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Assemblea territoriale e componenti di diritto

   §   1 La deliberazione del 6 febbraio 2008.

Nella riunione del coordinamento territoriale del 6.2 u.s. è stata discussa una proposta tanto singolare, quanto importante: l’integrazione della composizione dell’Assemblea territoriale con la presenza dei sindaci e dei segretari comunali, quali membri di diritto.

La singolarità della vicenda risiede già nell’inserimento della proposta all’ordine del giorno. La richiesta, formulata da sindaci del capoluogo (il sindaco di Modigliana ha, peraltro, appreso con sorpresa di comparire tra gli apparenti suoi sottoscrittori), si rivelava, infatti, icto oculi irricevibile, perché non consentita dalla normativa vigente (avente al riguardo carattere tassativo ed inderogabile). Chi ha l’onere di formare l’ordine del giorno ha, peraltro, mostrato una singolare disponibilità al riguardo, considerandola alla stregua di una possibile ed ammissibile proposta operativa e non già, a tutto concedere, quale argomento oggetto di riflessione de iure condendo.

Verificata, non senza qualche resistenza (forse più simulata e di facciata, che veramente sentita) l’inammissibilità della richiesta, quale soluzione di compromesso, è stato deliberato un “invito permanente” ai sindaci ed ai segretari comunali a partecipare alle riunioni dell’Assemblea territoriale, senza diritto di voto.

Si è così comunque introdotta un’ulteriore componente di diritto dell’organo collegiale, concretante una clamorosa illegittimità, non temperata o sminuita dalla esclusione dei non aventi titolo alla fase della votazione.

Alla situazione di illegittimità, rimasta immutata rispetto a quella oggetto della proposta originaria, si è aggiunta anche una lesione alla buona creanza.

Ammesso e non concesso che sia nei poteri dell’assemblea di aprirsi al contributo partecipativo di altri soggetti, da poter invitare alle sue riunioni, senza possibilità di voto, sarebbe stato più rispettoso della competenza, ma persino della dignità, dell’assemblea medesima, lasciare alla sua eventuale volontà di determinarsi in tal senso, astenendosi dal formulare inviti obbligatori e (pretesamente) vincolanti in casa (essenzialmente) altrui.

Ciò non toglie, però, che dovrà essere preliminare compito dell’Assemblea verificare all’atto dell’insediamento la legittimità della sua composizione, espungendo, se del caso, le persone invitate, rectius imposte dal coordinamento, persone che non hanno titolo a parteciparvi e la cui presenza renderebbe illegittima ogni deliberazione assunta con la loro (altrettanto illegittima) partecipazione.

§   2 Considerazioni elementari sull’ organo assembleare.

Le riflessioni che mi accingo a svolgere in questo paragrafo, sia pure in maniera che mi riprometto succinta, attengono prevalentemente ad aspetti giuridici che, per quanto semplici, potrebbero essere ritenuti inutili o comunque di scarso interesse. A coloro che non fossero interessati, consiglio, pertanto, di saltare alle considerazioni del paragrafo successivo.

Assemblea è una pluralità di persone che hanno ricevuto l’investitura a comporre un’unità organizzativa (collegium) e sono in essa incardinate (cfr. Alberto Barbiero, in La deliberazione nel procedimento di decisione assembleare).

L’assemblea è, quindi, un’entità soggettiva unitaria, la cui struttura è inderogabilmente e tassativamente fissata dalla norma di investitura.

Sempre che quest’ultima non attribuisca in maniera univoca ed espressa al soggetto collegiale il potere di ampliarsi, consentendogli l’ingresso di ulteriori presenze, è radicalmente illegittima qualunque variazione dei componenti rispetto a quanto oggetto della previsione della norma istitutiva, da chiunque disposta.

La produzione naturale e finale dell’attività espletata dall’assemblea, quale organo collegiale, è la deliberazione.

La presenza dei legittimi componenti, ovvero degli aventi titolo, realizza il contraddittorio e la dialettica, in base ai quali si struttura e trova definizione il procedimento formativo della volontà di deliberazione dell’organo.

La partecipazione al momento formativo della volontà dell’organo collegiale di soggetti non legittimati altera e vizia il procedimento, anche non si estenda alla fase della votazione, svolgendo non solo l’intervento, ma anche la semplice presenza delle persone prive di legittima investitura, effetti condizionanti o comunque concorrenti alla determinazione della deliberazione in itinere (cfr. Merusi-Berettieri, voce Deliberazione amministrativa, in Enc. Dir, vol. IX; Vitta, Gli atti collegiali, pag. 22 e segg.).

E’ per questo motivo che la deliberazione è universalmente intesa come espressione del volere di un consesso determinato da tassative ed inderogabili forme ex lege, volto al perseguimento di uno specifico fine.

La deliberazione assembleare viene, quindi, in primo ed essenziale luogo a rilievo come processo di formazione della volontà, attraverso il quale le espressioni, le considerazioni ed il contributo partecipativo comunque offerto dai singoli componenti, si traducono nella volontà del collegio e si concretizzano nel provvedimento decisionale finale.

Ciascuna delle 3 fasi in cui si snoda una deliberazione collegiale (proposta, esame-discussione e votazione) riveste ruolo essenziale nel procedimento di formazione della volontà dell’organo.

La partecipazione di soggetti non aventi titolo vizia, pertanto, di illegittimità il deliberato finale, anche se le persone prive di valida investitura non abbiano concorso alla votazione.

La deliberazione è invero il risultato che consente la migliore possibile integrazione degli interessi dei singoli componenti, abbiano essi o meno il diritto di partecipare alla votazione.

