Archivio per 'Dibattiti (cultura e politica)' Categoria
Come e dove votare il 14 dicembre
Per votare alle primarie serve: la tessera elettorale, dove è indicato il numero della sezione elettorale comunale, un documento di identità e 2 Euro (per le spese organizzative).
Lista dei seggi in cui votare in occasione delle primarie del Partito Democratico il 14 dicembre prossimo (si voterà dalle 8 alle 20):
(Nella tabella che segue trovi la corrispondente fra il seggio per le primarie dove puoi votare e il numero del seggio della sezione elettorale comunale.)
Circoscrizione n. 1
1 Centro Storico: Circolo Arci Asioli - Corso Garibaldi 280; 38 -40 -41 -42 -43 -78 -79
2 Hotel della Città: Sala Garzanti - Corso della Repubblica 117; 1 -2 -3 -4 -80 -88 -89
Circoscrizione n. 2
3 Romiti: Sede quartiere Romiti - Via Sapinia 40; 67 - 68 - 69 - 81
4 Villagrappa: Circolo Acli Via Del Braldo 24 (dalle 8 alle13) Circolo PD Pescaccia Via Ossi, 36 (dalle13 alle 20); 73 - 74
5 Cava: Sede Circoscrizione - Via Sillaro 42; 70 - 71 - 72 - 75 - 76 - 77
Circoscrizione n. 3
6 Foro Boario: Coop. Cult. A. Dell’Amore - Piazz.le Foro Boario; 5- 82-90-91-102-104
7 Ospedaletto: Circolo Taverna Verde - Via Somalia 2; 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97
8 Roncadello: Circolo Acli - Largo Roccatella 7; 83 - 84 - 87 - 98 - 99
9 Villafranca: Polisportivo A. Giulianini - Via XIII Novembre 81; 85 - 86
Circoscrizione n. 4
10 Villa Rotta: Circolo Arci - Via Brasini 15; 6 - 7
11 Pievequinta: Sede Quartiere - Via Armellino 33; 9
12 S. Leonardo: Bar Caffettone Brillo - Via del Bosco; 8
13 Ronco: Sede Quartiere - Via Baldraccani 52; 12 - 13 -14 - 15 - 16 - 17
14 Bussecchio: Sede Quartiere - Via Fontanelle 8; 23 - 25 - 26 - 44
15 Musicisti: Sede PD - Via Dragoni 59; 10 - 11 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22
16 Spazzoli: Centro Anziani - Via Porzio 6; 24 -27 -28 -29 -30 -31 -32 -37 -39
Circoscrizione n. 5
17 Resistenza: Centro Donna - Via Tina Gori 58; 33 - 34 - 36 - 54 - 55 - 58
18 San Martino in Strada: Palestra “L.Marabini” -V.le Appennino; 45 -46 -47 -64 -65 -103
19 Carpena: Sede Quartiere c/o Area verde - Via Magnani; 100 - 101
20 Ca’ Ossi: Sede Circoscrizione - Via E.Curiel 51; 48- 49- 50- 51- 52- 53- 56- 57- 60
21 Vecchiazzano: Sede Quartiere Polisportivo - Via Pigafetta 19; 61 - 62 - 63
22 San Lorenzo: Sede Quartiere - Via Bachelet 2; 66
Riceviamo e pubblichiamo: codice etico e massoneria
Al rapporto tra Massoneria e PD è dedicata la disposizione del § 3, punto 1 del Codice Etico, per la quale gli appartenenti al partito si “impegnano” a non iscriversi o “ non appartenere ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza o comunque a carattere riservato, ovvero che comportino forme di mutuo sostegno, tali da porre in pericolo il rispetto dei principi di uguaglianza di fronte alla legge e di imparzialità delle pubbliche istituzioni”. Le associazioni oggetto di divieto sono individuate secondo caratteristiche ostative, elencate in via alternativa ( “o”, “ovvero”). Non pare dubbio, pertanto che, quanto meno, il carattere “riservato”, ovvero la previsione del “mutuo sostegno” che può alterare la par condicio, o deviare il corso della imparzialità, pongono anche la Massoneria tra le associazioni per le quali vale il divieto di doppia appartenenza.
