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Tagli e risparmi:ecco la riforma della scuola

Con toni trionfalistici il Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini ha annunciato, il 4 febbraio scorso , un evento epocale: l’avvio della Riforma delle Scuole Superiori.
Gli annunci ad effetto sono, infatti, una specialità di chi ci governa, ma è impossibile per chi ha un minimo di capacità critiche non vedere i punti di debolezza della questione, anzi, il caos in cui si trovano la scuola e le famiglie italiane.
Innanzitutto, a voler essere precisi, questa non è una Riforma bensì un semplice riordino delle Superiori, o, peggio ancora, una Controriforma.

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19.02.10 - PD ER: Conferenza programmatica Sapere - Bologna

CONOSCENZA E INNOVAZIONE: UNA REGIONE CHE COSTRUISCE FUTURO

Venerdì 19 febbraio 2010 ore 15,30
Hotel I Portici - Via Indipendenza 69 - Bologna

Introduzione
Marilena Pillati
- Responsabile Scuola del PD Emilia-Romagna
Simoma Caselli - Responsabile Università e Ricerca del PD Emilia-Romagna

Partecipano
Mariangela Bastico -
Senatrice PD
Manuela Ghizzoni - Deputata PD
Patrizio Bianchi - Rettore Università di Ferrara

Concludono
Stefano Bonaccini
- Segretario PD Emilia-Romagna
Ignazio Marino - Senatore PD

Info: www.pder.it Tel. 051.41.98.120

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Una fascetta rossa per la libertà di informazione

fascettarossapiccolaCon una fascetta rossa al braccio, a partire da oggi, Ignazio e i suoi sostenitori manifesteranno a favore della libertà di stampa. La scelta del simbolo richiama la storica striscia di colore rosso che incornicia la prima pagina del quotidiano L’Unità, gravemente attaccato dal Presidente del Consiglio che, dopo essersi scagliato contro Repubblica, El Pais e il Nouvelle Observateur, cita ora in giudizio e richiede due milioni di euro di risarcimento per diffamazione alla testata fondata da Antonio Gramsci, cifra che porterebbe alla chiusura del giornale.

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Energia e sviluppo economico - Idee per i programmi dei governi locali

Energia e sviluppo economico - Idee per i programmi dei governi locali

Sabato 28 febbraio 2009 - Ore 9,30 - Sala Garzanti - Hotel della Città (Corso della Repubblica, 117- Forlì)

La ricerca scientifica e lo sviluppo dell’energia alternativa

Introduce e coordina

Alessandro Castagnoli - Segretario Territoriale PD Forlì

Enrico Sangiorgi - Preside Seconda Facoltà Ingegneria Università di Bologna

Alberto Bellini – Docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia

Contro la crisi: si può fare. Le proposte di un territorio per le energie alternative e rinnovabili

Interventi:

Massimo Bulbi – Presidente della Provincia di Forlì-Cesena

Saluto e introduzione al tema del convegno

Marco Errani - Capogruppo PD Comune di Forlì

Il programma del PD in materia ambientale, “verso un territorio ad emissione zero”

Enzo Talamonti – Direttore di Agess Provincia Forlì-Cesena

L’esperienza dell’agenzia del territorio sui temi legati all’edilizia sostenibile, ed alla programmazione sostenibile

Mirko Betti - Sindaco di Portico-S. Benedetto

L’esperienza di un piccolo comune montano nel campo delle fonti energetiche rinnovabili

Paolo Zoffoli – Sindaco di Forlimpopoli

I rifiuti, l’esperienza della raccolta porta a porta nel comune di Forlimpopoli

Enzo Cortesi - Imprenditore - Presidente CNA

Le Associazioni di categoria, le imprese  e l’innovazione tecnologica

Conclude

Damiano Zoffoli -   Presidente Commissione politiche economiche Regione Emilia Romagna