A mio avviso non è consentito al coordinamento territoriale di violare la norma che sovrintende all’investitura dei componenti dell’assemblea, modificando la composizione dell’organo, salvo il ricorso allo speciale potere di ampliamento del coordinamento medesimo, a norma del disposto del punto 5 del dispositivo dell’Assemblea costituente nazionale (con deliberazione da approvarsi con maggioranza qualificata dei 2/3), ipotesi che, sebbene percorribile, è stata invece scartata.

La normativa di investitura è, pervero, costituita dal disciplinare di cui alla deliberazione regionale 1 dicembre 2007, che al punto 4.3 stabilisce che “le Assemblee provinciali/territoriali sono composte dai Delegati dei Circoli P.D. e dai membri dei coordinamenti provinciali, così come definiti al punto 5 del Dispositivo approvato dall’Assemblea costituente nazionale”, e dall’omologo disposto dell’art. 6 del precedente deliberato della Conferenza dei Segretari Regionali, del 20 novembre 2007 (“La platea dell’Assemblea provinciale è composta dalla somma dei delegati dei circoli e dal coordinamento provinciale esistente”). Scartata la volontà di procedere ad un allargamento del coordinamento, ai sensi del ricordato disposto del punto 5 del dispositivo della costituente nazionale, non era possibile creare nuove investiture dei componenti l’Assemblea territoriale, essendo sprovvisto il coordinamento di alcun potere al riguardo.

La deliberazione del coordinamento territoriale del 6 u.s. è, dunque, a mio avviso, totalmente e gravemente illegittima, prima ancora che inopportuna.

Anche a prescindere dalle mie critiche per questa violazione delle regole e dei criteri, che vanno rispettati anche se considerati sbagliati od inopportuni, oppure cambiati, ma non elusi o aggirati e persino violati –come è accaduto nel caso in questione- sotto forma di furbesche pensate che traggono origine da una considerazione di fondo che vuole assegnare a chi fa politica un ruolo di priceps legibus solutus, che gli consentirebbe a suo piacimento di calpestare o piegare le regole, assecondandole ai suoi desideri del momento o alle sue contingenti esigenze, resta la questione sostanziale rappresentata dal ruolo che i sindaci ed i segretari comunali possono rivestire nel partito.

§   3 Pd – Sindaci e Segretari comunali.

E’, infatti, innegabile che i sindaci ed i segretari comunali siano in grado di portare al partito un contributo formidabile anche per l’elaborazione della linea politica più adeguata alle necessità del territorio e per l’allestimento di progettualità efficaci e concretamente utili.

Condivido, pertanto, l’interesse ad esaminare con attenzione la questione, per cercare di rinvenire una soluzione che consenta di non mandar dispersi i benefici apporti che potrebbero conseguire da una incisiva partecipazione di queste persone alla vita del partito.

Avverto però l’esigenza di una rivisitazione globale ed approfondita di tutta la complessa problematica che vi ruota attorno e che, quanto ai sindaci in carica, li configura come espressione diretta della volontà popolare, quale scelta operata dai cittadini elettori in via immediata e non tramite rappresentanza.

Ho personalmente dei dubbi sull’opportunità di un inserimento dei sindaci in carica nell’assemblea territoriale, organo deputato a varare la linea politica da attuarsi nell’ambito territoriale dell’ente locale in cui loro agiscono come rappresentanti istituzionali
.
Il primo e più serio problema è, da un lato, quello dell’autonomia del mandato elettivo del sindaco, ricevuto in via diretta dalla cittadinanza, in rappresentanza di tutti gli elettori, anche di quelli che non l’hanno votato, e –certamente- anche dei non aderenti al Pd. D’altro lato, il partito, che non può e non deve emettere ordini al sindaco, quasi fosse un proprio dipendente, non deve neppure essere esposto al rischio di condizionare la sua attività alle esigenze occasionali e strumentali di chi ha l’onere e la responsabilità della direzione dell’ente locale.

Queste remore non vengono –ovviamente- a rilievo per gli ex sindaci, soggetti che, pur portatori di un bagaglio di conoscenze e di esperienze di indubbio rilievo, non sono però suscettibili di diventare parte di un pernicioso rapporto capace di esplicare dannosi effetti di reciproca interferenza e condizionamento tra l’agire istituzionale e la linea politica del partito.

Si tratta per me di individuare un apposito spazio nel quale metter a frutto il contributo che i sindaci in carica ed i segretari comunali sono in grado di apportare al partito, senza incorrere in indesiderate ricadute negative su altri versanti.

E’ in ogni caso opportuno cercare di approfondire l’argomento sia per le prossime immediate scadenze, che consentiranno di far nascere davvero il partito, mettendolo così in grado di fare finalmente politica, come finora non è ancora consentito, sia in prospettiva futura, de iure condendo per l’individuazione di eventuali opportune modifiche normative, fermo restando che, nel frattempo, si dovrebbe sempre cercare di evitare, con particolare attenzione, di cadere nella tentazione di pratiche scorciatoie, inficiate da più o meno marcata illegittimità.

Fausto Baldi

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Bozza statuto PD

Il prossimo 19 gennaio si terrà a Bologna la prossima riunione della commissione statuto.

Nei tre documenti qui allegati (uno, due  e tre) trovate l’attuale stato dei luoghi.

Nel caso abbiate qualcosa da segnalare, modificare, richiedere potete contattare direttamente Tatiana Gentilini che si preoccuperà di trasmettere quanto da voi detto.

