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Il capitalismo solidale di Federico Rampini
Da Repubblica — 30 agosto 2010 Leggi
NEW YORK «L’ ultimo censimento demografico - dice il sindaco di New York Michael Bloomberg - ha rivelato che almeno 40 milioni di americani vivono sotto la soglia della povertà, più del 13% della popolazione. Stremate dalla recessione, le nostre città devono affrontare la sfida più difficile da mezzo secolo in qua». Il suo allarme riecheggia da una costa all’ altra degli Stati Uniti. Proprio mentre la domanda di servizi sociali è resa più acuta dalla crisi economica, le finanze pubbliche sono in uno stato disastroso. Da New York alla California si licenziano insegnanti, si chiudono ospedali, si eliminano linee del metrò e servizi di autobus. È impossibile aumentare ancora il deficit pubblico, che ha raggiunto il 10% del Pil: un record storico dalla seconda guerra mondiale. È impraticabile, per ragioni politiche, aumentare le tasse. In questa impasse si fa strada una ricetta nuova, che unisce due leader diversi come Barack Obama e Michael Bloomberg: il presidente progressista e l’ ottavo uomo più ricco degli Stati Uniti. Al centro di questa terapia c’ è la figura dell’ “imprenditore sociale”. Un ossimoro, che unisce l’ efficienza del management d’ impresa, e l’ impegno per la lotta alle diseguaglianze, l’ aiuto ai più deboli, il miglioramento dei servizi pubblici. Chiamiamola la terza via del capitalismo. Non ha un colore ideologico: l’ ultimo convertito è David Cameron, il premier conservatore britannico. Il guru riconosciuto di questa nuova tendenza è lui stesso una figura mista, anomala e inclassificabile. Si chiama Stephen Goldsmith e a 64 anni ha avuto almeno tre vite diverse. (segue dalla copertina) Èun brillante studioso di scienze politiche e a m m i n i s t r a z i o n e pubblica, dirige un dipartimento dell’ università di Harvard. Anziché limitarsi alla teoria si è sporcato le mani andando a fare il sindaco di Indianapolis. Adesso Bloomberg lo ha nominato vice-sindaco nella metropoli più popolosa d’ America (8,3 milioni di abitanti) con una missione molto speciale: proprio mentre le casse di New York sono quasi alla bancarotta, lui deve migliorare i servizi pubblici e le infrastrutture collettive. Un compito che Goldsmith ha accettato senza esitare: «In una fase di crisi - dice - tutti sono capaci di tagliare i costi peggiorando la qualità dei servizi sociali. La vera sfida è fare l’ opposto, spendere meno e avere un ambiente più pulito, scuole migliori, trasporti che funzionano». Bloomberg è fiducioso che lui ci riuscirà: «C’ è tanta gente che parla di reinventare lo Stato, ma Goldsmith lo ha fatto». Come sindaco di Indianapolis si è conquistato una fama nazionale realizzando un exploit. Ha licenziato il 40% dei dipendenti municipali: ma si è concentrato sui quadri medioalti della burocrazia, lasciando intatto il personale che veramente svolge un’ attività di servizio al pubblico. Ha ridotto le tasse locali per ben quattro volte. Ed è riuscito a investire 1,2 miliardi nel miglioramento delle infrastrutture. Chiamando in causa proprio quella figura nuova: l’ imprenditore sociale. Un essere che sfugge alle categorie tradizionali. Si colloca all’ incrocio tra spirito d’ impresa, efficientismo manageriale, volontariato, vocazione no profit, spesso in una zona mista tra pubblico e privato. «E’ soprattutto un catalizzatore di innovazioni sociali - dice lo stesso Goldsmith - una figura che si emancipa dalle ideologie e dai vecchi modelli, sperimenta un futuro nuovo». I pionieri in questo campo sono stati Bill Gates e Muhammad Yunus. Il