Archivio per 'Dibattiti (forma partito/istituzioni)' Categoria
Filmati video di Ignazio Marino a Forlì
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Crediamo di fare cosa gradita a tutti coloro che non hanno potuto assistere all’incontro con Ignazio Marino (candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico) avvenuto il 13 luglio u.s. ALLA FESTA DEMOCRATICA CITTA’ DI FORLI’ - RONCO i video della registrazione dell’incontro.
(ringraziamo Massimiliano Cescon per averceli forniti)
la redazione
I video (della durata di circa 10′) nel seguito linkati sono presenti nel sito www. youtube.com
All’incontro con Ignazio Marino hanno partecipato:
ONIDE DONATI Redazione regionale de L’Unità
PAOLA NATALICCHIO Redazione nazionale de L’Unità
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta parte
Settima parte (fine intervista)
Riconoscimento nazionale per Roberto Balzani
Facce nuove per un partito nuovo
Abbiamo espresso più volte il profondo convincimento che quando si realizzano delle primarie vere, come è successo con Obama negli USA o guardando ad alcuni casi nostrani presi come esempio (Renzi a Firenze, Balzani a Forlì, la Fratoni a Pistoia, Carlesi a Prato) si riattivano la partecipazione e l’entusiasmo che hanno caratterizzato le fasi iniziali del partito nuovo, e si facilita inoltre il ricambio generazionale.
E’ avendo presente tutto ciò che sabato 7 marzo si ritroveranno a Roma gli aderenti alla rete degli autoconvocati.
Una ulteriore rete quindi, non un movimento, nella quale sono presenti alcuni membri della rete de iMille, disposta a contaminarsi con chi è in rete e con chi, non solo nel web, è disposto a confrontarsi con le tante esperienze democratiche attive nel paese, condividendo la passione per il progetto del PD nel suo spirito iniziale di apertura, partecipazione e democrazia.
A Roma, sabato prossimo, verranno selezionate 10 idee, quelle ritenute più significative ed efficaci per rilanciare il progetto del PD e verranno presentate le seguenti proposte: la prima è quella di una sorta di adozione a distanza dei 4 candidati sopracitati elevati ad esempio di un metodo irrinunciabile per il futuro del PD; la seconda è quella di accorpare alle elezioni europee il referendum elettorale per risparmiare, in tempi di crisi, i 400 milioni di euro previsti per la spesa; la terza è quella di coinvolgere la base nella scelta delle candidature da presentare alle europee; la quarta è la creazione di una rete democratica, gestita dalla base, avente il fine di allargare la partecipazione nel processo di costruzione del partito democratico.
Tante idee costruttive e una genuina passione, insomma, messe a disposizione per un progetto politico che, per riconquistare parte della credibilità perduta, dovrebbe avere al comando una nuova generazione politica, dei
dirigenti contemporanei con una chiara visione del futuro.
Valter Gallo su www.imille.org
2 commentiQualche numero…
Da quando ha aperto le porte nell’agosto 2007 Latuastagione.it ha fatto tanta strada, incontrando durante il suo percorso tante persone.
Proponiamo qui una visione quantitativa degli incontri avuti, per quanto riguarda quella qualitativa speriamo la risposta sia ben visibile al di là di questa pagina web…
Abbiamo cosi incontrato:
• 21.954 visitatori distinti che hanno “sfogliato ” 327.512 pagine durante 72.923 visite differenti passando in media 3 minuti e 55 secondi in nostra compagnia.
• I nostri ospiti sono arrivati per il 39,60% digitando direttamente il nostro indirizzo, per il 45,58% attraverso dei motori di ricerca e per il 14,82% grazie a collegamenti presenti su altri siti web.
Come non dichiararsi più che soddisfatti prima di rimettersi di nuovo al lavoro?
Nessun commentoEletti i 14 coordinatori delle aree tematiche
Lunedi 22 settembre si sono svolti i 14 incontri programmati per la costituzione delle aree tematiche del PD forlivese.
Queste aree di lavori si vogliono come importante momento di incontro per sviluppare idee e proposte in vista delle prossime elezioni amministrative e dei prossimi avvenimenti politici.