Il Codice Etico tratta questo impegno come obbligo meramente morale, in quanto non fa derivare alcuna conseguenza sanzionatoria dalla sua inottemperanza.
Cionondimeno, il divieto morale è pur sempre indicativo di un disvalore rispetto ai principi etici ai quali deve ispirarsi la condotta di chi aderisce al PD.
Se da un lato non posso che rallegrarmi della volontà della Massoneria di apparire e mostrarsi come tale e non sotto simulate spoglie di associazioni culturali, storiche, volontaristiche e di aprirsi quindi alla vera vita sociale ed istituzionale, di talché apprezzo l’iniziativa con la quale il Collegio Circoscrizionale dei MM. VV. dell’Emilia Romagna del Grande Oriente d’Italia ha organizzato per sabato 6 dicembre 2008, nella aula Prodi del complesso di S. Giovanni in Monte in Bologna, un convegno sul tema “La Costituzione della Repubblica italiana e la dichiarazione universale dei diritti umani: 1948-2008 – Attualità e prospettive”, d’altro lato apprendo con sorpresa e preoccupazione che questo convegno vede il patrocinio della Provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna- Assemblea Legislativa.
Il fatto è di estrema gravità.
Al disvalore del Codice Etico si contrappone, in maniera clamorosamente stridente, il riconoscimento morale e culturale sotteso al patrocinio che soggetti aderenti al PD hanno voluto concedere alla Massoneria.
Comportamenti come questi non sono di aiuto ad una coerente crescita del partito, servono solo ad annacquare idee e principi, a spostare i confini ed a confondere i valori che sono stati posti a fondamento del PD.
Non si tratta di una presa di posizione individuale o di alcune persone, ma l’espressione unitaria di organi di formazione politica, che a questo fine si sono determinati per la intenzionale condotta dei soggetti che li compongono.
Il messaggio propagandistico, pubblicitario e di accredito che consegue al patrocinio, costituisce patente violazione di un impegno al quale quegli aderenti al PD sono tenuti come singoli e soprattutto come componenti di un ente territoriale di cui, in quanto maggioranza politica, formano ed esprimono la volontà.
Alla concessione del patrocinio è seguito l’invito a partecipare all’evento, inoltrato dalla Massoneria alle autorità e personalità della regione, sulla base di un indirizzario -verosimilmente- messole a disposizione da uno degli enti patrocinanti.
Allego copia dell’invito (per me inquietante) che, per l’appunto si fregia del patrocinio concesso da Provincia e Regione.
Aspetto di vedere se e quali iniziative saranno prese dal partito.
Fausto Baldi
7 commentiPiero Calamandrei sulla la scuola nazionale
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, Che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale, però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.
Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto, rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà.
Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”
Piero Calamandrei, discorso al III° Congresso in difesa della Scuola nazionale (Adsn), Roma l’11 febbraio 1950
1 commentoCulture politiche che si confrontano
Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna
Venerdì 3 ottobre 2008 - ore 17.30
Sala Conferenze - I Portici Hotel Bologna, Via dell’Indipendenza, 69
Culture politiche che si confrontano. DIalogo sul Partito Democratico
introduce Walter Vitali
Domenico Cella (Istituto De Gasperi), Mario Chiaro (Istituto De Gasperi), Mario Del Pero (Istituto Gramsci), Michele La Rosa (Istituto De Gasperi), Giuseppina Muzzarelli (Istituto Gramsci)
ne discutono con Salvatore Caronna e Goffredo Bettini
All’incontro partecipano:
Walter Vitali, parlamentare del PD
Domenico Cella, Presidente dell’Istituto De Gasperi
Mario Chiaro, giornalista del Centro Editoriale Dehoniano di Bologna
Mario Del Pero, docente di Storia americana dell’Università di Bologna, del CdA dell’Istituto Gramsci
Michele La Rosa, docente di Sociologia del lavoro dell’Università di Bologna
Giuseppina Muzzarelli, docente di Storia medievale dell’Università di Bologna, del CdA dell’Istituto Gramsci
Salvatore Caronna, Segretario regionale del PD
Goffredo Bettini, Coordinatore nazionale dell’iniziativa politica del PD
La discussione si prefigge di affrontare tra gli altri i seguenti temi: la democrazia politica,
la questione cattolica, i modelli di partecipazione, il lavoro, la formazione e la scuola
Per informazioni:
Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna tel. 051231377 – 051227971 email eventi@iger.org
Istituto regionale “Alcide De Gasperi” tel. 3403346926 email istituto@istitutodegasperibologna.it
Una scuola per il futuro
I tagli alla scuola primaria, proposti dal governo, fanno arretrare il livello dell’educazione della prima infanzia; da più parti è stato detto, e con ragione, che così si colpisce la scuola elementare, l’unica che in Italia ancora funziona; tuttavia, l’inadeguata reazione si è dimostrata scarsamente incidente, perché al centro si pone il licenziamento (quantitativo) di settanta-ottantamila precari.
Così come ci hanno insegnato i grandi educatori, la scuola elementare funziona perché si richiama all’alto principio socratico dell’educazione, che viene prima dell’istruzione; da ciò discende il ruolo dell’insegnante, quando sa stimolare le domande degli alunni, sollecita le loro curiosità, la voglia di conoscere, aiuta il formarsi delle loro personalità e l’autostima, arma formidabile di difesa contro le insidie esterne.
In sintesi, il moderno Mentore, deve avere cura della persona prima dei programmi; si dirà: ma questo progetto è stato nel passato gestito dal maestro unico; è vero ma oggi, l’alunno porta nella mente e nello zaino tutto il bagaglio disorganico privo di senso di una società tecnologica, terribilmente consumistica, che disorienta innanzitutto la famiglia e crea difficoltà allo stesso corpo insegnante, il quale, fra l’altro, si trova a gestire una scolaresca multietnica; da qui sorgono domande complesse dell’alunno, stimoli esterni fra loro contraddittori che rischiano di fare dello scolaro il mezzo e non il fine.
Di fronte a questa devastante e permanente rivoluzione di costumi e di valori non è più sufficiente la figura tradizionale dell’insegnante, al suo posto s’impone una vera e propria equipe di docenti, in grado di coagulare l’insieme delle sollecitazioni degli alunni con i loro dubbi e le loro incertezze.
Oltre duemila anni dopo Socrate, un grande illuminista Jean-Jacques Rousseau, mutuandone il pensiero affermava: ”Per insegnare il latino a Giovannino (che può essere figlio, nipote o vicino di casa) non basta conoscere il latino bisogna soprattutto conoscere Giovannino”.
Su questi principi si deve sviluppare anche nella nostra comunità il dialogo-confronto di come difendere, arricchire la nostra scuola elementare, alla luce del pensiero della migliore tradizione pedagogica di cui godiamo l’eredità e sulla base dell’esperienza maturata dal nostro ordinamento scolastico.
Angelo Satanassi
Riceviamo e pubblichiamo: Viviamo nel tempo della malafede
Due terzi dei pensionati Inps hanno una pensione inferiore agli 800 euro, il potere d’acquisto dei salari è uguale a quello del 1993, l’80% dei lavoratori dipendenti ha uno stipendio che non supera i 1300 euro. L’ha detto il Governatore della Banca d’Italia Draghi pochi giorni fa. Grazie all’Euro l’Italia non è alla bancarotta, ma grazie all’assenza di controlli sul cambio dell’euro una grande parte del reddito si è spostato dalle tasche dei lavoratori dipendenti e dei pensionati a quelle dei grandi industriali. Un terzo del nostro paese non riesce a decollare perché gli abitanti di intere regioni sono taglieggiati dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta e il lavoro nero è sempre più diffuso. Questa è la realtà.
