere, arricchire la nostra scuola elementare, alla luce del pensiero della migliore tradizione pedagogica di cui godiamo l’eredità e sulla base dell’esperienza maturata dal nostro ordinamento scolastico.

Angelo Satanassi

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Riceviamo e pubblichiamo: Viviamo nel tempo della malafede

Due terzi dei pensionati Inps hanno una pensione inferiore agli 800 euro, il potere d’acquisto dei salari è uguale a quello del 1993, l’80% dei lavoratori dipendenti ha uno stipendio che non supera i 1300 euro. L’ha detto il Governatore della Banca d’Italia Draghi pochi giorni fa. Grazie all’Euro l’Italia non è alla bancarotta, ma grazie all’assenza di controlli sul cambio dell’euro una grande parte del reddito si è spostato dalle tasche dei lavoratori dipendenti e dei pensionati a quelle dei grandi industriali. Un terzo del nostro paese non riesce a decollare perché gli abitanti di intere regioni sono taglieggiati dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta e il lavoro nero è sempre più diffuso. Questa è la realtà.

Ma viviamo nel tempo della malafede. Persino la realtà viene ignorata. Ci sono stati tempi nella storia, anche recente –e c’è tra noi chi ancora li ricorda- in cui la menzogna detta e ripetuta ha portato il sonno della ragione nella mente di interi popoli. L’invenzione del capro espiatorio è sempre stato lo strumento privilegiato del potere per ingannare i cittadini.

E così ogni giorno dobbiamo fare i conti con la “Grande Bugia”: convincere gli italiani che il problema sono i Rom e gli extracomunitari. Deviare il rigore della legge e la rabbia della gente contro nemici immaginari è due volte criminale: perché aizza l’odio irrazionale e non scalfisce minimamente le vere cause dei problemi. Non c’è nessuno che fa venire gli extracomunitari. Vengono da soli. In base a leggi elementari, le stesse che hanno spinto milioni di italiani a riempire le miniere del nord Europa o a solcare tutti gli oceani solo un secolo fa.

E l’Italia non può farne a meno. Che ci piaccia oppure no, che siamo d’accordo oppure no.
Centinaia di migliaia di famiglie hanno la necessità estrema di persone che prestino servizi di cura per anziani non autosufficienti o soli o in precario stato di salute. Migliaia di ditte edili e di industrie di ogni tipo chiuderebbero in 24 ore senza la mano d’opera straniera. La nostra popolazione, invecchiata e con pochi figli, non è in grado da sola di far fronte alle necessità di un paese industriale. Senza l’immigrazione la decadenza dell’Italia sarebbe rapidissima in ogni campo. E’ una verità semplice, è scritta nei dati, è verificabile nei fatti.

Chi vuol convincere l’opinione pubblica a credere che si possa fare a meno dei lavoratori di altri paesi racconta una grande bugia e promette cose stupide e impossibili. L’immigrazione non può essere fermata. Ed è contro l’interesse del nostro paese fermarla. L’immigrazione va governata. I nuovi cittadini che abitano, lavorano e vivono in questo paese insieme a noi devono vedere riconosciuti i loro diritti e devono rispettare i loro doveri.

Rispetto a questi processi le buone prassi di cittadinanza del nostro territorio, oltre la logica dell’emergenza, dovrebbero avere ancora più sostegno da parte delle istituzioni e maggiore risalto sui mezzi di informazione: esse sono l’esempio che è possibile coltivare la speranza anziché seminare paure.

Thomas Casadei (Ist. Gramsci Forlì), Michele Drudi (Pres. Arci Forlì), Raoul Mosconi (Vice-Pres. Acli Emilia-Romagna), Luciano Ravaioli (Pres. Acli Forlì-Cesena), Massimo Tesei (mensile “Una Città”).

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Pierluigi Castagnetti: una nuova tenda per la politica italiana

Edizioni Diabasis

Istituto Gramsci Forlì

Organizzano:

Una nuova tenda per la politica italiana

Alla Festa Provinciale dell’Unità del Partito Democratico di Forlì

Dialogo a partire dal libro di Pierluigi Castagnetti

La nuova tenda (Diabasis)

Venerdì 11 luglio alle 21.15, alla Festa Provinciale dell’Unità del Partito Democratico di Forlì, presso il Giardinetto (via Punta di Ferro, zona Fiera) un appuntamento politico-istituzionale di grande rilevanza, specie nell’attuale periodo di intenso dibattito e fermento: Pierluigi Castagnetti presenterà il suo libro La nuova tenda (Diabasis), in un incontro organizzato dall’Istituto Gramsci di Forlì. Coordinerà il dibattito, Thomas Casadei direttore del Gramsci e ricercatore all’Univ. di Modena e Reggio Emilia.

