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2 Commenti a "Iscriversi"

  1. Denio Derni 9 luglio 2008 12:20

    LA VISITA DEL VESCOVO NELLA PARROCCHIA DI CAMPAGNA

    Due giorni fa ricevo una telefonata sul cellulare, voce gentile, che mi ricorda l’arrivo alla Fiera di Fassino e la necessità di essere presente. Rispondo cortesemente che farò il possibile, ma appena butto giù un piccolo irriverente tarlo comincia a rodere la lodevole intenzione…che strano, i miei contatti con quella che un volta si chiamava Federazione e che ora è la direzione del PD ( e che d’ora in poi chiamerò per chiarezza testuale “la canonica”) si riducono a questo: vieni,c’è il raduno…nella nostra parrocchia di campagna giunge a farci visita il “vescovo” Fassino, che non veste più l’abito di cerimonia, ma da noi un vescovo rimane tale sempre (è per ragioni ataviche, appunto di “culto” della, come dire…della “personalità”, è un vizio d’origine…peccato veniale)…il vescovo ha poco tempo, va di fretta, viene da noi alle sei del pomeriggio, perché poi officia nella parrocchia di Città, in quel di Cesena, alla sera, ora di punta…questo ovviamente la voce gentile non me l’ha detto…è sempre quel tarlo che mi ha roso poi e che ha continuato a rodere ricordandomi che… siamo in attesa, sempre nella nostra parrocchietta di campagna, della visita del “Cardinale”, don Massimo D’Alema, sempre di fretta, poco tempo…anche lui alle sei del pomeriggio perché poi officia nella parrocchia di Città, in quel di Cesena, alla sera, ora di punta…e allora un’amara considerazione mi ha preso sulla decadenza della nostra parrocchia, piccolo rudere in disfacimento, che non ha più rappresentanti in parlamento, se non di altra confessione, visitato dalla Curia per caritatevole cortesia solo prima del vespro.
    E allora, dalla “canonica”, con sospetta solerzia dimenticata in altre più importanti occasioni, giunge il richiamo alle folle dei fedeli, reiterato il giorno appresso da messaggio sul cellulare, ad essere presenti, che per l’occasione il gruppo dirigente…oh, pardon…i nostri “piccoli eterni parroci di campagna” vogliono far bella figura, lustrare le sacre suppellettili, mostrare la bella massa di fedeli che, pur in decadenza, la nostra parrocchia annovera.
    E quel tarlo miscredente mi corregge: no, ti stai sbagliando, non è vero che ti chiamano solo ora: ricordi?… ti hanno chiamato prima delle elezioni, ti hanno “consultato” una domenica mattina, alle dieci (orario canonico per le devozioni), ti hanno detto che delle tue proposte avrebbero tenuto conto e tu, solerte e devoto, le hai espresse…e come te tanti altri fedeli sparsi per la campagna, anche nel contado del centro di Forlì, sono accorsi, sempre quella domenica, hanno partecipato al rito credendoci…e i nomi emersi sono stati messi in una “rosa”…salvo che poi, in segreta sacrestia, la rosa ha perso i petali e da un rosario nascosto il coordinatore dei parroci ha colto altre perle, altri nomi citati solo in una chiesetta di montagna…per non farne nulla poi, che nessuno del nostro rosario è stato eletto. -Ti sei sentito preso in giro?- mi chiede il tarlo in piccola ironia.
    - Un poco…- rispondo io, indispettito per il passar da credulone di fronte a un minuscolo, invisibile tarlo.
    E lui ha continuato, ricordandomi altre cose accadute poi nella nostra canonica, così poco edificanti per chi dal basso, gratuitamente e con passione, vorrebbe continuare a “credere” e fare qualcosa di utile per l’anima, per l’anima del “cambiamento” …allora, indispettito, gli ho risposto:
    - Smettila di rodere, lo so! Lo so! S’è cambiato abito, s’è intonacato l’edificio, i lavori di costruzione della nuova “casa”hanno acceso l’entusiasmo di vecchi e nuovi e onesti carpentieri, è una casa “nuova” comunque, che avrebbe tanto, tanto bisogno di nuovo arredo e nuova conduzione…e invece, ad officiare nella nostra “casa comune” sono tornati… i nostri “piccoli eterni parroci di campagna”.
    Ma è un colpo di coda, sai?…è come il cetaceo morente trascinato a riva dalla fiocina che dà gli ultimi guizzi e l’ultima imponente prova di forza che lo fanno sembrare invincibile ed eterno, mentre al suo interno gli organi vitali cedono e scricchiolano in disarmonia irreversibile-.
    Così gli dico e lui tace, ma so cosa pensa…Così gli dico, tanta è l’ostinazione a credere di un miscredente!
    - E comunque alla Fiera non ci vado- gli grido con rabbia- con tutto il rispetto per il vescovo di Torino, che è brava persona e rispettabile nella sua ascetica magrezza e sincerità! E non vado neanche per il Cardinale! Avevo detto che avrei fatto il possibile. Ho detto una bugia: non ho niente da fare a quell’ora e non ci vado!!! Potrei…ma non vado!-
    Con tanti saluti alla “canonica”!
    Da un miscredente di antica fede.

