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AudiElettori: il vostro parere sulle politiche del PD ER
Da www.pder.it
E’ attiva sul portale del PD dell’Emilia-Romagna una sezione che permette di iscriversi per ricevere periodicamente un questionario per raccogliere indicazioni, orientamenti, giudizi, sull’attività politica del PD, sulle sue proposte, su tematiche di interesse locale e nazionale
http://www.pder.it/index.html?idpg=34
Nessun commento“Porta a porta” a Forlì: una grande promessa mantenuta
Dopo l’esperienza straordinariamente positiva di Forlimpopoli (con gradimento da parte della popolazione del 90%), anche a Forlì sta per partire - avvio ufficiale in autunno - il “Porta a porta” per la raccolta differenziata.
A poco più di un anno dalla sua elezione e dopo mesi di accurata preparazione, il Sindaco Balzani darà avvio a questo progetto che è uno degli assi portanti del suo programma.
Le ragioni per cambiare sistema sono molte: di ordine ambientale, economico e sociale.
“Nuovi strumenti di governo” - Campagna Gruppo PD Regione Emilia-Romagna
Un’accetta, una mannaia e un paio di forbici da giardino sono le crude protagoniste della nuova campagna contro la manovra finanziaria del Governo promossa dal Gruppo del PD in Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna. Strumenti metallici, crudi e minacciosi – i “nuovi strumenti di governo” come recita lo slogan della campagna – quanto i tagli che incombono sugli Enti Locali e sui cittadini dell”Emilia-Romagna.
Per info: http://www.nuovistrumentidigoverno.it
10 commenti09.07.10 - Coloriamo il mondo - Santa Sofia (FC)
Il Sindacato dei pensionati e la Camera del Lavoro organizzano
venerdì 9 luglio 2010 dalle ore 19,30
Presso la corte dell’ostello e il parco della Resistenza di S.Sofia
una serata di festa per favorire il dialogo e l’incontro tra culture diverse
Nessun commentoLa corruzione annienta gli onesti
Da Il Sole 24 Ore del 23 giugno 2010
di Giorgio Santilli
ROMA
La corruzione e l’illegalità sono fenomeni che si sono insinuati «negli ordinari ingranaggi degli appalti pubblici», un settore investito «ancora una volta» e «con ciclicità preoccupante» da «gravi episodi». Cresce l’assenza di trasparenza a ogni livello, anche dove non arrivano i giudici, come dimostra l’incredibile aumento del 362% in un anno delle trattative private per le piccole opere di importo inferiore a 500mila euro: è l’effetto delle norme introdotte dal governo a fine 2008.
1 commento05.07.10 - Presentazione del rapporto “L’Emilia-Romagna e il Nord” - Bologna
Presentazione del Rapporto
“L’Emilia-Romagna e il Nord - La crisi italiana nel mondo globale”
Lunedì 5 luglio 2010 ore 17
Facoltà di Scienze Politiche, Sala Poeti
Strada Maggiore, 45 - Bologna
Ne discutono:
Gian Carlo MUZZARELLI Assessore Attività Produttive, Economia Verde Regione Emilia-Romagna
Federico BUTERA Presidente Fondazione IRSO
Lucio POMA Docente di Economia Applicata - Università di Ferrara
Enrico CICIOTTI Direttore LEL - Università di Piacenza
Paolo PERULLI Fondazione IRSO
Piero BASSETTI Presidente Associazione Globus et Locus
Patrizio BIANCHI Assessore Università e Formazione Regione Emilia-Romagna
Segreteria organizzativa
Assessorato Attività Produttive, Housing ed Economia Verde
Tel. 051.5276434
Mail: assattprod@regione.emilia-romagna.it
Di molti, non di tutti - Intervista a Nadia Urbinati - Una citta’ n.174-maggio 2010
Di molti, non di tutti
Diritti, cittadinanza, lingua, religione, tutto diventa patrimonio etnico di una maggioranza che decide chi potrà accedere ai diritti e chi no; la novità di una reazione identitaria, comunitaria, che si combina con l’accettazione piena del liberismo economico; in Europa un attacco antilluministico senza precedenti. Intervista a Nadia Urbinati.
Nadia Urbinati insegna Teoria politica alla Columbia University di New York. Collabora a varie riviste di teoria e filosofia politica.
Aumenta l’uso dell’automobile, frena la mobilità sostenibile. Di Anna Donati
Presentata l’indagine Isfort sulla mobilità degli italiani dal 2000 ad oggi. Le periferie sterminate aumentano (come prevedibile) l’uso dell’auto ed il trasporto pubblico arranca.