I coordinatori eletti sono:
1) Tutela, valorizzazione del territorio e infrastrutture: Luciano Neri
2) Urbanistica e paesaggio: Roberto Pasini
3) Economia e innovazione: Maria Maltoni e Lucio Nardi
4) Ambiente, energia, agricoltura e sviluppo sostenibile: Mirko Betti
5) Lavoro, occupazione e sicurezza: Lucia Bongarzone
6) Sanità e welfare: Guglielmo Russo
7) Turismo, beni e attività culturali, arti, spettacolo e sport: Carlo Giunchi e Lara
Mengozzi
Formazione, scuola e università: Giorgio Ravaioli
9) Europa, cittadinanza, immigrazione e diritti umani: Lamberto Zanetti
10) Famiglia e volontariato: Evangelista Castrucci
11) Giustizia: Patrizia Graziani
12) Cultura politica: Thomas Casadei e Luciana Tampieri
13) Enti locali e area vasta Romagna: Giancarlo Zeccherini e Bruno Biserni
14) Economia sociale e diritti dei consumatori: Lanfranco Tuppolano
Riceviamo e pubblichiamo: “Ritroviamo le ragioni della nascita del PD”
Ritroviamo le ragioni della nascita del PD
Un appello di Carlo Giunchi, Giancarlo Romanini e Maria Teresa Vaccari
Chi intende sottoscriverlo può utilizzare i “commenti”, indicando:
nome e cognome, carica ricoperta nel PD forlivese.
Siamo alcuni dei tanti che si sono avvicinati al Partito Democratico in occasione della sua costituzione, stimolati in questo dal forte messaggio di rinnovamento che l’ha accompagnata, rinnovamento nei programmi, nelle aspirazioni, ma anche e soprattutto nel modo di fare politica, nel modo di gestire il confronto e di selezionare coloro a cui affidare il mandato di governare il partito o le istituzioni.
Democrazia, partecipazione, pluralismo e rinnovamento si sono dunque presentati ai nostri occhi come termini costitutivi di una nuova stagione politica che ci poteva coinvolgere.
Ciò che ci unisce non è una precedente appartenenza o una provenienza, né una visione comune su alcuni temi; ciò che ci unisce è, oltre naturalmente ad un orientamento democratico e di sinistra, proprio la condivisione di una nuova prospettiva di impegno orientata in questa direzione.
Nessuno di noi, negli anni immediatamente precedenti alla costituzione del Partito Democratico, ha militato o è stato iscritto ad uno dei partiti che si sono poi fusi in questa nuova esperienza, pochissimi di noi hanno ricoperto cariche elettive o istituzionali e in ogni caso come indipendenti, nessuno di noi ha fatto negli anni scorsi politica attiva.
Tutti in passato abbiamo vissuto una condizione di “vicina estraneità” rispetto alle preesistenti forze politiche, le quali evidentemente allora non si sono presentate ai nostri occhi come capaci di interpretare le aspettative che una società in continua evoluzione, come la nostra, induceva nelle sue componenti più sensibili.
D’altra parte questa stessa incapacità di quei partiti è certamente una delle ragioni principali che sta alla base della loro scelta di costituirne uno nuovo.
Dunque due percorsi sono sembrati incontrarsi, quello di tanti di noi, estranei alla politica attiva, e quello dei militanti e dei dirigenti dei vecchi partiti.
Ciò che ci aspettavamo non era che si annullassero le storie, le esperienze, i punti di vista e le aspirazioni, ma che tutte queste venissero in qualche modo rivisitate alla luce di una nuova comune prospettiva.
Proprio per questo alcuni di noi hanno anche scelto di candidarsi per gli organi del partito, vincendo in certi casi diffidenza e prevenzione, facendo una scommessa sulla possibilità concreta del cambiamento, mettendo a disposizione, in molti casi, anche qualificate competenze professionali e culturali e, in definitiva, sentendo un forte senso di responsabilità verso le migliaia di persone che, pur non avendo parte attiva, hanno comunque partecipato alla fase costituente del partito.
E’ per tali ragioni che, di fronte alla percezione di un processo di forte ripiegamento su se stesse da parte delle componenti più storicamente determinate del partito, innanzitutto nell’ambito di DS e Margherita, lanciamo un appello a ritrovare le ragioni per una grande avventura comune, che è al tempo stesso speranza per il paese, ma anche per tanti di noi.
E’ per tali ragioni che richiamiamo le espressioni storicamente più influenti del Partito Democratico forlivese ad abbandonare una prassi di gestione degli equilibri politici e del potere degni solo del passato, e del peggiore passato, in favore di una pratica di trasparenza che si fondi sulla fiducia nella capacità del partito, dell’intero partito, di assumere le decisioni e le scelte migliori.