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Mozione proposta dal comitato promotore per il PD di Ospedaletto

Il comitato promotore per il Partito Democratico di Ospedaletto,

 

Ritenendo particolarmente rilevante la svolta che le elezioni primarie del 14 ottobre ha impresso alla vita politica del nostro Paese, introducendo nello scenario della politica la volontà di un nuovo approccio alla stessa;

 

Avendo condiviso a pieno l’importanza che il nuovo Partito fosse guidato e rappresentato da Segretari, sia a livello nazionale che regionale eletti con la più larga consultazione possibile;

 

Sostenendo il diritto dovere di ogni lettore del Partito Democratico di partecipare in forma attiva alla elezione diretta del Comitato di Circolo e del Segretario di Circolo,

 

ritiene

indispensabile adottare lo stesso modello di elezione a suffragio universale anche per l’elezione diretta del Segretario Territoriale e Comunale, in emendamento a quanto previsto al punto 4.2 del Regolamento “ Per la fondazione del Partito Democratico”.

 

Sottopone

La presente proposta di modifica al coordinatore territoriale per l’inoltro a tutti gli organismi competenti.

 

 

 

Sottoscritto all’unanimità

 

Forlì 09/01/08

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Assemblee fondative circoli, candidature, elezioni

Secondo quanto concordato nell’ultimo incontro del 28 dicembre 2007, in previsione delle imminenti assemblee fondative dei circoli, per illustrare le modalità di presentazione delle candidature e delle elezioni  per  il progetto aperto del P.D., ci ritroviamo

  GIOVEDI’ 10 GENNAIO 2008 - ORE 20,30
PRESSO IL CIRCOLO ASIOLI - C.SO GARIBALDI, 280- FORLI’
Nello spirito di “progetto aperto del Partito Democratico”, e dato che IL PD LO FACCIO IO, LO FAI TU, LO FACCIAMO TUTTI INSIEME, invitiamo a partecipare all’incontro quanti interessati , come il 14 ottobre, ad essere protagonisti della fondazione del partito nuovo.

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Una nuova proposta sui circoli territoriali

Ancora sui circoli territoriali: una proposta per attenuare l’effetto disincentivante.
Dopo la riunione del 28 u.s. del nostro gruppo, avverto l’esigenza di ritornare, ancora una volta –l’ultima- sulla questione, non soltanto perché sempre più convinto dell’errore commesso, quanto e soprattutto perché sono certo che i danni provocati dall’adozione di criteri che violano principi di ordine generale, sono duraturi e ben maggiori delle conseguenze relative alle singole contingenze cui accedono.

Il criterio utilizzato per la preventiva dotazione organica dei delegati di ciascun circolo, si giustifica e fonda la sua ratio nella capacità potenziale del territorio di competenza, desunta dalla partecipazione al voto del 14 ottobre nel seggio o nei seggi ivi allestiti.

Come ho più volte osservato, questo criterio –allo stato attuale della costruzione del partito- non mi sembra né valido, né legittimo, alla luce della disciplina stabilita al riguardo(v. 3.5), che, nella sua letterale espressione –quanto meno- consente una diversa interpretazione della norma specifica, maggiormente rispettosa dei principi generali, ma anche della logica elementare.

Nello specifico ritengo che questo criterio sia particolarmente mortificante dell’impegno con il quale gruppi come il nostro si sono attivati per sensibilizzare i cittadini elettori, svolgendo il loro lavoro in maniera extraterritoriale, impegno che pure ha contribuito in maniera sensibile al successo conseguito.

Penso in particolare, a quanto fatto da “latuastagione.it”, che con l’attività svolta sul blog ha destato l’interesse di persone che si sono determinate a partecipare a questa avventura, intendendola come ultima chance per un partito nuovo e per una politica diversa, e che hanno voluto testimoniare la loro specifica fiducia solo ed esclusivamente in noi e non già nella futura struttura territoriale alla quale avrebbero dovuto necessariamente appartenere.

Usufruendo della facoltà consentita dall’art. 10, comma 3°, del Regolamento Quadro e della disciplina applicativa dell’U.T.A., persone di altre città, di altre province e persino di altre regioni, che nel territorio di appartenenza non avrebbero mai partecipato alla votazione, si sono determinate a venire a Forlì, solo per potere votare la nostra lista, in ragione di un intuitus personae avvertito come essenziale per una fiducia che altrimenti non avrebbero riposto nei candidati delle liste di appartenenza territoriale.

Come penso sia noto a tutti Voi, dopo essere stati autorizzati, sono venuti a votare per la nostra lista persone che sono giunte da Napoli, da Bologna, da Ravenna, da Parma e da Rimini. Costoro sono stati indirizzati a seggi della nostra città che –ovviamente- nulla avevano ed hanno a che vedere con il loro domicilio.

La normativa che ha permesso il voto di cittadini elettori fuori dell’ambito territoriale di appartenenza è del resto coerente con il fine delle elezioni del 14 ottobre, di costruzione del vertice del partito e non certo delle sue articolazioni provinciali e territoriali.

A quel seggio o a quei seggi ai quali sono state indirizzate le persone che sono venute da Napoli e dalle altre province dell’Emilia Romagna si è assegnata una preventivata quota di delegati, nell’illogica presunzione che i votanti del 14 ottobre siano nella loro stabile dotazione territoriale.

Se si è consentita la partecipazione di persone provenienti da altre province, non appartenenti al territorio ove era ubicato il seggio nel quale hanno potuto votare, quale è la logica che sorregge l’operazione con la quale si è tramutato il dato partecipativo del 14 ottobre come espressivo degli elettori ivi residenti?

Sotto diverso angolo di visuale, perché i seggi dove sono stati indirizzate le persone provenienti extra provincia, devono ora essere “premiati” per l’attività di sensibilizzazione da noi svolta e per la capacità attrattiva della nostra lista?

Né vale obiettare che rispetto ai 18.000 votanti del territorio forlivese, il caso di poche persone non incide in maniera sensibile sulla questione in argomento.

La validità e la legittimità dei criteri, soprattutto quando sono possibili più opzioni interpretative, non si misura sulla dimensione delle “vittime del fuoco amico”, ovvero sull’entità delle conseguenze negative che provoca la loro applicazione.