La crisi riduce gli spostamenti ma non l’uso dell’auto. Due persone su tre si muovono su quattro ruote, quasi sempre da sole. I numeri dell’Isfort consentono di tracciare il bilancio della mobilità insostenibile. E rivelano: oltre il 70% della mobilità è sulle tratte sotto i dieci chilometri. Proprio quelle per cui il governo non spende niente
Leggera discesa del numero di passeggeri per chilometro, aumento dell’uso dell’auto (che interessa il 65,3% delle persone che si spostano), nuove motivazioni e antiche richieste. L’istituto di formazione e ricerca per i trasporti (Isfort), ha presentato i risultati dell’Osservatorio Audimob sulle dinamiche della mobilità degli italiani negli ultimi dieci anni, dal 2000 ad oggi. Si tratta di un’indagine seria sulla mobilità degli italiani nei giorni feriali, con 15.000 interviste all’anno su di un campione rappresentativo della popolazione, che vengono svolte da dieci anni. Nella presentazione è stato sottolineato anche il limite dell’indagine e cioè che utilizzando il telefono fisso per l’intervista esclude quanti possiedono soltanto il cellulare come immigrati, giovani e nuove famiglie, di certo fasce in aumento e che in futuro sarà opportuno monitorare.
Secondo i risultati dell’indagine gli italiani si muovono di più, ma in modo diverso rispetto al passato. Si allungano i km percorsi ogni giorno e di conseguenza anche il tempo dedicato al trasporto aumenta, cresce anche l’uso dell’automobile, nonostante i tanti proclami per la mobilità sostenibile, ma cambiano anche le motivazioni degli spostamenti ed il loro carattere sistematico.
In dieci anni aumentano del 17,8% i passeggeri/km ma non in modo uniforme: fino al 2004 calano drasticamente, poi vi è una fase di autentica espansione, infine dal 2008 comincia di nuovo il declino a conferma che la domanda di mobilità è strettamente legata all’andamento economico del paese. Nel decennio Il numero medio degli spostamenti pro capite è rimasto stabile ed è pari a tre al giorno, mentre cresce del 3,2% il tempo medio impiegato per muoversi (da 59,6 a 62,8 minuti) e soprattutto crescono del 4,9% le distanze medie percorse da ogni cittadino ogni giorno passando da 30 km a 34,9 km.
Davvero interessante analizzare la distribuzione degli spostamenti sulla base della lunghezza chilometrica. Gli spostamenti fino a 2 km passano dal 2000 al 2009 dal 37,7% al 31,1%, quelli di corto raggio tra 2 e 10 km restano stabili intorno al 42%, crescono invece in maniera decisa quelli di media distanza tra 10-50 km che passano dal 18,1% al 24%. Infine quelli oltre 50 km hanno un peso molto limitato, il 2,1% nel 2000 diventato il 2,8% nel 2009.
Questi numeri inducono due riflessioni immediate: il 73,3% dei cittadini che si spostano non fa più di 10 km ma la spesa per gli investimenti per soddisfare questa domanda di mobilità urbana non supera il 6% degli investimenti della legge obiettivo, perché vengono privilegiate nuove autostrade che incrementano il traffico motorizzato e nuove tratte ad alta velocità ferroviaria che collegano comuni capoluogo di regione. Scelte ponderate alla domanda effettiva degli spostamenti dovrebbe invece privilegiare investimenti sui nodi per ferrovie urbane, metropolitane e tramvie, il cui funzionamento interessa più dei due terzi delle persone che si muovono.
La seconda riguarda la crescita della domanda di mobilità tra 10 e 50 km che è evidentemente correlata alla crescita insediativa nei comuni della prima, seconda ed anche terza cintura metropolitana, con il relativo spopolamento delle grandi città, nonché nuovi poli commerciali e di servizi localizzati fuori dalle città. E’ l’effetto dello sprawl urbano a bassa densità che sta consumando territorio prezioso, informe e senza un disegno, che non essendo servito da reti di trasporto collettivo induce una domanda crescente e basata sull’uso dell’auto.