Ma viviamo nel tempo della malafede. Persino la realtà viene ignorata. Ci sono stati tempi nella storia, anche recente –e c’è tra noi chi ancora li ricorda- in cui la menzogna detta e ripetuta ha portato il sonno della ragione nella mente di interi popoli. L’invenzione del capro espiatorio è sempre stato lo strumento privilegiato del potere per ingannare i cittadini.
E così ogni giorno dobbiamo fare i conti con la “Grande Bugia”: convincere gli italiani che il problema sono i Rom e gli extracomunitari. Deviare il rigore della legge e la rabbia della gente contro nemici immaginari è due volte criminale: perché aizza l’odio irrazionale e non scalfisce minimamente le vere cause dei problemi. Non c’è nessuno che fa venire gli extracomunitari. Vengono da soli. In base a leggi elementari, le stesse che hanno spinto milioni di italiani a riempire le miniere del nord Europa o a solcare tutti gli oceani solo un secolo fa.
E l’Italia non può farne a meno. Che ci piaccia oppure no, che siamo d’accordo oppure no.
Centinaia di migliaia di famiglie hanno la necessità estrema di persone che prestino servizi di cura per anziani non autosufficienti o soli o in precario stato di salute. Migliaia di ditte edili e di industrie di ogni tipo chiuderebbero in 24 ore senza la mano d’opera straniera. La nostra popolazione, invecchiata e con pochi figli, non è in grado da sola di far fronte alle necessità di un paese industriale. Senza l’immigrazione la decadenza dell’Italia sarebbe rapidissima in ogni campo. E’ una verità semplice, è scritta nei dati, è verificabile nei fatti.
Chi vuol convincere l’opinione pubblica a credere che si possa fare a meno dei lavoratori di altri paesi racconta una grande bugia e promette cose stupide e impossibili. L’immigrazione non può essere fermata. Ed è contro l’interesse del nostro paese fermarla. L’immigrazione va governata. I nuovi cittadini che abitano, lavorano e vivono in questo paese insieme a noi devono vedere riconosciuti i loro diritti e devono rispettare i loro doveri.
Rispetto a questi processi le buone prassi di cittadinanza del nostro territorio, oltre la logica dell’emergenza, dovrebbero avere ancora più sostegno da parte delle istituzioni e maggiore risalto sui mezzi di informazione: esse sono l’esempio che è possibile coltivare la speranza anziché seminare paure.
Thomas Casadei (Ist. Gramsci Forlì), Michele Drudi (Pres. Arci Forlì), Raoul Mosconi (Vice-Pres. Acli Emilia-Romagna), Luciano Ravaioli (Pres. Acli Forlì-Cesena), Massimo Tesei (mensile “Una Città”).
10 commentiPierluigi Castagnetti: una nuova tenda per la politica italiana
Edizioni Diabasis
Istituto Gramsci Forlì
Organizzano:
Una nuova tenda per la politica italiana
Alla Festa Provinciale dell’Unità del Partito Democratico di Forlì
Dialogo a partire dal libro di Pierluigi Castagnetti
La nuova tenda (Diabasis)
Venerdì 11 luglio alle 21.15, alla Festa Provinciale dell’Unità del Partito Democratico di Forlì, presso il Giardinetto (via Punta di Ferro, zona Fiera) un appuntamento politico-istituzionale di grande rilevanza, specie nell’attuale periodo di intenso dibattito e fermento: Pierluigi Castagnetti presenterà il suo libro La nuova tenda (Diabasis), in un incontro organizzato dall’Istituto Gramsci di Forlì. Coordinerà il dibattito, Thomas Casadei direttore del Gramsci e ricercatore all’Univ. di Modena e Reggio Emilia.
I “partiti-tenda” sono i nuovi protagonisti della politica italiana. A differenza dei vecchi “partiti-casa” o “partiti-chiesa”, la tenda è la metafora più appropriata al clima di provvisorietà che ad oggi si respira, ma dà anche, in positivo, il senso del cammino e della non rigidità dei nuovi soggetti politici.