fondatore di Microsoft ha trasferito il suo genio imprenditoriale nell’ attività filantropica. Dalla sua Fondazione pretende la stessa efficienza che lo ha portato a dominare l’ industria del software mondiale. Un dollaro speso contro la malaria deve massimizzare il rendimento in quel campo, proprio come un dollaro investito nella ricerca da Microsoft per lo sviluppo di un nuovo sistema operativo. La sua Fondazione è diventata un modello, al punto che altri miliardari americani preferiscono affidargli le proprie donazioni in beneficenza, perché si sentono più garantiti sui risultati finali. Yunus è l’ inventore del microcredito (che gli è valso il Nobel della pace) e oggi lo applica perfino nel cuore di New York per aiutare le comunità più povere a riscattarsi da sole, creando piccole imprese, botteghe artigianali e attività commerciali, anziché aspettare l’ assistenza pubblica. Ormai gli imprenditori sociali in America sono centinaia. Si sono estesi in molti campi, e Goldsmith elenca i quattro filoni principali: «La scuola. La sanità. Gli alloggi popolari. Il risanamento dei quartieri degradati». In un libro che è diventato un bestseller sia negli Stati Uniti che in Inghilterra (”The Power of Social Innovation”) Goldsmith sostiene che l’ approccio alle diseguaglianze, il concetto di assistenza e di servizio pubblico sta entrando in una nuova fase storica. «Alle origini, all’ inizio del Novecento, aiutare i bisognosi (malati, anziani) era un compito affidato principalmente alle famiglie e alla carità, dei privati o delle chiese. Poi tra gli anni Trenta e il dopoguerra in tutto l’ Occidente la costruzione del Welfare spostò queste responsabilità sullo Stato. Una terza fase, negli anni Ottanta, tolse responsabilità allo Stato con il ricorso all’ outsourcing e alle privatizzazioni di tanti servizi». Goldsmith ci tiene a prendere le distanze da quella fase, reaganiana e iperliberista, che «fu quasi esclusivamente concentrata sui tagli dei costi». E’ in quell’ epoca infatti che affondano le loro radici alcuni mali dell’ America di oggi: lo stato penoso delle infrastrutture (trasporti pubblici, rete elettrica, autostrade) abbandonate volutamente al degrado. «Il quarto stadio», come lo definisce lui, è un’ altra cosa ancora. L’ intervento dei privati è benvenuto ma non “contro” lo Stato. Privato e pubblico, capitalismo e no profit possono farsi concorrenza o convivere. A due condizioni. La prima è «la priorità all’ innovazione, non conta l’ etichetta pubblico-privato ma la qualità dei risultati». La seconda condizione è che «sia il cittadino l’ ultimo giudice». Bisogna restituire all’ utente-contribuente la possibilità di spostare risorse verso chi fornisce il servizio migliore. Un caso emblematico è quello di Bill Milliken. Un imprenditore sociale perfettamente bi-partisan, che piace all’ Amministrazione Obama. Fu Goldsmith a scoprirlo quando ancora faceva il sindaco di Indianapolis. In quella città Milliken ha iniziato l’ esperimento delle Communities in Schools. E’ un programma simile a un dopo-scuola: affianca degli istruttori ai ragazzi che hanno ritardi di rendimento scolastico. Generalmente appartengono ai ceti sociali più sfavoriti, alle minoranze etniche. Se li si abbandona al loro destino saranno per sempre dei cittadini di serie B. Tra i giovani neri, per esempio, solo il 33% arriva al diploma di maturità. I maschi neri che lasciano la scuola senza finire la secondaria superiore hanno il 60% di probabilità di finire prima o poi in un carcere. Ora Communities in Schools mobilita 50.000 volontari in tutta l’ America, che forniscono tre milioni di ore di ripetizioni