Archivio per 'Dibattiti (questioni e sfide globali)' Categoria
Dall’Afghanistan
Nobel per la Pace e criminali di guerra
14 febbraio 2010. Da ieri l’ospedale di Emergency a Lashkar-gah, nel sud dell’Afganistan, e’ in attesa di ricevere le vittime dei bombardamenti delle forze anglo-americane che da due giorni colpiscono il villaggio di Marjah, situato a circa 50km a sud ovest del capoluogo della provincia di Helmand.
Nessun commentoNon è una pensione per vecchi
Articolo pubblicato su www.neodemos.it
Gustavo De Santis*
E’ uscito a gennaio il volume on line dell’Istat “I trattamenti pensionistici (Anno 2007)” (http://www.istat.it/dati/catalogo/20100119_00/). Si parla di dati del 2007 e quindi non particolarmente “freschi”, ma anche così vale forse la pena di soffermarsi a riflettere su alcuni aspetti un po’ paradossali del nostro sistema previdenziale.
Nessun commento“CITTA’ PER LA VITA”, CONTRO LA PENA DI MORTE
VENERDI 27 NOVEMBRE 2009, ORE 17.00,
PRESSO L’AULA 1.4 (piano terra) FACOLTA’ “R.RUFFILLI”, via G.Della Torre 1, Forlì
Una fascetta rossa per la libertà di informazione
Con una fascetta rossa al braccio, a partire da oggi, Ignazio e i suoi sostenitori manifesteranno a favore della libertà di stampa. La scelta del simbolo richiama la storica striscia di colore rosso che incornicia la prima pagina del quotidiano L’Unità, gravemente attaccato dal Presidente del Consiglio che, dopo essersi scagliato contro Repubblica, El Pais e il Nouvelle Observateur, cita ora in giudizio e richiede due milioni di euro di risarcimento per diffamazione alla testata fondata da Antonio Gramsci, cifra che porterebbe alla chiusura del giornale.
Riceviamo e pubblichiamo: “L’asilo multietnico diventa alla moda”
Vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori un articolo apparso sulla Stampa in data 8 Agosto 2009, in cui si sottolinea che la scuola materna Bay di Torino,nel quartiere San Salvario,la zona più multietnica della città,che negli anni 90 era “ l’asilo dei neri”, dove nessun genitore italiano avrebbe voluto iscrivere il proprio bambino e dove quindici anni fa i residenti scesero in strada armati di spranghe per difendersi da “quei bastardi di immigrati”, è ora diventato uno status symbol per i torinesi italiani.
Afferma la dirigente con un sorriso: “ Evidentemente ormai sono in tanti ad aver capito che la multietnicità, se trattata come un valore aggiunto, dà i suoi frutti”.
Nella scuola materna multietnica di Torino Melody, bambino di 5 anni della Costa D’Avorio, e Andrea, di 5 anni, proveniente dal centro, sono amici, e anche i loro genitori hanno cominciato a frequentarsi.
Negli anni 90 i torinesi fuggivano da San Salvario e gli affitti crollavano… Oggi i genitori residenti in eleganti quartieri come La Crocetta si mettono in lista d’attesa per iscrivere i loro bimbi all’asilo Bay.
Cos’ è successo? Semplicemente la gente si è accorta che crescere in una classe in cui si parlano più lingue e in cui si confrontano culture è un valore aggiunto, un arricchimento, non un ostacolo.
E’ ciò che afferma Benedetto Vertecchi, professore di pedagogia all’Università Roma 3 e riconosciuto come luminare in Scienze dell’Educazione: “ vivere e studiare a contatto con bambini con culture ed esperienze differenti genera una quantità di interazioni molto positive. E poi bisogna considerare che in genere i bambini stranieri hanno competenze linguistiche molto maggiori di quelli italiani, non fosse altro perchè conoscono due lingue, e questo genera un sistema di stimoli indubbiamente favorevole all’apprendimento. Inoltre una classe molto composita non è un freno alla didattica, ma l’esatto contrario”.
Ma anche sull’insegnamento della religione in una scuola multietnica il Professor Vertecchi ha qualcosa da dire:
“ la religione è due cose simultaneamente; è sia un fenomeno culturale, sia un apparato dottrinario a cui aderiscono i credenti. Bisognerebbe puntare sull’aspetto culturale, che arrichisce e non provoca tensioni, che invece si creano sulle dottrine”.
Penso che l’esempio della scuola di Torino debba essere diffuso e discusso in tutte le realtà locali, a partire dalla Provincia di Forlì Cesena, in cui i pregiudizi sulla coesistenza scolastica tra italiani ed extracomunitari sono ancora troppo radicati,a volte anche in persone che si considerano progressiste.