I “partiti-tenda” sono i nuovi protagonisti della politica italiana. A differenza dei vecchi “partiti-casa” o “partiti-chiesa”, la tenda è la metafora più appropriata al clima di provvisorietà che ad oggi si respira, ma dà anche, in positivo, il senso del cammino e della non rigidità dei nuovi soggetti politici.

Pierluigi Castagnetti, uno dei maggiori esponenti del cattolicesimo democratico, ripercorre nel libro La nuova tenda, da poco pubblicato da Diabasis, il lungo cammino che ha portato alla nascita del Partito democratico, identificando le caratteristiche che il nuovo soggetto politico dovrebbe avere per sopravvivere con successo. E sottolineando l’importanza, per il Pd, della presenza dei cattolici: un patrimonio culturale indispensabile al centro-sinistra italiano, che il Pd deve essere in grado di conservare, in sintonia con le altre correnti di pensiero che gravitano intorno ad esso.

Pierluigi Castagnetti è stato segretario nazionale del Partito popolare italiano (Ppi), presidente dei deputati della Margherita, vice presidente della Camera dei Deputati. E’ tra i fondatori dell’Ulivo, della Margherita e del Partito democratico. Ha pubblicato per Diabasis: L’Europa e la quarta generazione dei diritti, Conoscere l’Euro e La costituzione offesa; per le Edizioni il Popolo: Un fiore e le sue radici, Viaggio al centro di un anno difficile e Un passo giusto; per Pozzi Editore: Dopo l’Euro l’Europa e Il vento aiuta chi sa dove andare; per Rubbettino: I cattolici democratici nella vita nazionale e, insieme a Savino Pezzotta, Come esserci.

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Piccoli esempi di buona televisione

Dal programma del Partito Democratico per le prossime elezioni: “Dodicesimo e ultimo punto, superare il duopolio televisivo ed approdare alla tv nell’era digitale. Di qui al 2012 deve essere applicata l’assegnazione delle frequenze secondo le direttive europee e il rispetto delle sentenze della Corte costituzionale. Va messa subito mano alle nuove regole per il Governo della RAI, con l’introduzione di una Fondazione e un Amministratore unico. Occorre, infine, stabilire un fondo per la qualità dei programmi, destinando il 2% dell’intero fatturato pubblicitario al finanziamento di produzioni di qualità”.

Domenica scorsa è andato in onda su La7  uno speciale di “Niente di personale” di Antonello Piroso interamente dedicato alle vittime delle malavita.
Un esempio di come si può fare la buona televisione.
E’ stata una puntata vera, intensa, commovente.
Il conduttore si è fatto da parte per dare spazio alla voce e ai volti dei parenti di alcune (e purtroppo erano diverse decine) vittime della malavita organizzata, in rigoroso ordine alfabetico.
Come è nello stile della trasmissione, i vari interventi sono stati inframezzati da letture di altre testimonianze tratte da libri e giornali.
Al termine un ultimo intervento di Don Ciotti, in qualità di promotore di Libera, l’associazione che da anni sostiene i parenti delle vittime di tutte le mafie e lavora per il recupero dei beni sequestrati alla malavita.

Don Ciotti ha parlato di corresponsabilità, impegno, coerenza, credibilità, rispetto delle regole. Ha citato Norberto Bobbio dicendo “La vera democrazia vive di buone leggi, ma anche di buoni costumi”. Ha detto che noi tutti dobbiamo sporcarci le mani, a cominciare dalle piccole cose, dalla quotidianità.