gratuite. Per il 75% degli studenti si registra a breve scadenza un miglioramento dei voti e un aumento delle promozioni. Obama ha cooptato l’ idea di Milliken dentro il suo Social Innovation Fund: i primi 11 investimenti di imprenditori sociali che hanno l’ imprimatur ufficiale della Casa Bianca. Per questi progetti il rapporto pubblico privato è significativo: 50 milioni di finanziamenti statali si “fondono” con 74 milioni di investimenti privati. Per Goldsmith non basta però che ci sia dietro la benedizione di Obama. Il talento effettivo degli imprenditori sociali va verificato nei fatti. Per questo lui vede come un ingrediente essenziale del suo esperimento la “mobilitazione civica”, il sondaggio costante dei cittadini perché votino sulla qualità dei servizi. Le nuove tecnologie possono servire anche a questo. «A Londra - spiega Goldsmith - il sistema AccessCity incoraggia tutti i residenti a segnalare con sms, foto dal telefonino e messaggi twitter, tutti quegli spazi pubblici che non offrono l’ accessibilità ai portatori di handicap. Ecco un caso in cui l’ interattività tecnologica consente al cittadino di segnalare un problema in tempo reale, e pretendere la soluzione». Questo quarto stadio nell’ evoluzione dei servizi sociali, come lo definisce Goldsmith, recupera pezzi di tradizioni precedenti. Il terzo settore, il movimento cooperativo, le chiese: ognuna di queste esperienze ha avuto qualcosa di positivo. Basti pensare alla rete mondiale di scuole di formazione professionale dei domenicani o i licei e università dei gesuiti, spesso di alta qualità. La novità che viene dagli Stati Uniti è la fusione tra le ispirazioni nobili del volontariato e della filantropia, con i livelli più avanzati dell’ efficienza d’ impresa. Quel che conta è il risultato. E comunque non è una sfida che si può rinviare. «La domanda di servizi pubblici - dice Goldsmith - continua a crescere inesorabilmente, proprio mentre le risorse dello Stato si fanno più scarse. Per ragioni economiche e per ragioni morali, non possiamo stare a guardare. Se restiamo immobili, una parte crescente della nostra società sarà lasciata indietro, abbandonata al suo destino». -
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE FEDERICO RAMPINI
Nessun commento27.05.10 - Presentazione del libro “Il personale nel non profit”
Presentazione del volume
“Il personale nel non profit”
di Federico Spazzoli e Francesco Liuzzi
Maggioli Editore 2010
MegaForlì C.so della Repubblica, 144 Forlì
giovedì 27 maggio 2010 - ore 17.30
18.02.10 - PD ER: Conferenza programmatica Economia - Casalgrande (RE)
LAVORO E IMPRESA: UNA REGIONE CHE COSTRUISCE FUTURO
Giovedì 18 febbraio 2010 - ore 20,30
Teatro Fabrizio De Andrè, piazza Ruffilli 1 - Casalgrande (RE)
Saluti
Andrea Rossi - Sindaco di Casalgrande
Intervengono
Duccio Campagnoli - Assessore Attività Produttive - Regione Emilia-Romagna
Luigi Mariucci - Responsabile Lavoro PD Emilia-Romagna
Gianluca Rivi - Responsabile economica PD Emilia-Romagna
Concludono
Stefano Bonaccini - Segretario PD Emilia-Romagna
Vasco Errani - Candidato alla presidenza della Regione Emilia-Romagna
Saranno presenti rappresentanti sindacali e associazioni di categoria
Info: www.pder.it Tel. 051.41.98.120
2 commentiPiani locali giovani – Comune di Forlì
Parlare di Politiche Giovanili oggi significa affrontare, oltre alle tematiche tradizionalmente ad esse legate, dall’aggregazione alla prevenzione del disagio, tutta una serie di questioni di cui un’Amministrazione è chiamata inevitabilmente ad occuparsi: la mobilità, la casa, l’accesso al credito e la creazione d’impresa rappresentano alcune di queste.