Per cercare di rimediare all’effetto disincentivante che consegue alla preventiva assegnazione del numero dei delegati, nell’irrilevanza dei votanti, ritengo opportuno che sia formalizzata la proposta integrativa che è emersa nella nostra riunione del 28 u.s.

Al fine di stimolare l’attività di sensibilizzazione dei cittadini elettori da parte di ciascun circolo, o meglio (nell’assenza dei soggetti, ancora da costituire), da parte delle persone che lì operano, sarebbe opportuno stabilire che un certo numero di delegati in più rispetto ai 192, individuati sulla scorta del rapporto percentuale dei votanti del 14 ottobre saranno assegnati ai circoli che risulteranno avere i migliori quozienti-scarto rispetto al risultato del 14 ottobre (maggior quoziente positivo, se la partecipazione dovesse risultare superiore a quella del 14 ottobre, minor quoziente negativo, in caso contrario).

In concreto si potrebbe ipotizzare un’integrazione di 20 delegati, 10 uomini e 10 donne, (pari a circa il 10% del dato percentuale totale), da assegnare ai 5 circoli con il miglior quoziente (2 uomini e 2 donne per ciascuno di essi). Nel caso di mancanza di ulteriori eligendi disponibili nei circoli interessati, si passerà ai circoli che seguono nella graduatoria dei migliori quozienti.

Qualora la proposta dovesse essere condivisa, sarebbe necessario chiedere al coordinatore territoriale ed al presidente del coordinamento di indire, con l’urgenza del caso, una riunione per poterla discutere.

Auguri a tutti

Fausto Baldi

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I circoli sono stati creati

Il coordinamento territoriale di Forlì il 21 u.s. ha varato i circoli territoriali. (qui e qui maggiori informazioni)

Con votazione pressoché unanime, si è varata l’articolazione territoriale ed omologato il sistema di preventiva dotazione dei delegati, circolo per circolo, come da tabelle allegate.

Il deliberato, pur nell’intrinseca validità tecnica del buono ed apprezzabile lavoro che è stato svolto, presenta punti di forte criticità nel metodo e nei criteri utilizzati.

Tutti i modelli elettorali di democrazia rappresentativa si fondano sulla partecipazione degli aventi diritto al voto. Nel modello compiuto, è la partecipazione dei soggetti titolari del diritto di elettorato attivo che determina, nel numero e nelle persone, i rappresentanti.

A questo modello si è finora ispirata, senza mai, però, riuscirci appieno, la costruzione del Pd.

All’enunciato teorico, continua a contrapporsi una prassi, almeno in parte, confliggente.

Con la creazione dei circoli si è ribaltato il deficit di compiutezza che ha contraddistinto il sistema elettivo dei costituenti nazionali e regionali.

Per le elezioni del 14 ottobre si è incentivata la partecipazione, ma non la possibilità di scelta dei componenti delle liste bloccate e predeterminate, la cui graduatoria è stata sottratta alla volontà degli elettori. A costoro si è attribuito il potere di determinare il numero di coloro che sarebbero stati eletti, in ragione del successo conseguito dalle singole liste.

Con la creazione dei circoli si è operato all’incontrario.

Si è dato per scontato e per acquisito il dato partecipativo, sotto forma di capacità potenziale dei singoli ambiti territoriali nei quali realizzare i circoli e si è assegnata a ciascuno di questi una dotazione organica di delegati, già predeterminata nel numero, da tenere ferma e fissa, a prescindere dalla partecipazione al voto.

Al circolo del centro storico, si è attribuita, ad esempio, la potenziale capacità partecipativa di 1077 cittadini elettori, pari alla somma dei votanti del 14 ottobre nei due seggi del centro e si è assegnatoli numero fisso di 10 delegati, che verranno eletti all’assemblea provinciale, qualunque potrà essere il numero degli effettivi votanti; 10 saranno sempre ed in ogni casi i delegati del circolo del centro storico, anche se, in ipotesi, gli elettori dovessero essere inferiori a 10.

Nella fase di costruzione del nuovo partito, quando ancora non ci sono dati partecipativi acquisiti in maniera coerente e logica con le finalità del singolo momento organizzativo, ritengo sbagliato far ricorso a potenzialità partecipative per omologare una considerazione presuntiva che non si regge su elementi di univoco significato, piuttosto che stimolare, incentivare la partecipazione, anche tramite la competizione tra i circoli.

Quanto al dato quantitativo-numerico dei futuri componenti dell’assemblea provinciale, si è affermata l’inutilità del voto.

L’errore compiuto è assai grave e risulta pregiudizievole ben oltre gli effetti pratici che ne conseguono ed il rilievo che la questione può rivestire nel complessivo ambito dell’assetto organizzativo.

Il sistema scelto è coerente con una realtà organizzativa già costituita. Rispetto a circoli formati, il cui numero di tesserati o di aderenti si è giù realizzato, può essere più corretto e valido, consolidare i risultati e nel contempo premiare il lavoro svolto.

In questo momento, in cui occorre ancora lavorare (e fors’anche, iniziare a lavorare) per costruire la popolazione dei tesserati-aderenti, appare disincentivo negare significato e funzione alla partecipazione degli elettori per la dotazione numerica dei delegati del circolo di appartenenza.

Prima ancora di queste notazioni che rispecchiano opinioni del tutto personali, si pone però il rispetto –assolutamente prioritario e pregiudiziale- delle regole che sono state imposte a questo fine.

La norma che sovrintendente alla dotazione organica dei delegati è –lo ricordo- la seguente:

“3.5. Il numero e la dimensione territoriale dei Circoli del P.D. della provincia/territorio è decisa dal Coordinamento provinciale/territoriale del P.D.