Anche le motivazioni degli spostamenti stanno cambiano secondo l’indagine Isfort: nel 2009 il 31,2% si sposta per lavoro (nel 2000 erano il 34,6%), lo studio assorbe il 4,8% (nel 2000 erano il 5,1), la gestione familiare cresce al 31% (nel 2000 era il 26,3%), la gestione del tempo libero si attesta sul 32,9% (mentre era il 34% nel 2000). Interessante anche vedere il dato intermedio del 2005 dove non era arrivata ancora la crisi economica che ha aumentato la disoccupazione, dove gli spostamenti per il lavoro erano attestati al 37,3% (nel 2000 erano il 34,6%) mentre gestione familiare e tempo libero erano entrambi sotto il 30%.
In modo analogo crescono gli spostamenti occasionali e rari (+3,6% e +4,6%) e diminuiscono quelli sistematici e regolari (-8,3%).
Si tratta di fenomeni ben connessi alle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro (flessibilità/precarietà/lavoro a distanza), dei comportamenti delle persone che vedono crescere gli spostamenti per la gestione della famiglia e dei servizi, la spesa, il centro commerciale, l’ospedale, posizionati sempre più a distanza dalla propria abitazione, quindi il risultato anche delle politiche insediative ed urbanistiche degli ultimi 20 anni.
In auto da soli
Lo studio Isfort passa poi ad analizzare i mezzi utilizzati per gli spostamenti che confermano un crescente dominio dell’automobile, la diminuzione percentuale di chi usa bus e tram e metropolitano e di quelli che si spostano a piedi ed in bicicletta. Infatti l’auto passa dal 59, 3% degli spostamenti nel 2000 al 65,3% del 2009 e di questi ben il 57,7 viaggia solo. Nello stesso periodo chi si sposta a piedi passa dal 21,4% degli spostamenti al 17,3%, chi usa la bicicletta dal 3,8% al 3,7%, chi usa bus/tram/metropolitane passa dal 5,3% al 4% degli spostamenti così come è diminuito chi usa il treno, ma cresce la quota di spostamenti con più mezzi in combinazione, dall’1,8% al 3,6%. E’ chiaro dai dati che c’è stato negli anni un “travaso” di viaggi dalle singole modalità di trasporto, per la gran parte collettivi, alle combinazioni di mezzi, la cui spina dorsale è rappresentata da un vettore pubblico, e questo è l’unico dato positivo delle tendenze in atto.
Nello studio sono anche visibili significative differenze tra piccole e grandi città, dove l’auto prevale in modo deciso nelle prime, mentre la congestione delle seconde induce un uso maggiore del trasporto pubblico.
L’automobile consolida la sua posizione ed anche i dati delle emissioni nei trasporti di C02, nonostante l’efficienza dei veicoli sia migliorata, è cresciuta al 28% mentre nel 1990, anno della sottoscrizione del protocollo di Kyoto, era il 23%, quindi è di tutta evidenza il fallimento delle politiche italiane nel contenimento delle emissioni nei trasporti.
L’anno 2009 è stato un anno di forte crisi anche nei trasporti e mobilità, gli spostamenti calano del 2,3%, ed i passeggeri/km dell’8% e per la prima volta da un decennio gli spostamenti si accorciano. Secondo Carlo Carminucci, direttore dell’Isfort ed ideatore dell’indagine, ancora non ci sono dati sufficienti per capire se si tratta solo di una frenata transitoria legata alla crisi o dell’inizio di un nuovo ciclo che inverte la tendenza di questo decennio.
Assai utile anche la parte dello studio che indaga sulle ragioni delle scelte da parte dei cittadini ad esempio del perché si utilizza poco il mezzo pubblico: il 17% perché non ha un servizio vicino a casa, mentre per l’82,9% il servizio esiste ma non è comodo ed accessibile (70%), impiega troppo tempo (42%), gli piace guidare (8%), il trasporto pubblico è di scarsa qualità (4,8%) e solo per l’1,8% costa troppo.
Quindi è la scarsa capillarità ed accessibilità, la frequenza e gli orari inadeguati, l’interscambio inefficiente e scomodo, il tempo troppo elevato, che inducono la maggioranza dei cittadini ad usare l’auto privata in modo crescente. Ma anche il nodo della scarsa informazione emerge con evidenza dall’indagine. Ben il 33,7% non conosce orari e percorsi, ed un altro 17% solo i percorsi ma non gli orari: in pratica la metà di chi si sposta non sa nulla del trasporto pubblico.