Partendo da tale consapevolezza, il Comune di Forlì, Assessorato alle Politiche Giovanili, in partnership con la Provincia di Forlì-Cesena, ha aderito allea sperimentazione dei Piani Locali Giovani, progetto nato da Anci, Rete Iter e Ministero della Gioventù, al fine di sostenere i percorsi di autonomia delle nuove generazioni.
Si offre a 15 laureati la possibilità di partecipare ad un corso di formazione che ha come obiettivo la concretezza.
I candidati sono chiamati ad illustrare la loro idea imprenditoriale in una prova scritta che si terrà il 3 marzo, in seguito alla quale avrà inizio la fase di selezione sulla base di una rigida analisi di prefattibilità.
A seguito del colloquio orale, in cui si verificheranno le attitudini all’attività imprenditoriale, avrà inizio il corso che prevede un numero limitato di ore di lezione frontale e maggiore attenzione agli aspetti tecnici: analisi di mercato, foundraising, valutazione del rischio di mortalità dell’impresa , ambito legale , azione di benchmarking, visite a realtà d’eccellenza nel settore individuato, realizzazione del businessplan finale e sostegno nella fase di start up.
Lo scopo è quello di offrire una concreta possibilità a quei giovani che hanno il coraggio di mettersi alla prova, con impegno e responsabilità, a partire da un proprio progetto capace di individuare nuove nicchie di mercato e sopperire alle carenze di alcuni settori della realtà turistica e culturale.
Il progetto non nasce in un’ottica di assistenzialismo, anzi, lancia una sfida ai giovani che vogliono essere protagonisti, con la fiducia che da essi si sviluppino idee in grado di rappresentare il motore di un rilancio economico del nostro territorio.
Valentina Ravaioli
Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Forlì
Crisi economica: le prime risposte dal territorio – format con Roberto Balzani
Roberto Balzani continua la sua compagna elettorale presentando proposte concrete sui temi di maggiore interesse ed attualità. Tra questi non poteva mancare l’attenzione alla difficile situazione economica che ha investito anche il territorio locale.
Mercoledì 12 maggio, alle ore 20.45 al cinema Apollo di Forlì, è in programma il quarto FORMAT in cui il candidato sindaco del PD e del centrosinistra presenterà alcune proposte concrete alla città.
Questa volta il focus sarà sulla situazione economica del territorio: la crisi ma anche le prospettive di sviluppo dell’economia locale. Come per i precedenti appuntamenti, molte le immagini che varranno proposte per documentare situazioni ed argomenti del mondo del lavoro e dell’economia della nostra città.
La serata di martedì 12 maggio si apre con un intervento di Lorenzo Ciapetti, Direttore Antares, Centro di Ricerche Economiche, Politica Industriale e Territoriale “Ma cos’è questa crisi: dati e immagini per comprendere, le prime risposte dal territorio”.
Dopo l’intervento introduttivo, sono previste una serie di “Interviste dal pianeta lavoro” registrate in città, e a seguire altre interviste dedicate al mondo dell’impresa forlivese: “ Le buone prassi: l’innovazione, le reti d’impresa, l’ambiente, la solidarietà, la conciliazione famiglia/lavoro”, a cura dei “reporter di Balzani”.
Come per gli altri appuntamenti, il pubblico potrà rivolgere domande al candidato, ed conclusione della serata è previsto l‘intervento di Roberto Balzani.