Cito (trascrivendo dal video): “Come si fa a parlare di educazione alla legalità quando diamo dei cattivi esempi? Chi ha un ruolo e una responsabilità pubblica ha due istanze etiche a cui deve rispondere. Una personale, ma non basta: me la vedo con la mia coscienza. Ma chi ha un ruolo pubblico ha anche un’altra istanza etica, sociale, comunitaria: deve rendere conto alle persone. Ecco allora che diventa importante non dimenticarci che nel nome della legalità, una parola a volte stanca, celebrata, ma svuotata in molti contesti del suo vero valore e significato, c’è chi si è fatto le leggi per superare i loro intrighi, i loro affari, i loro problemi. Cattivi esempi hanno una cattiva imitazione perchè poi la gente dice: fan tutti così. Mio padre ha pagato le tasse, poi un colpo di spugna e hanno vinto ancora una volta i furbi.[...] E’ una società che deve fermarsi e interrogarsi.[...] La prima mafia da combattere è proprio quella delle parole perchè a parole di legalità ne parlano tutti, ma proprio tutti. Allora io vorrei accantonare un attimo questa parola che per me è veramente un contenuto profondo che non voglio che nessuno lo sporchi. Allora parliamo di assunzione di responsabilità, di una dimensione etica [...] L’etica è la corresponsabilità degli uni verso gli altri [...] il tuo impegno per costruire dei percorsi che danno dignità alle persone. [...] E la seconda parola molto pericolosa è quando si sente parlare della società civile. A parole tutti dicono di essere civili. Io preferisco parlare di una società responsabile perchè se no diventano parole che tutti usano ma che negli anni abbiamo svuotato del loro valore e del loro significato. E allora c’è un vocabolario che deve essere un po’ riscritto per dare veramente risposta concreta a questi volti, a queste persone. [...] Questa fatica di raccontarsi e di raccontare questa sera è stato il più grande dono in questo periodo di Pasqua che potesse essere fatto in questo nostro Paese.”

E io non penso che tutto ciò riguardi solo la malavita organizzata, perchè, come ha ricordato Don Ciotti, la mafia vive grazie alla compiacenza di un certo potere politico ed economico.

Quella serata è stata la dimostrazione di come si può parlare con serietà e professionalità di problemi gravi ed importanti senza urli e insulti, senza superesperti e opinionisti onnipresenti, senza ragazze scosciate e scollate.
Chi ha costruito la puntata ha fatto un grande lavoro, difficile, dal punto di vista tecnico ed emotivo, ma poi è rimasto in secondo piano per dare visibilità a chi purtroppo troppo spesso, dopo il clamore dei primi momenti, rimane nell’ombra a vivere il proprio dolore e il proprio impegno nella lotta alla mafia.

Invito chi non ha visto in diretta la puntata, ad andare sul sito http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=nientedipersonale
e visionare i filmati della trasmissione, disponibili per intero.
Sul sito, già dalla sera stessa, sono stati inseriti tanti commenti positivi di spettatori in cui la parola più ricorrente è “GRAZIE”.
E grazie dico anch’io a gente che fa il suo lavoro con serietà, impegno ed onestà e Don Ciotti da un lato e Piroso dall’altro l’hanno fatto.

Maria Teresa Vaccari

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Riflessioni sull’importanza dell’esperienza de Latuastagione.it

Questo sito internet ha aperto i battenti alla fine dello scorso mese di agosto.

Budget molto limitato, il che significa che il suo costo totale non ha, ad oggi, superato la cinquantina di euro.

Nonostante questo i cinque mesi di attività in rete possono essere riassunti dalle seguenti cifre:

109.148 pagine consultate

21.672 visite

6.003 visitatori differenti

262 interventi pubblicati

788 commenti ricevuti

 

Occorre inoltre fare presente come queste cifre non includano tutto il lavoro che è stato effettuato fuori dalla rete Internet, gli incontri, i concerti, le manifestazioni e via dicendo. Senza bisogno di parlare del risultato ottenuto in occasione delle primarie.

Comincia tuttavia a sentirsi il bisogno di un rinnovamento e di una nuova collocazione dopo una prima e necessaria fase di transizione.