Conclusioni e sintesi finale

Hanno garantito la partecipazione: Sindaci, amministratori, associazioni, imprenditori, tecnici

Unione Territoriale Forlivese - Segreteria organizzativa

Viale Giacomo Matteotti, 21/B – 47100 Forlì Tel. 0543 33719 – Fax 0543 24903

Email: organizzazione@pdforli.it

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Aperitivi con Charles Darwin

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Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica -  Darwin Day 2009

Aperitivi con Charles Darwin: incontri con l’evoluzione quotidiana

Il 2009 è un anno singolare per il darwinismo e la teoria dell’evoluzione biologica, il presupposto di fondo di tutte le scienze della vita. Ricorrono infatti 200 anni dalla nascita di Charles Darwin e 150 anni dalla pubblicazione de “L’origine delle specie”, il testo che sancisce l’avvento della moderna visione evoluzionistica, uno dei paradigmi che più hanno influenzato la trasformazione delle discipline scientifiche, della cultura e del pensiero contemporaneo.

Dedicare pertanto la Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica a Charles Darwin e alla sua Teoria, è parso particolarmente opportuno con l’obiettivo di fornire un’ occasione per riflettere sull’importanza dell’Evoluzione e dei suoi attuali rapporti con la filosofia, con l’etica, con la storia, con la tecnologia, con le forme dell’espressione artistica.

I due Licei di Forlì propongono a studenti e cittadini un percorso di approfondimento e discussione su questi temi che, a partire dall’anniversario della nascita del grande naturalista inglese, il 12 febbraio, si svilupperà per cinque pomeriggi: gli Aperitivi con Charles Darwin.

Giovedì 12 febbraio 2009, ore 18.00: evoluzione e Filosofia

Rocco Ronchi
(Università dell’Aquila e “Bocconi” di Milano)

Giovedì 19 febbraio 2009, ore 18.00: evoluzione tra Arte e Spettacolo

Performance e installazioni degli studenti

Giovedì 26 febbraio 2009, ore 18.00: evoluzione e Storia

Roberto Balzani (Università di Bologna)

Giovedì 5 marzo 2009, ore 18.00: evoluzione tra Biotecnologie e Bioetica

Silvia Camporesi (European School of Molecular Medicine e Università Statale di Milano)

Giovedì 12 marzo 2009, ore 18.00: evoluzione e Tecnologia

Stefano Moriggi (Università Statale di Milano)

Dalle ore 20 Evolution Music, Aperitivo e musica di Diagonal Loft Club

Gli incontri si svolgono al Diagonal Loft Club (Viale Salinatore 101 Forlì).

Supportano l’iniziativa:

Centro Didattico Romagnolo – viale Bolognesi 181 – via Monteverdi 37 Forlì

Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

Azienda Unità Sanitaria Locale di Forlì

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La scuola italiana al centro

ACLI zona di Forli’
Circoli di Magliano, Cà Ossi - San Martino in Strada, Carpena - Il Ponte (Meldola)

La scuola italiana al centro:
luogo di formazione e integrazione o oggetto di scontro politico?
Testimonianze e contributi di chi vi opera quotidianamente

Ciclo di incontri

Primo incontro: Giovedì 22 gennaio 2009 - ore 21,00
Circolo  Acli San Martino in Strada- Teatro parrocchiale
Scuola dell’Infanzia e Scuola Elementare

Relatori/Testimonianze: Patrizia Barducci (insegnante), Chiara Quadrelli (insegnante), Wanda Burnacci, (già preside Scuola Superiore)

Secondo incontro: Giovedì 29 gennaio 2009 - ore 21,00
Circolo  Acli Cà Ossi - Sala Parrocchiale
Scuola Media e Scuola Superiore

Relatori/Testimonianze: Paola Pezzi e Morena Mazzoni (presidi Scuola Superiore), Giulia Grimaldi (psicologa), Stefano Versari (Ispettore Scolastico)

Terzo incontro: Giovedì 5 febbraio 2009 - ore 21,00
Circolo  Acli Magliano - Teatrino Parrocchiale
Scuola e formazione professionale: quali opportunità per il mondo del lavoro?

