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Programma presentato dal neoeletto Coordinatore del Partito Democratico forlivese Alessandro Castagnoli
ELEZIONE COORDINATORE FORLIVESE PD
Forlì, sabato 24 novembre 2007
Care Elette e cari Eletti del Territorio Forlivese,
l’elezione del Coordinatore rappresenta un’ulteriore tappa per la costruzione del Partito Democratico Forlivese e sono oggi a proporVi una prima base di partenza, aperta e tutta da costruire.
Con la costituzione del PD è stato scardinato il centro-destra nel nostro Paese e Noi eletti, referenti dell’importante mandato e soprattutto della fiducia assegnataci dalle oltre 18mila persone che si sono recate nei seggi del nostro territorio, abbiamo anche il compito di scegliere il Coordinatore di una “squadra” capace di onorare al meglio gli impegni assunti con il popolo delle Primarie e dar corso alla fitta agenda dei lavori per la costruzione del Partito Democratico, guardando anche al di fuori della Provincia e puntando a traguardare al meglio gli appuntamenti e le sfide lanciate da Veltroni e dal nostro Segretario regionale Caronna.
Si tratta di organizzare e radicare, con semplicità e quanto prima, il Pd sul nostro territorio; una sfida che richiede l’impegno e la collaborazione di tutti.
Sono almeno tre i principali punti dell’agenda dei prossimi mesi; a partire dall’elezione del Coordinatore dobbiamo tornare a stare tra la gente e dare un attestato a tutti coloro che parteciperanno alla fondazione dei circoli di base da realizzarsi tra dicembre e gennaio, per andare oltre rispetto alla partecipazione data alle primarie. L’intenso lavoro che ci aspetta sarà caratterizzato dalle Assemblee degli elettori del 14 ottobre che si terranno nei mesi di dicembre e gennaio; gli elettori saranno chiamati alla costituzione dei circoli territoriali, come stabilito dalla Conferenza dei Segretari regionali tenutasi a Roma il 20 novembre u.s..
Dovremo fare dei Forum, che costituiranno il “pensatoio” del partito, e saranno luoghi molto aperti, capaci di riconoscere i problemi e i bisogni del territorio e del Paese; laboratori di idee su temi specifici dovranno anche essere luogo di elaborazione della discussione, base da cui partire per consultare gli aderenti.
Prioritario è costruire un radicamento sul territorio capace di “innovare nella tradizione” basandosi anche su un coinvolgimento fatto attraverso modi nuovi, caratterizzato da circoli che potranno avere caratteristiche e collocazioni anche diverse rispetto alle sedi tradizionali, forum tematici – in linea con gli intendimenti nazionali di Veltroni - molto aperti e capaci di coinvolgere le migliori competenze e risorse della società.
L’organizzazione territoriale dovrà essere costruita su circoli, che raggruppino più quartieri o frazioni, con l’aggiunta di forum tematici capaci di offrire una possibilità di aggregazione anche in contesti in cui la dimensione territoriale non ha grande rilevanza. Il PD deve rappresentare il territorio forlivese nella sua interezza e dare pari dignità a tutti i nostri 15 Comuni negli organismi che si verranno a formare. Circoli che sappiano interagire con le domande dei cittadini, ispirati non all’idea di controllo sociale come nei partiti del XX secolo, ma al dialogo permanente, anche utilizzando a fondo le potenzialità di partecipazione fornite dalle nuove tecnologie. A questo proposito considero necessario prestare particolare attenzione alle esperienze innovative che hanno caratterizzato le primarie – un esempio il dialogo aperto sul sito/blog www.latuastagione.it – da considerarsi area organizzativa “complementare” del PD.
Per costruire tutto questo è necessario il contributo di tutti i costituenti del nostro territorio, superando e valorizzando le differenze e le provenienze culturali e politiche, per costruire un partito di popolo e plurale, la diversità unisce e fa crescere.
A questo proposito gli eletti scelgono il coordinatore per unire ed essere artefici e attori di una “squadra” capace di semplificare il linguaggio della politica e costruire delle modalità operative snelle ed efficienti, mettendo in chiaro i processi e le decisioni. Insieme possiamo dare un contributo affinché lo Statuto del nuovo Partito raccolga le speranze di trasparenza, rinnovamento della politica e certezza delle regole perché il PD non può fondarsi su leader in solitudine. La velocità della comunicazione impone anche nuove regole per lo snellimento della struttura organizzativa del partito, che non si significa smobilitare ma valorizzare le competenze e il merito.
Vogliamo promuovere un metodo di lavoro capace di trattare con appropriatezza gli argomenti nelle sedi proprie e nel rispetto dei ruoli e degli organi, favorire un approfondimento adeguato degli argomenti avvalendosi delle più alte e qualificate competenze, pur mantenendo sempre i piedi per terra e compiere i più grandi sforzi per stare agganciati continuamente alla “nostra gente”.
Il Coordinamento sarà l’organo di indirizzo politico del coordinatore e potrà essere allargato di volta in volta ad invitati, come i sindaci e i referenti dei circoli del territorio. Altresì, il Coordinatore potrà avvalersi di un organismo esecutivo e di competenze che gli consentano di svolgere appieno le funzioni attribuite dagli statuti e l’autonomia necessaria per coordinare - raccordare gli indirizzi politici nazionali, regionali e provinciali. In relazione a quanto espresso dal Segretario Veltroni nella sua recentissima lettera, è opportuno evitare i cumuli degli incarichi e garantire che l’attività del coordinatore possa disporre di una grande apertura all’esterno, oltre il confine dei partiti.
Negli organismi e nelle scelte sarà presupposto di base il ruolo dei giovani e delle donne; il riequilibrio di genere non dovrà essere una mera questione quantitativa ma un approccio generale che verrà sviluppato anche in relazione alla capacità del nostro territorio. Tale approccio è da considerarsi proprio dell’etica del PD e andranno compiuti ulteriori sforzi, anche attraverso le Commissioni Statuto e Programma, per far si che tali istanze possano tradursi in prassi politica. E’ indispensabile prevedere che nel territorio forlivese il 50% dei membri degli organismi, ove questo sia possibile, siano donne, in coerenza con quanto già attuato in occasione della costituzione degli organi regionali e nazionali, deve divenire una prassi a tutti i livelli organizzativi, per rimarcare il carattere innovatore del partito nuovo.