Al momento le possibilità che sono avanzate o restano possibili mi sembrano ridursi al numero di tre: 

  1. L’esperienza de Latuastagione.it trova una sua collocazione nel novero del progetto di comunicazione in rete del PD a livello locale all’interno dei territori che erano coperti dalla sua esperienza primaria. A riguardo è stato sottomesso un progetto per la trasformazione del locale sito internet del partito democratico in uno spazio aperto al pubblico e alla discussione. Il progetto, tuttavia, non è per il momento andato in porto.
  2. L’esperienza de Latuastagione.it trova una sua collocazione come circolo tematico virtuale all’interno della rosa dei circoli territoriali del nuovo partito. La proposta era stata avanzata, ricordo ad esempio un intervento a riguardo di Alessandro Pilotti, ma non sono poi giunte ulteriori novità a riguardo.
  3. L’esperienza de Latuastagione.it esce dal livello partito in senso stretto per riposizionarsi come luogo dedito sia alla riflessione politica a più ampio raggio che alla discussione pubblica degli avvenimenti e delle scelte locali di rilievo. In questo contesto il sito internet acquisisce una sua maggiore indipendenza per ristrutturarsi con una rosa di collaboratori per i vari argomenti  e per identificare una modalità semplice per coprire le spese fisse (inserimento di qualche non invasiva pubblicità contestuale o raccolta periodica di fondi tra i lettori per coprire le spese fisse).

Al momento credo che le prospettive siano queste, ma ritengo sia fondamentale rilanciare questo dibattito in maniera pubblica e aperta (quindi nel novero di tutti i nostri lettori) per avere altre idee per una potenziale collocazione. 

Occorre cominciare a discutere nuovamente: quale futuro dare ad un’esperienza senza dubbio innovativa, ma che inizia a sentirsi bloccata nella lentezza che le vecchie strutture sembrano mantenere anche all’interno del loro processo di rinnovamento.

Voi verso quale ipotesi propendereste? Quale futuro per questo spazio?

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La7 sospende “Decameron” di Daniele Luttazzi?

Questa mattina La7 ha pubblicato il seguente comunicato stampa:

La direzione de La7 ha deciso di sospendere la messa in onda dello spettacolo di satira Decameron di cui e’ protagonista Daniele Luttazzi. Con Daniele Luttazzi, si legge in una nota della 7, e’ stato stipulato un contratto che garantiva la sua piu’ totale liberta’ creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda. Di questa liberta’ era necessario fare un uso responsabile, cosa che non e’ avvenuta. infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedi’, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa la 7 collabora da anni come co-conduttore di” Otto e mezzo”. Le espressioni usate - sottolinea ancora la nota - sono palesemente in contrasto con la satira e si configurano come una provocazione alla dignita’ e all’onore personale di un nostro collaboratore. La 7, conclude la nota, si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di liberta’ e responsabilita’ verso le persone cosi’ come verso il pubblico.

In seguito a cio tutti i video presenti sul sito web dell’emittente e riguardanti il programma sono stati immediatamente resi indisponibili, cosi come il link alla parte dedicata al programma stesso. Si impone, una volta di più, crediamo una riflessione globale sul sistema televisivo, sui suoi limiti, e sulla sua libertà.

Aggiornamento 14.36:

mi permetto, dopo aver postato il comunicato di cui sopra per lanciare la discussione, di editare il post per esprimere qualche dubbio:

Fino ad ora non ci sono state altre reazioni da parte dei dirigenti di La7 né da parte di Daniele Luttazzi. Risalendo il comunicato a ieri sera il tutto mi sembra leggermente strano.

La presunta censura è arrivata ad una settimana dalla messa in onda del programma e persino dopo che lo stesso è stato messo in replica giovedi scorso.

Queste due tempistiche mi paiono, al momento, alquanto difficili da comprendere, anche se potrebbe benissimo essere casualità. Qualcuno sul sito di La7 ha parlato di una puntata, quella che sarebbe dovuta andare in onda questa sera, dedicata all’ultima enciclipa papale e spiega in tal modo la sospensione del programma. Altri sospettano una messa in scena pubblicitaria e destinata a far riflettere. La maggioranza si limita ad esprimere la propria contrarietà (qualcuno la propria approvazione) a quanto comunicato fino ad ora.

In attesa di ulteriori informazioni credo questa resti comunque un’ottima occasione per parlare di televisione e libertà e di televisione e politica. Questo anche dopo le recenti vicende che hanno coinvolto la Rai.

Buona discussione.