Vorrei ma non posso
Quindi sono stati dieci anni dove è cresciuta la mobilità insostenibile, e questo deve indurre una riflessione spietata. Secondo la mia opinione diversamente che dagli anni 90, le città non sono più state protagoniste di politiche attive, di Piani urbani della mobilità di area vasta improntati alla sostenibilità, perché si sono fatte tante chiacchiere e pochi fatti, perché il ritornello di questo decennio sono tornate le grandi opere mentre gli investimenti per le reti ed i veicoli per la mobilità urbana sono scomparsi dall’agenda del governo.
A questi si aggiunga l’arretratezza delle aziende di trasporto incapaci di offrire servizi adeguati, a costi efficienti, con piani di informazione mirati all’utenza reale e potenziale, nonché gli effetti dello sprawl urbano sulla mobilità dei cittadini tutta basata sull’automobile, è evidente che il risultato era quasi scontato.
Del resto lo stesso studio Isfort ha indagato sulla propensione al cambiamento tra i cittadini, che vorrebbero diminuire per il 27% l’uso dell’auto ed aumentare per il 34% l’utilizzo dei mezzi pubblici. E’ un chiaro segnale di disponibilità e di speranza che non può essere buttato a mare ma raccolto e soddisfatto. Perché non è vero che “è stato tutto inutile” quello che si è fatto in questi dieci anni, ma è stato troppo poco e non è bastato per invertire la tendenza verso la mobilità sostenibile.
Per saperne di più: Dieci anni di Osservatorio Audimob. Rapporto ISFORT su “Stili e comportamenti degli italiani”. Sintesi del rapporto e presentazioni su www.isfort.it
da http://www.sbilanciamoci.info
Nessun commentoNews da Amnesty International
- Sul sito www.amnesty.it c’è un appello da firmare molto importante, con il quale Amnesty International chiede all’Unione Europea di emanare una legge che vieti la discriminazione dei cittadini sulla base dell’orientamento sessuale, religione, credo.
Nessun commentoIperEmilia, viaggio nella penetrazione leghista in Emilia - L’Unità 10/5/2010
Lo aveva detto Nadia Urbinati nella sua intervista all’Unità del 4 aprile: «In Emilia ho visto nascere come funghi grandi centri commerciali fatti per dare ossigeno alle coop edili. Hai dato lavoro per qualche tempo agli edili, ma hai finito per portare la gente nei luoghi del berlusconismo. Dentro casa davanti alla tv durante la settimana, al centro commerciale nel week end. L’integrazione con le comunità immigrate non è avvenuta. Ciascuno vive nel proprio ghetto».
Lo ripetono, a modo loro, i leghisti, da sempre difensori degli «interessi di bottega» del piccolo commercio: «Gli ipermercati hanno stravolto il tessuto sociale della regione. Sono ormai l’unico punto di aggregazione. Ci sono anziani e giovani che ci passano l’intero sabato pomeriggio». Uno dei più titolati a parlarne è Mauro Manfredini, 68 anni, modenese, capogruppo del Carroccio all’Assemblea legislativa (il consiglio regionale) dell’Emilia-Romagna. Lui, prima che l’avvento di Bossi e la crescita leghista nelle regioni rosse gli cambiasse la vita, trasformandolo in politico, faceva il venditore ambulante, e di come il mercato è cambiato dice di saperne parecchio: «Cominciò negli anni Ottanta, quando iniziarono a puntare tutto sulla grande distribuzione. Poi non c’è stato più freno. A Bologna di questi ipermercati ne hanno aperti 12, a Modena sei, e altri sono in costruzione. La gente ci va perché ci trova caldo d’inverno e freddo d’estate e perché, a differenza dei centri storici, lì il parcheggio c’è e in tre minuti sei dentro col tuo carrellino».
Diffusore porta a porta dell’Unità da giovane, militante di Pci e Pds, fondatore dei “Comunisti padani” alle elezioni per il Parlamento del Nord del 1997 (con tanto di falce e martello sul simbolo) Manfredini oggi ce l’ha a morte con le Coop («ho vietato a mia moglie di andarci. Anche se degli altri centri commerciali non possiamo farne a meno, ormai lì c’è più assortimento». Ha affittato la sua licenza di ambulante a italiani («perché non volevo incrementare questo fenomeno degli immigrati») e conclude senza mezze misure: «Per i negozi e per le bancarelle è stata una “mort sutila”, un’agonia. I centri storici sono stati trasferiti nei centri commerciali. E nelle piazze cittadine sono rimasti quasi solo gli stranieri, che si notano bene perché di colore o vestiti in modo riconoscibile, tipico di un’altra cultura. Noi lo riteniamo un danno».
Pubblicato su L’Unità del 10/5/2010
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