Nel territorio, per superare i confini e uscire dai recinti incarnando al meglio il significato del PD, considerando che la Costituente Regionale ha previsto nella nostra Provincia due coordinamenti territoriali (Forlì e Cesena), riteniamo importante lavorare al fine di verificare la fattibilità di un coordinamento unitario, disciplinato nello Statuto regionale. Tale coordinamento unitario dovrà essere il luogo in cui si crea una contaminazione virtuosa tra democratici, in vista della realizzazione, in prospettiva, di un’unica federazione provinciale. In questa cornice è necessario dar vita, congiuntamente, ad un Centro di Formazione Democratica in collaborazione con le associazioni culturali operanti sui diversi territori e l’Università, per approfondire i temi della politica e contribuire a formare le donne e gli uomini e soprattutto i giovani, che rappresenteranno il partito nuovo. Il PD vincerà la sfida del futuro nella misura in cui saprà essere il partito dei giovani.
Il Tesoriere dovrà redigere per il 2008 un bilancio partecipato e sociale, che possa essere discusso dai circoli di base. Si collega a questa candidatura l’esigenza di nominare FRANCO GENSINI tesoriere del PD, che ha già dimostrato grande competenza e capacità organizzativa nello svolgimento del ruolo di Direttore dell’UTAP forlivese.
ALESSANDRO CASTAGNOLI
Coordinatore Partito Democratico Forlivese
Fausto Baldi a Walter Veltroni e Salvatore Caronna
Pubblichiamo copia dell’intervento inviato a Walter Veltroni e Salvatore Caronna da fausto Baldi riguardo le assemblee provinciali del Partito Democratico:
La costruzione del Partito democratico, nella complessità degli atti preparatori, trova la sua prima compiuta disciplina giuridico-amministrativa nel regolamento quadro per l’elezione delle Assemblee costituenti dell’Ulivo-Partito democratico.
Il regolamento è incentrato e finalizzato, in primo luogo, sulle figure del Segretario politico nazionale, dei Segretari regionali e delle Assemblee costituenti, nazionale e regionale.
Per dar vita a questo primo momento fondativo del partito è stata chiamata al voto l’intera cittadinanza.
Il regolamento all’art. 1, comma 1°, ha indetto l’elezione dei componenti della A.C.N. e nel contempo del Segretario per il giorno 14.10.2007 ed al comma 2° ha specificato i requisiti dell’elettorato attivo.
Gli organi del partito previsti dal regolamento sono:
1) L’Assemblea nazionale (art. 2, commi 1° e 3°), per la quale si stabilisce la data del 27 ottobre per l’insediamento e per la prima seduta. I compiti attribuiti all’Assemblea sono:
a) approvare il Manifesto; b) approvare lo Statuto nazionale del partito; c) adempiere agli ulteriori compiti che le norme transitorie e finali dello Statuto le potranno assegnare; d) approvare le ulteriori disposizioni per disciplinare le modalità di funzionamento degli organi, anche nella fase transitoria.
2) L’Assemblea regionale (art. 2, comma 2°), che dovrà essere convocata entro i 30 giorni successivi al 14.10.2007, come primo adempimento nominerà un Presidente con votazione a scrutinio segreto.
I compiti attribuiti all’Assemblea regionale sono:
a) approvare il proprio statuto regionale, nel rispetto dei principi stabiliti nello statuto nazionale;
b) adempiere agli ulteriori compiti che le norme transitorie e finali dello Statuto regionale e nazionale le potranno assegnare.
3) L’Assemblea provinciale ed il Segretario provinciale, la cui modalità di elezione, da tenersi entro la data del 31 dicembre 2007, verranno stabilite con successivo regolamento.
Il 27 ottobre 2007 l’Assemblea nazionale ha approvato un dispositivo, che si compone di 9 capi, con i quali:
1) si è creato ed assegnato l’incarico di Vicesegretario del partito (incarico peraltro non previsto dal regolamento quadro e –ovviamente- non ancora previsto dall’elaborando statuto);
2) si è creato ed assegnato l’incarico di Tesoriere del partito;
3) si è stabilita la costituzione entro il 30.11.2007 dei gruppi del Pd ad ogni livello istituzionale;
4) si è previsto l’onere di contribuzione finanziaria del partito a carico degli eletti ai livelli politici territoriali di comune, provincia, regione e parlamento;
5) si sono create le figure-organi del Coordinatore provinciale e del Coordinamento provinciale ai quali si è attribuito il (solo) compito di cui al successivo capo:
6) di coadiuvare il Segretario regionale perché entro la data del 23 dicembre siano convocate assemblee di tutti i votanti del 14 ottobre per costruire il Pd nel territorio;
7) si è incaricato il Tesoriere di porre in essere gli atti giuridici necessari per la fase transitoria, sino all’approvazione dello Statuto;
8 ) si sono attribuite, nella fase transitoria, le funzioni di organo di garanzia al Comitato dei garanti delle primarie;
9) si sono create e composte tre Commissioni alle quali è stato affidato il compito di redigere tre atti: Statuto; Codice etico e Manifesto dei Valori (alla previsione del regolamento quadro si è aggiunto il Codice etico).
L’Assemblea regionale dell’Emilia Romagna, insediatasi il 10 novembre, ha deliberato-approvato un dispositivo articolato in 8 punti;
1) si è incaricato il Segretario regionale di nominare un esecutivo ed un ufficio organizzativo;
2) si è nominato un tesoriere;
3) si è confermato l’obbligo di provvedere alla costituzione dei gruppi ai livelli istituzionali regionale e sub regionale;
4) si sono costituiti i coordinamenti provinciali e territoriali parificati;
5) si è confermata la data delle elezioni dei coordinatori provinciali per il 24 novembre, con le modalità di presentazione delle candidature;
6) si è confermato l’obbligo, assicurando l’impegno, di convocare le assemblee dei votanti del 14 ottobre per costituire il Pd a livello territoriale;
7) si sono affidate le funzioni di garanzia nella fase transitoria al Collegio regionale delle primarie;
8 ) si sono creta e composte due commissioni per la redazione dello statuto e del Manifesto dei Valori.
Il deliberato organizzativo ha finora avuto riguardo -nella sostanza- alle strutture ed ai compiti delineati in maniera vincolante ed obbligatoria dal regolamento quadro.
Né avrebbe potuto accadere diversamente.
Le poche e lapidarie disposizioni precettive contenute in detto regolamento non sono, infatti, -almeno allo stato- suscettibili di modifiche sostanziali da parte di nessuno.