Noi non siamo e non intendiamo costituire una corrente, vogliamo solo esserci senza scontare il prezzo di una precedente assenza di appartenenza, senza essere costretti a subordinare la qualità della nostra scelta al bisogno di autoconservazione di chicchessia, senza dover percepire il disagio degli “invitati non desiderati” in una casa, che ci piacerebbe più aperta di quello che è.
Chi ha vissuto questo processo dal di dentro delle organizzazioni storiche del centrosinistra non può pensare di costruire un partito nuovo privilegiando la continuità e non la discontinuità con la propria storia, e non può trascurare l’apporto innovativo dell’indipendenza, vissuta come valore da tanti di noi, confondendola con una sorta di inaffidabilità.
Sta nel reale grado di libertà che sapremo assicurare al dibattito politico, e non nel richiamo al passato di ciascuno, la possibilità di affrontare le prospettive che abbiamo di fronte oggi e di realizzare una vera unità fra tutti i democratici.
Carlo Giunchi, membro Direttivo Circolo Musicisti/Coriano e delegato Assemblea Provinciale
Giancarlo Romanini, membro Direttivo Circolo Centro Storico
Maria Teresa Vaccari, membro Direttivo Circolo Resistenza e delegata Assemblea Provinciale e Comunale
Cari Democratici
Cari Democratici, l’attuale situazione di altalena, a tratti sconcertante, tra speranze e aspettative di un Partito Democratico veramente simile agli entusiasmanti racconti di Veltroni, e delusione irritata di fronte alla brutta copia delle repliche di un film già visto, rende indispensabile unire gli sforzi per superare con “onore” questa complessa fase costituente.
In attesa che lo Statuto regionale possa fornire un quadro normativo di riferimento per la costituzione degli organi, sarebbe interessante confrontare qui sul nostro blog le idee e le proposte su come giungere alla costituzione dell’organismi dirigenti intermedi, tra l’Assemblea ed il Segretario.
Apriamo la discussione!
81 commentiUn nuovo partito per l’Europa
di Giorgio Ruffolo
Il salvataggio del Trattato di Lisbona non può nascondere lo sfinimento dell’impresa europea. Quel salvataggio ha impedito il fallimento del più grande disegno politico che il secolo XX ha lasciato in eredità al XXI. Come tale deve essere accolto con
sollievo. E ha ragione Giorgio Napolitano a sollecitarne la ratifica.
Ma è un fatto che la diplomazia sta esaurendo le possibilità di un sostanziale rilancio di quella grande impresa.
Quello che è in crisi, in Europa, è proprio il progetto europeo, nato dopo la guerra da motivazioni forti largamente condivise. Come si disse allora: il ricordo tremendo di Hitler e il terrore immanente di Stalin. A quelle subentrò presto una grande spinta economica: il successo ottenuto dall’abbattimento delle frontiere economiche nazionali, accompagnato - non bisogna dimenticarlo - dal sostegno decisivo del Piano Marshall. C’era anche, certamente, l’utopia concreta di Spinelli, confinato da Mussolini a Ventotene, che diede all’avventura europea un respiro storico. Ma senza quelle spinte “neurovegetative” quel disegno non avrebbe acquistato la forza che gli permise di superare le resistenze tenaci del nazionalismo e del protezionismo.
Sempre più ì vantaggi della progressiva integrazione economica hanno determinato le successive fortune di questa impresa per molti aspetti sorprendente e rivoluzionaria. La quale però non è stata accompagnata da un parallelo processo di legittimazione politica.
Questo divario è dovuto, sostanzialmente, alla debolezza di legittimazione sostanziale democratica, che la grande innovazione del Parlamento europeo è stata in grado di scongiurare solo in parte.
Il successo dell’integrazione, d’altra parte, ha creato una massa di beni comuni, una res publica sulla cui gestione i cittadini
dovrebbero esercitare una sovranità democratica. Ma non esistono strumenti di mobilitazione politica, partiti europei capaci di promuovere organizzare e rappresentare concretamente questa sovranità. Così l’Europa è apparsa sempre più, non una passione ma una convenienza.
Questa crisi di legittimità sostanziale non potrà risolversi attraverso nuovi sforzi diplomatici. C’è bisogno della pressione
vigorosa e costante di una nuova forza politica transnazionale.