Marco Errani 66
2 commentiRiceviamo e pubblichiamo: Scuole invece che cacciabombardieri
Un solo cacciabombardiere costa come 300 asili nido o come l’indennità annuale di disoccupazione per 15mila precari. Il Governo ne ha ordinati 131.
Appello della Campagna Sbilanciamoci! e della Rete Italiana per il disarmo
Fermiamo la produzione dei cacciabombardieri JSF
In questi giorni il Governo italiano, dopo aver chiesto ed ottenuto un parere al Parlamento, in poco tempo e senza praticamente dibattito, sta procedendo alla continuazione della produzione di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter che impegneranno il nostro paese fino al 2026 con una spesa di oltre 15 miliardi di euro.
Si tratta di una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinate ad un programma sovradimensionato nei costi sia per la sua incoerenza (si tratta di un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari) con le autentiche missioni di pace del nostro paese.
In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali, destinare 15 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del paese.
Sbilanciamoci! e Rete Italiana per il Disarmo chiedono quindi al Governo di non procedere alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell’industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale, che la scorsa manovra finanziaria ha tagliato di ben il 56%.
Con 15 miliardi di euro si possono inoltre fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono contemporaneamente costruire 3000 nuovi asili nido, impiantare 10 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese.
Il Governo, in questo spinto anche dal Parlamento, faccia una scelta di pace e di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma, destinando le risorse così liberate alla società, all’ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale.
Aderisci:
Riceviamo e pubblichiamo: “Leggi razziste. Ecco perché”
Alla fine, per far passare il disegno di legge sulla sicurezza la maggioranza ha posto di nuovo la questione di fiducia. Per tutta la settimana scorsa la votazione, già all’ordine del giorno dell’Aula, è stata ripetutamente ritardata perché PdL e Lega Nord non riuscivano a trovare al loro interno un accordo. Poi si è capito che avrebbero rinviato tutto alla settimana successiva (questa), con il seguente programma: martedì 12 viene posta la fiducia, mercoledì la si vota, giovedì si approva il provvedimento. Da un lato saranno state svuotate due settimane di attività della Camera. Dall’altro verrà impedito ancora una volta all’opposizione di esprimere compiutamente critiche e proposte alternative nella sede parlamentare. Le varie componenti della maggioranza si sottrarranno alle loro responsabilità e al rischio che un voto libero dei singoli deputati (come è già capitato) metta in discussione l’accordo raggiunto sottobanco.
In questo modo il governo conta di far approvare l’istituzione delle ronde e il trattenimento prolungato fino a sei mesi delle persone prive di permesso di soggiorno nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie). La prima decisione era stata bloccata e la seconda già espressamente respinta (con il voto segreto) alla Camera quattro settimane fa. Stavolta vengono messe insieme a una serie di altre scelte aberranti che consentano alla Lega e al governo di dire, prima delle elezioni europee, che è iniziata una guerra finalmente inflessibile contro l’immigrazione clandestina.
Ora, l’idea che ha guidato la redazione del progetto è che una tale guerra possa essere condotta disseminando di controlli sulla regolarità del soggiorno - affidati anche a figure “civili”, come gli insegnanti o i medici - tutti i passaggi più essenziali e delicati della vita delle persone: l’istruzione, le cure sanitarie, il matrimonio, la fissazione della dimora, la dichiarazione di nascita dei figli.
Peccato che questo tipo di norme siano di dubbia efficacia nei confronti dei delinquenti. Gli extracomunitari entrati clandestinamente e dediti al crimine probabilmente già oggi evitano di andare in ospedale per farsi curare, non denunciano la nascita dei figli e non li mandano a scuola, non intendono far conoscere il loro domicilio e non stipulano regolari contratti di locazione, non chiedono di sposarsi regolarmente, non cercano un lavoro pulito per poter ottenere e conservare il permesso di soggiorno. Le norme proposte dal governo finirebbero per indurre gli irregolari più miti e operosi, entrati magari regolarmente ma con un permesso di soggiorno scaduto, a vivere “come clandestini”.
Sono norme sbagliate come parte di una seria politica sull’immigrazione (su cui questo governo balbetta almeno quanto i suoi predecessori), ma hanno anche un difetto molto più grave. Minano diritti fondamentali ed inalienabili della persona – come la formazione della famiglia, il riconoscimento alla nascita, la cura e l’istruzione dei figli – la cui tutela non può dipendere dalla disponibilità o meno del permesso di soggiorno dei genitori.