4 commentiLavoro e occupazione
Unione Territoriale Forlivese
Lavoro e occupazione - Tavola rotonda per lo sviluppo di idee programmatiche per il territorio forlivese
Sabato 7 marzo 2009 - ore 9,30, Hotel della Città, Corso della Repubblica 117 (Forlì)
Introduce:
Alessandro Castagnoli - Segretario Unione Territoriale forlivese Partito Democratico
Relazione d’apertura:
Lucia Bongarzone - Resp. Area “Lavoro Occupazione Sicurezza” Unione Territoriale Forlì
Coordina:
Piergiorgio Valbonetti - Giornalista Teleromagna
Partecipano:
Massimo Bulbi - Presidente Provincia Forlì - Cesena
Roberto Balzani - Candidato Sindaco del PD per Forlì
Tiziano Alessandrini - Presidente CCIAA Forlì - Cesena
Giovanni Torri - Presidente Confindustria Forlì - Cesena
Enzo Santolini - Segretario Generale Cgil Forlì
Giorgio Grazioso - Presidente Confartigianato Forlì
Antonio Amoroso - Segretario Generale Cisl Forlì - Cesena
Luciano Santarelli - Direttore Confcommercio Forlì
Luigi Foschi - Segretario Generale Uil Forlì
Mauro Pasolini - Presidente Legacoop Forlì-Cesena
Domenico Settanni - Direzione Provinciale Lavoro
Franco Napolitano - Resp. Area Economia e Sindacato CNA
Pierlorenzo Rossi - Direttore Confcooperative Forlì - Cesena
Giancarlo Corzani - Segretario Confesercenti Forlì
Conclude:
Roberto Pinza - AREL (Agenzia di Ricerche e Legislazione)
Piccole imprese e territorio: crisi di filiera, crisi globali e strabismi locali
Non ci aspettavamo un inizio di anno all’insegna dell’ottimismo economico. E sin qui le aspettative non hanno deluso.
La UIL ci ha appena ricordato che la provincia di Forlì-Cesena detiene il triste primato della cassa integrazione in Romagna. In Regione vanno peggio Bologna e Piacenza.
E’ difficile dissezionare un dato che porta con se l’infelicità di centinaia di lavoratori e di famiglie.
E utile tuttavia almeno provare a realizzare un’analisi molto obiettiva della situazione economica del territorio di Forlì-Cesena all’inizio di questo infausto 2009, anche per ipotizzare lo spazio di manovra per politiche locali.
Analizzando i dati recentemente resi disponibili dall’INPS attraverso un raffronto tra il 2007 ed il 2008 della cassa integrazione ordinaria (che spetta imprese industriali per eventi temporanei e per situazioni temporanee di mercato) e quella e straordinaria (che spetta in caso di ristrutturazione, di riorganizzazione, di conversione, di crisi aziendale per imprese che devono avere occupato più di 15 dipendenti nel semestre precedente), appare evidente questo andamento: soffre soprattutto la produzione industriale e sono investiti in pieno i settori della meccanica e del legno (lavorazioni meccaniche e mobile imbottito). Peggioramento anche per l’edilizia.
Se si isola il dato della sola cassa integrazione ordinaria, appare un quadro anche più fosco: nella meccanica a Forlì le ore sono aumentate del 523%, contro un aumento del 66% della straordinaria. Ricordiamo che gli ammortizzatori ordinari sono il primo tipo di strumento nelle situazioni di crisi. Segnalano l’immediatezza del problema. E’ il segnale più evidente che la crisi di domanda sta dunque ormai mordendo ferocemente le imprese del nostro territorio.
Il punto su cui è necessario prendere coscienza, tuttavia, è che non si tratta solo dell’impatto della crisi globale: qui si sta innescando una miscela esplosiva di crisi strutturale che colpisce determinate filiere produttive del territorio (appunto la meccanica ed il mobile) già da qualche tempo (molto prima del 2008), soprattutto imprese di piccole dimensioni, insieme ad una crisi contingente data dall’esplodere della crisi finanziaria degli ultimi 8 mesi. Il mix è esplosivo perché rischia di avere un impatto molto negativo per il tessuto locale nei prossimi anni.
Ormai la retorica economica ci ha insegnato che viviamo nell’economia della conoscenza. Per rendere questa affermazione meno vuota di quello che sembra, diciamo che questo significa che il valore principale per essere competitivi sul mercato è acquisire informazioni, saperle elaborare per produrre innovazioni incrementali sui processi e sui prodotti e saperle incorporare nei prodotti, garantendo qualità e velocità nel raggiungere il cliente. In una economia che si basa sul flusso di informazioni e di conoscenza trasmessa, non è indifferente in quale parte della filiera produttiva si trova un’impresa, ovvero se “domina” o meno il processo di acquisizione e trasmissione delle informazioni.