Pierluigi Castagnetti, uno dei maggiori esponenti del cattolicesimo democratico, ripercorre nel libro La nuova tenda, da poco pubblicato da Diabasis, il lungo cammino che ha portato alla nascita del Partito democratico, identificando le caratteristiche che il nuovo soggetto politico dovrebbe avere per sopravvivere con successo. E sottolineando l’importanza, per il Pd, della presenza dei cattolici: un patrimonio culturale indispensabile al centro-sinistra italiano, che il Pd deve essere in grado di conservare, in sintonia con le altre correnti di pensiero che gravitano intorno ad esso.
Pierluigi Castagnetti è stato segretario nazionale del Partito popolare italiano (Ppi), presidente dei deputati della Margherita, vice presidente della Camera dei Deputati. E’ tra i fondatori dell’Ulivo, della Margherita e del Partito democratico. Ha pubblicato per Diabasis: L’Europa e la quarta generazione dei diritti, Conoscere l’Euro e La costituzione offesa; per le Edizioni il Popolo: Un fiore e le sue radici, Viaggio al centro di un anno difficile e Un passo giusto; per Pozzi Editore: Dopo l’Euro l’Europa e Il vento aiuta chi sa dove andare; per Rubbettino: I cattolici democratici nella vita nazionale e, insieme a Savino Pezzotta, Come esserci.
5 commentiPiccoli esempi di buona televisione
Dal programma del Partito Democratico per le prossime elezioni: “Dodicesimo e ultimo punto, superare il duopolio televisivo ed approdare alla tv nell’era digitale. Di qui al 2012 deve essere applicata l’assegnazione delle frequenze secondo le direttive europee e il rispetto delle sentenze della Corte costituzionale. Va messa subito mano alle nuove regole per il Governo della RAI, con l’introduzione di una Fondazione e un Amministratore unico. Occorre, infine, stabilire un fondo per la qualità dei programmi, destinando il 2% dell’intero fatturato pubblicitario al finanziamento di produzioni di qualità”.
Domenica scorsa è andato in onda su La7 uno speciale di “Niente di personale” di Antonello Piroso interamente dedicato alle vittime delle malavita.
Un esempio di come si può fare la buona televisione.
E’ stata una puntata vera, intensa, commovente.
Il conduttore si è fatto da parte per dare spazio alla voce e ai volti dei parenti di alcune (e purtroppo erano diverse decine) vittime della malavita organizzata, in rigoroso ordine alfabetico.
Come è nello stile della trasmissione, i vari interventi sono stati inframezzati da letture di altre testimonianze tratte da libri e giornali.
Al termine un ultimo intervento di Don Ciotti, in qualità di promotore di Libera, l’associazione che da anni sostiene i parenti delle vittime di tutte le mafie e lavora per il recupero dei beni sequestrati alla malavita.
Don Ciotti ha parlato di corresponsabilità, impegno, coerenza, credibilità, rispetto delle regole. Ha citato Norberto Bobbio dicendo “La vera democrazia vive di buone leggi, ma anche di buoni costumi”. Ha detto che noi tutti dobbiamo sporcarci le mani, a cominciare dalle piccole cose, dalla quotidianità.