Allo stesso tempo, su coloro i quali sono regolari o richiedono di essere regolarizzati vengono fatti gravare oneri crescenti. Ad esempio, il contributo per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno sale da 72 fino a 200 euro. Mentre oggi corrisponde ai costi amministrativi per il rilascio – che è quanto si richiede ad un cittadino italiano per ottenere la carta di identità o la patente – domani diventerà una specie di tassa.
Quanto all’estensione del periodo di fermo nei Cie, una direttiva dell’Unione Europea dice che gli stati membri possono trattenere un cittadino di un paese terzo per prepararne il rimpatrio solo se sussiste un pericolo di fuga o se l’immigrato ostacola la preparazione dell’allontanamento. Nel progetto del governo, una persona può essere tenuta coattivamente nei “centri di identificazione” per un periodo fino a sei mesi anche se il paese da cui proviene non coopera al suo rimpatrio o ci sono ritardi nell’ottenimento da parte di amministrazioni straniere della documentazione necessaria, quindi per ragioni indipendenti dalla sua volontà. Facciamoci una domanda. Cosa direbbero gli avvocati garantisti del premier se misure molto meno arbitrarie fossero applicate alla libertà di “persone eminenti”?
Salvatore Vassallo
10 commentiRiceviamo e pubblichiamo: appello per il testamento biologico
Vi invio, sotto riportato, l’appello per il testamento biologico predisposto dal Senatore Ignazio Marino, invitandoVi a sottoscriverlo sul sito www.appellotestamentobiologico.it ed a farlo circolare il più possibile, invitando tutti a sottoscriverlo.
Si tratta di una grande battaglia di libertà e di laicità, alla quale tutti sono chiamati a dare il proprio contributo.
La sottoscrizione di tale appello servirà a fornire a Ignazio Marino, ed a quanti nel Parlamento vorranno con lui impegnarsi, maggior forza per tentare di modificare il testo di legge sui temi di fine vita approvato in Commissione, che costituisce un vero “mostro” giuridico, anticostituzionale ed antilibertario, frutto di una visione autoritaria e clericale dello Stato etico.
Nel caso la battaglia parlamentare di Marino e dei laici non dovesse sortire esito positivo, invitiamo fin d’ora tutti i cittadini, facendo appello alla loro libera coscienza, ad appoggiare il referendum abrogativo che Marino stesso ha annunciato di essere intenzionato a proporre ed al quale i laici non dovranno far mancare il proprio appoggio.
Tullio Monti
Appello per il diritto alla libertà di cura
Rispettiamo l’Articolo 32 della Costituzione.
Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull’onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a discutere e votare una legge sul testamento biologico.
Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. Il Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell’orientamento generale degli italiani.
Rivendichiamo l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.
Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l’integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.
Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.
Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.
Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.
Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.
Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.
Primi Firmatari:
Ignazio Marino, chirurgo e senatore
Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio
Corrado Augias, scrittore
Bianca Berlinguer, giornalista
Alessandro Cecchi Paone, conduttore televisivo
Maurizio Costanzo, giornalista
Guglielmo Epifani, Segretario Generale CGIL
Paolo Franchi, giornalista
Silvio Garattini, scienziato, farmacologo
Massimo Giannini, giornalista
Franzo Grande Stevens, avvocato
Marcello Lippi, Commissario tecnico della Nazionale italiana
Luciana Littizzetto, attrice e cabarettista
Alessandra Kustermann, medico, ginecologa
Miriam Mafai, giornalista e scrittrice
Vito Mancuso, teologo
Erminia Manfredi, regista
Simona Marchini, attrice e autrice
Rita Levi Montalcini, premio Nobel
Giuseppe Remuzzi, scienziato, immunologo
Stefano Rodotà, giurista
Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano La Repubblica
Umberto Veronesi, oncologo
Mina Welby, delegato municipale ai diritti civili
Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale
Energia e sviluppo economico - Idee per i programmi dei governi locali
Energia e sviluppo economico - Idee per i programmi dei governi locali
Sabato 28 febbraio 2009 - Ore 9,30 - Sala Garzanti - Hotel della Città (Corso della Repubblica, 117- Forlì)
La ricerca scientifica e lo sviluppo dell’energia alternativa
Introduce e coordina
Alessandro Castagnoli - Segretario Territoriale PD Forlì