Per molto tempo ho creduto e sperato che questa forza potesse essere il partito socialista europeo. Devo prendere atto del fallimento di questa speranza. Mi chiedo ora se il “bisogno” d’Europa non possa essere tradotto in domanda politica concreta da una formazione politica europea più vasta che raggruppi, oltre alle forze socialiste, quelle liberali democratiche e riformiste. E, rovesciando consapevolmente la mia posizione iniziale, mi chiedo se ciò che i socialisti non hanno saputo fare, fissati in un passato nazionalstatalista paralizzante, può farlo una forza più vasta che abbracci, nel Parlamento europeo un’area socialista liberale democratica e riformista. In tal caso la novità del partito democratico italiano, anziché una sottrazione, potrebbe essere una occasione di sviluppo di una più ampia forza politica transnazionale capace di riunire tutti coloro che si riconoscono nel progetto di una Repubblica europea, così come auspicato da Stefan Collignon in un suo libro recente.
Questa nuova formazione o coalizione o partito europeo potrebbe costituirsi in vista delle elezioni europee del giugno 2009. Essa potrebbe iscrivere come impegno concreto del suo programma comune una radicale riforma dell’Unione al di là di Lisbona affidata al Parlamento europeo in quella funzione costituente che fu auspicata nel 1979 da Altiero Spinelli e Willy Brandt.
Si aprirebbe così finalmente un percorso democratico per «scioglierel’antico nodo di contrastanti visioni del progetto europeo e far emergere una nuova volontà politica comune» raccogliendo così l’invito di Giorgio Napolitano davanti alla Università Humboldt di Berlino.
Tale riforma dovrebbe prevedere tra l’altro l’investitura diretta del Presidente della Commissione da parte dell’Assemblea sulla base dei risultati elettorali e l’accordo successivo del Consiglio dei ministri rovesciando in senso democratico la struttura costituzionale dell’Unione. La nuova formazione dovrebbe proporre il suo candidato alla Presidenza della Commissione prima delle prossime elezioni europee del 2009.
Qualora la proposta di riforma ed il metodo costituente per elaborarla ottenessero un voto popolare consistente o addirittura maggioritario, esse sarebbero investite di una legittimità ben più potente di qualunque stremata e faticosa convenzione intergovernativa. Si tratta di un approccio tipicamente “spinelliano” che consegna di colpo all’istituzione più
democratica dell’Unione, il Parlamento europeo, un ruolo politico centrale. E essenziale che il nuovo gruppo democratico del
Parlamento europeo abbia alle spalle un vero partito transnazionale dotato di una struttura e di una strategia.
La struttura. Una organizzazione permanente capace di irraggiare attorno a sé una vasta area di consenso, di formulare proposte, di governarne la gestione, di promuovere campagne, di organizzare le elezioni ma anche e soprattutto, di realizzare la costruzione di reti nei più diversi campi della realtà sociale: lingua, scuola, università, viaggi, informazione, arte, cultura. Insomma, la nervatura di una società europea inscritta nella coscienza e nelle opere dei cittadini europei.
La strategia. Una serie di proposte intese al riordinamento della governance mondiale: come, ad esempio, quella diretta ad affrontare il disordine monetario mondiale.
Da qualunque parte si proceda si incontra comunque, se si vuole rilanciare questa grande impresa storica, l’impasse del governo politico democratico.
Occorre dunque accumulare una massa critica di volontà capace di affrontare questa impasse. Un secondo messaggio di Ventotene? Non ci sono più Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, rinchiusi allora nell’isola del vento in un’Europa travolta dalla tempesta. Ci sono però, in un’Europa felicemente prospera e libera, persone dotate di prestigio intelligenza e volontà tali da lanciare credibilmente in un manifesto l’appello alla formazione del nuovo partito della repubblica europea.
14 commentiDocumenti approvati dalla Costituente Nazionale
Trovate qui di seguito i documenti approvati il 16 febbraio dalla Costituente Nazionale.
Manifesto dei valori del Partito Democratico: qui
Codice etico del Partito Democratico: qui
Statuto del Partito Democratico: qui
Nessun commentoSulle ali dell’entusiasmo
La nascita del PD nel territorio forlivese vola sulle ali dell’entusiasmo.
Che bella la riunione di insediamento dell’Assemblea territoriale! Quanto entusiasmo ha espresso e quanto entusiasmo ha comunicato alla platea!