Cito (trascrivendo dal video): “Come si fa a parlare di educazione alla legalità quando diamo dei cattivi esempi? Chi ha un ruolo e una responsabilità pubblica ha due istanze etiche a cui deve rispondere. Una personale, ma non basta: me la vedo con la mia coscienza. Ma chi ha un ruolo pubblico ha anche un’altra istanza etica, sociale, comunitaria: deve rendere conto alle persone. Ecco allora che diventa importante non dimenticarci che nel nome della legalità, una parola a volte stanca, celebrata, ma svuotata in molti contesti del suo vero valore e significato, c’è chi si è fatto le leggi per superare i loro intrighi, i loro affari, i loro problemi. Cattivi esempi hanno una cattiva imitazione perchè poi la gente dice: fan tutti così. Mio padre ha pagato le tasse, poi un colpo di spugna e hanno vinto ancora una volta i furbi.[...] E’ una società che deve fermarsi e interrogarsi.[...] La prima mafia da combattere è proprio quella delle parole perchè a parole di legalità ne parlano tutti, ma proprio tutti. Allora io vorrei accantonare un attimo questa parola che per me è veramente un contenuto profondo che non voglio che nessuno lo sporchi. Allora parliamo di assunzione di responsabilità, di una dimensione etica [...] L’etica è la corresponsabilità degli uni verso gli altri [...] il tuo impegno per costruire dei percorsi che danno dignità alle persone. [...] E la seconda parola molto pericolosa è quando si sente parlare della società civile. A parole tutti dicono di essere civili. Io preferisco parlare di una società responsabile perchè se no diventano parole che tutti usano ma che negli anni abbiamo svuotato del loro valore e del loro significato. E allora c’è un vocabolario che deve essere un po’ riscritto per dare veramente risposta concreta a questi volti, a queste persone. [...] Questa fatica di raccontarsi e di raccontare questa sera è stato il più grande dono in questo periodo di Pasqua che potesse essere fatto in questo nostro Paese.”
E io non penso che tutto ciò riguardi solo la malavita organizzata, perchè, come ha ricordato Don Ciotti, la mafia vive grazie alla compiacenza di un certo potere politico ed economico.
Quella serata è stata la dimostrazione di come si può parlare con serietà e professionalità di problemi gravi ed importanti senza urli e insulti, senza superesperti e opinionisti onnipresenti, senza ragazze scosciate e scollate.
Chi ha costruito la puntata ha fatto un grande lavoro, difficile, dal punto di vista tecnico ed emotivo, ma poi è rimasto in secondo piano per dare visibilità a chi purtroppo troppo spesso, dopo il clamore dei primi momenti, rimane nell’ombra a vivere il proprio dolore e il proprio impegno nella lotta alla mafia.
Invito chi non ha visto in diretta la puntata, ad andare sul sito http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=nientedipersonale
e visionare i filmati della trasmissione, disponibili per intero.
Sul sito, già dalla sera stessa, sono stati inseriti tanti commenti positivi di spettatori in cui la parola più ricorrente è “GRAZIE”.
E grazie dico anch’io a gente che fa il suo lavoro con serietà, impegno ed onestà e Don Ciotti da un lato e Piroso dall’altro l’hanno fatto.
Maria Teresa Vaccari
Nessun commentoRiflessioni sull’importanza dell’esperienza de Latuastagione.it
Questo sito internet ha aperto i battenti alla fine dello scorso mese di agosto.
Budget molto limitato, il che significa che il suo costo totale non ha, ad oggi, superato la cinquantina di euro.
Nonostante questo i cinque mesi di attività in rete possono essere riassunti dalle seguenti cifre:
109.148 pagine consultate
21.672 visite
6.003 visitatori differenti
262 interventi pubblicati
788 commenti ricevuti
Occorre inoltre fare presente come queste cifre non includano tutto il lavoro che è stato effettuato fuori dalla rete Internet, gli incontri, i concerti, le manifestazioni e via dicendo. Senza bisogno di parlare del risultato ottenuto in occasione delle primarie.
Comincia tuttavia a sentirsi il bisogno di un rinnovamento e di una nuova collocazione dopo una prima e necessaria fase di transizione.
Al momento le possibilità che sono avanzate o restano possibili mi sembrano ridursi al numero di tre:
- L’esperienza de Latuastagione.it trova una sua collocazione nel novero del progetto di comunicazione in rete del PD a livello locale all’interno dei territori che erano coperti dalla sua esperienza primaria. A riguardo è stato sottomesso un progetto per la trasformazione del locale sito internet del partito democratico in uno spazio aperto al pubblico e alla discussione. Il progetto, tuttavia, non è per il momento andato in porto.