Non sono modificabili da parte dell’Assemblea nazionale la cui componente elettiva ha, per l’appunto ricevuto lo specifico mandato di provvedere ad adempiere ai chiari e ben delineati compiti organizzativi stabiliti dalla norma che ha indetto la chiamata al voto dell’intera cittadinanza, vero e primo soggetto fondatore del partito.
Il mandato elettivo è stato conferito dal soggetto protagonista della fondazione non in bianco, ma con l’incarico di provvedere nei modi e termini, e con i poteri previsti dal “bando”.
L’unico momento apparentemente innovativo rappresentato dalla creazione del coordinatore provinciale e del coordinamento provinciale può essere considerato legittimo, se interpretato come momento anticipatorio di una disposizione transitoria che, a mente del disposto dell’art. 2, comma 1°, avrebbe dovuto trovare collocazione nelle previsioni transitorie e finali dello Statuto.
Dal momento in cui non si è provveduto nella prima seduta all’elaborazione ed all’approvazione di quest’ultimo, il disposto del capo 5 trova legittimazione nella funzione di integrazione organizzativa consentita dalla norma citata, estrapolata ed anticipata solo a tale riguardo, nel rispetto del mandato conferito ai costituenti nazionali dagli elettori.
Il potere conferito al coordinatore ed al coordinamento è, poi, di fatto limitato al solo compito descritto al capo 6 del dispositivo nazionale. Ogni altro potere sarebbe illegittimamente esercitato perché non conferito, né consentito da alcuna norma.
Nel mentre appare eccessivo l’impegno politico che si è profuso per l’individuazione dei soggetti che si dovranno dare carico di coordinare il lavoro di convocazione delle assemblee di cui al punto 6, ritengo, invece, necessario sollecitare la costituzione degli organi (stabili e non transitori del partito) che ancora mancano, organi necessari ed indispensabili, perché previsti nel regolamento quadro.
Entro il 31 dicembre deve, infatti, provvedersi, all’elezione delle Assemblee provinciali e dei Segretari provinciali, secondo modalità stabilite da un emanando regolamento, previa individuazione del soggetto che dovrà provvedere all’emanazione di detto regolamento.
L’onere dell’adempimento di questo compito è –verosimilmente- sfuggito all’attenzione di chi ha predisposto il dispositivo nazionale letto il 27 ottobre a Milano. E’ lo statuto che si sarebbe dovuto dare carico di stabilire le modalità di emanazione del regolamento per l’elezione dell’assemblea e del segretario provinciale. Nella originaria configurazione del regolamento quadro era implicitamente prevista l’adozione dello statuto già in occasione della prima riunione, a tale conclusione porta l’ultimo periodo del comma 1° dell’art. 2.
Sarebbe stato possibile ed auspicabile prevedere una norma anticipatoria dello statuto a tale limitato fine, nel momento in cui si preferiva rimandare al lavoro che sarebbe stato compiuto nei mesi successivi da una apposita Commissione, così come si è del resto operato per l’anticipazione della disposizione transitoria relativa al coordinatore provinciale.
Così però non è avvenuto.
Non potendosi non provvedere alla costituzione del terzo livello organizzativo stabile e fisso, previsto dal regolamento quadro, e cioè quello provinciale, in aggiunta a quello nazionale e regionale, credo che sia indispensabile che venga convocata, con l’urgenza dettata dal rispetto della data del 31 dicembre di cui all’art. 1, comma 3° del regolamento quadro (termine peraltro –ovviamente- ordinatorio), una nuova riunione dell’Assemblea costituente nazionale per poter provvedere a tal riguardo, come ad altri aggiustamenti che a mente fredda, dopo una più attenta lettura del dispositivo, parrebbe opportuno adottare.
Fausto Baldi (costituente nazionale)
Lettera aperta ai costituenti del partito democratico
Un partito nuovo: tra rete e territorio, per la partecipazione e la trasparenza
Un partito a rete
Il 14 ottobre oltre diciottomila forlivesi hanno partecipato alle elezioni per la scelta del segretario nazionale e regionale del PD.
Con il loro voto hanno espresso una domanda di cambiamento a cui bisogna dare risposte con scelte coraggiose nel territorio, ispirate alla buona politica.
Walter Veltroni e Salvatore Caronna nei discorsi di insediamento hanno tracciato il profilo del “partito nuovo”.
Ora tocca a noi superare la piramide, strutturare il partito a rete, abbandonando il modello gerarchico burocratico per approdare ad un’organizzazione per progetti e servizi.
I Forum sperimentati fino ad ora, non hanno funzionato perché hanno operato in modo parallelo, mancando la connessione reale con l’organizzazione tradizionale.
Un partito a rete dovrà far prevalere la dimensione del confronto delle idee su quella conflittuale.
Dovrà fare iniziativa politica, ma anche gestire iniziative di socializzazione. Il patrimonio di centinaia di volontari che animano le feste di Partito va salvaguardato e ad esso occorre dare un futuro pieno di nuove energie.
E’necessario affiancare agli eventi ludici adeguate iniziative ricreative e culturali capaci di elevare il livello qualitativo dei momenti di socializzazione.
Un partito radicato nel territorio
La Costituente Regionale ha previsto nella nostra Provincia due federazioni territoriali (Forlì e Cesena): riteniamo importante lavorare affinchè si possa giungere ad un coordinamento unitario, disciplinato nello Statuto regionale, che sia il luogo in cui si crea una contaminazione virtuosa tra democratici, in vista della realizzazione in prospettiva di un’unica federazione provinciale.
Da subito proponiamo che Forlì e Cesena diano vita congiuntamente un Centro di Formazione Democratica in collaborazione con le associazioni culturali operanti nel territorio, per approfondire i temi della politica e contribuire a formare le donne e gli uomini che, nel nostro territorio, rappresenteranno il partito nuovo.
L’organizzazione territoriale dovrà essere costruita su circoli che raggruppino più quartieri o frazioni, con l’aggiunta di circoli tematici capaci di offrire una possibilità di aggregazione anche in un contesto in cui la dimensione territoriale non ha grande rilevanza.
Circoli che sappiano interagire con le domande dei cittadini, ispirati non all’idea di controllo sociale come nei partiti del XX secolo, ma al dialogo permanente, anche utilizzando a fondo le potenzialità di partecipazione fornite dalle nuove tecnologie. A questo proposito sottoponiamo all’attenzione del costituendo partito un’ipotesi organizzativa di “partito complementare” elaborata in questi mesi attraverso un dialogo aperto sul sito/blog www.latuastagione.it.