Nella stessa occasione il Coordinamento provinciale stabilisce il numero dei delegati in rapporto ai votanti delle elezioni del 14 ottobre da eleggere nei Comuni e Quartieri nel cui territorio esistono più Circoli”.

Ho già avuto modo di osservare come per “numero dei delegati”, nell’assenza di qualsiasi ulteriore precisazione o specificazione limitativa, debba intendersi il numero totale dei delegati del territorio di competenza del coordinamento rispetto agli elettori del 14 ottobre. Nel comma 1°, si stabilisce, infatti, che il coordinamento deve determinare il numero e l’estensione dei circoli, in rapporto all’intero territorio provinciale o –come nel nostro caso- territoriale. Nel comma 2°, con ovvia omologa attenzione al medesimo territorio provinciale, si specifica che il numero dei delegati deve porsi in rapporto percentuale con i votanti del 14 ottobre. Il soggetto onerato è il coordinamento provinciale che deve, in tal senso, tener conto dei cittadini elettori che nel suo territorio complessivo hanno votato il 14 ottobre.

La logica e la ratio della disposizione, che ben può individuarsi nel fine di cercare di consolidare un dato non omogeneo ed assai aleatorio e tramutarlo, con la minore dispersione possibile dei cittadini elettori, in impegno organizzativo interno (la volontà di concorrere alla creazione del vertice di un nuovo partito è ben diversa dalla volontà di rendersi disponibile ad un impegno nel territorio d’appartenenza), ma, soprattutto, il suo tenore letterale, che consente appieno l’interpretazione che ne avevo e no ho data, imponeva, a mio avviso un onere di approfondimento, in primo luogo giuridico e, di poi, di opportunità politica della questione.

Avrei gradito che nella riunione del 21 u.s. alla mia interpretazione venisse contrapposta quella votata dalla totalità dei partecipanti, in ragione di un diverso apprezzamento giuridico della norma che si doveva applicare.

Se ciò è accaduto, non me ne sono accorto.

Forse per disattenzione, non mi è sembrato che nessuno si sia preoccupato di capire o cercare di comprendere se il deliberato fosse rispondente o meno alla lettera della ricordata norma. Ho, invece, ascoltato considerazioni ed argomentazioni volte a supportare in via latamente politica o di opportunità una scelta che più ancora che scontata, mi è sembrata pregiudizialmente imposta (ma da chi, poi?).

Foss’anche sbagliata la mia interpretazione, credo che un diverso comportamento del coordinamento forlivese, comunque non vietato dalla disposizione, sarebbe valso a lanciare all’esterno almeno un segnale di “vivacità”, ancorché non di (pericolosa) “discontinuità.

Di più ancora, è possibile ritenere che i principi enunciati, con tono quasi sacrale da Veltroni il 27 ottobre, stiano caratterizzando la costruzione dei modelli organizzativi del Pd?

Ma il principio cardine, non è più quello che tengo a ricordare a tutti noi, per il quale “siamo in presenza di una figura nuova , quella del cittadino-elettore attivo….vero protagonista della fondazione del Pd: ed è attorno al primato di questa nuova figura che dobbiamo costruire il modello organizzativo del partito nuovo”, laddove “attivo” indica una condotta in atto, espressa in funzione di uno specifico fine organizzativo, condotta che non può essere mistificata in qualcosa di assai diverso, come in una sorta di partecipazione potenziale o presunta?

Tutto ciò mi appare tanto più grave, in quanto in questo caso non si era neppure in presenza di un dispositivo calato da fuori, da dover necessariamente accettare.

Non posso sottacere di essere rimasto amareggiato, deluso e soprattutto preoccupato da alcune considerazioni che sono state dedicate alla mia “proposta”, come quella che l’ha qualificata come “apparentemente” più democratica. Ho cercato di capire il perché di quell’ <<apparentemente>>, o di capire come, al contrario, l’altra, quella condivisa da tutti, lo sia, invece, “realmente”.

Al di là della partecipazione del 14 ottobre, intesa come potenzialità partecipativa dell’ambito territoriale del seggio-circolo, non ho colto null’altro, come pure mi è sembrato che non interessasse a nessuno preoccuparsi della legittimità o meno dell’operato e del rispetto dei principi fondamentali (quelli del 27 ottobre, che sembrano dimenticati) e degli specifici criteri; ed anzi ho avvertito un qualche moto di insofferenza al riguardo.

Tralascio, poi, ogni commento su considerazioni tanto criptiche, quanto però indicative del livello di approfondimento, del tipo “non puoi ignorare il dato del 14 ottobre?, come si fa a vanificare quanto hanno voluto dire gli elettori del 14 ottobre?”.

Anche i tentativi di mediare ciò che non è mediabile, di cercare di conciliare in qualche modo la mia “proposta” (di cui si dovrebbe tener conto nel futuro, tra qualche anno, quando cioè non vi sarà –come è auspicabile- nessuna articolazione organizzativa ancora da dover realizzare) e la diversa soluzione deliberata, che pure sono stati in qualche caso generosamente profusi, valgono solo a creare confusione, o –peggio ancora- a costruire ad altri utili alibi.

Nel momento formativo della volontà di un organo collegiale, i componenti, che si sono prestati all’impegno in maniera totalmente disinteressata e senza riserve o condizionamenti mentali, hanno l’obbligo di esprimersi con la massima libertà e nel pieno rispetto delle proprie idee.

Non condivido la deliberazione assunta dal coordinamento territoriale di Forlì, ancorché possa rivelarsi in perfetta consonanza con quanto deciso dagli altri coordinamenti.

Si concilia questa decisione con il modello organizzativo descritto da Veltroni il 27 ottobre, per il quale era preannunciato l’obbligo del Pd di dotarsi di “un’organizzazione che poco o nulla avrà a che fare con le vecchie e tradizionali strutture di lavoro, che vivrà invece di momenti di forum aperti alla più grande partecipazione ed al contributo di tutti gli studiosi e professionisti, di tutte quelle persone…che rappresentano oggi le migliori qualità italiane”.