Relatori/Testimonianze: Margherita Collareta (Assessore Prov.le formazione), Lia Benvenuti (Techné), Loris Zagnoli (Enaip)

Quarto incontro: Martedì 17  febbraio 2009 - ore 21,00
Circolo Acli Carpena - Sala Parrocchiale
Novità legislative per l’Università Italiana

Relatori/Testimonianze: Giuseppe Ghini (docente) Alberto Busi (ricercatore)

Quinto incontro: Giovedì 19 febbraio 2009 - ore 21,00
Circolo  Acli  Meldola - Teatrino S. Francesco
La scuola emiliano-romagnola ed in particolare quella  forlivese:
risultati di una ricerca

Relatori/Testimonianze: Giancarlo Cerini (ispettore scolastico), Galassi Giovanna (insegnante)

Al termine del ciclo verrà rilasciata, a chi lo richieda, attestato di partecipazione

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Tecnologia, Formazione, Partecipazione, Integrazione

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Vorrei dare un piccolo contributo di idee sull’importante tema della partecipazione dei cittadini alla vita politica, sociale e culturale di Forlì, ma vorrei anche toccare la componente tecnologica oramai necessaria per favorire questa partecipazione (le opportunità fornite dalla tecnologie attuali, così semplici per i nostri figli adolescenti, ma così lontane dal mondo del palazzo, incapace spesso di “usarle” in modo costruttivo e democratico).
Il mio intento è di suggerire al candidato sindaco Roberto Balzani, o al candidato del PD alle prossime elezioni amministrative Comunali, una filiera di azioni semplici, ma a mio avviso straordinariamente efficaci, per superare il “gap” culturale che ancora persiste ed ostacola il processo di partecipazione.