Se un territorio può vantare numerose specializzazioni di meccanica, ma queste imprese, spesso di piccole dimensioni, lavorano su idee ed informazioni di altre imprese che magari non risiedono sul territorio, ecco allora che si ha un territorio che fa produzione, ma non produce conoscenza, ovvero non partecipa da protagonista alla creazione di valore di quella determinata filiera.
Questo ragionamento ci aiuta anche comprendere perché negli ultimi anni tutte le analisi ci hanno dimostrato che le imprese più strutturate (quelle di medie dimensioni) reagiscono meglio alle pressioni della globalizzazione: sono quelle che riescono meglio a gestire da protagoniste il flusso delle informazioni e della conoscenza.
Il mix attuale è esplosivo perché unisce, dunque, una crisi strutturale (di debolezza all’interno delle filiere) ad una crisi di domanda.
In una crisi che è bifronte occorre sapere intervenire in parallelo su entrambi i problemi, con la consapevolezza che l’immediato deve suggerire azioni soprattutto a salvaguardia del lavoro e dei lavoratori in cassa integrazione, ma nel medio periodo (ahimé che parola: è quello che non coincide con le campagne elettorali!) occorre lavorare per permettere al tessuto economico di questo territorio di fare un salto decisivo dentro l’economia del XXI secolo.
L’analisi si ferma qui. Vogliamo però in questa sede anche azzardare il tipo di risposte che possono essere approntate.
Nei giorni scorsi è partito a Bologna un tavolo tripartito tra Comune, Provincia e Regione che non prevede solo misure di attenuazione dell’impatto della crisi attuale ma anche idee di rilancio.
Prima di ipotizzare qualche formulazione anche per il nostro territorio, è importante precisare che qui il punto forte da valutare è l’idea del tavolo tripartito!
In altre parole, è urgente che si proceda su una strada di progettazione strategica condivisa anche sul nostro territorio. E’ urgente un progetto di politica economica locale. Iniziative parallele o comunque dove non viene preso un impegno formale e sostanziale di aiuto rischiano di esasperare una situazione che richiede invece un vero e proprio sforzo di governance istituzionale, quella governance che a parte le intenzioni, ha sempre fatto fatica a decollare su questo territorio. Ci sono ancora 5 mesi alle elezioni e c’è pertanto lo spazio per un’azione anche politica a riguardo; lasciare tutto il compito all’amministrazioni successive sarebbe abbastanza imprudente.
Quali strumenti?
Sul lato dell’urgenza: supporto al reddito per chi resta senza lavoro, azioni per la ricollocazione dei lavoratori in mobilita’ e dei disoccupati senza ammortizzatori sociali, Anticipazione cassa integrazione.
Sul lato del rilancio di medio periodo: agevolazione dell’accesso al credito, attraverso convenzioni ed accordi con le banche locali, incentivi per ristrutturazioni che prevedano abbattimento dei costi energetici ed uso di fonti di energia alternativa, incentivi per la riqualificazione di prodotti e processi in chiave tecnologica.
Se esiste, ad esempio, come si racconta da un po’ di tempo un progetto di riposizionamento del territorio sulla meccanica avanzata che può confluire su una futura specializzazione anche a supporto della filiera aeronautica, perché non iniziare da subito a lavorare per l’insediamento di una nuova specializzazione. Fare circolare informazioni ma soprattutto creare fiducia tra le imprese richiede anni. Iniziando subito ci sono possibilità di poter permettere a certe specializzazioni mature del territorio di riconfigurarsi.
Ovviamente ci sono già interventi in questo senso. Non si vuole togliere il merito alle associazioni di rappresentanza che si sono già da anni posti il problema dell’intervento strutturale.