Simone

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Walter Veltroni al Mei di Faenza

Cari Amici desidero condividere con voi questa bella lettera di Walter Veltroni di auguri al Mei 2007. Colgo l’occasione per invitarvi naturalmente , il 23 novembre ala Teatro Masini faremo anteprima Mei con Premio Italiano Musica Indipendente (Mario Biondi, Eugenio Bennato, Massimo Bubola, Nada e tanti altri). Siete invitati se volete fare una mailing list e farmela avere con accesso gratuito. Grazie e a presto,

Giordano Sangiorgi
(Già referente Lista Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro - Faenza)

“Caro Giordano,
ti scrivo in occasione della nuova edizione del MEI, che in poco più di dieci anni è diventato un appuntamento fisso per sapere cosa c’è di nuovo sulla scena musicale italiana.

La cultura è un fattore strategico per la crescita del nostro Paese e la musica popolare è a pieno titolo parte della cultura nazionale. Tutta la musica lo è, anche quella che non va quasi mai in televisione. Il vostro meeting è per me ancora più significativo perché so che al MEI si può incontrare la realtà delle etichette indipendenti, uno dei primi scenari apertosi alle nuove generazioni. Durante questi mesi la candidatura a segretario del Pd mi ha portato a girare tutta l’Italia e in ogni città c’erano manifesti e locandine di concerti dei gruppi più disparati, in gran parte fatti da giovani. Ragazzi che cominciano a suonare nelle cantine ma che poi hanno più opportunità di una volta. Grazie a internet, che porta nel mondo alla portata di tutti qualsiasi contenuto lungo percorsi inconoscibili, fatti da 1.000 rivoli, non ci sono più solo i messaggi in bottiglia, le audizioni attese per giorni con i produttori. Oggi i ragazzi possono farcela, con un semplice computer possono trovare la strada più facile verso un palco e una platea attenta.

Quando nel 2003 avete voluto premiarmi ho mandato un video-messaggio e prima di farlo ci siamo fatti raccontare cosa succedeva a Faenza.

Mi hanno descritto la scena di una serie di giornate con migliaia di persone, espositori, artisti impegnati nei live, videomaker, scrittori, produttori. Così ho avuto l’idea di una grande e divertente confusione, ma scritto con il trattino: con-fusione dove si possono vedere i gruppi più disparati conversare con i loro ascoltatori e con quelli di altri gruppi, presentare i propri dischi non solo ai critici, quasi dei giudici, ma al popolo di chi ama la musica e agli altri artisti. Per questo ritengo che incontri come il vostro, dove si trova un patchwork di esperienze diverse, sono fondamentali: siete una grande coperta multicolore per la ricca vita culturale italiana.

La politica spesso parla ma fatica ad ascoltare. Tralasciamo gli stimoli che arrivano da chi tutti i giorni si impegna nei settori più diversi della nostra società e della nostra economia, tra cui quello dell’industria musicale, che nella mia esperienza di ministro dei Beni Culturali è stata fondamentale. Apprezzo molto che Faenza sia un luogo dove non ci si limita a lamentarsi ma si riflette, indicandoci idee e strade nuove a supporto della creatività contemporanea. Dalla proposta di legge per la musica consegnata al Parlamento in questi giorni, ai suggerimenti per l’applicazione di sgravi fiscali alle produzioni discografiche indipendenti e ai giovani autori, come a coloro che fanno corsi di musica. Tutti contributi utili a difendere questo che è un mercato culturale, in cui è più che lecito sviluppare le proprie creazioni, i propri sogni.

Tra le etichette che hanno fatto la storia del XX° secolo una è stata La voce del padrone, quella del grammofono col cane di fronte. Con voi ascoltiamo ogni anno le voci e le note degli autori. Le loro storie, voci, suoni, ma anche le immagini e i volti. La musica che si ascolta oggi è molta di più di quella delle nostre generazioni, quantitativamente e culturalmente: 30 anni fa non avremmo mai ascoltato musica africana o se fosse esistito I-tunes mai avremmo messo nella stessa play-list Cesaria Evora, i nuovi gruppi rock italiani e la musica tradizionale, come la taranta. Tanti cantautori hanno insegnato a diverse generazioni di artisti una strada diversa, profonda per esprimersi facendosi comprendere da tutti, nelle forme più immediate e popolari. È così che la musica indipendente continua ad accompagnarci con note e parole sincere.

Tutti i miei auguri quindi per il successo dell’edizione 2007 del MEI.

Walter Veltroni

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Cultura Politica

Una delle più interessanti novità della campagna elettorale della lista “Ambiente, Innovazione, Lavoro” è stata senza dubbio la serie di concerti che, nati quasi per caso, e organizzati grazie al grande entusiasmo di Denio Derni, si sono rivelati un utile strumento sotto molteplici aspetti.