Sarà nella vita dei circoli, fino ad oggi luoghi pressoché esclusivi del potere maschile, che si gioca il futuro del Partito Democratico e la rivoluzione del “riequilibrio di genere”.
Prevedere che nel territorio forlivese il 50% dei membri dei direttivi di circolo e dei coordinatori siano donne è indispensabile, in coerenza con quanto già attuato in occasione della costituzione degli organi regionali e nazionali, e deve divenire una prassi a tutti i livelli organizzativi, per rimarcare il carattere innovatore del partito nuovo.
Così come emerso dalla insoddisfacente partecipazione dei giovani alle primarie del 14 ottobre, è necessario avviare tutte le azioni possibili per avvicinare e coinvolgere le nuove generazioni nella costituzione e nella vita attiva del partito nuovo.
Un partito leale nei confronti delle amministrazioni
Il Partito Democratico governa in Provincia e nella stragrande maggioranza dei comuni del territorio.
Nella recente crisi in Provincia alcuni dirigenti hanno attaccato i nostri amministratori facendo venir meno quei vincoli di solidarietà che dovrebbero ispirare un corretto rapporto tra Partito e amministratori.
A nostro avviso il Patto per lo Sviluppo è restato un intento programmatico, piuttosto che diventare una vera prassi amministrativa, anche perché la visione progettuale in ambito provinciale non sempre è patrimonio condiviso da tutti i soggetti in campo, a causa dei persistenti localismi. Bisogna definire, anche in vista delle elezioni del 2009, un Patto sociale per l’Innovazione che metta al centro la sostenibilità ambientale e sociale, nonché la qualità della politica e dell’amministrazione pubblica.
Per questo è importante che si ricostruisca un dialogo anche al di fuori delle Istituzioni con Verdi e Sinistra Democratica per definire un profilo programmatico delle amministrazioni non ispirato alla mera gestione dell’esistente.
La delegazione forlivese deve trovare negli organismi del Partito Democratico un sostegno vigile, critico, ma leale.
Un partito partecipato e collegiale
Il Coordinamento Territoriale potrà allargarsi come definito dall’art.5 del Dispositivo approvato dall’Assemblea Nazionale, senza però superare i 61 membri.
Abbiamo visto anche in questa fase costituente come organismi pletorici vengano poi espropriati delle loro prerogative.
Il Tesoriere dovrà redigere per il 2008 un bilancio partecipato e sociale, che possa essere discusso dai circoli di base.
Il Coordinatore
In relazione a quanto espresso dal Segretario Veltroni nella sua recentissima lettera, riteniamo auspicabile che la candidatura a coordinatore possa rispondere ai seguenti criteri:
1) valorizzare la presenza femminile e adoperarsi perché a Forlì sia possibile realizzare la più ampia convergenza sulla figura di una coordinatrice
2) che siano evitati i cumuli degli incarichi
3) che la scelta possa garantire una grande apertura all’esterno, oltre il confine dei partiti
4) che il ruolo del coordinatore sia supportato e sostenuto nelle scelte politiche da un esecutivo rappresentativo della pluralità delle sensibilità in campo.
Forli, 20 novembre 2007
latuastagione.it
8 commentiRiceviamo e pubblichiamo: sulla riduzione dei costi
In merito al tema della riduzione dei costi della politica faccio presente che che lunedì scorso 5 novembre il Consiglio Comunale di Forlì ha approvato una delibera, la n. 175, con la quale si sono approvati gli indirizzi per gli adeguamenti statutari ai sensi della legge finanziaria 2007 delle aziende partecipate dal Comune.
La delibera nasce dall’esigenza di adeguare la composizione e quindi gli emolumenti alle norme previste dalla finanziaria 2007 ma anche dal codice per il presidio delle partecipate del Comune di Forlì approvato dal Consiglio Comunale il 22 dicembre 2006 con Delibera n. 224 visionabile al link sottoindicato.
Tale adeguamento andrà effettuato improrogabilmente entro il 22 novembre per quanto riguarda la composizione degli organi mentre per gli onorari la decorrenza è retroattiva a partire dal 1 gennaio 2007.
Si precisa che ai sensi della suddetta normativa Il numero massimo degli amministratori delle società partecipate interamente da Enti Locali è di 3 per le società che hanno un capitale sociale inferiore a 2 mln di € e di 5 per le altre. Per le società “miste”, ossia al cui capitale partecipino anche altri soggetti privati e pubblici, oltre gli enti locali, il numero
massimo dei componenti designabili dai soci pubblici locali, ivi comprese anche le Regioni, è di cinque.
Per quanto riguarda i compensi i tetti massimi previsti dalla finanziaria sono pari all’80% e al 70% dell’indennità prevista per il Sindaco del Comune azionista di riferimento rispettivamente per il Presidente e i componenti del cda. Il codice del Comune di Forlì, in via di approvazione anche da parte di Cesena, prevede invece sempre rispetto alle indennità del
Sindaco del Comune azionista di riferimento un compenso massimo pari al 75% per i Presidenti e pari al 30% per gli altri componenti.
C’è poi il tema della qualità delle nomine. Personalmene credo sia giusto che a presiedere tali aziende ci vadano principalmente ex amministratori in quanto devono essere persone di stretta fiducia dei Sindaci che li nominano e per cui conto (ovvero per le comunità che i Sindaci rappresentano) devono operare e conseguentemente a loro rispondere. Persone di esperienza e capacità in grado di non farsi prendere per i fondelli dal managment aziendale, capaci di relezionarsi coi Sindaci e nel caso coi cittadini/utenti, persone cioè che adempino a quel lavoro politico-amministrativo che in aziende pubbliche o parapubbliche dovrebbe comunque essere necessario. Una mansione che va svolta con autentico spirito
di servizio verso la propria comunità e richiede pertanto dedizione e fatica se si vuole farla bene, nel caso contrario qualsiasi indennità sarebbe comunque troppo elevata. Credo sia importante pertanto capire se chi è negli enti di secondo grado svolge adeguatamente o no il proprio compito, se è in grado di capire e di influire sulle scelte aziendali, di rapportarsi e
tutelare i soci pubblici (e quindi i cittadini), di ricercare i modi per far erogare i miglior servizi al minor prezzo (senza magari tirare il collo ai lavoratori o ricorrere ad infiniti subappalti). Sinceramente non so quali siano i mezzi più efficaci e trasparenti per arrivare a nomine di qualità. Il legislatore a suo tempo attribuendo tale nomine esclusivamente ai Sindaci pensava di sottrarli così al gioco della lottizzazione. Le cose credo siano andate un pò diversamente, non so però se
riportare tale scettro in capo ai partiti e aprire a tal fine appositi “congressi” sui nominativi sia un possibile rimedio e se rappresenti un modo nuovo di fare politica…
Sottolineo che personalmente a me non da fastidio vedere nostri onorabili ex amministratori andare in certe aziende se nel corso della loro esperienza hanno dimostrato onestà, dedizione, capacità.. mi da più fastidio vedere quando alcuni di essi si trasformano improvvisimente in dei novelli manager e perdono ogni contatto con le ragioni “pubbliche” che dovrebbero
presidiare…
Luciano Minghini
(Presidente del Consiglio Comunale di Forlì)
Anteprima dell’intervento di Tatiana Gentilini alla Costituente Regionale
Assemblea Costituente Regionale
Bologna, 10.XI.2007
Sono davvero lieta di essere qui con tutti voi, cari democratici,
care amiche, cari amici, care compagne e cari compagni.