Il punto vero è la necessità urgente di un vero pacchetto di stimolo locale che agisca contemporaneamente per la difesa e il rilancio del patrimonio produttivo (difesa e rilancio devono essere le parole d’ordine di questo traguardo locale).
Ovviamente fare politiche locali in assenza di politiche industriali nazionali degne di questo nome è complicato. Ma sta qui la forza ancora inespressa del livello locale. A patto che tutti gli attori locali abbiano l’interesse di guardare in un’unica direzione. Non vorremmo essere eccessivamente pessimisti, ma lo strabismo locale sarebbe una terza crisi che si aggiunge alle due descritte sopra e che renderebbe tutto molto più difficile. Un piano di rilancio come opportunità politica?
Lorenzo Ciapetti
4 commentiConferenza regionale sul lavoro (Le radici, il lavoro, il futuro)
Conferenza sul Lavoro del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna, sabato 18 ottobre 2008 - Bologna, Sala delle Conferenze, via Rivani 35
Ore 9: Apertura dei lavori - Intervento di Salvatore Caronna (Segretario regionale del Partito Democratico)
9,30: Relazione introduttiva di Natalia Maramotti (Responsabile Lavoro PD Emilia-Romagna)
9,50 Comunicazione di Gilberto Seravalli dell’Università di Parma: il mercato del lavoro in Emilia-Romagna
Dibattito
13 Buffet
14.30 L’agenda di Lisbona: l’Emilia-Romagna e le regioni d’Europa.
Partecipano: Jytte Andersen (ex ministro del lavoro, partito socialdemocratico danese - SD), Manuel de la Rocha Rubí (portavoce PSOE nella commissione lavoro del Parlamento spagnolo), Michael Braun (Direttore dell’Ufficio per l’Italia Fondazione Friedrich Ebert), Flavio Delbono (Vice Presidente Regione Emilia-Romagna)
Dibattito
17 Intervento conclusivo dell’On. Pier Luigi Bersani (Ministro dell’Economia e delle Finanze del Governo ombra del PD)
Hanno assicurato la loro presenza:
Danilo Barbi (Segretario Regionale CGIL), Duccio Campagnoli (Assessore Regionale attività produttive, sviluppo economico, piano telematico), Gabriele Del Torchio (Amministratore Delegato Ducati Motor Holding), Alberto Lunardini (Vice Presidente Confindustria Emilia-Romagna), Paola Manzini (Assessore Regionale al lavoro, scuola, formazione e pari opportunità), Denis Merloni (Segretario Regionale UIL), Giovanni Monti (Vice Presidente Legacoop Emilia-Romagna), Gabriele Morelli (Segretario CNA Emilia-Romagna), Piero Ragazzini (Segretario Regionale CISL)
Nel corso della conferenza si terrà una lettura di brani tratti dal concorso di idee: “Le Parole del Lavoro”con monica morini, attrice del teatro dell’Orsa
Moderano gli incontri Stefano Catellani, è tv e Liviana iotti, Direttrice Mantova TV
Veltroni: Pd solidale con i metalmeccanici
- Anzola Emilia, 11 gen - ”Il Pd è solidale con la battaglia dei metalmeccanici per ottenere il rinnovo di quel contratto che aspettano da tempo”. Lo ha detto il leader del Pd Walter Veltroni al termine di una breve visita alla Carpigiani, fabbrica metalmeccanica che produce macchine per i gelati, ad Anzola Emilia, oggi quasi deserta per lo sciopero delle tute blu. Veltroni al termine della visita, accompagnato dall’amministratore delegato Gino Cocchi, ha auspicato anche il sostegno del Governo alla battaglia per accrescere i salari e il potere d’acquisto dei lavoratori.
13 commentiQuale differenza tra raccontare la sicurezza e viverla?