Ciò che intendo dire è che, al di là della riuscita degli eventi – sempre importante, comunque- si è assistito ad un rapporto nuovissimo tra un partito nascente e esponenti forlivesi della cultura: a livello locale abbiamo coinvolto realtà artistiche eterogenee, musicisti, attori, pittori, che non si conoscevano tra loro ma che hanno dato il loro contributo disinteressatamente per la causa del PD. Sarebbe già tanto ma ancora più importante è confrontare questa iniziativa, che già ci connota positivamente, con il modestissimo profilo culturale dei partiti tradizionali. Nell’ultimo decennio questi ultimi hanno completamente perso un rapporto con il mondo intellettuale delegandolo alle istituzioni e comunque non si sono mai segnalati per l’organizzazione di eventi così freschi, coinvolgenti, a costi irrisori, trascurando colpevolmente tutto un mondo pulsante di artisti che, invece , era ben lieto di farsi coinvolgere.

E’ stato buttato, forse anche casualmente, un seme che il nuovo PD, a mio avviso, ha l’obbligo di coltivare: è ora di aggiornare la polverosa figura dell’intellettuale organico al vecchio partito in qualche cosa che non so ben definire in questo momento, ma che non si dovrà discostare troppo dallo spirito col quale ci siamo adoperati. Non è questa in fondo un’importante innovazione sia del modo di fare politica, sia di fare cultura? Coinvolgendo artisti del territorio che solo la miopia delle istituzioni preposte continua sostanzialmente a snobbare (preferendo il comodo asservimento all’agenzia di turno per poi piangere miseria), non abbiamo forse gettato un bel sasso nello stagno? Cosa poteva fare di più una lista nata il mese prima? Molti hanno cominciato a capire e ci hanno premiato anche per merito di quelle iniziative.

Stefano Orioli (eletto alla Costituente regionale)

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La musica è benessere, è qualità della vita, è socializzazione, è arte, è piacere

Iniziamo con questo una serie di dibattiti e proposte interne al nostro progetto. Speriamo possano riguardarvi, interessarvi, portarvi a intervenire e a proporre altre discussioni…

Parla Luca Medri (musicista e fondatore dei KhoraKhané, presidente di Cosascuola scuola di musica moderna a Forlì, direttore Artistico del Circolo “Madamadoré” di Forlì e Promotore di numerose iniziative musicali):

«Spesso, troppo spesso dimentichiamo le nostre radici e le nostre tradizioni. Succede con il cibo, con i mestieri, con gli usi e le consuetudini e succede con le arti, ma quando poi si passa dall’occasionalità alla ricorrenza occorre preoccuparsi perché il rischio è fare tabula rasa col passato e dimenticarsi chi siamo. Questa doverosa premessa, per ricordare a tutti che l’Italia è stata la patria della musica e del bel canto nel mondo, ed oggi si può a buon diritto definire come il fanalino di coda mondiale in merito a tutto ciò che concerne il “settore musicale”: scuole pubbliche, scuole private, qualità di servizi, promozione culturale, contributi, aggregazione giovanile ecc ecc!

Quindi, partiamo da una doppia considerazione, che è sempre importante ribadire. L’Italia è uno dei paesi europei, e quindi del mondo, con una considerevole tradizione musicale, ma è anche uno dei paesi a più alto tasso di analfabetismo musicale. La musica, pur essendo parte integrante della nostra storia e della nostra identità nazionale è infatti poco conosciuta e anche poco praticata.

L’esperienza di COSASCUOLA (scuola di musica moderna) in questi anni, ha evidenziato coi fatti (5 sedi territoriali con oltre 350 iscritti) che esiste una grande domanda nel settore musicale ma anche un grosso disagio sociale giovanile: non esistono spazi dedicati ai giovani per fare musica ed aggregazione, non esiste una legislazione locale e nazionale che tuteli la musica ed il fare musica, esistono solo doveri, come tra gli altri i limiti assurdi di tollerabilità acustico-ambientale che riducono a dei cimiteri interi quartieri dove la musica potrebbe essere il vero collante tra migranti e residenti, e più in generale tra i giovani, ma non esistono diritti per nessuno in ambito musicale, nemmeno per chi come me ed i miei collaboratori investe su un settore che ha grandi possibilità di portare benessere diffuso, qualità della vita, socializzazione ed aggregazione giovanile.