Mi chiamo Tatiana Gentilini e sono stata eletta nella lista “Con Caronna, Ambiente, Innovazione, Lavoro”, nella provincia di Forlì-Cesena, precisamente nel territorio di Forlì, voglio portare il mio contributo a questa assemblea costituente partendo proprio dall’esperienza peculiare del mio territorio.
Nel processo di preparazione verso le primarie in un gruppo progressivamente sempre più numeroso, ci siamo riuniti attorno ad un progetto di partito nuovo che per noi si deve caratterizzare, prima di tutto, su tre assi-tematici cardine: Ambiente, spiegando il “perché………”, Innovazione spiegando il “perché……..”, Lavoro spiegando il “perché……”.
Ambiente e Lavoro ci stanno a cuore, e credo – lo dico anche come operaia, delegata sindacale della CGIL, donna, studentessa impegnata in una tesi sul diritto del lavoro - debbano essere al cuore del progetto politico-programmatico di noi democratiche e democratici, a ribadire le ragioni delle forze progressiste, volte al cambiamento sociale e alla cura della qualità della vita.
Permettetemi, in questa sede, di soffermarmi sulla questione dell’INNOVAZIONE, un’innovazione non di facciata, ma che deve essere di qualità, praticata nei suoi aspetti virtuosi per una buona politica.
Noi siamo fermamente convinti che i luoghi fisici della politica siano essenziali per costruire un partito in grado di rappresentare la maggioranza della popolazione (luoghi fisici in cui si sappiano interpretare le istanze dei territorio, dei cittadini e delle loro città, i tanti luoghi di lavoro e di socializzazione) ma siamo altresì convinti, perché lo abbiamo sperimentato, che servono nuovi metodi di comunicazione e partecipazione per dare la possibilità a tutta una serie di persone che non è abituata a frequentare i luoghi tradizionali dei partiti, o anche per chi ha tempi di vita e di lavoro non sempre compatibili con quelli – a volte legati a logiche antiquate – dei partiti tradizionali,…dicevo nuovi metodi che oggi nell’era della globalizzazione ci vengono in aiuto e ci aprono un mondo dinamico e facilmente accessibile.
Nel territorio forlivese e provinciale come lista “Ambiente, innovazione, lavoro” – con Veltroni e con Caronna - abbiamo attivato un blog – www.latuastagione.it – che è stato ed è un vero e proprio luogo di dibattito e discussione politica.
Abbiamo avuto centinaia di adesioni da parte di persone interessate a sperimentare un modo nuovo di partecipare alla vita politica e dopo tre mesi dall’attivazione sono quasi 20.000 (!) gli accessi di singoli e a tutt’oggi continuano ad aumentare. La forza straordinaria di questo strumento è stata ed è quella di dare voce a tutti, non solo ai candidati o agli iscritti alla nostra lista, ma soprattutto ai compagni ed amici che in questo percorso hanno fatto una scelta differenziata dalla nostra, proprio grazie ai loro contributi si è potuto arricchire e tenere aperto il dibattito. Ora questo laboratorio, come avevamo annunciato fin dal suo lancio, è al servizio del Partito democratico, del nostro territorio ma non solo.
La vera risorsa straordinaria risiede nelle persone che si sono avvicinate alla politica attraverso questo strumento senza avere mai, prima, dato il loro contributo attivo alla politica oppure nelle persone che hanno ripreso la voglia e il coraggio dell’impegno…. Siamo riusciti a coinvolgere e ad entrare nei cuori dei più grandi artisti del nostro territorio musicisti di professione, maestri di musica, pittori, giocolieri, che hanno creato una rassegna di spettacoli di musica ed arte che in diversi appuntamenti ci ha insegnato che la politica non ha un solo linguaggio ma può passare anche attraverso qualsiasi tipo di arte. Walter Veltroni con grande intelligenza sta perseguendo l’idea di una politica nuova che sa parlare più linguaggi e farsi ascoltare, che sa essere protagonista nelle pieghe della società, che arriva alla mente e al cuore dei cittadini.
Vorrei che tutti voi aveste la possibilità di vedere, sentire, condividere le emozioni che questi artisti ci hanno regalato. Uno di loro – il costituente Stefano Orioli – non può essere qui con noi, purtroppo, perché impegnato in un importante concerto pianistico a Parigi.
Quello che ho cercato di descrivervi è tutto un mondo che non ci possiamo permettere di perdere, dobbiamo essere presenti e da stimolo e perché no ispiratori di nuova arte, di un nuovo modo di essere della politica: una politica che sa pervadere e dialogare con tutti i mondi della società. Una politica che sa essere ponte e interlocutore dei mondi vitali delle società odierne.
Il blog in sostanza sta funzionando molto bene e riunisce mondi diversi che difficilmente altrove potrebbero incontrarsi, avvocati che discutono con operai, migranti (e una di loro Entela Mjeda è qui con noi, badante e al contempo studentessa di Scienze politiche, impegnata con la Caritas e nella vita sociale di Forlimpopoli, e anche costituente del PD!), migranti che dialogano con ricercatori universitari, pensionati con imprenditori, insegnanti con disoccupati……. Una grande – e innovativa – “casa del popolo”, dei cittadini tutti: aperta, accogliente, in cui pulsano le questioni che animano le vite di ognuno.