Inutile dire che nell’attuale contesto, parlare di circoli informatici è come parlare di fantascienza. Ma forse anche di ciò, qualcuno se ne potrà occupare in seguito, dopo che l’organizzazione territoriale sarà stata costruita.

Al di là di tutto, non posso non tener conto di essere rimasto completamente e totalmente solo nella riunione del 21 u.s.

Il fatto estremamente grave è che, seppur dotato di acutissimo spirito di autocritica, non ritengo di aver sbagliato, sarebbe però un inaccettabile peccato di presunzione ritenere che siano tutti gli altri, con nessuna eccezione, neppure espressiva di un qualche dubbio, ad essere incorsi nell’assai grave errore di accettare il rischio di disincentivare la partecipazione degli elettori, affermando l’assoluta inutilità della loro partecipazione al voto per la determinazione del numero dei loro rappresentati territoriali.

Si è così, comunque, venuto a determinare -all’evidenza- il problema della mia permanenza nell’incarico di costituente, problema reso più acuto dal fatto che neppure i miei colleghi di lista hanno avvertito remore o dubbi sulla legittimità e sull’opportunità di trasformare un dato spurio in elemento presuntivo di una potenziale partecipazione.

                             Fausto Baldi

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Il partito nuovo

Costruire un partito nuovo (non un nuovo partito) è questione assai complessa e non esistono esperienze simili a quelle avviate per dar vita al Partito Democratico. Partito nuovo che Veltroni ha teso a rimarcare ed evidenziare nei suoi aspetti organizzativi e partecipativi.  Pur consapevole della straordinaria generosità di Ds, Margherita e Repubblicani europei che sciogliendosi hanno deciso di avviare questa nuova esperienza, il Segretario ha puntato non sulla continuità, ma sulla discontinuità e sull’innovazione metodologica e organizzativa andando oltre i recinti della vecchia politica.

Aria nuova, competenze, creatività, esperienze nel sociale, tecnologie innovative, ricambio generazionale, valorizzazione della differenza di genere appaiono i capisaldi, accanto alla nuova figura del cittadino-elettore, che si affianca a quella dell’iscritto, su cui avviare e far crescere il nuovo soggetto politico.

Partecipazione, apertura e trasparenza per un partito che vuol avvicinare alla politica tutti coloro che, nella forma loro  più congeniale, vogliono comunque dare un contributo alla soluzione dei problemi del paese.

La discussione è ancora tutta concentrata sulla forma organizzativa a discapito dell’analisi su dove sta andando il mondo, sull’Italia e sulle politiche nazionali e locali, ci rimprovera qualcuno, ma proprio per questa ragione potremmo sul blog, da subito aprire una discussione approfondita sulla globalizzazione, sulle analisi strategiche, sulle scelte del governo e delle nostre amministrazioni e fissare alcuni appuntamenti seminariali con esperti di valore per mettere a fuoco problemi e far conoscere le nostre idee.

Nell’immediato a livello forlivese il coordinatore del Pd Alessandro Castagnoli ha indicato il tipo di struttura di riferimento e nella sua impostazione si sono colti elementi di novità significativi proiettati  ad allargare protagonismi e decisori e l’idea di circoli territoriali robusti assai consistenti, che superano le vecchie sezioni,  è scelta giusta e da condividere. Proprio la voglia di partecipare  non deve però trovare ostacolo nella dimensione territoriale del circolo, evitando di imporre all’iscritto o al cittadino-elettore di rapportarsi esclusivamente a quella struttura. Dobbiamo creare le condizioni affinché chiunque lo desideri, rispetto all’interesse o al problema, che più lo sollecita, possa trovare il luogo e le condizioni per discutere, scambiare opinioni, confrontarsi, intervenire e con altri decidere poi il che fare. A tal fine penso anche che a Forlì potremmo individuare quattro, cinque circoli e farne punto di riferimento per tutto il territorio sulla base di una loro “specializzazione” attorno a temi emergenti o di gran rilevanza  come ad esempio le politiche giovanili, il lavoro-i lavori, informazione e media, …..non per sostituire ma per far crescere qualcosa di nuovo e significativo. Devono essere altra cosa rispetto ai forum tematici,  strutturati, con iniziative periodiche non episodiche capaci di interessare il territorio nel suo complesso.

Se lo sforzo massimo deve essere, come nelle intenzioni di Veltroni, quello di favorire partecipazione consapevole e trasparente credo vada ripresa una proposta di Fausto, che non mi è parsa adeguatamente valorizzata e sostenuta della creazione di un nuovo circolo a cui possono fare riferimento tutti coloro che intendono utilizzare le vie informatiche per rapportarsi con la politica.

Abbiamo alle spalle un’esperienza assai positiva che ha dimostrato efficacia e capacità espansiva. Il regolamento non lo vieta, allora perché non proporci la costituzione di questo nuovo circolo ?

Abbiamo il problema di crescere, non di difendere l’esistente spesso asfittico, per questa ragione penso che come lo siamo già stati, potremmo proporre noi, intanto al provinciale, ma poi al regionale e al nazionale un qualcosa di veramente nuovo e significativo.

Ancora un’ultima considerazione, non di poco conto, perché a differenza delle primarie per Veltroni non si vuole incentivare la partecipazione al futuro congresso immettendo un premio in termini di delegati dove c’è maggior presenza? Si deve andare oltre il rapporto iscritti-delegati per favorire la partecipazione consapevole. La buona politica è fatta anche di queste cose.

Valter Bielli

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Movimenti

Ordini del giorno presentati all’assemblea provinciale convocata per la nomina del coordinatore pro tempore del Pd di Reggio Emilia

da Alessandro Scansani

1.