Credo che l’obiettivo della partecipazione della popolazione alla vita sociale, politica e culturale non sia disgiunto da quello della Informazione e della Formazione; ritengo anzi che sia fondamentale per una amministrazione pubblica come il Comune educare alla partecipazione e all’uso degli strumenti per esercitarla.
Oggi nell’era di internet e della “larga banda”, con una popolazione altamente scolarizzata e con una presenza universitaria molto significativa non sembra comprensibile come sia così scarsamente usata “la rete” da parte delle pubbliche amministrazioni per proporre le occasioni della partecipazione. Il gap è certamente culturale, non per carenza di strumenti tecnologici (nel senso che questi ci sono o si possono comunque attivare facilmente e a costi tutto sommato accettabili). Certo ci sono vetrine internet degli enti pubblici (Comune, Provincia, ecc) ma sono vetrine dove non vi sono ambienti di confronto (seppur virtuale) sui temi caldi che toccano la vita cittadina: le problematiche ambientali, il modello di raccolta dei rifiuti, il traffico, ecc. , nulla che permetta ai cittadini di dire la loro sui problemi e di provare a costruire (dal basso) una filiera di relazioni per giungere a veri momenti di ascolto “non solo formale”. Forse è questa la causa di una disaffezione ai problemi: il fatto che si parla poco e comunque - vedi caso raccolta differenziata porta a porta a Forlì - anche se si parla, si ha l’impressione che le scelte siano già state prese comunque si dibatta.
Questa disaffezione da parte dei cittadini alla partecipazione democratica anche con strumenti di “democrazia elettronica” appare chiaramente nelle statistiche delle frequentazioni nei blog di interesse politico locale. Io credo che a Forlì non si siano ancora dispiegate al meglio le energie positive della comunicazione e della partecipazione democratica per la costruzione dei processi innovativi di coinvolgimento attivo (fondamentale anche per favorire la valutazione dei risultati di tali processi).
Certo rispetto ad un anno fa la presenza a Forlì del blog www.latuastagione.it e poi il blog www.forliperbalzani.it ha portato ad un primo importante salto di qualità . Almeno si è dimostrato che “si può fare!”.
Ritengo comunque che grandi passi in avanti siano necessari e proprio il Comune debba svolgere un ruolo di guida culturale, organizzativa e di stimolo sul fronte dell’utilizzo degli strumenti di DEMOCRAZIA ELETTRONICA PARTECIPATIVA (portali tematici, rete civica cittadina, FORUM, BLOG, NEWSLETTER, SONDAGGI).
Questi ambienti - oramai noti alle giovani generazioni -sono fondamentali per allargare la base della cittadinanza coinvolta, ma soprattutto per dare ai giovani, già abituati a muoversi in complessi ambienti interattivi, ambienti virtuali di gioco, ecc, forme oramai “naturali” per partecipare attivamente (senza necessità di incontri estenuanti) anche alla vita politica di una comunità.
In questi anni attorno a noi, a Bologna, a Modena, a Ravenna e altre città sono sorte e si sono radicate forme di “reti civiche” più o meno attraenti, luoghi di INFORMAZIONE e di interazione tra le persone; in alcuni casi anche ambienti innovativi di discussione, partecipazione e di interazione costruttiva con le istituzioni (la rete Bolognese IPERBOLE è stata la prima in Italia).
Noi a Forlì, partendo dalle esperienze vicine, chiaramente anche con un approccio critico, dobbiamo rapidamente realizzare un modello di partecipazione nuova, originale ed efficace.
L’obiettivo è organizzare una rete diffusa di comunicazione tra le persone, in cui le informazioni/contenuti siano fruibili da un pubblico vasto di cittadini. Lo sforzo deve essere fatto per organizzare le informazioni, catalogarle, aggiornarle facilmente. Occorre creare i momenti di partecipazione alla costruzione dei processi decisionali usando luoghi di dibattito virtuali, FORUM tematici, accesso a gruppi di interesse sui temi importanti per la città, restare in ascolto (sulla rete, ma anche su altri canali comunicativi) delle istanze, stimolare il dibattito.
Occorre inoltre che le informazioni e gli spazi di comunicazione/interazione siano disponibili in ogni momento (anche quando ci si muove in autobus, o si prende il sole al parco urbano) e quindi si dovranno incentivate tutte le iniziative che portino alla copertura del territorio con tecnologia “radio”, il cosiddetto WiFi, coprendo ad ombrello piazze cittadine, scuole, parco urbano, aeroporto, ecc, connettendole insieme in una grande rete digitale ove sia possibile accedere a informazioni, accedere a corsi di formazione on-line, giocare in rete, ecc.
Ma probabilmente questo non basterà per dispiegare appieno questo importante modello di partecipazione democratica e di condivisione delle informazioni; occorrerà certamente investire in modelli di formazione per la cittadinanza, giovani e anziani.
L’acculturazione all’uso degli strumenti della partecipazione deve essere svolta principalmente nella scuola (fin dalle elementari), non solo per i ragazzi, ma anche e soprattutto per i genitori dei ragazzi. In questo, la presenza dell’università con studenti molto preparati sulle frontiere della tecnologia e nello specifico nella tecnologia della comunicazione, può essere determinante e certamente va vissuta come una grande opportunità.
INTERNET POINT FORMATIVO : Le biblioteche Comunali devono diventare luoghi di FORMAZIONE permanente per tutti, Italiani ed extracomunitari. Proprio la popolazione extracomunitaria in particolare potrà trovare in biblioteca il luogo adatto per la formazione (in particolare utilizzando l’approccio formativo a distanza : E-LEARNING) sulla lingua Italiana, sulla nostra storia, usi e costumi, sulla ns. cultura, ma anche formazione più mirata alla salute nel posto di lavoro (626), ecc, ma anche punto di supporto per giovani. Questi strumenti formativi, - che non necessitano della presenza del formatore - per gli stranieri extracomunitari e non, potrebbero essere introdotti per facilitare anche il raggiungimento di un livello minimo, ma necessario, di conoscenza e per accompagnare/e certificare il percorso di crescita e per la conquista dei modelli di cittadinanza (una specie di patente a punti del cittadino).
La Biblioteca Comunale diventa così luogo di formazione continua e anche luogo di socializzazione e di contaminazione tra le culture; fondamentale per l’integrazione tra le diverse culture e per una garanzia di maggiore sicurezza per tutti.
In questo umus nuovo appare più rassicurante pensare ad un futuro di partecipazione democratica estesa a tutti, anche per i nuovi cittadini Forlivesi.