Per questo grande entusiasmo che crea una risorsa vera, nuova e innovativa per la politica mi permetto di suggerire a tutti i territori di provare ad utilizzare questo strumento, non in alternativa alla discussione di persona, ai luoghi fisici ma bensì come supporto, stimolo, strumento di potenziamento della democrazia. Una “democrazia ad alta” energia come ha scritto il politologo Roberto Unger, più volte richiamato dal ministro Giovanna Melandri.
Il problema ora è passare alla fase successiva dove non possiamo deludere tutte le persone che si sono messe in gioco e che hanno scelto di dare vita alla straordinaria partecipazione popolare del 14 ottobre: dobbiamo averle presente, una ad una, prenderle sul serio, prendersi sul serio: solo così si realizzerà un grande progetto
È necessario che fin dalla nascita del partito democratico ci siano percorsi chiari che caratterizzino il nostro modo di fare politica come trasparente e vivo perché se no, banalmente, gli elettori non vedranno la differenza e crederanno che anche il nostro partito sia uguale a tutti gli altri. Dobbiamo fare un salto, segnare la differenza, la discontinuità, agire i nuovi tempi, interpretare “pensieri luoghi” e dare corpo a buone prassi, a partire – lo dico anche come consigliere comunale a Forlì - dal nostro lavoro nelle istituzioni (qui sono fondamentali alcune regole: limite dei mandati, rendiconti sulle attività, utilizzo delle primarie, percorsi partecipati per i bilanci e nelle scelte, riduzione dei costi della politica abbinati a criteri di valutazione dell’efficienza amministrativa).
Per questa ragione mi permetto di esprimere preoccupazione per come si è conclusa la prima assemblea nazionale, “una minoranza che decide ed una maggioranza trasformata in pubblico plaudente”, ma per non scivolare ancora in comportamenti che non rispecchiano il partito che vogliamo, ritengo fondamentale che la straordinaria ricchezza di sensibilità presenti in questa assemblea trovi nelle commissioni degli spazi istituzionali di discussione autentica per la formazione delle decisioni della costituente tutta, anche consentendo a tutti gli eletti di seguire i lavori di una commissione, non limitandone l’attività alla sola discussione plenaria utilizzando, se necessario, anche gli strumenti digitali di comunicazione.
La partecipazione è la linfa vitale del Partito Democratico, va coltivata con cura, e la diversità di competenze, di mondi che si uniscono è una straordinaria ricchezza: qui una delle grandi sfide che ha dinanzi il partito delle democratiche e dei democratici, il partito della speranza, il partito che tiene - come cantava con tenacia Pierangelo Bertoli – un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Con il nostro impegno abbiamo cercato di interpretare questa esigenza e urgenza: una straordinaria apertura alla società, che sappia coinvolgere e attivare tante energie e intelligenze, passioni e competenze. Tutti noi siamo al servizio di questo progetto, che riuscirà se ognuno saprà sentirsi protagonista, cittadino attivo impegnato in un partito che dà voce e corpo alle speranze. Un’altra Italia è possibile, rispetto a quella disegnata da Berlusconi e dalle destre, un altro mondo è possibile, rispetto a quello prefigurato dalle forze che pensano che con le armi si impone la giustizia, che la vita è merce, che l’ambiente è accessorio per gli uomini.
La “rivoluzione democratica”, auspicata da un grande costituente come Piero Calamandrei, accompagni dunque il nostro impegno, umile e al servizio di una buona e bella politica. Fatemi credere che possiamo farcela, a partire da qui, dai nostri mondi, dalle nostre passioni.
1 commentoLa crisi in provincia e le regole della buona politica
Alla luce degli ultimi eventi (cfr. notizie su www.sestopotere.com e www.romagnaoggi.it) ribadiamo con forza quanto scritto nei due comunicati precedenti: la vicenda della Provincia ha posto l’urgenza di attivare nuove pratiche, all’insegna della trasparenza e della chiarezza dei percorsi. Principi di cui il Pd deve essere costantemente interprete, lasciandosi alle spalle vecchie logiche.
Queste pratiche politiche vecchie hanno portato ad esposizioni
mediatiche negative persone che si sono sempre impegnate nella gestione della cosa pubblica con impegno, e di ciò ci dispiace moltissimo.
Speriamo che con un nuovo approccio alla buona politica ciò non si ripeta più.
E’ tempo di lavorare alla costruzione del PD con grande apertura e rendendo partecipi tutti, creando spazi di confronto autentico e sedi di elaborazione adeguata
Invitiamo gli amministratori di ogni livello - dal Comune capoluogo a tutti i comuni del territorio alla Provincia - ad ispirare sempre più la loro azione all’insegna dei principi indicati da Veltroni per il partito nuovo e a mantenere un profonfo spirito cooperativo con tutte le forze che compongono le coalizioni di governo, nonché di dialogo costruttivo con le forze di opposizione.
Una buona politica è centrata sulle regole del dialogo.
In presenza di una sospensione dell’attività politica di DS e Margherita, ed in attesa di nuovi organi costituiti del PD, si deve ritornare alle Istituzioni: abbiamo un Presidente della Provincia ed un Consiglio Provinciale, che devono farsi carico della crisi secondo i principi ispiratori espressi da Veltroni ed approvati a Milano dall’assemblea dei Costituenti PD.
Questi concetti sono approfonditamente espressi nei comunicati apparsi sul blog.
Luigi Barbieri
(portavoce latuastagione)
1 commento
l’assemblea degli eletti del PD di Forli a Salvatore Caronna
Forlì, lì 7/11/2007
Al Segretario Regionale del PD dell’E.R.
SALVATORE CARONNA
Per la messa agli atti dell’Assemblea Costituente Regionale
e p.c. Al Segretario Nazionale del PD
WALTER VELTRONI
Oggetto; Questioni relative al dispositivo approvato dall’Assemblea Costituente nazionale.
Carissimo Segretario,
durante il primo incontro dell’Assemblea degli eletti del territorio Forlivese è emerso tra i costituenti un collegiale disappunto rispetto alla gestione della prima seduta dell’Assemblea Costituente Nazionale del PD, tenutasi a Milano il 27/10/07, con particolare riferimento alla metodologia utilizzata per approvare il dispositivo finale.
Ciò che è accaduto ha messo in evidenza la necessità di maggiore trasparenza nelle scelte che riguardano il nascente PD e la richiesta di coinvolgimento e condivisione nell’elaborazione di documenti importanti che riguardano la definizione delle regole e dei metodi di quello che vuole essere un partito nuovo e davvero democratico.