- L’esperienza de Latuastagione.it trova una sua collocazione come circolo tematico virtuale all’interno della rosa dei circoli territoriali del nuovo partito. La proposta era stata avanzata, ricordo ad esempio un intervento a riguardo di Alessandro Pilotti, ma non sono poi giunte ulteriori novità a riguardo.
- L’esperienza de Latuastagione.it esce dal livello partito in senso stretto per riposizionarsi come luogo dedito sia alla riflessione politica a più ampio raggio che alla discussione pubblica degli avvenimenti e delle scelte locali di rilievo. In questo contesto il sito internet acquisisce una sua maggiore indipendenza per ristrutturarsi con una rosa di collaboratori per i vari argomenti e per identificare una modalità semplice per coprire le spese fisse (inserimento di qualche non invasiva pubblicità contestuale o raccolta periodica di fondi tra i lettori per coprire le spese fisse).
Al momento credo che le prospettive siano queste, ma ritengo sia fondamentale rilanciare questo dibattito in maniera pubblica e aperta (quindi nel novero di tutti i nostri lettori) per avere altre idee per una potenziale collocazione.
Occorre cominciare a discutere nuovamente: quale futuro dare ad un’esperienza senza dubbio innovativa, ma che inizia a sentirsi bloccata nella lentezza che le vecchie strutture sembrano mantenere anche all’interno del loro processo di rinnovamento.
Voi verso quale ipotesi propendereste? Quale futuro per questo spazio?
17 commentiLa7 sospende “Decameron” di Daniele Luttazzi?
Questa mattina La7 ha pubblicato il seguente comunicato stampa:
La direzione de La7 ha deciso di sospendere la messa in onda dello spettacolo di satira Decameron di cui e’ protagonista Daniele Luttazzi. Con Daniele Luttazzi, si legge in una nota della 7, e’ stato stipulato un contratto che garantiva la sua piu’ totale liberta’ creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda. Di questa liberta’ era necessario fare un uso responsabile, cosa che non e’ avvenuta. infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedi’, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa la 7 collabora da anni come co-conduttore di” Otto e mezzo”. Le espressioni usate - sottolinea ancora la nota - sono palesemente in contrasto con la satira e si configurano come una provocazione alla dignita’ e all’onore personale di un nostro collaboratore. La 7, conclude la nota, si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di liberta’ e responsabilita’ verso le persone cosi’ come verso il pubblico.
In seguito a cio tutti i video presenti sul sito web dell’emittente e riguardanti il programma sono stati immediatamente resi indisponibili, cosi come il link alla parte dedicata al programma stesso. Si impone, una volta di più, crediamo una riflessione globale sul sistema televisivo, sui suoi limiti, e sulla sua libertà.
Aggiornamento 14.36:
mi permetto, dopo aver postato il comunicato di cui sopra per lanciare la discussione, di editare il post per esprimere qualche dubbio:
Fino ad ora non ci sono state altre reazioni da parte dei dirigenti di La7 né da parte di Daniele Luttazzi. Risalendo il comunicato a ieri sera il tutto mi sembra leggermente strano.
La presunta censura è arrivata ad una settimana dalla messa in onda del programma e persino dopo che lo stesso è stato messo in replica giovedi scorso.
Queste due tempistiche mi paiono, al momento, alquanto difficili da comprendere, anche se potrebbe benissimo essere casualità. Qualcuno sul sito di La7 ha parlato di una puntata, quella che sarebbe dovuta andare in onda questa sera, dedicata all’ultima enciclipa papale e spiega in tal modo la sospensione del programma. Altri sospettano una messa in scena pubblicitaria e destinata a far riflettere. La maggioranza si limita ad esprimere la propria contrarietà (qualcuno la propria approvazione) a quanto comunicato fino ad ora.
In attesa di ulteriori informazioni credo questa resti comunque un’ottima occasione per parlare di televisione e libertà e di televisione e politica. Questo anche dopo le recenti vicende che hanno coinvolto la Rai.
Buona discussione.
Simone
5 commenti