Alla ottima relazione del candidato alla Segreteria ha fatto seguito una nutrita serie di interventi, accomunati tutti da autentico entusiasmo; molla che ha indotto molti, se non tutti a voler intervenire con slancio e determinazione per comunicare, innanzitutto, la convinzione che è possibile vincere.
Vincere la partita elettorale del momento, ma anche la sfida lanciata per una nuova politica.
Di fronte alla generosità con la quale si sono mossi molti oratori, non v’è spazio per critiche di merito o dissensi sui contenuti, del resto difficili anche da immaginare visto il livello tanto alto, quanto genericamente impegnativo in cui si è collocata la maggior parte degli interventi, che non hanno risparmiato pressoché nulla degli scenari politici nazionali e persino internazionali.
E’ l’entusiasmo di coloro che si sono esposti che rende accettabili, di volta in volta, anche il tono comiziale, altrimenti fuori di luogo, perché incongruo in una platea di addetti ai lavori; la rimarcata esibizione di dati anagrafici e di natura, del resto icto oculi constatabili, illogicamente utilizzati a mò di credenziali qualitative; l’illustrazione, spesso superficiale ed approssimativa, di taluno dei 12 punti del programma di Veltroni, già noto a tutti.
Gli eventuali peccati di esibizionismo e di narcisistica autopresentazione celebrativa, che fossero stati commessi, sarebbero pur sempre veniali e del tutto giustificati dal palpabile entusiasmo che potrebbe aver offuscato la visione d’insieme.
Non sono mancati, poi, anche interventi veramente incisivi e di rilevante qualità.
Peccato però che i loro autori siano stati chiamati sul palco solo ad ora assai tarda ed abbiano potuto parlare di fronte ad una platea ormai quasi vuota ed in parte pure distratta.
Il palato di chi ha avuto la forza di rimanere è stato comunque così ripagato dalla sostanza di ciò che è stato servito a notte fonda.
Se è indispensabile che l’entusiasmo mostrato rimanga intatto ed anzi possa addirittura crescere, perché solo chi è internamente mosso da una siffatta forza è in grado di convincere i non addetti ai lavori (gli addetti, pervero, già lo sono), è però auspicabile per il futuro che gli slanci individuali siano proporzionati al contesto e che l’ordine degli interventi sia stabilito, di volta, in volta in senso inverso alla precedente occasione, ovvero costruito secondo ordine di richiesta, richiesta da presentare a partire da un momento prefissato in termini oggettivi e preventivamente comunicato a tutti gli interessati, ovvero, infine, affidato al caso.
Trattasi di applicare, sempre ed in ogni occasione, gli elementari principi della trasparenza e della par condicio.
Fausto Baldi
3 commentiAlcune riflessioni sullo statuto del PD
Sabato 16 febbraio l’Assemblea Nazionale si riunità a Roma per il lancio della campagna elettorale e per l’approvazione dei documenti fondanti del PD: lo statuto, il codice etico e la carta dei valori. L’importanza della fase elettorale prevale naturalmente nell’attenzione di noi tutti e nella risonanza sui media; risulta difficile concentrarsi sui documenti in approvazione quando sentiamo tutti l’importanza delle scelte che il PD sta compiendo per prepararsi a questo suo primo e decisivo appuntamento.
Dobbiamo però tutti essere consapevoli che questi documenti sono il biglietto da visita del nuovo partito, definiscono la sua essenza, il suo rapporto con gli elettori, i valori e le regole democratiche con cui intende proporsi ai suoi sostenitori per raccoglierli intorno a sè e renderli partecipi di un grande progetto condiviso.
Nel corso del dibattito nella commissione nazionale statuto si sono confrontate due correnti di pensiero su quale dovesse essere la natura di questo partito: sostanzialmente se dovesse caratterizzarsi più come un partito dei cittadini, con una struttura organizzativa leggera e una forte e ampia mobilitazione nella definizione dei leader del partito e nella scelta dei candidati per le cariche istituzionali, o piuttosto un partito che mirasse ad uno stabile e continuativo radicamento nel territorio, non solo attraverso l’insediamento diffuso di circoli, ma anche con strutture organizzative stratificate su più livelli basate sulla rappresentanza degli iscritti e con una netta prevalenza del ruolo degli iscritti su alcuni aspetti cruciali della vita del partito.