Sandro Mazzotti

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Riceviamo e pubblichiamo: Riflessioni sulla ricerca e sulla cultura scientifica

Giovedì 27 novembrevalle ore 20,30 presso il Centro Studi della Fondazione Garzanti, corso della Repubblica, 117 Forlì

Riflessioni sulla ricerca e sulla cultura scientifica

presentazione del volume “Politica della Scienza?” di Walter Tocci, Ediesse, Roma

introduce Pietro Greco (giornalista scientifico e direttore del Master in Comunicazione della Scienza, SISSA, Trieste)

interviene l’autore Walter Tocci (direttore del Centro per la Riforma dello Stato e deputato del Partito Democratico)

coordina Carlo Giunchi (cooordinatore dell’Area tematica Cultura, Turismo e Sport dell’Unione Territoriale del PD di Forlì)

I coordinatori dell’Area Cultura, Turismo e Sport Carlo Giunchi e Lara Mengozzi

Il coordinatore dell’Area Formazione. Scuola, Università Giorgio Ravaioli

Si ringrazia per la collaborazione l’Associazione Nuova Civiltà delle Macchine di Forlì

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Piero Calamandrei sulla la scuola nazionale

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, Che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale, però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.

Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto, rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà.

Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

Piero Calamandrei, discorso al III° Congresso in difesa della Scuola nazionale (Adsn), Roma l’11 febbraio 1950

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Riceviamo e pubblichiamo: L’Università di Pisa contro la legge 133/2008.

È accaduto qualcosa di inatteso nell’ateneo pisano. Dopo una lunga estate fiacca, che sembrava prolungarsi stancamente in un settembre immobile, i primi segnali di vita sono giunti un paio di settimane fa.

All’improvviso, dal basso (espressione spesso retorica, ma in questo caso “fisicamente” concreta), ha assunto consistenza un moto di reazione alle legge 133. a scuotere il mondo universitario dal torpore sono stati gli anelli deboli della catena: i precari e gli studenti. e non è cinico aggiungere che non c’è molto da stupirsi se, a fronte di organi istituzionali inclini a subire una blochiana “strana disfatta”, la fanteria esposta in trincea ha deciso di reagire. Non c’è da stupirsi perché la legge 133 colpisce con violenza proprio loro: precari e studenti.

Come ormai in molti sanno infatti, la legge 133 non contiene una riforma dell’Università. La legge 133 non impone nuovi criteri di finanziamento; non prevede interventi selettivi per ridurre gli sprechi; non modifica gli assetti della governance; non interviene sui parametri di valutazione; non introduce nuovi meccanismi concorsuali. La legge 133 prevede un taglio indiscriminato e progressivo delle risorse e il blocco del turn-over al 20% per 4 anni (ogni 5 pensionamenti un solo nuovo ingresso).

Le conseguenze saranno la drastica riduzione del personale docente e tecnico-amministrativo, la contrazione dell’offerta didattica e dei servizi agli studenti, la necessità di reperire risorse aumentando la contribuzione studentesca. In alternativa, l’improbabile possibilità di trasformazione in fondazioni di diritto privato. Molti ricercatori precari che per anni hanno affrontato una dura gavetta, pubblicando, tenendo corsi, dando un contributo sempre più prezioso e indispensabile al funzionamento dell’Università, vedranno le porte chiudersi indefinitamente.