Sul sito web della ThyssecKrupp, società da cui dipendono gli stabilimenti di Terni e Torino, si trova, ancora oggi, un comunicato di qualche mese fa.
Viene tuttavia da chiedersi come mai quello che è successo sia stato reso possibile nel contesto di un’azienda che, d’altra parte, si vanta della propria attività di prevenzione.
Quale differenza esiste tra il raccontare la sicurezza nel mondo del lavoro e viverla?
Quali gli impegni da prendere per smettere di pagare prezzi talmente elevati?
12 Luglio 2007
Prevenire è meglio che spegnere
Il sistema antincendio della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni punta su prevenzione e protezione
L’incendio che nel 2006 ha gravemente danneggiato alcuni impianti dello stabilimento di Krefeld della ThyssenKrupp Nirosta, dimostra quanto serio sia il rischio di simili eventi all’interno di realtà come le nostre, dove le potenziali cause di incendio sono moltissime: da quelle elettriche (scintille, surriscaldamento di motori ecc.) alle esplosioni, fino alla distrazione umana (classico è l’esempio del mozzicone di sigaretta involontariamente gettato tra sostanze infiammabili).
Per questo, la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni si è da tempo dotata di una struttura antincendio che agisce su tre diversi fronti: prevenzione, protezione e spegnimento. Quella della prevenzione è un’attività fondamentale, che verte essenzialmente sul controllo periodico e sulla manutenzione degli impianti antincendio quali impianti fissi di spegnimento, estintori, idranti porte REI (sigla di uso internazionale che deriva dalle iniziali delle parole francesi Resistance, Entretenir e Isolement), secondo quanto previsto dalle leggi in materia e in linea con gli standard aziendali di controllo e manutenzione. In collaborazione con l’ente EAS (Ecologia, ambiente, sicurezza), vengono inoltre emesse apposite procedure e pratiche operative e sono effettuati controlli periodici nelle varie aree al fine di verificare l’attuazione delle disposizioni e soprattutto lo stato dei luoghi, dal momento che la base dell’attività di prevenzione è il monitoraggio costante del livello di pulizia e assenza di sostanze combustibili in zone pericolose. Quanto alla protezione, questa interessa in modo particolare le aree a rischio come vie cavi (completamente ricoperti di vernice intumescente), cabine e quadri elettrici (compartimentali con materiali REI). In questa attività di protezione rientra anche la recente messa in esercizio di un sistema di centralizzazione allarmi per l’Area a caldo e per l’Area a freddo (e che a breve per l’Acciaieria sarà implementato) e di un moderno sistema di telecamere ‘motion control’ in grado di verificare le variazioni di immagini nelle aree, permettendo, così, di diagnosticare un evento pericoloso sin dagli inizi.
Per le attività di spegnimento, infine, all’interno dello stabilimento opera una squadra antincendio professionale, in fase di ulteriore aumento organico, che si occupa anche della prevenzione e della protezione. La squadra è dotata di mezzi che consentono di fronteggiare anche incendi di notevoli dimensioni, come, ad esempio, un’autobotte da 8 metri cubi di acqua fornita di pompa ad alta pressione. È inoltre supportata, in caso di incendio, da circa 80 addetti agli impianti produttivi e dei servizi che hanno ricevuto un’adeguata formazione antincendio presso centri specializzati e da parte di funzionari del corpo dei Vigili del Fuoco di Stato. A questi ultimi è stata affidata anche la particolare formazione sull’antincendio ricevuta da tutti gli addetti agli impianti con Rischio di Incidente Rilevante D.L.gs. 334/99 (vedi fabbrica ossigeno e stoccaggio acido HF). Da segnalare, in ultimo, che durante lo svolgimento di un recente programma di formazione sulla sicurezza rivolto a tutto il personale economica del territorio ternano. Un brindisi vicino al nuovo laminatoio ha concluso la giornata, in attesa di prossime occasioni di festa.
ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni Anno 12 n.2
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