Questo dibattito, troppo semplicisticamente banalizzato nella dicotomia tra “partito leggero” e “partito pesante”, muove da una riflessione sul declino degli iscritti e sulla calante partecipazione che hanno registrato negli ultimi 25 anni tutti i grandi partiti del novecento e d’altro canto, la forte mobilitazione che si registra in occasione di eventi quali le primarie o la partecipazione al voto nelle varie scadenze elettorali.
I cittadini appaiono sempre meno disponibili a dedicare tempo ed energie per una partecipazione regolare alla vita dei partiti e a rituali poco significativi dal punto di vista del potere decisionale, ma molto interessati invece a mobilitarsi per eventi in cui la partecipazione si traduce in un effettivo potere di decisione attraverso la scelta tra diverse proposte.
Chi ha sostenuto l’idea di un partito strutturato ha invece posto il tema del bilanciamento dei poteri attribuiti al leader con una serie di organismi di direzione politica, per evitare pericoli di populismo legati alla figura del leader solitario.
Alcuni dati aiutano a comprendere queste due diverse concezioni della partecipazione alla vita politica.
A livello nazionale la somma degli iscritti a DS e Margherita non superava il milione; alle primarie per Prodi hanno partecipato oltre 4 milioni di cittadini, a quelle del 14 ottobre 3 milioni e cinquecentomila cittadini; alla campagna fondazione del PD svolta nelle prime settimane del 2008 hanno partecipato 1 milione di cittadini, pari al 30% circa dei votanti alle primarie.
Nella nostra regione i rapporti sono sostanzialmente simili, anzi i dati relativi agli aderenti al PD mostrano una lieve flessione rispetto ai dati nazionali, attestandosi sul 20% rispetto ai votanti delle primarie, e ancora significativamente al di sotto rispetto al dato dei precedenti iscritti ai partiti fondatori.
Un dato che va letto anche tenendo conto della quota modesta richiesta per partecipare a questa prima fase di adesione.
Certamente la campagna elettorale e l’entusiasmo che la proposta lanciata dal segretario sta riscuotendo nei vari ambienti creerà un fermento di mobilitazione che potrà realizzarsi anche in un forte incremento degli iscritti.
Sarà quindi utile monitorare nel tempo su quale effettiva partecipazione stabile di iscritti potrà contare il nuovo partito, ovvero su quanto questa forbice si restringerà , analizzando le tipologie dei nuovi iscritti e quanto essi risultino rappresentativi per generazioni, generi e professioni, rispetto al panorama più ampio degli elettori del PD e della società in generale, e quindi su quanto le strutture stabili dell’organizzazione del partito siano in grado di rappresentare il corpo sociale a cui ci rivolgiamo.
La commissione statuto nell’affrontare questo snodo centrale, ha cercato di mantenere una apertura nel sancire gli elettori come soggetti fondamentali della vita del PD e riconoscendone diritti sostanziali (art. 2 comma 4), prevedendo un sistema informativo per la partecipazione (art. 1 comma 9, ) ma è innegabile che sia prevalsa la visione di un partito strutturato e con sovrabbondanza di livelli decisionali, in cui ad un segretario investito direttamente dal consenso dei cittadini, si contrappongono organismi espressi dagli iscritti e dai dirigenti con sostanziali poteri di indirizzo politico.
Questa visione è chiaramente espressa in alcuni articoli dello statuto, e precisamente:
art. 4 : prevede una assemblea nazionale di mille componenti eletti dagli elettori, integrata da trecento persone elette dagli elettori contestualmente all’elezione delle Assemblee regionali con modalità da definire negli statuti regionali, e da cento (100!!) componenti eletti dai parlamentari nazionali ed europei aderenti al partito democratico (che appaiono francamente sovrarappresentati)
art. 8: prevede un coordinamento nazionale che è organo di esecuzione degli indirizzi dell’Assemblea ed è organo di indirizzo politico, composto da 120 membri eletti dall’Assemblea nazionale e che assume tra i membri di diritto i segretari regionali
art. 9: prevede la scelta del Segretario Nazionale e dell’Assemblea nazionale attraverso un percorso articolato in due fasi: la prima dà vita ad una Convenzione nazionale in cui le candidature a segretario e le relative piattaforme sono sottoposte al vaglio degli iscritti, attraverso il voto diretto e segreto e l’elezione di delegati alla convenzione provinciale e nazionale. Alla seconda fase, ciòè le elezioni del segretario nazionale aperte a tutti gli elettori, accedono solo i candidati che avranno superato la soglia del 15% nel consenso degli iscritti consultati nella prima fase.