La ricerca subirà un duro colpo, non fertilizzata dalle energie più fresche; la didattica si immiserirà, con un rapporto docenti-studenti sempre più deficitario. L’Università pubblica, in sostanza, sarà destinata a emulare le sorti delle teaching university di provincia del mondo anglosassone. Per queste ragioni, precari e studenti si sono uniti; hanno definito un piano comune; hanno prodotto uno sforzo di mobilitazione impressionante. I risultati sono arrivati.

L’8 ottobre, un’assemblea che avrebbe dovuto tenersi nell’aula magna del polo didattico d’ateneo, si è trasformata in un immenso raduno nella storica piazza dei cavalieri. Al cospetto di 3000 persone, il comitato promotore ha proposto e ottenuto l’approvazione di un documento che contiene i termine dell’opposizione alla legge (vedi il blog precariunipi.wordpress.com). l’8 ottobre ha rappresentato uno spartiacque, producendo un effetto contagio.

Molti consigli di facoltà hanno assunto la mozione di piazza dei cavalieri come punto di riferimento e così le forme di contrasto alla legge si sono moltiplicate: sospensione della didattica, sostituita da momenti di confronto sulla legge con il coinvolgimento attivo degli studenti; rinuncia da parte dei ricercatori in ruolo agli incarichi non imposti per legge; adesione alle iniziative di lotta anche da parte di molti docenti. Il rettore ha convocato un’assemblea di ateneo all’aperto, che si è tenuta il 15 ottobre nel grande parco della facoltà di scienze. Questa volta non più 3000, bensì 6000 persone presenti. Una partecipazione eclatante, che si è conclusa con l’estensione del coinvolgimento anche a livello istituzionale.

Domani difatti si terrà un senato accademico straordinario e per la prima volta avranno diritto di parteciparvi anche rappresentanti del personale precario. Qualche Solone ha già sentenziato: non si può dire solo no, è necessario aprirsi al dialogo, essere propositivi, l’università va riformata. Come ricercatori precari sottoscriviamo, aggiungendo però un interrogativo: non occorre essere in due per dialogare?

È curioso il metodo seguito dal governo, che chiede al mondo della formazione e della ricerca senso di responsabilità e disposizione al confronto dopo aver approvato una legge capestro. Non ci si può sedere ad alcun tavolo da morti. In realtà i richiami al buon senso nascondono ormai un più o meno palese complesso di inferiorità che attraversa larga parte di quella che un tempo era l’intellighenzia di questo paese.

Soprattutto la classe intellettuale di sinistra sembra paralizzata dal consenso tributato al governo in carica e al suo operato. Pisa è un esempio illuminante. Il suo corpo docente è per tradizione politicamente orientato. E ora tentenna e vacilla, assume fino a interiorizzare gli argomenti dell’avversario culturale (o ex avversario culturale?). Tutto ciò è preoccupante e ancora più preoccupante è il fatto che tale inclinazione emerga anche tra le fila dell’opposizione politica. Essere riformisti non significa rassegnarsi alla remissività. Essere riformisti non significa ripiegare quando l’onda neo-conservatrice avanza. Essere riformisti non significa sacrificare un valore fondamentale oggi per sperare di vincere domani.

L’attacco alla scuola e all’università colpisce un’idea di paese e molti di coloro che questa idea cercano di difendere. Un partito riformista dovrebbe capire che tagliare brutalmente le risorse al sapere significa annientare gli anticorpi residui al conformismo dominante. Molti giovani insegnanti e ricercatori verranno falcidiati; alcuni si ritrarranno sconfitti, altri andranno all’estero. Questo paese sarà ancora più arido e decaduto. A chi giova? A qualcuno giova.

Carmelo Calabro’ (Ricercatore presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa)

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