Per questo quando parlo di un “Diritto alla Musica” intendo un’esigenza di promozione, di formazione e di diffusione della cultura musicale in tutti i suoi aspetti: e parlo sia di capacità di ascolto e di fruizione, che della acquisizione delle varie capacità espressive. A Forlì inoltre va altresì operato un riequilibrio nell’uso delle risorse esistenti e future che tenga conto delle condizioni di precarietà in cui versa larga parte del settore musicale locale!

A livello Nazionale e dunque più in generale si pone altresì il problema di favorire nuove opportunità di lavoro qualificato, costruendo un quadro normativo che garantisca i diritti e le tutele dei musicisti. Vanno tenuti nella dovuta considerazione i profondi mutamenti introdotti dalle nuove tecnologie che stanno cambiando i processi produttivi, di archiviazione, di distribuzione e fruizione delle opere, creando nuove incognite ma anche gigantesche opportunità perché si allarghi lo spazio di accessibilità a tutte le musiche, così come di sperimentazione delle più varie forme creative.

Per tutte queste premesse ho deciso di “uscire fuori e portar voce”, e di mettermi a disposizione poiché intendo promuovere un’iniziativa perché il “Diritto alla Musica” si attui, a livello locale e a livello nazionale, anticipando alcuni punti per noi di Cosascuola, qualificanti di una legge che vogliamo contribuire a promuovere.

Deve essere messa in atto una politica degli spazi attenta ai territori e alle relative strutture. Deve essere realizzato un impianto culturale polivalente in ogni quartiere delle città, e in aree intercomunali.

Occorre portare la musica nelle scuole a partire da quelle dell’infanzia. Esistono esperienze positive sulle quali riflettere. Stipulare convenzioni con enti, associazioni, strutture che hanno già messo e che possono ancora di più mettere a disposizione volontà e capacità per realizzare ciò che ho sopra enunciato e che rappresentano obbiettivi da perseguire».

E’ con queste premesse che domenica 7 ottobre Luca Medri, candidato nella lista del nascente Partito Democratico nel Collegio di Bertinoro–Savignano – “Con Veltroni, Ambiente, Innovazione, Lavoro”, sarà a Roma all’Auditorium Parco della musica.

Un’intera giornata di incontri, confronti ed eventi che animeranno l’Auditorium di Roma per promuovere un’adeguata normativa. Una legge nazionale sulla musica manca nel nostro Paese da oltre 40 anni determinando un vuoto ormai da più parti sentito come intollerabile. Per contribuire al disegno e all’approvazione della nuova legge il Coordinamento Diritto alla Musica – formato da operatori, artisti e personalità del settore, che hanno trovato riferimento nella Commissione Consiliare Cultura del Comune di Roma – è stato elaborato un Manifesto in nove punti, nel quale si ripercorrono le aspettative del settore in materia di promozione, formazione scolastica e professionale, diffusione della cultura musicale in tutti i suoi aspetti, nonché dell’adeguato rispetto di quanti vi operano. Per il sostegno di queste esigenze, condivise da cittadini di ogni età e condizione, è nata la prima, gioiosa Festa Nazionale del Diritto alla Musica.

Tra gli obiettivi di Medri – che ha aderito al progetto della lista insieme a numerosi altri musicisti e docenti di musica del territorio forlivese (Stefano Orioli, Massimo Lenzi, Yuri Ciccarese, Barbara Landi, Giordano Giannarelli, Wilmer Massa, Fabrizio Sirotti) – c’è anche la reiterazione della lodevole iniziativa romana anche su Forlì, ma «occorre che tutti i musicisti, e le persone sensibili alle tematiche aggregativo-musicali di cui sopra aderiscano al comitato da noi fondato, perché vogliamo dare un forte segno e vogliamo contare di più come categoria e come cittadini, lavoratori e promotori culturali e sociali che svolgono un ruolo determinante per la collettività migliorando la percezione collettiva dei servizi comunali, spesso troppo approssimativi su queste argomentazioni».

Per aderire al manifesto locale al diritto sulla Musica e per aderire al Comitato Promotore vai su: http://www.cosascuola.it

Scarica qui l’intervento completo

Prof. Luca Medri

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