    Denio Derni

  2. Claudia Dall'Agata 26 maggio 2009 08:26

    Cosa è cambiato con Balzani… e cosa vogliamo che cambi

    Che le cose fossero diverse rispetto al passato l’ho capito leggendo il discorso finale di Roberto Balzani durante le primarie del PD. L’idea che subito mi sono fatta è stata quella di una persona, prima che di un politico, che accanto all’interesse per lo sviluppo della sua città, si esponeva direttamente, parlando di sé, del suo impegno e dell’idea di politica in cui crede. Anche nella campagna elettorale mi è parso che il linguaggio fosse differente insieme al livello dei discorsi, ma la cosa che maggiormente ho apprezzato è stata la discussione a partire dalle idee, e non solo da questioni legate al piatto, grigio e burocratico amministrare!! C’è stato spazio per il fare e il pensare creativo (penso all’innovativa esperienza dei “format di Balzani”) che hanno contribuito ad alimentare la speranza che qualcosa possa davvero cambiare. Naturalmente, una volta vinte le elezioni, ci vorranno anche doti gestionali e di governo ma senza le idee, senza quella capacità del pubblico di promuovere, valorizzare e credere nella comunità e nelle persone, senza umanità, secondo me, non si progredisce e soprattutto non si innova con qualità!
    Partecipazione è la parola chiave di tutta la campagna elettorale di Balzani, per delineare un nuovo tipo di rapporto con i cittadini. E partecipata è anche la pratica e l’approccio con cui la si è condotta e l’apertura verso chi voleva dare un contributo. E’ bello vedere tanti giovani (oltre che persone di tutte le generazioni attive e impegnate, legate tra loro), vedere che si da credito a persone diverse, che ci si apre anche a studiosi e operatori dei vari settori, che si affrontano gli argomenti e le questioni in modo sostanziale e non di facciata. Un’idea di partecipazione che, se non diminuisce il ruolo del pubblico ma anzi lo rafforza in quanto a responsabilità, tuttavia crede nel contributo degli abitanti della città, in una visione non unilaterale del rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Cittadini che speriamo non saranno più chiamati soltanto a scegliere tra iniziative già pre-confezionate, ma a dare il loro contributo anche in sede di definizione delle questioni oltre che rispetto alla progettazione. Una partecipazione che ci auguriamo non si risolva in eventi di marketing urbano, volti alla competizione e alla promozione di una “città-prodotto”, ma in iniziative che si traducano in una ricerca di cooperazione e sviluppo tra i territori, in un’apertura verso il “diverso” e il “distante”, nella piena valorizzazione di una Forlì multiculturale e dei suoi abitanti in primo luogo. Ci sono tanti modi per parlare e affrontare il tema della coesione sociale, mi piace pensare che Roberto Balzani lo faccia in termini di condivisione e di solidarietà piuttosto che di rivalità e contrasti, all’interno di una visione di sistema. E in questo, rispetto alle altre proposte di destra, la differenza è evidentissima.

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