Enrico Sangiorgi - Preside Seconda Facoltà Ingegneria Università di Bologna
Alberto Bellini – Docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia
Contro la crisi: si può fare. Le proposte di un territorio per le energie alternative e rinnovabili
Interventi:
Massimo Bulbi – Presidente della Provincia di Forlì-Cesena
Saluto e introduzione al tema del convegno
Marco Errani - Capogruppo PD Comune di Forlì
Il programma del PD in materia ambientale, “verso un territorio ad emissione zero”
Enzo Talamonti – Direttore di Agess Provincia Forlì-Cesena
L’esperienza dell’agenzia del territorio sui temi legati all’edilizia sostenibile, ed alla programmazione sostenibile
Mirko Betti - Sindaco di Portico-S. Benedetto
L’esperienza di un piccolo comune montano nel campo delle fonti energetiche rinnovabili
Paolo Zoffoli – Sindaco di Forlimpopoli
I rifiuti, l’esperienza della raccolta porta a porta nel comune di Forlimpopoli
Enzo Cortesi - Imprenditore - Presidente CNA
Le Associazioni di categoria, le imprese e l’innovazione tecnologica
Conclude
Damiano Zoffoli - Presidente Commissione politiche economiche Regione Emilia Romagna
Conclusioni e sintesi finale
Hanno garantito la partecipazione: Sindaci, amministratori, associazioni, imprenditori, tecnici
Unione Territoriale Forlivese - Segreteria organizzativa
Viale Giacomo Matteotti, 21/B – 47100 Forlì Tel. 0543 33719 – Fax 0543 24903
Email: organizzazione@pdforli.it
Nessun commentoAlcune riflessioni sul “caso” Englaro
Sentiamo una forte preoccupazione per i modi in cui si è svolto e si sta sviluppando nel nostro Paese il dibattito su questioni di carattere etico, in particolare sulla vicenda di Eluana e Giuseppe Englaro. Ora che, dopo 17 anni, Eluana Englaro se ne è andata, ci sentiamo vicini a suo padre, riconoscendoci completamente nelle parole del Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano: “Questo momento di dolore e turbamento nazionale può divenire anche un momento di sensibile e consapevole riflessione comune”.
Non siamo interessati a contrapposizioni gratuite, né a sterili polemiche. Siamo però convinti che nessuna convinzione religiosa possa mai mettere in discussione il principio della libertà di ciascuno e ciascuna di decidere sulla propria esistenza e sul proprio corpo, nel rispetto dei diritti altrui e nei limiti fissati dalla legislazione.
Non vogliamo giudicare nessuno per le proprie opinioni o certezze, ma pensiamo che cercare di imporre le proprie convinzioni personali come regola per tutti, sia il tratto distintivo di ogni forma di integralismo. E questo è pericoloso per qualsiasi società libera.
Per queste ragioni, non riusciamo a comprendere in nessun modo l’accanimento nei confronti di Giuseppe e Eluana Englaro, le polemiche, le accuse, i giudizi sprezzanti scagliati in questi giorni anche da importanti vertici del Governo e esponenti del Parlamento, in modo per noi inaccettabile. Ci chiediamo che cosa abbia mai fatto un padre che ha
cercato unicamente di rispettare la volontà espressa della propria figlia in una situazione dolorosa e estrema, accettando peraltro di sottoporsi alla Legge e alle sue prescrizioni.
Il diritto all’autodeterminazione deve essere rispettato.
Il rispetto della volontà di Eluana non è eutanasia, ma è piuttosto una garanzia di libertà per tutti e tutte.
Per questo motivo, alla Chiesa Cattolica chiediamo di rispettare la laicità dello Stato, e di attenersi al principio di pietà, comprensione e solidarietà umana nei confronti del dolore, della sofferenza degli altri. È il momento di parlare a tutta la società, o perlomeno di ascoltarla, astenendosi da interventi o giudizi laceranti. Un richiamo alla moderazione, al raccoglimento, alla riflessione, persino al silenzio sarebbe preferibile alle affermazioni improvvide che in queste ore, anche qui a Forlì, siamo stati costretti a sentire e che, come cittadini di questo Paese, ci sentiamo in dovere di non subire, di contestare e respingere.
Alla politica chiediamo solo una cosa: promuovere una legislazione sul testamento biologico rispettosa del pluralismo e della libertà di opinione. Basta con l’ipocrisia.
Ai cittadini chiediamo di vigilare sulla Costituzione e di manifestare fermo dissenso e protesta contro qualsiasi intromissione di carattere confessionale e contro qualsiasi tentativo di manomettere o svuotare la nostra Carta fondamentale.
Per tutti noi cittadini, lo Stato è una casa comune, che deve consentire l’esercizio di opinioni e orientamenti etici differenti, ma che deve garantire il rispetto del diritto di ogni essere umano alla scelta libera e volontaria, proteggendolo da qualsiasi intrusione, imposizione, condizionamento.
Michele Drudi (ARCI Forlì), Thomas Casadei (Istituto Gramsci)
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