Ci auguriamo che ciò non si ripeta nelle prossime assemblee regionali e nazionali, e che si permetta ai costituenti di conoscere preventivamente ordini del giorno ed eventuali documenti da approvare.
Siamo, dunque, con la presente a chiedere maggiori approfondimenti rispetto ad alcuni punti che il dispositivo approvato non chiarisce in via definitiva:
1) L’articolo 5, che definisce l’elezione del coordinatore provinciale, non esplicita la natura provvisoria o definitiva dell’incarico né le competenze (politiche o organizzative) dello stesso. Auspichiamo la transitorietà dell’incarico poiché, diversamente, i tempi per individuare il futuro segretario provinciale sarebbero inconciliabili con la necessità di una scelta democratica e condivisa (per esempio elezioni primarie).
2) L’articolo 6, che prevede la convocazione, entro il 23 Dicembre, delle assemblee territoriali dei votanti, non esplicita nè la natura della “territorialità”, né il compito di tali assemblee. Non risulta chiaro neppure se si andranno ad eleggere organi dirigenti del partito nei territori.
3) Infine, in relazione a quanto previsto all’art.5 penultimo comma, circa la possibilità di prevedere per particolari situazioni territoriali la creazione di “livelli equivalenti a quello provinciale” da parte dell’Assemblea Costituente Regionale, ed alla specifica richiesta formulata dagli eletti e dal Comitato Promotore del territorio cesenate per la costituzione di una federazione cesenate distinta da quella forlivese, ritenendo fondamentale prevedere un ambito di elaborazione politica unico corrispondente al livello istituzionale provinciale, e non essendo presenti nel nostro territorio peculiari livelli istituzionali (città metropolitana o circondari), si chiede di applicare il dispositivo approvato dalla Costituente Nazionale per la generalità dei territori, prevedendo anche per la Provincia di Forlì-Cesena una federazione unica, eventualmente organizzata al suo interno in organismi “comprensoriali”.
Per altro, se la particolare sensibilità del territorio cesenate sulla questione non consentisse un ragionamento condiviso sulla strategicità politica di una federazione unica, in subordine, si potrebbe ritenere accettabile prevedere un organismo di coordinamento provinciale delle due federazioni, fortemente strutturato (con tanto di direzione e segreteria, formati preferibilmente nell’ambito dei soggetti facenti parte dei rispettivi organismi federali), con competenze riferite alle materie e alle questioni di rango provinciale. La disciplina di tale coordinamento dovrà essere materia dello statuto regionale.
Augurando a tutti noi un buon lavoro in vista dell’insediamento dell’Assemblea Costituente Regionale, salutiamo cordialmente.
La questione della Provincia: i vizi della vecchia politica
I quattro assessori provinciali dell’ex DS hanno rimesso le loro deleghe nelle mani del Presidente Bulbi. E’ questo un fatto politico rilevante e miopia politica grave sarebbe far finta di nulla e tanto meno sottovalutarne la portata. Il tutto avviene a pochi giorni dalla nascita del Partito Democratico che tra i suoi obiettivi si è posto il compito di ampliare il raccordo con i cittadini includendo nel processo costituente nuovi soggetti oltre a DS e Margherita, di rompere con le vecchie logiche di una politica burocratica e racchiusa nelle segrete stanze delle segreterie dei partiti, di introdurre una discontinuità nei metodi di decisione, di fare della trasparenza e delle scelte partecipate l’essenza del suo progetto di rinnovamento e di cambiamento.
Chi, come noi de “latuastagione.it”, ha aderito all’idea del PD e ne ha sostenuto convintamente la nascita, soprattutto per questo stile e metodo nuovo del far politica, non può che guardare con preoccupazione ciò che sta accadendo in Amministrazione Provinciale, dove il rischio è che non si parli di programmi realizzati o da realizzarsi, ma di equilibri fra le vecchie componenti politiche.
La lettera dei quattro assessori con il richiamo al mandato ricevuto dagli elettori, al ruolo dell’Istituzione Provincia e del suo Presidente e la necessità di portare a compimento quel programma presentato ai cittadini, va apprezzata soprattutto per il rispetto istituzionale che la caratterizza e per questa ragione va tenuta in considerazione.
La buona politica ha bisogno di chiarezza, di trasparenza, di partiti meno invadenti e più progettuali.
Ciò che accade in Provincia reca un danno all’immagine del PD, facendolo apparire figlio di un passato che non va riproposto, ma superato con stili, metodi e regole nuove.
Ci aspettiamo una riflessione e un giudizio serio sull’Amministrazione Provinciale, sulle scelte per l’attività che ci separa dalla fine del mandato (poco più di un anno), sull’efficienza ed efficacia della macchina amministrativa e dell’organizzazione della Giunta, su un preciso impegno teso a ridurre i costi della politica.
Va affermato, con comportamenti coerenti, il bisogno di una nuova e buona politica.
Luigi Barbieri (portavoce de Latuastagione)
13 commentiUrge avviare un metodo nuovo, anche sulle questioni amministrative
Pubblichiamo questa lettera aperta del portavoce de Latuastagione.it Luigi Barbieri inviata anche agli organi di informazione. Speriamo possa essere condivisa e accettata dal più ampio numero di persone possibile.
Per aderire è sufficiente manifestare tale volontà nei commenti.
Da mesi le nostre Istituzioni locali e, segnatamente l’amministrazione provinciale, sono oggetto di molta attenzione da parte dei media e della popolazione, soprattutto per questioni attinenti l’assetto di giunta, a tal punto che i quotidiani sembrano aver sostituito la funzione dei luoghi della politica e di quelli istituzionali.
Purtroppo le vicende politiche e le discussioni che ne sono scaturite non hanno gettato una buona luce sulle Istituzioni, ed anche coloro che ne sono stati coinvolti, a vario titolo, hanno sofferto di una esposizione mediatica non certo favorevole.
Questa esperienza, al di là delle considerazioni di merito (sulle quali andrebbe aperta una approfondita discussione), ci fa riflettere su come non si debba più affrontare un evento politico-amministrativo secondo vecchie modalità, poco trasparenti e senza chiarezza di argomenti, modalità che da subito vanno superate.