Questa soglia elevata limita di fatto la possibilità di espressione degli elettori su proposte che non abbiano un forte sostegno tra gli apparati, quindi riduce la possibilità di testare il consenso delle diverse proposte di fronte ad una platea più ampia e probabilmente molto più rappresentativa del corpo elettorale di quanto non sia la sola platea degli iscritti.
Pur comprendendo le ragioni di chi vuole limitare un prolificare di candidati e di proposte, e insieme una eccessiva esposizione del voto ad infiltrazioni pericolose, consentire la libera espressione dei sostenitori sulle prime due o tre candidature più forti del consenso degli iscritti, indipendentemente dalla soglia, avrebbe costituito un valore e sancito il rispetto di un pluralismo aperto e trasparente.
Parallelamente, la scelta di consentire invece la possibilità di più liste collegate al medesimo candidato (art. 9 comma 7) mantiene la facoltà di costituire, dietro ad una candidatura considerata vincente, correnti più sotterranee e non espresse nell’ambito di un confronto aperto sui programmi e sull’indirizzo politico, ma piuttosto legate ad aree che potrebbero raccogliersi intorno ad alcuni dirigenti di partito, pronti a far valere qualche ipoteca rispetto al consenso raccolto dal segretario con il voto diretto degli elettori.
Insomma mi pare che questo percorso riproponga le contraddizioni emerse già durante le primarie del 14 ottobre, ovvero rendere possibili grandi ammucchiate unitarie dietro alla figura vincente, a scapito della chiarezza e dell’effettiva misura del consenso sulle diverse posizioni che convivono nel partito, unitamente alla riproposizione delle liste chiuse, così fortemente contestate durante le scorse primarie.
Trovo infine grave la riproposizione del medesimo meccanismo per l’elezione dei segretari regionali, attraverso l’adozione di principi inderogabili per gli statuti regionali contenuta nei dispositivi dell’art. 15, al comma 5 e 7.
In primo luogo perchè lede un principio di autonomia delle federazioni regionali alle quali viene attribuita autonomia politica, programmatica, organizzativa e finanziaria (art. 12 comma 1) ma sopratutto perchè vincola le diverse realtà territoriali ad adottare meccanismi che se possono trovare qualche giustificazione a livello nazionale, non sono rispettosi delle diversità territoriali, rispetto al radicamento del partito, al consenso diffuso ed alla definizione delle strategie più opportune per interpretare le esigenze culturali e sociali delle diverse regioni.
Va inoltre evidenziato che, mentre per il segretario nazionale è prevista l’automatica candidatura a capo del governo, tale automatismo non è stato sancito per i segretari regionali, prevedendo apposite primarie e con diverse modalità per le candidature a presidente della regione (art. 18 comma 5), per cui il meccanismo risulta eccessivamente complicato e restrittivo rispetto alla minore evidenza pubblica ed istituzionale della carica di segretario regionale.
Pur comprendendo che il 14 ottobre costiuisce un precedente difficile da mettere in discussione, sarebbe forse stato più coerente modificarne l’impostazione o comunque lasciare una maggiore libertà agli statuti regionali.
In conclusione, lo statuto che verrà approvato sabato prossimo risente in modo evidente della contingenza del momento e della mancanza di un dibattito diffuso su alcune questioni .
Credo che la necessità di chiudere in fretta lo statuto, la discussione ristretta all’interno del solo comitato di redazione e il voto riservato a a 68 persone su emendamenti di sostanza che rappresentavano le diverse sensibilità in campo, siano stati limiti che hanno ridotto le potenzialità del messaggio che poteva essere veicolato attraverso questo strumento per disegnare un partito veramente nuovo e più aderente alla realtà del XXI secolo.
Confido che l’assemblea del 16 febbraio porti qualche correttivo in senso innovativo rispetto all’impostazione tradizionale che emerge da questa bozza, anche se è evidente che potrà trattarsi di un intervento limitato.
Molto potranno fare gli statuti regionali, nel disegnare l’articolazione locale del partito con l’obiettivo di renderla il più aderente possibile alle aspettative della realtà locale.
Ma sopratutto per evitare che da partito dei cittadini, passando per il partito degli iscritti, non si approdi al partito degli apparati, perdendo per strada quel contatto diretto tra i vertici e la base del partito, che tanto può migliorare la qualità della politica e il suo rapporto con i cittadini.
Paola Alessandri (costituente regionale)
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