Per un partito-programma

In riferimento diretto ai temi-cardine che caratterizzarono la giovane e innovativa rivista di Giuseppe Rossetti Cronache sociali (1947-1951), l’Assemblea provinciale chiede che il nuovo Pd sia anche sul territorio un partito-programma, autonomo, capace di elaborazione progettuale e proposta, non semplice supporto dei governi locali.

2.

Per un ruolo saggiamente creativo del coordinatore provinciale

L’Assemblea chiede che il Coordinatore provinciale sappia elaborare il proprio ruolo con saggia creatività, oltre ciò che deve con obbligo (i “dispositivi”), sul terreno di ciò che è possibile perché non escluso, al fine di accompagnare il previsto cammino procedurale organizzativo verso il primo Congresso con la partecipazione più ampia e qualificata possibile dei cittadini e degli eletti delle primarie sui temi politici (economici, sociali, culturali) che dominano il tempo che andiamo ad attraversare, declinati nel concreto della situazione dei territori, provinciale e locali.

3.

Cura delle militanze

L’Assemblea impegna il Coordinatore provinciale a fare ogni sforzo per non disperdere le militanze trasmesse dalla fase perinatale del Pd, così come le vecchie militanze che hanno accolto i contenuti e lo spirito del nuovo partito. E lo impegna a superare le logiche di contrapposizione interna che hanno scosso con inusitata foga, se non con violenza, il precedente centrosinistra, e che non devono appartenere a ciò che di nuovo siamo impegnati a costruire.

4.

IL CORAGGIO DEL RISCHIO COMUNE DI UNA NUOVA CULTURA POLITICA

L’Assemblea ringrazia Pierluigi Castagnetti e Giammaria Manghi per la generosità con la quale, aprendo prospettive per tutti, hanno pilotato il cammino dei cattolico-democratici dalle sicurezze di sistema di una lunga storia verso un nuovo approdo da costruire insieme ad altri, provenienti da storie e da sistemi di sicurezza diversi, perché tutti siano adeguati ai tempi e ai problemi radicalmente mutati e non più reciprocamente “altri”, in un confronto sereno e severo su valori, metodi, principi costitutivi, da declinare in una cultura politica nuova, plurale, condivisa.

E impegna il Coordinatore provinciale a fare ogni sforzo perché casa e cultura del Pd, caratterizzati anche da un giusto senso della laicità, dell’autonomia della politica e delle coscienze, del repubblicanesimo come valore opposto al “principato” (sul piano istituzionale, su quello simbolico e nell’esercizio concreto della politica), possano essere vissuti come il luogo naturale, dopo oltre cento anni di storia, da chi proviene da una militanza socialista e repubblicana; e perché la grande tradizione riformista delle municipalità socialiste sia viva nel patrimonio del nuovo partito, così come il tasso di innovazione coraggiosa e positiva che i socialisti introdussero nel primo centrosinistra e nei tempi del Progetto e della Conferenza di Rimini.

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Fausto Baldi sui futuri circoli territoriali del P.D.

Il coordinamento territoriale di Forlì si sta occupando della fase fondativa dei circoli territoriali.

La disciplina normativa (per quel che al momento interessa) è costituita dalle seguenti previsioni del dispositivo regionale.

1.2. Il 14/15/16 dicembre 2007, l’11/12/13, il 18/19/20 e il 25/26/27 gennaio 2008, in tutte le realtà territoriali dell’Emilia-Romagna verranno convocate le assemblee degli elettori e delle elettrici che hanno partecipato alle elezioni del P.D. del 14 ottobre 2007 e di tutti coloro che intendono sostenere e partecipare al processo costituente del Partito Democratico:

- per fondare i Circoli territoriali del P.D.;

- per definirne il programma politico e organizzativo;

- per eleggere i Segretari e gli organismi dirigenti dei Circoli;

- per eleggere i Delegati dei Circoli nelle Assemblee provinciali/territoriali;

- per consegnare il certificato di “Fondatore del Partito Democratico” a chi ha partecipato al voto del 14 Ottobre 2007 e a chi vuole partecipare alla costruzione del P.D..

3.5. Il numero e la dimensione territoriale dei Circoli del P.D. della provincia/territorio è decisa dal Coordinamento provinciale/territoriale del P.D.

Nella stessa occasione il Coordinamento provinciale stabilisce il numero dei delegati in rapporto ai votanti delle elezioni del 14 ottobre da eleggere nei Comuni e Quartieri nel cui territorio esistono più Circoli

4.5. Ciascun Circolo sarà rappresentato nell’Assemblea provinciale/territoriale (e nell’Assemblea comunale o di quartiere) da almeno due rappresentanti, un uomo e una donna.

7.1. Gli elettori e le elettrici che hanno partecipato alle elezioni del P.D. del 14 ottobre 2007 e tutti coloro che intendono sostenere e partecipare al processo costituente del Partito Democratico, eleggeranno:- il Segretario e il Comitato del Circolo P.D.;- I Delegati del Circolo P.D. nell’Assemblea comunale o di quartiere (nelle realtà dove è prevista la costituzione di più circoli).- I Delegati del Circolo P.D. nell’ Assemblea provinciale/territoriale.”

La proposta che. in sede di coordinamento è stata avanzata il 14 u.s, tra l’altro, prevede:

  1. la creazione di circoli territoriali corrispondenti ai seggi delle elezioni del 14 ottobre;

  2. l’assegnazione ex ante a ciascun circolo di un numero di delegati nell’Assemblea territoriale in rapporto percentuale con i votanti del 14 ottobre in quel seggio-circolo.

Per quanto concerne il punto 1, è innegabile che l’individuato criterio di articolazione nel territorio, presenti il pregio della praticità e della semplicità.