Ci appelliamo a tutte le componenti del nascente Partito Democratico perché esprimano con forza la non appartenenza a queste logiche passate, e ai nostri Costituenti perchè si adoperino per regole che consentano a elettori e rappresentanti di esprimersi sul merito dei problemi (con gli strumenti delle primarie e di referendum consultivi), superando i meri rapporti di forza (spesso presunta) tra componenti e singoli rappresentanti politici, in modo che sia la soluzione dei problemi e delle questioni della nostra Provincia, così come di altre Istituzioni (a partire dal Comune capoluogo), ad essere campo di feconda discussione e risposta ai bisogni dei cittadini. Perciò auspichiamo un dibattito e una riflessione che abbiano come riferimento un’idea più avanzata del modo di essere dell’attuale Provincia, che diano un segnale in positivo sui costi della politica, che puntino ad assetti di giunta finalizzati al massimo d’efficienza ed efficacia della macchina amministrativa.
Luigi Barbieri
33 commentiIl nuovo Partito Democratico tra vecchia politica e nuova politica
Il nuovo Partito Democratico tra vecchia politica e nuova politica (via Repubblica.it)
La straordinaria partecipazione alle primarie del PD, domenica scorsa, riflette una domanda di partecipazione molto ampia, nella società. E soprattutto fra gli elettori di centrosinistra. Lo abbiamo scritto, nei giorni scorsi: più che di “antipolitica” dovremmo parlare di “iperpolitica”. Visto che le mobilitazioni, negli ultimi mesi, si sono moltiplicate. Coinvolgendo masse imponenti di persone. Spinte, come si è detto, da una grande richiesta di cambiamento e di novità. Però, vale la pena di aggiungere: non solo.
Come ha suggerito Alfio Mastropaolo, dietro alla partecipazione di massa che ha “premiato” le primarie del PD, non c’è solo il “nuovo”, ma anche il “vecchio”. Il contributo della tradizione; dell’organizzazione dei partiti; delle cerchie personali. Logiche di appartenenza “ideologica”, ma anche personale e particolaristica. Basta scorrere i dati della partecipazione su base regionale. A livello nazionale hanno votato 3 milioni e mezzo di elettori. Tra cui, va chiarito, anche giovani con meno di 18 anni (ma più di 16) e immigrati. Per cui si tratta di una base più ampia dell’elettorato chiamato a votare alle consultazioni politiche. Tuttavia, calcolato sul voto alla lista “Uniti nell’Ulivo” nel 2006, il peso degli elettori alle primarie risulta egualmente molto rilevante: il 29%. Ciò significa che ha votato alle primarie quasi un elettore su tre.
La distribuzione per regione, però, fa emergere una geografia particolare. Molto diversa dal passato. Non tanto per l’affluenza nelle regioni del Nord: significativa ma, comunque, al di sotto della media nazionale. Né per il buon grado di partecipazione registrato nelle “regioni rosse”. Soprattutto in Emilia Romagna e in Umbria (oltre il 30%). Ma per la clamorosa mobilitazione che ha caratterizzato le regioni del Mezzogiorno. In Abruzzo l’affluenza alle primarie copre il 40% dei voti ottenuti nel 2006 (alla Camera) dalla lista “Uniti nell’Ulivo”. In Puglia il 34%. In Sardegna il 32%. Ma vette insuperabili vengono toccate in Campania: 44%. E ancor di più in Basilicata: 53%. Fino al record della Calabria, dove i voti validi alle primarie costituiscono il 70% di quelli ottenuti dall’Ulivo un anno e mezzo fa. Certo, vale la pena di ripeterlo: c’è una quota di minorenni e di immigrati. Ma si tratta, comunque, di un dato cosmico.
Peraltro, la struttura del voto, su base territoriale, in questa occasione non riflette quella di due anni fa, che legittimò Prodi in vista delle elezioni del 2006. Rispetto ad allora, in tutte le regioni del Centronord si osserva un calo di voti (validi) più o meno sensibile. In particolare in Lombardia (-232.000), Emilia Romagna (-204.000), Toscana (-168.000) e in Veneto (-89.000). Anche nel Lazio, dove Veltroni ha trascinato la partecipazione al voto, si assiste a un ripiegamento sensibile rispetto alle primarie del 2005 (- 86.000 voti validi). D’altra parte era prevedibile, visto che due anni fa alle primarie avevano partecipato gli elettori di tutta la coalizione, per eleggere non il segretario di un partito, ma il candidato premier. Invece, contrariamente alle aspettative, in larga parte del Mezzogiorno, domenica scorsa si verifica una crescita dei voti, in alcuni casi molto consistente. Soprattutto in Puglia (+54.000), Abruzzo (+13.000), Basilicata (+17.000), Campania (+106.000) e, appunto, Calabria (+ 87.000).
Ciò permette di precisare l’osservazione da cui siamo partiti. La grande partecipazione alle elezioni primarie di domenica scorsa sottolinea una stagione “iperpolitica” piuttosto che “antipolitica”. In cui, però, convergono e si cumulano spinte diverse. Domande di “cambiamento”, ma anche “continuità”. La grande partecipazione alle primarie, infatti, ha raccolto e aggregato movimenti ed elettori d’opinione, alla ricerca di nuovi modelli di rappresentanza politica. Insieme ad ampie componenti ancora “fedeli” ai partiti tradizionali (e auto-dissolti: DS e Margherita); a settori, estesi, di voto “personale” e particolarista; e a solide clientele locali. E’ un grande calderone, questo PD. Nel quale confluiscono componenti nuove, ma anche vecchie. (E, vogliamo precisare, il “vecchio” non è necessariamente peggio; talora, anzi, è anche meglio del “nuovo”).
Ci vorranno molto coraggio e grande determinazione per costruire un “partito nuovo”, capace di assorbire e coagulare l’eredità dei “partiti vecchi”. Così pesante e localizzata. Ma, soprattutto, per costruire un partito che sia davvero “nazionale”, in grado di superare i limiti territoriali del passato, anche recente. Il centrosinistra, infatti, nella seconda Repubblica, ha mantenuto la geografia elettorale del Pci. Tanto che Marc Lazar, facendo riferimento ai Ds, aveva parlato di una “Lega di centro”. Mentre nel Nord non è mai riuscito a imporsi. Anzi, alle elezioni del 2006 si è ridotto a una “minoranza assediata”. Oggi, le primarie descrivono un PD fin troppo “meridionalizzato”.
Non sarà facile, con questa geografia e con questa base elettorale costruire un soggetto politico riformista e innovatore. Walter Veltroni, il sindaco di Roma: dovrà governare i localismi del suo partito. Dovrà, inoltre, “unire” la Basilicata al Veneto; la Calabria alla Lombardia. Come dire: ri-unire l’Italia.
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