E’ però necessario tener conto di alcuni momenti di criticità del sistema, che potrebbe rivelarsi insufficiente o non adeguato a coinvolgere nell’organizzazione territoriale del partito tutti quei numerosissimi cittadini che, estranei agli schemi tradizionali delle strutture dei vecchi partiti, hanno manifestato la loro volontà di volersi e potersi impegnare in politica. Trattasi di persone che potrebbero non essere disponibili a conformarsi all’obbligo di poter partecipare alla vita organizzativa del partito solo ed esclusivamente entro limiti geografici prefissati, rappresentati dallo specifico ambito territoriale corrispondente al seggio ove si sono recati il 14 ottobre.

In via più generale, al di là della concreta praticità che sorregge questa proposta, non appare giustificato costruire sulla base della votazione del 14 ottobre l’articolazione territoriale del partito. I votanti del 14 ottobre sono stati chiamati ad eleggere i vertici nazionale e regionali del partito. Per manifestare la loro volontà si sono recati nei seggi costituiti nei luoghi più vicini al loro domicilio, per agevolarne la partecipazione. La mobilitazione finalizzata alla costruzione del vertice non si presta però a poter desumere una conforme disponibilità a partecipare negli stessi luoghi alla vita organizzativa del partito.

Difetta –a mio avviso- di nesso logico obbligare i votanti del 14 ottobre a poter fare politica solo ed esclusivamente nell’ambito territoriale del seggio ove hanno votato per l’elezione del segretario nazionale e di quello regionale.

Sotto altro angolo di visuale, la tradizionale struttura della vecchia sezione, quale luogo di incontro e primo livello organizzativo, può apparire non sufficiente a raccogliere tutta la potenzialità di innovazione soggettiva dell’organizzazione del Pd, che offre la straordinaria partecipazione al voto del 14 ottobre.

Quanto al punto 2 della proposta, credo che sia sbagliato assegnare a priori ad ogni circolo un predeterminato numero di delegati sulla scorta di un rapporto percentuale con gli elettori del 14 ottobre.

Il criterio, desunto da un’interpretazione, che ritengo errata, del punto 3.5, comma 2°, del dispositivo regionale, è sbagliato da un punto di vista generale ed astratto, perché può funzionare solo nel caso in cui l’ambito territoriale del circolo coincida con quello del seggio del 14 ottobre, ma ciò se non è vietato, non è neppure imposto da nessuna norma.

Il criterio è, poi e soprattutto, sbagliato da un punto di vista logico. Non ha senso alcuno (neppure da un punto vista eminentemente pratico) assegnare ex ante il numero dei delegati ai singoli circoli, a prescindere dal numero delle persone che vi andranno a votare.

Ritengo che una logica e legittima interpretazione del punto 3.5 cit., porti all’individuazione del numero complessivo dei delegati nel territorio forlivese, sulla scorta del rapporto con i votanti del 14 ottobre. Numero che sarà, poi, ripartito ex post, circolo per circolo, sulla base percentuale delle persone che andranno in concreto (e non in potenza) ad esprimere la loro volontà di partecipare alla costruzione dell’organizzazione territoriale del Pd.

Alla preoccupazione della possibile mancanza di adeguata rappresentanza per quei circoli che, in concreto, dovessero riscontrare un marcato divario di partecipazione rispetto alle previsioni, soccorre, poi, la disposizione del punto 4.5., che fa salva, in ogni caso, l’assegnazione a ciascun circolo di due delegati (un uomo ed una donna); il che, ipotizzando un –verosimile- rapporto 1/200 verrebbe a corrispondere a 400 votanti.

Sulla scorta di queste riflessioni, che mi sono immediatamente venute in mente non appena appresa la proposta che ci è stata formulata il 14 u.s., nel corso della medesima riunione ho avanzato una richiesta integrativa sull’articolazione territoriale dei circoli.

Ho proposto la creazione di un ulteriore circolo che possa operare nel territorio forlivese (così rispettando l’implicito requisito dell’appartenenza territoriale, il cui ambito non è però affatto delimitato da nessuna disposizione) al di là di limiti geografici o topografici prefissati e che viva essenzialmente e soprattutto nel web, tramite internet.

Sarebbe, peraltro, pur sempre necessario stabilire una sede fisica, ove tenere le riunioni obbligatorie (trattasi, pervero, di assai limitati casi); non credo, però, che vi sarebbe alcuna difficoltà nell’individuare un luogo ove ubicare la sede legale di siffatto circolo informatico.

Nella medesima riunione del 14 u.s. ho anche “azzardato” la possibilità che il nostro blog si renda disponibile ad ospitare e/o a dar vita a questo ulteriore circolo, che, a mio avviso, servirebbe ad evitare che possa andare disperso l’apporto di quei votanti del 14 ottobre, che potrebbero non gradire di dover necessariamente partecipare alla vita del partito solo entro predeterminati confini territoriali.

Ancora nella riunione del 14 u.s., ho contestato la legittimità e la logicità del criterio di preventiva assegnazione del numero dei delegati a ciascun circolo ed ho proposto, invece, il criterio sopra accennato.

La decisione sulla creazione dei circoli verrà presa dal coordinamento entro brevissimo tempo (nei prossimi giorni).

Ho, quindi, ritenuto opportuno segnalare quanto sopra perché, pur con l’urgenza del caso, se ne possa discutere ed eventualmente individuare altre soluzioni od assumere adeguate iniziative al riguardo.

Fausto Baldi

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Progressi dalla commissione Statuto

Pubblichiamo la bozza di lavoro, i documenti e gli emendamenti ricevuti da Tatiana Gentilini, costituente regionale e componente della commissione su regole, trasparenza, rapporti tra partito, iscritti ed elettori.

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